mercoledì 9 febbraio 2011

PULIZIE.

PULIZIE.
 Fare le pulizie in casa propria è un conto, farle in casa d'altri, bisogna essere alla fame per accettarlo come lavoro. Diceva così un'amica, non fortunatissima, diciamo mediamente bastonata dalla vita, che non si è laureata, pur avendo studiato con successo. Ha avuto un intoppo verso la fine degli studi e poi la famiglia, e non ha concluso più. Ha fatto la mamma, la donna di casa, tanti lavori, non mi voglio dilungare troppo perchè non mi va che per caso qualcuno possa riconoscerla, lei o la signora Lisa.
Insomma, all'incirca alla mia età si rimette in gioco, è capitato anche a me, ma non siamo più considerate soggetti appetibili dal mercato del lavoro. Alcuni lavori semplici, che si farebbero volentieri, sono ormai destinati agli stranieri, essere italiani è un punto a sfavore, manco ti prendono in considerazione. Per esempio per me forse sarebbe possibile trovare un lavoro da chef , ponendo che esista , ma non da aiuto di cucina, un bravo aiuto si trova straniero , tanto non deve pensare, solo eseguire. Lei è italiana? Mi dispiace , non è per italiani , cerchiamo rumeni, lavoratori, adattabili, si contentano, lavorano anche diciotto ore al giorno.

Andiamo avanti. La mia amica cerca e non trova niente . Si dovrebbe descrivere come si sente chi era abituato a lavorare e si trova a dipendere dal marito o, se più giovane, dai genitori . O dalla moglie, se è un uomo e ha perso il lavoro.Questo post nasce dal desiderio di rispondere  ad un altro post, sul blog " Respiro , osservo, cogito, incredibilmente esisto. "Ecco come si sentono le persone che hanno perso , o non trovano, il lavoro:

 "Ovvio.
Ogni giorno la conferma di questa ovvietà. Inutile fare progetti, inutile pensare a una vita differente, alla possibilità di fare scelte di rottura. Inutile pensare alla tua libertà di scelta. Inutile. Non sei libero per niente se economicamente non sei autosufficiente. Senza soldi non vai da nessuna parte.
Per usare un termine scacchistico, ci si ritrova con la vita in stallo. Nessuna possibilità di movimento, non puoi permettertelo. Devi sopportare il peso di dover dipendere. Conviene rassegnarsi.Ma come si fa?..Mi manca il respiro.."

   Queste le parole di piombo di una donna , immagino giovane, che si firma "rosso vermiglio", che mi ha ricordato come ci si sente a volte nella vita. Come si sentono tante persone, ora, in Italia e nel mondo. I commenti sono inutili. Ci metto qualcosa di mio : la sensazione di essere marginali nella società, di essere scesi dal treno e non riuscire a risalire, di essere stati abbandonati in mezzo al deserto dei tartari, di essere gente di cui si può fare a meno, che non  serve a niente.
Ora torno indietr , alla mia amica che non ritrova lavoro.

Un giorno la chiama un'altra amica, mi avevi detto che ti trovi in difficoltà, dice gentile, ci sarebbe una signora anziana , che cerca,... guarda,  non so neanche bene , per pulire , per compagnia , per aiutarla ..E' un pò rompipalle ,ma  è una brava donna .. Se ti va , intanto magari esci di casa , non stai sempre lì a pensare a cose brutte...
La mia amica pensa che ci siamo, abbiamo disceso tutta la scala sociale e siamo arrivati alle pulizie. Le si apre un abisso in cuore. Parla con me e io le racconto di quando feci l'operaia agricola, di come mi sentivo bene .
Era un lavoro di quel tipo lì,   che più in basso di così non si può, eppure quanta forza mi aveva dato riuscire a farlo, sollevare casse di mele e pesche da 20 kg. , ero anche dimagrita. Cerco, nella mia esperienza, qualcosa di valido e che non sembri meramente consolatorio, che possa tirarla su e indurla ad accettare la proposta. Le racconto la storia, che ho già raccontato qui, (Principi e guardiani di porci) del libro di Mary Poppins, le dico che ora tante persone fanno lavori non adeguati alla loro preparazione, ma non significa umiliarsi. Le dico che la vita è un gioco, va giocata fino alla fine, e poi può provare e se non ce la fa, tirarsi indietro: tanto di certo non la assicura. Sono bravissima a rimettere in palla la gente. E infatti lei ci va. E incontra la signora Lisa .

 LA SIGNORA LISA.

Ex insegnante di scuola superiore , 85 anni , ma ne dichiara di meno perchè tanto non li dimostra , autosufficente , si lava da sola , ma non si fa il bagno perchè ha paura di cadere , le è già successo, per fortuna senza conseguenze , ma con tanta paura . Mette il pannolone, da sola , perchè ha il timore delle piccole perdite . Si ricorda tutto, la mia amica constata con imbarazzo di essere meno sveglia della signora Lisa . Che fa ripetizioni , senza chiedere denaro, ma fa ripetizioni, per continuare a ricordare, per tenere allenato il cervello . La mia amica ha per la prima volta un incontro ravvicinato con un'anziana che non siano i genitori o i suoceri . Parlano di molte cose, fanno amicizia , la signora Lisa le telefona durante il giorno , quando si trova sola, per chiacchierare un pò . Non è propriamente un lavoro, è  una cosa ibrida ,qualche ora al giorno, non tutti i giorni, senza assicurazione, ma intanto si vivacchia. Si vivacchia e si costruisce un'altra relazione, si allarga la cerchia, la vita va avanti, si ha la sensazione di essere risaliti sul treno, che non è un Pendolino, neanche un Eurostar, è il trenino del Casentino, quello che dicevano era inseguito dagli indiani , va più svelta la diligenza. Questa la soluzione, temporanea , della mia amica.
 Altri suggerimenti : ridipingere una o più stanze , da soli , magari fare un disegnino sulle pareti .
Dipingere le persiane , le ringhiere , le porte . Rimettere a posto , in casa , tutto quello che si può senza dover chiamare un artigiano e non deprimersi se constatiamo che non siamo tanto bravi.
Imparare a lavorare a maglia , all'uncinetto, a ricamare e farsi cose utili , perchè quelle inutili , poi le odieremmo !
Se, niente niente è possibile, farsi un orto . Grande medicina !
E soprattutto non mollare .Io personalmente ho la sensazione , spesso , di trovarmi in un cul de sac, di essere arrivata in una strada senza uscita . Indietro mi sembra di non poter tornare, manca il denaro per iniziative che poi chi lo sa se sarebbero fortunate . Ho deciso di andare a vedere in fondo al buco cosa c'è, se si sfonda .

La mia amica ha imparato a pulire dalla signora Lisa. Non che lei fosse sporca, ma aveva sempre lavorato fuori casa e pulito in volata , perchè noi donne si fa tutto, ma tutto in qualche modo, invece la signora Lisa è una perfezionista , perfino i righi di stucco intorno all'acquaio sono bianchi , e gli stracci per il pavimento restano appena grigi , non sporcano neanche l'acqua . La mia amica ha detto che fino alla fine, nella vita , si possono imparare cose nuove .

Non si pensi che io proponga di rinunciare a qualcosa o ripiegarsi su stessi , questa è l'ottica di "Vivere con cento cose " ,cercare strade per la decrescita felice , ognuno la sua .

11 commenti:

  1. perchè fare pulizie in case altrui si pensa sia il gradino più basso? io non ho mai svolto il lavoro adeguato allo studio fatto, la vita ci cambia e dopo lo studio ci si accorge che quel tipo di lavoro non fa per noi.Ho fatto talmente tanti lavori che non ho tenuto il conto,la vita poi va per il suo verso, quando mi è sembrato anzi avevo la certezza quel lavoro mi realizzava è venuta la malattia tanto grave che di nuovo ho dovuto rimettermi in gioco, quel lavoro era troppo impegnativo e ho dovuto rinunciarci, fortuna che sono indipendente economicamente. Ora passo le giornate tra ricamo uncinetto parole crociate passeggiate e cercando nuove tecniche manuali da imparare e sono contenta Gio
    ps. mi ero laureata in matematica e sono finita ad avere un laboratorio di sartoria.

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  2. Fare le pulizie in sé non è nulla di degradante, lo facciamo tutte. E se una persona lo fa volentieri perché no? Ma se io ho studiato a lungo, NON mi piace fare le pulizie nemmeno a casa mia, amo la professione scelta e vorrei tanto mettere in pratica quanto appreso, vorrei finalmente realizzarmi nel lavoro che ho scelto e per cui ho investito molti anni di studio, fare le pulizie posso anche viverlo come frustrante. Condivido quindi le riflessioni fatte, non è una questione di orgoglio, è una questione di diritti, di scelta, di libertà.
    Per non parlare del fatto che forse "tolgo" del lavoro a chi non ha la possibilità di fare altro.
    Riassumendo, ogni lavoro può essere dignitoso secondo me (anche fare la prostituta)e può rendere felice una persona, a patto che sia una scelta o, se non altro, lo si faccia senza la sensazione di subire un'ingiustizia.
    Ciao a tutte
    Cinzia

    p.s. a me fare le pulizie, da me o da altri, proprio non mi piace... forse non si era capito... ;))

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  3. Gio, sei fantastica , una sorpresa parlare con te, ognuno ha la percezione delle cose che forse gli ha trasmesso la famiglia, per ognuno il"peggio" è diverso, pensa a quei genitori che erano tutti felici che le figlie potevano far parte dell'harem di Berlusconi! E' vero la vita prende il suo verso , ma per chi non è indipendente economicamente è durissimo essere senza lavoro e si deve fare uno sforzo di elasticità , nella speranza che qualcosa cambi , in noi e fuori di noi.

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  4. HO pulito case altrui insieme a mia madre. leggo il tuo post, rifletto in silenzio, in alcuni casi sento il magone che cresce.

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  5. So bene che qualcuno dirà "Magari trovassi da fare le pulizie!" e qualcun altro dirà" Manco morta!", è tutto vero, che si lavori con la sensazione di non subire un'ingiustizia , che lo si svolga con adesione , ma anche con leggerezza, convinte che , anche se ci trascorriamo dentro tanto tempo, tuttavia non ci possiede per intero , non siamo tutte e solo lì.Coraggio "Occhi di notte" ho letto ora il tuo ultimo post e sono senza parole.

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  6. Quando penso a "fare le pulizie" mi viene in mente una mia amica dentista, che ha fatto benissimo il suo lavoro, per anni e anni, poi alla fine ha deciso che si era stancata di tutte quelle responsabilità; ha mollato lo studio e, pur avendo un marito ingegnere, con figli e casa e tutto, si è trovata da fare le pulizie con una ditta. Ora pare sia felice e contenta (dico pare perché sono anni che non la vedo, me lo hanno detto amiche comuni).
    Insomma, tutto è relativo.

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  7. Sì Paola , ma lei era perlomeno originale in quella scelta , veramente da analista, era meglio se prima di buttar via lo studio , tutta la clientela, almeno si chiadeva il perché !

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  8. Verissimo; ma forse tutto sommato c'è anche un aspetto di semplice saggezza, sai quando uno decide di vedere cosa resta tolte tutte le sovrastrutture, e si accorge che in effetti...

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  9. Credo che sarebbe meglio imparare ad usare la chat , per chiacchierare botta e risposta , comunque ti dico che è davvero un lusso quello della Lucia ,lasciare un lavoro avviato in quel modo, vallo a raccontare a chi non sa dove sbattere la testa per trovarsi una cosa qualunque da fare ...Ora ci penso , poi domani, con calma , ti fulmino con un limerick ! Buona notte.

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  10. TRovo questo post eramente bello. contiene un messaggio che è molto edificante e pieno di speranza che è quello di percorrere una strada che ci sembra inadatta che poi però porta a opportunità , possibilità , nuove aperture. Ho sempre pensato che le persone non sono il lavoro che fanno. Non credo si possa davvero pensare alla cultura -uguale-posizione lavorativa determinata. Non è più così. Il lavoro nobilita , sempre , se fatto con onestà e buon cuore e se c'è anche il sorriso meglio ancora ... un abbraccio

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  11. Grazie della visita, hai capito perfettamente quello che volevo dire quando l'ho scritto, solo che ora, per una crisi momentanea , non ne sono più così convinta. Il fatto è che la vita è una lotta e ogni giorno si devono riconquistare le posizioni , almeno per qualcuno è così.Comunque sì, lavorare non è mai vergogna e spesso , preso con leggerezza , è una bella esperienza .

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