domenica 30 maggio 2010

Quando c'è abbastanza acqua arrivano ospiti

Bene bene bene...Bussole d'oro, iris fantasmagorici, rose che, alcune, si disfano e altre che continuano a sbocciare, vasetti pieni di talee, un amarillys che è sbocciato rosso e bianco, una bougainvillea dell'Esselunga comprata un mese fa che ributta dopo aver perso tutte le foglie.. Dice la mia amica "Come è diventata brutta! Morirà?" Non credo proprio, le ho viste al mare e sono come la gramigna, credo che solo il freddo forte possa ucciderle. Ci sarebbe tanto da fare, ma io ho bisogno di fare un pò di diario, che mi rasserena e mi stimola il cervello. Qui  in questo blog, ci chiamiamo iris e libellule , per rappresentare il giardino e i suoi abitanti animali. Ho lavorato per alcuni anni intorno all'idea di una vasca per le piante acquatiche . Già forse 7 anni fa un'amica che si chiama Margherita mi aveva regalato un pezzo di una sua ninfea con un pò d'acqua del suo stagno, era un periodo che lavoravo molto ed ho lasciato la scatola di polistirolo all'ombra per un mese, rimettendo ogni tanto acqua quando innaffiavo. Quando ho avuto tempo per osservare ho visto che nella vasca c'erano tre pesciolini piccolissimi e alcune chioccioline nere . Chi fa il giardino si entusiasma con poco ed io ero estasiata, in effetti sembrava acqua magica, ma era anche evidente che sulle radici della porzione di ninfea dovevano esserci attaccate delle uova di pesce rosso e di lumaca d'acqua.  Pesci e ninfea sono stati in un catino nero di plastica per cinque anni , insieme ad altre piantine tipo scirpus zabrinus, giunco a spirale ecc. Si davano parecchio fastidio a vicenda . Io intanto scavavo , quando avevo un pò di tempo e di forza . Insomma l'estate scorsa ho rifinito la buca, steso un feltro di protezione e un telo nero di plastica robusta sopra . Fare cose nuove mi mette sempre un pò d'ansia , rischiavo di fare una porcheria e di sciupare il telo di plastica, buttando diversi soldi . Ho consultato diversi siti internet per rassicurarmi e alla fine ho messo un pò d'acqua dentro la buca : era molto strano e ancora indefinito , ma è venuto qualcuno a trovarmi, oltre a Claudia e Antoinette che vengono sempre , e tutti hanno detto "Bello!" Posso assicurare che non c'era niente di bello. Ma il terzo mattino da che avevo messo l'acqua sono arrivate le libellule . Libellule non ce n'erano mai state , erano solo passate in volo ronzando senza fermarsi , ma questa, che aveva un grosso addome di un azzurro freddo, è venuta per restare e si metteva a controllare il suo nuovo regno sulla cima di una canna di bambù che avevo messo a sostegno di una dalia, il punto più alto e più prossimo all'acqua . Avevo visto un documentario a Geo &Geo e mi è stato utilissimo per capire meglio. Pare che le libellule siano animali molto aggressivi che non ammettono avversari nel territorio prescelto . Anche oggi mentre stavo al sole accanto alla vasca c'era di nuovo una libellula azzurra che sorvolava l'acqua, poi ne è arrivata un'altra , delle stesse dimensioni, ma con la pancia marrone striata . Me ne sono accorta dal ronzio diventato più forte , le ho viste volare insieme , attaccate , tanto che mi sembrava che si accoppiassero . L' anno scorso sono arrivate durante l'estate altre libellule, piccole e rosse, di un rosso metallico che riflette la luce, poi turchesi , piccolissime e alla fine alcune molto grandi con la pancia multicolore . Ogni tipo di libellula occupava un livello diverso sopra lo stagno e mi pareva che , per esempio, quelle rosse e quelle azzurre più grandi si tollerassero, ignorandosi. Uno spettacolo. Poi ho comprato una nuova ninfea "Mayla" e con lei, sempre con l'effetto acqua magica, sono arrivate le rane . E' abbastanza irreale sentire notte e giorno gracidare le ranocchie in un oliveto siccitoso. Qualche giorno fa è passato Carlo con l'ape e mi ha detto che anche lui ha una vasca "al campo", qui vicino, ma le ranocchie se le mangiano le vipere , che gli fanno la posta dal bordo . Questa è una cosa che temo e di cui sono consapevole , che, come sono arrivati animali simpatici, possano arrivare bisce o altri serpi, che gradisco meno , ma in giardino vivono anche due cani e cinque gatti , che fanno un pò da guardiani . Oggi ammiravo nella vasca otto fiori di ninfea e le rane che se ne stavano a galla facendo finta di non sapere che io le vedevo . Sembrava l'illustrazione di una fiaba e ho capito che le illustrazioni riproducono la realtà : accanto al bordo un eremurus solitario (2 metri?) fiorisce indisturbato vicino alla rosa "Summer song" di David Austin , che ha un rosso rosato luminoso che arriva diritto al cuore . Fra di loro , più in basso, garofanini, ajuga variegata, hottuynia , alstromeria...Stucchevole? Forse, ma la vita talvolta è così amara !

venerdì 28 maggio 2010

La bussola d'oro

Venerdì 28 maggio, il cielo è grigio proprio come me. Ieri ho cominciato un nuovo lavoro e sono stanca e frastornata. Stamani mi sono alzata, sono uscita in giardino e mi sono sentita subito un pò meglio. Ora tutto fiorisce insieme, all'unisono, è difficile anche raccontarlo, chiedo a mia figlia di fare delle foto, ma ciò che è difficile fare è rendere il "canto" di questo piccolo spazio, di questo giardino, l'unione di queste fioriture sincrone e vicine, il modo di rispondersi dei colori, un'iris bicolore bianco e azzurro che richiama il colore dei fiori del ceanothus lì accanto; la sua barba arancio risponde al colore di una rosa che trascolora dall'arancio al rosa; un garofanino seminato l'anno scorso occhieggia in basso sul davanti, insieme alle numerose nigelle; le coreopsis allungano in alto i bocci chiusi; una fantastica peonia ( Bowl of beauty) fiorisce semisdraiata, sorretta dal volume della vegetazione sotto di lei. Già si vede disordine e qualcosa che si disfa, tutto è in rapida trasformazione, l'esplosione della vita contiene il germe della propria morte, ma anche il seme della vita del prossimo ciclo, perché ovunque adesso si formano i semi, talvolta indesiderati, ma necessari alla pianta . 
Ecco qua: poco fa parlavo al telefono con Antoinette e lei diceva che mai, se si ha un giardino, si può essere del tutto infelici. Questo pensiero è forse più vero dell'altro, che il giardino sia fonte di felicità. E' terapeutico essere immersi e partecipi di un ritmo vitale che ti trascina con sè , anche se non stai bene e soprattutto se, invece, sei contento. Molti anni fa, pensando di dover spiegare a qualcuno cosa sia un giardino, pensai che avrei detto che è un luogo poetico. Senza pi maiuscola, poesia quotidiana. 
Qualche volta il giardino neanche si vede, un ospite in visita vede sassi, che saranno appoggi per vasi, vede rametti secchi, che saranno arbusti fioriti, vede un terreno nudo, in cui dormono semi e bulbi. Il giardiniere è entusiasta, l'ospite sorride incerto: che vedano cose diverse? Il giardiniere mostra molto lavoro e un progetto, non sempre razionale e ragionevole, l'altro vede vede terra smossa , sassi e stecchi. Quindi si può pensare che il giardino sia un luogo dell'anima, che si muove in esso al di là dei risultati concreti. Tuttavia risultati ce ne sono. Sono tanti anni che coltivo, in luoghi diversi, lo spazio intorno alla casa. Il primo giardino ho dovuto abbandonarlo e non ho potuto portar via quasi niente di ciò che avevo coltivato, fu quasi come se mi tagliassi un braccio o una mano. Ora comincio ad essere vecchietta, ho 55 anni e tutta la bellezza di cui ero dotata, che era legata alla gioventù, svanisce. 
Ma il giardino sembra che diventi sempre più bello.

Mi viene in mente un libro letto qualche anno fa: " La bussola d'oro". L'autore, Philip Pulman, racconta che, scrivendo le prime pagine, cercava un artificio narrativo per rendere la storia più interessante. Lyra, la bambina protagonista, era sola in una stanza e lui desiderava creare un dialogo, ma con chi, se era sola? Pensò di farla parlare con sè stessa e le inventò un'anima separata da sé, viva, in forma di animale, di sesso opposto. E' venuto da sé che, nell'universo di Lyra, tutti abbiano un daimon dalla forma di un animale, che è l'anima, che li accompagna per tutta la vita, da cui non possono non solo separarsi, ma neanche allontanarsi tanto, pena una forte sensazione di paura e dolore. Alla morte dell'individuo il daimon svanisce come fatto di una materia diversa e inconsistente, ma il nome di entrambi viene scritto sulla tomba. Un amore immenso lega la persona al suo daimon, diverso da quello per figli o compagno. La descrizione di questo rapporto fra l'individuo e il suo daimon è la cosa più interessante del libro, quella che lega di più il lettore. Pulmann dice che solo dopo averla elaborata si è accorto di aver messo le mani su qualcosa di grosso ed efficace, sotto l'aspetto narrativo: io credo invece che l'inconscio e i suoi simboli siano sempre appena sotto la superficie delle cose, mentre si cerca sulla superficie del lago succede che una cosa grossa che è appena sotto ti dica "prendimi", tu tiri su ed ecco un pesce smisurato. E' lui che ti acchiappato, anche se tu credi di averlo preso per caso. Questo racconto sull'anima è anch'esso terapeutico e viene sviluppato in forma di fiaba, che è il modo più gradevole per imparare e riflettere, il più antico. 
Nella storia compare un vecchio uomo saggio, Farder Coram, che cammina cadente e tremante sorreggendosi con un bastone. Il suo daimon è una gatta col pelo rosso, bellissima e sana, che fa le fusa potentemente . Quest'uomo è prossimo alla morte, ma la sua anima è cresciuta e diventata sempre più bella. Dopo questa lunga digressione torno al giardino. Poniamo che, nel nostro universo dove le anime sono visibili solo a pochi eletti, l'anima si mostri nelle cose che gli uomini realizzano, dipinti, libri, poesie, fondazioni, opere di bene, edifici e anche giardini. Credo che possa accadere, e sia auspicabile, che il giardino diventi sempre più bello man mano che il giardiniere invecchia.

martedì 18 maggio 2010

Cavalcare l'onda e poi trovarsi fradici e spettinati con tutto da rimettere a posto

Cavalcare l'onda è , in giardino e nell'orto, alle nostre latitudini, usare la primavera per far crescere delle piante, perché sono belle o per mangiarle. Alla fine sono poche le cose, infatti, che influenzano la crescita: calore, cioè temperatura, umidità e terreno. Sembra niente, ma, come la vita dell'uomo sella Terra, le cose sono possibili entro una griglia precisa ( ora scrivo una parola molto fashion) entro un "range" che è quello, ci si sposta di poco e tutto diventa difficile. La primavera è il periodo in cui la temperatura si rialza dopo l'inverno, di solito piove (poco, molto, moltissimo)e tutto cresce veloce e bene, a casa mia c'è un pò l'effetto giungla, che meraviglia!
Ciuffi di peonie che stanno per esplodere, aquilegie gialle/rosse che, ordinate, osservano da un angolo ombroso in gran numero, dietro si sporgono le foglie della brunnera macrofilla che sono diventate larghe come piattini da dessert, benché a forma di cuore, l'anemone japonica Honorine Jobert dice, ci sono anche io , ma non ora! E l'aconito si allunga ...Questo solo in un piccolo spazio. Tutto ciò che appena un mese fa appariva ben distanziato ora si affanna per salire sopra il proprio vicino e ricevere una maggiore razione di luce e aria, perché acqua, è davvero troppa.
Si ha davvero la sensazione di essere bravi giardinieri, ma non è così. In uno spazio che prima sembrava grande e aperto stanno soffocando due piccole campanule che mi ha dato Antoinette,
devo salvarle! Le phalaris arundinacea picta si stanno espandendo a grande velocità, bellissimi i loro ciuffi di erba a righe verticali, verde e bianco, ma stanno montando sopra le rose !
E invece la rosa "Papi Delbard" comprata tre anni fa dalla signora Cavina al vivaio delle ortensie (Paoli Borgioli) di Firenze sta coprendo lo spazio dove ributtava un callistemon, bruciato dal freddo di quest'inverno. Non si controlla più niente. Previsione: fra due settimane, poniamo, arriverà un caldo esagerato, tutto fiorirà velocissimo e i colori sbiadiranno presto, i "ciuffi" si spampaneranno lasciando il centro nudo, le rose appariranno già disfatte, tutto da ritosare e zappettare e rimettere in forma in attesa che le annuali, soprattutto cosmee, riempiano i buchi che inevitabilmente si sono formati. Fare un giardino primaverile è normale, banale, intelligente , "sostenibile", perché si usano le energie a disposizione quando sono abbondanti e gratis. Quando l'onda energetica della primavera è finita però si dovrebbe chiudere per un pò il sipario sul giardino, perché se ne esce frastornati, abbandonati sulla spiaggia immaginaria e un pò ammaccati. Un giardino non è bello tutto l'anno e non fiorisce tutto l'anno. A volte viene qualcuno che dic , a fine giugno "Ma che ti lamenti ! E' bellissimo!" Solo che lui non c'era un mese fa, quando tutto era perfetto e sembrava fondersi in modo armonico. Si rinuncia con difficoltà a tutta quella Bellezza. Quando comincia a incrinarsi e diminuire ci si sente subito orfani. Io non amo affatto, per capirsi, la bellezza decadente e disfatta, i fiori mi piacciono in boccio e appena aperti. E' un modo di vedere le cose. Se si aggiunge poi che dal nostro piccolo spazio si vede un bellissimo panorama di boschi e colline di olivi, tanto che qualche volta il giardino è solo una cornice ad altra Bellezza, si capisce che siamo abituati male, malissimo...Ora una comunicazione di "servizio" per Valeria Parea , titolare del vivaio "Il postodelle margherite " di Lucca (www.ilpostodellemargherite.com), giovane, gentile e anche bella, coltiva piante perenni interessanti , di quelle che si trovano nelle riviste e mai in vendita, cercatela alle mostre : la Macleaya cordata è uscita fuori , ma è diventata piccola ..chissà?

lunedì 17 maggio 2010

su come il "deva" delle iris intinga il suo pennello in tutti i colori eccetto il rosso primario





Mia figlia diceva: devi trovare un nome per questo blog! Ne ho tirati fuori diversi, ma non si capiva affatto che volevo parlare di giardini, orti, terra e affini. "Un nome che richiami il giardino, mamma, svelta!" Stava impostando il blog per me  e aveva fretta. I ragazzi hanno sempre fretta: ho guardato fuori dalla finestra, il cielo grigio e l'acqua che fa marcire tutto, poi ho avuto un flash, iris e libellule. "Chiamiamolo così, ho detto, Iris e libellule."
Cominciamo dalle, o dagli, iris . Chi sa se sono maschi o femmine. Di sicuro alcuni caratteri sono maschili: gli steli eretti, le foglie a spada, l'ergersi dei tre petali superiori che si chiamano vessilli. Nelle varietà che si trovano in campagna qui da noi (provincia di Arezzo) praticamente dappertutto e sono a fiore viola, gli altri tre petali sono ricadenti, mentre nelle varietà più moderne sono spesso orizzontali. Si chiamano ali. Ali e vessilli e al centro delle ali una barba di peli colorati.  Da cui il nome Iris barbata. A Firenze, a Piazzale Michelangelo, ponendosi verso il panorama della città, sulla destra si trova il piccolo ingresso del Giardino degli Iris, che apre per un mese all'anno durante il periodo di fioritura. L'ingresso è gratuito. Ne ho ignorato l'esistenza fino al 1996, quando ci sono andata per la prima volta con un'amica e le nostre bambine. Ogni anno cerco di tornarci, perché l'esperienza delle iris fiorite, che vanno ogni volta in concorso per la più bella del mondo, è imperdibile e fa bene al cuore. Ibridatori di tutto il mondo inviano rizomi, anche dagli USA, dalla Nuova Zelanda, attraversano i cieli, mezzo pianeta per venire a fiorire in un piccolo oliveto di Firenze dove può accadere di incontrare signore e signori di età più o meno avanzata con cappelli di paglia taccuino e matita che prendono appunti e discutono animatamente, litigando anche ad alta voce: sono i severi giudici, gli unici che possono entrare nelle aiuole cintate. Non so mai quale fra i meravigliosi fiori abbia vinto alla fine il concorso, so che lì, in quei giorni, ci si immerge nel colore, se ne fa un'abbuffata e non si verrebbe mai via. E'come se il"Deva" degli Iris, lo spirito di questa pianta, avesse intinto il suo pennello nei vari colori e diluito e mescolato ottenendo tantissime sfumature e tonalità diverse, con in più il gioco delle barbe, che spesso sono in contrasto. Negli ultimi anni poi sono riusciti a far staccare e alzare l'ultimo segmento della barba, quest'anno ne ho visto uno con la barba alzata e sfrangiata, cosa che conferisce ulteriore interesse alla forma già complessa del fiore.
Ormai tanta gente conosce i fiori di Bach, nei quali non c'è l'iris, c'è invece nei fiori californiani, in cui se ne consiglia l'uso per risvegliare la creatività.
Questi fiori sono effimeri, si sciupano con la pioggia e con luce e calore forte i loro colori si smontano, sono tipici fiori di primavera, anche se so che qualche ibridatore ha ottenuto la rifiorenza autunnale. La loro presenza nel mio giardino mi sembra necessaria, sono molto adatti ai nostri terreni siccitosi e poveri, nelle lunghe estati non soffrono e hanno una fioritura interessante ed elegante, soprattutto quando cominciano a formare macchie piuttosto grandi. Io ne ho ormai tante varietà e la mia amica più di me, perché al giardino degli iris ogni anno vengono venduti vasetti con piccole piante per cifre irrisorie, per sostenere il giardino.
Ogni primavera chiamo le mie figlie e mio marito a vedere appena se ne apre uno nuovo. Gli iris esplorano il territorio del colore e gli ibridatori si divertono ad incrociare, mescolare, spennellare i petali, ma un colore è loro vietato ed è il rosso primario. Ci si avvicinano molto, attraverso tutte le tonalità del ruggine, del vinaccia, del vino rosso, provano ad arrivarci dal viola e dal marrone, ma non ci riescono mai. Ogni fiore ha un colore vietato, le rose hanno il blu, anche i tulipani hanno il blu, d'altra parte trovo patetiche le rose vendute come blu che raggiungono a malapena un viola spento sbiadito e mi sembrerebbero volgari delle iris rosso papavero. Queste foto sono di alcune iris che crescono nel mio giardino. Quella immediatamente qui sopra sembra quasi non colorata, come certe orchidee .La prima in alto è di un rosa poco definito con le ali venate di viola copiativo, ricorda una signora anziana ingioiellata. Non chiedetemi perché. E poi ci sarebbe il profumo, che varia per ogni varietà .

sabato 15 maggio 2010

Comincio a raccontare il mio giardino.

Le mie figliole mi stanno aiutando a muovere i primi BLOGpassi. Il fatto è che da circa 27 anni faccio "giardino" e anche parecchio orto , per la verità. Lo faccio nei limiti degli impegni della casa, dei vari lavori che ho fatto, lo faccio come un premio per me, nonostante che sia molto faticoso, e lo faccio perché non ne posso fare a meno, ricordo che quando le bambine erano piccole la sera a primavera mi chiamavano che avevano fame ed io facevo fatica a rientrare in casa per preparare la cena, perché proprio non potevo staccarmi dal cielo al tramonto, dal mutare dei colori dei fiori col mutare della luce, dai lievi o potenti odori che si sprigionavano da terra e fiori.. credo che molti sappiano di che si tratta . Ora lo vedo nella mia amica Antoinette (Costa d'Avorio), che vive vicino a me ed ha cominciato da poco, tre anni forse, e non riesce a restare in casa neanche quando piove. Mi telefona per dire che in un angolino è nata una piantina che credeva d'aver perso ed è FELICE. Io questo l'ho già provato e lo provo ancora. Ora quando leggo dell'orto terapia mi viene un pò da ridere . Sperimento ogni giorno questo effetto risanante e salvifico del lavorare la terra , facendo da sé , s'intende . Chi legge questo blog non si aspetti carinerie o vani romanticismi: io faccio da sola , so molto bene cosa è la vanga, la zappa, talvolta il piccone , mi arrabbio con i coleotteri neri punteggiati di bianco che si infilano negli iris, nelle peonie e nelle rose appena si aprono, con le lumache da un etto di peso che divorano le incantevoli foglie delle hoste . Ma so anche che si può modificare uno spazio esterno in modo che ci somigli (ci somiglierà comunque) , che contenga della Bellezza, che sappia consolare e nutrire la nostra anima, che ci insegni, questo spazio piccolo o grande che sia, a vivere meglio, ascoltando e osservando ciò che avviene in esso. Forse un pò lunga come introduzione. Le mie figlie, dicevo all'inizio, guardando in questi giorni la spettacolare apertura degli iris barbata , la pioggia del maggiociondolo e del glicine e tutto il resto, compreso l'arrivo delle prime libellule dall'addome azzurro sulla vasca dei pesci rossi, mi hanno detto che dovevo fare un blog. "Se non lo fai te, mamma!" Eccoci qui. Proverò a raccontare prima di tutto a me stessa cosa vuol dire fare un giardino, un orto e un oliveto. Molti anni fa scrissi una piccola cosa sul giardino e dicevo che esso è una Porta, una specie di porta magica che si apre su altri mondi: altri giardini lontani, giardini di altre epoche, giardini dei vicini di casa ,ma anche mondi interiori del giardiniere, perché ogni attività umana è paradigma dal passaggio misterioso dell'uomo sulla Terra. Sono anche convinta che studiandoci un pò si potrebbe imparare leggere il giardino come percorso di crescita, o involuzione, del giardiniere, così come alcuni leggono disegni o sogni. Mi piacerà tanto leggere commenti , se ce ne saranno.A presto, amici di mouse .