sabato 21 gennaio 2012

Nuovo lavoro.

Sentivo alla radio che le lacrime, per chi le vede, sono irritanti .Pare che un uomo che vede la sua compagna piangere non si commuova, ma invece si scocci .  In effetti capita anche a me di irritarmi alla vista di qualcuno che piange, salvo eccezioni . Per esempio sono una di quelli che si è commossa a vedere la ministra Fornero piangere . Ma poi spesso penso che un adulto che piange dovrebbe tenere per se quell'emozione che esce esposta a tutti, che appare patetica. In questi giorni ho pianto parecchie volte, cercando di farlo da sola, convinta che le lacrime in una donna della mia età siano molto sgradevoli. E' l'età della vita che dovresti essere diventata forte, quasi inattaccabile, sicura, per l'esperienza accumulata, e non fare più scelte pesanti o insopportabili, ma solo scelte giuste, convenienti e adatte alla tua condizione .

Che è successo . E' successo che una mia vecchia amica mi ha trovato un lavoro . Che fortuna, direte !
 Si trattava di provare, come sempre il primo mese è di prova, per me e per loro che mi assumono, ma  la prova è più decisiva di altre volte : all'età che ho raggiunto, che è quella che le donne stavano per andare in pensione, poco tempo fa, ricomincio daccapo un'altra volta . Non è un lavoro difficile, si tratta di resistenza fisica e velocità, nella cucina di una pizzeria che resiste alla crisi.
Non è neanche un lavoro bello, ma quante volte ho accettato un lavoro che pareva bello e poi era governato da gente inesperta che presto è andata a gambe all'aria?
Per certi aspetti questo è un lavoro ideale .
Per altri c'è una voce in me che dice che sarebbe l'ora di realizzarsi un pò, nel lavoro, di tirar fuori i talenti e non è quello il posto. Che se non lo faccio ora di realizzare i talenti non lo farò più. E che ho fatto un liceo per finire così.
 Ma poi c'è la questione dei soldi e della pensione. Grazie al fatto che per alcuni periodi ho lavorato in nero (c'era solo quello) mi mancano ancora degli anni per raggiungere i contributi necessari alla pensione minima . Inoltre lo stipendio fa la differenza .

Ne parlavo con un'amica che  lavora da anni ed ha uno stipendio ottimo. Lavora anche il marito come libero professionista , ma non riesce a farsi pagare, se non con un fortissimo ritardo, ormai "spera" soltanto di avere i suoi soldi. Nel suo settore il lavoro è calato a picco. Lo stipendio della mia amica è diventato quello con cui  vive la famiglia  e questo ha cambiato i "pesi". La mia amica si sente quasi capofamiglia, o almeno ha acquistato autorevolezza ed è più libera delle proprie scelte . Non fraintendetemi, non ci sono liti, si vogliono bene e vanno d'accordo , ma il peso economico incide tanto sulla famiglia. Ora è il marito, caro amico anche lui, a sentirsi a volte di peso, ad avere dubbi sul proprio ruolo, a intristire, e lei può far poco per aiutarlo.
Per un uomo allevato come lui perdere la guida economica della famiglia ha forti conseguenze , e ragionarci sopra è utile solo fino ad un certo punto.

Ho raccontato la loro vicenda di questi giorni per  dire come anche per me uno stipendio significhi maggiore peso nella nostra famiglia e una certa quota di libertà. Libertà di fare cose minime, perché lavorando così le serate sono tutte occupate tranne una e anche le energie sono abbastanza assorbite . Ma con uno stipendio solo diventava difficile fare anche il necessario .
Mi rendo conto che uso questo spazio come un confessionale, ma sono certa che alcuni leggendo si ritroveranno e potranno usare i miei "pensamenti".

Si ragiona e si prende distanza dalla propria realtà, si osserva e sembra di essersi pacificati . Invece non posso descrivere il timor panico che mi prende la sera quando devo partire per il lavoro . E' lì che sento di essere divisa : c'è quella che ragiona e guida la macchina e mi porta sul posto, c'è quella che intanto urla la sua paura e non se la sa spiegare e quando deve realizzare un piatto, banale e fatto mille volte in casa e nei vari lavori, non riesce ad attivare il cervello, lo spegne proprio . Quella razionale si arrabbia, perché si accorge che la situazione le è sfuggita di mano, chiama  quell'altra che  piange impaurita in un cantuccio della mente, e le dice che deve venire a finire il suo lavoro... Un manicomio in testa .

 Avrei bisogno di nuovo di qualche colloquio con uno psicoterapeuta, ma vi pare che con uno stipendio da cuoca me lo possa permettere ? E poi quando ? Nel giorno libero ?
E prima ancora di aver riscosso il primo mese?  Un pò mi vien da ridere .Questa situazione è stata pesantissima per parecchi giorni, ora si alleggerisce appena, ma solo perché ci faccio un pochino l'abitudine .
Invece dovrei rilassarmi, rompere la tensione e accettare il cambiamento con elasticità e con adesione.
 Certo un chiarimento profondo sarebbe utile. Sarebbe utile far tacere le mie varie parti e far funzionare solo cervello e corpo, ripetendo che sono stata fortunata ad avere un'altra chance , alla mia età  . Sarebbe utile smettere di chiedersi perché non mi è mai capitato, o non mi sono mai concessa di fare uno di quei comodi lavori di segreteria o che cavolo d'altro e perché , all'inizio, nonostante il bel libretto dell'Università , non ho raggiunto la laurea.

Per fortuna che ogni tanto arriva un segnale, il biglietto di un'amica che parla della felicità , ancora e sempre , la telefonata di un'altra e il cuore si scalda . Grazie per avermi ascoltato  e per l'amicizia che sento via Net .



15 commenti:

  1. Riuscirà la strega a postare un pensiero per questa meravigliosa donna ? La mia amica Babette? si Babette... magico lavoro... metti l'arte e la favola nei tuoi piatti, metti tutto il bello che è in te..ed è tanto e pensa di essere fortiunata non per il lavoro in età matura, ma perchè esso potrebbe non chiamarsi tale...ma passione!!
    Una buona giornata un in "bocca" ai lupi
    un sorriso
    Gingi

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  2. Cara Vitamina, leggendoti, sono entrata nei tuoi panni. E ho sentito quella morsa alla bocca dello stomaco che conosco bene, ma anche un panico più generalizzato, quello che blocca. Credo che sarei meno brava di te, eppure dovrei esserlo, non è che manchi la necessità. Ma mi si gelano le dita al solo pensiero. Ti ammiro moltissimo: la tua forza è grande, è molto ma molto meglio di qualsiasi laurea. So poi che te la caverai benissimo e che troverai senz'altro spazio per i tuoi talenti. Ne sono certa, conoscendoti anche solo virtualmente. Per le lacrime, devo dirti che a me piace piangere.
    Non sempre si può, ma è uno sfogo che riscalda. Perché mai non dovremmo sfogarci almeno così?
    Spero che ti arrivino tutto il mio affetto, la mia solidarietà e la mia ammirazione.
    E un grande, caldo abbraccio.
    A presto, amica cara,
    Lara

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  3. Un sincero augurio di Buon Lavoro e di Tempi Migliori.
    Ciao

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  4. Pensare che lo scopo della vita sia quello di tirar fuori a tutti i costi i propri talenti o di dover dimostrare di saper fare qualcosa è una delle mille penitenze che ci infliggiamo da soli, un cilicio da portare giorno e notte per espiare le proprie colpe. Ma quali colpe? Stai ancora mangiandoti le mani per la laurea non conseguita o per una sicurezza interiore che non senti ancora di avere e che “dovresti” aver conseguito con l’esperienza!!! Ma cosa dici Lorenza!!!!!!!
    Non hai scelto tu di nascere e non devi dimostrare niente a nessuno.
    Il lavoro è solo una necessità plebea, un mezzo per portare qualche soldo a casa e tentare di avere una pensione decente. Una pensione che quella vecchia gallinaccia della fornero ha allontanato ancora di più dalle nostre vite! I nobili non hanno mai lavorato!
    Qualsiasi cosa tu faccia o non faccia, qualsiasi lacrima, rabbia o tristezza non cambieranno il mondo!
    Domani i fiori continueranno a sbocciare ed il sole continuerà a sorgere lo stesso!
    Fare magistralmente la cuoca o avere mille lauree non ti renderà migliore o peggiore. Non devi riscattare alcun passato.
    Sei perfetta così come sei!!
    Rilassati un po’ e sarai tu a guarire lo psicoterapeuta!
    In bocca al lupo!!!!!!

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  5. Questo post è un omaggio al principio di realtà che ha un sapore di sentimento morbido

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  6. Concordo pienamente con quanto dice Gianni. Forza, forza, forza!
    Personalmente sono libera professionista e sto morendo soffocata dai debiti, aspetto pagamenti che arriveranno per il tramite di cause (i pesci grossi che dovrebbero pagare me e altre centinaia di consulenti preferiscono far maturare, da veri squali, gli interessi in banca per anni e poi andare in causa e pagarci poi), ho ogni genere di problema di salute (serio) e lavoro a ciclo ininterrotto sabati e domeniche compresi. Non ho famiglia, una delle poche cose furbe che ho evitato nella vita, così che le conseguenze dell'aver preso due lauree e sognato tanto un lavoro che coincidesse col senso della mia vita le pagherò solo io.
    Ma la responsabilità delle mie scelte posso dire che è mia: ho sperato troppo in un sistema meritocratico intorno e non era così. Che farò poi, quando arriverà il collasso personale della mia situazione? Non lo so, ma voglio vedere sempre il positivo nella vita. Una ne ho, e quindi me la intendo godere. Che sarà sarà e se finisce male appunto ne porto le conseguenze solo io (che sono una duretta, come già sai).
    Come tu dici, ci sono situazioni che sembrano belle e poi non si rivelano tali, altre che partono male e poi ti fanno stare bene. Dici che hai paura. Paura di cosa? Che le cose vadano male? Bene, se andranno male rimedierai in altro modo, qualcos'altro capiterà, altre occasioni di altri lavori di apriranno - non pensare che ogni cosa che fai sia *definitiva*, questo è un grosso errore. E' solo una cosa che fai, e se va male ne farai un'altra. La paura non aiuta. Le lacrime neanche [su quelle della Fornero c'è chi ne ha discusso meglio di me ma a me hanno mandato in bestia, altro che commuovermi. Uccidono pensionati, dipendenti poveracci e disoccupati: le sue lacrime sono una vera porcata, altro che commuoverci!]
    L'importante è essere consapevoli di ciò che si fa, starci dentro concentrandosi, magari anche lavorando d'immaginazione - io lavoro/vivo così, cercando sempre la follia, facendomi sempre domande assurde e curiose: chi mangerà i tuoi piatti, che lavoro fanno quelle persone, perché hanno ordinato proprio questa cosa, quali aspettative magari hanno in merito, come passeranno il resto della serata? Ecco, io credo che se facessi il tuo lavoro preparerei quelle pietanze e intanto mi farei queste domande e sorriderei da sola ipotizzando le risposte e sperando che siano felici delle mie preparazioni: cucinare è un atto d'amore, è nutrire gli altri. E tu sei pagata per fare questo - non è già magnifico in sè? E il tempo che ti rimane liberato dal lavoro dedicalo a te sul serio e continua a sognare e compiere i piccoli passi necessari per realizzare i tuoi grandi sogni. dai, ché va tutto benone! :-)
    Un abbraccione fortissimo!

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  7. Ho letto il tuo tenerissimo post e anche i commenti che ti hanno lasciato. Non c'è più molto da aggiungere. Non ho consigli né suggerimenti, tranne che dirti la mia simpatia per te che vivi le contraddizioni dell'esistenza in piena consapevolezza e con molta sofferenza.

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  8. Grazie a tutti . Ho in voi dei vecchi amici per affinità, cari come quelli che conosco da tanti anni . Grazie!

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  9. Carissima amica mia, hai fatto benissimo ad accettare il lavoro. E ricordati sempre che dietro il lavoro, la vita di tutti i giorni, gli atti che ti sembrano banali (anche se non lo sono) ci sei tu, quella persona straordinaria e specialissima che sei. Qualunque cosa tu faccia, sei sempre tu e i tuoi talenti ti seguono. Sempre. Un grandissimo abbraccio

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  10. Vitamina in realtà è una tosta. Lo abbiamo capito tutti, vero? Una tosta dal cuore tenero, che vogliamo di più. Vorrei venire ad assaggiare le tue pizze. Devono essere buonissime, come sempre.

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  11. Anche io penso tu abbia fatto bene ad accettare questo lavoro. D'accordo, non è quello che sognavi da giovane e sicuramente non mette in campo tutti i tuoi talenti, le tue capacità. Ma se serve a sentirti più serena dal punto di vista finanziario, perché no?
    Per il discorso che facevi all'inizio, non so, ma non penso che una donna alla tua età (non so quale sia esattamente) debba essere quasi "inattaccabile": una donna matura è una donna che sì, ha accumulato con gli anni e l'esperienza forza e determinazione, che si conosce e conosce i propri limiti e anche i propri pregi e ne gioisce, ma è anche - per me - una donna che sa rispettare i propri sentimenti e che se sente di aver bisogno di piangere, piange, da sola se preferisce piangere da sola, ma anche davanti a qualcuno che sa può comprendere e accogliere le sue lacrime, così come lei sa comprendere e accogliere quelle degli altri.
    Un abbraccio affettuoso, cara Vitamina: in quella cucina, come avrai capito dai nostri commenti, non sei mai sola :-)

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  12. Fatti scaldare il cuore dalle Amiche, e lascia perdere gli STRIZZAPORTAFOGLI...
    E se farlo ti fa bene, abbandonati alle lacrime quando vengono. A me la gente che sa piangere (purché non sia un piagnucolare continuo, protratto, ininterrotto) è sempre piaciuta! E anzi diffido di chi NON piange mai, maschi compresi, ovviamente.
    Un abbraccio!

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  13. Per fortuna esistono le amiche vere! Avere un lavoro retribuito e con un minimo di prospettiva è quasi fantascienza, di questi tempi.

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  14. Cara Vitamina, concordo anch'io con Gianni. Hai dentro di te tutte le risposte anche se al momento ci sono due o più parti che stanno litigando. Tu sei nel mezzo e dai ascolto a tutte. È questo che disorienta perché ogni parte cerca di tirarti verso di sé.
    Mi riconosco molto nelle parole all'inizio del tuo post. Essere in un età in cui si vorrebbe non avere più tutti quei patemi, e invece ogni tanto mi trovo anch'io confrontata con emozioni e pensieri di un'adolescente... Ma forse ogni età è così... e nemmeno tutti i giorni. Ci saranno giorni in cui andrai volentieri a lavorare e altri meno. A volte poi le situazioni si sbloccano e cambiano come mai ci si sarebbe aspettati, chissà Lorenza, tu continua a crederci e a desiderare qualcos'altro, ad immaginarla quella cosa, finché arriverà...
    Un abbraccio
    Cinzia

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  15. Un augurio grande per il tuo lavoro. E una grazie ancora più grande per questo tuo post. Da leggere, rileggere e da far leggere in giro. Qui sì che la scrittura coglie la vita.
    Un caro saluto.

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