sabato 28 maggio 2011

Bambini abbandonati.



Mi hanno impressionato tanto questi episodi ( ripetuti!)  di bambini morti dopo esser stati lasciati dentro le auto dai propri genitori. Non ho condanne da esprimere, non mi scandalizzo.
Osservo, con tanto dolore.
Mi figuro quale sequenza di pensieri può condurre a lasciare un proprio figlio nell'auto, senza pensare, immagino, che dopo pochissimo tempo, al sole, sarebbe diventata una gabbia arroventata e pericolosissima.
C'è una considerazione nei confronti dell'"oggetto auto ", familiare, usato ogni giorno, più volte al giorno, quasi una parte di sè, forse non si immagina neanche che possa diventare così pericoloso. Questa identificazione con l'oggetto avviene anche in altri casi, e diventa concausa di incidenti con esiti tragici.

Poi c'è il bambino. Il bambino evidentemente non è del tutto reale, per questi genitori.
E' un bambino prevalentemente immaginato?
Un piccolo oggetto anche questo bambino, che ancora non parla, non da grandi problemi, magari dorme, in quella situazione, legato al seggiolino di "sicurezza". Ma quale sicurezza?

Un pò il problema sta anche lì, in quella sicurezza totale che ci viene assicurata da oggetti supercertificati, non li vogliamo cinesi, gli oggetti per la cura, il riposo, il trasporto e il gioco dei bambini, perché non sono certificati, ma alla fine forse non deleghiamo la gestione della sicurezza ad altri, che progettano gli oggetti che usiamo, o i luoghi in cui viviamo, e noi adulti non siamo più in grado di valutare le situazioni non da esperti, ma con banalissimo buonsenso?
Mi ci voglio mettere anch'io fra questi adulti. Non voglio lasciare soli questi genitori come bestie rare, non lo sono.Non sono mostri eppure ci appaiono come tali, mi pare che il nostro cervello preferisca pensarli come mostri che raramente nascono sulla terra, che come normali esseri umani.





Diceva il nostro parroco Don Franco, che ora è vescovo di Grosseto, che fra un uomo qualunque e un assassino c'è di mezzo un'occasione. Non sarei così drastica, ma è vero che queste cose possono accadere a tantissime persone.

Non c'è premeditazione, non c'è volontà di nuocere, c'è incoscienza, proprio nel senso di mancanza di coscienza di ciò che può accadere. C'è una perdita di senso della realtà, bambini immaginati e non agiti, bambini che esistono solo un pò.
Un genitore, quello di Passignano, ha detto che aveva lasciato la macchina al sole perché l'aveva appena lavata. Si doveva asciugare. E il bambino dentro che doveva fare?





Quell'altro babbo aveva dimenticato semplicemente la presenza della bambina nella macchina. Pensava di averla già portata all'asilo.

Una volta, quando le mie bambine erano piccole, avevo una di loro con me nel passeggino, ero contenta e rilassata,  e camminavo per il mercato, che allora era in centro, in una piazza in lieve pendenza.  Mi fermai a guardare una bancarella e lasciai il passeggino accanto a me, dimenticando di frenarlo. Mi fermavo per  qualche minuto e non pensai per niente che fosse necessario frenarlo. Accanto passavano le auto e il passeggino si mosse, per la pendenza della strada. Una signora, scandalizzata, mi chiamò offendendomi, ero matta a lasciarlo così, la bambina poteva essere investita. Inveì un bel pò contro di me.
Rimasi tanto male: da una parte mi pareva una reazione eccessiva quella della signora, ma contemporaneamente capivo che se non mi avesse chiamato la bambina poteva realmente essere investita, anche se lì le auto transitavano a passo d'uomo.Non era successo nulla, a parte le urla della donna, ma l'episodio mi disturbò molto. Si fuse nella mia testa con certi sogni che avevo fatto in cui partorivo un pesce e non un bambino, oppure avevo un bambino, ma non  mi ricordavo di nutrirlo come avrei dovuto e lo lasciavo a lungo senza mangiare. Il bambino sopravviveva, ma era una specie di miracolo, non ero una buona mamma.





Nella realtà avevo sempre nutrito correttamente le mie bambine.
Ma poi cos'è corretto?
Davo molta importanza al cibo, come  in casa della mia mamma, avevo usato il cibo come sostituto di qualcosa che a volte non ero in grado di dare, davo cibo al posto di attenzione, o di affetto, quando ero troppo stanca o troppo presa da cose che mi pesavano enormemente, che non riuscivo a risolvere. Dunque che c'era di corretto?

C'è che non esiste una scuola per genitori, e forse si dovrebbe fare una terapia o un periodo di analisi psicologica prima di avere a che fare con piccole preziose vite. Io non sono per salvaguardare gli embrioni, ma le vite di chi è nato sì.
Pensieri e domande, senza davvero nessuna risposta. Penso a quei genitori con un sentimento grande di pietà, a loro e alle creature che hanno perso la vita in un modo così sciocco e insieme tragico.
Questi fatti interrogano e provocano dolore, fanno pensare che l'uomo come animale abbia una tendenza suicida, almeno in questa epoca storica, per dimenticare così i propri piccoli o abbandonarli, per esempio, nelle mani di pedofili.





Penso che un babbo o una mamma che abbandonano un figlio nell'auto rovente rendendosi colpevoli della sua morte siano rovinati. Vite buttate, quasi impossibile ricomporre il disastro causato a se stessi e al proprio bambino. Non so perché ho scritto queste cose; forse  mi urgeva un pò di verità in mezzo a tante notizie che poi veloci scadono nella banalità e nelle ripetizione.

Le foto sono ancora di mia figlia. La rosa della cavalletta è, per i curiosi, una banalissima "La sevillana" di Meilland, rosa robusta da arredo urbano.

4 commenti:

  1. Questi mamme e papà, prima generazione ad avere genitori e nonni che lavorano, non hanno fatto esperienza di accudimento familiare. Hanno avuto tanti beni materiali ma hanno sempre avuto genitori stanchi e trovato spesso la casa vuota, al loro rientro dalla scuola. Accudire è un'arte che non si tramanda più e non per scelta. Si fa quel che è necessario credendo, in buona fede, di avere fatto tutto... e non è così.
    C'è poi il fatto, non irrilevante, che queste persone debbono dare tutto e anche di più sul posto di lavoro e le energie mentali sono già spese prima ancora di cominciare la giornata... poveri loro! No, neppure io grido al mostro, provo tanta pena per loro e per questa società malata che genera episodi così tanto orribili.
    Ciao Vitamina (che bello ritrovarti) e buona domenica.

    Sari

    P.S.: cara Figlia di Vitamina, sei eccezionale con le foto, e forse anche in altri campi. Ciao e tante grazie per questo bello!

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  2. Ma succede anche alle mamme o è prerogativa dei babbi?

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  3. Condivido le tue riflessioni,Sari, sulla "piccola" arte di accudire, che diamo per scontata e non lo è per niente, non pagata, lo stipendio si fa fuori, ci pare poco importante e che non necessiti di attenzione,ma vada avanti da sé , per buon senso. Riporta al centro l'oscuro lavoro femmenile, che invece , quando una donna riesce a portare i figli alla maggiore età in buona salute, salvi dalle droghe e da molte altre cose, si dovrebbe , per un giorno, festeggiare la sua fortuna e l'ottimo lavoro che ha fatto. Un giorno solo.Paola @ , succede anche alle mamme , altrochè! Sari, la mia figliola sorride e dice grazie!

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  4. Ho letto con grande attenzione ciò che hai scritto e mi ha colpito molto la tua capacità sincera di comprendere e compatire. Per me, che genitore non sono, ascoltare l'opinione ragionata di qualcuno che invece genitore lo è è sempre importante, soprattutto quando cerco di comprendere fatti di cronaca tanto tragici e quasi surreali nella loro drammaticità.
    Mi è piaciuto molto anche il commento di Sari sul quale concordo: oggi le persone sono molto spesso talmente tanto assorbite, quasi ossessionate, dal lavoro - che devono tenersi stretto, strettissimo, e che si succhia via la gran parte delle loro energie e risorse, oltre che del loro tempo - che davvero sono già esauste e poco lucide la mattina.
    Riflessioni tristi e perturbanti, ma necessarie.
    Buona giornata

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