domenica 30 gennaio 2011

Club scambisti.

Abbiamo cercato una casa da comprare per un lungo periodo di tempo. Prendevo contatti con degli agenti immobiliari e con loro andavamo in giro a vedere case . Uno di questi agenti era una signora originaria del nord,  moglie di un noto professionista, che da noi son cose che fanno abbastanza chic, siamo provinciali ed esterofili. Mi chiamò per andare a visitare l'ennesimo immobile e fissammo un appuntamento. Dopo un pò mi richiamò e mi disse:
" Ci sarebbe una cosa , signora , che ho saputo solo ora .. La casa è affittata ad un'associazione culturale..."
Fece una pausa imbarazzata .  " Sa, i proprietari l'avevano affittata  a questa associazione , ma poi hanno capito che era una specie di ... una cosa diversa..insomma.... un club scambisti . "
Finalmente le era uscito di bocca. Mi descrisse la cosa , e la scocciatura che rappresentava per i proprietari, che venivano identificati con i referenti degli scambisti e bersagliati di telefonate .Per quello volevano venderla. Ci veniva a tutt'e due  da ridere.
"Se per lei è imbarazzante, evitiamo di andare, me lo deve dire .."
Io decisi di andare, non fosse mai che si trattasse della casa giusta per la nostra famiglia!
Ci trovammo davanti al cancello del giardino di questa casa ed eravamo io, la signora dell'agenzia e il presidente dell'"associazione culturale", un signore sui  45 anni, bello in carne e molto serio, che si sentiva osservato. Tre adulti che si comportano come se non conoscessero niente l'uno dell'altro e sanno benissimo che non è vero. La casa all'interno era attrezzata per gli incontri sessuali, chissà che mi aspettavo di trovare!... Tre stanzine da letto con reti vecchie, imbarcate, materassi sformati, letti singoli rifatti alla meno peggio con lenzuola consumate, vecchi plaid  e quel particolare modo di rifare il letto all'antica, con le coperte rincalzate sotto il materasso, la rovescia del lenzuolo a vista  e tirata su sopra il cuscino . Alle pareti qualche manifesto tipo quelli dei camionisti e soprattutto poca luce, irradiata da lampadine a 40 candele dipinte di rosso e verde . Strizzavi gli occhi e non vedevi quasi niente lo stesso. Certo, pensai, è meglio che non si veda bene! Una stanza comune era adattata a bar improvvisato . Uno squallore raro e una gran tristezza . Mi immaginavo l'alto tasso erotico degli incontri che avvenivano in quelle stanze, fra donne piuttosto in ciccia, e uomini magri  con la pancetta e viceversa. Gente normale ,di una certa età,  difficile immaginarsela durante incontri sessuali trasgressivi senza ridere. La casa era brutta, in un brutto posto e non se ne fece niente .
Sentii ancora parlare di questo club scambisti, che era molto frequentato da gente che di notte disturbava i vicini, suonavano campanelli con prepotenza  nell'urgenza di trovare il posto, come se fosse questione di vita o di morte. Persone adulte, sposate, con responsabilità familiari, che  perdevano la testa per partecipare a giochi sessuali squallidi, in luoghi squallidi . Una sera  mi capitò di passare lì davanti, ricordo che ero in auto con le mie figliole, allora ragazzine, e raccontai che da giovane ero piuttosto contraria alle leggi, alle regole costituite, perchè credevo che gli esseri umani fossero tutti buoni, tutti capaci di autoregolarsi in base alla legge morale che avevano in cuore, ma ora, dissi alle mie figlie , ho cambiato idea, per questa gente, che consuma il tempo prezioso della vita in queste stronzate, che impazzisce facendosi governare dai propri organi sessuali, ci vuole il concetto di peccato, di punizione, ci vogliono severi preti, ci vuole  il diavolo con le corna e il forcone, che gli punga il culo, che li frusti per farli tornare in sé! Ci vuole la sanzione, la minaccia della punizione per chi non riesce ad avere buon senso.
Quello che mi disturbava era l'investimento di energia , l'impegno messo in queste attività . Che nella vita di una persona la ragione, l'intelligenza , la capacità , il denaro guadagnato, tutto si mettesse al servizio della parte più istintuale e bestiale . Quando si dice ragionare col pisello o con la passera, scusate i termini. Lo fanno gli animali nel periodo del calore, ma dura un tempo limitato e a volte noti l'imbarazzo del cane, dominato dai propri ormoni, che quasi si scusa per come si comporta . Ma un uomo, o una donna , no. E' osceno e l'oscenità non sta nei comportamenti, che di per sé fanno ridere se ci si pensa , ma sta proprio in questo improvviso scomparire della ragione, dei sentimenti , della parte migliore dell'essere umano che diventa schiavo del proprio vizio. E' per questo che la lussuria è un peccato mortale . Capisci cosa vuol dire  "peccato", che è una cosa seria e non l'infrazione di una regolina, proprio in questi casi . E consideriamo che io non vado in chiesa! E' per questo che non sopporto Berlusconi . In questo triste periodo tutti i commentatori si son guardati dal dare un giudizio che potesse apparire moralista, tutti hanno detto che in casa propria ognuno fa i giochetti che vuole , il dottore , l'infermiera.. Ma intanto non li va a raccontare al resto del mondo, se li tiene per se . Poi mi devono spiegare come può uno, anzi una classe dirigente intera che ha così gravi dipendenze, che assorbono i suoi pensieri e le sue energie, uno che ragiona col pisello, come può occuparsi di una nazione, cosa gliene importa. Dice che fa così per rilassarsi , per divertirsi dopo aver lavorato tanto per il "Paese". E' grave che uno si diverta così,  sarò antiquata , moralista , me le prendo tutte volentieri , tanto penso che con gente così non c'è modo di trovare un terreno comune , siamo incommensurabili , non c'è unità di misura comune, né linguaggio per capirsi.

sabato 29 gennaio 2011

La memoria dell'acqua.

Legno di susino : ogni cerchio del legno un "tempo" di memoria chimica.

Legno di quercia: memoria a lungo termine.

La stradina del bosco.
 Anni fa fu formulata un'affascinante teoria scientifica sul fatto che l'acqua conservasse memoria delle cose. Non so essere più precisa, ma subito si prese spunto per dire che forse per questo funzionava l'omeopatia, perché l'acqua, usata per sciogliere e dinamizzare i rimedi, conservava memoria della particolare energia  con cui era venuta in contatto. Si riprese a parlare delle acque benedette, delle fonti miracolose, anche quelle acque avevano forse memoria delle apparizioni della Madonna e degli
eventi miracolosi e si comportavano in un modo speciale, senza farsi corrompere, conservavano un messaggio di guarigione. Cose davvero affascinanti , che se non sono vere, fanno comunque pensare . La memoria, per noi che viviamo immersi nella quarta dimensione, quella temporale , e possiamo percorrerla in un solo senso, ci fa conservare almeno per un pò tutto ciò che continuamente ci sfugge, l'istante  attuale che appartiene subito al passato e si allontana a grande velocità. Ci serve, ci piace ricordare, ci insegna . Eppure siamo stati capaci di istituire una specie di ricordo ufficiale dell'Olocausto solo moltissimi anni dopo che era avvenuto. Era stato troppo, tutti i limiti superati, troppa gente uccisa, troppo dolore, troppa indifferenza, troppo grande la colpa, troppa facilità nel compiere un delitto epocale. 
Forse io ero stata fortunata, il mio babbo non aveva voluto dimenticare, da subito, e mi aveva dato presto da leggere "Se questo è un uomo", "La tregua" , il "Diario di Anna Frank", libri di testimonianza, ma anche opere di alta letteratura, che mi piacquero immediatamente, perché raccontavano la realtà. Ero una bambina seria, riflessiva e non mi spaventavo leggendo, però avevo spesso pensieri  da grande,  come se avessi avuto  un'altra vita che non ricordavo, da cui provenivano turbamenti e angosce che normalmente una bambina non ha. Credo che anche  la mia mamma si inquietasse  davanti a certi miei pensieri. Più avanti mi diedero da leggere il "Diario di Hiroshima" e  "Treblinka" , la storia di un campo di concentramento in cui, con dedizione impiegatizia, si pianificava lo sterminio, si studiava come stratificare i cadaveri, avendo scoperto che, per la composizione chimica dei corpi che varia con l'età, quelli degli anziani bruciano meglio.
Erano gli anni sessanta e con il boom economico tutti volevano in fretta lasciarsi alla spalle quel periodo  carico di orrori. Ognuno aveva vissuto i suoi, il mio babbo era stato per due anni in un capo di lavoro in Germania, prima a Wiezendorf poi ad Amburgo. La mia mamma aveva assistito al ferimento e alla morte di parenti e conoscenti durante il passaggio del fronte, quando era sfollata nel paesino di Palazzo del Pero, vicino ad Arezzo.
In particolare una zia, che fu presa una sera dai tedeschi e fu ritrovata violentata e uccisa , con la gonna tirata sopra la testa e cacciata in bocca , senza riuscire a sapere se fosse proprio lei, dopo che il cadavere era stato una decina di giorni e notti d'estate nel bosco.

In questi piccoli campi ho ritrovato bossoli di mitragliatrice.
Il mio babbo non voleva dimenticare, era convinto che noi ragazzi dovessimo conoscere quello che accaduto, che era anche il nostro passato .
Ma erano appunto gli anni sessanta, e tutti volevano dimenticare, non interessava neanche  fare giustizia, punire i crimini di guerra, io non l'ho mai sentito dire da bambina, si rinunciava e basta. C'era la mitica figura di Simon Wiesenthal, che continuava ad inseguire i criminali di guerra, nel nome della Giustizia. Ma in Italia tutte le carte che riguardavano le numerose stragi, episodi di rappresaglia, con le testimonianze raccolte dalle truppe alleate,  furono chiuse in un armadio  e questo fu girato con le ante verso un muro, se ne vedeva solo il retro, e fu dimenticato lì, in un'oscura stanza anonima di un Ministero. Anche questa è una storia che sembra inventata.  Fino a quando qualche anno fa qualcuno si chiese " Fammi vedere che c'è qui dentro.." O forse  pensò, conoscendo la vicenda, che era venuto il momento di spalancare l'armadio della vergogna.
Ma questa memoria che sembrava perduta fa parte di noi. Come per la memoria dell'acqua alcuni studiosi hanno scoperto che  le vicende vissute diventano chimica del nostro corpo, si incidono sul patrimonio genetico e lo cambiano. Le emozioni positive e negative diventano un messaggio biochimico, la storia non passa invano. Gli uomini e le donne che vissero l'orrore poi continuarono a vivere, a lavorare, ripresero un'esistenza più normale e fecero l'amore con i loro compagni, concepirono dei figli, e nell'ovulo che si sviluppava c'era anche un pò dell'orrore vissuto. Nel bambino che cresce, anche ora, sta il segno della guerra, dell'odio, della paura, nelle cellule viventi che lo formano. Le cellule ricordano  l'abisso, l'orrore, lo ricordano anche quando la persona è piccola e resta sconcertata da pensieri e sogni da adulta, che sembrano non appartenerle, provenire da un'altra vita. Le ultime generazioni sono quelle più segnate dalla depressione. La mia amica Maxi dice che la storia della seconda guerra mondiale per i tedeschi è un grave peso, conscio e inconscio, una grave colpa da portare, un segno nell'anima delle persone e della nazione intera.

mercoledì 26 gennaio 2011

Fiori per Algernoon.


Muschi e licheni:  dovrei portare sempre  dietro la macchina fotografica per fissare  queste minuscole bellezze che si stendono sui sassi e sulle rocce e li ricoprono con costanza. Sono un pò triste, queste immagini di resistenza mi aiutano . E' un periodo che ho a che fare con diverse persone anziane, non è difficile che succeda , le persone anziane sono molto numerose intorno a me, sono numerose dappertutto, l 'Italia invecchia ed è una cosa un pò buona un pò cattiva. L'estate scorsa è morto il mio suocero, ieri ho accompagnato la mia suocera , che aveva fatto un'angiotac , dallo specialista che doveva leggerla . Avevamo capito dal referto scritto che c'era qualcosina che non andava ,  il neurologo ha aperto il dischetto sul computer e ci ha fatto vedere .Abbiamo visto la placca aterosclerotica depositata sulla parete della carotide , ed anche diffusamente nel cervello , che da di sé un'immagine grigiastra . Il medico, parlando serenamente , ha detto che ci sono dei danni , diffusi , irrimediabili , che si vedrà di verificare con dei test. I miei suoceri hanno sempre mangiato piuttosto bene, e sono stati sempre attivi fisicamente, la mia suocera ancora va in giro in bicicletta , scherziamo su questo. 
82 anni e gira in bicicletta con le borse della spesa attaccate al manubrio.Grandi mangiatori di verdure, cotte e crude , eppure si vede che non basta. Quando siamo tornate a casa lei aveva avuto la sensazione, dato che il medico parlava con calma e non le  ha dato nessuna nuova medicina, che tutto fosse andato bene . Eppure il medico le aveva parlato chiaramente. L'ho lasciata nella sua convinzione, ma avevo addosso una grande tristezza . E' così. La mente comincia ad appannarsi, qualcosa sfugge , i ricordi lontani restano e le cose vicine si perdono. Un pò fa ridere, perchè già la mia suocera parla una lingua sua , che è un dialetto misto a parole sentite in televisione, un dialetto molto personale e rimodernato, che ora si complica per quel filo di confusione mentale .  In italiano si dice tornare, ad Arezzo facilmente si sente "riandare", lei dice "Arindare". "Ce se' arindato in quel posto? Un ce se' attorno ancora?" Attorno sta per artornato, tornato in italiano . E' la tipica persona che direbbe di avere i tricicli e il polistirolo nel sangue, e che la medicina non son compresse, ma "cazzule" . Farebbe la gioia degli accademici della crusca .Però, ora che tutto questo dipende anche da uno scivolamento nell'oblio, mi fa paura. Mi torna in mente un racconto comparso nella collana "Le meraviglie del possibile", fantascienza di molti anni fa. 

Si intitolava "Fiori per Algernoon" .Ve lo riassumo brevemente, mi piacque tanto da farmi piangere.  E' un uomo che scrive, scrive  molto male, perché si tratta di una persona handicappata, su cui viene sperimentato un farmaco che dovrebbe permettergli di tornare "normale", sviluppare le  facoltà intellettive di un normale essere umano. Lo stesso esperimento viene condotto su una cavia, un topino di nome Algernoon , e l'uomo descrive i progressi suoi e della bestiola, che è un pò più avanti di lui nel processo e quindi l'uomo vede nel topino l'evolversi della sua propria situazione in anticipo. L'esperimento funziona così bene  che il topino fa cose quasi impossibili per un topo e l'uomo anche, diventa in poco tempo una specie di genio. La storia è raccontata come un diario, giorno per giorno, con le date, come un esperimento scientifico, con i commenti degli scienziati. Poi il farmaco, dopo un picco di massima efficienza , smette di funzionare, il topolino torna velocemente alla condizione primaria e il giovane vede in lui, in anticipo, la propria decadenza, il proprio scivolamento all'indietro, con grande dolore e amarezza, fino a quando, ormai  quasi  dimenticato tutto quanto ha vissuto, porta i fiori sulla tomba del piccolo Algernoon, che è morto danneggiato dalla sua "cura". 
La scorsa estate mi è capitato di parlare di libri con una persona che diceva che i libri, oltre alla narrativa, possono essere di servizio . Ma a me anche la narrativa mi serve! Chi se lo immaginava,  quando il mio babbo mi consigliò di leggere "fiori per Algernoon", ed avevo forse 12 anni, che a 55 anni mi sarebbe così tanto servito per definire una condizione di perdita di memoria, coscienza e consapevolezza di sè ? Forse il racconto serve più di un manuale sull'invecchiamento e aiuta meglio a metabolizzare una situazione difficile.

Foglie ombelicate e timo.
La roccia vestita.
Paesaggio minimo.

Quante piantine!
Piccole felci infreddolite.
Verde e morbido.
I "fiori" del muschio.

lunedì 24 gennaio 2011

Le case della L. raccontano la proprietaria.

Lonicera in fiore nonostante il freddo.
 Vorrei dare un'occhiata in casa della mia amica L. E' figlia unica di due genitori severi, poco comunicativi,  ora si direbbe anaffettivi. Il padre è morto da tantissimo, la madre da una decina d'anni, lei stessa ne ha più di settanta. Quando la famiglia è così fredda, i coniugi reciprocamente e di conseguenza con la figlia, certe qualità non passano da madre a figlia e neanche certe sapienze ed esperienze.

La L. non è una brava donna di casa, nessuno gliel'ha mai insegnato. Ne sentiva vagamente la necessità e ha cercato nei libri, oppure ha chiesto ad amiche inattendibili. Non ha una valida figura femminile alle spalle e ha cercato di crearsi un'identità femminile senza averne l' esempio.
I genitori non le hanno mai fatto un regalo, nè per Natale nè per i compleanni, la consideravano una cosa inutile e lei ha imparato così.
E' rimasto così, i suoi doni sono estemporanei, mai legati a circostanze o date precise, generosi, ma si vede che non ne ha la pratica. Quando è morta la madre  lei ha buttato tutto all'aria, ha venduto la casa e ricomprata  una nuova in un'altra città, ha fatto dei corsi per pedagogisti, ( è laureata in pedagogia), ha imparato in quei corsi alcune delle cose  che tutti praticano normalmente nelle famiglie e che a lei nessuno aveva mai insegnato.Ed altre cose nuove.

Una cosa però non ha mai imparato ed è l'ordine . Nelle sue varie case, vari luoghi dove abitualmente vive, il caos si crea spontaneo per autogenerazione. Ci vai la prima volta, quando appena ci ha messo piede e la casa è da rinnovare e c'è qualche oggetto in giro, la volta dopo sono decine, la volta dopo centinaia ed è il caos.
Qualche volta non si sa dove mettere i piedi. Mi sono offerta di aiutarla a mettere ordine, a scegliere fra gli abiti vecchi della sua  famiglia, cioè del marito e dei figli, e fra quelli della madre e del padre, che conserva ancora. Credevo di farle un piacere, ma lei ha detto che tutta quella roba le serviva, che avrebbe fatto stracci e grembiuli di quei vecchi abiti, alcuni risalenti ai primi anni del secolo scorso. Mi sono offerta di fare per lei un golf ed ha trovato, miracolosamente, in quel caos, della lana nuova, in matasse, avvolta in un tipo di carta che non si produce più. Il cartellino diceva che era del 1934. Mangiata qua e là dalle tarme l'ho dovuta in molti punti aggiuntare.

Lenti di ghiaccio sull'erba.

Le case della Luisa raccontano la sua infanzia, raccontano che nessuno le ha riconosciuto un valore e che lei stessa per certi versi ancora non se lo riconosce, quando indossa vecchi abiti oppure raccatta cose che altri hanno buttato via e se le mette in casa. Non è il grazioso recupero dello shabby, è proprio l'uso tal quale di oggetti che sono ad un passo dal cassonetto. Dice che non le interessa, che sono cose sciupate, ma che si possono ancora usare, che sono stati stupidi a buttarle ancora buone. Per altri versi, per le medicine, per certi oli per il corpo, si concede cose costose, visite da medici alternativi, che è convinta curino la sua anima, oltre al suo corpo.
Nell'uso delle sue risorse  segue criteri contraddittori. La confusione che regna nelle sue abitazioni mi spiazza completamente . Anch'io non sono ordinat , ma quello è per me troppo, assolutamente ingestibile. Mi fa paura pensare che certe persone molto ordinate, venendo in casa mia, possano provare quello che io provo quando vado da lei.

Ordine perfetto.
Tutto a posto.
E' una persona fantasiosa, vulcanica e generosa, se le dici che non stai bene si ferma, ti fa elencare i sintomi e intanto cerca, sotto pile di libri e carte, il libro di omeopatia o il manuale dei fiori di Bach, uno dei tanti, che in quel momento individua come il testo ideale per la tua situazione. Intanto sposta da sopra i fornelli un'altra pila di roba varia, accende e mette l'acqua per il tè. Con il libro aperto in mano legge ad alta voce e commenta e intanto versa il tè nelle tazze e cerca lo zucchero integrale, quello che sa di liquirizia, il cui barattolo forse sta sotto certi vestiti puliti portati dalla casa di Firenze, regolarmente non stirati.
Stirare? Non se ne parla neanche, le donne come lei non perdono tempo a stirare e se devono fare un orlo prima provano con la spillatrice. Ogni tanto, per un matrimonio, per una cerimonia, stira qualcosa e mette insieme vecchi abiti che per miracolo sembrano nuovi e le fanno fare una bella figura. Poi dice:"Mi hanno detto che ero molto elegante..."

E' decisamente, autenticamente e spontaneamente originale, fatta a modo suo, insofferente dei legami familiari, e molto affezionata ai figli e al marito, tutto insieme. In campagna ha due annessi agricoli distanti 1 km l'uno dall'altro, uno sta più in basso dell'altro . Di sotto lascia marito e figli . Di sopra va da sola . Si deve sentire libera. Di sotto il casino è esplosivo, di sopra ancora si respira. Avrebbe potuto costruire una sola casa più grande, più comoda, una sola casa per tutti, ma non le è neanche passato per la testa.
Abbiamo in comune un  certo spirito ecologico, l'amore per la natura e la campagna, una storia familiare simile e  la propensione ad aiutare il prossimo.
Ci dividono il cibo, lei non mangia per il piacere di mangiare, ma si nutre in modo sano, senza badare al sapore, e la casa, che per me deve essere ordinata e piacevole, per lei è un ricovero dagli avversi elementi. Ho letto che Marguerite Duras, o Marguerite Yourcenar, una Marguerite francese, diceva che ci sono donne incapaci di fare ordine, capaci solo di spostare il disordine da una stanza all'altra. Io e la  L. siamo così, in misura diversa. A me pare che le nostre zone del casino, più o meno estese, lancino un messaggio di disagio, una porzione della vita e della mente che non va a posto, che ha bisogno di essere sistemata.

domenica 23 gennaio 2011

Il camino : un oggetto del desiderio.

Come sono attraenti le stanze con il camino ! Diventa il centro della stanza , intorno divani o poltrone , o solo grandi cuscini e un tappeto. Camini antichi , con cornici lavorate, camini di pietra, col frontone scolpito, camini semplici come il nostro , con un trave di legno e sopra la cappa intonacata, camini moderni , in acciaio, lineari. Tutti belli, tutti suggestivi. Tanto è il fuoco che conta . E' lui , vivo ipnotico , guizzante , fa caldo e compagnia. Vediamo nei film queste belle stanze dove accadono cose piacevoli , dove si riunisce la famiglia, alcune generazioni riunite davanti al fuoco per Natale ...

Peccato che nessuno faccia vedere la realtà , cioè che il camino sporca tantissimo , produce tantissima cenere e non scalda affatto, o meglio scalda solo ad un metro e mezzo di distanza, e allora arrostisce , e solo dalla parte esposta al fuoco. Le altre stanze restano gelide. Tanto folklore e poca sostanza. Inoltre spesso i camini non tirano . Alcuni dicono : "Nelle vecchie case, una volta, tutti i camini tiravano !" Non è vero niente. Tiravano perchè le case avevano tante aperture e tanta aria fredda che entrava da tutte le parti . Se chiudi le aperture i camini fanno fumo, quasi tutti. Ci è successo una volta di restaurare una casa con un vecchio camino . Una volta rifatte le porte e le finestre nuove il camino faceva fumo. Lo facemmo modificare e fu un'impresa. Poi il falegname tornò a mettere una sola piccola guarnizione a una finestra . Il camino tornò subito a fare un filo di fumo . Non si vive in una casa affumicata.

A parte i difetti del camino , meglio una stufa , o un camino chiuso ,che a tutti gli effetti è una stufa . Anche la stufa ha i suoi difetti . Chi vive in un appartamento di città vede la casa di campagna come un sogno e se ci stesse per un fine settimana troverebbe ancora tutto magico e bellissimo. Ma sono certa che dopo un mese di legna da portare in casa , continua pulizia della zona intorno alla stufa o al camino , eliminazione quotidiana della cenere ,polvere che si deposita dappertutto , per non dire dell'operazione annuale di pulizia della canna fumaria, rimpiangerebbe i termosifoni. .

Io sono una patita della stufa . Credo fermamente che la nostra stufa danese, la prima acquistata nel lontano 1995 o 96, non ricordo di preciso, sia stata uno dei modi migliori di spendere i nostri soldi . Da quando è arrivata lei in casa abbiamo diminuito le spese di riscaldamento e ci siamo SCALDATI .Inoltre ha una manutenzione semplice , ottimi materiali , costa come un caldaia e da meno problemi , se la compri di ottima qualità , per la storia che chi più spende meno spende , durerà anni e anni . Se ha lo sportello in vetro temperato, con il fuoco a vista , sarà bella e piacevole come il camino e scalderà anche altre stanze secondo la potenza . Ma quando si sceglie come fonte di calore per vivere, si deve sapere cosa si compra e come si usa , si deve informarsi molto bene .Dopodichè è piacevolissimo starsene nei dintorni della stufa a leggere ,fare la maglia, ascoltare la musica o sonnecchiare sul divano , i gatti dicono che è tutto vero.

sabato 22 gennaio 2011

Vivere con cento cose 4: riflessioni e ricordi sulla casa ideale e la casa reale.

Qual è la casa ideale ? Credo che ognuno ne abbia una visione , che in gran parte dipende dalle proprie illusioni . La casa ideale è , per esperienza , molto diversa da quella immaginata . Io ho avuto per tanto tempo il desiderio della casa , quasi ossessivo . Facevo dei sogni bellissimi in cui per una porticina bassa e stretta entravo in una casa luminosa con tante stanze , con tante finestre affacciate sul panorama di una valle da fiaba, come quello che si vedeva dalla terrazza davanti alla cucina del ristorante il Goccino di Lucignano , dove ho lavorato anni fa. Tutta la Valdichiana fino a Cortona stesa davanti a me , con i campi di colori diversi , i paesini, i campanili ...Quella casa del sogno aveva tante stanze di soggiorno, con poltrone comode e vecchiotte e mobili d'epoca, non proprio antichi , ma col sapore di casa. Aprivo una porta e c'era un'altra stanza , e un'altra ancora.. Un labirinto di stanze accoglienti.

Nella realtà assolutamente sconsigliabile . Le stanze devono essere tutte pulite e in inverno riscaldate . Quindi devono essere in numero giusto , la scarsità di spazio produce sovraffollamento e insofferenza reciproca , ma troppo spazio è lo stesso un problema . Le case nuove è augurabile siano ecologiche , ecocompatibili, con tutto quel che ne segue. Io dico anche SEMPLICI , nella manutenzione , nelle macchine che all'interno garantiscono riscaldamento , illuminazione , acqua sanitaria. Che possiamo intervenire da soli e ci serva solo raramente un tecnico. Comunque non tutti possono permettersi una casa nuova fatta come vorrebbero . C'è un solo sistema . Come diceva Lionello che insegnava yoga ad Arezzo, e non solo lui , l'unico punto su cui intervenire se la realtà non ci piace siamo noi stessi . Mi sembrava , quando lo sentii la prima volta , una gran scoperta , e lo è , ma è  anche una cosa banale . Quindi se si entra in una casa che non ci piace e  siamo costretti a viverci , cominciamo col farcela piacere . Lasciamole del tempo per dirci chi è davvero, e se ha qualcosa di buono da offrirci.

Ci siamo dovuti trasferire , una volta , in una vecchia colonica , una tipica leopoldina con la colombaia , con un nome che era tutto un programma : "Podere la Bicocca". Era bella da vedere di fuori , ma cadente , alcune stanze avevano il pavimento così imbarcato che quando ci misi un armadio da una parte stava sulle sue gambe, dall'altra aveva delle zeppe di 20 cm. La prima notte era così freddo che dormimmo , io e Mauro , con il piumone di piuma d'oca, il coltrone di lana , un plaid , la tuta addosso e un cappello in testa .In camera la mattina c'erano 6°, come dormire all'aperto. Le bambine dormirono dai nonni , per non scioccarle troppo. I soffitti altissimi erano bucati , fra le pianelle in alto si vedeva l'azzurro del cielo, e in quei buchi aperti se ne andava tutta l'aria calda che la stufa produceva. Naturalmente non c'era riscaldamento. Vi chiederete chi ce l'aveva fatto fare di finire lì, ma è una storia troppo lunga . C'eravamo e basta .Per non deprimere troppo le bambine e noi stessi facevamo finta , senza dircelo l'un l'altro, che la casa ci piacesse un sacco . E alla fine c'è piaciuta . Certi giorni arrivavano delle persone e mi dicevano "...  scusi , non vorrei disturbare , ma sa , io qui ci sono stato , da sfollati, durante la guerra..C'era una famiglia di gente brava , che davano da mangiare a tutti , diceva la massaia che faceva così perchè aveva un figliolo soldato , e magari un'altra mamma darà da mangiare a  lui , se avesse fame... "  La gente della Bicocca , disabitata dagli anni settanta, mi parlava attraverso il tempo. Sentivo la loro presenza, non mi son mai sentita sola , lì. Dopo tre anni che eravamo lì abbiamo potuto comprare una casa nostra , finalmente , ma i primi tempi la Bicocca mi mancava , mi toccava tornarci, fare più di venti km per tornare a quel bosco e quella casa accogliente, per sentirmi a casa ,anche se il portone ormai era chiuso. Una sera ci tornai con la scusa di procurarmi del terriccio per i fiori , ce n'era tanto sotto le querce. Era già quasi buio e misi le mani nella terra . Mi capitò in mano un legno contorto , un pezzo di legno d'edera arrampicata fino in cima alla quercia, rinsecchito e caduto giù. Nel buio senza vederlo lo misi in macchina e me ne andai . Quando fui alla casa nuova lo vidi alla luce artificiale , era un legno con un occhiello , saldato su se stesso e aveva la forma di un drago . Per me in quel momento voleva dire che il bosco della Bicocca mi aveva congedato con un dono di buonaugurio , che andassi in pace con la mia famiglia, ora .

Questo per dire che cambiando il nostro approccio cambia la realtà. Tuttavia alcune  cose sono valide per tutti .Proviamo a vederle .

Una casa ideale deve essere facilmente riscaldabile , vanno considerati i sistemi alternativi ai combustibili fossili, ormai troppo costosi e drizzate le orecchie per le novità che arriveranno .

I sistemi devono essere semplici. A me farebbero paura i labirinti di tubi sotto il pavimento , che se se ne rompe uno ti tocca spaccare il pavimento per accomodare , tanto per fare un esempio.

Se si vogliono tenere animali domestici la cucina si dovrebbe poter chiudere , dovrebbe essere un ambiente che è possibile isolare , perchè un gatto , per quanto educato , può sempre salire sui piani dove sta il cibo.Anche con un cane ti trovi facilmente peli dappertutto.

La cucina dovrebbe potersi chiudere comunque, se hai ospiti e non  hai pulito non lo fai vedere a tutti, è una piccola basilare libertà.

In una casa ideale ci devono essere dei locali di servizio , ripostigli , cantina, soffitta . Un posto dove riporre il passato per non doversi separare da tutto , perchè è giusto scartare , ma è anche giusto poter ricordare e conservare alcune cose.Le case moderne hanno pochissimi spazi del genere , che invece sono essenziali.
Quando si cercava casa ne abbiamo viste alcune con bellissimi camini di pietra scolpita , pavimenti pregiati , in campagna. Ma niente ripostiglio.E le scarpe ? Chiedevo all'agente immobiliare . Quali scarpe ?
Quando arrivo dovrò levarmi le scarpe ! Dove le metto ? Mi guardavano come una mentecatta, ma io immaginavo il pavimento da pulire , tutto sporco di pedate di fango.Mica potrò avere il pavimento di cotto e le scarpe fangose in fila davanti alla porta?

Per me una casa ideale dovrebbe avere anche uno spazio esterno , un giardino , per quanto piccolo.
 E dovrebbe essere poco arredata , abbastanza vuota , i pensieri circolano meglio, è più riposante e c'è meno da spolverare.

Qualcuno vuole aiutarmi a trovare caratteristiche irrinunciabili della casa ideale?


venerdì 21 gennaio 2011

Vivere con cento cose 3: su come possedere cose influisca sulla felicità.

Possedere cose è in rapporto con la felicità personale. Quelli della mia età lo sanno bene, figli del dopoguerra, per noi era un sogno possedere oggetti, la casa, gli elettrodomestici, l'auto, la pelliccia, i gioielli, dei bei mobili, bei tappeti, oggetti d'arte... un elenco infinito, se si vuole, secondo la cultura e le propensioni personali. Si veniva da periodi di povertà assoluta e possedere cose utili migliorava tanto la vita, pensiamo al frigorifero per conservare il cibo, alla lavatrice, alle coperte per i letti, alle scarpe! Al tempo dell'infanzia dei miei genitori tantissimi camminavano scalzi. Poi però gli oggetti sono diventati status symbol , e girava la testa a vedere, per esempio qui ad Arezzo, che gli orafi, adesso in declino, compravano per i loro bagni rubinetti d'oro e pietre dure. Non c'è fine all'ostentazione del lusso. Ma rende felici? No, non è certo che una persona molto ricca sia anche molto felice. Comunque anche quelli che non sono ricchi hanno visto aumentare nelle loro case il numero degli oggetti, abiti, scarpe, lascio a voi l'elenco.

Credo che si potrebbe usare una funzione matematica per descrivere questo rapporto fra il "benessere" e il "possedere cose" . Sarà una funzione che ha sull'asse delle ascisse (x) il numero delle cose in possesso e sull'asse delle ordinate(Y) il benessere . Si vedrebbe subito che all'inizio i due valori crescono in proporzione ma c'è un valore critico delle x superato il quale la y decresce quasi a picco. Mi diverte parlare così, ma credo di scocciare parecchi lettori, quindi traduco. Quando le cose possedute sono troppe non sono più gestibili, diventano solo fonte di lavoro e di preoccupazione. Per scendere terra terra per me è quasi impossibile gestire, per esempio, gli abiti di tutti i componenti della famiglia . Invito continuamente tutti a scartare le cose che non mettono. Il criterio di utilità di un oggetto è semplicissimo: se non lo usi, qualunque cosa sia, da più di due anni vuol dire che non ti serve più. Allora li invito a fare un primo passo, parliamone e vediamo cosa  farne . Se abbiamo posto possiamo metterlo via: ricordate le soffitte di una volta?  Ma ora avere una soffitta è un vero lusso. Comunque se la "soffitta" (che può essere una cantina asciutta o un ripostiglio o quello che vi pare) è già piena abbiamo un'altra scelta: dare l'oggetto a qualcuno che può ancora usarlo. Un negozio dell'usato , una raccolta di beneficenza, un parente che lo accetta volentieri .. Solo alla fine c'è il bidone della spazzatura. 

Tuttavia nelle case gli oggetti proliferano con velocità evidentemente maggiore di quella con cui vengono eliminati.C'è una resistenza , un'attaccamento profondo che impedisce di liberarsi del superfluo. Come se ci si identificasse con l'oggetto stesso , gli si affidasse una parte di sè , il che è quanto meno inquietante.  Potrei descrivervi la trama del film comico che si svolge in casa mia, e dirvi che mio marito ha, per fare un solo esempio, qualcosa come una trentacinquina di  paia di mutande  e a niente vale che io gli dica di astenersi dal comprarne di nuove, perché ce ne sono alcune che sicuramente non mette, l'elastico si imporrisce e si buttano via che sono state usate forse tre volte . E' chiarissimo che mio marito considera queste osservazioni  il parto di una mente nevrotica e comunque argomenti degni di nessuna attenzione, non così elevati da interessare la sua mente maschile. La sua mamma non ha mai fatto osservazioni del genere. Ma in casa sua era la sua mamma a comprare le mutande, solo quando servivano.Ho detto qualche volta che se arriverò a chiedere la separazione da mio marito e si andrà davanti al giudice, quando mi chiederà il perchè mi voglio separare dirò che è per via delle mutande.

Sicuramente qualcuno ride . Ma l'argomento è serio . In una situazione critica come l'attuale dovremmo riflettere su tutte queste cose :  in un negozio si evita di fare "magazzino" , perchè si tengono soldi fermi in forma di merce invenduta , perchè non si deve fare in una casa , dove oltretutto entra uno stipendio solo? Se si fosse meno compulsivi nell'acquisto si avrebbero semplicemente  più soldi a disposizione. La stessa cosa vale per i giornalini di fumetti , le scarpe di mia figlia, i CD dell'altra figlia ecc. Sono disposta a tenere quello che si usa . Per il resto chiedo perentoriamente che mi aiutino a trovare soluzioni . In fondo liberandosi di oggetti non usati si libera uno spazio , certamente prezioso in casa , e si rende disponibile una quota di felicità.

Gli oggetti non stanno solo lì. Se stanno lì il minimo che fanno è coprirsi di polvere e i CD, per esempio, non si riesce a spolverarli. Gli abiti invecchiano, devono essere comunque lavati e sistemati, altri tipi di oggetti devono essere tenuti in ordine ( es. : viti, chiodi , cacciaviti ecc.) altrimenti quando ti servono non li trovi e non li puoi usar . In casa mia ci sono moltissimi oggetti "tecnici", ma non sappiamo dove sono, così il più delle volte li compriamo nuovi . Ora tutto questo influisce sulla felicità, intesa come benessere . Sulla mia di sicuro, per me sarebbe molto semplice gestire meno cose, visto che tocca a me. Semplificare è essenziale perchè io riesca a svolgere tutti i compiti che mi vengono attribuiti, a maggior ragione ora che non ho un lavoro fuori casa e tutti pensano che debba far tutto io, tanto non lavoro. Ma un giorno riguarderà anche le mie figlie e chissà se ricorderanno queste cose che scrivo. Semplificare, possedere meno cose, non significa per niente impoverirsi. Anzi è un arricchimento in tempo (grande ricchezza) libertà mentale e miglioramento della qualità del lavoro. Il lavoro della casalinga , o del casalingo, merita una maggiore considerazione, non deve esser svolto come un'attività "tradizionale" immutabile, ma con senso critico e volontà di migliorarlo, da esso dipende una porzione grande della nostra vita.

Credo di aver sollevato un argomento comune a tante famiglie, che se correttamente affrontato renderebbe la vita migliore a tutti. E' uno sviluppo di "vivere con cento cose " e altri ce ne saranno, perché io non faccio che pensare alla storia della DECRESCITA FELICE e cerco nuove strade e soluzioni . 

giovedì 20 gennaio 2011

Vivere con cento cose 2: i bisogni indotti.

All'inzio della convivenza, appena sposata, conoscevo tutti gli oggetti di casa, comprese scarpe e vestiti miei e di mio marito e di ciascuno sapevo il posto. Solo della roba tecnica ( per dire: cacciaviti, martelli, trapano,ecc.) si occupava mio marito. Poi ho lavorato ed avevo tanto da fare, le cose da tenere a mente aumentavano, il "sistema " si faceva più complesso e un bel giorno mi sono accorta che avevo perso il filo, non ricordavo più i posti delle cose e alcune cose neanche le riconoscevo, non ricordavo di averle. Mi ha messo in crisi, l'immagine di me, brava mamma, brava donnina di casa, persona in gamba, impegnata, cadeva miseramente. Tutti in casa si aspettavano che restassi come prima, l'archivio della famiglia, ma io facevo tante altre cose, il negozio e l'orto e seguire le bambine a scuola e combattere con i miei mostri interiori... Non mi venivano tutte bene. Le facevo tutte in qualche modo, arrangiate .

E' andata avanti così per tanto tempo, e ancora va così, che sono responsabile di tante cose, tutti se l'aspettano e poi a distanza di anni mi rimproverano di non esser stata brava, attenta a tutti i bisogni .
Diceva mia figlia che avrebbe voluto imparare a suonare il basso e non l'abbiamo ascoltata, non gliel'abbiamo fatto fare. Ma, a parte la schizofrenia di seguire tutte le richieste dei bambini, che ogni tanto gli parte un treno e poi lasciano andare  tutto, non si ricorda di tutto quello che, invece, le abbiamo fatto fare, nei limiti dei soldini a disposizione, e di quanto lavoravo, in quegli anni, e facevo tutto con un certo sacrificio. Un sacrificio limitato, perchè mi sono sempre lasciata degli spazi per fare le cose che mi piacevano, soprattutto il giardino, anche a costo di sentirmi in colpa. Ehi, ma mi sto confessando !

No no, palla al centro : volevo dire che quando il sistema si complica è arrivato il momento di semplificare. Questo problema esiste per noi, per queste ultime generazioni, perchè gli altri avevano meno oggetti, meno vestiti, meno scarpe, meno tecnologia.

La tecnologia merita un discorsino a parte: quando ho visto i primi telefonini mi è venuta la nausea, perché ho visto cosa sarebbe successo, tutte le pile da cambiare,  le ricariche,  il telefonino rotto,  il telefonino nuovo e i cumuli di telefonini nelle discariche, da considerare rifiuti speciali. E il tempo dedicato ai telefonini, che devono essere accuditi per essere usati, tempo sottratto alla vita vera .

Bisogni indotti, si diceva un tempo, cose che non ti sono mai servite, non le hai mai conosciute, e ora diventano non utili , ma indispensabili. Come i giochi dei bambini, le montagne di giochi regalati per Natale con cui non si divertono. Si divertono con i tuoi vecchi vestiti, a travestirsi, si divertono a far finta che un bicchiere sia un microfono e  ci cantano dentro a squarciagola, si divertono a giocare con i gatti e il cane di casa. Noi aprivamo i cartoni del negozio di alimentari , li mettevamo sotto il sedere e li usavamo per scivolare lungo la discesa del garage del condominio. Credo che non ci siamo mai divertiti tanto come con quelle cose gratuite.

Il rapporto con gli oggetti va ripensato. In questo credo mi abbia aiutato la menopausa, che ha un pò spento i desideri. Il mercato che comanda le nostre vite ci impone tuttavia di COMPRARE , anche roba che non ci serve, anche il povero deve  comprare,  e per il povero ci sono categorie studiate di oggetti che lo fanno sentire, solo sentire, più ricco, oggetti quasi "superflui", che compri per  farti un piacere, la panchina per il giardino che imita quella di design, la borsa taroccata, salvo che dopo un pò si rompono e allora capisci che ti hanno fregato un'altra volta.

Vivere con cento cose 1: cose inutili che peggiorano le nostre vite.

Bella questa faccenda di provare a vivere con cento cose . Cento cose soltanto. Che ne dite, ce la possiamo fare? Non so se considerarla un'americanata oppure una bella provocazione. Di sicuro, loro , gli americani USA , non ce la possono fare . Sono pieni di cose , più ancora di noi, il consumismo se lo sono inventato loro e rinunciare è difficile, più per la testa che per il resto.
Hanno scoperto l'acqua calda , comunque. Io ho cominciato a ragionare sugli oggetti dopo che mi sono sposata e soprattutto con le bambine. Ho odiato le sorprese dell'ovino Kinder . Proprio di cuore . Plastica e anche pericolosa , piccolissime parti che si infilano in gola , nel naso , se li monti in giardino li ritrovi nella terra, perchè di sicuro un pezzettino ti cade e lo cerchi mezz'ora . Alla fine lasci perdere.  Odio trovare la plastica mischiata alla terra . Poi brutti , inutili , una volta montati si smontano quasi subito da soli, i bambini guardano l'oggettino , fanno un sorrisino annoiato o neanche quello , ed è finito. Servono a diventare piccoli consumatori drogati . Ho odiato e deplorato con tutto il cuore chi se li è inventati. Col loro fogliolino con scritto in piccolissimo che non sono destinati ai minori di una certa età, così se un figliolo soffoca non è neanche colpa loro, ma di quella scema della mamma che glieli ha messi in mano.

La sorpresa dell'ovino Kinder mi sembra davvero il simbolo dell'inutilità che riempie le nostre case, almeno la mia. Butto via continuamente, ma mi ritrovo lo stesso con tanta roba inutile. Una mano butta, l'altra è comandata da un pezzetto del cervello che dice "Questa stronzata l'hai comprata, hai speso i tuoi soldi, ti ricordi la fatica per guadagnarli? Aspetta, forse ti servirà. " E lo rimetti lì, per altri due anni.  Lessi tempo fa un articolo in cui si affrontava l'annoso problema del disordine, dello spazio nelle case, dell'utilità degli oggetti. In America avevano già una figura professionale, l'ordinatore , che ti aiuta a mettere a posto e fare spazio. Stupidaggini. Se vuoi davvero curarti lo devi fare da te. Quindi forse la prima regola è EVITARE DI METTERE IN CASA ROBA CHE NON CI SERVE. Via tutti i regali dei distributori di benzina, gli omaggi dei supermercati, le BOMBONIERE!  Mi voglio fare una maglietta con scritto Free bombonier, oppure bombonier less. Scherzo, non ho la minima idea di come si dica bomboniere in inglese. Quello della foto è il signor Dave Bruno, che si è inventato la faccenda. Certo se le tiene in quel modo sarà difficile che riesca a viverci con le sue cento cose. Continuiamo il discorso nel prossimo post, è una cosa seria che va sviscerata, come disse il macellaio.

martedì 18 gennaio 2011

Fare il sapone in casa. Come lavarsi per tre anni a costo zero.

Domenica scorsa sono stata a trovare la Luisa, che abita anche lei in campagna , veramente ha una casa in città, a Firenze, e in campagna ha un'annesso agricolo, dove lei e il marito si arrangiano a dormire e a vivere molto semplicemente nei fine settimana. Questa mia amica è più grande di me, ha settant'anni, ci siamo conosciute perché lei è stata una cliente  del mio negozio, tanto tempo fa, e parlando di volta in volta abbiamo scoperto delle affinità e una storia simile. E' un'altra donna originale, vulcanica e parecchio pasticciona, mi perdoni se legge, ma qualche difetto si dovrà avere, io ne ho tanti che vedo e chissà quanti che non vedo! 
Ormai è in pensione da tanto e si occupa delle cose che la interessano, dopo il periodo lungo in cui ha accudito la madre malata. Quando la madre è morta lei ha rivoltato la sua vita come un calzino, ha venduto una casa, ne ha comprata un'altra, ha cambiato città, si è portata dietro marito e figlioli, che non osano rifiatare di fronte alle sue decisioni. Si sentiva libera e ha ricominciato a studiare e frequentare corsi per pedagogisti, ha imparato la tecnica terapeutica di due coniugi argentini, i Bermolen, che viene usata anche nei corsi estivi organizzati dai gesuiti di San Fedele di Milano per i giovani.  Si è riempita di libri sulla medicina omeopatica, antroposofica , fiori di Bach, agricoltura naturale, psicologia .. e tanta altra roba . Ha un'ottima cultura di base per cui sa distinguere e utilizzare abbastanza bene tutte queste informazioni che raccoglie. Ci sono persone che vanno da lei per un aiuto, lei si mette a disposizione con tutta la sua energia, che sia per un consiglio sulla salute, (ha un elenco lungo di nomi di medici, sperimentati da lei), che sia per tentare di sboccare situazioni col metodo Bermolen, o che sia per ascoltare semplicemente.
Ogni tanto le parte un treno nuovo, ora che sono andata a trovarla aveva fatto il sapone. Aveva avuto ospite un'amica che non conosco che aveva portato dell'olio di oliva molto vecchio, inutilizzabile per la cucina. Questa signora è arrivata con una damigiana d'olio in macchina, ha detto che voleva fare il sapone. Le interessava fare il sapone? Ovviamente sì! Con entusiasmo. 
Si dice: provo  a fare il sapone, ne faccio un pochino, per prova, appunto. Ne hanno fatto un secchio da 20 litri almeno, roba da lavarsi per tre anni. L'amica se n'è andata lasciandole il sapone a indurire nel secchio, "Quando è abbastanza solido, le ha detto, lo rovesci e lo tagli con quest'aggeggio..." qualcosa tipo un filo per tagliare la polenta. La Luisa , a sapone indurito, ha tentato di estrarlo dal secchio e ha dovuto coinvolgere il marito e tagliare il secchio, per tirarlo fuori. A quel punto avevano un blocco enorme molto duro, hanno  dovuto lottarci parecchio, l'aggeggio col filo si è rivelato totalmente inutile e si è rotto subito. Sono riusciti a tagliare il sapone  in blocchetti piuttosto irregolari (vorrei vedere) con una sega per la legna e sudando molto. Sono arrivata io e ho trovato nella stanza due catini di plastica pieni di pezzi irregolari di qualcosa che non riuscivo a identificare. Ho detto: "Cos'è? Strutto? Burro?" "No! -ha detto la Luisa.- Cosa vuoi che sia, sapone, naturalmente!"
 Lo so che sembrano favole, ma è vero, la mia vita è piccola e semplice, ma con questa gente non ti puoi annoiare .Racconterò altre cose della Luisa, ma questa del sapone volevo scriverla subito, prima di dimenticarla. Ora ho un vassoio di sapone artigianale che mi ha regalato, che deve stare in giro per la casa (e dove sennò) a stagionare per due mesi. Se non son matti non ci si vogliono.La foto l'ho trovata su Google e rende l'idea della quantità.

domenica 16 gennaio 2011

Eliminazione (fortuita?) della legge sulle frodi alimentari .

Ho letto nel blog di Sari ,Voce di vento ( prima o poi imparo a inserire i link) una notizia che mi sarebbe sfuggita, e cioè che che il nostro ministro della "semplificazione" Calderoli , nel tentativo di eliminare roba vecchia e inutile ha fatto fuori una legge che ci tutelava dalle frodi alimentari. Ci tutelava e ora non ci tutela più, aspetta che se ne accorgano , magari se ne sono già accorti , e vai con cibi adulterati , roba scaduta e scadenze riscritte, tanto nessuno gli può far più niente, almeno finchè non ci metteranno di nuovo le mani , perchè ce le dovranno mettere, voglio vedere quando rimarrà avvelenato qualcuno! Chi mi  fa più pena sono i magistrati , le leggi sono le loro armi , e troppo spesso sono spuntate, inutilizzabil, oppure, come in questa situazione, improvvisamente inesistenti.
" Avevo una legge che mi serviva... o dove è andata a finire? Non la trovo più ! "
Che manicomio ! Ho avuto , tanti anni fa, un negozio di alimenti biologici, l'"Erba salvia".
Dicevano "Ah ! Un'erboristeria !"
No, non un'erboristeria, un vero negozio di alimenti di produzione biologica, che ebbe da subito frutta e verdura e pane, e dopo un pò anche il "fresco", latte e burro , yogurt , ricotta del Casentino , pecorino, caprino.... e dopo un altro pò anche il tofu
Una cliente vegetariana  diceva che quando cucinava il tofu suo marito, tristissimo, diceva ai bambini: "Allegri ragazzi, che stasera si mangia il "topo"."


Eravamo nell'89 e per la nostra città di provincia eravamo molto in anticipo . Bisogna cogliere, oltre all'idea giusta, anche il tempo giusto, dice una mia amica che si occupa di marketig. Ma quando si vuol salvare il mondo, dopo Cernobyl , non si guarda se il momento è proprio preciso, non ci interessa fare i soldi . E infatti si fa la fame. Si conoscono tante persone interessanti , gente che ha un sogno, che vive con ardore , ma si fa abbastanza la fame, e si tira avanti con lo stipendio vero della ferrovia. Si imparano tante cose, si studia e si diffonde, nel nostro piccolo, una cultura quotidiana del mangiare sano,  del valore dell'integrale inteso come "intero" non diminuito o adulterato. Si parla con i clienti , pochi e un pò strambi come noi, di agricoltura naturale, del mugnaio di Bibbiena che ci fornisce la farina , un omino che pesa 50 kg e si carica sulla schiena balle di farina che pesano quanto lui e io penso sempre che si rompa, ma ce la fa a metterle nel bagagliaio della mia aut . Ogni cassetta di frutta e verdura che arriva ha il foglio spillato o l'etichetta del produttore, si sa chi l'ha prodotta, gli si può anche telefonare se c'è qualcosa che non va e io capisco che questa è una garanzia importante, anche se forse i produttori la considerano soprattutto una forma di pubblicità . Dopo molti anni viene fuori il concetto di tracciabilità dei prodotti alimentari, noi l'avevamo dall'inizio. Quanti ricordi belli ! Ogni tanto mi manca l'"Erba salvia" chiamata così perché è un'erba semplice, ma i latini la chiamavano "salvia salvatrix" .Una via semplice, un sentierino di campagna verso la salvezza.
Vaglielo a spiegare che l'erboristeria non c'entrava quasi niente. C'entrava la voglia di fare una buona cosa per tutti, non chiacchierare e basta, ma mettere la propria vita in gioco, lavorare per costruire un sogno. Devo dire che non ho rimpianti , vorrei rifarlo daccapo, di sicuro meglio, meno ingenua, ma resto biologica, neanche lo dico più, fa parte di me coltivare biologico e ho voglia di farlo sempre meglio, imparare e realizzare più cose, col solo grande limite delle mie forze. Ogni tanto però, con tutto quello che succede, mi torna in mente Alexander Langer, appassionata figura di "verde" che finì per suicidarsi , forse per la visione chiara della realtà che aveva . Vide quello che stavamo diventando, con la corruzione, l'infiltrarsi della criminalità nei nostri territori, dovunque, e la svendita della terra, dell'economia e della salute .Ma di questo un'altra volta. Un solo appunto : io, come tanti altri , se prendessi 15000 euro al mese per stare in Parlamento, mi impegnerei parecchio ed eviterei di eliminare leggi utili, cercherei di leggere bene, prestare attenzione, fare un lavoro che resti almeno nei limiti della decenza. Perché noi qui, dal basso, dal nostro punto di osservazione , abbiamo la sensazione che lavorino proprio male i parlamentari, che si impegnino solo per conservarsi lauto stipendio e pensione.

venerdì 14 gennaio 2011

In giardino i primi giorni dell'anno.

Qui da me noi e il  giardino siamo passati attraverso una fila di giornate belle e abbastanza tiepide. E' gennaio e quasi tutto dorme ancora. Lentamente ricomincio a pulire gli spazi, togliere il secco, che non è più bello, neanche con la brina, raccogliere quello che la Holly porta in giro, legni , mutande che ha stracciato dopo averle  prese dallo stendipanni, steli delle graminacee  ornamentali che le piace masticare....Un sacco di roba. Qua e là segni di vita. La lonicera fragrantissima è tutta piena di fiorellini profumati, il calicanto, più parsimonioso, ma anche meno adattato al luogo, anche lui è fiorito e profuma d'incanto, uno dei noccioli ha aperto i suoi lunghi amenti e sono arrivate le api! Roba da matti, il 10 gennaio senti un ronzio laborioso e stabile, alzi gli occhi ed eccole lì a raccogliere, con le zampine posteriori cariche di polline giallo chiarissimo, insieme ad alcuni bombi impellicciati. Come sono brave!  Ho fatto alcune foto, ma le api si muovono troppo.

 Che avevo detto? Che lasciavo le piante di calendula nate spontaneamente per rallegrare l'inverno! Devo stare sempre zitta, il giardino mi smentisce ogni volta. Sono tutte infradiciate, neanche hanno cominciato a fiorire. Va bene, pazienza! Ora mi aspetto che i baccelli del glicine comincino a scoppiare . Succede anche da voi ? A gennaio/febbraio, grande freddo, ogni tanto si sente un'esplosione, come un petardino, uno schiocco, ci si affaccia e non c'è nessuno, ma poi si capisce che è il glicine che spara via i suoi semoni .
Piantine di delphinium annuale, che diventeranno grandi a maggio , sono spuntate fra l'erba senza paura del freddo.Le prime, alcune anni fa, vennero dal giardino della Maxi , poi si sono seminate da sole.. Anche l'elleboro orientale comincia la fioritura, ma per vedere i fiori bordeau si dovrà aspettare ancora.





Qua e là ciuffi di una bulbosa che ho trovato qui. Trovai il primo inverno un ciuffone verde , senza fiori , neanche l'ombra. Pensai, per forza , i bulbi sono troppo fitti , dev'essere un giacinto. Dividiamolo: fiorirà. L'ho diviso e ha continuato come prima, si infittisce, fa tanti bulbi grossi, che fanno piacere a vederli , e un bel pò di verde, col caldo tutto sparisce. Secondo me non gliene importa niente di fiorire, si riproduce tanto bene così. Mi fa l'effetto di certi scapoloni che non si sposano, che vivono tutti organizzati, senza bisogno di affetti e poi muoiono . Non saprei proprio dire che pianta è, non si vede altro che un ciuffone verde!


Che fatica ricominciare a lavorare in giardino! Quando ero ragazza volevo vangare e non ero capace. Gli operai che venivano a tenerci il podere  (i miei se lo potevano permettere) vedevano il mio lavoro, ridevano e mi dicevano "Ci ha raspato il gatto?" Ora sono più brava, lo dimostrano i risultati, ma dopo i giorni fermi con tutta l'acqua e la neve e il gelo mi sento inabile, mi sembra di non compicciare niente. Lo so, si tratta solo di ricominciare . Anche le api si saranno sentite fuori esercizio!

giovedì 13 gennaio 2011

Nuovi poveri

L'anno scorso , di questi tempi, mia figlia mi chiese se l'accompagnavo  a Bologna a comprarsi qualcosa in un grande magazzino che aveva iniziato il periodo dei saldi. Questo grande negozio fa parte di una catena e da noi non c'è.  Coma moglie e figlia di ferroviere abbiamo il treno gratis. Una giornata fredda, triste, o almeno questo era il riflesso nel mio animo. A Bologna faceva ancora più freddo e c'erano  per le strade cumuli di neve sporca che si stava sfacendo, i negozi in saldo erano il contrario della sostenibilità ambientale: porte spalancate  e quando entri una cascata di aria rovente ti investe dall'alto,  tutto calore continuamente prodotto e disperso nell'aria. Fuori batti i denti dal freddo e dentro soffochi. Andammo in alcuni brutti grandi negozi che propongono merce a basso prezzo destinata soprattutto ai giovani, tanti stracci, tanta roba sintetica. Avevo una gran tristezza nel constatare che potevo permettere alla mia figliola solo quel tipo di acquisti, mi sentivo mortificata e non vedevo l'ora che quella lunga giornata finisse. Avevamo a disposizione 150 euro e con quei pochi soldi lei comprò parecchie cose, tutte di scarsa qualità.
Al ritorno, andando a riprendere la macchina per tornare a casa, nella luce bassa di un lampione, accanto ad un cassonetto della spazzatura, mia figlia vide qualcosa per terra: un borsello. Lo prese in mano, si guardò intorno, la strada era deserta, guardò i documenti, erano di una giovane donna rumena, ma non c'era l'indirizzo. Dentro, oltre ai  documenti, 130 euro. Le dissi:
"Dai,  prendilo che passiamo dai vigili urbani ."
"Mamma , ma ci sono dei soldi.."
"E allora?"
"E' quasi la cifra esatta che abbiamo speso oggi ."
"Lo so, che vuoi dire?"
"Mamma, lo so che non sei d'accordo, ma non li possiamo prendere?"
"No, è evidente che non possiamo :"
"Ma lo sai anche te che chi trova i borselli restituisce solo i documenti!"
Ero stanca morta .
"Io no, non sono di quelli e ora non te lo so neanche spiegare perchè, diciamo perchè non si fa, perchè è un reato, anche se lo sapessimo solo io e te resterebbe un reato, va bene così?"
Era tardi, passate le otto di sera, i vigili urbani non ci aprirono, neanche i carabinieri della stazione vicino a casa nostra. Il borsello rimase chiuso nel cruscotto della macchina. Sembrava non si riuscisse a liberarsene. Viaggiai con il borsello per tutta la domenica successiva, il lunedì mattina andai a consegnarlo ai vigili urbani di Arezzo. Il vigile che lo ricevette mi chiese se c'erano soldi, sì , c'erano 130 euro, mi guardò strano, lo scriva qui, mi disse, e firmi. Sembrava pensasse "Ecco l'unica scema che restituisce i soldi. Fammi vedere che faccia ha." Me ne andai sollevata. Trovare quel borsello mi aveva scomodato parecchio .

Passò un mese e un pomeriggio mi sentii chiamare dal vicino di casa . "C'è questa signorina che la cerca, mi so' permesso di chiamare, perchè un' la trovava.."  Succede perché non abbiamo il campanello. Davanti al cancello c'era un'auto e davanti all'auto una bella ragazza sorridente con una pianta di orchidea in mano e un fidanzato aitante che sorrideva. Mi spiegò che era la ragazza del borsello, era venuta a cercarmi, si era fatta quasi 20 km, per ringraziarmi. Mi venne una gran commozione, le dissi che non c'era bisogno, che non era stato niente, che era una cosa normale. "Normale? No, non normale. Nessuno fa questo, volevo conoscere una persona come lei !" Mi venne spontaneo di baciarla e augurarle tutto il bene possibile per la sua vita. L'orchidea vive ancora e fra poco fiorirà di nuovo.Già, quando avevo detto che era una cosa normale avevo detto una bugia, non potevo confessare che per un attimo, alla fine di quella brutta giornata da nuovi poveri a Bologna avevo concepito il pensiero di poter prendere  quei soldi. Ma c'era mia figlia con me, e i figli ci fanno superare noi stessi, i figli hanno bisogno di noi. Era stato un attimo e avevo visto tutta la miseria che poteva abitarmi. Sembrava un regalo, all'inizio, quasi precisa la cifra che avevamo speso, sembrava che il cielo ce la restituisse. Sembrava anche un tranello, una tentazione messa fra i piedi per farci cadere.


Cosa ne sarebbe stato di noi dopo la prima volta? Quando venne la giovane rumena ebbi la sensazione di essere stata premiata e sorrisi a Dio, che sapeva tutto, e capii che il cammino dell'eroe non è sempre glorioso, ma passa da questi momenti di consapevolezza che non sono per niente piacevoli.
Quest'episodio mi è tornato in mente quando ho sentito che a Bologna è morto un neonato di freddo.Quando ho sentito degli operai della Fiat che devono scegliere se lavorare alle condizioni di Marchionne o non lavorare alle condizioni di prima. Diventare poveri è degradante, è avvilente , è mortificante. Diventare poveri ti tenta.
Diventare poveri , in questa società, è una colpa o il segno che sei stupido, non abbastanza grintoso, non abbastanza popolare. Diventare poveri può farti star meglio solo se lo scegli e anche allora ha i suoi lati duri .
Non so com'è quella famiglia che ha perso il bambino, ma so che a volte una serie di sfortunate coincidenze può capitare a chiunque,  a causa della povertà si può diventare ladri, cattivi, depressi,  ma si può  anche pensare che finirà, che intanto si può per un pò vivere per strada, purché, Buon Dio, non ci tolgano anche questi bambini. E poi vederli morire di freddo. Evviva la globalizzazione e la crisi economica che ci stanno insegnando tanto.

sabato 8 gennaio 2011

Natale appena passato , Natale di tanti anni fa.

L' Epifania tutte le feste le porta via . La mia amica Paola fondeva due proverbi e diceva : l'Epifania tutte le feste le pela e le porta via. E rideva. La Paola ora abita a Milano e quando per le feste torna ad Arezzo ci vediamo con le altre amiche, tutte compagne di liceo. Anche ieri sera ci siamo trovate a cena a casa mia. In queste feste abbiamo mangiato un pò di più, neanche tanto, ma di sicuro troppo per la nostra condizione attuale, di signore di una certa età, tutte in menopausa. Allora ho detto, "Venite da me, ma non ci troviamo per mangiare, preparo io qualcosa, pochino, faccio un menù San Donato."  San Donato è il santo patrono di Arezzo, e ha dato il nome all'ospedale, un menù San Donato si diceva in un bar in cui ho lavorato per intendere chi a pranzo sta leggero, verdura lessa , uovo sodo, mozzarella , un menù ospedaliero, triste , un pò deprimente . Ma io non l'ho fatto deprimente e la Luisa, appena arrivata , ha voluto sapere che c'era in questo menù San Donato. Ho spiegato che era un San Donato con trasgressione, c'era una minestra tipo passatelli fatta con il brodo buono , il bollito misto (anche la lingua) con la mia maionese fatta in casa buonissima, radicchio rosso in insalata , e poi  puntarelle , finocchio e carciofo con il nostro spettacolare olio verde in pinzimonio. La trasgressione era un fritto di verdure miste  in pastella e pangrattato . Alla fine, per rispettare l'indicazione ospedaliera , ho fatto le mele cotte, ma non da piangere, quelle profumate con bacche di cardamomo, cannella, buccia di limone , prugne e uvetta . Poi la Rossana ha portato un panettone ai frutti esotici, e la Luisa i cioccolatini e la Paola il vino e la Concetta l'ananas e abbiamo mangiato troppo un'altra volta . Abbiamo anche riso parecchio . Mauro , mio marito , piangeva dal ridere .

Pensavo alle feste appena concluse. Che confusione ! Poveri bambini, come faranno ad orientarsi, prima arriva Babbo natale , che a volte sentono chiamare Santa Claus, e per un bambino italiano sono nomi diversi e quindi persone diverse . Inoltre Santa Claus deve essere una donna, sennò si chiamerebbe Santo Claus. Alla televisione compaiono babbi natale di tutti i tipi , giovani , vecchi , maschi e perfino femmine e parecchi film con storie  su babbo natale, ognuno con la sua version . Alcuni babbi natale ammiccano vagamente osceni e questo è davvero brutto per i bambini. Dopo una quindicina di giorni arriva anche la Befana e anche qui si vedono 25000 befane di tutti i tipi, assortite . Si tenta di spiegare ai bambini la storia della nascita di Gesù, ma in modo poco efficace . Troppi messaggi diversi.Mi ricordo quando la mia prima bambina era piccola una volta, alla fine di un lungo pensamento, mi chiese se Gesù fosse un extraterrestre. Rimasi malissimo e mi chiesi come diavolo era potuto accadere che si formasse quest'idea nella sua testa . Certo, pensavo, era difficile per lei farsi una graduatoria di veridicità e serietà delle cose, poteva capitarle di mettere vicino Gesù e UFO Robot. 
Per me, da piccina, era così: la mia mamma, che governava la nostra vita di bambini come un sovrano assoluto, perché non avevamo nonni e tutti gli altri li teneva a distanza, era molto portata per le novità. In seguito ho capito che era un modo per cancellare un passato che doveva esserle scomodo, ma intanto era proiettata nel futuro , si scrollava di dosso tutte le tradizioni . All'epoca , fra il 1958 e il 1965, diciamo dal momento in cui cominciavo ad organizzare i ricordi a quello della disillusione, nelle case arrivava Gesù Bambino a portare i doni e tutti facevano il Presepe . Andavano a cercare la borraccina (il muschio) nel bosco e facevano la capannina con i legni della stufa. Montavano ponticelli su specchi che imitavano laghetti , creavano piste con i sassolini e mettevano statuine grandi e piccole, senza considerare la prospettiva. Si divertivano un sacco. Babbo natale non lo conosceva nessuno, solo noi . E la mamma lo chiamava Papà Natale , così come il nostro babbo ce lo faceva chiamare papà , perché , diceva, babbo è troppo popolare , una parola vecchia e quando voi sarete grandi nessuno lo dirà più , nell'era della televisione tutti diranno papà. Ve lo immaginate in Toscana? Eravamo bambini schizoidi, a scuola dicevamo babbo e anche parlando con gli amici, se avessimo detto papà ci avrebbero guardato pensando : cosa gli è preso a quella? Però davanti alla mamma si doveva dire papà, dire babbo era una grave trasgressione, come una parolaccia. D'altra parte lei quando parlava del nonno diceva  "il mio babbo" .Aveva creato una regola che valeva solo per noi. Quindi avevamo Papà Natale.  E facevamo l'albero, il Presepe mai fatto, perché i miei genitori erano abbastanza anticlericali . Eravamo originali, alla mamma piaceva molto esserlo, essere sempre diversa dagli altri e in controtendenza, ma per una  bambina può essere un problema .Un bambino ha bisogno di sentirsi parte di un gruppo sociale, di essere riconosciuto. Aggiungiamo un elemento indispensabile per la comprensione, la mamma aveva sempre ragione, diceva sempre la verità . Mi sarei fatta ammazzare per difendere le affermazioni sentite in casa . Quindi per me tutti gli altri bambini, dicendo che da loro ci andava Gesù Bambino, sbagliavano .
Ma poi chi era questo Gesù Bambino che la mamma non me ne aveva mai parlato?
Qualche volta alla televisione parlavano anche di San Nicola, Santa Claus e Santa Lucia, tanto per alzare un pò di polverone e confondere ancora di più le idee . Fare l'albero mi piaceva immensamente, anche se la mamma non voleva farci toccare le palline, tutte di vetro, tutte fragili , sempre le stesse con due o tre nuove ogni anno. E l'odore dell'albero ... di solito un abete bianco . Io credo che gli odori che si sono sentiti da bambini non siamo capaci di risentirli più . Aprivi la porta di casa e sembrava di essere nel bosco .Oltre quello c'erano  poche decorazioni, ma  la vita era assai più spartana e semplice, e quei pochi decori mi sembravano bellissimi e preziosi.

Dopo un pò di giorni arrivava la Befana e passava dal camino. Ma in casa, anche se si stava in una casa del '400 proprio in centro, il camino non c'era e allora la mamma ci inventava delle cose a cui credevamo subito, senza un dubbio. Passava, diceva lei , dal tubo della stufa a legna, perché era magica . Ah, ma allora era tutto chiarito. C'era una prova incontrovertibile del suo arriv ,  noi la sera lasciavamo la tazza di caffelatte con il panettone e la mattina non c'erano più , era stata certamente la Befana , che arrivava affamata! Quando avevo 7 anni e pensavo a quei due, babbo Natale e Befana che facevano lo stesso mestiere, concepii un pensiero, dovevano essere sposati, marito e moglie . Poi riflettei sul fatto che avevano uno stile diverso, uno ben pasciuto con un bel vestito rosso, bei capelli e bella barba, l'altra quasi una strega, stracciata , con la scopa volante. Lui stava al Polo nord, lei in Casentino . Quanto ho arzigogolato su queste storie fantastiche!
Un giorno la mamma mi  prese da parte e mi disse che Papà Natale non esisteva . Credo che fosse stupita della mia ostinazione nel credere a quella leggenda. Ebbi la prima crisi grande della vita, capii che tutto il mondo di sogno dell'infanzia  cadeva come un castello fatto con le carte e per il momento non vedevo cosa potesse sostituirlo, solo una grigia realtà, la grigia penosa realtà degli adulti.

Sono passati tanti anni . Anch'io ho imbrogliato le mie bambine, ho creato per loro la magica invenzione del Natale  e poi le ho disilluse . Ma nel corso degli anni ho cercato di approfondire il significato del Natale e ho capito che è un periodo festoso che risuona profondamente dentro di noi , anche togliendo tutte le luci finte da lunapark , tutte le carte regalo, tutti gli oggetti scambiati, buttando via tutto il superfluo. Se si lascia solo il Natal , il Presepe e l'albero, le bacche rosse sui cespugli , i rami spogli , le fronde d'abete, la neve e il gelo e le giornate che si accorciano moltissimo e poi si allungano di nuovo, le notti fredde e luminose, se  anche si fa un pranzo semplice ma curato con cose vecchie di famiglia sulla tavola, senza per forza dover comprare qualcosa di nuovo, si prova in questo periodo un'emozione forte , l'eccitazione della vita nuova che si forma nel buio, nella notte, nel freddo e fra poco esploderà di nuovo. Si prova il rassicurante contatto col passato, da cui abbiamo origine, la presenza della famiglia, che spesso opprime, ma è l'utile, solida radice del futuro, tutto questo ci serve ad affrontare l'ignoto che verrà, che ci attira , ma ci fa paura . E infatti in mezzo fra Natale ed Epifania c'è il rito del nuovo paganesimo, la festa di fine anno, condita di innumerevoli previsioni astrologiche , che vorremmo tutte belle e rassicuranti. Ricordo quando, in quarta elementare, dissi alla mia bambina più grande che Babbo Natale non esisteva . Ma il Natale è bello ugualmente, cercai di convincerla, elencando tutti i motivi possibili e dicendo che ormai era grande . Le vennero i lucciconi agli occhi e dignitosamente se ne andò a piangere la fine della sua infanzia in un'altra stanza , lasciandomi con un nodo di pianto che non voleva salire su.

lunedì 3 gennaio 2011

Principi e guardiani di porci.

L'ultimo post di Ornella , Lavanda e rose , mi ha solleticato . Parla dell'ipocrisia e delle maschere che le persone indossano , di tanti tipi diversi, quella della donna in carriera, del super macho, del buon cristiano, del grande manager, della madre perfetta, del guru new age, dello scettico  ... Quante me ne vengono in mente! Le più pericolose sono di chi non si conosce per niente e crede di essere una persona e invece è tutt'altro. L'antica filosofia lo diceva, "gnosce te ipsum", conosci te stesso, io me lo chiedo, mi guardo allo specchio e mi dico, chi è quella lì, cosa vedono gli altri quando mi guardano? In uno dei libri di Mary Poppins c'è una storia che Mary racconta ai bambini Banks. Ve la racconto anch'io.

In un grande prato pieno di fiori c'era una ragazza, guardiana di oche. Pensava di se stessa : Sto badando un branco di oche, ma in realtà sono una principessa, una persona importante, prima o poi qualcuno verrà a prendermi per mettermi su un trono.
Poco più in là c'era un ragazzo, che faceva il guardiano di un branco di maiali. I maiali grufolavano beati al sole e il ragazzo pensava : Io non sono un guardiano di maiali, sono un principe, sono proprio sprecato per questo lavoro, ma prima o poi la verità verrà fuori.
I due ragazzi si guardavano e si piacevano, si lanciavano delle occhiate ma  poi si voltavano dall'altra parte, può una principessa parlare ad un guardiano di maiali ? E un principe abbassarsi a rivolgere la parola ad una guardiana di oche?
Passava di lì un mendicante e visto il bel prato si fermò a sedere al sole. Si rivolse alla ragazza, ma lei si voltò di là, il mendicante insisté e la ragazza gli rivelò di non poter parlare con lui, era una principessa e le persone del suo rango non parlano ai mendicanti. "Oh poverina !-disse lui - Chissà che noia da sola con le dame di compagnia in quelle fredde sale del Castello! Qui al sole sì che si sta bene!"
"Fredde sale ? Dame di compagnia?"
"Certo! - disse il mendicante - Non penserai che fare la principessa sia una passeggiata ! C'è da imparare il galateo, ricamare, studiare le lingue straniere, e poi quella corona in testa tutto il giorno pesa moltissimo. Infine non penserai che si possa stare in pace al sole come stai facendo adesso! Per lo più si sta dentro il Castello e il sole si vede a malapena dalle finestre."
La ragazza era stupefatta, non l'aveva mai vista sotto quell'aspetto.
Il mendicante si rivolse al guardiano di porci, ma anche lui non voleva parlargli e gli spiegò perchè. "Accidenti, disse allora il mendicante, che persona importante ! Un vero principe! Che fai qui, vai di corsa al Castello, di sicuro ti cercano per i tuoi compiti da diplomatico!"
"Ma un principe non lavora !" disse il ragazzo scandalizzato .
"Lavora tutto il giorno, invece, discute con gli ambasciatori, prepara le guerre, parte per combattere e deve tenere addosso vesti pesanti, pellicce e una greve armatura che lo fa sudare moltissimo. Non come te che te ne stai spaparanzato al sole a guardare i tuoi bei maiali senza un pensiero al mondo!"
Insomma i due ragazzi ripensarono a se stessi e alla propria condizione e alla fine decisero di parlarsi e si capisce che sarebbero finiti insieme . Il mendicante si alzò per riprendere il cammino e i due, ormai presi l'uno dell'altra , lo chiamarono : " Hei , aspetta , ma tu chi sei  veramente? " Senza voltarsi egli disse "Chi pensate che sia? Sono un mendicante!" Ma intanto , da sotto le vesti stracciate spuntarono un paio di ali ed egli si alzò in volo e se ne andò.

Questa fiaba mi è sempre piaciuta tanto, deve arrivare un estraneo, nella vita, per riconciliarci con quello che siamo, ma poi ci accorgiamo che neanche lui è quello che sembra, così anche noi non siamo quello che sembriamo.C'è anche l'interessante figura dello straniero, l' angelos , il messaggero divino, di solito travestito. Non dobbiamo presumere troppo di noi stessi, ma neanche svalutarci troppo.
Un bel sistema per vederci come siamo è affrontare le difficoltà . Quando in estate stava male il mio suocero io credo che tutti, in famiglia , ci siamo sentiti messi a nudo, ridotti all'essenziale . E' lì che si vede di che materiale siamo fatti e vi assicuro che a volte la sorpresa non è negativa, ci si ritrova migliori di come si credeva, capaci di fare cose che mai avremmo creduto di poter affrontar . Non c'è bisogno che muoia qualcuno, basta per esempio affrontare un lavoro un pò tosto, difficile , perché cadano le maschere 

Ho lavorato in un ristorante dove nessuno era quello che sembrava , ognuno era anche un'altra cosa, il capocameriere era un attore, la cameriera una scrittrice, l'aiuto cuoca una specie di principessa...
Poi c'era un giovane cameriere straniero che era quasi  niente del tutto. Il cameriere lo faceva solo quando lo chiamavano, senza un contratto fisso, e lo faceva male, perché anche lui credeva di essere un attore , quindi non si impegnava ad imparare a fare il suo lavoro, lo considerava un passatempo temporaneo, come il guardiano dei maiali. Una sera portò in cucina una pubblicazione, una rivista di cinema, disse. In realtà si trattava di alcune paginate di foto tessera di persone che si proponevano come attori, senza saper fare niente del genere .Quelli che l'avevano realizzata avevano promesso che, in caso ci fossero dei ruoli adatti, avrebbero chiamato per un provino. Piccola piccola in una pagina c'era anche la foto di questo ragazzo. La fece vedere alle ragazze rumene che tutte approvarono. Io chiesi quanto gli era costato . 400 eur , disse. Io feci notare che si doveva moltiplicare 400 per il numero di  tutte le foto tessera, c'erano un sacco di soldi , in quelle pagine. La Marcella mi disse: Lascialo , lascialo alle sue illusioni ! Non puoi cambiargli la vita!
La Marcella , senza farsi illusioni , lavorando come un mulo, si era fatta una bella proprietà in Romania.Quel ragazzo, convinto di esser tanto bello e di poter per questo fare l'attore, a metà mese non aveva i soldi per mangiare. E peggio di tutto, qualcuno davvero crudele e spietato, gli aveva rubato il poco che guadagnava per vendergli un sogno .O meglio, aveva rubato il suo sogno e i suoi soldi.
Tragiche contraddizioni della globalizzazione.