martedì 13 dicembre 2011

Norberto.

Sto arrivando!

Ad Arezzo come in molte città di provincia c'è una via dello struscio, ora si dice così ,  ma noi dicevamo "Ci si vede per il Corso " che non è neanche tanto largo né tanto lungo, e se sei lì ti vedi per forza con la persona con cui hai appuntamento. I miei amici dicevano" Si va a far du' vasche . " Intendendo che si andava in su e in giù per il Corso parecchie volte come in una piscina. Ad un certo punto il Corso Italia si allarga e lì c'è una piccola piazza graziosa, Piazza San Michele, con la chiesa dove si sposarono i miei, e c'è una fontanina d'acqua del Comune. Non proprio una fontana, una cannella. Il mio amico Mario diceva " Vieni, ti offro qualcosa  al bar "Ferro" ." Il bar Ferro era la fontanina. Eravamo ragazzi squattrinati.

I genitori  di chi era nato in città erano cresciuti per il Corso, si erano innamorati lì, non si sa nulla riguardo ai nonni, ma dal tempo dei nostri genitori l'hanno fatto parecchie generazioni. Lungo il Corso c'erano tanti negozi, i più belli, vecchi e noti della città . Uno di questi era la Calzoleria Carlini, vicino a San Michele, che era dei cugini del mio babbo. Anzi , all'inizio, quando ero piccina e abitavamo nei pressi del Corso Italia, in calzoleria c'era la zia Amelia. Era una donna alta e robusta, severissima, con i capelli molto bianchi e gli occhiali . Con la mia mamma era gentile, ma distante. Comandò lei fino alla sua morte, era la moglie del sor Carlini, che era morto da tanto.


In cucina.


 Dopo di lei i suoi figli, l'Adriana, l'Annamaria, Norberto . C'erano altri figli, ma in calzoleria non si vedevano mai . Norberto era architetto . Era un uomo molto alto, intorno a due metri, che quando ero piccola non mi prendeva in considerazione . Uno di quegli uomini che apprezzano i bambini solo quando sono figli loro, e lui allora non ne aveva . Ne ebbe molto tardi, dalla seconda moglie, e si entusiasmò molto, fu un padre  tenero . Con me, quando ero sposata da poco e gli raccontavo dei miei esperimenti in giardino, parlava di piante. Un giorno mi portò a vedere il giardino che aveva dietro il negozio . Mai immaginavo che ci fosse uno spazio verde dietro il negozio, praticamente in mezzo al Corso, nel cuore della vecchia città, vicino al Vicolo Appuntellato e al Vicolo del Capitano Ardelli , circondato dalle case e chiuso da un alto muro. Per prima cosa lo seguii in un lungo e tortuoso corridoio nel magazzino del negozio, ingombro di pile ordinate di scatole di scarpe . Finimmo davanti ad un portone con molti chiavistelli e catorci che lui aprì con un grosso mazzo di chiavi, e mi ricordò il mio nonno materno. Poi salimmo alla luce in un giardino in parte ombroso,  tenuto  non bene, ma molto suggestivo, con edere che si arrampicavano dappertutto, un paio di  piccole pergole sbilenche di legni vecchi e fili di ferro tirati a mano e imbarcati su cui camminavano una rosa Cocktail , una passiflora e una piccola clematide .

Phitolacca ( da Internet)
Da una parte c'era una fitolacca molto grande, quasi un albero, la riconobbi con sorpresa. Norberto  mi disse noncurante che l'aveva lasciata crescere anche se era infestante, nata da sé, portata da un uccellino, uno di quelli che sentivo litigare sopra le nostre teste,  ma non la trovavo bella, carica di bacche nere e succose? Bellissima, dissi, e lo pensavo. Come un vero snob Norberto  coltivava in quel  prezioso giardino cittadino non qualcosa di davvero originale e interessante, che pure avrebbe potuto . Lasciava crescere quello che ci aveva trovato, qualcosa che arrivava da se con gli uccelli e anche degli iris, ma non di speciali varietà. La signora Luisa, la suocera dell'Adriana, nel giardino della  casa di Piazza Grande aveva avuto i primi iris che vedessi di colori diversi dall'azzurro/viola,  e cioè gialli, mattone e bianchi. Ne aveva dati dei rizomi alla mia mamma. Erano mezzi  parenti e pensavo che li avesse dati anche a lui . Invece lui aveva solo  le due varietà spontanee che si trovano in campagna, un tipo azzurro scuro e uno alto e pallido . Li magnificava molto, raccontava della loro presenza in tutte le vecchie case di contadini, erano fiori "storici", ma in realtà erano comunissimi. Insomma in quel giardinino non c'era niente di speciale, se non lo spazio stesso, che in mezzo alla città era una vera oasi, non si sentivano neanche i rumori della piazza di là dal cancello di legno compatto, e speciale era anche il modo in cui tutto cresceva, abbastanza liberamente e pochissimo limitato dal giardiniere .La rosa Cocktail , una rampicante moderna a fiore semplice, molto vivace, l'aveva introdotta lui ed era una presenza molto anni 70. C'erano molti lavori iniziati , tutti fatti da lui a mano . C'era in un angolo un setaccio per la terra molto grande, accanto ad un mucchio enorme di terra setacciata , insieme ad una pala e ad altra terra da setacciare .

Un giorno mi fece vedere una struttura che aveva appena realizzato di legni fini con due supporti , gli chiesi cos'era, era molto bellina  . Una panchina, mi disse . Era una vera panchina da architetto, molto carina e scomodissima, impossibile starci seduti per un minuto, ti faceva subito male il sedere  . Intorno alla cannella dell'acqua per innaffiare aveva creato una struttura di mattoni e pietre graziosa e stramba, che vorrei saper fare anch'io . Anche quella una fontana da architetto, che si integrava benissimo fra le vecchie mura della città.

Insomma il giardino era, nonostante tutto, piacevolissimo, perchè dentro c'era lui, era lui il Genius Loci.
O meglio si trattava di una fusione fra lui e l'anima del giardino, che era stato per moltissimo tempo lasciato completamente a se stesso. Di solito questi giardini cittadini sono molto "addomesticati", con dei viottolini precisi e strettissimi segnati da bordi di mattoni e coperti di ghiaino, dappertutto c'erano, un tempo, le stesse piante, bosso, un alloro per l'odore, salvia, rosmarino, timo e persia(cioè maggiorana), ligustro , bergenia , lillà, iberis , mughetti, calendule, ortensie all'ombra... Erano spazi aperti con una funzione di servizio : c'era una capannina per la legna , un'altra per gli attrezzi e i conigli o le galline, due o tre, per le uova . Qui, per il lungo abbandono, molte piante si erano perse e tutte le altre avevano vissuto un periodo di piena libertà .Ci lavorava in solitudine, era diventato il posto delle meditazioni e della pace, assillato com'era, in età matura, da una famiglia  complicata con bambini piccoli, la sua .Vidi il giardino un'ultima volta, lui era caduto e faticava a rimettersi, era molto grosso e pesante, camminava col bastone e non poteva far quasi niente. Aveva ancora dei progetti per il giardino, progetti assolutamente irrazionali, cose che avrebbero richiesto il lavoro di lui se avesse avuto 25 anni di meno, ma i progetti sono speranze e sono proprio gli ultimi a morire. Il giardino era abbandonato e il Genius Loci dormiva profondamente, fra le edere selvagge che diventavano improvvisamente minacciose e si mangiavano la malta dei muri di recinzione.

Aveva tenuto quel giardino per pochi anni ,una decina o quindici,che sembrano tanti, ma per un giardino sono pochissimi,  l'aveva ereditato dalla famosa  zia Nella ,che era stata sempre allettata, custodita da un'altra Carlini, sorella di Norberto, la Valeria, che io ricordo come una persona deliziosa. Erano morte tutte e due, zia anziana e nipote anziana anche lei, e il giardino con l'appartamento erano passati a lui . Passarono gli anni e io me ne andai ad abitare lontano, non capitavo più spesso in negozio .Avevo parlato con lui dei miei problemi e lui sdrammatizzava e ci scherzava sopra, ma aveva attentamente ascoltato. Mi telefonava ed erano telefonate in cui si chiacchierava e lui non era particolarmente affettuoso, era tonante e quasi minaccioso, mi invitava a prendere la vita col necessario distacco,  ma si capiva molto bene che aveva per me un grande affetto che era difficile da manifestare . Gli chiedevo come stava, sapevo che non camminava quasi più, ma proveniva da una famiglia in cui mai ci si lamenta, si sorvola e si scherza sui problemi personali . Mi telefonava  per il puro piacere di parlare con me . Ho altri parenti da parte della mia mamma, sono molto più estroversi, fanno una gran festa, si lamentano molto dei loro guai, non capiscono affatto quelli degli altri, sembrano molto affettuosi, ma di te non gliene frega nulla. Non per cattiveria, per natura. Se ci vai che stanno giocando a carte ti invitano a tornare un'altra volta. E' capitato . Norberto mi telefonò un'ultima volta che mi commosse particolarmente, quando seppi che era morto capii che era stato un vero commiato .

15 commenti:

  1. Bello leggerti, sono ancora incantata dalla foto "In cucina" e l'immagine della fusione con l'anima del giardino... e mentre ti leggevo, gradevolmente pensavo che anche tu sei ricca come e forse più di me... di quei valori e sentimenti per cui nessuno mai potrà gridarci "VERGOGNATEVI".
    Mi piacerebbe tanto conoscerti ed ancora ho in testa il tuo pensaci...
    Intanto, mentre mi preparo alla partenza, ti faccio dei semplici auguri si unione e serenità per le feste
    Un sorriso
    Gingi

    RispondiElimina
  2. E' da qualche giorno che "giro" ammirata per il tuo blog, presa e rapita unicamente dalle foto: il tuo giardino, la tua casa, sono quelli che vorrei tanto avere io!
    E' così bello quel giardino ricco di piante e di sfumature... ci andrei spesso a ritrovare me stessa. E la casa, da quel po' che ho intravisto, ha una sua poesia: quella porta di legno un po' scrostata dietro il pergolato di glicine, nella foto con gli iris (ti giuro che io non la cambierei mai e poi mai con una porta nuova e laccata. E' bella così, è vissuta, ha qualcosa da raccontare), quei grossi vasi scoloriti... Va beh, non vado oltre, ma sappi che sono innamorata della tua dimora, e pagherei tutto l'oro del mondo per avere questa splendida semplicità. Le ville con piscina non fanno per me.
    ...Ora per caso sono approdata sul post intitolato "fiducia" (scrivo qui perché è un post di un mese fa)...
    Corrado Augias fa sempre delle belle interviste in quel programma alla mattina, peccato che io possa vederlo solo raramente. Comunque colpiscono anche me.
    ...Da dove cominciare? Ho così tanto da dirti che alla fine non riuscirò a dire nulla!
    Mi hai fatta riflettere, che è sempre un gran piacere.
    Io sono giovane, eppure per anni ho tenuto dei segreti, e si, allontanare gli altri diventa una necessità in quei casi.
    Se fossimo telepati non potremmo FIDARCI: non è fiducia quella che si concede perché si sa. Ma io non voglio i segreti degli altri, ognuno ne ha qualcuno, ognuno ha fatto delle cose di cui si vergogna, magari ingigantendo piccole cose, e ognuno ha visto la propria fiducia tradita una volta o l'altra.
    Il punto è che ci portiamo il passato sempre addosso, come un grosso zaino pesante, che ci impedisce i movimenti. Mentre forse dovremmo tutt'al più tirarcelo dietro in un carrettino.
    Il passato non conta più: è passato.
    Lo so, sembra assurdo, ma il solo fatto di prendere la decisione di lasciarsi le delusioni passate alle spalle, e di fidarsi, cambia tutto in un attimo!
    E un'altra cosa: non si deve prendere negativamente il discorso dello psicanalista Carotenuto (altro blog a cui sento che mi appassionerò): è solo la percezione.
    Ciò dimostra solo una cosa: che ci portiamo sempre addosso ciò che siamo, e quindi siamo qualcosa, non siamo nulla... Esistiamo, e la nostra percezione ci guida alla scoperta della realtà, ed alla comprensione degli altri, se non avessimo questo filtro non saremmo Noi.
    Non è solitudine, è Vita questa: scegliamo chi ci somiglia, come hai detto tu stessa, perché la nostra percezione, influenzata sopratutto dalle esperienze, ci guida alla scelta di quella persona che saprà capirci, proprio per via di quella somiglianza. E per capire chi è molto diverso da noi ci vuole uno sforzo di empatia, e si, non lo capiremo mai del tutto, ma la voglia di capirlo è il più grande miracolo.
    Siamo umani, e tendiamo al super-uomo di cui parlava Nietzsche... Perché non accontentarci della fragilità e imperfezione umana? In fondo un super-uomo saprebbe commuoversi per la bellezza di un fiore?
    ....

    RispondiElimina
  3. ...Non siamo soli, i fatti, la scienza, dimostrano che ogni essere vivente, ogni più piccolo atomo, sono necessari alla vita.
    Sai quando si dice "una farfalla batte le ali in Giappone, e un uragano arriva in America"? La recente crisi finanziaria mondiale ci ha fatto capire quanto siamo interconnessi, e quanto una sola tessera che cade crei un effetto domino a livello mondiale.
    Chiudere le frontiere, chiudersi nei piccoli Stati nazionali sovrani, chiudersi in casa, illudendosi di poter tenere il mondo esterno lontano... chiuderci in noi stessi, illudendoci di poter fare a meno degli altri, sono solo mere illusioni.
    Se le zanzare non esistessero, persino, la Terra non sarebbe la stessa. E non parliamo di quelle minuscole particelle che sono gli atomi.
    Quindi, non credere di essere sola, perché ogni vita è legata all'altra indissolubilmente.
    Tu, carissima Vitamina, hai la fortuna di poter osservare la natura, che ci insegna questo.
    ...Scusate il lungo sproloquio, oltretutto collocato nel posto sbagliato... ma ci tenevo. :)

    RispondiElimina
  4. Mi sono commossa nel leggerti ( che è come sentirti parlare) e nel ricordo di Norberto.Ovviamente non l'ho conosciuto,ma tu rendi così vivi e veri lui e il suo giardino che mi sembra di esserci stata e che mi dispiace per la sua morte come se a volte avesse telefonato anche a me...
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  5. @ Lulù :Bello , trovare una giovane che vede tutto da un altro punto di vista , non lontano , non opposto, solo un'angolazione diversa , e si mette in gioco per raccontarmelo /raccontarcelo , grazie e benvenuta.
    @GRazia : quando torni ci potremo vedere, magari con la Paola?

    RispondiElimina
  6. Veramente gradevole seguirti: ho conosciuto, visto e sentito tutto come se fossi stata ad un passo dietro a te.
    ... "ma i progetti sono speranze" ... bellissima espressione: peccato per Norberto che i suoi progetti siano rimasti solo sogni ma, che, sicuramente l'hanno aiutato a non commiserarsi e considerare la speranza l'ultima Dea.
    Ciao Vitamina ... azzeccato il nick!

    RispondiElimina
  7. Piacevole e molto la lettura dei tuoi post.

    RispondiElimina
  8. I casi che hai portato ad esempio,anche il primo sono distantissimi dalla drammatica storia di Lucio Magri,all'eta' della signora non deve esistere l'accanimento terapeutico,tutto deve essere fatto per lenire il piu' possibile il malato,anche perche' la natura sta facendo il suo corso.

    Come ho espresso ripetutamente, delle realta' come quelle olandesi e svizzere dovrebbero esistere per accompagnare nel miglior modo possibile il malato terminale,accettare di togliere la vita per una grave depressione,a me risulta mostruoso.

    Saluti

    p.s.

    stasera commento il tuo post,ora sono al lavoro

    ciao

    RispondiElimina
  9. Vitamina, questo post è una gemma.
    Per i tipi alla Norberto ho sempre avuto un debole. Mi piace chi magari non fa grandi proclami ma in modo sobrio, pudico, quasi indifferente, ti dimostra il suo attaccamento, il suo rispetto, la stima che ha nei tuoi confronti.
    È stato un vero piacere leggerti.

    RispondiElimina
  10. Brava la scrittrice,dovresti se non lo hai già fatto scrivere dei libri,scrivere bene e farsi leggere con piacere è un arte.

    RispondiElimina
  11. @Ivo Serentha: giusto, lo penso anch'io, e spero che fra breve Vitamina ci farà una bella sorpresa.....

    RispondiElimina
  12. Sei così brava a scrivere, a ricordare e a tenere viva l'attenzione fino all'ultima riga.

    Grazia cara!

    RispondiElimina
  13. Buongiorno Vitamina, come si fa a scriverti una mail?

    RispondiElimina
  14. Sempre emozionante leggerti Lorenza. Io spero che da questi racconti nasca qualcosa perché sono davvero belli. Lo so, mi ripeto...

    Buona domenica
    Cinzia

    p.s. come stai Lorenza? Più trqanquilla?

    RispondiElimina