sabato 25 dicembre 2010

Un regalo di Natale.

Nella primavera del 2006 lavoravo come una matta. Avevo avuto per un periodo contemporaneamente due lavori, uno la mattina dalle 8,30 fino alle 14,30 dal lunedì al venerdì, un altro la sera, dal giovedì alla domenica dalle 17 alle 24. Poi mi ritrovai senza niente per una quindicina di giorni e  di nuovo con un lavoro stagionale che sarebbe finito con la fine di agosto. Nel frattempo venne a cercarmi una signora, proprio a casa, che non era mai successo, e mi chiese se ero disponibile per un colloquio e una prova in un ristorante che riapriva dopo un lungo periodo di chiusura. Se avessi accettato avrei avuto un aiuto in cucina, una ragazza rumena, tanto brava . Ricordo quella prima volta che vidi la Marcella e la Dorota, rumena e polacca, io seduta ad un tavolo con la proprietaria, loro due che pulivano la grande sala del ristorante e intanto scoccavano delle occhiate nella mia direzione e parlavano sottovoce. Due donne giovani,  tutt'e due con figli, la Dorota più maschile, apparentemente più forte.  Tutt'e due carine, Marcella decisamente bella, occhi azzurri, bei capelli biondo scuro, un bel corpo agile. Avrei lavorato con loro tutto l'anno successivo, Dorota capitava ogni tanto in cucina, il suo compito era fare le pulizie del residence, però a pranzo veniva da noi. Con Marcella siamo state incollate per un anno. Bella, dura, dignitosa, non si poteva riprendere perché si offendeva, ma non ce n'era mai bisogno.
Aveva lavorato in un altro posto per alcuni anni, dove la trattavano da "extracomunitaria", non avevano capito niente di quanto era brava e non le avevano insegnato nulla, senza capire che avrebbe potuto essere mille volte più utile di come la "usavano" loro. 
Forte, disciplinata fino al sacrificio, intelligente, intuitiva , modesta, ma conscia del valore del suo lavoro e dei suoi diritti . Orgogliosa del lavoro quando alla fine era ben fatto. E dopo i primi giorni, una volta aggiustato il tiro e accordate le due personalità, il nostro lavoro era sempre ben fatto. Affettuosa, gentile . Un piacere lavorare insieme, siamo diventate amiche o di più, un'altra cosa . Cosa si diventa quando si lavora insieme per 12 o 16 ore al giorno, quando si forma una specie di entità unica che governa un piccolo gruppo ed allestisce con  successo cene e pranzi di qualità elevata, ben cucinati e ben presentati ? C'è da chiedersi se, fuori del ristorante, avremmo funzionato, ma credo di sì, lavorare insieme in modo creativo ed organizzato crea un legame molto forte, intimo, che ha coinvolto suo marito e la mia famiglia. Marcella è tornata in Romania l'estate del 2009 per viverci bene, con i soldi risparmiati avevano messo in piedi un'azienda agricola . Avevo avuto sue notizie dalla sorella, che vive qui , ma ormai era tanto che non sapevo più niente, perché non rispondeva più a quel numero di cellulare. La sera della vigilia Marcella mi ha chiamato dalla Romania. E' stato, per quest'anno, il più bel regalo.  Dall'amicizia con Marcella ho imparato che non conta niente da dove vieni perchè qualunque sia la provenienza puoi provare a trovarti su un terreno comune e creare un rapporto profondo di affetto e stima che attraverserà, per la durata  della vita, il tempo e lo spazio. Basta che ci tendiamo la mano e proviamo a lavorare insieme, a creare insieme qualcosa che abbia un valore. Siamo diventate amiche e proprio quando pensavo che non l'avrei più sentita è arrivata la telefonata, che diceva che, lontano lontano, in un altro paese del mondo, c'è un'amica che pensa a me.

MI piaceva molto lavorare in quel posto, c'era un solo difetto, non mi restava un attimo di tempo per il giardino , e questo per me è doloroso , perchè ormai il lavoro in giardino mi serve per pensare meglio, per ricaricarmi, per riordinare le idee e farmene venire delle altre nuove e inoltre il giardino ha bisogno di me.

L'anno trascorso in quel ristorante mi ha lasciato tanti ricordi, della Dorota, che veniva ogni tanto a chiacchierare e a chiedere qualcosina da mangiare ed era diventata anche lei come una sorella, delle ragazze rumene che venivano in frotta come aiuti per il fine settimana o quando avevamo grosse prenotazioni e lavoravano duramente sempre allegre fino a fine serata, dei camerieri mercenari e del responsabile di sala...
Ognuno non era solo quello che sembrava, ma sempre anche un'altra cosa. La Federica , una cameriera molto giovane con una vita complicata, era anche una scrittrice,   e aveva già pubblicato un libro di racconti. Le dicevo di sorridere di più ai clienti e lei rispondeva che con la bocca  non sorrideva, ma aveva un grande  sorriso interiore!
Il responsabile di sala era un cameriere , ma anche un attore dilettante e spesso declamava per i gruppi seduti a tavola una poesia di Stefano Benni che dice " Io ti amo e se non ti basta ..."e descrive tutte le cose che l'innamorato avrebbe fatto per dimostrare il suo amore, cose difficili o impossibili e conclude con " se non ti basta ... vaffanculo !" Ogni volta che si sentiva declamare a voce altissima si diceva tutte insieme  " Di nuovo!", si scoppiava a ridere e si attendeva la conclusione che veniva regolarmente urlata.
La Marcella era un aiuto cuoca, e veramente una cuoca molto brava, ma in realtà era una possidente, in Romania. Io dicevo che era  una principessa, una specie di tosta Cenerontola del 2007.
La proprietaria del ristorante era anche una cantante lirica, dalla sala arrivavano note di pianoforte e gorgheggi.

Così si impara che cose e persone hanno sempre più di una faccia e la realtà è complessa e affascinante.
Forse proprio perchè nessuno era quel che sembrava il lavoro in quel ristorante è finito in modo improvviso ed inatteso come era iniziato e la piccola precaria comunità umana che si era aggregata e cominciava ad amalgamarsi si è di nuovo dispersa sotto il vento della sorte ...tutti soffiati via verso i loro destini, condivisi solo per un pò. Buon Natale a tutti loro, a quelli numerosi che non ho ricordato, che si affacciavano alla porta di cucina per chiedere un lavoro ed avevano una vita difficile al limite della disperazione, che le cose siano lievi e sopportabili per ognuno e per tutti un pò di felicità.

lunedì 20 dicembre 2010

Il reparto di geriatria.

Ogni tanto mi torna in mente il reparto di geriatria dell'ospedale , dove l'estate scorsa ho passato tanto tempo, quando il mio suocero stava male. E' una specie di "Ultimo luogo", chi ci arriva lo sa, è l'ospedale dei vecchi, e la prima volta ci arrivano che stanno ancora benino, hanno solo qualche disturbo neanche tanto definito, forse per questo più inquietante, perchè alla fine la diagnosi è "Vecchiaia", usura generale , dei tessuti , delle vene, degli organi, ma ci si può fare,dicono i medici,  si può ancora andare avanti , con pazienza , con tante medicine, riguardandosi,  non come quello del letto accanto che è ridotto male, non capisce più niente.. A me di sicuro non capiterà . Questi pensieri li ho sentiti espressi e li ho letti  negli occhi di diverse persone , quest'estate. Se ne tornano a casa come scappando da quel luogo finale , che fa paura nonostante la gentilezza degli infermieri, la disponibilità dei medici, la pulizia, il cibo abbastanza buono. Ancora fanno tutto da soli, vanno da soli in bagno, si lavano da soli, ma capita che debbano usare il pannolone , e tutti sono gentili e scherzano , sul pannolone. Eppure c'è qualcosa di terribile nel doverlo usare. Qualcuno non si rassegna. Ancora peggio quando devono essere lavati e cambiati dagli infermieri. Tornano in quel reparto una seconda volta, e poi una terza, e il momento della morte si avvicina. Mi pareva così impietoso quel reparto, avrei voluto eliminarlo, poi ci pensavo e non c'era niente che si potesse cambiare, è solo la realtà che è impietosa , alla fine della vita. Ho visto tante persone, alcune solo da lontano, con altre ho parlato. Avevo un pò di ripugnanza all'inizio, gente vecchia, troppo grassa o troppo magra, piena di rughe, alcuni con schifose abitudini prese da giovani , di sputare , di tossire rumorosamente, di tirar su col naso, di respirare corto e affannoso, di scoreggiare . Ma sotto l'aspetto di vecchi, ancora sono persone , che vengono da lontano, lunghe vite con molte cose da raccontare, esperienze che giorno per giorno sono inghiottite dallo scorrere del tempo e diventano sempre più strane e incredibili, nel senso che è difficile crederci, che siano avvenute, che si vivesse così .

Vicino al mio suocero c'è stato un uomo con le gambe piene di ferite, non ho capito come se le fosse procurate. Era nato in un podere vicino al Molinnuovo , dove era vissuta la mia nonna materna , e subito mi ha incuriosito . Gli chiedevo cosa producevano , di che vivevano, e lui, ancora orgoglioso, mi raccontava , con un parlare poco comprensibile per la mancanza dei denti e l'ignoranza, quante staia di orzo e grano facevano ogni anno, quanti animali tenevano, e che, quando raccoglievano le castagne, erano 15 persone ad andare alla selva per un mese tutti i giorni a raccogliere . Alla fine erano tante staia di marroni scelti e quell'altre non contavano, perché si davano ai maiali. Un podere ricco, ci vivevano 17 persone. Inframezzava il racconto con parecchie bestemmie, dette senza intenzione,  solo per rafforzare "Orca madò ! Porcoddì !" Poi al bosco a raccattare le ghiande, anche quelle in parte le usavano per gli animali e in parte le vendevan . Coltivavano la canapa per fare i sacchi, per il sor padrone , che nel 1954  gli portò l'acqua in casa e la luce, ma solo perché era un podere grande e produttivo.Gli altri, nei poderi più piccoli, dovevano ancora arrangiarsi.  Poi pian piano tutti che se ne vanno, uno a uno, per fare altri mestieri in città e i poderi diventano disabitati e non valgon più niente. Che rivoluzione nelle vite di questa gente! Gente senza voce, che ha sopportato l'esistenza, ma si è anche difesa , conservando un gruzzolino che ora fa gola ai nipoti, che glieli hanno presi tutti i soldi, approfittando della debolezza di questa parte finale della vita, e ora cercano di scaricarlo, questo vecchio, sulle spalle di qualcun altro. Ogni tanto, infatti , questo signore chiedeva che si guardasse sotto il materasso del letto di ospedale, confondendolo con quello di casa, erano lì i soldi e non ci son più. Ora come si fa? Per fortuna la confusione mentale lo portava subito ad un altro pensiero e sul passato, come succede da vecchi, era molto preciso, sui numeri,sulle quantità. Parlava della moglie, che era morta da tanto tempo, come di una persona conosciuta, che si era occupata di lui per parecchi anni, ma l'aveva quasi dimenticata.
Pensavo, ascoltando questi anziani, che avrei dovuto prendere un registratore e raccogliere queste memorie, questi pezzi di vera vita ..

Un altro, zio di un'amica, era rimasto l'ultimo della sua famiglia, morta la moglie in un incidente stradale a cui lui era sopravvissuto, morta l'unica figlia qualche anno prima , gli restava una nipote giovanissima, sposata,con due bambini piccoli, che gli faceva visita spesso, ma si può immaginare se poteva riuscire ad occuparsene per bene, di questo nonno. Sollecitato, raccontava della casa di ragazzo, quando allevavano gli uccellini di nido per usarli come richiami per la caccia e insegnavano ai gatti a non toccarli. Era il fratello del nonno Lello. Allora era vero!Gli dicevo ridendo. Come no! diceva lui.  Era bellissimo sentirlo parlare, perché tutta la sua famiglia aveva avuto amore per la campagna e gli animali, e rispetto, e questo, attraverso le generazioni, era arrivato intatto ai nipoti, all'amica di mia figlia. Senza saperlo bene l'Elena mantiene vivo un patrimonio di affetti , di cultura, una visione del mondo che viene da un tempo lontano. Ma il vecchio zio non voleva più vivere . E' arrivato in ospedale autosufficente, in pochi giorni è passato al pannolone e in 15 giorni è morto. Era pronto alla morte e ormai privo di interesse per la vita .


Un'altra storia. Prima di dover lasciare per seguire il mio suocero a tempo pieno ho lavorato, a giugno, con una ragazza rumena, che a sua volta aveva lavorato in alcuni ricoveri per anziani . Una sera mi ha raccontato la storia di una donna , poniamo che si chiamasse Giuseppa Brandani.,un nome inventato, perché la storia è vera e ci sono dei parenti vivi . La ragazza rumena la descriveva come una vecchia alta, magra e ossuta, con l'aspetto di una strega, aveva più di novant'anni quando l'aveva conosciuta. Non parlava con le compagne di camera, ma con le ragazze che l'accudivano sì. Qualche sera la vedevano tornare da una passeggiata nel parco che circondava l'edificio con il grembiule tirato su per le cocche pieno di ghiande. Che fai , Beppa, con tutte quelle ghiande? Le vendo al mercato, rispondeva. Era vero, nella sua giovinezza , vivendo in un piccolo borgo sui monti vicino a Castiglion Fiorentino avevano pochissimo da mangiare e da commerciare e vendevano le ghiande come cibo per i maiali.. Raccontava di essere stata bella, che un giorno al mercato un uomo aveva chiesto al suo babbo di dargliela in cambio di qualche forma di cacio, ma lui non aveva voluto . Si era sposata con un vicino di casa, chi altro aveva la possibilità di conoscere, quando per arrivare al paese più vicino ci volevano almeno due ore di cammino nel bosco?  Quest'uomo era violento e quando era nata la prima bambina l'aveva uccisa con le mani , dicendo che tanto le femmine diventavano tutte puttane. Erano stati tutti zitti per paura che ammazzasse anche loro, ma ormai quell'uomo non aveva più freni e una volta che il babbo, che le voleva tanto bene, aveva tentato di difenderla aveva ucciso anche il suocero. Era stato arrestato solo al terzo assassinio, quando aveva ammazzato un vicino di casa per soldi, e la cosa si era risaputa fino al paese di Palazzo del Pero, da dove erano arrivati a Carabinieri a prenderlo.
Mi ha fatto così impressione questa storia , avvenuta in un luogo che conosco bene, dove ho trascorso giorni felici nell'infanzia, che sarebbe stata per me sconosciuta se non fosse arrivata una ragazza da un paese lontano, emigrata , buona e sensibile, a raccoglierla dalla voce della protagonista .
Volevo chiedere alle mie zie, che ancora abitano al Palazzo, se sapevano qualcosa , ma è capitato prima di parlare con la mamma della Claudia, che al Palazzo c'è nata. Lì per lì non ricordava niente, era quasi scandalizzata e, mentre parlavo, si tirava indietro come a scostarsi da un fatto così brutto . Poi all'improvviso ha ricordato, che sì, era tutto vero, e tutto il paese si era vergognato, e avevano paura che li identificassero con quel fatto di sangue, che tutto il paese fosse "portato per bocca". E lei , quell'uomo, l'aveva visto, aveva chiesto al maresciallo dei carabinieri, che la conosceva bene, di affacciarsi alla cella, per quella curiosità insana che viene nei fatti di sangue e quell'uomo non aveva niente di strano o folle, era solo un disgraziato, povero e ignorante. La realtà saltava fuori, come viva , attraverso gli anni.

Ora che ci si avvicina al Natale mi è venuta in mente questa cosa , che avevo in testa dall'estate. Quando entravo in geriatria mi pareva di accedere ad una inconsapevole "banca della memoria", tante teste , tante riserve di dati che si stavano spegnendo .Vite riassunte, spremute in pochi fatti, ma quanti sentimenti ed emozioni ti lasciavano percepire. Una vecchia bellissima canzone di Guccini:

"...e pensavo , dondolato dal vagone,
cara amica il tempo prende il tempo da
noi corriamo sempre in una direzione
ma quale sia , che senso abbia, chi lo sa
restano i sogni senza tempo
le impressioni di un momento
le luci nel buio di case intraviste da un treno
siamo qualcosa che non resta
frasi vuote nella testa
e un cuore di simboli pieno.."


domenica 19 dicembre 2010

Neve a Ciggiano.

Ieri mattina, sabato 18, dovevo in tutti i modi andare in città, ma c'era la neve, non potevo andarci con l'auto. Mi sono alzata presto e per le otto meno un quarto ero già all'alimentari di Ciggiano . Il negozio , a Ciggiano, è l'unica cosa che c'è, quando arrivammo , dieci anni fa ,c'era il macellaio, ma ha chiuso, fino a poco tempo fa c'era il bar, ma vi potete immaginare che affari faceva, non c'è più neanche quello. E' rimasto l'ultimo avamposto del pubblico commercio, l'"Ultima casa accogliente" come nel Signore degli anelli, il negozio della Lidia e di Sabatino, veramente ormai delle figlie. Ieri mattina però , c'erano solo loro due e solo io come avventore, e la bottega sembrava presa dalla "Freccia Azzurra" di Gianni Rodari, libro che ho amato moltissimo da bambina, tutti i vetri appannati per il freddo. E' un negozio Despar, ma dentro c'è di tutto, forse manca qualcosa nella scelta della verdura, perchè in campagna molte cose sono nell'orto , ma sembra rispondere a tutte le necessità. A me mi ci vuole un tempo lunghissimo per fare mie le cose, i luoghi e le persone, prima di dire che una è mia amica passano anni, dopo però le inglobo e non le perdo quasi più. Così Ciggiano e il negozio della Lidia. Ho comprato il biglietto del treno e ho chiesto se sapevano quando e se passava l'autobus per la piccola stazione di Albergo, (non è un albergo, è un posto che si chiama Albergo , forse c'era un tempo una stazione di posta).
"Ora anche te, che pretendi con questa neve ! Dipende dall'autista, se se la sente di guidare, se poi finisce in un fosso ? Il treno però, magari ci sarà.." Un pò me lo immaginavo , e, gambe in spalla, chissà poi perchè si dice gambe in spalla che se te le metti in spalla come fai a camminare, mi sono avviata a piedi. Un trattore stava già pulendo la strada. Era bellissimo , perfino stucchevole,camminare in mezzo alla campagna, il cielo dal rosa pallido all'azzurro chiarissimo, tutte le cose ricamate e sottolineate dalla neve, le grandi querce ancora più belle del solito , tutto quello che normalmente è sgradevole coperto da un pudico manto bianco , una luce meravigliosa e la nebbia che si alzava fine fine a velare le cose, le colline boscose inframezzate di oliveti che si nascondevano e riapparivano, l'acqua nei fossi che scorreva sotto uno strato di ghiaccio luccicante , il silenzio con solo qualche voce di uccellino...Mi sono fatta 3 km. poi ho trovato un passaggio, tutti con la neve sono più gentili, fino alla Stazione, dove stava arrivando il trenino. Giornata perfetta. Ad Arezzo , invece , erano nella merda. Si può dire? Sì, c'erano fino al collo , molto peggio che da noi , più neve, meno mezzi a toglierla di mezzo, una pagnicca in terra pericolosa e già viscida e un cielo grigio e chiuso fino alle due e mezzo che ho ripreso il treno per tornare. Il ritorno , come  tornare nella terra delle meraviglie, ad Albergo c'era il sole pieno e ho fatto altri 3 km a piedi mentre si alzava una nube , ma il sole continuava ad apparire e sparire come dietro una lente e ad irraddiare la piccola valle del torrente Leprone che stavo attraversando. L'ho detto e lo ripeto , così bello da essere stucchevole . Al quarto km è arrivato Mauro, mio marito , che lavora  a Firenze al deposito del personale viaggiante, che non vuol dire che ci lasciano i capitreni in deposito, ma al contrario li comandano per i vari servizi e aveva dovuto dormire a Firenze , perchè era impossibile tornare a casa e essere puntuale in ufficio la mattina di sabato con questa neve . Il lavoro poi è stato infernale, ne hanno parlato tutti i telegiornali. Il governatore Enrico Rossi e il sindaco Renzi infatti erano indiavolati. La macchina di Mauro, che era stata al parcheggio della ferrovia tutta la notte , aveva una parrucca di neve ancora sui 18 cm. La sera poi sono tornata al negozio della Lidia , ci arrivo a piedi in cinque minuti, a prendere il pane buono che avevo prenotato e di nuovo sembrava di essere dentro un Presepe. Il paesino vecchio vecchio, il cielo azzurro azzurro, la luna quasi piena , le due luci , della luna che sorge e del sole ormai andato dietro le colline. Certe volte anche se non fossi felice ti tocca per forza.





Foto delle neve ancora non ne abbiamo fatto , ma abbiano quelle dell'anno scorso , del 19 dicembre.
La ragazza col Chicco è mia figlia, e la Befana che scrolla la neve dal povero alloro sono io.

venerdì 17 dicembre 2010

Holly e gli altri , storie di cani per bambini e adulti.







Ieri,  mentre ero in città, la Holly, il cane, che era in casa con mia figlia, ma non nella stessa stanza, ha sventrato il cuscino di piuma che le avevo dato per aggiungere alla sua  cuccia, in questi giorni di freddo intenso.Un vecchio cuscino per il letto, ormai troppo smosciato, che  era piaciuto subito, tanto è vero che uno dei gatti neri, Orazio o Roger ,( ora che sono incicciati non si riconoscono se non miagolano), ci si era steso tutto lungo e se la godeva molto. La Holly era venuta a chiamarmi ed era chiaro che c'era qualcosa che non andava, poi ho capito la situazione e ho fatto sloggiare il gatto, che può sempre andare su una sedia o su una delle poltroncine che sono loro assegnate, ma la Holly non può, peserà 40 kg!  Insomma per fortuna che la mia figliola aveva già aspirato tutte le piume col bidone per la cenere prima del mio ritorno, perché trovando la casa piena di penne avrei avuto una crisi. Questa canina che abbiamo ha, come tutti gli altri cani che sono stati con noi, un carattere ben definito che ci stupisce, alcune cose le fa solo lei e ci risultano nuove. Per esempio quando i gatti mangiano li rispetta, sta lontano e li lascia finire. A volte metto la ciotola col cibo per terra e la chiamo, ma prima di lei arrivano i gatti di corsa, si buttano sulla pappa e lei li guarda con l'acquolina in bocca senza riuscire ad intervenire, allora chiarisco che quella pappa è sua e solo allora, con garbo, si avvicina e mangia tutto. Gli altri cani si sarebbero lanciati nella mischia e, solo nell'occasione della pappa, tanto per far capire chi comanda, avrebbero tirato qualche dentata in giro. La Lilli, che aveva un carattere da gregario, faceva la voce grossa solo con i gatti, quando  leticavano fra di loro entrava in mezzo di corsa e li divideva.Le piaceva un sacco. Sapeva che approvavo, perché mi aveva sentito che li brontolavo quando leticavano . Così coglieva l'occasione per comandare qualcuno, lei che di solito comandava proprio poco, fra gli altri cani. All'epoca erano in quattro. La chiamavo per questo la "direttrice".

La Holly ha un bell'appetito e assaggia tante cose, per esempio la frutta, che agli altri cani non piaceva , e  a lei piace abbastanza. Ha assaggiato le roselle, i frutti del corbezzolo, perchè vedeva che io li mangiavo. Non le sono piaciuti .Vedendo che si raccoglievano le olive ha assaggiato anche quelle, secondo me pensava "che cavolo ci faranno con queste palline, li vedo tanto impegnati, sentiamo che roba è" , la Fiamma, la mia figlia più grande, rideva come una matta a vedere questo cane intento a biascicare un'oliva (amarissima) e poi  sputare il nocciolo. Pulendo il pavimento ho trovato una cosa scura appiccicata, zuccherosa, era una caramella Golia, che aveva assaggiato, lasciando da parte la carta.
Si era seduta davanti a me che mangiavo il panettone e come fai a non dargliene un pochino, quando ti guarda intenta e seria, però i canditi non le piacevano e li ha sputati tutti puliti.. Quando rimane sola le prende il nervoso, o ha la smania ai denti, o tutte e due.Così rompe le cose che ha a portata di bocca. Ho portato un tappeto a lavare, mi hanno detto che c'erano buchi di tarme, lo volevo fare il trattamento antitarme? Altro che tarme, era questa qui che se lo mangiava!  Finchè c'era il Chicco giocava con lui tutto il giorno, non lo lasciava un attimo in pace, e lui ha avuto una pazienza infinita, perché era tanto contento di non essere più solo. Gliene faceva di tutti i colori e lui non si arrabbiava mai.
Oddio, qui  nessuno è mai solo, ci sono 6 gatti, tutti  molto socievoli, abituati alla presenza dei cani e  ogni tanto qualcuno si ferma a dare qualche cozzo alla Holly, che si sente subito autorizzata a giocare e becca un graffio sul naso. Perchè si sa, i gatti sono garbati finché segui le loro regole e d'altra parte la Holly pesa una quarantina di kg., anche con le migliori intenzioni con una zampata affettuosa può far male. La relazione fra cane e gatto è comunque cosa diversa  di quella interspecie, fra cane e cane, a meno che non siano cresciuti insieme da piccolissimi. Moltissimi anni fa, io ne avevo 16, avevamo un mezzo bracco italiano, Matteo, che è stato con noi 13 anni . Lui arrivò da noi che era piccino piccino ed erano nati da poco dei gattini , nella casa in campagna . Si affezionò ad uno di questi, il Nanni. Era un periodo che la mia mamma, alla quale piaceva essere originale e anticlericale, dava alle bestiole nomi di Evangelisti. Matteo andava in campagna con la mia mamma  tutti i giorni e giocava moltissimo con questo gattino Nanni, poi la sera tornava a casa in città. Di solito la mamma lo faceva correre dietro la macchina per la piccola strada sterrata dove non passava quasi nessuno e una sera vide nello specchietto retrovisore che il cane correva con qualcosa in bocca che, ai suoi passi veloci , sobbalzava parecchio. Si fermò subito per vedere. Aveva in bocca il Nanni, che non si ribellava per niente. Il cucciolo di cane voleva portare a casa il suo amico.

Ma torniamo al presente.  Il cane del presente , la Holly, ha avuto il periodo dei tubi per innaffiare, quelli di plastica pesante. Tornavo a casa e li trovavo tutti stesi e srotolati , la prima volta ho chiesto se era venuto l'idraulico, e al solito la Fiamma, affacciata alla finestra di camera sua, rideva come una matta .  Dai segni dei denti si capiva che era stata la Holly a stendere i tubi, e poi non c'era nessun altro! Ora si dedica parecchio anche ai panni stesi fuori, in particolare reggiseno e mutandine, che trovo fatte a pezzi piccoli , difficili anche da raccogliere. Porta in giro anche uno zerbino di plastica dura che sta davanti alla porta di casa e qualche volta dei legni per la stufa, ma farglieli portare in casa come un lavoro, no, non le piace. Invece sarebbe bene insegnare al cane un lavoro, quelli che lavorano escono da quella dimensione di eterni bambini, penso ai cani da slitta, a quelli per i non vedenti, ai cani da soccorso, senza parlare dello speciale e intimo rapporto che lega il cane al cacciatore, che, quando il cacciatore è intelligente (!?) è la cosa più bella della caccia . Le foto sono di casa e del barbecue, come si vede è Natale, ma un Natale sobrio, come mi sento che sia.

mercoledì 15 dicembre 2010

Quale Natale?

Che Natale ci aspetta quest'anno? Vedo nei vari blog i preparativi del Natale , alberelli, decorazioni, e anch'io ne faccio, ho decorato la mensola del camino , ho messo una ghirlanda da paese dei balocchi sull'arco di mattoni di cucina, ma dopo l'ennesima fiducia al governo c'è da chiedersi se non siamo ormai entrati con tutti e due i piedi in un Regime , che ha attuato un colpo di stato soft , soft per modo di dire , vallo a raccontare a chi sta perdendo il lavoro, a chi l'ha già perso e non sa come mantenere la famiglia. Lo spettacolo di questi giorni è stato un balletto osceno allestito alla faccia di tutti quelli che faticano a vivere e vorrebbero vedere non solo risolti i problemi urgenti, ma fatto qualche passo avanti per risolvere quelli a lungo termine . I nostri "disonorevoli" ci hanno stupito come acrobati della politica con i repentini cambiamenti di campo , salta di qua , torna di là, e si sono giustificati dicendo che "la notte non avevano dormito" e che si trattava di scelte "sofferte" . Come l'hanno passata la notte , a fare il conto di quanto o cosa ci avrebbero guadagnato? Manteniamo 900 persone circa , più tutti gli addetti ai ministeri di nomina politica , più tutti quelle che nel territorio occupano posizioni ottenute per raccomandazioni, che mangiano a quattro palmenti alle spalle nostre.  Non è un pensiero che allieta il Natale.

 Mentre scrivo mi accorgo che anche queste sono banalità , condite da un'amarezza profondissima, che è  diventata malumore : già di solito il Natale, col suo corredo di sorrisi fissi al botulino e felicità obbligatoria mi mette una  tristezza! Mi piacerebbe, mi sforzo tanto di essere natalizia , ma quest'anno credo che non ce la farò . Il mio pensiero è come faremo a mandarli via , questi qui . Si stanno producendo delle leggi  ad hoc per rieleggersi in eterno . Altro che Natale, è un incubo, quell'uomo anziano con i capelli incollati , tinti, che quando lo vedi ormai ti vengono solo immagini di perversioni sessuali patetiche, che ci fa fare una figura tremenda dappertutto nel mondo. Orribile.  La sinistra  fa autocritica : ma non l'hanno capito che è inutile fare campagna elettorale quando i voti vengono venduti? La notizia viene fuori ora, ma  era chiaro da anni .Cosa ti fai autocritica ? Te ce l'hai i soldi  per pagare i voti? Non hai amici facoltosi, che poi tu favorirai per le loro attività più o meno legali?  E allora perdi le elezioni.  Ieri poi c'erano i black block a Roma , finalmente Anna Finocchiaro ha chiesto in un'interrogazione parlamentare CHI ce li ha mandati, CHI li ha pagati . Che si muoia, ma che non si muoia da coglioni .Lo sappiano  che ci hanno fregato, ma ce ne siamo accorti , diverse cosette le abbiamo viste, anche se la nostra posizione è piuttosto bassa e il panorama angusto.

Una cosa bellina però c'è stata , in questi giorni .Di solito seguo Report di Milena Gabbanelli e dopo tante brutte notizie mi era venuto da andare cercare in rete qualcosa sulla decrescita , che mi pareva l'unica via d'uscita possibile e mi chiedevo quando ne avrebbero parlato. L'ultima puntata , sembrava mi avessero sentito da lontano,  Report  era proprio sulle Transition Towns . Quella è la direzione , sempre quella, ancora quella, transition towns, decrescita felice, energie rinnovabili, agricoltura biologica. Noi siamo già, nel nostro piccolo, una transition family ,c'è moltissimo ancora da fare , ma insomma... Non so voi, io ho BISOGNO di un progetto per il futuro, ho bisogno di sapere che mi rimane uno spazio, anche piccolo , di scelta e di libertà, per dire alle mie figlie non solo che certe cose le hanno fatte  senza la mia collaborazione, non nel mio nome, ma certe altre invece sono state fatte CON la mia collaborazione . Ho bisogno di sapere che vivere seguendo un sogno , pensando alle generazioni future, senza inseguire solo il denaro , non è da coglioni . In questi anni il nuovo stile berlusconiano,  che poi è un vecchio decadente stile , ci ha fatto sentire fuori moda, completamente sorpassati. Mi scuso con chi legge , ma fare giardinaggio a me non me lo spenge il cervello, anzi... E ora, rimessi i puntini sugli "i", diciamo che a Natale mancano solo 10 giorni e proverò a non essere troppo depressa.

lunedì 13 dicembre 2010

Il Natale e l'Anima.

 Questo è uno dei momenti più coinvolgenti dell'anno, mentre la luce diminuisce e poi di nuovo comincia a crescere mi verrebbe da  dormire di più , di sicuro da guardare di più il cielo, che in queste notti è bellissimo, ora che si vede bene il Toro e le costellazioni che lo accompagnano, prima fra tutte Orione il cacciatore. Nel cielo si svolge una caccia,  un cacciatore cammina con passo largo e sicuro, le stelle che ne formano la figura sono Betelgeuse (L'ascella del gigante), Bellatrix (La guerriera), Saiph (il pugnale) e Rigel, (la gamba sinistra del gigante). Ha una cintura  e un pugnale lucente appeso ad essa (Le stelle Alnilam, Alnitak, Mintaka e la nebulosa di Orione) ; il cacciatore insegue un Toro, vittima sacrificale , forse il toro bianco di Mitra, e ci sono dei cani che lo aiutano, il primo è Sirio, detta anche la stella del Cane, che gli Egizi consideravano malefica , e poi c'è il cane minore, con la Stella Procione. E' una zona del cielo ricca e luminosa ,Sirio è la stella più lucente del firmamento , e vicine al Toro, che ha la stella rossa Aldebaran, ci sono le Pleiadi e le Iadi , grappolini di stelle. Nel corso degli anni si possono vedere altre grandi luci, sono i pianeti  che attraversano le costellazioni.. Non è difficile imparare a riconoscerle perchè , nel volgere delle nostre effimere vite, restano uguali. In queste lunghe notti mi sembra che la mia anima, comunque si voglia chiamare il nucleo interiore, lavori per costruire nuove sue parti o solo per restaurare e guarire. Davvero in questa fase di inspirazione terrestre , noi, che apparteniamo alla terra e siamo fatti di elementi terrestri , siamo coinvolti in questo respiro .Di questa cosa si parla nei libri di antroposofia, che sono in parte indecifrabili, ma lasciano , dopo la lettura , delle suggestioni che poi lavorano dentro, almeno per me. Le forze che provengono dal cosmo ci invadono e ci invitano ,o ci forzano , a cambiare. Arrivano i sogni, talvolta angosciosi , talvolta lieti , talvolta illuminanti , sempre benedetti , perchè con essi ci parla l'anima , alla quale è difficile parlare, se essa non si rivolge a noi . Nei sogni ci parlano le generazioni che ci hanno preceduto e quelle che verranno, ci appaiono gli Archetipi , figure -simbolo comuni a tutta l'umanità, qualche volta un sogno ci dice a che punto siamo del nostro personale cammino e ci premia con una visione gioiosa o solo una felice sensazione che ricorderemo per molto tempo.I sogni e il giardino nella mia esperienza sono strettamente legati. Ho avuto , tanti anni fa, un periodo di grande sofferenza , ero giovane e non erano state coniate  le espressioni che si usano adesso. Quegli stati d'animo angosciosi che mi schiacciavano si direbbero ora "attacchi di panico", parole abusate che , quando riguardava me , erano piene di significato. La paura induceva l'apatia, quando uscivo di casa vedevo solo le persone malate, sofferenti , in difficoltà. Mi pareva che il mondo fosse solo un grumo di dolore . Ma avevo così paura degli psicofarmaci che non mi rivolsi al medico , in casa mi si diceva che potevo farcela da sola, era un periodo che sarebbe passato. Chiesi aiuto ad un parente psichiatra e lui mi diede la prima informazione utile . "E' come se ti fossi rotta una gamba , mi disse, se ti fossi rotta una gamba ti cureresti di sicuro e questo è un male che non si vede, ma può e deve essere curato:" Primo passo . Mi diede l'indirizzo di una dottoressa di Firenze , la sua "maestra", ma non ci andai , non ero pronta. Intanto però cominciavo a sopportare la nuova condizione . Poi una mattina , al risveglio , un'illuminazione . Mi svegliavo , e mi sveglio ancora , molto male , la giornata mi appariva un peso insopportabile e un ostacolo da superare . Quella mattina ebbi un pensiero  che nel contenuto era banale , però brillava ed era quasi solido, avrei potuto "mangiarlo". Ogni giorno, diceva questo pensiero, ho un 50% di motivi per voler morire e un 50% di motivi per essere perfettamente felice , sta a me ogni giorno scegliere. Sembrava banale, ma arrivava dopo una fila di giorni in cui avevo cercato disperatamente dei motivi per tirare avanti, per vivere. Avevo tanto sofferto e ora arrivava, non a caso al mattino, questo pensiero "pesante", lucido, reale, fatto di materia , davvero un'illuminazione, quando il significato di una serie di parole diventa carne viva. Scelsi , quella mattina , di provarci ad essere felice e fu il primo gradino. Dopo un pò di giorni mi ricordai di un altro terapeuta che avevo conosciuto e che per me era più raggiungibile, non mi obbligava a prendere il treno , cosa che non riuscivo più a fare . Ci voleva comunque l'auto e mi accompagnava il mio ragazzo , che poi sarebbe diventato mio marito, perchè avevo la patente , ma non riuscivo a guidare... Erano tante le cose che non mi riuscivano. Mi ricordo i primi incontri , in una stanza piena di libri , affacciata sulla campagna ,anche lì un oliveto e un giardino , e in inverno un camino acceso .
Ora ero pronta . La risalita fu rapida ed eccitante , una vera esplosione di energia . Ricordo uno dei primi sogni , in cui parlavo con questo signore in quella stessa stanza ed era un futuro lontano, ma  lui aveva , come un antico poeta , una corona di gelsomini sulla testa di cui si sentiva il profumo , fuori  della finestra la grande pianta ( un trachelospermum jasminoides) e il cielo stellato  .



La foto è di un recente evento cosmico nella Nebulosa Di Orione presa dal telescopio Wise.Quando voglio vedere cose belle, oltre alle foto di giardini e alle opere d'arte, vado sul sito del telescopio Hubble.

sabato 11 dicembre 2010

Il cane dei morti

Questo è un racconto che ho in mente da un bel pò, ispirato da un sogno di mia figlia .

Il Cane dei morti

Un uomo giovane e un cane stavano camminando, fianco a fianco. Intorno a loro una nebbia fitta, che non procurava alcuna sensazione di umidità o di freddo, impediva di vedere la strada.

L'uomo era poco più di un ragazzo, fra 25 e 30 anni, alto, capelli corti, occhi scuri vivaci, maniche della camicia arrotolate e mani infilate nelle tasche dei pantaloni a vita alta, larghi e tenuti su da una cintura di pelle. Camminava sicuro e si sentiva pieno di forza e felice. Il cane era grosso e nero, a pelo lungo, con una macchia bianca sul petto e delle altre macchie sulle zampe, come un inizio di calzini. Era un cane serio, trotterellava accanto alle gambe del giovane, senza mai allontanarsi, sapeva dove andava, era lui a guidare, ma il giovane non lo sapeva. Il cane aveva un occhio giallo e uno marrone e qualcuno, in un altro tempo, aveva detto che non c'era da fidarsi, i cani con occhi di due colori sono sempre un pò strani, matti. Il giovane si riscosse dalla sensazione di benessere che gli dava il suo corpo e abbassò gli occhi sul cane, il cane, come ad un richiamo, alzò gli occhi su di lui. Non conosceva quel cane. Lo sguardo dell'animale era mite e severo, consapevole. Il ragazzo si sentì rassicurato. Non aveva mai avuto un cane,  non c'erano cani nella sua casa di ragazzo. Mentre concepiva questo pensiero, gli balenarono alla coscienza delle immagini di altri cani, un piccolo elegante terrier, un bracco marrone scuro, muscoloso, che gli camminava accanto e di un altro cane bianco e nocciola . Sembravano immagini di un'altra vita. Si chinò e carezzò il testone e la groppa del cane e riprese a camminare. Il cane, che si chiamava Argo, scodinzolò piano. Mentre procedevano la nebbia cominciò a dissolversi e il giovane si accorse che stavano arrivando in un piccolo prato ingiallito inondato di luce, battuto da un vento caldo e circondato di fiori. Sembrava estate.





Non capiva da dove fossero arrivati, perché non c'era un sentiero alle loro spalle, solo campi terrazzati di olivi, le cui foglie luccicavano e balenavano di riflessi argentati per il sole e il vento. Respirò a fondo e gli parve di sentire l'aria calda nei polmoni. Intanto Argo si era seduto sulle zampe di dietro e osservava una scena che si stava svolgendo lì davanti. Accanto ad un capanno piuttosto malmesso, all'ombra di un arbusto carico di bacche ancora verdi, alcune persone sedute a terra stavano vegliando un altro cane che stava morendo. Tutto questo avveniva nel piccolo prato circondato di fiori, a pochi passi dalla porta di una casa gialla, una vecchia casa ridente dalle persiane verdi spalancate. Le persone sedute a terra erano commosse e affrante e pareva non si fossero accorte della loro presenza. Il giovane era frastornato e stupito, guardò quella gente e il cane, era una femmina vecchia, col pelo marrone molto arruffato e ruvido, magra e con le zampe sottili e lunghe. Non avrebbe saputo dire di che razza fosse, ma mentre la guardava tremare con gli occhi fissi e ormai privi di coscienza che si muovevano seguendo immagini che nessun altro poteva vedere, si sentì inondare dall'angoscia e si trasformò. Ora era anche lui un vecchio curvo, la testa in gran parte calva e gonfia, la pelle gialla, gli occhi privi di coscienza. Si smarrì completamente e si sentì cadere. Il cane nero col naso diede un colpetto alla sua mano, una, due, tre volte ed egli si riprese. Tornò il giovane di prima, ma era smarrito e confuso. Guardò le persone lì davanti, gli sembrava di conoscerle, ma non sapeva come.. una donna, seduta a gambe incrociate, con la mano carezzava la zampa della vecchia cagna e mormorava qualcosa .. lasciati andare, diceva, vedrai, starai bene, lasciati andare.. Le ragazzine accanto a lei piangevano. Dal finestrone della casa uscì un uomo alto e si unì a loro. Il ragazzo guardò la donna e la riconobbe e di nuovo si trasformò. Ora era un pò più grande, spruzzi di bianco sulle tempie, era da tempo laureato e lavorava come insegnante, ma anche come libero professionista, si era sposato e quella era sua figlia. Una bambina con i capelli e gli occhi scuri, occhi che bucano. Quella donna era sua figlia diventata adulta e le ragazzine erano le sue nipoti. La famiglia di sua figlia. Ricordò e si trasformò di nuovo. Ora era vecchio e sentiva il peso dell'età avanzata e molta incertezza dentro di sé. Le bambine avevano giocato spesso in casa sua con la nonna. Si girò improvvisamente: dov'era sua moglie? Perché non era con lui? Di nuovo fu un vecchio semicosciente, angosciato, sofferente e lei al suo capezzale, fredda e stanca. Dalla sua bocca colò della bava e gli si annebbiò la vista. Si sentì cadere. Subito il cane gli toccò la mano col naso, una due tre volte. Ma lui era perso. Stava cadendo dentro sé stesso e riviveva la propria morte. Il cane gli leccò la mano. Lentamente si riprese, era di nuovo giovane e forte, ma ferito. Ora vedeva tutta la sua vita. Rivide il tavolo della cucina dei nonni materni, il nonno che, sparecchiata la tavola, metteva gli occhiali e apriva il librone dell'enciclopedia alla pagina della carta del cielo e gli insegnava le costellazioni: il grande carro, Cassiopea, e la farfalla, o il cacciatore: Orione, col grappolo di stelle alla cintura. Le sue cuginette ascoltavano rapite. Loro avrebbero dimenticato, ma lui no, lui avrebbe avuto tanti libri di astronomia, avrebbe amato l'astronomia fino alla morte. Vide la scuola allievi ufficiali della Farnesina, vide le posate lucide sui tavoli, che aveva imparato a usare lì, alla perfezione; vide il treno che li portava in guerra, i volti sorridenti del compagni, sentì le loro voci e quelle dei soldati tedeschi. Vide la signora tedesca che gli aveva sorriso sul tram ad Amburgo, la camera da letto e le loro conversazioni, vide la donna che avrebbe sposato che fumava e lo guardava senza vederlo, al suo ritorno a casa. Vide come camminava e come parlava e come se ne era innamorato.Vide la camera in cui dormiva a Pisa e si vide cuocere un uovo al tegamino facendo un fuoco sotto la rete del letto. Vide il suo amico Italiano Tiezzi, con cui studiava e divideva l'alloggio. Vide tutta la sua vita come una linea, che diventò un cerchio e poi una sfera, che conteneva tutti gli avvenimenti, tutte le persone che l'avevano amato, toccato, avevano parlato con lui, o solo incrociato per un attimo lo sguardo ... tutto era lui. Faceva parte di lui. Ogni momento della vita in cui lui cambiava impercettibilmente e diventava ragazzo, adulto, poi vecchio, tutto era lui, faceva parte di lui. E lui faceva parte di ogni cosa con cui aveva avuto a che fare e rischiava di perdersi, si perdeva nella pioggia, nei raggi di sole, nel sorriso del suo amico Ezio, nella carezza della sua mamma. Ora appariva come una figura cangiante e luminosa, un giovane uomo forte e debole, lieto e amaro.  Sentì nascere un sorriso e chiese al cane, come se parlasse con se stesso, "Perché mi hai portato qui?" Non pensava mai che il cane gli rispondesse. 
"Non ti ho portato, sei tu che sei venuto." Il giovane buttò indietro la testa e rise:
"Un cane che parla!" Si chinò ad accarezzare il cane, ad arruffargli il pelo. 
"Ci sarà comunque un motivo se siamo qui !"Disse il giovane . "Sono venuto per lei" Disse il cane parlante e si capiva che si riferiva alla vecchia cagna morente: "E' mia madre."
"Quell'altra, e guardò una grande cagna bianca che si avvicinava piano , è mia sorella, e quello, Argo ringhiò sommesso , è mio figlio." Il giovane guardava e sorrideva. Sorrideva alla figlia adulta, al genero, alle nipoti, ai cani e ai gatti che si avvicinavano e si ritiravano in silenzio perché percepivano la presenza della morte. Disse Argo "Sono venuto a prenderla."
"A prenderla?" "Sì, disse Argo, perché io sono il Cane dei Morti, lo sciacallo degli Egiziani, il cane che segue Orione il cacciatore nel cielo, sono io tutti loro e sono anche Argo, che è stato per 11 anni con questa famiglia. Li ho amati come sapevo, moltissimo, sono stato un cane strano, un pò matto, fedele, pieno di gelosia per il mio figlio giovane. Forse per questo sono morto. Poi lei mi ha chiamato..." 
" Tua madre?" 
"No, la ragazzina." La nipotina più piccola , che ora piangeva. 
"Come ti ha potuto chiamare?" Chiese il giovane. 
"In un sogno, mi ha chiamato in un sogno." E raccontò il sogno, e nel sogno c'erano lui, il cane, quella casa, l'oliveto, la famiglia, il nonno.. 
"Dunque ci siamo trovati in un sogno?" 
Il cane rispose: "Un sogno, è il  luogo che ci lega."
Il giovane pensò "Un cane che parla, sogni che chiamano gli dei.." "Ora attento."disse il cane. 
La vecchia cagna, sdraiata a terra scomposta, si scuoteva negli ultimi violenti tremiti e respiri affannosi. Era in agonia da alcune ore. Gli occhi vitrei fissavano il nulla. Poi si fermò. Qualche istante e dalla sua forma inerte si staccò un'ombra. Era lei, ancora indistinta.
Appariva molto giovane, una cucciola. Si alzò sulle quattro zampe, barcollò, fece due passi, cadde, si rialzò, si guardò intorno. Era più visibile, più colorata, più viva. 
"E' così che succede?" Fece il giovane. La cagna si scrollò forte. Poi, come il ragazzo prima, percepì il suo corpo giovane, sano e iniziò una corsa gioiosa, folle, per il prato. Vide Argo, gli si buttò davanti e gli mostrò la pancia, riprese a correre felice. Dalla nebbia che si era riformata e impediva di vedere gli olivi, sbucarono molti cani e gatti, tutti erano venuti a prendere la Lilli, tutti guardavano i componenti della famiglia che si alzavano in piedi, si asciugavano le lacrime, carezzavano il corpo della Lilli un'ultima volta. Il giovane disse "Grazie per avermi condotto fin qui." 
" Di niente" 
" Lei, la Lilli , non parla?" 
" Oh no, disse Argo, non tutti sono il Cane dei Morti, lei è solo un cane." Si guardarono e si avviarono di nuovo nella nebbia, mentre il sole della lunga giornata estiva si abbassava all'orizzonte.



Qualche anno fa , dopo la morte di mio padre e quella del nostro cane Argo, mia figlia Gaia fece un sogno bellissimo in cui comparivamo noi, la casa e il giardino, Argo e il nonno, che era nominato, ma non si vedeva. Quando ce lo raccontò restammo tutti impressionati e commossi. Poi mi capitò di leggere un libro della psicoanalista Marie Louise Von Franz e capii che nel sogno di Gaia era comparso, nella forma del nostro cane morto, un archetipo antichissimo (come tutti gli archetipi), il Cane dei morti, presente fin dall'antico Egitto nella forma del dio con la testa di sciacallo. Era ancora lì, nei primi anni del 2000, nei sogni di una bambina di 12 o 13 anni.

venerdì 10 dicembre 2010

Le mie amiche.

Sono una persona lenta, riflessiva, introversa, ho tempi lunghi e sono piuttosto conservatrice, ma anche innovativa , altrimenti non avrei fatto , ad Arezzo , nel 1989 , un negozio di alimenti biologici. E' un curioso miscuglio , mi rendo conto. Ho alcune amiche , quelle di più lunga data sono state mie compagne di scuola e a loro voglio bene in un modo che, anche se mi facessero dei torti, troverei sempre per loro una giustificazione. Poi ci sono le Claudie (2) e l'Antoinette , che hanno qualche anno meno di me, la Maria Luisa , che ha 70 anni, la Maxi , la Patrizia, la Sabina, la Fulvia, la Fiorella, la Daniela , forse ci metterei la Enza ... Più o meno queste. Fra le mie compagne di scuola ce n'è un gruppetto con cui ci vediamo spesso, perchè siamo amiche , non perchè siamo state a scuola insieme. Stare con loro mi riscalda il cuore. Si chiamano , in ordine alfabetico: Concetta, Maria Luisa, Paola , Rossana.  Una di queste sere eravamo insieme in pizzeria e la Paola, che abita a Milano e viene di rado , ci raccontava della sua ultima creazione e passione: l'arte del "limerick" piccola composizione di cui ci ha subito fornito un esempio mettendoci in mezzo 4 kili di risate e non riuscendo, benchè breve , a concluderla se non dopo grandi sforzi. Consideriamo che in precedenza aveva scritto un libro sull'artista Marcel Duchamp che si intitola "Caccia al tesoro con Marcel Duchamp" ed è un testo serissimo Ecco uno dei suoi "limerick" :

Un'anatra nata a Pechino
sapeva parlare latino
diceva: "Quarè, quocumque, quoqué!"
quell'anatra nata a Pechino.

Purtroppo queste cose mi si appiccicano in testa come un cewingum masticato alle scarpe così stamani  mi è uscito questo:

Un vecchio su a Borgo Manero
salì una mattina su un pero
e tutti si chieser
"Che fa su quel pero
quel vecchio su a Borgo Manero?"

Un oste di Roccacannuccia
aveva , per cane, una cuccia
ma un can non aveva
per questo piangeva
quell'oste di Roccacannuccia.

Il figlio di un contadino
volle vedere il mare da vicino
gli proposero la spiaggia di Budelli.
Disse:"Lì non ci voglio andare
non voglio associare l'idea del mare
con quella della cacca,
ne fa già tanta la nostra vacca!"


Un uomo con tre gambe
non trovava adatte mutande
e si disperava più per le mutande
che per il fatto di avere tre gambe.

Perdono! E' Natale, perdono !

Credo che presto la Paola farà un libro con i suoi "Limerick", ne ha già scritti 43, non so se mi spiego. Che c'entra col giardinaggio?
Semplice , il giardinaggio fa diventare matti.
Questa è la mia Nandina vista da molto vicino, mi pare che faccia tanto Natale.O no?

lunedì 6 dicembre 2010

Mandala di sabbia , riflessioni e l'orto giardino della nonna Gina .

In questi giorni corti corti che piove e fa freddo  sto dedicando tanto tempo a questo blog. Ci sono un pò "caduta dentro", per capire come funziona, con la gioia di trovare tante persone che condividono le mie passioni. Ho trovato gente bravissima che fa giardini davvero bellissimi (le paradis des papillons, furighedda gardening , per non parlare dei blog in lingua inglese). Questa cosa mi deprime, perché mi accorgo di essere scarsa e limitata, c'è sempre qualcuno più bravo, più ordinato, più creativo, che ha studiato di più la questione, che ha impostato meglio le cose. Qualcuno che investe delle risorse, soldini sonanti e ballanti, diceva la mia mamma. Qualcuna, fortunata, che ha un marito capace e fantasioso che partecipa attivamente. Che invidia. Mi fa quasi venir voglia di smettere, come feci da ragazzina, quando mi accorsi che una delle mie amiche dipingeva molto meglio di me. Ma il giardino (giardino, orto, olivi ..) è la sola cosa, insieme alla famiglia, che da trent'anni non ho lasciato andare. Quest'osservazione mi obbliga a fermarmi e a chiedermi perché. Lo so il perché, è un pò complicato esprimerlo.

perché fare un giardino

A) Non lo faccio per mostrarlo, è costantemente troppo incasinato e pieno di esperimenti, vasini, talee per mostrarlo a qualcuno come si dovrebbe. Lo vedo quando tento di fotografarlo, devo continuamente schivare il casino. Non è quindi per niente un giardino di rappresentanza. Anzi, le parti che si vedono dalla strada e l'ingresso sono sempre le più disordinate, come se volessi scoraggiare i visitatori . E' vero e non lo è, perché poi mi mortifica non mostrarlo sempre al meglio .
Tanto materiale per dei colloqui psicanalitici.

B) Mi piace che ci vivano altri esseri, come i nostri animali domestici, ma anche gli insetti e altre bestiole che a volte giungono di sorpresa, lascio loro degli spazi o permetto loro di sciupare delle cose, a volte.

C) Lo faccio perché mi fa piacere, e mi fa bene, mettere le mani nella terra, ha su di me un effetto curativo, qualunque cosa ne venga fuori. ( ora hanno scoperto che nella terra ci sono dei batteri che combattono la depressione, ma senti che roba!)

D) Lo faccio perché mi sento meglio a farlo, per una complicata  faccenda di movimento fisico che stimola la produzione di endorfine, dicono.

E) Lo faccio perché è un progetto per il futuro, per domani e per il prossimo anno e gli anni dopo, mi da una prospettiva temporale che, da sola, è un pezzetto di una sensazione più grande di felicità. E' il ritmo della stagione, la certezza che ci sarà un'altra occasione per fare meglio, per ampliare il proprio spazio e nel tempo creare o contribuire, alla bellezza.

F) Uso questa cosa come un luogo di sperimentazione e di curiosità verso il mondo  e quindi come una porta su altre realtà,  giardini e modi di pensare .

G) La sperimentazione riguarda anche cosa riuscirò fisicamente a fare, quali sono i miei limiti, e scoprire che posso sempre fare un passettino in più. Finché, naturalmente, dovrò farne parecchi in meno.

H) Uso questa cosa  anche come rifugio, mentre lavoro fuori sono quasi sempre sola, a parte i miei animali, che penetrano nel mio mondo interiore, ed io nel loro, fino a far parte l'una degli altri. Nel corso della vita ho sperimentato molto dolore causato solo in parte da altri e molto dal mio modo di pormi nei confronti di comportamenti aggressivi : si può sempre evitare di essere feriti, esporsi meno. Il giardino, col suo recinto, offre protezione, ma da questo spazio delimitato si può guardare e penetrare l'infinito.

I) Uso il giardino, qualche volta, per guardare il cielo. Un'etimologia possibile della parola tempio, templum, dal verbo "temno", tagliare, ritagliare un pezzo di cielo dentro un recinto, per guardarlo. L'ho sentita una volta e penso che sia forse sbagliata, ma suggestiva.

L) Non so se conoscete Findhorn, il magico giardino scozzese in cui, all'inizio, si parlava con i Deva delle piante. Dopo alcuni anni i fondatori dissero che il giardino era solo un'occasione per accedere al cuore dell'uomo e cambiarlo. Solo l'inizio dell'avventura.
Quindi alla fine il giardino, l'orto ecc sono anche il viaggio che puoi intraprendere per scoprire te stesso e può accadere che dopo aver fatto un giardino bellissimo ti venga voglia di lasciar tutto, come un monaco buddista che compone un complesso e colorato Mandala di sabbia e poi ci passa sopra la mano. Può anche capitare come è successo a me di doverlo lasciare per forza, il giardino, e allora, non avendolo scelto, si soffre molto.

Il giardino è effimero, basta lasciarlo andare per un pò perché il segno del progetto si perda, alcune piante spariscano, prendano il sopravvento le selvatiche fino a cancellare tutto.

Il giardino per questo richiede continuità, pazienza e costanza.


D'altra parte il giardino è una spettacolare occasione per ascoltare un mondo, quello della natura, che non si esprime con parole. Ogni giorno, nella pace e nel silenzio, arriva qualcosa o qualcuno. Un uccello con un nuovo canto, un insetto colorato mai visto prima, l'orma o la voce in lontananza di un grande animale.

Il giardino è vivo e cambia continuamente, la crescita di alberi e arbusti lo modifica di continuo, così come il clima e un sacco di altre cose. Questo ti obbliga a lavorare tanto e a ridiscutere i tuoi obbiettivi.

Il giardino si lega tanto al giardiniere che lo fa, per esempio la Landriana io l'ho vista dopo che la proprietaria è morta e, anche se il progetto è forte, il luogo appariva disabitato, come in attesa, forse per l'assenza dei dettagli , forse per l'assenza del giardiniere.


Per me contano tanto le parole, contano tanto i pensieri, il giardino mi ancora a terra, mi da esperienze che è difficile raccontare, mi ha dato serenità e struttura se no sarei solo un pallone pieno di vento.

Come sempre mi viene in mente una storia. La mia figliola più piccola ha un'amica conosciuta alla scuola materna, hanno fatto insieme anche le elementari e sono sempre rimaste amiche, litigando ogni tanto per consolidare l'amicizia, se non si litiga non si continua. Anche noi siamo diventati amici dei genitori e di tutta la famiglia. Quando erano piccole la mia bambina andava a pranzo con l'Elena dalla sua nonna, la nonna Gina. Dopo pranzo la nonna Gina le caricava sull'ape, dietro, dove si mette il carico, e le portava al campo. Si divertivano come matte. Il tragitto era breve, forse un chilometro, il "campo" è tuttora una striscia di terra larga 10 metri e lunga 100. Un grande appezzamento di terra era stato diviso in tante strisce come quella, tutte uguali, dal punto di vista dell'uso sostenibile del terreno un disastro, ognuno col suo pozzo, ognuno con la sua capannina ....Ma non è di questo che voglio parlare ora. Il campo della nonna Gina e del nonno Lello era un tripudio di vita e di cose interessanti da fare e da imparare. Un recintino per i polli, polli colorati, Mugellesi impettiti, un altro per le nane (le anatre), un altro per tre canini da caccia, le gabbie dei conigli, un orto pieno di roba anche un pò strana,( lo spinacio del "buon Enrico" lo conoscevo ma non l'avevo mai visto prima), qualche vite, qualche albero da frutta, l'immancabile ficaia, il noce, qualche rosa, qualche arbusto fiorito, tante perenni da fiore, tanti bulbi, tantissimi vasi traboccanti di piante più o meno esotiche, delle bellissime hoste, una strelitzia enorme, delle dature, fuchsie...ma soprattutto tutto, benché ammassato, molto felice! 
Il pomeriggio la nonna Gina partiva con l'ape e si faceva un giro nei boschi intorno, qualche volta tornava con dei funghi, qualche volta con i vinchi (rami di salice) per legare, qualche volta, data la pessima abitudine incivile degli aretini di portare al bosco la spazzatura, tornava con una lavatrice o una vasca da bagno. Il suo genero, il famoso Geppo, si rannuvolava tutto. Raccontava che nella lavatrice  la Gina ci faceva covare la chioccia e ci aveva messo sopra una specie di tovaglina di plastica colorata. "Non voglio sapere che c'è sotto quella lavatrice!" alzava la voce, ma poi si metteva a ridere,"...Un allevamento di topi , sotto quel ferrovecchio!" Il campo era un pò una discarica dove molte vecchie cose venivano destinate ad un nuovo uso, un'altra vita. La nonna Gina scavò una buca e  ci mise la vasca da bagno  col bordo a livello del terreno, la tappò bene e ci mise dentro acqua e porzioni di ninfea che aveva trafugato in un giardino lì vicino. Le piacque il risultato e continuò con altre due vasche da bagno messe vicine. Si vede che c'era diversa gente che faceva il bagno nuovo. Ora quando le ninfee sono in vegetazione le vasche non si vedono più, solo belle foglie e fiori. Il nonno Lello la sera si sedeva con un gattino piccolo (c'era sempre qualche gattino da istruire) e un pulcino, li metteva uno davanti all'altro e quando il gattino provava ad acchiappare il pulcino gli diceva "No!" e gli dava un piccolo sculaccione "Non si tocca, capito?". I gattini imparavano presto. La mia bambina tornava a casa con questi piccoli fantastici racconti e io la volta dopo l'accompagnavo a vedere i progressi del "campo". Il campo c'è sempre, il nonno Lello è morto, ma la nonna è sempre in gamba. Ora è l'Elena ad occuparsene, la capannina è sempre più accogliente e ci si può dormire, all'ombra del pioppo che è sempre più alto. Tanti modi di fare giardino, tutti belli, tutti buoni per vivere meglio. Le foto sono del mio giardino e oltre alla Holly nella sua posizione preferita c'è il gatto Sandro quando faceva la babysitter ai gattini neri.

domenica 5 dicembre 2010

Sogni che si avverano e animali molto amati.



La Holly quando è arrivata da noi: aveva tre mesi.
Lo scorso anno di questi tempi mio marito una mattina si è alzato e ci ha raccontato un sogno della notte appena trascorsa dove c'era una tigre, una tigrotta giovane, che usciva dallo schermo del computer e mordeva il Chicco, il nostro cane, al collo. Osservai che era un sogno più strambo del solito. Come cavolo pensava di interpretarlo? 
Dopo 2 o 3 giorni mia figlia trovò su Facebook una ragazza che aveva conosciuto all'Università, che aveva messo in rete delle foto di alcuni cuccioli del suo cane  e cercava di regalarli. Era già un pò che cercavamo una compagnia per il nostro Chicco. 
Ho detto, tanto per fare :"Senti un pò quanto sono grandi, di età e di stazza, senti se c'è una femmina, perché un maschio non lo possiamo prendere.. Senti e basta, però! Non prendere impegni!" 
Mia figlia aveva visto la foto di un maschio grigio e siccome le piacciono tanto i Weimaraner si era soffermata a guardare, ma il giorno dopo ancora arrivarono le foto della cucciola che era rimasta disponibile ed era, come dire, tigrata. Lì per lì non ho ripensato al sogno, abbiamo parlato e deciso di andarla a prendere a Bologna, sarei andata io, in treno. E' stato mio marito a osservare, ridacchiando,che allora era lei la tigre (tigrata) uscita dal computer (trovata attraverso Internet). Alè, il sogno era stato interpretato. 
L'8 dicembre sono andata a prenderla a Bologna e abbiamo fatto insieme  un viaggio di ritorno piuttosto complicato in piedi davanti alla porta del bagno del vagone del treno, con un ragazzo pugliese al quale raccontavo dei nostri veterinari, dottoressa Batazzi e dottor Fanfoni, che hanno avuto un maiale da compagnia, che stava con la loro bambina come un cane e voleva entrare nelle cucce dei cani a retromarcia e così le distruggeva regolarmente, perché era diventato un  porcello molto grosso! 
Finché, dopo l'ennesima irruzione nell'orto del nonno, l'hanno rimesso nel recinto con gli altri maiali e lui è morto di infarto. E' rimasto malissimo, e forse è morto per una crisi di identità, non sapeva più di essere un maiale. Purtroppo accadono queste cose agli animali che hanno contatti troppo stretti con l'uomo. 
Il ragazzo pugliese mi ha detto, testuali parole:  "Che storia bella e triste! Se lei me lo permette vorrei usarla per un video ." Il ragazzo studiava al DAMS di Bologna. Era davvero un ragazzo molto simpatico, che veniva dal paese di Padre Pio e stava andando a Perugia per trascorrere il periodo di Natale e Capodanno in casa di amici. Bene.  Il nome della cucciola l'ho scelto io, Holly, perché era quasi Natale, Holly è l'agrifoglio, e lei era il regalo di Natale del Chicco. Dopo tre giorni lui l'aveva accettata completamente e lei ci giocava, indovinate un pò, mordendolo sul collo. Non gli faceva niente perché il Chicco aveva sangue di  maremmano e  una gran criniera bianca. Gli masticava e stiracchiava la pelliccia. La Holly è stata il suo regalo, la sua nuova amica e il suo allenatore, dicevo scherzando che era il suo coach, lo faceva giocare tutto il giorno e lui ci guardava come dire "levatemela un pò di torno, per pietà". 
Il sogno di Mauro aveva però un contenuto vagamente minaccioso, che io speravo si fosse compiuto con i giocosi attacchi al collo; invece l'estate  successiva il nostro cane amatissimo nel periodo del primo calore della Holly e quando il mio suocero era in ospedale e tutta l'attenzione era su di lui , si è ammalato ed abbiamo dovuto farlo sopprimere. Ancora non ne posso parlare. Il sogno si è del tutto compiuto. In qualche modo, indirettamente, la presenza della Holly è stata la causa della morte del Chicco.Il dolore della sua morte resta ancora molto grande. Quest'anno abbiamo perso lui, il gatto Sandro e la gattina Mira, di cui parlerò un'altra volta.  Mira, per chi vede il mio profilo, è la gattina dentro lo scolapasta. Come è noto ai gatti piacciono molto i contenitori, scatole , sottovasi , buste di plastica e carta, e scolapasta. Sono tutti sempre nel nostro cuore. Certo è difficile che un gatto finisca dentro uno scolapasta di plastica, ma a volte può succedere, per lo meno a casa mia. Ed ora che li ho ricordati può essere di nuovo Natale.  Le foto sono della nevicata del 19 dicembre dello scorso anno , poi c'è il Chicco con la rosa Pat Austin e il Chicco con la sua dolcezza e con i suoi occhi gialli.