giovedì 20 dicembre 2012

Capitolo quinto e ultimo : la fine del mondo e l'inizio di un mondo nuovo

Capitolo quinto.

Paolo e gli altri dormirono qualche ora. Lui e Gigliola furono svegliati bruscamente da Nanni . "Paolo, Paolo!"
"Che succede?" Paolo saltò a sedere sul letto.
" E' Gaia..Gaia ha la febbre...."
Gaia aveva la febbre altissima, il termometro segnava più di 40°. Gli occhi chiusi seguivano le immagini di un sogno, muovendosi rapidissimi dietro le palpebre. Paolo provò a toccarla , ma lei si irrigidì come in preda ad una convulsione.
"Prendi un asciugamano bagnato e mettiglielo sulla fronte,disse Paolo a Sara, io vado ad avvertire i ragazzi." Di là dal vetro Alan, Louis e Giorgia stavano curvi sui loro computer e si scambiavano informazioni.  Sembravano tesi e stanchissimi. "Babbo.."-disse Giorgia.
"Cocca, non hai dormito per niente..."
Non era una domanda, si vedeva che erano stati svegli e la notte era solo a metà.
"La bambina sta attraversando una crisi , ha la febbre altissima e non possiamo toccarla.."
Alan disse, alzando il capo dallo schermo "Sta succedendo anche negli USA e in Inghilterra, a Chicago hanno un ospedale pieno di gente infettata che sta cominciando ad avere la febbre. "
"Anche da noi in Francia- disse Louis , e in Germania ... quasi in tutta Europa."
"E io che pensavo che fossimo gli unici!" - esclamò Paolo.
"Ma no dottore, è una pandemia vera e propria che si sta scatenando... un  grosso guaio." Louis si passò le mani fra i ricci scuri.
Il dottor Smith fece aprire la porta ed entrò con un pò di strumentazione. Non aveva né maschera né protezioni.
"Non doveva entrare, dottore, potevamo occuparcene io e l'altro medico..." Disse Paolo, ma l'altro scosse il capo e gli posò la mano sulla spalla. "Coraggio, credo che sarà una lunga notte."
Tornarono dalla piccola e la vegliarono per almeno due ore, dopo di che, alle prime luci del giorno, la bambina sembrò riprendersi. Fu allora che sua madre Sara e suo padre cedettero alla febbre a loro volta. Per loro fu anche peggio, la temperatura si alzò accompagnata da delirio e contrazioni muscolari, quasi come se si trattasse di tetano.
Non conoscevano il parassita e non sapevano come intervenire, e il dottor Smith convenne con gli altri medici che si poteva solo osservare il decorso intervenendo per raffreddare la superficie del corpo. Era impossibile inserire gli aghi per idratare i pazienti, la pelle era diventata dura, quasi impenetrabile. Il dottor Smith disse  che in quel caso tutti loro erano cavie... I medici andavano da un letto all'altro, anche Gigliola dovette sdraiarsi , poi Marchino,  il dottor Benedetti del prontosoccorso e l'infermiera Marina. Per ultimi cedettero Paolo e il medico inglese. Solo Gaia, che si era ripresa, vagava fra i letti con un'espressione stranita, aspettando di conoscere la sorte dei suoi genitori e degli altri, e  a Paolo, prima di cadere in un delirio spossante, parve che fosse cresciuta, nel corso della nottata.
Una volta si diceva che i bambini crescono, con la febbre, pensò sorridendo  prima di perdere coscienza e cadere in un sogno tormentoso.

Sognò di essere in un luogo scuro e freddissimo e lui  viaggiava in questo luogo, ed era solo una scintilla di consapevolezza. Viaggiava da moltissimo tempo, forse migliaia o centinaia di migliaia di anni, se il tempo fosse stato misurato con i riferimenti della Terra. All'inizio era stato qualcos'altro, una creatura più complessa con un veicolo che la proteggeva, ma dopo tutto quel tempo c'era rimasta solo una scintilla di coscienza, un progetto, e qualche brandello di ricordo. Viaggiava tenendosi lontano dalle stelle, per non essere catturato dalla loro gravità. Aveva molte mete da raggiungere ed una di queste era  il terzo pianeta di un sistema con una stella nana gialla, e quando vi fosse arrivato forse lì avrebbe trovato la vita. Se non ci fosse stata vita il lunghissimo viaggio sarebbe stato inutile. Sapeva di essere un dono per le creature che avrebbe incontrato ed amava profondamente la vita in ogni sua forma. Non vedeva l'ora di arrivare alla meta,anche se di sé era rimasto così poco . Non sapeva più se era stato inviato o se era partito da solo, non sapeva neanche se qualcuno l'aveva creato come macchina biologica o se era nato così . Sapeva che desiderava calore , luce e vita. Entrando nell'atmosfera del pianeta una parte di lui bruciò e solo pochissimi granelli di ciò che era all'inizio arrivarono attivi. Era pieno di gratitudine. Trovò moltissime creature, scoiattoli, gatti, cani , topi , serpenti che dormivano nella terra, uccelli posati sugli alberi e uomini.  Era separato in tante parti minuscole, ma era anche unito come era sempre stato, e Paolo, sognando, sentì l'alienità assoluta dell'essere arrivato dalle stelle e si contorse per integrare  quella visione estranea e ignota. Ma l'essere non voleva spaventarlo, voleva amarlo e stare con lui, con tutti loro .
 Paolo si svegliò dal delirio e dalla febbre intorno a mezzogiorno del 22 dicembre. Sua moglie lo chiamò con dolcezza, carezzandogli la fronte. "E' passata Paolo, ora sei fresco ..."
Era ancora in stato confusionale . Chiuse di nuovo gli occhi e lasciò che tutto tornasse normale . "Hai sognato anche te ?" chiese alla moglie . ""Sì, anch'io.." "Lo spazio profondo e l'essere che viaggia..." Gigliola gli toccò di nuovo la fronte e non ci fu bisogno che parlasse.
Gigliola lo aiutò ad alzarsi. Era diventata paziente e dolce, e non era più così da tanto tempo. Tutti gli altri gli si strinsero intorno. "Hei, ma brilliamo tutti!"
Dentro la sua testa  una voce parlò:
non ti ho/abbiamo danneggiato, disse, ma era necessaria la febbre per  completare il contatto. Paolo ondeggiò e dovette sedersi.
Ora siete i primi, insieme ad altri di quasi tutte le parti di questo meraviglioso pianeta. Per voi siamo/sono una nuova pelle, molto efficiente. Vi accorgerete di essere più sani e longevi, più sereni e intelligenti. Noi/io e voi, siamo insieme .
Paolo si stupì del nuovo soggetto Io/noi, nella lingua italiana non c'era un termine per indicare qualcuno che è molti e uno solo nello stesso tempo. "Ci piace -disse la voce - la vostra molteplicità. Ci piace ed ognuno di me/noi diventa singolo per il contatto con ognuno di voi, ma resta unico, unito a tutte le parti. Ci piace molto, ma anche per me/noi è una novità. " La voce dentro di lui gli fece vedere un altro mondo che arrivava, dove gli uomini comunicavano toccandosi, e anche a distanza, dove alcuni respiravano nell'acqua, e altri vivevano adattati perfettamente alle altezze estreme. Gli fece vedere un pianeta meno abitato e più sano, e una specie umana che sembrava tutta nuova.
"Se possiamo comunicare senza parlare, non useremo più la voce, si atrofizzeranno le corde vocali?" chiese Paolo.
 "Non credo proprio, disse il simbionte, ci/mi piace molto quando  cantate."
E quando mi hai sentito cantare?
 "L'ho trovato nei vostri ricordi . La musica che fate è bellissima. Ora andiamo dai bambini che abbiamo/ho visto ieri, possiamo guarirli. "
Paolo  frastornato dalla voce , che percepiva come voce, ma era altro, e dall'attenzione necessaria all'esterno, andò verso il vetro delle stanze di isolamento insieme agli altri . L'infermiera Marina lo trattenne e lui vide che lei non brillava
."Dottore, ho avuto la febbre , ma non ho sviluppato il contagio! Sono sana !"
"Bene Marina! E' contenta?"
 "No dottore, io no, vedo che voi tutti luccicate, perché io no?"
"Credo sia affinità , Marina... non c'è affinità fra lei e il nostro amico..mi dispiace.."


"Sai che penso, Gigliola? -disse a sua moglie. Ricordi che diceva il Principe di Salina nel Gattopardo? Tutto cambia perché non cambi niente", ma questa volta credo che all'apparenza non è cambiato niente, e invece è cambiato tutto."
Andarono al vetro e sua figlia, Alan e Louis si abbracciavano. Alan e Giorgia con troppo trasporto. Paolo pensò che avrebbe avuto un genero con il nome di un personaggio dei fumetti della sua giovinezza. Meravigliosa la vita.
 "Babbo!-disse Giorgia attraverso l'interfono - Indovina ? Una figlia del presidente Obama è stata contagiata! Ha convinto suo padre a non intervenire! E ora sembra che questo parassita sia una risorsa e non una malattia mortale !"
"Lo so cocca. Aprite questa porta. "
Quando aprirono uscì insieme a loro una nuvola di particelle che si diffuse nel corridoio. Se ne andarono nei reparti e toccarono tutti , personale e malati , tutti sorridevano ed era molto contagioso sia il luccichio che il buonumore. L'essere di polvere luminosa era felice. Paolo e Gigliola uscirono nella gelida mattinata invernale e andarono a casa a piedi: l'essere alieno in loro li proteggeva dal freddo e assorbiva la luce pallida del sole . Dovettero togliere i cappotti. " Credo che farò l'albero di Natale . " Disse Gigliola . L'essere di luce rispose . "Sarà un Natale bellissimo." 

Tutto questo è estratto da Wikipedia dell'anno 2075. Il racconto è stato scritto da Giorgia Giusti e da suo marito Alan Ford , è letto in tutte le scuole  e diventato notissimo in Italia e nel mondo. E' uno dei racconti dell'arrivo del SYM. Ce ne sono altri in tutti i paesi in cui avvenne il primo contatto . L'essere di luce, dopo essere stato individuato come parassita, fu chiamato "simbionte", ( simbionte, che vive con l'uomo) e indicato in tutto il mondo con la parola SYM.
Il SYM non attecchì in tutti gli individui, alcuni ne sono rimasti privi . In Italia girò per un pò la storia di un ex presidente del Consiglio, che aspirava all'immortalità e desiderava moltissimo il SYM, ma non era stato contagiato, come si diceva all'inizio. A questo proposito c'è un'intervista a Giorgia GIusti che risale alla fine del 2013, l'anno dopo l'arrivo del SYM.
"E' vero dottoressa, che un ex presidente del Consiglio invitò suo padre a cena dopo l'arrivo del SYM?"
"Certo!" - disse lei ridendo.
"E suo padre ci andò?"
"Oh sì, è sempre stato dotato di senso dell'umorismo e con il suo SYM la cosa è anche più accentuata. Non se la sarebbe persa per niente al mondo, quella cena !"
"Ci può raccontare brevemente?"
"Non c'è molto da dire. Cenarono in modo sfarzoso e il SYM gradì parecchio, poi l'omino chiese a mio padre se poteva passargli il SYM, lui che era stato uno dei primi ad averlo. "
"Perché lo chiama omino?"
" Perché diceva così il babbo. Era un omino piccolo e appariva sempre in televisione velato di una nebbiolina, con i capelli rossicci, tinti, ovviamente, aveva più di 75 anni, credo, all'epoca. ..era proprietario di almeno tre televisioni e aveva una vera dipendenza dal sesso,  insomma, ridicolo. "
"E suo padre che gli disse ?"
"Se la rise sotto i baffi tutto il tempo del colloquio. Lui disse che era disposto ad avere la febbre, pur di prendere il SYM. Ma ormai lo sanno tutti che nessuno ha più avuto la febbre, dopo il primo contatto. Quella volta il SYM aveva fretta di concludere per paura che tutti noi, i primi , fossimo eliminati. Ma dopo il SYM ci conosceva intimamente e non c'è più stato bisogno della febbre... Comunque mio padre gli disse che non dipendeva da lui, che si trattava di affinità, come era stato per Marina, l'infermiera di pediatria. Se non c'è affinità il SYM non può venire. Ma l'omino desiderava enormemente il SYM. Mio padre gli disse che forse non lo desiderava abbastanza, perché il SYM non va dove non è desiderato , è un'idea dei Sapiens Sapiens quella che il SYM li rifiuti."
"Approfondisca questo concetto."
" Lo sanno tutti che quel 21 dicembre fu una specie di fine del mondo, no? La specie Homo Sapiens Sapiens  è in via di estinzione , e ora sulla Terra vive la specie Homo Sapiens Sapiens +, il più sta per " più simbionte".
" Certo certo. E dell'omino che ne è stato? "
"Credo che sia morto. Sa che non  ricordo il suo nome? Mi pare cominciasse per B..."
"Bersani?"
"No, Bersani luccica ancora! Anche se non fa più il politico... No guardi , Bertoni. Berloni, neanche il mio SYM  se lo ricorda. "
"Cosa si può dire dell'arrivo del SYM , dottoressa?"
"Credo che negli anni a venire  si scriveranno molti più libri di quelli scritti, pur numerosi , in questo primo anno, ma io le dico due cosine piccole: non siamo più soli  e abbiamo trovato la parte mancante. "
"Grazie dottoressa e auguri per la gravidanza. "
"Grazie a lei, sarà una bambina che nasce con il SYM dalla madre, ci pensa che meraviglia? "


Post scriptum : avendo io fatto una fatica notevole per scrivere questa storia bislacca prima della fine del mondo diffido chiunque, e sapete che non l'ho mai fatto, da usarla senza il mio permesso. E' un regalo per chi segue il blog, ovviamente , con i miei auguri, spero che vi siate divertiti e non annoiati.  Domani vado a fare il torrone dalla zia Mirella, e il giorno dopo andrò a fare ricciarelli e cavallucci dalla Luisa, oltre al lavoro, così auguro ora Buona fine del mondo (spero che vada così) e Buon Natale a tutti.

mercoledì 19 dicembre 2012

Capitolo quarto

 Pazienza, credo che  questa sia la penultima puntata, d'altra parte l'argomento merita e domani, il 20 dicembre, sarà  la vigilia della fine del mondo... Loretta non mangiare troppo per l'ansia!

Capitolo quarto: un'autopsia, una nuova interprete, bruttissime notizie.


L'anatomo patologo parlava italiano abbastanza bene e fece parecchie osservazioni che Paolo dovette scrivere. Incise la carne con un bisturi, dichiarando che c'era qualcosa di diverso dal solito, la pelle opponeva una nuova resistenza e sembrava di tagliare della seta. Appena inciso il tessuto dell'addome fu chiaro che la polvere, che pareva avesse fatto tutt'uno con la pelle, era penetrata all'interno del corpo e aveva cominciato a diffondersi in sottili filamenti luminosi. Non era più solo polvere, disse Paolo preoccupato, si comportava proprio come un parassita. L'altro medico esaminò gli organi interni e in particolare il cuore. Fu impressionante vedere che il cuore della vecchia signora, che mostrava chiaramente i segni della necrosi causata dall'infarto, era stato in parte riparato dalla polvere, cioè dai filamenti da essa prodotti. Doveva essere avvenuto prima dell'infarto,e poi c'era stata quella grossa paura che aveva interrotto la riparazione...
Sembra proprio, disse il patologo, che questo parassita abbia cercato di far sopravvivere il proprio ospite...”
Paolo non aveva a che fare con i cadaveri, per il suo lavoro, e non era un chirurgo, quindi tutta la procedura dell'autopsia l'aveva piuttosto stravolto, ma era necessario che desse una mano.

Quando ebbero finito, e il dottor Smith fu uscito dalla stanza e si fu liberato dalla tuta, si trovarono tutti insieme davanti all'interfono. Ma l'interprete non c'era.
Dov'è finita la ragazza?” chiesero sia Paolo che Alan Ford, dalle due parti del vetro.
Un uomo della sicurezza disse: “ Ha ceduto.”
Che vuol dire ha ceduto?”
Si è impaurita, con la morte della vecchietta. Non se la sente più di continuare, per ora è di sotto, in medicina, in stato di shock. Hei! Non è mica uno scherzo vedere una morire in diretta! Con tutta quella messa in scena! Anche a me, devo dire, ha fatto una certa impressione...”
I due agenti speciali non riuscivano a seguire il discorso, tutto in italiano.
Nel corridoio avanzò correndo una figurina familiare. Paolo la riconobbe e gli si allargò il cuore, ma subito si preoccupò, pensando al rischio che correva.
Babbino!” esclamò piangendo sua figlia Giorgia, una bella ragazza di ventinove anni.
Giorgia, cocca, come mai sei venuta?”
Babbino, mi hanno licenziata...”Dal call center? Te l'avevo detto che non ti ci dovevi confondere...”
Ma mica piango per quello, che vuoi che me ne freghi di quegli stronzi! Ho sentito alla radio che c'è un'emergenza e hanno fatto il tuo nome..” piangeva a dirotto.
Di fianco a Paolo arrivò anche Gigliola.
Mamma! Ci sei anche te? O che succede?”
Cocca -disse Paolo- sarebbe meglio che te ne andassi subito da qui, c'è un rischio reale di epidemia.”
Epidemia?”
Sì, ora non ti posso spiegare, e meno ne sai meglio è, così ti lasceranno andare senza problemi, vai ora, ti prego...”
“Sì Giorgina, ti prego anch'io, vai a casa del babbo, e stai chiusa lì, vedrai che ti daranno nostre notizie ..” disse Gigliola.
Sottovoce disse a Paolo “Quanti anni sono che non ti chiama babbino?” “Dalla quarta elementare, mi pare.”
Alan Ford chiese in inglese “Ma questa chi diavolo è?”
Giorgia era laureata in lingue. Si voltò verso di lui e gli disse, anche lei in inglese : “Sia più educato, per piacere. Sono la loro figlia.”
Lei capisce la mia lingua?”
Evidentemente.”
Et le français aussi ?” disse Louis De Funes.
Certainement.”
Nous avons trouvé l'interpréte. Voilà.”
Paolo aveva capito bene e disse: “No, assolutamente no!”
Giorgia invece disse sì, che lo poteva fare, si tolse il cappotto, tirò fuori dalla borsa un blocco di carta, una penna, un vocabolario piccolissimo e il suo portatile.
Englais?” chiese Louis accennando al vocabolario.
Oui, mais pour le francais ce n'est pas necessaire.”
Très bien, très bien..” fece il giovane fregandosi le mani.
Mettiamoci al lavoro.” disse Alan e si tolse finalmente gli occhiali da sole. Aveva dei bellissimi occhi azzurri e senza occhiali scuri il suo aspetto era molto meno minaccioso. Si tolse anche la giacca nera e si infilò un maglione, trovato in una delle sue borse.
Paolo pensò che quanto a testardaggine aveva preso tutto da Gigliola, quella benedetta figliola. E via, se dovevano morire, alla fine sarebbero morti insieme. Ma non lo disse a Gigliola. Bisognava trovare il verso di non rimetterci le penne. Nel corridoio arrivò un'altra figura familiare. Paolo salutò con la mano la caposala di pediatria, Cristina, la sua collaboratrice preferita. Era una donna robusta e materna, e aveva con sé tre ragazzini, piccoli pazienti di Paolo. Uno senza capelli per le terapie che stava facendo, uno con una gamba ingessata, uno pallidissimo per un'anemia. Paolo li salutò con la mano. 
“Dottore, non sapevamo dove fosse finito.. poi ci hanno detto e eccoci qua... questi tre la cercano da stamattina presto...” I bambini parlarono con Paolo affettuosamente. Poi lui disse alla Cristina : “ Di lei mi posso fidare, ho alcune incombenze, può fare qualcosa per noi?”
Alan Ford e Louis De Funes osservavano la scena come se tutti gli altri fossero fuori di testa. Alan osservò sottovoce:”Questi non hanno ancora capito che il mondo intero è in pericolo.”
Tutto quello che vuole, dottore.”disse Cristina che cominciava a piangere anche lei. 
Su su, Cristina, ho bisogno di lei, ora. Sara! Sara !” chiamò ad alta voce. Subito arrivarono Sara, Gaia e Nanni.
Che mi dicevate del cane?...”
Se non è troppo disturbo bisognerebbe telefonare ai miei perché vadano a casa a dar da mangiare a Rambo e alle galline... Rambo da solo ci sta malvolentieri.. e siamo usciti di corsa ... potrebbe dire alla mamma che stiamo bene? ” Erano stati ritirati tutti i telefonini e non potevano comunicare con le famiglie.
Certo, prendo appunti.” Disse Cristina. Giorgia le passò un foglio. Si accordarono e Cristina chiese se c'era altro.
Sì, Cristina. Cibo, siamo senza mangiare da parecchie ore, ormai. Strano che non abbiamo fame! Avete fame voialtri? “
Tutti dissero che cominciavano solo ora ad avvertire un certo appetito.
Insomma Cristina, se ci considerate non appestati in punto di morte, ma gente che deve essere normalmente nutrita ci fa piacere.. e soprattutto niente panini! ”
“Ma che dice dottore!” disse Cristina tirando su col naso . “Vado subito nelle cucine a fare un risciacquone!”
Alan e Louis osservavano la scena irritati. Alan disse “ Non c'è verso di concludere qualcosa, siamo proprio in Italia...”
Voleva lasciarli senza mangiare?”disse Giorgia gelida.
Alan la ignorò.
Se siete comodi facciamo il punto della situazione, o qualcuno deve fare pipì?” Si guardò intorno :” Bene, riassumiamo.
A) nella notte fra il 20 e il 21 dicembre è caduta dal cielo una pioggia di particelle luminose 
B) alcuni individui, pochi per fortuna, ci sono venuti a contatto: Gaia, la bambina qui presente, una donna cinese di età indefinibile, un'anziana donna che ha chiamato soccorso, sentendosi male, ma non sappiamo se il suo malessere sia stato causato dalla polvere o se già lei si trovava in difficoltà, fatto sta che quando sono arrivati i soccorritori la donna era coperta di una corazza dura e calda, come uno strato di terra rappresa, che le permetteva di respirare. Abbiamo delle foto fatte da quel ragazzo laggiù, fatele vedere al dottor Giusti, prego.. “ Giorgia girò verso di lui lo schermo del computer. Le foto erano impressionanti.
C) Caricata in ambulanza la corazza si è riformata sulla barella, si è modificata e poi è esplosa, o qualcosa del genere. Giornata di esplosioni di polvere, questa, mi pare. Il cadavere però è scomparso, lasciando solo una traccia di cenere. Analizzata in effetti è cenere. Comune cenere.
D)Questa mattina, alcune ore fa, i genitori di Gaia l'hanno portata qua in ospedale, per far vedere al suo pediatra, (indicò il dottor Giusti) la luminosità della pelle e la bambina ha modificato la superficie del suo corpo, anche degli abiti, se non sbaglio, e l'infermiera è rimasta ferita superficialmente... “
Paolo chiamò Marina. Lei arrivò con un'aria mortificata, priva della baldanza arrogante di qualche ora prima. Raccontò cosa era successo.
Alan riprese l'elenco. “ E) la polvere luccicante è contagiosa. La bambina l'ha attaccata alla madre e alla moglie del dottor Giusti, come vedo...
Poi c'è lo show di figure di polvere fra tutti voi. Vi siete divertiti, là dentro? Poi è morta la vecchia cinese. Dimenticavo che la bambina pare parlasse cinese ...Roba da matti, se qualcuno ci trova un senso lo pago.”
Paolo disse: “ Dimentica l'autopsia. E' evidente che questa forma di vita è entrata in profondità nel corpo della signora Huang, fino a riparare il suo cuore, prima dell'infarto, poi c'è stato quel terribile spavento e lei è morta nonostante le riparazioni, che erano appena iniziate... Abbiamo trovato filamenti luminosi negli organi interni, come l'inizio di una mutazione.” Tutti intorno rabbrividirono. Paolo continuò.
Supponiamo che sia davvero una forma di vita sconosciuta, un parassita che vuol far sopravvivere l'ospite … forse dovremmo davvero aspettare degli sviluppi...”
Louis disse : “Aspettare gli sviluppi non dipende da noi, dottore. Se dipendeva da noi avremmo già in mano i piani per l'eliminazione totale. Il dottor Smith sta studiando il modo più efficace, trattandosi di polvere viva e in qualche modo intelligente, di pianificare la distruzione evitando di diffonderla, altrimenti il nostro sacrificio sarebbe inutile...”
Giorgia tradusse, ma si interruppe e disse “ Nostro? “
Certamente signora. Come quando si affronta un cancro, bisogna essere certi di aver sterminato fino all'ultima cellula. Di solito si elimina molta roba sana.” Giorgia sbiancò. Tutti quelli che erano chiusi nella stanze isolate si guardarono, ma, a parte Marina che piangeva a dirotto, ed era l'unica, insieme a Paolo, a non mostrare traccia del contagio, gli altri erano molto sereni, non rassegnati, ma sereni.
Paolo disse : “Credo che questo parassita abbia proprio un'azione sul sistema nervoso, troppa calma, qua dentro. Perfino mia moglie sembra un'altra persona! Ora che mi ricordo, anni fa, in occasione di una guerra, gli americani avevano creato in laboratorio una polvere intelligente, che veniva lanciata dagli aerei sui paesi e rimandava moltissime informazioni, come dotata di microsensori..“
Sì, ci abbiamo avuto a che fare .” Disse Louis. “Ma non è il nostro caso. Siamo in contatto con un laboratorio statunitense, l'hanno esaminata, questa polvere è una cosa molto più raffinata, è un organismo che prende vita e si risveglia a contatto con un altro essere vivente... come una spora, direi. 
Guardate, pare sia arrivata la vostra cena...mangiate in pace, spero ci sia qualcosa anche per noi, le nostre razioni speciali sterilizzate non sono più necessarie, ormai siamo tutti nella stessa barca. Sinceramente poi, hanno un sapore schifoso.”
Alan alzò gli occhi dal computer e disse : “ ...e dottore, quanto alle decisioni, aspettiamo solo il via libera degli altri governi, poi, purtroppo...” Il resto si capiva anche troppo bene.
Era già tardo pomeriggio ed erano tutti stanchissimi. Mangiarono, parlarono un po', si lavarono nei bagni dell'ospedale e si sistemarono nei letti per la notte. Non c'era televisione ed erano tutti sfiniti. C'erano abbastanza letti per tutti e Paolo e Gigliola poterono prendere una stanza per se. Paolo chiuse la porta e si sdraiò sul letto. Pensava e ripensava. Secondo l'idea che gli frullava in testa da un momento all'altro, se si trattava di un parassita, avrebbe dovuto esserci una crisi, di che genere non sapeva, ma la bestia doveva manifestarsi prima o poi con violenza. Come fa la malaria, per esempio. Gigliola gli si strinse accanto. In quella situazione di fine del mondo, almeno per loro, gli tornò in mente la profezia Maya. Era oggi il giorno della fine annunciata, eppure il sole era tramontato e non era finito niente, il mondo era ancora lì. Ma si sorprese a pensare che forse era il parassita, la fine. Provò un senso di leggerezza e abbandono e baciò sua moglie. Si trovarono a fare l'amore dopo alcuni anni che non capitava più, anche gli ultimi tempi che vivevano insieme erano stati lontani … Loro non potevano vedersi, nel buio della stanza, e si erano già abituati alla luminosità che li accompagnava fin dalla tarda mattinata, ma la polvere cominciò a turbinare intorno a loro e li avvolse. Entrarono uno nell'altra come non era mai avvenuto, i pensieri si fusero, e poi non ci furono più pensieri, ma solo loro due che si amavano, come all'inizio, come se fosse per sempre. Insieme pensarono “E' meraviglioso..” E Paolo pensò che quest'effetto neuro tossico, come una droga, era bellissimo da sperimentare, che non era mai stato così prima con sua moglie. Doveva capitargli a quasi sessant'anni, e poco prima di morire. La vita era proprio strana. La stanchezza ebbe il sopravvento sui pensieri, si addormentò profondamente e la polvere, dal corpo di Gigliola, passò su di lui e lo contagiò. Entrò dappertutto e lo esplorò in profondità. Gaia intanto, fra i due genitori addormentati , uniti come in un bozzolo dalla polvere e felici, esplorava anche lei col suo nuovo senso là attorno a se. Tutti dormivano in pace. Paolo e Gigliola, lei li sentiva, erano felici. Si addormentò tranquilla.
 

martedì 18 dicembre 2012

Capitolo terzo



Vedo che il racconto appassiona le folle. Si fa per dire! Per me funziona come un rifugio, mentre pulisco i piatti e carico la lavastoviglie in pizzeria  ascolto, nella mia testa, i dialoghi fra il dottor Paolo Giusti e tutti gli altri personaggi, che ormai hanno preso vita propria e procedono per conto loro...Ma mi devo sbrigare prima che il mondo finisca ! Quindi cercherò di bruciare le tappe e semmai, se la storia avrà successo, ci attaccherò tutte le cose che mi stanno venendo in mente in un secondo tempo. A proposito, ho chiamato interfono l'aggeggio che usano per comunicare fra le stanze isolate e l'esterno, ma credo ci sia un nome più appropriato, che ora non mi viene in testa .

LA SIGNORA HUANG


Chiusero Paolo, Sara, Nanni e la bambina in alcune stanze del reparto di malattie infettive, insieme all'infermiera traditrice. Dopo poco arrivarono il giovane paramedico ed altre persone, anche un'anziana donna cinese che era stata esposta alla pioggia luminosa nei dintorni del paese. La signora entrò nella stanza e Gaia si voltò verso di lei.. fu come se si riconoscessero, intorno a loro si formarono due piccole nubi luminose che si congiunsero attraverso la stanza, poi la piccola si svincolò dall'abbraccio della madre per correre incontro alla vecchia cinese. Si presero le mani e si sorrisero. Per un po' tacquero guardandosi negli occhi, poi la piccola disse “Mamma Huang!” e cominciò a parlare in una lingua che doveva essere cinese a giudicare dall'espressione estasiata della donna anziana. ”Ma come cavolo fanno a capirsi ?” disse Sara a Nanni.

Nel piazzale davanti all'ospedale atterrò un elicottero. Ne scesero dei soldati che scaricarono delle casse e un paio di uomini vestiti di nero, Entrarono nell'ingresso e l'elicottero si rialzò subito in volo. Dopo poco erano davanti al vetro delle stanze di isolamento, accompagnati da un interprete. Nel corridoio arrivò una donna bionda sui cinquant'anni. Avanzava a passi lunghi e decisi, ma uno della sicurezza la fermò.
Devo parlare col dottor Giusti.” 
“E' impossibile, signora.”
Come è impossibile?-tentò di sottrarsi alla mano dell'uomo che la tratteneva con decisione -
”Impossibile signora, c'è un'emergenza in corso...”
Che tipo di emergenza?-disse la donna .
Si avvicinarono i due uomini in nero. “Com'è entrata questa?” Tradusse l'interprete.
Dall'ingresso principale: non ci è stato detto di chiuderlo, l'ospedale è ancora aperto, è funzionante … non possiamo certamente evacuarlo.”
L'uomo in nero guardò attraverso gli occhiali scuri . Rispose in inglese. ”Bisogna farlo.”
Ma è impossibile. È l'unico ospedale in un raggio di cinquanta chilometri, abbiamo moltissime persone ricoverate.”
Non vi rendete conto della situazione? Andiamo dentro e lei, portatela con noi.”
La donna bionda , sempre trattenuta per un braccio dall'uomo della sicurezza , arrivò davanti al vetro della stanza di isolamento e chiamò a voce alta “Paolo! Paolo!” Riuscì a battere con la mano sul vetro e Paolo si voltò. 
“Tò , è arrivata la Gigliola!”
La Gigliola? - disse Sara – Ciao Gigliola !” fece salutando con la mano.
Chi è questa Gigliola?”chiese Nanni.
E' sua moglie. Ex moglie, veramente. Simpatica, ma un po' stramba.”
Intanto Gigliola discuteva animatamente con i due uomini in nero.
“Che succede, sono ammalati?”
Forse. Potrebbe essere un contagio pericoloso, ancora non lo sappiamo.”
Ma se vedo che stanno tutti bene!”
Una donna è morta .” disse un'infermiere. E un altro:
Sì ma era molto anziana e malata, viveva sola, pare sia caduta sulla porta di casa dopo essere uscita, nel colmo della notte, per soccorrere un gatto...”
Questa del gatto l'ha detta quel ragazzetto che ora è nella stanza, contagiato anche lui, dice che ha sentito i pensieri della donna..”
Si comunicarono alcune informazioni davanti al vetro, e Gigliola disse agli uomini in nero: “Io comunque voglio entrare.”
Ma lei chi è?”
Sono la moglie del dottor Giusti. “
Ex moglie.” disse un'infermiera .
Lei si faccia gli affari suoi. Fatemici parlare.”
Fu aperto l'interfono.
Gigliola.” fece Paolo.
Paolo...” La donna piangeva. “E' vero che siete tutti contagiati?”
Forse. Ancora non ci ho capito niente. Ma stiamo bene. C'è Sara, vedi? E Nanni, suo marito, e la bambina. “
Cos'è quella polvere luccicante?” Disse Gigliola.
E' quello il contagio .” Disse Paolo.
Ma dicono che una donna è morta ..”
Non solo è morta, si è dissolto il...”
L'interfono fu spento immediatamente.
Voglio sentire cosa mi sta dicendo mio marito!”
Notizie riservate.”Tradusse l'interprete.
Riservate un corno! Io chiamo la stampa Ho qui il mio cellulare! Faccio venire i giornalisti...” 
L'uomo in nero fece un segnale, e l'altro uomo in nero, veloce, le strappò di mano il cellulare, aprì la porta e la spinse dentro con gli altri. “Almeno una cosina l'abbiamo risolta.”disse l'uomo in nero in inglese. Paolo da dentro aveva visto che succedeva e faceva no, con forza, con la mano, ma non poté impedire che la moglie fosse introdotta nella stanza.
Ecco, come al solito! Non ne potevi fare a meno?”
Di far che?” piangeva Gigliola.
Di fare il solito casino!” disse Paolo sottovoce .
Se c'è un vero rischio, e ti assicuro che ci sono parecchie cose perturbanti in questa faccenda, almeno nostra figlia avrebbe avuto te, per quanto non so se sia un vantaggio nella vita, invece eccoti qua..”
Perché, che ci succederà?”
Paolo abbassò la voce “Se viene fuori che si tratta di un contagio sconosciuto può saltargli in mente di eliminarci tutti...”
Ma no! Non ce l'avranno il coraggio. Mica siamo in un film americano, siamo in Italia, nella provincia toscana!”
E dove credi che prendano le idee quelli che scrivono i film, dalla realtà, evidentemente..” 
Sara si era avvicinata ed abbracciò Gigliola. Si salutarono con affetto e Sara riuscì a strappare Gaia alla signora cinese per farla vedere a Gigliola. 
“Ma come è cresciuta! E come siete carine con quel brilluccichio addosso!” Si guardò le mani e vide che stava cominciando a brillare anche lei. “Oddio, Paolo, guarda qua! E come mai te non luccichi?”
E che vuoi che ne sappia! Se lo sapessi avremmo fatto un passo avanti! Bisogna affrontare la cosa con un po' di razionalità, ma ora sei arrivata te e perdo del tutto la speranza, in questo senso...”
Ma Paolo, sono venuta appena ho saputo e ora te mi tratti così... mi sono accorta che sei tanto importante per me, che il posto dove volevo essere era proprio qui con te e te mi tratti in questo modo..”
Paolo le sorrise. “Va bene, ora calmati , lasciami parlare con questa gente vestita di nero.”
Gli uomini in nero erano due, uno biondo e uno con i capelli scuri e ricci. Tutti e due con gli occhiali scuri. Quello biondo accese di nuovo l'interfono. 
“ Lei è il dottor Paolo Giusti.- era un'affermazione, l'interprete tradusse- Faccia andare tutti gli altri nell'altra stanza per favore, lasci la porta aperta per controllare, grazie.”
Paolo eseguì rassicurando tutti e tornò davanti all'interfono.
Siamo di fronte, dottore, ad una situazione che non comprendiamo e dobbiamo studiare. Abbiamo qua un medico specializzato nella gestione di queste crisi...( si avvicinò un uomo alto vestito di una tuta bianca e salutò con un cenno del capo) il dottor Smith. Credo che avremo bisogno di esaminare alcuni soggetti, almeno quelli che hanno avuto contatto per primi col contagio sconosciuto. Per la verità dovremmo fare delle biopsie..” “ No! Non sulla bambina, per cominciare, che siano almeno adulti informati! Ma non potete lasciare che passi semplicemente un po' di tempo per vedere come si sviluppano le cose? Mi pare che la cosa evolva rapidamente.. La bambina e la donna cinese, per esempio, stanno comunicando in un modo che non ho mai visto, sembra telepatia..” L'uomo di là dal vetro ebbe un sussulto .
Dio mio, disse, lei dottore non è al corrente, ma ci sono molti altri casi sul pianeta e non sappiamo se alcuni siano sfuggiti al nostro controllo, pensi solo ai deserti dell'Asia o a certe zone dell'Amazzonia...Potrebbe essere un parassita che ha delle strategie per insediarsi, anche gradevoli per l'ospite e poi se ne impadronisce e lo uccide o lo annienta... capisce il rischio? Potrebbe essere un'arma creata in laboratorio.” 
L'altro uomo disse, in francese. "..o potrebbe diventare un'arma...anche se crediamo che questa "cosa" venga dallo spazio cosmico."
Sì- disse Paolo ironico- l'invasione degli ultracorpi.”
L'interprete imbarazzata non sapeva come tradurre. 
“Un vecchio film di fantascienza , disse Paolo, Ma, per pura praticità, potreste dirmi i vostri nomi?”
Certo, mi scusi, sono l'agente Ford, Alan Ford.”
Paolo restò un attimo spiazzato e gli venne da ridere. “Alan Ford? Ma è vero?”
Certo, che ci trova di strano?-disse il giovane impassibile dietro le lenti scure.
E' il nome di un personaggio dei fumetti della mia giovinezza.. che stramberia, questa cosa ha degli aspetti davvero comici..e l'altro chi é, James Bond, magari?”
Non, je m'appelle Louis de Funes”
No. Non ci credo. E' un vecchio comico francese, Louis De Funes. Ditemi che sto sognando. Mi faceva ridere come un matto.”
I due lo guardarono come se parlasse una sconosciuta lingua galattica.
Intanto Gigliola, silenziosa, gli era venuta vicino. 
“I signori chi sono?” chiese.
Ti presento Alan Ford e Louis De Funes.”
Gigliola restò un attimo sospesa, come se non avesse capito bene, poi fece un gesto con la mano per indicare il passato dietro le proprie spalle. “Ma Alan Ford non era un fumetto di Bonvi, quello delle Sturmtruppen? E Louis De Funes quell'omino indiavolato, francese, che faceva morir dal ridere?...”
Già, proprio loro...” Per l'interprete era difficile tradurre la conversazione. Ora però i due giovani agenti avevano ricevuto una telefonata e chiesero silenzio, facendo segno con la mano che avrebbero continuato a parlare più tardi. 
Intanto Gaia e la signora cinese avevano cominciato a ridere. Ridevano come matte e il loro riso era contagioso più della polvere luccicante. Gaia si fermò, diventò seria e fece segno a mamma Huang di guardare il palmo della sua manina. Sopra di esso la polvere luminosa si raggrumò e poi si espanse. La bambina aveva lo sguardo concentrato di chi fa un lavoro difficile. La polvere aveva perso il suo colore e sembrava sabbia, ed ora stava assumendo una forma. Una lumachina, un pochino storta, come disegnata col lapis da una bambina. Gaia la mostrò a mamma Huang che battè le mani eccitata. Poi Gaia fece gonfiare la lumachina ed essa esplose in una nuvolina di polvere di nuovo luminosa. Ora toccava alla vecchia cinese. Aprì il palmo della mano rugosa e la polvere si riunì nella figura di un gatto con lunghe vibrisse. La donna si concentrò molto e il gatto aprì la bocca per miagolare, senza che ne uscisse alcun suono, e mosse le vibrisse e la coda, poi si espanse e svanì. Tutti intorno battevano le mani estasiati. Il dottor Giusti tornò verso il vetro, picchiò con la mano per attirare l'attenzione e indicò quello che stava accadendo. I due giovani mollarono i telefoni e restarono a guardare con le bocche spalancate. Ora anche il paramedico, Marchino, stava provando a far apparire qualcosa. Sul pavimento apparve un cane, lui disse che era Lampo, il cane del nonno, che scodinzolava felice. Dopo un po' tutti provavano il nuovo gioco, ridevano e saltavano per la stanza fra molte figure effimere di polvere che si formavano fra di loro.
La signora Huang fece apparire un grosso drago, animale totem cinese, che volò attraverso la stanza prima di scoppiare, poi, presa come da un raptus, fece apparire una creatura inimmaginabile, con corna e squame, alta sugli arti inferiori, ma quando la vide fu colta da una gran paura, un vero terrore e corse a pararsi di fronte alla piccola Gaia che si divertiva un mondo, ma la creatura di sabbia da lei stessa partorita avanzò verso di loro, lei gridò e cadde a terra. Tutta la polvere tornò polvere e cadde sul pavimento, poi tornò ad alzarsi e a luccicare debolmente. Tutti nella stanza corsero verso mamma Huang, compreso Paolo, che fece allontanare gli altri. 
Gaia gridava “Mamma Huang, Mamma Huang!” 
Paolo fece largo intorno alla donna, si chinò su di lei e gli ci volle un attimo a capire che il cuore si era fermato.
La signora è morta ..” disse Paolo. 
Gigliola disse “Lo so. Un infarto. Per la paura. L'ha spaventata quella figura, credo che non venisse da lei, ma fosse... un ricordo della polvere... Lei è morta per difendere noi e la piccola...Io l'ho sentito...” Gigliola di nuovo piangeva.
I due agenti, di là dal vetro, erano in grande agitazione. Paolo si avvicinò “ E' morta.” 
“Un'altra vittima della polvere.” tradusse la ragazza.
Non direi, mia moglie dice che ha avuto paura, un infarto. Comunque avevate bisogno di un cadavere.. ora ce l'avete”
Tutti nella stanza erano affranti e spaventati. I due agenti fuori, concordavano col medico come trasportare all'esterno delle stanze di isolamento il cadavere di mamma Huang, che però non si era dissolto, come era accaduto per la donna morta nel bosco, ma restava un normale cadavere e continuava a luccicare debolmente. Paolo pensò che nella disgrazia erano stati fortunati: c'era davvero bisogno di capirci di più in questa faccenda e l'esame di un cadavere era un'occasione irripetibile...finché non fosse venuto in mente a qualcuno di eliminarli. C'era una camera stagna prima del reparto di isolamento e lì fu messo il corpo dell'anziana signora. Alla fine si decise che era meglio fare l'autopsia nelle stanze isolate e per questo entrò il dottor Smith, il medico specializzato, con una tuta speciale e gli strumenti necessari, e chiese a Paolo e all'altro medico presente di assisterlo. Fecero spostare di nuovo gli altri in un altro locale adiacente e si occuparono della signora Huang.
 

Capitolo secondo: l'ospedale.

Quando eravamo bambini, io un pò più grande degli altri, e andavamo a cena dagli zii, al momento di andare a letto raccontavo una fiaba alle mie cuginine. Loro eccitate in pigiama sul letto, io che le lasciavo scegliere fra tre titoli , e dal titolo mi imbarcavo in una storia che con difficoltà portavo alla fine, ma tanto la mamma ci chiamava per andare a casa sempre prima che avessi finito. Succedeva più spesso durante le vacanze di Natale.... quindi: secondo capitolo.

L'OSPEDALE

La mattina dopo Sara andò a svegliare sua figlia, si affacciò nella piccola camera e sobbalzò nel vedere che la piccola dormiva profondamente circondata da un alone luminoso che pulsava al ritmo del suo respiro, o del suo cuore. Aveva buttato via le coperte e sembrava non sentisse freddo. Resisté all'impulso di scrollarla e svegliarla di colpo, chiamò Nanni e lo fece venire a vedere: tutti e due respiravano piano sopra la piccola immersa nel sonno, le loro teste si toccavano. 
"Che sarà, secondo te?" 
"E' la cosa di stanotte." 
"Dio mio." 
"Dorme così bene. Chiama Paolo."
Paolo era il pediatra della piccola Gaia, amico fin da ragazzo dei genitori di Sara. In ospedale Paolo esaminò Gaia in modo approfondito.
Non c'è niente che non vada, la bambina sta bene.” disse accarezzandola. 
“Ma certo è almeno curioso.”
Cosa è curioso ?” Chiese Gaia.
“Il luccichio, il luccichio è curioso.” disse Paolo.
Ma vi dico che sono le fatine !” Esclamò la piccola.
“Proverò a prendere un campione ed esaminarlo. “Disse Paolo.
Sara lo prese da parte. “Dovrai farle male?”
Ma no ! Provo a strofinare la pelle con un cotton fioc, aspetta, lo facciamo subito. E le facciamo un prelievo di sangue per sicurezza”

 Altrove nella notte un'auto si era fermata davanti alla casa della vecchia signora, poi era arrivata un'ambulanza. I due, medico e paramedico, erano sconvolti. Avevano trovato il bosco spoglio intorno alla casa ancora vagamente luminoso. Ma ciò che li aveva terrorizzati era la donna, a terra, raggomitolata sul pavimento dell'ingresso, coperta di una specie di sottile corazza dura e calda che lasciava a malapena aperti gli orifizi del naso. Sotto questa corazza di un materiale come terra e luce che la teneva incollata al pavimento la donna era quasi in animazione sospesa, respirava ad intervalli assolutamente impossibili ed era ancora tiepida. I due erano sinceramente spaventati. Quando arrivò l'ambulanza parlarono tutti insieme di ciò che si doveva fare. 
“Intanto facciamo delle foto col telefonino.” 
“Ce l'hai il flash?” 
“I guanti, mi raccomando, non sappiamo cosa sia questa roba.” “Chiamate il pronto soccorso, allertateli su questa.. questa cosa.” 
 La caricarono sulla barella e sull'ambulanza. I guanti si coprirono di polvere luminosa. In ambulanza la corazza cambiò sotto i loro occhi, adattandosi alla barella e ricomponendosi sulla pelle della donna. I due che stavano con lei erano eccitati e spaventati a morte. 
“Fai altre foto, svelto!” 
La corazza crebbe e sembrò attirare la polvere presente nell'abitacolo, si gonfiò e prese la forma quasi della pelle di un rettile, poi improvvisamente tutto si disfece sotto i loro occhi, si alzò una nuvola di polvere luccicante e non restò nulla, nulla neanche del corpo della donna, solo un sottile strato di cenere che segnava il posto occupato dal corpo sulla barella. 
Fu impossibile non respirare la polvere all'interno dell'abitacolo anche se si coprirono il viso. Nel momento che respirarono la polvere uno dei due, il paramedico, seppe cosa aveva vissuto l'anziana signora e rivisse in un attimo i minuti prima della sua morte. Quando scesero dall'ambulanza trovarono difficile raccontare l'esperienza appena vissuta. Il paramedico, un ragazzo di 23 anni che si chiamava Marco, disse che c'era un gatto con la donna, un gatto nero che si chiamava Nino. 
“Come fai a saperlo?”
Sinceramente non so.” disse lui. Si guardò le mani, avevano cominciato a luccicare debolmente come se avesse maneggiato della porporina.

Nel reparto di pediatria dello stesso ospedale intanto Paolo aveva preso un cotton fioc e una lente d'ingrandimento. Dolcemente passò il bastoncino sulla pelle di Gaia. Gli sembrò che qualche particella luminosa fosse passata sul cotone. Bagnò un altro bastoncino e lo passò di nuovo sul dorso della manina della bimba. Questa volta il bastoncino restò macchiato e lasciò una traccia su un vetrino da microscopio. Poi ne prese un altro e lo passò sulla mucosa della bocca della bimba.
E' proprio curioso...anche la mucosa brilla ..”
Ed è preoccupante, vero? “ disse Sara con la voce piena d'ansia.
Davvero non so che dirti, ma la bimba sta benissimo ed è inutile allarmarsi, ora chiamo il laboratorio di analisi, ci dovrebbe essere di turno il dottor Disegni … aspetta..”
Prese il telefonino dalla giacca, cercò il numero e parlò col collega.
Sì, sono Paolo. Ti mando un paio di campioni da analizzare, ma devi farmi un piacere, non deve risultare niente, per ora, ho bisogno di assoluta discrezione … sì, certo, appena fatto sali da me per piacere, se possibile... no, non scrivere niente ...ci vediamo dopo. “
Gaia era insolitamente tranquilla e guardava fuori dalla finestra come se non avesse mai visto il mondo fuori.
Andiamo a fare una passeggiata?”chiese alla mamma.
Ma se non vuoi mai uscire in questi giorni? Ora che ti prende?”
E' una giornata proprio bellissima, mammina!”
Paolo aveva chiamato un'infermiera e aveva chiuso la porta.
“Venga Marina, dobbiamo fare un prelievo a questa signorina, ti facciamo un buchino piccolissimo, sentirai un pizzico, ma tu sei una bambina coraggiosa, no? La mamma mi ha detto che stanotte sei uscita da sola in giardino ...”
Sì, perché arrivavano le fatine e io le ho sentite..”
“Le fatine?”
Sì e ora sono con me. “
Con te dove?”
Qui con me, ora. “
Ma io non le vedo queste fatine.”
“Sono nella mia testa, mi parlano. Ora forse vanno anche dalla mamma e dal babbo, e anche da te. “
L'infermiera aveva guardato con sorpresa la bambina che sembrava coperta, sulle manine e sul viso, di un fondotinta luccicante, ma alle sue parole sorrise e strofinò un batuffolo di cotone imbevuto d'alcol sulla pelle dell'incavo del gomito della bimba.
“Mi fai il solletico!” Rise lei. 
Sotto gli occhi degli adulti la pellicola luminosa si era ritratta. L'infermiera si bloccò incredula. Il medico disse,  attento: 
“Continui, con cautela. “
 L'infermiera accostò l'ago alla pelle e subito la pellicola si allontanò, poi si riavvicinò rapidamente all'ago e lo serrò in una morsa. 
“Dottore, non mi fa entrare !”
Dio mio!” Mormorò Sara.
Calma, restiamo calmi, disse Paolo. Per favore, provi ancora.”
L'infermiera provò di nuovo. La pellicola di luce risalì rapidissima l'ago in superficie, superò il guanto e arrivò al polso dell'infermiera, poi lasciò la presa e lei poté fare il prelievo.
Ma che sta succedendo?” mormorò Nanni .
Sono le fatine. -Dichiarò di nuovo Gaia.- Vogliono essere sicure che non mi facciate male.“ Nanni guardò la figlia stupefatto.

Nell'astanteria al piano di sotto un gruppo di persone stentava a rendersi conto di quanto era successo. Ciò che era meno comprensibile di tutta la faccenda era la dissoluzione del corpo della signora anziana che erano andati a soccorrere, perché, per il resto, poteva forse spiegarsi come un'allucinazione collettiva, chissà cosa si erano fumati quelli la notte di Capodanno, si chiedeva il medico del pronto soccorso, anche se avevano spergiurato di non essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Fra le varie spiegazioni, di fronte ad un fatto inspiegabile, è sempre quella più probabile ad essere vera. Lui non aveva mai visto un corpo dissolversi, ma di giovani strafatti ne aveva visti parecchi. Poi c'era il ragazzo che diceva di avere sentito le emozioni della vecchia signora prima che morisse, quello era proprio scemo.
Fatemi le analisi, disse il ragazzo, vedrete che non ho preso niente, che sono assolutamente sobrio.”
Gli fecero un prelievo del sangue e anche sulla sua pelle la pellicola intorno all'ago si ritirò, ma il prelievo poté essere effettuato regolarmente. “Chiamate il dottor Disegni, assoluta precedenza di questa analisi, e portategli anche un campione della ...cenere.. direi, che è rimasta del corpo della signora. Infermiera, chiami malattie infettive, abbiamo bisogno di un paio di stanze per isolare un po' di gente, faccia venire chi è di servizio oggi, medico e caposala, ci trasferiamo tutti là, e chiamate tutti i reparti, se hanno qualcuno che presenta questa specie di membrana luminosa, svelti!”
La notizia rapidamente si diffuse in tutto l'ospedale. Paolo guardava i due giovani che si erano rivolti a lui, spaventati ma fiduciosi. Prese una decisione. 
“Tornate a casa con la bambina, di corsa e non uscite in paese, non la portate fuori, non fatela vedere a nessuno... Dio buono, Sara, cominci a luccicare anche tu ... Ah, non so che fare! Ma se restate qui per forza sottoporranno Gaia a mille analisi, possiamo aspettare per questo. Però state attenti, sapete che le persone si trasformano in mostri quando hanno paura.”
Dottore, ma se fosse contagioso?” disse Marina.
Contagioso lo è di sicuro, non vede che anche la madre luccica?”
Gli scappò un risolino nervoso.
Bhè, diciamo che mi prendo la responsabilità io, benché non so se faccio bene.. ma Gaia l'ho vista nascere e anche Sara ho visto nascere, andate a casa, ragazzi, e che Dio ci aiuti, ci serve il suo aiuto, adesso!” 

Il dottor Disegni, in laboratorio, aveva ricevuto campioni da analizzare riferiti a due situazioni diverse. Aveva due campioni di sangue, uno di Gaia l'altro del paramedico, due campioni di polvere presa dalla pelle, uno di cenere. I due campioni di polvere erano palesemente uguali. Un suo collaboratore li esaminò al microscopio . “Scaglie, dottore. Tutte uguali o quasi. Come scaglie luminose, penso che sia in gran parte silicio, però, dottore, se avvicino la mano si muovono... non vorrei mi fraintendesse, ma sembrano vive, o rispondere alla presenza di vita vicino a loro..”

Nanni e Sara si avviarono nel corridoio tenendo la bambina involtata in una copertina, lei rideva e si divertiva come se fosse un gioco, ma loro erano entrambi molto preoccupati. All'uscita dell'ascensore trovarono l'infermiera Marina, con due persone della sicurezza. 
“Mi dispiace tanto, ma è impossibile farvi uscire... in casi del genere, con una epidemia di origine sconosciuta, capite...”
Sara la guardò con odio. 
“Seguitemi per piacere, per di qua, se vuol dare a me la bambina..”
Neanche per sogno!” disse Sara. 
“Eppure dovrà farlo, signora, dobbiamo farle delle analisi più approfondite.- fece un risolino- Proprio come le ha detto il dottor Giusti.” Tese le braccia e tentò di strappare la bimba alla madre, ma lei gridò e quando l'infermiera la toccò gridò anche lei perché la piccola “pungeva”. Sembrava impossibile toccarla, tutta la superficie esposta del corpo, abiti compresi, era coperta di aghi minuscoli che ferirono le mani di Marina. “Ma che diavolo...!”Gridò lei. 
“E' peggio di quanto pensassi, per di qua , per favore. Lui no.” disse indicando Nanni. 
“Io no? Si vedrà se potete dividerci!” La piccola Gaia ora piangeva e Sara le disse di controllarsi, stava facendo male anche a lei. 
“Scusa mammina, ma ora ho tanta paura.”
 

martedì 30 ottobre 2012

Arriva il freddo!



Zinnie in miniatura.

Gianni mi prende in giro per il Ceratostigma di Griffith... Eh già, perchè il Griffithii è un piccolo arbusto legnoso, mentre il Plumbaginoides è erbaceo,  in inverno sparisce, e quando rispunta a primavera è difficile togliergli le erbacce senza strappare anche lui. Capito, Gianni? Il cerachee...?


L'anemone Honorine Jobert


La cassia. Ma che cassio di cassia sarà questa qui?


Il ceratostigma è una piantina adatta a stare da me, con quel sole assassino dell'estate. E mi voglio rovinare: ti faccio vedere anche l'anemone japonica, o anemone hupehensis, e non mi chiedere perché ha due nomi, io me li ricordo e basta, che come nome della varietà si chiama Honorine Jobert.
Chissà chi era questa signora o signorina, ma ce la ricorderemo finché faremo giardini e coltiveremo l'anemone del Giappone a lei dedicato. Le zinnie mini arrivano dal giardino della mia amica "chenonvuoleesserenominata". Non la nominerò. Mi portò un paio di vasini in estate ed ecco qua un cespuglione effimero , che finirà ora che fa più freddo, ma intanto che spettacolo!

La nicandra, una solanacea annuale.



Ceratostigma e farfalla.


C'è anche la cassia, che varietà sia non lo so di preciso, penso che sia "cassia  corimbosa", voi laggiù  dovreste averne tanta  di cassia, che con quel terreno vulcanico ci cresce di tutto e piove più che da noi, e  non trovate altro da fare che buttarci rifiuti velenosi, così  quel ben di Dio non è più buono a niente. Che razza di idee vi vengono!
E' notte fonda, sono tornata da poco dal lavoro, fuori la temperatura è vicina alla zero e c'è la luna piena.
Le piante in vaso, quelle freddolose, sono ancora fuori, spero che domattina siano vive per metterle in casa e fargli superare l'inverno davanti al finestrone, non credevo che il freddo arrivasse così presto. Veramente non sarebbe presto, ma è troppo piccola la distanza fra quando faceva tanto caldo e ora che siamo d'un botto sotto zero.  D'altra parte ieri  ho colto una ciotola di fragole rosse!
Andando al lavoro ho "visto una foto" fantastica stasera, intorno alle 17,30. La luna piena si stava alzando e sembrava appoggiata sopra l'Alpe di Poti , dove ci sono i ripetitori delle televisioni. Le sagome dei ripetitori si stagliavano contro il bianco latteo della luna e intorno il cielo  si scuriva. Un'immagine di un momento, peccato non avere la macchina fotografica. Per il resto penso che diventerò un prosciutto cotto, mai visti e maneggiati tanti prosciutti cotti come da gennaio a ora.

mercoledì 24 ottobre 2012

24 ottobre

La canna indica che fiorisce in ritardo

Luci e riflessi d'autunno


Orazio


Caesalpinia o Poinciana Gillesii




Ceratostigma di Griffith


Dunque dunque: mi fa piacere vedere che il mio blog viene usato come salotto per discussioni fra Sari e Gianni, che ho letto con gusto, mi dispiace che non c'ero per il tè, in ogni modo avete detto tutto voi.. Mauro, cara Sari, è lusingato dal tuo apprezzamento, usa pure le foto, basta dire che il fotografo è Mauro Giovacchini , quello di Ciggiano, non quello di Arezzo, ( ci sono altri Mauro Giovacchini).




A parte la situazione generale che ci fa inguastire tutti l'autunno ha recuperato parecchio rispetto a quell'estate infernale che abbiamo alle spalle: sono rimaste solo le zanzare, per gradire . Di quelle ormai non ce ne liberiamo più. Nelle foto vedete l'ultimo arrivo in giardino, la faraona di lamiera . Vedete anche il gatto Orazio. che la mattina dopo che avevo piazzato l'uccello è sceso per la scaletta , l'ha visto e si è appiattito tutto, tirando indietro le orecchie. Si è avvicinato con estrema cautela, ha fatto un salto indietro, un passo avanti, un altro salto indietro  e alla fine, realizzando il fatto che l'uccello non era vivo, se ne è andato tranquillo per la sua strada. Che devo dire? Tutto fiorisce di nuovo, anche il ceanothus si prepara per una seconda esplosione, ed è la prima volta che lo fa.  Pare che a fine settimana arrivi il freddo e forse tutto finirà all'improvviso . Ma intanto ecco qua...

martedì 16 ottobre 2012





Questo è l'aster Rosa Sieger, che comprai dai ragazzi dell'Erbaio della Gorra, se passeranno di qui sapranno che sta bene . Non è bellissimo?

Ci sono. Sono viva, ma la mia carriera di lavapiatti , unita a quella di casalinga , con l'aggiunta del lavoro di giardortolano mi hanno completamente assorbito . E pensare che Lara (Estate incantata) mi aveva dato un premio come blog affidabile ! Feu feu! ohi ohi! Poi c'è questa macchina , il computer, che svina e io che non ho il tempo di imparare ad usare quello nuovo. Capirete. Ma mi scappa di dire una cosa :le primarie del PD sono una gran cavolata! Va a finire, e state a vedere se non è vero, che andranno a votare quelli di destra per scegliersi l'avversario che gli fa comodo ! Mesi fa scrissi che era inutile che la sinistra facesse continuamente mea culpa perché non vince le elezioni, i voti vengono comprati e venduti , e le idee, per chi vota al prezzo modico di dieci , venti o cinquanta euro fuori del seggio, non contano un tubo. Oltre tutto i soldi sono guadagnati rubando, vendendo droga o con la prostituzione , se ne può spendere un pò se ci si assicura il controllo di una regione come la Lombardia, un bell'investimento , non vi pare? Ha ragione quel mastino della Cancellieri, una delle prime cose è combattere la criminalità . E le primarie del PD sono un'emerita .....Capito vero?  Mi mancate tutti molto e non riesco neanche a leggere i blog, perché oltretutto sto scrivendo una cosa lunga e se non la pubblico , che mi sembra ipotesi remotissima ormai, la mando a chiunque abbia voglia di leggerla fra i miei amici blogger. Scappo, vi voglio bene , alla prossima!!!