lunedì 30 maggio 2011

Bambini abbandonati 2.

Ancora due parole sui bambini abbandonati nell'auto e poi morti di caldo e disidratazione.Il primo post era pieno di emozioni , forse non tutte ben chiare. Queste storie interrogano perché credo che a tutti i genitori sia capitata quella volta che, per distrazione o negligenza, per rabbia o per depressione, hanno rischiato di abbassare la guardia e perdere, o danneggiare i propri bambini. Quando succede ci si sente malissimo, anche se non ci sono state conseguenze , e questo episodio, magari minimo, si lega con un sentimento, che io ho avuto, ma che penso sia abbastanza comune, di non essere bravi a fare i babbi e le mamme. Soprattutto le mamme, a cui ancora è lasciata, all'inizio della vita, la più parte della cura del piccolo, per natura, per l'allattamento, che i babbi non possono fare, se c'è latte materno.

Ci si guarda davanti , si vede per un attimo quello che poteva succedere, si spalanca un buco, un'altra realtà possibile, sfiorata e ci si sente colpevoli. Se poi il bambino rimane danneggiato penso che il senso di colpa sia schiacciante. Per questo un procedimento giudiziario accerterà le responsabilità e comminerà una pena, ma credo che la pena sia già contenuta, nelle maggior parte dei casi, nell'evento stesso. La pena ci deve essere, è un minimo di giustizia in faccia a se stessi e al mondo, chi sbaglia deve pagare. Ma qualche volta la pena sarà desiderata e ritenuta insufficente dallo stesso colpevole, qualche volta sarà inutile, perchè il colpevole è già a sufficenza punito. Annientato da quello che è accaduto. Se poi nella vita si abbia la fortuna e l'intelligenza di riuscire a perdonarsi una cosa simile non so, lo vedo difficile.

Poi, devo tornare di nuovo all'auto. Lo so , inorridiranno gli psicologi, ma non voglio rubare il mestiere a nessuno, solo mi avventuro, con la mia esperienza e i miei mezzi, su un terreno che mi è un  pò familiare. L'auto è un contenitore, simbolicamente ancora una pancia. Ci si sente sicuri dentro l'auto, come dentro a una pancia, quale miglior rifugio per un bambino, a chi affidarlo se non a questo simulacro di pancia protettiva? Qui davvero si dovrebbe riflettere sul perchè, soprattutto i maschi della specie, abbiano tanta cura e fiducia nelle loro auto, che pure sono solo gabbie di metallo e plastica.
Aggiungo qui di seguito un commento lasciato da Sari sul primo post su quest'argomento, che è imperdibile e completa in modo perfetto. Sono convinta che questi blog, per quello che valgono, poco o molto che sia, li facciamo insieme, chi scrive, chi legge e commenta, e i commenti sono preziosissimi .

Sari ha detto... Questi mamme e papà, prima generazione ad avere genitori e nonni che lavorano, non hanno fatto esperienza di accudimento familiare. Hanno avuto tanti beni materiali ma hanno sempre avuto genitori stanchi e trovato spesso la casa vuota, al loro rientro dalla scuola. Accudire è un'arte che non si tramanda più e non per scelta. Si fa quel che è necessario credendo, in buona fede, di avere fatto tutto... e non è così.
C'è poi il fatto, non irrilevante, che queste persone debbono dare tutto e anche di più sul posto di lavoro e le energie mentali sono già spese prima ancora di cominciare la giornata... poveri loro! No, neppure io grido al mostro, provo tanta pena per loro e per questa società malata che genera episodi così tanto orribili.

2 commenti:

  1. i sensi di colpa di noi mamme continueranno sempre ad aumentare, tanti impegni, tanto lavoro e poco tempo per i nostri bambini che troppo in fretta crescono!
    Ci sono nonni che anche pur non lavorando non hanno tempo da dedicare a figli e nipoti, non ci sono più i nonnini di una volta che leggevano fiabe e compravano i gelati ai loro nipoti ?
    mi hanno toccato molto le vostre parole, seguo il blog perchè amo le piante e i fiori e mi piace molto come affronti gli argomenti di attualità.
    buona serata

    simonetta

    RispondiElimina
  2. Hai fatto bene a ritornare sull'argomento.Anch'io, che non ho figli, ci ho pensato molto.
    È che ora ogni famiglia è una monade, è sola.Prima nel bene e nel male le famiglie patriarcali , che vivevano tutte vicine oppure in una sola casa garantivano la cura e l'accudimento dei più piccoli.Ma ora ?
    È un problema quello della solitudine familiare ,in cui i rapporti umani, la trasmissione di informazioni e di affetti sono sostituiti dalla televisione o dai libri.Le mie sorelle ,invece di chiedere consigli alla mamma, hanno letto libri su libri di pedagogia quando i miei nipoti erano piccoli. Forse va anche bene così, non lo so , ma credo che su questi temi bisognerebbe confrontarsi di più.
    Un grande abbraccio

    RispondiElimina