giovedì 7 ottobre 2010

Fichi e uva.

La parola autunno in tedesco è herbst  e viene da una radice indoeuropea che è la stessa del verbo latino carpo, cioè prendere o raccogliere . Autunno ovvero il tempo del raccolto. Vero mille e mille anni fa al tempo in cui si inventavano le parole e anche ora. Cosa state raccogliendo voi che forse adesso leggete? Qui da me, Valdichiana aretina ,ci sono uva e fichi , gli ultimi pomodori , ancora qualche melanzana e peperone ormai ritardatari, delle zucchine, perchè mi sono organizzata e ne ho piantate due per averne quando fa già freddo. Alcuni fortunati hanno mele, pesche e cotogne , io però, per rimpiazzare quello che mi manca , in questi giorni ho fatto il liquore di prugnolo e quello di cedrina. Il prugnolo è il frutto di una pianta invadente e difficile da eliminare, una tipica pioniera, quella che mia madre chiamava il biancospino ed infatti fiorisce con piccolissimi fittissimi fiori sui rami nudi. Condivide il nome di biancospino con i crataegus, che fioriscono con le foglie presenti sulla pianta. Il fruttino, una specie di susina piccina piccina blu scura o nera, non si può mangiare perchè allappa. L'anno scorso mentre si coglievano le olive avevo raccolto parecchi di questi prugnoli e ho trovato il modo di usarli, facendoci il liquore. E' buonissimo, sembra liquore di ciliegie. Quello di cedrina l'ho fatto per cercare di catturare un pò del profumo meraviglioso ma effimero di questa pianta, avevo provato a mettere un pò di foglie nei sacchetti per l'armadio con la lavanda, ma non si sentiva per niente. Non persiste. L'uva : la mia preferita è lo zibibbo che comprai dal Fiorini (vivai Belfiore) , però mi piacciono tanto un paio di uve che abbiamo trovato qui , una vite di uva nera che chiamano Calabrese e un'uva bianca che forse è una malvasia . Il Fiorini un'altra volta mi vendette una Regina dei vigneti che fa troppa uva . Capito bene , troppa uva . L'hanno scorso ne fece pochissima ed era ottima, ma di solito ne fa tanta e mediocre . Qualche giorno fa l'ho colta , pensando di mescolarla ad altra frutta e fare della marmellata , cogli e cogli , ho vendemmiato , erano almeno cinque secchi pieni , allora ci ho fatto il succo e ne sono venute dieci bottiglie da 750 ml.L'anno prossimo si è detto con mio marito che taglieremo via la metà dei grappoli, per farla venire poca, ma buona. I fichi: qui da noi ci sono sempre delle ficaie intorno alle vecchie case di campagna , qualche volta la casa è caduta,rimangono solo i ruderi, ma la ficaia è viva e ricorda quando la casa era abitata. Sono i frutti che vengon da sè, che non ci si deve impegnare a coltivare, insieme ai melograni, ai meli cotogni , ai nespoli (mespilus germanica) e alle viti. Le ficaie sono piante da clima caldo , se è troppo caldo lasciano andare delle parti , che si seccano e pian piano cadono a pezzi, ma allora ributtano da sotto rami nuovi , sono grandi cespugli , raramente alberi, e comunque il loro legno è inaffidabile , attenti ad appoggiarci la scala ! Buono a niente anche per il focolare. Le ficaie da noi sono alberi femmina , con foglie ruvide e odorose, un sentore dolce che si spande se d'estate ci si siede alla loro ombra, hanno un lattice urticante , presente anche quando si aprono i frutti non del tutto maturi, e tuttavia io posso mangiarne una quantità indefinita , e mi piace farlo cogliendoli dalla pianta , cosa che faccio da quando avevo 14 anni . Fino da allora raccogliere i fichi per la marmellata e mangiarne tantissimi è un'attività dell'autunno a cui non posso rinunciare , che mi da il senso del ritmo stagionale e stimola profonde riflessioni, molti pensieri importanti sono nati mangiando fichi e guardando il panorama, in un'altro podere molti anni fa . Avevamo, in quell'altro posto , due qualità di fichi , i "biancacci", primaticci e pochissimo conservabili che inacidivano subito e i "Dottati". Qui da noi ci sono un paio di ficaie di Dottati , che sono fra i fichi migliori, grandi , ambrati , sulla pianta sono spesso presenti dei fichi dalla buccia più verde e rossi all'interno, che mi piacciono un sacco. Sapete che in Nordafrica hanno moltissime parole per i cammelli , tanti nomi diversi perchè i cammelli sono importanti per loro. Per me è così per i fichi , li conosco benissimo e per esperienza, avendone mangiati una quantità industriale , così apprezzo quelli che si asciugano sulla pianta e sono già mezzi secchi, dolcissimi, poi arriva una pioggia provvidenziale e se ne gonfiano altri , gli si rompe la buccia e appare il bianco, cola la goccia di zucchero ambrato dall'orefizio e ti viene l'acquolina in bocca a vederli lì appesi, si dice qui da noi che i più buoni sono quelli con la camicia rotta. Vai a coglierli e pensi che ormai son finiti , perchè fa freddino, ma dopo due giorni eccone altri pronti e se non piove e non fa troppo freddo si maturano tutti, proprio tutti quelli l'albero ha preparato . Anche il noce era un albero sempre presente vicino alle case. Quando abbiamo visto questa casa per la prima volta ho visto questi segni della sua vita di casa rurale : i noci, che allora erano tre, le ficaie e i tanti olivi. In giardino alcune piante indicavano la sua nuova vocazione di villetta : una brutta siepe di lauroceraso , una bruttissima fila di cipressi della California (?) , insomma quelli grigi velocissimi , un paio di grandi cotoneaster che ho fatto fatica ad individuare. Ora so il loro nome : cotoneaster lacteus. E una nandina domestica accanto ad un finestrone. Io ho fatto il giardino e l'orto , togliendo poco e aggiungendo tanto, facendo tornare la casa di campagna alla sua primitiva vocazione o cercandone una nuova , non più di casa solo contadina, che non avrebbe più senso, ma di vera casa per vivere tanto all'aperto, tutto il tempo che il clima e la luce permettono.

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