martedì 23 novembre 2010

ACQUA... blub!


ACQUA....blub! Finirò per comunicare come i miei pesci rossi , vedo già un accenno di fessure branchiali nel collo.. Domenica, per prendere la legna e andare, in auto, a pranzo da un'amica, ho zuppato una giacca a vento di mio marito. Qui siamo spartani, tutti i giorni si pulisce la stufa e si va a prendere la legna per la giornata nella capanna. La stufa di ghisa produce rumori gradevoli e fa un bel caldino. Tecnologia semplice, ma raffinata e affidabile, manutenzione manuale, che tutti o quasi sono in grado di fare, le nostre due stufe, una americana e una danese, sono fra gli acquisti migliori della nostra vita. Da quando abbiamo comprato la prima abbiamo diminuito in modo consistente il costo del riscaldamento e ci siamo finalmente scaldati. Il GPL, ci serve solo per la cucina e per scaldare l'acqua in inverno, perché per sei mesi all'anno bastano i pannelli solari.  .. passi lievi sulla terra...
Come è bello andare a pranzo a casa di amici!
Sono andata da sola, c'era anche la Fiamma in casa, ma studiava per un esame che ha dato lunedì, bene anche quello. Quest'amica cucina benissimo e rifinisce con un tocco gradevole il cibo e la tavola. Per non dire del piacere assoluto della compagnia! Domenica aveva cucinato una pasta semplice al pomodoro, broccoli di contorno con l'olio nuovo, petto di tacchino arrosto con aglio e rosmarino e, per accompagnare, aveva fatto il burro salato alle erbe. Buonissimo.
Con il pane semintegrale fatto in casa c'era da farci il tonfo. Poi abbiamo fatto la maglia e ho avuto la soddisfazione di insegnarle l'avviatura a "tubolare": è difficile che quest'amica non conosca qualcosa sul lavoro a maglia. Detto così sembra che abbiamo novant'anni per gamba, non ancora, non ancora. In effetti io faccio la maglia da tempo immemorabile, da quando avevo 15 o 16 anni e ricordo sempre l'amica della mia mamma che mi insegnò l'arte delle calature, delle avviature e delle chiusure, che poi se hai fantasia ti permettono di realizzare un pò di tutto, di andare in autonomia. Era una signorina, perchè non si era mai sposata, maestra elementare, aveva dimensioni ragguardevoli, fumava come un turco e aveva un vocione da uomo con accento valdarnese, un mix irresistibile. Non proprio l'adorabile vecchietta che si immagina dedita ai ferri.
In giardino :é un giardino di collina , fatto di terrazze strette, e il terreno drena bene, nonostante questo ci sono pozze dappertutto, la terra è proprio zuppa e credo che i greppi e i muri a secco che li reggono, che hanno almeno 200 anni, siano tutti sul punto di venir giù. Ohi Ohi! Dicono a Firenze. C'è aria di rilassamento e dismissione, piante secche in "piedi", piante fradice, eppure qualcuno in questa situazione sta bene, tipo l'acanto , è la loro migliore stagione, cespi densi di foglie turgide verde scuro scuro, una bellezza. Un'altra cosa bella sono le bacche del symphoricarpos, una presenza recente, è le prima volta che fa i frutti, graziose palline bianche. Il solanum Rantonettii continua a fiorire, ma è palesemente fuori stagione, fuori luogo,  ma fa tanto piacere vedere i suoi fiori viola. Altre piante preparano i fiori, son già pronti nelle loro gemme: calicanthus e gelsomini e elleboro che parte adesso. Ma quello che ogni anno mi stupisce è l'iberis sempervirens, che un giorno è tutto verde e il giorno dopo ha cominciato ad aprire i fiorellini bianchi, come fosse urgente, come se dicesse che quest'alternarsi delle stagioni è un pò una convenzione umana, che lui ha fretta e annuncia già il nuovo ciclo.  Poi, a primavera, formerà per tanto tempo un cuscino bianco puro, bianco ossido di titanio, assoluto, che starà benissimo con appena tre tulipani rossi o due narcisi e queste poche cose faranno da sole giardino. L'iberis mi veniva bene a San Fabiano, in cima ai muretti, qui non son riuscita a trovargli delle collocazioni giuste, dove non si spampani e resti compatto. Davvero ogni luogo è diverso.

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