giovedì 31 marzo 2011

Foto di epimedium ed altri fiori.

Quando esce da terra la Lysimachia Punctata i germogli sembrano fiori.
Muscari botryoides.
Queste foto sono di alcuni fiorellini primaverili , che spariranno velocemente , bisogna quindi goderseli ora. Il primo è l'elleboro "nuovo acquisto" , poi un piccolo narciso e una serie di foto di epimedium "sulphureum", non così belle come quelle di Delia. Pazienza , riproverò! Epimedium è una piantina robusta, ma dall'aspetto esile e delicatissimo, che mi mette soggezione , non fa parte della nostra flora autoctona , ma è una pianta spontanea di qualche luogo del nord, ne ha le caratteristiche , non così evidente e sfacciata come quelle selezionate per i giardini,  una piantina tipica del sottobosco , dai colori tenui, con gli steli e le foglie piuttosto duri e lucidi . Non taglio le foglie secche , forse dovrei , ma mi pare che i fiori si sviluppino meglio al riparo delle foglie scure dell'anno prima. I suoi fiori, in questa varietà, sono composto da varie file di petali alcuni ripiegati ed altri distesi . Un minuscolo capolavoro complicato , come la rosa "Complicata" dal latino cum-plicata, con petali piegati.
Epimedium sta all'ombra di un maggiociondolo , che d'estate è ombra asciutta, perchè l'alberino beve molta acqua, ma la piantina è riuscita lo stesso ad allargarsi. Mi piace quando vedo che le mie piante si trovano bene. Farò altre foto per vedere il passaggio alla vegetazione nuova, che si compie in breve tempo.Le foglie nuove delle piante sono commoventi.
La Lysimachia Punctata è spontanea anche lei , ne trovai una colonia nel bosco di una casa dove abbiamo abitato per un periodo .Questi sono i germogli, i fiori arriveranno fra un paio di mesi. Nella zona più bassa del bosco, prossima alla strada , c'era una zona sempre allagata, che restava paludosa anche in estate , la Lysimachia nasceva lì . Ne presi un pò , è una pianta che si propaga bene per rizoma , sottoterra , e forma colonie infestanti, ma comunque le spontanee non si dovrebbero raccogliere e mi sentivo di aver fatto una cosa per niente bella, fino alla mattina, poco tempo dopo, che trovai lo scarico di un camioncino, evidentemente un piccolo impresario edile, che aveva demolito un edificio e "per fare prima" aveva scaricato tutto lì. La Lysimachia era sparita, coperta da un cumulo di detriti e macerie, per fortuna che l'avevo propagata io. I muratori e gli impresari edili sono un flagello per i giardini e l'ambiente in generale , dopo 10 anni che siamo qui continuo a trovare pezzi di mattonelle , schiuma solida per sigillare ,vetri rotti, pezzi di plastica e masse di colla per piastrellare  in mezzo alla terra, per non parlare di alcune zone del giardino che erano discariche e ho dovuto bonificare del tutto . C'è voluto moltissimo tempo e lavoro.
Fra qualche giorno si potranno fare foto più ampie che permettono di osservare il giardino come un organismo unico . Nel frattempo la primavera si fa vedere sempre di più. Oggi, passando in auto per il paesino di Albergo , le rondini dal petto bianco , i balestrucci , si sono incrociate in volo davanti alla macchina . Sono tanto  contenta quando le vedo . Passano l'inverno in zone dell'Africa dove c'è la guerra oppure dove vengono usati pesticidi in grandi quantità , ogni anno il loro numero diminuisce . Ma quando le vedo so che la vita continua e loro resistono , come noi. Ce la faremo, mi chiedo ogni giorno , a sopravvivere a Berlusconi e a noi stessi?

MALATTIE GRAVI: GIARDINITE

Credevo d'esser guarita dalla giardinite, o d'essere in via di guarigione, o d'essermi almeno immunizzata e non poter più manifestare le forme più gravi di questa malattia seria e contagiosa, ma oggi si è verificata una cosa che mi ha fatto capire che ci sono ancora dentro con tutte e due le gambe. Vi racconto che è successo.

Stamani sono andata a trovare un'amica. Ha detto: "Mica per caso vai all'Esselunga? Avrei bisogno di un pò di cosine, se ci vai per te e me le compri mi fai un piacere, tanto poi domani ci si vede, mi dai la spesa e ti rendo i soldi."
Certo che vado all'Esselunga, ci vado perché ho bisogno di comprare qualcosina, anche se la spesa grossa l'ha già fatta Comprino, mio marito, che si diverte moltissimo a farla.
Ma io, segretamente, segretamente anche per me stessa, vado all'Esselunga per un altro motivo, perché a primavera hanno delle piantine interessanti, qualche volta. E' vero che sabato scorso ero stata a Lucca a Verdemura e avevo già comprato 5 piante, ma che male c'è a dare un'occhiata? Poi in fondo qualcosina mi serviva davvero, e la mia amica mi aveva chiesto di fare la spesa per lei, sarei andata al supermercato a fare una spesa col bigliettino, precisa, senza eccedere, e nel frattempo avrei buttato un occhio al reparto giardino, che tanto di sicuro non c'era niente di nuovo. 

Arrivata al reparto giardino dell'Esselunga ho dato un'occhiata al volo, tentando di passare oltre. Ma sotto un ripiano ho visto le foglie inconfondibili dell'elleboro. Dovete sapere che a Lucca io e l'Antoinette non avevamo comprato gli ellebori perché li avevamo trovati che eravamo già cariche e abbiamo coscientemente rinunciato. Ma al supermercato ho visto proprio le piantine tanto desiderate di elleboro orientale, di colori molto belli che non ho, d'altra parte di elleboro orientale ne ho uno solo, e ne ho presi due. Due! 
Costavano il 50% in meno che a Lucca, ho considerato che stavo risparmiando. In effetti più ne compravo più risparmiavo, ma è un discorso stupido .
Solo che non mi bastavano più i soldi per fare la spesa per la mia amica. Pazienza, ho considerato che la merce per la spesa ci sarà anche domani, gli ellebori colorati, se passa un altro matto come me, domani non ci son più. Quando son salita in macchina con i miei due bellissimi ellebori, che fotograferò presto e li potrete vedere, mi sono resa conto che potevo ragionare quanto mi pareva, ma era ormai chiaro che non ero uscita dalla dipendenza, che la mia giardinite, dopo quasi 30 anni, restava un morbo ormai cronicizzato di cui non potevo sperare di liberarmi. Che bellezza! 
Ero contenta come una Pasqua.

Tornando a casa sono passata dall'Antoinette, l'ho fatta avvicinare al cofano della macchina e l'ho aperto in modo teatrale. Si è messa a ridere che non ne poteva più, soprattutto quando le ho detto che ero andata a far la spesa e poi,invece, avevo comprato le piante e non avevo più i soldi per nient'altro. Solo un altro matto può capire un matto.
Lo dice lei che siamo matte e io, ultimamente, non mi sentivo più così, mi pareva di aver smesso di desiderare, di aver smorzato l'entusiasmo. Si vede che è primavera, qualche ormone vagabondo e solitario mi gira ancora nel cervello. 
Sto realizzando una grande aiuola nuova dove fino all'autunno c'era un pezzettino di orto. Mauro si arrabbierà molto quando capirà cosa voglio fare, e che questo comporterà di fare un altro pezzo di recinzione per fare l'orto fuori, e difenderlo dai selvatici. Non mi importa. Ho vangato e zappato tutta la sera pulendo la fragolaia, che per ora lascerò lì, e in mezzo ho piantato bulbi di dalia, che si erano tanto ingrossati e necessitavano di una nuova postazione e divisione, e da una parte, all'ombra, i due ellebori. Li guardavo e mi si gonfiava il cuore .
Holly , una delle mie donnine.

Conobbi Antoinette a casa della Claudia che aveva organizzato una festa per il suo cinquantesimo compleanno di mattina, una festa con breakfast. Tipicamente svizzera, con panini fatti in casa, tè e burro, formaggi, marmellate della Claudia, tutto buono e non italiano. Quella prima volta l'Antoinette se ne andò a casa per il pranzo e nel girare l'auto andò a sbattere contro un palo e fece un danno di 500 euro.
In seguito ci si rivide a fare la spesa e lei venne a casa mia per vedere il giardino. Tornò a casa con il portabagagli della macchina pieno di piante e tanti consigli.
Cominciò in questo modo. In seguito, quando parlava con suo marito diceva che nel primo incontro aveva fatto un danno di 500 euro, ma poi le avevamo  insegnato tante cose, la Claudia e io, che, se avesse dovuto pagare, chissà quanto avrebbe speso. Non è caro 500 euro. L'Antoinette ride come Eddy Murphy, si sbellica proprio, è molto simpatica. Io non sono così brava come dice lei, ho un pò di esperienza, vorrei vedere, in tutti questi anni non mi sono girata i pollici,  ma lei è diventata più brava di me, più precisa. Io mi sento un pò più come la Loretta del "Roseto in via Cerreto". Una giardiniera campagnola piuttosto rilassata .

Lama fulmine
Bene bene. Ultime dal giardino. Nella vasca un animale, o più animali, avevano deposto delle uova dentro a dei tubi di gelatina. Io rimango sempre ammirata e stupita di queste cose. I tubi di gelatina, consistenti e robusti, sono stati attaccati dalle gambusie, pesci piccolini che vengono dal Mississipi, molto voraci . Lo scorso anno successe la stessa cosa e dopo un pò non c'era più nulla. Io e Mauro abbiamo avuto la stessa idea e abbiamo trasferito un pò di questa massa gelatinosa, ormai smembrata dagli attacchi delle gambusie, ma ugualmente difficile da maneggiare, in una vasca senza pesci. In tutte e due le vasche cominciano a muoversi dei cosini neri. Ora non so cosa sperare: che siano rospi, che si spargeranno per la campagna. Che siano rane , che ci faranno diventare sordi cantando sgraziate tutta l'estate, con la possibile conseguenza di attirare serpi e forse vipere e di far diventare il giardino un luogo di lotte e di pericoli , col risultato finale di farmi smantellare la vasca. Che siano pesci, che forse sarebbe la cosa migliore. Intanto il brodo primordiale produce le prime creature.


Dizionario medico olistico :
"Giardinite cronica,  malattia che si presenta la prima volta in forma acuta, di solito il soggetto comincia a mettere fagioli su falde di cotone inzuppate d'acqua, passa a dei vasetti pieni di terriccio in cui semina di tutto, in seguito il morbo può prendere le più svariate forme, si aggrava nel cambio si stagione, si cura al contrario dell'influenza, stando molto all'aperto, e usando attrezzi agricoli.
Sintomatologia:
Peccato non poter postare il profumo, simile al pittosporo.
Clematis "Armandii" ottenuta da me per talea nel 2004.
Fioritura lunga , perchè precoce , e abbondantissima.
Il soggetto perde interesse per il proprio aspetto, presenta le estremità degli arti superiori piuttosto rovinate, e in generale gli abiti sporchi di terra e di erba e ha un odore di sudore accentuato, ma non ne è preoccupato.Nello stato acuto sopporta punture di zanzara e di altri insetti, sembra che non se ne accorga. Nelle stagioni di passaggio abbandona la propria abitazione, dove rientra molto tardi dopo il calare del sole, adattandosi a dormire in giacigli e a mangiare in modo molto frugale cose che coltiva egli (o ella)stesso, ma che cucina rapidamente e senza interesse. La malattia si attenua nella stagione invernale, nel corso della quale il soggetto presenta spesso forme depressive. Attenti che è contagiosa.

martedì 29 marzo 2011

La Toscana vista da Arezzo (O da me ). Pensieri sparsi.

Arezzo, lo sanno tutti e se non lo sanno basta guardare una carta geografica, è già nel sud della Toscana, ed è una provincia grande, che ha un suo famoso estremo luogo in Emilia Romagna, il paesino di Sestino. Quando qualcuno andava a lavorare alle Poste diceva: "Purché non mi mandino a Sestino!"  L'ufficio postale di Sestino era il terrore dei ragazzi della mia età nuovi assunti alle Poste e ci finì, all'inizio, la moglie di mio cugino, poverina.  Sestino è ancora in Provincia di Arezzo, ma lontanissimo, incuneato fra i monti dell'Appennino e tutt'intorno è Emilia Romagna, per lavorarci meritava prenderci una stanza in affitto.

Arezzo è in una valle molto ampia, punto d'incontro di quattro vallate, il Valdarno, il Casentino, la Valtiberina e la Valdichiana. Tutte belle. Gli aretini erano contadini, è la cosa che hanno praticato di più, nel corso della loro storia, l'agricoltura. Però hanno avuto, al tempo degli Etruschi, delle abilità come artigiani  orafi e ceramisti che li hanno resi famosi nel mondo di allora. La storia di Arezzo è per lunghi periodi oscura e trista, con la a finale, è stata una cittadina di campagna sottomessa alle città confinanti , in senso politico ed economico.

Gli aretini, Dante li chiama botoli ringhiosi, e quando te l'ha detto uno così, la definizione ti rimane addosso. Dice che l'Arno, per non venire fino ad Arezzo,  volta il muso, ed effettivamente lo fa, fra Giovi e Buonriposo. Vedendo la Toscana da qui non si ha una gran visuale. Si vede Firenze la Signora, nobile, altolocata e fredda. Capitava, quando ero giovane, che i fiorentini, pur essendo vicini di casa , ci ignorassero, come un podere di campagna .
Una volta un mio parente fiorentino, che ora insegna a Scienze Forestali, mi disse " Come si dice : aretini o arezzesi?" Lo sapeva benissimo, ma era per far vedere il disprezzo.

Arezzo ha  da poco, una trentina d' anni, un'Università, e anche quella non è nostra, è l'Università di Siena. Siena, anche lei confinante, la vediamo lontanissima, arroccata nelle sue tradizioni, nella sua banca, nella sua Università, nel suo Palio  e ci mette soggezione . Moltissimi anni fa, credo in epoca fascista, abbiamo imitato il Palio resuscitando la giostra del Saracino, che si correva in epoca medievale. Ormai è molto vecchia anche la giostra, ma non così coinvolgente come il Palio, che riguarda le famiglie, i bambini fin da piccoli.

Arezzo, mi pare, ha la sindrome del parente povero, nonostante nel dopoguerra abbia lavorato e si sia arricchita col metallo più prezioso, l'oro . Anche questo è trattato in maniera un pò rozza, per produzioni industriali, stampandolo, facendoci catene grosse e vuote per gli arabi , facendoci oggettini che sono regali per le comunioni e i battesimi.Penso che i nostri antenati Etruschi, che erano artigiani raffinati, rabbrividiscano vedendoci dall'aldilà.
Piazza grande o piazza Vasari.

Il Valdarno, che seguendo il corso del fiume arriva a Firenze direttamente, è fiorentino nel cuore e ci guarda con disprezzo anche lui . I valdarnesi erano solidamente politicizzati e andavano a lavorare a Firenze , e non ad Arezzo .
La Valdichiana è così lunga che arriva in Umbria ma nel frattempo ce la siamo dimenticata. Cortona, la perla che sta in mezzo, meta ambita di turisti di tutto il mondo, fa un pò vita per conto suo. La Valtiberina per entrarci obbliga a passare da una valle stretta e ombrosa, la Valcerfone. Il Casentino bellissimo è tutto montagna e prende il nome dal caseus, il formaggio pecorino.

Arezzo è laboriosa , intelligente, formichina, è anche infida, dice pane al pane e vino al vino, è diretta e sconveniente, è sorniona. E' stata una città per tradizione di sinistra, che ha covato in sè cose innominabili. Abbiamo avuto Fanfani e abbiamo ancora Gelli. Una città di provincia, tranquilla e per molto tempo prosperosa dove, nell'anonimato, si progettavano cose terribili per tutto il paese. Alcuni aretini sono implicati nei processi per le stragi pianificate dalla destra estrema.

Molto aretini nascevano in famiglie povere e comuniste, cominciavano a lavorare e man mano che cresceva la prosperità si spostavano nell'arco parlamentare. Ne ho conosciuto uno che da Lotta Continua negli anni 70 è arrivato ad Alleanza Nazionale negli anni '90. Per proteggere i  soldi che faceva. Più ne faceva più andava a destra. E' diventato molto ricco.

Ad Arezzo si crede nella scuola pubblica, che funziona molto bene . I nidi e le scuole materne sono così ben gestiti che le responsabili dell'ufficio scuola del Comune venivano invitate in giro per il mondo a presentare i  loro metodi. Un anno se ne andarono a Chicago.Siamo stati fra i primi, subito dopo l'Emillia Romagna, che non la batte nessuno, a istituire le mense biologiche nelle scuole . Fu il mio negozio ad essere il primo fornitore.

Gli aretini vedono poco la Toscana, più facile che vedano Hong Kong, con cui hanno fatto affari, che Lucca, che gli rimane fuori mano. Ci sono antichi rancori, che rimangono in quell'ironia aspra che ci contraddistingue, che forse vengono da quando le città toscane erano le Etrusche Lucumonie, ognuna per sè e ogni tanto si combattevano. Non sarebbe così strano. C'è una parola che usiamo con i neonati e i bambini piccoli, "nenne", per indicare il latte, in particolare quello materno, e sembra che sia una parola etrusca . Se è rimasta intatta quella nella lingua immagino che possa rimanere qualche forma pensiero. D'altra parte uno studioso degli Etruschi dell'Università di Perugia, il Prof. Pallottino, scoprì che alla fine dell' ottocento sull'Appennino toscoemiliano, nelle feste agricole ancora si nominavano le divinità Etrusche.

S.Maria della Pieve
Da un pò cominciamo a sentirci tutti toscani, e conservando, scherzosa, questa rivalità, ci stringiamo a Massa, a Pisa, a Prato, a Firenze, a Grosseto, a tutte le province. Cominciamo, da un pò di anni, ad essere orgogliosi di essere toscani, per la bellezza dei posti, per l'arte, per la civiltà, per la lingua, che in realtà cambia tanto da Grosseto, ad Arezzo, a Firenze, a Siena, a Lucca, a Pistoia. Noi scivoliamo verso le note cupe dell'umbro, aspiriamo poco. La lingua delle campagne, in particolare Valdichiana e Valtiberina, ci sembra molto rozza e pesante e ci ricorda il passato contadino. Ho trovato l'italiano perfetto di Dante nel parlare di una giovane donna che veniva a lavorare in un ristorante ogni tanto per integrare il salario di operaia . Parlava con grande raffinatezza, quasi senza accento, sembrava tratta, le dicevo sempre, dalla commedia dell'Arte. Mi incantavo a sentirla ragionare, anche se raccontava della fabbrica o se discuteva di come cucinare un piatto. Proveniva dal peasino bellissimo di Rigomagno , vicino a noi , ma credo già in Provincia di Siena .

La chimera, ritrovata e creata ad Arezzo dagli artigiani etruschi.
Tutto questo per dire che se mi scappa qualche discorso sconveniente è perché sono Toscana, voglio bene alla Toscana e mi piace criticarla, ma non mi piace sentirne parlare male. Una debolezza. Che non si offenda nessuno, quando vado a Firenze e passo davanti al Duomo di San Giovanni mi sento così fortunata che mi commuovo, anche se poi, alla fine, più di tutto mi sento "terrestre, genere umano".

lunedì 28 marzo 2011

VERDE MURA

Fiore di viburnum Carlesii.
Fiore di Stachiurus.
Corso d'acqua che costeggia le mura di Lucca.
Verde mura è una mostra di giardinaggio che si tiene a primavera, a Lucca , in questo fine settimana , dal 25 al 27 marzo .  Non è una cosa solo commerciale, ho idea, anzi, che per gli espositori sia più una vetrina che una reale occasione di guadagno . Per me è un modo di imparare cose nuove , che poi dimentico, ma va bene lo stesso, e di vedere piante sognate e conosciute solo per nome o attraverso le riviste.  Non sono tanto del'umore giusto , ma andare a queste mostre mi da il senso della continuità. Ammiro, ammiro foglie di forme inconsuete , modi dei germogli di uscire dalla terra dei vasi , foglie di felci ancora raggomitolate . Mi piace un sacco, meglio di una mostra d'arte, alle origini dell'arte. Ero andata con l'idea di comprare  un viburno profumato, intorno a Lucca molti vivai coltivano arbusti .E il profumo è un ingrediente essenziale , quando si cammina in giardino. Infatti uno stand proponeva viburnum Burkwoodii, viburnum Carlesii, magnolie fiorite, Fremontia, Edgewortia, Stachiurus , Cornus , Grevillea, Callistemon ... Stecchi con poche foglie , o con  soltanto grandi bocci  pelosi, che diventeranno alberi o cespugli bellissimi. Il venditore, vedendo che ci capivo qualcosa, ha cominciato a magnificare a voce alta, come al mercato, in un modo molto divertente , la sua merce . Io difficilmente contratto,  apprezzo le lodi delle piante e gli ho comprato per un buon prezzo, spero, un viburnum Burkwodii , molto profumato .

Il duomo , suggerisco di allargare l'immagine .Ogni colnnina è diversa.
Ormai alcuni vivaisti li conosco al punto da essermi affezionata.  Per esempio i due ragazzi del vivaio dal nome suggestivo "L'erbaio della Gorra ", che vengono dal Piemonte. In uno degli ultimi post Mimma Pallavicini aveva annunciato la gravidanza di Valentina, la titolare del vivaio, e mi sono complimentata con il marito . Pare che l'avesse già fatto un sacco di gente, come a dire che i fatti nostri non siamo capaci di farceli.  Ecco : di solito L'erbaio della Gorra è fra i miei preferiti , perchè presenta erbacee perenni insolite e ben coltivate e qualche annuale, come quando portarono, due anni fa al mercatino del giardino Reinhardt,  delle spettacolari rudbeckie .  Le perenni hanno dei vantaggi grossi in giardino , saranno d'accordo tutti gli altri giardinieri più o meno dilettanti come me, che mi diletto da quasi 30 anni , ormai passo semiprofessionista, se non altro per la costanza. . Primo : campano più di un anno . Quelle di vita più breve di solito si riproducono da sole da seme . Secondo : molte di loro si allargano e diventano quasi infestanti, possono essere divise e daranno carattere al giardino, con una presenza massiccia . Terzo : non sono così impegnative come gli arbusti, che non puoi spostarli tutti i minuti.
Vicino all'Erbaio della Gorra  , quest'anno , c'era un altro vivaio di perenni molto particolari e rare fra cui molte  felci e Pleione , che è un'orchidea rustica . Da loro ho comprato una cimicifuga che metterò vicino alla vasca dei pesci . Più in là ho preso un rizoma di loto; dal vivaio sardo"I campi"  ho preso un emerocallis rifiorente bicolore e poi dal Vivaio "La romola" , da cui avrei preso tutto in blocco o quasi , ho comprato un piccolo viburnum Carlesii. Comprare piante , non tante , un pò, perchè dopo bisogna piantarle , è un piccolo lusso di cui non posso fare a meno . Qualche volta mi muoiono , ma spesso riesco ad allevarle e a riprodurle, al punto che il prezzo speso diventa irrisorio rispetto a quello che mi danno . Alcune mi seguono da 25 anni, dopo il primo ed unico acquisto , le ho in diverse postazioni e in grande quantità , non si può più fare una considerazione commerciale , ci ho guadagnato e basta , ad acquistarle , in tutti i sensi .Quelle che ho perso io , perchè lavorando in estate negli anni scorsi mi è capitato di non essere sempre attenta con le annaffiature, le ha conservate l'Antoinette o la Claudia, a cui ne avevo dato dei vasetti , e posso riaverle. All'Antoinette lo dico sempre, che darle a lei è come metterle in banca.

Un leone di guardia.


Mauro, che di solito è bravissimo per le foto , ha toppato miseramente la mostra perchè non conosceva bene la macchina digitale della Fiamma, così metterò delle foto che ho fatto io al Duomo di Lucca , che mi incanta . Andare a Verdemura o a Murabilia, a settembre, è un'occasione per rivedere Lucca , che mi piace tanto . Arezzo e Lucca , tutte due toscane, hanno identità diversissime . Arezzo è molto antica , costruita dagli etruschi , di cui rimangono ancora delle parti di mura visibili, poi dai Romani . E' anche molto medievale , severa , costruita in pietra arenaria, del colore della sabbia , fra l'ocra gialla e l'ocra rossa . Arezzo , nel suo centro storico , è costruita su un colle, tutta in salita ripida, il Duomo è proprio in cima alla città , bellissimo, ma nei primi del '900 gli hanno appiccicato un campanile come un lapis appuntito . I miei dicevano che quel campanile era bruttissimo e ora sono d'accordo anch'io. Se il campanile non ci fosse il Duomo da solo farebbe una fantastica figura. Il campanile lo sovrasta e lo sminuisce. Ci vorrebbe una motosega un pò grossa. Arezzo sembra che certi periodi storici li abbia saltati , c'è poco di settecentesco , poco ottocento . Quei tempi della sua storia sono stati oscuri e poveri.
Lucca è tutta in piano , comodamente sistemata fra i Bastioni delle sue Mura , che i lucchesi chiamano Baluardi . Intorno colline e monti la proteggono da vicino . Lucca è rinascimentale . settecentesca , ottocentesca , elegante , illuminista . Chiara e comoda, è costruita in certi punti in mattoni , che affiorano nelle facciate , di solito intonacate in colori pastello , mentre nelle chiese hanno usato il marmo delle Apuane,  che sono poco distanti . Le facciate delle chiese sono eleganti, razionali , spettacolari , nell'alternarsi del bianco e del nero . I particolari del Duomo avrei sempre voluto fotografarli ed eccoli qua,alcuni . Il Duomo è tutto "ricamato". Le formelle riproducono in marmo animali mitici o magici , fiori e simboli .

Un'altra cosa che mi piace di Lucca sono i corsi d'acqua che l'attraversano , tutti aperti , ti affacci e vedi acqua  pulita che scorre, erbe acquatiche , tanti pesci ( lasche , dette anche cavedani , dice Mauro) e nane (cioè anatre) germanate .Una meraviglia. Ad Arezzo , ignorantissimi che siamo , abbiamo coperto i corsi d'acqua trasformandoli in fogne . C'era un progetto per riaprirli . Chissà?

A proposito del nome aretino delle anatre, (le chiamiamo nane ) mi tornano in mente due cose : la prima è la sagra della Nana in un paese della Valdichiana che si chiama Cesa. Si mangiano tante cose, ma soprattutto nana in porchetta.  Vennero degli ospiti in un agriturismo e si scandalizzarono per la sagra della Nana , credevano che fosse dedicata alle persono piccole."Che barbari che siete !" Dissero. Lo siamo, ma non per questo.
La seconda : il maestro , dopo aver spiegato la figura storica di Gaio Cilnio Mecenate , illustre aretino di epoca romana, chiede ai bambini di scrivere un pensierino. Un pensierino su Mecenate . Un bambino scrive :
Nella cesta delle ova me c'è nate le nanine .  Questa me l'ha raccontata Silvano Zoi , è vera, non potrebbe essere che così . a chi altro se non ad un bambino aretino verrebbe fuori  "Mecenate" = me c'è nate ?Vedo già la Paola che ride.

sabato 26 marzo 2011

I NOMI DEI FIORI.

Ci sono due categorie di nomi dei fiori, e delle piante in generale.

I NOMI COMUNI O POPOLARI, tipo latte di gallina, occhi della madonna, scarpetta della madonna , nontiscordardimé, viola mammola, rosolaccio, fanciullacce, attaccaveste, crespignolo, raponzolo ecc.
La Madonna, povera donna, è nominatissima, soprattutto nelle regioni d'Italia molto pretaiole.
Ogni piantina richiama un attributo o un organo del corpo della mamma di Gesù, solo che in certi posti si chiama occhi della Madonna un fiore, in certi posti un altro. Per cui il nome popolare non da nessuna sicurezza di corrispondere proprio a quella piantina lì. Quando poi si parla di insalate di campo il caos è generale :
"Ma che dici, quella che ha quelle foglioline lunghine, fatte così...
Ma no, quella che somiglia a quell'altra .."
Qualunque piantina somiglia a qualcun' altra e di questo passo non ci si capisce niente.

L'unico sistema è di affidarsi ai NOMI BOTANICI, ma per le insalate di campo è difficile, si trovano pochi testi e le illustrazioni, se non sono foto fatte bene, non permettono l'identificazione. Se poi sono disegni non se ne parla. Io per le insalate mi baso sull'esperienza,e mangio alcune cose di cui non so il nome.


Una delle "mie " cicorie , in realta credo si chiami Crepis .

Raponzolo (Campanula rapunculus), si mangiano le foglie e la radice.
Fiori di silene vulgaris o "minutina"
Favagello ,  o  ranunculus ficaria.
Sono commestibili molte di quelle che chiamo, riassumendole in un'unica categoria, cicorie selvatiche, che si mangiano da giovani, perché dopo diventano troppo amare. Alcune hanno fiori gialli, una fiori azzurri. Tutte sono buonissime lessate e saltate con l'olio e l'aglio. Sono commestibili i giovani papaveri (papaver rhoeas detto anche rosolaccio), i raponzoli ( Campanula rapunculus), alcune silene ( una silene qui da me si chiama minutina), i crespignoli (sonchus oleraceus), che pungono ma hanno un sapore delicato, le gallinelle (varietà di valeriana), i favagelli  (ranunculus ficaria) , le carote selvatiche(daucus carota), la ginestrella (?), la sanguisorba (poterium sanguisorba), i vari timi selvatici, il finocchio selvatico, gli agli selvatici  e molto altro. Senza contare  gli arcinoti tarassaco (pisciacane o dente di leone), bardana e ortica . In realtà sono molte  le erbe che raccolte da giovani, prima della fioritura, si possono mangiare, mentre in seguito  alcune diventano un pò tossiche.

I NOMI BOTANICI 

Oltre alle erbe da mangiare ci sono le piante da giardino. Conoscerne i nomi botanici è quasi indispensabile. I nomi botanici sono una convenzione universalmente riconosciuta. C'è un libro, "La confraternita dei giardinieri", che racconta anche di Linneo, che per primo cercò di ordinare le piante e i loro nomi.  Un Anemone Nemorosa si chiama così in Italia come in Inghilterra, come in America. Ho imparato molti nomi botanici leggendo riviste di giardinaggio e libri, per circa, ormai, trent'anni.  E' successo subito, all'inizio, e ha stupito anche me, il fatto che ricordavo facilmente nomi complicati, tipo "Romneya Coulteri " oppure "Phaseolus caracalla" oppure "Echinops ritro", e li associavo con l'aspetto della pianta, cosa che non ho mai fatto con gli uccelli o gli insetti, eppure sono ospiti del giardino anche loro. Ho immagazzinato un numero imprecisato, ma molto grande, di nomi  di piante e di conoscenze sulle piante. Ora comincio ad aver difficoltà a tirar fuori i nomi, ma per tanto tempo è stato veramente sorprendente, uscivano come tappi di champagne dalla mia testa. Una foto un nome, un'immagine un nome. Non sono una botanica, non so la differenza fra famiglie, specie, generi e neanche mi importa tanto. Mi accorgo, dall'osservazione dei caratteri, se due piante sono parenti. So i nomi di alcune famiglie, tipo le solanacee, le papaveracee, le composite, le cariofillacee, le rosacee, ma a volte questi botanici sadici cambiano il nome di una famiglia, per esempio le leguminose sono diventate recentemente papilionacee, e questo è veramente crudele. Oggi ho scoperto che le Cimicifuga sono diventate Actaea. Ahimé.  Le lavatera sono tornate ad essere malve, e tutto lo sforzo di alcuni per imparare il loro nome è stato inutile. Per me non è stato uno sforzo, come per certi autistici che fanno calcoli complicati a mente.

All'inizio, per dire l'ingenuità, avevo la convinzione che se le era stato dato un nome la pianta fosse una varietà importante da giardino. A Milano, al Centro Botanico,  nell'83, vidi delle bustine di semi di "papaver rhoeas", ne comprai una nella convinzione che si trattasse di quei papaveri giganti che si vedono nei giardini di montagna, che poi ho scoperto che sono perenni,  invece si trattava del comune papavero, o rosolaccio, che strappavo come erbacce. Al Centro Botanico erano già in crisi di astinenza da piante spontanee, e ne vendevano i semi come rarità botaniche, molto raffinate, ma noi, grazie a Dio, in Toscana ne avevamo in abbondanza.

I nomi botanici sono molto utili alle mostre di giardinaggio, dove si comprano piantine di perenni che non sempre sono fiorite e riconoscibili. Se sai il nome, e conosci la pianta, sai cosa compri, o sai se ti interessa  averla. Così capita di veder passare uno felicissimo che ha appena comprato un vasino con due o tre foglioline anonime, ma lui sa cosa verrà fuori. Oggi, a Verdemura, è passata una signora con in mano un vasetto con un bastone che pareva infilato lì, senza neanche le foglie. Era una piantina di Plumeria, o Frangipane, una delle tropicali più fascinose, irriconoscibile. Anche io ho comprato un rizoma dal brutto colore, a forma di banana , che diventerà, spero, una pianta di loto.
Così vanno le cose.
Se uno ha una passione accade questo ed altro, una passione e non un hobby, una cosa che da più gusto alla vita. Un nostro amico, Sergino, è diventato molto religioso, seriamente religioso, da  adulto, ma aveva fino da giovane la passione dei motori, che montava e smontava a colpi anche di martello, con mio marito, quando erano ragazzi. Con la maturità vive con la famiglia in un convento a Sansepolcro, ma ha messo la moto in sacrestia  e continua a lucidarla, ogni tanto ci fa un giro. I suoi vecchi amici ridono della moto parcheggiata in sacrestia. Mauro gli ha chiesto come si accorda la moto con la religione e lui ha detto che anche nei motori c'è Dio. Ora se Dio è nei motori, sarà a maggior ragione nelle piante, che vengono dal suo atto creativo in linea quasi diretta! O no?

giovedì 24 marzo 2011

A scuola col registratore.

Tanti anni fa ho lavorato per più di un anno in una radio privata. Ci ho conosciuto il ragazzo che dopo ho sposato, che faceva il DJ . Io facevo delle trasmissioni informative, ma siccome mi piace prendere un argomento e andare a fondo, per un periodo ho seguito il lavoro di una maestra molto brava, quasi una sperimentazione , in una scuola elementare. La maestra era laureata in psicologia e qualche anno dopo credo che abbia insegnato all'Università a Roma. Faceva lavorare i bambini con la storia, ma invece di dare solo nozioni, insegnava loro a ricavare nozioni e dati dalle testimonianze e dai documenti.
Insegnava, ora che ci penso, il metodo scientifico di ricerca ai bambini. Era interessante seguire il lavoro. Io registravo le lezioni e gli interventi dei bambini,  usavo il registratore portatile per riprendere  quello che avveniva in classe, poi a casa rimontavo e commentavo un pò per spiegare quello che succedeva. I ragazzini erano presi dal lavoro, coinvolti e partecipi . Un giorno la maestra lesse il resoconto di un viaggio fatto da un gentiluomo a Londra alla fine del 1700, che descriveva le condizioni di vita e di lavoro, terribili, nelle prime fabbriche.
Parlava di una città affumicata dal fumo del carbone, sporca e fredda, brulicante di vita. La maestra disse che tutti insieme avevano ipotizzato che gli operai vivessero davvero male in quel periodo storico, ma ora ne potevano fare la verifica. 
Perché? Chiese ai bambini. 
Tutti alzarono le mani e risposero, tutte le risposte si avvicinavano, compresa quella che io avevo pensato, a quella giusta, ma nessuno era preciso. Quando si calmarono le voci e tutti cercavano di formulare la soluzione  pensando alacremente, alzò la mano una bambina e la maestra le diede la parola. La bambina disse : E' una verifica perché il viaggiatore  è stato lì e ha visto le cose di persona. Si sedette. Una risposta precisa e fulminante. La maestra, che voleva arrivare proprio lì, le fece i complimenti. La bambina, mi disse dopo, veniva da una situazione familiare difficile e probabilmente non avrebbe continuato a studiare dopo le elementari, senza il sostegno della famiglia. La bambina mi colpì. Aveva sintetizzato bene ed efficacemente, e prima, aveva capito la domanda. Andare in quella scuola fu un'esperienza bella, che avevo preparato perché avevo letto "Il paese sbagliato "  e  "C'è speranza se questo accade al Vhò " di Mario Lodi e altri libri di maestri italiani, compreso l'amatissino don Lorenzo Milani.  Avevo anche fatto doposcuola all'Istituto Thevenin di Arezzo, insieme a  Paola e ad altri amici, e avevamo approfondito per forza le questioni dell'imparare e dell'insegnare. In seguito a queste esperienze mi era nato un interesse profondo per la scuola, che mi aveva portato anche in quella classe elementare. Devo dire che mi godevo il lavoro dei bambini: vedere delle giovani menti all'opera che si appassionano a quello che la maestra propone è un vero divertimento.  La maestra si chiamava Laura Romeo e se per caso dovesse leggere,  la saluto con affetto e stima. L'ultimo post di Lara (Estate incantata) sulle scuole steineriane, mi ha suscitato questi ricordi  e anche l'idea che non è necessario, qui da noi, cercare le scuole firmate, perché c'è un sacco di gente, compresa la maestra Maria Maltoni di cui ho già parlato, che, senza tanta pubblicità, ha fatto e  fa un lavoro egregio nelle scuole pubbliche. Esempi da seguire per capire che non c'è tanto bisogno di esempi.

mercoledì 23 marzo 2011

UNA FREDDA PRIMAVERA .

Germoglione di eremurus. Si può dire "Un gigante in giardino". Come si vede è ancora tutto spoglio.
Fiore di symphytum , che varietà non so , la pianta viene dal giardino della Maxi. Tipicodi queste piante il  fiore arrotolato.Quando vegeta troppo si può togliere e aggiungere al composto, porta molte buone sostanze , nei libri di biodinamica dicono che  messo a bagno nell'acqua e usata l'acqua per innaffiare, aiuta le piante a superare i danni del calore , quando in estate fa troppo caldo.
Ai gatti piace passare da sopra.
Elleboro orientale, diverso da Helleborus Niger , che è chiamato anche stella di Natale, questo qui fiorisce più tardi , da febbraio in avanti , molto avanti , perchè dopo i fiori diventano verdi, fanno la capsule dei semi che rimangono lì finchè non le togliamo noi .
Qui si vede bene l'effetto spruzzato "guttatus" in latino.
Bello e di compagnia , visibile ed abbastanza alto , fa anche un sacco di figliolini dai semi .
Comprai la pianta fiorita in questo bordeau  spruzzato, ma l'anno dopo fiorì prima, e in verde . Pensai di aver perso la parte bordeau , ma poi, dopo un pò , fiorì anche quella .


domenica 20 marzo 2011

Il Giappone , Isola delle libellule.


foto © Giorgio F.

"Si dice che i giapponesi siano un popolo a cui piacciano particolarmente alcuni tipi di insetti, in particolare le cicale (di cui adorano il “canto” rilassante nei torridi giorni estivi) e i grilli (di cui adorano il canto notturno nelle notti estive e autunnali), le lucciole e, naturalmente, le libellule. Ci sono circa 190 specie diverse di libellula in Giappone e, sin dai tempi antichi, sembra che l’uso di immagini di questo insetto – che si nutre di insetti dannosi alle piantine di riso – sia stato considerato di buon auspicio per il raccolto.
All’interno del Nihon Shoki (La Cronaca del Giappone, scritto nell’anno 720) – la storia del Giappone antico – sono menzionate le libellule, il cui nome a quel tempo era akitsu. La Cronaca racconta che il primo imperatore giapponese, Jimmu Tenno, si arrampicò su una montagna nella regione di Yamato (oggi la prefettura di Nara) e, una volta raggiunta la cima, osservò la terra di cui lui era imperatore e disse: “la forma della mia nazione è simile a due libellule in amore.”


foto © Alberto P.

La Cronaca racconta anche la storia di quando Yuryaku Tenno (il ventunesimo imperatore giapponese) era a caccia nei pressi di Nara ed un tafano lo punse sul braccio. In quel momento una libellula scese in picchiata sul braccio dell’imperatore e catturò il tafano. L’imperatore rimase sorpreso al punto da chiamare quella zona Akitsu-no (letteralmente, la regione delle libellule). La Cronaca aggiunge che questi eventi culminarono nel primo nome ufficiale del Giappone, Akitsu Shima, ovvero “l’isola delle libellule.”
Sin dai tempi antichi, la libellula è vista dai giapponesi come una creatura di grande bellezza e un simbolo di forza interiore. In passato le libellule venivano chiamate anche kashimushi, che significa letteralmente insetto vincente, e questo nome è dovuto al fatto che le libellule volano sempre avanti e non retrocedono mai. Una qualità particolarmente apprezzata dai guerrieri samurai. Per questo motivo si trovano spesso decorazioni a forma di libellula sugli elmi dei samurai, sugli elmetti dei militari e nei simboli di alcune famiglie nobili."


Ho trovato questo post su Internet , il sito si trova digitando "Isola delle libellule", mi pareva che questo curioso e insolito collegamento  fra Giappone , libellule e nome del mio blog valesse la pena di essere raccolto.

giovedì 17 marzo 2011

La chiave per capire.

Sono angosciata, mi manca la chiave , la chiave per capire e mettere insieme tutto quello che succede , dalla Libia al Giappone ,passando per l'Italia .

  Il figlio di Gheddafi , che si chiama come una delle stelle di Orione, Saiph, "Il pugnale", un nome  un destino .
Gheddafi , che tornerà presto ad essere leader della Libia.
Il gas che compriamo dalla Libia, che è più importante della vita e della libertà dei libici.
 L'imperatore del Giappone che  parla al suo popolo e si dice triste.
Il blackout di Tokio e i blackout che ci aspettano, dicono, senza il nucleare.
Berlusconi che dice: altro che terremoto in Giappone, fatevi fare un massaggio da una giapponese e poi vedete che terremoto.
Ma è vero?
Berlusconi che prova, ma non riesce, a nominare nuovi ministri, che sono quelli che hanno fatto tenere la maggioranza e ora devono essere pagati, oltre l'acconto in denaro che hanno già avuto.
Berlusconi che deve presenziare in quattro processi nei prossimi giorni, fra cui un paio per  reati gravi e però ancora è presidente del Consiglio.
Barconi che arrivano carichi di gente e barconi che affondano portando con sè gente che forse non è registrata all'anagrafe, cioè , burocraticamente, nessuno.
Inflazione che riprende a crescere, carburanti più cari e stipendi uguali.
Figli che finiranno prima o poi di studiare, ma che faranno in questa società che rallenta e collassa?
Dopo esser stati genitori, diventeremo nonni?
Quando arriveranno sulle nostre tavole pesci radioattivi?
Ci venderanno piccole quantità di alimenti radioattivi mescolati a quelli buoni in modo da non perderci soldi e avvelenarci piano piano? Mal comune mezzo gaudio.
Qualcuno controllerà il cibo che arriverà dall'Oriente? O sarà come sempre, che non si eviteranno neanche le cose che io posso già prevedere ora.
Suggerisco di mettere qualcuno molto pessimista a predisporre controlli, qualcuno tipo me.
Dai reattori di Fukushima stanno uscendo i radionuclidi più longevi e pericolosi, è meglio o peggio di una bomba H?
Cosa significa inquinare così pesantemente l'oceano?

No , non mi riesce mettere insieme tutto , non trovo la chiave per farlo, non ho la griglia per leggere la realtà, ho perso lo schema . Il cristianesimo  e il cattolicesimo non mi funzionano più, in filosofia non sono mai stata brava e poi ho avuto  un buco nero di un anno, al liceo, quando venne ad insegnarci, la Paola se lo ricorda, il prof che ci fece studiare Kant sul Bignami .
Quando perdo l'orientamento mi invade l'angoscia e non sono più buona a niente. Se torna il sole me ne vado a lavorare in giardino.

mercoledì 16 marzo 2011

Pianto per il Giappone.

In questi giorni molti scienziati sostenitori del nucleare sono stati sguinzagliati in tutte le trasmissioni televisive, da quelle della mattina, tristissime e banali su Rai uno, fino a notte tarda. Sulle reti di regime i nuclearisti compaiono senza contraddittorio, si sente solo la loro voce, il pubblico di quelle reti è particolarmente passivo e beve tutto come verità. Si lavora per il referendum.  Questione di soldi, le centrali atomiche movimentano enormi somme di denaro e se il potere si comporta così ha già promesso a qualcuno, ancora più potente, tutti i soldi che servono all'opera, che usciranno dalle nostre tasche. Triste, tragico sentire alla radio mentre torno a casa il furbo di turno (Radio 2, ore 14,10 circa) che vorrebbe una centrale vicino a casa propria, perchè è" l'energia più pulita che esista". Come dice Mariolino, è tutta un'enorme bugia vomitata fuori di fronte alla propria smentita, che è la realtà tragica del Giappone.
La colpa non è del nucleare, è del terremoto, che non era previsto. Prima di fare un terremoto, poi così grosso, avvisare per piacere.

Ho finito anche il sarcasmo. Da ieri sera mi sono sciolte le lacrime, per i giapponesi uno per uno, anche se loro non sono individualisti . Per tutte le case, e i piccoli giardini violati, i bambini perduti sotto il fango, le mamme, i babbi, le nonne e i nonni, vorrei abbracciarli tutti e aiutarli a portare la paura e lo scoramento .

Il terremoto è un'evento naturale. La parola evento, abusata negli ultimi anni, serve ora per definire grandissime cavolate  Mia figlia disse giorni fa "Vado a Milano a un evento:" 
" Che succede? -chiesi - Passa una cometa, si avvicina un asteroide, si  reincarna Gesù ?" 
" No, presentano un nuovo deodorante."

Questo del Giappone è un evento così naturale che più naturale non si può, eppure travolge l'ordine naturale delle cose, di cui l'uomo, animale naturale, fa parte. Perfino le  centrali nucleari, in quanto fatte dall'uomo, sono naturali. Andrà ripensato quest'aggettivo "naturale " e usato con più discernimento. Intanto il terremoto instaura un nuovo ordine. Nuovo e naturale. Dai fanghi scuri e salmastri, divenuti radioattivi, nasceranno nuove piante e animali con DNA mutato ," naturalmente" .

Uomini della natura , che rispondono ad un richiamo interiore di solito poco ascoltato, sono i cinquanta operai e ingegneri che hanno chiesto di restare a Fukushima per spendersi fino alla fine  contro la catastrofe avviata. Non possiamo immaginare la loro condizione, probabilmente dove si trovano c'è  un caldo insopportabile, se è vero che gli elicotteri non possono più sorvolare la zona . Probabilmente la radioattività toglie loro le forze e provoca sintomi terribili. La televisione dice che restano, ma non ci racconta altro. La sola cosa certa è che sanno che perderanno la vita. Sarebbe meglio sapere di cosa sono capaci, a volte, gli uomini.  Ogni tragedia ha i suoi eroi, e loro avranno una targa da qualche parte e una breve memoria, ma la loro vita sarà spesa come non è concesso a tutti. Questa gente incarna tutto il meglio dell'umanità.

lunedì 14 marzo 2011

FUKUSHIMA 3.

Non serve a niente che uno scriva le cose che gli vengono in mente riguardo al terremoto in Giappone e alla situazione critica dei tre reattori della centrale di Fukushima, eppure tantissimi nel mondo si scambiano opinioni , previsioni , paure . Non ci si può scambiare nient'altro perché si tratta di una tecnologia completamente fuori della comprensione della stragrande maggioranza della popolazione.Non se ne sa niente e non è facile capirci qualcosa. Stasera ci dicevano i telegiornali del pericolo di "fusione" , ma che cos'è la fusione in concreto e che succede dopo non ce l'ha detto nessuno, perchè forse è troppo spaventoso. Negli anni della mia giovinezza uscì un film, "Sindrome cinese", con Jack Lemmon e Jane Fonda . Descriveva un incidente in una centrale nucleare dove si rischiava la fusione del nocciolo. Questo avviene a temperature di milioni di gradi, dicono, e tutto diventa così pesante e denso che può sprofondare nel terreno e, in teoria, attraversare il pianeta per giungere, passando dal centro della terra, in Cina, all'opposto. Per questo "Sindrome cinese".

Per fare un esempio di una cosa molto calda la temperatura della superficie del Sole è di 6000 gradi centigradi . Ci si può immaginare cosa vuol dire milioni di gradi sulla terra . Sembra davvero un tipo di energia con cui l'uomo non dovrebbe lavorare su questo pianeta.

Tanti paesi europei stanno frenando sul nucleare. Frattini ha detto che non è il caso di esagerare, che il governo va avanti perché le nostre centrali saranno più sicure. Più sicure di quelle giapponesi che prevedono terremoti fino a quasi 9 gradi di intensità ? Non so quando vorranno fermarsi, forse bisognerà andare a scollarli dalle sedie. Che Dio ce la mandi non dico buona, che ormai per quello è tardi, ma un pò meglio di così.

domenica 13 marzo 2011

FUKUSHIMA 2.

Come la mia amica Paola anche io, dopo averlo letto , consiglio questo articolo di Claudio Magris tratto dal Corriere. Davvero bellissimo e intenso , pieno di suggerimenti per pensare .

http://www.corriere.it/editoriali/11_marzo_13/magris-urlo-della-natura_674a5918-4d49-11e0-a87d-745e25f97bf2.shtml

Anni fa mi è capitato di fare un lavoro giornalistico per un certo periodo , un anno circa , un pò di più con una successiva collaborazione . Il lavoro di giornalista lo trovavo schizofrenico, ti costringeva a saltare da un argomento, da un fatto all'altro senza approfondire, con la conseguenza di una notevole superficialità . Per entrare in una cosa ci vuole del tempo, esperienza, pensieri . Lì non c'era il tempo , ti affezionavi ad un argomento e ti toccava uscirne per occuparti di qualcos'altro .  I giornalisti di basso livello raccontano malamente , spesso mettendosi al servizio di un padrone o di un potere . Se si deve fare così meglio svolgere un lavoro manuale, fisico, in cui vendi ad un altro la tua forza e il tuo tempo, di meno il tuo cervello.

L'articolo di Magris è una riflessione fatta con tutto se stesso , come le facciamo noi , che non ci paga nessuno, sui nostri blog. Molte cose che scrive le ho pensate già. Per esempio  si parla di uomo e natura come contrapposti, ma l'uomo è un animale , e come tale "naturale" . Poi c'è la convinzione che quella cosa che stiamo vedendo in televisione, quella spaventosa sciagura , non possa mai capitare a noi, su questo non sono tanto d'accordo , è una superficialità facilmente superabile . Ed è un fenomeno che osservò Freud, quando una paziente gli disse " Parlavo con mio marito e si diceva che se uno di noi due muore, io andrò a Parigi . " Non la sfiorava l'idea di poter essere lei a morire per prima.

Vorrei aggiungere qualcosina di mio , sulla tecnologia. La tecnologia è una fantastica utilissima cosa sviluppata dall'uomo nel suo cammino evolutivo, dall'aratro in là . Qualche giorno fa Lara , su Estate incantata , affrontava questo tema .La  tecnologia oggi supera i saperi di ognuno,  non la sappiamo più gestire , chi sa riparare da solo una caldaia ? Diventiamo schiavi di specialisti di cui non sappiamo se siano davvero competenti e non possiamo fare da soli . Nelle missioni in Africa, chi ci va , si accorge di dover portare tenologie semplici, gestibili , che gli africani possano gestire in proprio, con una opportuna e relativamente piccola  preparazione. Così è evidente che si formano comunità autonome e non dipendenti dai loro "salvatori" . Facciamo in modo che si salvino da soli.
Un ragionamento del genere per le energie . Dovremmo pensare a cose semplici , leggere , maneggevoli , i famosi passi lievi sulla terra , necessari ora che siamo diversi miliardi di persone . Il nucleare , sporco, pesante e pericoloso , non va bene. Ce lo dice quello che accade in Giappone , e vediamo come hanno affrontato profondamente e consapevolmente questa cosa , come noi non sapremmo fare .
Certo che c'è un rischio connesso con le attività umane , ma con questo tipo di energia non si corre il rischio del Vaiont , non si uccidono le persone di questa generazione, che è pure gravissimo, si compromette la vita sul pianeta per parecchie generazioni a venire e questo fa la differenza.

sabato 12 marzo 2011

FUKUSHIMA

Cosa ne so io del Giappone? In realtà quasi niente , qualcosa dalla letteratura , forse un paio di libri scritti da giapponesi , altri scritti da occidentali sul Giappone.
Qualche film.
Un libro ,"Diario di Hiroshima", per l'appunto il racconto di un medico dopo l'esplosione della prima bomba atomica , che curava gente con sintomi incomprensibili , che morivano velocemente e molto male e lui non riusciva a capire  che cosa avevano .
Anola gay , il nome dell'aereo che sganciò la bomba sulle città di Hiroshima e Nagasaki , il cui pilota finì per impazzire.
Un kimono di stoffa e un ombrellino di seta , che ho ancora , portati in dono da una cugina della mamma , una bellissima signora sposata con un funzionario dell'ambasciata americana che viveva , nei miei sette , otto anni d'età , a Tokio.
I giardini zen giapponesi .
Le opere del maestro Hokusai.
Il Giappone è un paese immaginato sulla base di  poche informazioni .
All'improvviso diventa protagonista sul palcoscenico del mondo per il terremoto devastante ed unico per ora , per la sua forza distruttiva, di oggi. Una centrale nucleare , costruita sulla costa della prefettura di Fukushima , resta danneggiata e per il momento , alle ore 23,02 dell11 marzo 2011 , fuoriesce una radiazione mille volte superiore a quella definita normale. Rai 3 dedica stasera a questo una trasmissione interessantissima con continue puntate sulle agenzie e televisioni d'informazioni mondiali .Si parla del terremoto, già più di 1900 morti accertati , dovuti sia all'evento che allo tsunami immediatamente successivo.
Un tecnico dell' agenzia italiana per il nucleare, imbarazzato e incavolato, tenta di sminuire i dati che arrivano e di evitare l'"empatia" .E' molto nervoso il dott. Gatta, non solo si trova a difendere l'uso del nucleare di fronte ad un pubblico molto vasto in un momento critico, ma ne dovrà rendere conto a chi ce l'ha mandato.
Sceglie di non commentare e intanto si innervosisce visibilmente.L'unica cosa che gli sta a cuore è che non si parli male dell'energia nucleare .
Ho l'impressione che questo avvenimento non farà gioco per la costruzione delle centrali nucleari in Italia .

La memoria torna al 25 aprile del 1986 , quando la televisione annunciò che una stazione svedese di rilevazioni sull'atmosfera aveva trovato un aumento preoccupante di radiottività nell'aria . Il primo maggio di quell'anno si saprà che la centrale di Cernobyl , in Ucraina , zona di Kiev , per un guasto ha emesso una nube radioattiva che nei giorni successivi inquinerà in modo permanente , per i prossimi cento , duecento, trecento anni, dipende dalla velocità di decadimento dell'elemento radiottivo preso in considerazione , e ce n'è più di uno , l'acqua, la terra e i prodotti agricoli . Da noi .
Da loro è una catastrofe biblica, una vasta area di terreno che non sarà più utilizzabile per centinaia di anni. La popolazione rurale che non vuole abbandonare la zona viene lasciata a se stessa e svilupperà , negli anni a venire , malattie, infertilità , malformazioni nei feti e nei bambini che riusciranno a nascere . Verranno diffuse foto mostruose . Gli italiani , in tutto ciò , avranno un ruolo . Saranno italiani i volontari che porteranno a Cernobyl serre chiuse , col pavimento e con terreno non inquinato , per coltivare cibo pulito per quanto possibile. Famiglie italiane accoglieranno bambini per l'estate ; il periodo trascorso da noi , mangiando e bevendo acqua e cibo pulito, darà loro una chance di vita in più.

Qual è stato il prezzo dell'energia nucleare ? Se non siamo matti e usiamo un criterio economico onesto dobbiamo taner conto di molte cose per calcolare il costo dell'energia.
Quanto costa la realizzazione della centrale
Quanto costa produrre l'energia
Quanto costa eliminare o perlomeno rendere non pericolose  le eventuali scorie della lavorazione e qui ce ne sono
Quanto costa l'inquinamento costante dell'ambiente dovuto a quel tipo di lavorazione ( pare ci sia un rilascio costante di radioattività intorno alle centrali)
Quanto costano gli eventuali incidenti e il successivo doveroso risanamento dell'ambiente, quando , dico quando , è possibile.
Quanto ci costano le spese per la salute pubblica derivanti dall'uso , compresi gli incidenti , dell'energia nucleare .

La mia prima figlia aveva 18 mesi quando accadde  Cernobyl . Non lo dimenticherò mai.
Questa bambina che non è nata per caso , l'abbiamo voluta e l'amiamo moltissimo, non può più bere latte fresco . Il latte dobbiamo comprarlo con la data di "prima" , la verdura fresca dell'orto è sconsigliabile usarla , i panni si possono stendere all'aperto? Sì , no, non è chiaro . Evitiamo il panico . Si può andare a giocare all'aperto?  Qualcuno è troppo ottimista . Qualcuno , per non diffondere il panico , non diffonde neanche informazioni che è NECESSARIO  conoscere .

Dall'esperienza di quei giorni venne il referendum sul nucleare e la maggioranza degli italiani votò perchè non fossero mai costruite centrali del genere nel nostro territorio . A chi la pensava come me fu detto che eravamo stupidi perchè i francesi hanno la centrale Superphoenix alle nostre porte , se dovesse saltare la radiazione arriverebbe anche qui e intanto paghiamo l'energia molto più cara degli altri .Non ci è mai stato detto , invece , quante  leucemie , malattie della tiroide ed altri flagelli dobbiamo imputare all'incidente di Cernobyl , qui da noi.

Lasciando da parte per il momento le energie alternative , la cosa su cui dobbiamo confrontarci è la questione delle scorie , la questione della sicurezza legata alle caratteristiche del nostro territorio , che è tutto sismico con la presenza massiccia di vulcani attivi pericolosi , e la questione della sicurezza legata alla presenza massiccia della criminalità . Il fatto che altri scelgano di realizzare centrali atomiche , ora come allora , non deve riguardarci . Non è che , se tutti si ammalano di leucemia , diventi per questo una cosa bella . La logica del "mal comune mezzo gaudio " in questo caso non funziona.
No grazie, non lo voglio il nucleare .
Questo luogo, per quel che mi riguarda , è l'unico che abbiamo a disposizione per vivere . Non possiamo ridurlo ad un pianeta dove le zone proibite , in cui la vita è impossibile, sono sempre di più e sempre più vaste. Voglio vedere comunque , fra quelli favorevoli al nucleare , chi sarebbe disposto a prenderselo in casa. Forse uno c'è . Silvio ?

In ogni modo le preghiere di chi prega e la partecipazione commossa degli altri sono per il Giappone e il suo popolo.

venerdì 11 marzo 2011

TERAPIE DELLA VITA.



Sono stata male da giovane, c'è un post precedente che si intitola  "Il Natale e  l'Anima" se qualcuno fosse interessato. Ho avuto un male fisico associato ad un male dell'anima. Ora si chiamerebbero attacchi di panico, nei miei 26 anni non c'era una definizione e la cura me la son trovata da sola. Dopo, quando mi raccontavano che una certa  persona era caduta in depressione mi è capitato di dire che era successo anche a me, ma io l'avevo usata come un avvertimento, che qualcosa non andava, che dovevo al più presto muovermi e trovare soluzioni . L'avevo vissuta come un'OCCASIONE.  Non mi ero adagiata nel mio disturbo e non avevo voluto usare psicofarmaci . Avevo visto gente rincoglionita dagli psicofarmaci e non volevo finire così , anche se voleva dire stare ancora male.
Male , ma viva. Male, ma attenta ai segnali. Se si sopprimono i segnali del tutto non si sente più nulla , nè il male nè il bene , non si vede il brutto, ma neanche il bello, si dorme , si vive peggio delle larve, che si trasformeranno in un'altra cosa, mentre noi resteremo dei fantasmi imbottiti di sostanze chimiche , che ignorano anche i ritmi fondamentali delle cose,  e sono attaccati alla vita come ad un vecchio vizio.

A 26 anni , quando sono stata male , un male fisico associato ad un male dell'anima , non lo sapevo che erano due segni che interpretavo separati per mille anni di pensiero alle spalle che dicono che siamo fatti di mente, che sta da qualche parte , forse nella testa , forse no , e di corpo , che sta qui e si vede . Invece erano la stessa cosa , segno di un unico male , un male della vita nel suo complesso . Ho avuto in quell'occasione una fortuna sfacciata , il mio intuito , che mio marito dice sempre scarsamente funzionante , invece c'era e c'è ancora , malconcio , ma mi ha portato dove mi serviva , da qualcuno che poteva aiutarmi . In altri posti l'ho chiamato terapeuta, ma lui si sarebbe scocciato e offeso .Senza farmaci in alcuni colloqui è sparito per primo il male fisico, che non mi ero inventata , c'era tutta la documentazione dell'ospedale e una diagnosi di somatizzazione  a vita. Somatizzazione vuol dire che non sanno come la malattia ti si è insediata addosso e non sanno come mandarla via. Una parola della psichiatria , meglio della  psicanalisi, che da un fantastico alibi alla medicina.

Quante volte si è detto che la medicina spezzetta la creatura umana in minutissime parti e le affida a esperti diversi ?
Ognuno di loro sa moltissime cose sull'organo che cura , sa molto poco dell'insieme, della creatura e questo ha parecchie conseguenze pericolose.

Per carità, una medicina utilissima, che apre i vasi sanguigni chiusi , taglia via i tumori , si serve dei più raffinati veleni per ammazzare formazioni neoplastiche , entra nel corpo per sostituire valvole cardiache . Ogni giorno un passo avanti e anche qui le enormi contraddizioni di cui l'uomo postmoderno è protagonista , si sostituisce una mano con una bionica oppure di un'altra persona , ma si lascia morire un operaio caduto da un'impalcatura.
Si fanno nascere bambini da fecondazioni assistite fuori del ventre materno e si lasciano morire bambini già nati di freddo per strada, come l'inverno appena trascorso a Bologna.

Forse succede tutto per la vecchia separazione fra corpo e mente  "pensata" dai filosofi mille e più anni fa . E poi si dice che il pensiero non è creatore! Il pensiero crea, continua a farlo, per me, a 26 anni , ha creato guarigione, mi sembrava un miracolo,  non è accaduto a Lourdes o a Fatima, e non ho potuto pensarlo in quel modo, ma le forze di guarigione, il noto sistema immunitario, esistono e funzionano piuttosto bene, soprattutto se si sbloccano le forme pensiero che li incatenano . Come fare non so consigliarlo, non credo ci sia una via uguale per tutti, fare ordine nella testa è senz'altro un buon inizio per persone di un qualche livello culturale e con un malessere così fastidioso che le costringa a porre rimedio.

La mente poi, è una cosa complessa , non è per niente utile dirsi che si è capito il problema e che si deve reagire, la reazione ai propri malesseri è originata in una parte profonda e scarsamente raggiungibile della personalità , l'inconscio o qualcosa del genere. Gli psicologi dividono in parti definite, ma io non ci credo affatto a queste divisioni. So che nel profondo di noi, oltre la ragione che resta a guardare , c' è un nucleo , chiamatelo come vi pare, che , attivato , è capace di miracoli , di solito più sensibile a messaggi simbolici , sogni , visioni , immagini e suoni dell'arte. Così come anche ai fiori di Bach e ad altre forme di medicina energetica, che per lo più mi lasciano scettica, ma a volte le ho sperimentate e hanno funzionato . Non masturbazioni mentali di donne sentimentalmente impotenti , ma piccoli aiuti che parlano a quella che continuerò, per capirsi, a chiamare anima . C'è chi si accontenta dell'azione dolce dei fiori di Bach , che parlano alle emozioni, c'è chi cerca il colloquio con una guida, psicoterapeuta o psicoanalista, c'è chi va da prete . Va tutto bene se far star meglio e non ti rende schiavo dei farmaci o di qualcos'altro . Bellissimo è quando tutte le azioni che abbiamo intrapreso riuniscono i loro effetti e rendono la persona, in toto, efficente, autonoma, luminosa.
A volte succede.
Comunque sia abbiamo fame di questo tipo di cure , non ci basta la pasticca, o forse la pasticca va bene per chi non vuol chiedersi niente , per gli altri , che vogliono ancora riprendere il cammino, ci vuole qualcosa di più.

mercoledì 9 marzo 2011

FRAMMENTI DI UN DISCORSO AMOROSO 2.Anima e Corpo.

  Si potrebbe dire che il corpo è il veicolo che usiamo nella vita . E' uno strumento per entrare in questo universo particolare , che ha 4 dimensioni , tre delle quali ci sono chiare , le dominiamo, le possiamo vedere dall'alto , ma  la quarta , il tempo , che sia anch'essa una dimensione mi sconvolge un pò , mi è stato difficile concepirlo .
Una dimensione : la retta.
Due dimensioni : il piano e tutte le figure che su di esso si formano . Il piano non ha spessore .
 Fra parentesi: se vi va di leggere un puro divertissement per la mente , che introduce alla geometria e alla comprensione delle dimensioni, potete leggere "Flatlandia" pubblicato da Adelphi e scritto da un reverendo, Edwin Abbot Abbot , fortemente misogino.
Tre dimensioni : lo spazio e tutte le figure in esso contenute. Lasciando la fredda astrazione della geometria noi viviamo in un posto così , uno spazio a 3 dimensioni con una variante interessante , la dimensione temporale . Nello spazio siamo teoricamente liberi di muoverci in ogni direzione, facendo salva la forza di gravità , il vuoto cosmico oltre l'atmosfera e la densità della terra sotto di noi . Invece la dimensione temporale possiamo percorrerla in un senso solo, almeno per ora , in avanti , direzione futuro.Possiamo andare avanti e indietro nel tempo solo con la fantasia , ma non nella realtà . Quando morì il mio babbo mi vennero questi pensieri che riporto di seguito.


Riguardo allo spazio ad una dimensione ,una retta che incontra un'altra retta  sarà rappresentata  in essa da un punto , ma una retta è più di un punto, è un'altra cosa .Una cosa che inizia molto lontano da quel punto che la rappresenta e se ne va altrettanto lontano da quel punto, se si ammette che è infinita.

Se prendiamo uno spazio a due dimensioni , cioè un piano, ed una figura solida , come una scatola , rispetto al piano diventerà una propria sezione, un quadrato o un rettangolo, ma la scatola è di più del rettangolo che la rappresenta sul piano . E' proprio un'altra cosa , di cui il rettangolo offre solo una lontana rappresentazione. Se uno abitasse il piano vedrebbe un rettangolo, ma quel rettangolo sarebbe solo il simulacro di un'altra cosa, la scatola.

E un'anima , che incontra un'universo , prende una forma che in quell'universo la rappresenta , la forma di un uomo o di una donna o di un'animale , che nasce , cresce e muore in quell'universo, perchè questo è l'effetto del tempo, la quarta dimensione , sulle anime. Ma l'anima non è l'uomo, è una cosa più grande, diversa , che appartiene all'universo solo per il tempo che lo attraversa, con questo particolare veicolo che è il suo corpo . Finito il passaggio chissà l'anima dove va ? Mi venne da chiedermi quando morì il mio babbo . Chissà dove era andato lui , forse, come diceva , a vedere Alpha Centauri , la stella più vicina al sistema solare?
Il corpo è un veicolo, un'astronave che usiamo tutti i giorni , una casa per l'anima . Ma ci sono altri modi di vedere la cosa .

 La mia amica Silvia, pediatra, che proviene da una famiglia cattolica molto religiosa e praticante , ha smesso di credere vedendo ammalarsi i bambini . Le malattie gravissime e mortali nei bambini mettono a dura prova i genitori e la ragione di chi viene a contatto, qualcuno perde la fede e qualcun'altro la trova.
Un'altra amica anche lei pediatra che seguì la malattia e la morte del nipotino dai 7 mesi fino agli 11 mesi di età , mi disse che Dio aveva  parlato alla sua famiglia attraverso la morte di quel bambin . Senza nessuna retorica e con sincerità assoluta .
Silvia andò ad un convegno di medici dove le spiegarono che l'anima non esiste , è solo un insieme di funzioni del corpo, un sistema neurologico che finisce alla fine della vita . Tutto qui . Tornò entusiasta da quel convegno, e diceva che era arrivato il momento di guardare la realtà in faccia , non c'è anima, non c'è Dio, ma si rassicura se un prete parla con i suoi figli , pensando che un'educazione religiosa non fa mai male. Siccome lei non si sente più in grado di dargliela, perché non crede più, integra volentieri i suoi insegnamenti zoppicanti con quelli del prete .

 Quindi abbiamo una donna che non ha avuto un'educazione religiosa dalla famiglia , ma ha avuto  un'educazione laica , per la religione si è arrangiata , perchè i sacramenti e la dottrina le sono stati comunque impartiti, per paura che si trovasse ad essere troppo diversa dalla "normalità",  ragiona sull'esistenza dell'anima , e non chiede a Dio di salvare tutti i bambini o di far finire tutte le guerre, e sarei io, e poi abbiamo una donna della stessa età, che è nata in una famiglia cattolica , piena di precetti , di valori e di riti, che non crede più a niente e di questo ha un pò paura , paura che i figli , se qualcuno dice loro che l'anima non esiste, si lascino andare a degli eccessi pericolosi. Questa persona trova i valori non validi di per sé, ma convalidati da alcuni concetti, come l'esistenza di Dio ed altri. Mancando queste basi concettuali, cadono anche i valori.
L'anima e la religione sono  usati come concetti limite, come una griglia contenitiva .Forse anche prima la sua fede era da considerarsi come un'abitudine e un censore interiore, imposto, che preserva da gravi errori.

Comunque  si veda  il corpo, come casa dell'anima , anzi come espressione dell'anima nell'universo, oppure come una macchina biologica con funzioni neurologiche, abbiamo un corpo solo ed è una cosa sola con questa anima, o questo insieme di funzioni che lo abita . Il corpo e l'anima sono fusi insieme ed è uno sbaglio pensare che ciò che avviene al corpo possa essere ignorato dall'anima e viceversa. Del corpo  si dovrebbe avere cura ,  conservarlo in buona salute ed anche amarlo, così come l'anima . La separazione fra i due non riesco a eliminarla quando scrivo .E' una cosa antica , un pensiero che accompagna la nostra civiltà da millenni e che pare non sia condiviso dalle filosofie orientali.
Ci sono tanti modi di abitare il nostro corpo . Abbiamo perso , uso il noi perché penso sia esperienza comune, la capacità di vivere tutt'uno, corpo e mente, o di più, corpo mente e cuore . Uno di questi tre primeggia , a turno, sugli altri due e di solito nessuno ci fa caso.Ma non è affatto un bene.

sabato 5 marzo 2011

LA LEPRE SULLA LUNA.



Trovo sul blog di Lara, Estate incantata, un post di parecchio tempo fa che parla della lepre sulla Luna. Lara riporta una leggenda giapponese, ma anch'io avevo trovato una storia simile  su un libro delle mie bambine, una storia proveniente dall'Africa, che parla di tre animali  amici, anche se di specie diverse, la lepre, la scimmia, la volpe. Il re del cielo scende sulla Terra nelle vesti di un vecchio che muore di fame e chiede aiuto ai tre animali. La scimmia  porta subito della frutta, la volpe va a pescare un pesce, la lepre  si butta nel fuoco, si offre come cibo, sacrificandosi. Il re del cielo, che vede la bestiola, riconosce che il suo è il gesto più alto e grande che poteva compiere, offrire se stessa, e la premia, mettendo la sua immagine sulla Luna. Io ho trovato una storia africana, ma in Oriente il "coniglio lunare" è noto a tutti. Quando lessi questa storia erano molti anni fa, non avevo Internet per verificare e



mi chiesi se non avesse un fondamento di verità.  Se si dice che Dio mise la lepre sulla Luna, la lepre ci deve essere. Non solo i giapponesi, anche gli africani vedono la lepre sulla faccia della Luna.
Ci sono in commercio dei libri che contengono immagini che devono essere osservate cambiando il modo di guardare, lasciando che gli occhi vadano ognuno per conto suo, senza cercare un'unica visione, allora si scopre un'immagine tridimensionale che è nascosta nell'altra e, a prima vista, è invisibile. E' così anche per la lepre. La lepre c'è davvero sulla Luna e si vede bene con la luna piena o quasi piena, in alto a destra si vedono le orecchie, il resto viene da sé. In un altro libro bellissimo che si intitola "Lo gnolo" si dice che ognuno vede sulla Luna un riflesso della propria anima. Io ci ho sempre visto una faccia malinconica, chissà gli altri cosa vedono? Una volta trovata, la lepre, non si perde più, si riesce ogni volta a vederla, non a colpo d'occhio, ma con un minimo sforzo per ritrovarla, come dire che una volta conquistato un nuovo, originale modo di osservare la realtà, sarà una conquista permanente. Dietro le leggende c'è una verità, che vale la pena di indagare. Ora c'è da chiedersi: perché in Oriente il coniglio sulla Luna, o coniglio d'oro, o coniglio di giada, che fabbrica lassù l'elisir di lunga vita, è noto a tutti e noi  in Occidente non lo vediamo?