E' il freddo di questa notte che mi riporta alla memoria questa storia e si vede che è arrivato il momento di scriverla, anche se fa ancora molto male e paura . Fu nel febbraio del 1997 che cambiammo casa. Eravamo obbligati da alcuni fatti, nessuno ci cacciava da dove avevamo vissuto, piuttosto c'era un "non fare ", delle omissioni, delle assenze che erano peggio di un ordine del giudice . Dovevamo andare . Trovammo una casa vecchia e grandissima, ma le dimensioni non volevano dire niente, perché era quasi impossibile scaldarla; nelle camere, con tutta la buona volontà, c'erano 8 o 9 gradi. La prima notte che io e mio marito dormimmo lì in camera c'erano 6°, come stare fuori, ma con un tetto sul capo. Eravamo finiti lì perché avevamo diversi cani e gatti e avremmo dovuti portarli al canile municipale, quindi avevamo cercato un posto in campagna dove rimanere tutti insieme . Per quella vecchia casa senza riscaldamento, con il tetto colabrodo e i pavimenti imbarcati pagavamo 600 mila lire al mese, che sono più di 300 euro di ora, forse sono pari a 600 euro, dipende dal punto di vista . Il posto era lontano una decina di chilometri da dove abitavamo prima e pensai che i gatti sarebbero tornati indietro. I gatti lo fanno di tornare nella vecchia casa. Erano tanti, quattro gatti e tre cani grandi, e li portammo via un pò per volta . Il posto nuovo intorno era bellissimo, piena campagna con un vecchio bosco pieno di funghi e animali selvatici, ognuno dei nostri animali domestici che arrivava salutava chi era arrivato prima, cane o gatto che fosse, sembrava dicessero "Ci sei anche te ? " Erano contenti di ritrovarsi tutti insieme. La prima mattina mi alzai e pensavo di non trovare nessuno dei gatti, invece mi affacciai alla finestra, li chiamai e arrivarono tutti a guardare in alto e salutare. Ne fummo molto felici .Nessuno era tornato indietro. Ognuno di loro ha avuto la sua storia in quella casa e in quel bosco, i cani e due gatte hanno fatto un altro trasloco con noi e hanno concluso la loro vita qui dove siamo ora. Un gatto è andato a vivere alla scuola materna poco lontano ed è diventato un capogatto famoso, col nome di Giacomino, è finito perfino sul giornale.Noi lo chiamavamo Motore. Un giorno racconterò la sua storia.
Ce ne andammo il 10 febbraio e riportai le chiavi ai miei genitori che erano i proprietari della casa dove avevamo abitato fino ad allora, quella casa che il mio babbo aveva detto che era mia, mia e delle bambine, ma appunto l'aveva detto, e non scritto, ed è andata a finire tutto in altro modo . Che sollievo, riesco a scriverlo senza emozione . Finalmente . Mio padre era malato e la malattia era stata usata praticamente per piegarci alla volontà della mia mamma, ma non ci eravamo piegati, eravamo andati via .Rimanere ci avrebbe rovinato, con lo sguardo di poi non avremmo , non AVREI mai dovuto voler andare ad abitare in quella prima casa, è stato un errore difficilmente evitabile per la mia testa di allora, ma molto grave per le sue conseguenze. Andarcene fu una rottura incruenta, senza urli e senza liti, ce n'erano state anni prima, ora non erano necessarie In generale in passato ero stata io ad alzare la voce, perché alla mia mamma non piaceva e non ne aveva bisogno, aveva sempre le cose saldamente in mano .Mio padre non contava più niente. Mio marito non ci credeva che dovevamo andar via, ma io avevo preso atto della cosa, e capito che si era creata una crepa nei rapporti fra me e i miei, i rapporti fondanti della vita, che non si poteva più riparare .
Un altro pensiero solido, di quelli che li puoi toccare e mangiare, per quanto sono vividi, fu questo : rischiavo di odiare, e questo mi avrebbe avvelenato a morte . Mi ritirai dalla lite che si voleva aprire lasciando quella prima casa. Quando riportai le chiavi i miei genitori stavano pranzando, erano le due del pomeriggio, erano tornati tardi dall'ospedale dove mio padre aveva fatto delle analisi . Mi sedetti sul divano a guardarli. Ero calma, ma sentivo che in quel momento preciso si stava definitivamente rompendo il nostro legame, che eravamo vicini , ad un passo, ma ci stavamo allontanando per non riavvicinarci più. Spero che non succeda mai con le mie figlie. Non mi chiesero dove eravamo andati a stare, ma mia madre disse al mio babbo che le polpette che stavano mangiando erano buone. Lui disse che sì, erano molto buone .Lei disse che aveva usato una carne di seconda scelta, che non c'era bisogno, per le polpette, di usare carne di prima qualità, venivano buone ugualmente . Poi ci fu un lungo silenzio. Si rivolse a me e chiese se le bambine avevano fatto il Carnevale . Io dissi che era impossibile, avevamo appena traslocato e non c'era stato modo di pensare al Carnevale. Lei si ritirò subito dall'argomento, non voleva in nessun modo parlare della situazione attuale, voleva stare sul vago, e disse che intendeva dire se l'avevano fatto a scuola, il Carnevale . Forse a scuola, dissi io.
Mi parve in quel momento di essere in un vecchio film di Bunuel , il fascino discreto della borghesia, che è pieno di situazioni assurde . Li salutai senza rabbia, piuttosto attonita , e me ne andai, lasciandoli a finire il loro pranzo silenzioso .Non mi chiamarono più, non sapevano neanche il numero di telefono . Li chiamai io per sapere come procedeva la malattia del babbo. Un giorno andai a trovarlo all'ospedale di Perugia e quello stesso pomeriggio entrarono dei ladri in casa nostra e rubarono quel pochino d'oro che avevamo. In quel periodo in cielo apparve la cometa Hale Bopp. Era una cometa enorme che passava vicina alla Terra, scoperta da Hale e Bopp, un astronomo e un astrofilo, che le avevano dato il nome. Le comete prendono il nome da chi per primo le vede . Io avevo ancora il negozio di prodotti biologici. In negozio mi arrivavano giornali e pubblicazioni New Age, che ogni tanto pubblicavano profezie e previsioni sulla fine del millennio e del mondo, fondate su segnali celesti e terrestri . Tutti erano convinti di aver ragione eppure questa cometa che appariva in cielo enorme come un batuffolone di cotone con ben due code di colori diversi nessuno l'aveva prevista, neanche gli astronomi, finchè non era stata proprio vicina. La presenza della cometa in cielo era consolante, ci pareva di essere fortunati ad averla vista, nel corso delle nostre vite. Quella visione meravigliosa mi dava la misura delle cose, che quello che mi stava accadendo era in fondo una cosa insignificante riguardo all'enormità dell'Universo. Nella storia dell'uomo non si ricordava, neanche nelle cronache più antiche, un suo precedente passaggio. La guardavamo, la sera al tramonto, era sospesa proprio lì sopra il calar del sole, visibile perfino con la luce solare e io pensavo che la vita è come quella cometa , non sai bene che ti porta, anche se potresti prevederlo. Se avessi avuto strumenti più affilati e gli occhi ben aperti avrei potuto non prevedere, ma calcolare il futuro, se avessi ragionato con la testa e non con l'emotività. In fondo era matematica pura che fra me e i miei sarebbe finita così . Ancora ho in cuore il gelo di quell'inverno.

Io non penso mai a quanto siamo piccoli e insignificanti a confronto dell'universo. Tutt'altro: quando mi accadono eventi dolorosi, celebro me stessa e la mia vita come se non ne esistesse alcun'altra. Ci sono già abbastanza forze intorno che tirano a distruggerti e dire che la tua vita non conta niente!
RispondiEliminaInvece ciascuno di noi è la misura di tutte le cose e di tutta la sua vita e non può essere altrimenti. Quindi anche atteggiamenti meno da Tafazi non sono male, eh? :-D
Rispetto a quanto racconti, concordo con te sul fatto che le cose capitino, in gran parte, al di là della nostra volontà. Capitano e basta. Ma mai direi "è così che devono andare" senza provare fino all'ultimo a farle andare diversamente. Non è questione d'essere più capaci o calcolatrici, o del senno di poi. E' questione di ciò che si desidera e quanto è importante. Ognuno fa ciò che può e poi le cose vanno un po' come devono andare. Ma la fine di quel "ciò che può" per me coincide col mio ultimo respiro. Pensaci, se non vuoi perdere le tue figlie come i tuoi hanno perso te. A volte non è questione di sfiga, è proprio questione di relazioni che vuoi a costruire o meno...
Ho la sensazione che non sia il freddo di queste notti ad evocare i tuoi ricordi ma l’imminente arrivo del Natale con tutto il suo carico di contraddizioni.
RispondiEliminaGli individui vengono educati sin da piccoli ad essere furbi, a non farsi passare la mosca al naso, a sapersi vendere, a valorizzare ogni piccolo gesto, ad affinare l’arte di far credere a tutti di essere gli unici depositari del bene, della verità e della luce. Questo egocentrismo, che da alcuni viene chiamato autostima e da altri scambiato per intelligenza, ne condiziona pesantemente la vita.
Per effetto di tanto si dà per scontato che l’intelligenza ed il sapere siano esclusivamente ricevibili dall’esterno (scuola, religione, politica etc.) e successivamente misurabili con il titolo di studio, la posizione sociale e/o il conto in banca.
Una persona “per bene” è invece capace, a mio avviso, di vedere la realtà per quella che è senza condizionamenti avendo conseguito, con l’esperienza e l’attenta osservazione interiore e di ciò che lo circonda, un buon equilibrio tra il cuore e la mente.
Per tale motivo tutti coloro che sfuggono al pensiero dominante, alla moda delle maggioranze, alle consuetudini educative delle masse, si trovano, inevitabilmente, a dover fare i conti con l’evidente differenza tra apparenza e sostanza, tra quello che sembra e quello che è.
Quando scopri che i parenti, consanguinei e non, sono un po’ “caini” è troppo tardi! A quel punto la rabbia ha già invaso ogni singola cellula del tuo corpo ed hai la stessa reazione di un bambino a cui viene svelato che babbo natale non esiste perché è mamma e papà.
Con il tempo impari a ridurre la bile, a fare le tue scelte, a seguire la tua strada - costi quello che costi - tenendo a debita distanza i venditori di fumo, parenti ed amicizie fasulle e, più in generale, tutti coloro che ti frequentano solo perché possono avere da te qualche vantaggio.
Ed è così che, tra un po’ di rabbia e qualche delusione, si diventa sempre più profondi nelle riflessioni e ci si ritrova a confrontare se stessi ed i propri limiti con gli altri e con il mistero dell’esistenza e del firmamento infinito.
Non credo che Bersani, Berlusconi, Monti o la piagnucolante Fornero riflettano molto sul loro posto nell’universo o sul fatto che la vita sia destinata a finire come la cometa Hale Bopp.
Loro, nonostante siano dei vecchiacci della malora, pensano di essere eterni e riflettono esclusivamente sulla loro comodissima posizione in parlamento nonché sulla solidità del loro conto in banca ottenuto con perfetto servilismo, con la cieca obbedienza ai superiori ordini delle caste europee e mondiali, vendendo fumo in cambio di voti a danno dei lavoratori e dei pensionati.
La storia si ripete, in piccolo, nelle riunioni familiari natalizie, tra scambi di doni e tavolate interminabili, ove si annidano i parenti serpenti, i caini, le bestie con sembianze umanoidi. Tra menù locali a base di anacronistiche tradizioni culinarie, sono tutti impegnati a vantarsi dei propri meriti ed a decantare le proprie virtù o quelle dei propri figli, a parlar bene di sé e male degli altri, a vantarsi delle amicizie altolocate, la vacanza a Londra, il SUV appena comprato, la casa ristrutturata da poco …
La ciliegina sulla torta, infine, la piazzano taluni genitori (come i miei) che hanno sempre fatto svergognate preferenze tra la prole ritenendo che mettendo zizzania tra figli se ne ricevesse in cambio maggiore attenzione.
Il solito tentativo di comprare l’amore attraverso obbedienza e denaro!
Auguri dunque a tutti coloro che amano ed incontrano gli altri per il puro gusto di vederli felici e senza doverci guadagnare qualcosa.
Ciao Lorenza.
Un abbraccio a te ed a tutti voi.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaMi si è stretto il cuore nel leggere le tue parole. Tutto può succedere, anche che i rapporti che dovrebbero essere i più saldi, i più sicuri, non lo siano per nulla oppure a un certo punto non lo siano più. Non sento rancore nelle tue parole, ma sento una terribile, sofferta nostalgia per quello che non è stato.
RispondiEliminaMa riuscire a parlarne, denudando la propria anima è già il segno di un inizio positivo, uno stacco dal "gelo di quell'inverno".
Scusa, mi spiace di aver eliminato il commento, ma mi sono accorta che era pieno di errori solo a pubblicazione avvenuta.
RispondiEliminaCiao. Una mamma che non merita certamente di essere chiamata mamma. Una storia molto dolorosa, affrontata con grande dignità da parte Tua.
RispondiEliminaLa visione della cometa non ha sicuramente sistemato le cose, Ti ha solo illuminato altre strade possibili per uscire dal buio dei sentimenti, e mi pare sia molto.
Ti auguro buone feste a Te , Famiglia e quadrupedi vari.
Augurissimi!!!
Grazie per questa bellissima e soffertissima storia. Andarsene per non dover odiare: giusta decisione. In fondo siamo comete che passano e vanno, sarebbe assurdo avvelenarci il cielo. E poi un'ulteriore botta contro il già vacillante luogo comune dei gatti che si affezionerebbero "alla casa". I gatti si affezionano alle persone, altroché! :D
RispondiEliminaUn abbraccio.
I tuoi racconti e la tua maniera forte e schietta di narrarli mi commuovono sempre. Anch'io vidi quella cometa, in Maremma,e anch'io pensai alla nostra piccolezza di fronte al cosmo.Spero che per te il gelo di quell'inverno si sia sciolto. Un abbraccio
RispondiEliminaOk, continuo a piangere anche per te.
RispondiEliminaLeggendo mi si stringe il cuore. Ti abbraccio forte. Ti capisco perfettamente. Io e Claudio l'abbiamo vissuta e la stiamo ancora vivendo sulla nostra pelle.
RispondiEliminaArcangela
Ciao Vitamina, ti auguro un Natale di pace e amore.
RispondiEliminaRingrazio tutti per i commenti e la visita, questa volta più intima di altre.Ringrazio soprattutto Minerva, che mi ha spiazzato e mi ha fatto pensare.Vi abbraccio tutti.
RispondiEliminaAnche a me, Minerva mi ha fatto riflettere. Ma ognuno ha la sua storia. Con mille sfumature. La vita và vissuta fino all'ultimo respiro, ma non risucchiata dall'egoismo dell'altro. Questo chiaramente è un mio pensiero, nato dopo tanti "porgi l'altra guancia". Un abbraccio cara Vitamina. Sincero. Arcangela
RispondiEliminaAnche io ti abbraccio, anche perché dopo averti scritto ho sentito che quella che voleva essere un'accorata esortazione forse avrebbe potuto venire percepita diversamente - come un'ennesima fustigazione non meritata - da parte tua :-) Invece è proprio solo un'accorata esortazione. Ho perso persone vicinissime troppo presto, e mi sono altrettanto presto abituata alla solitudine. Più recentemente ho rischiato di perdere la mia stessa vita e ancora oggi combatto per mantenerla. Non mi affeziono troppo - o più che altro cerco di non trasformare l'amore in desiderio di possesso - ma ciascuno che io ritenga importante combatto per tenerlo vicino. Certo non permettendogli/le di fagocitarmi nel suo egoismo, e quando è così - e non c'è verso di tenerci reciprocamente (ma perché non lo si desidera così tanto, allora, in fondo) lascio pure andare. Senza rimpianti, però, a questo punto, e col pensiero che se ci tenessero/tenessimo davvero all'infinito alla relazione, farebbero a loro volta un passo verso di me. Famiglia, infine, non è solo una nozione biologica, anzi: per me è più relazionale (se hai piacere, c'è un post sul mio blog in cui ho scritto di questo, s'intito "Per la mia famiglia, per i miei amici"). Per questo ti esorto a seguire ciò/chi desideri. La vita è breve, non bisogna avere rimpianti ;-) Che tu stia bene, questo il mio augurio (Natale o non Natale di mezzo: vale in assoluto). Un abbraccio ancora :-)
RispondiElimina