martedì 18 dicembre 2012

Capitolo secondo: l'ospedale.

Quando eravamo bambini, io un pò più grande degli altri, e andavamo a cena dagli zii, al momento di andare a letto raccontavo una fiaba alle mie cuginine. Loro eccitate in pigiama sul letto, io che le lasciavo scegliere fra tre titoli , e dal titolo mi imbarcavo in una storia che con difficoltà portavo alla fine, ma tanto la mamma ci chiamava per andare a casa sempre prima che avessi finito. Succedeva più spesso durante le vacanze di Natale.... quindi: secondo capitolo.

L'OSPEDALE

La mattina dopo Sara andò a svegliare sua figlia, si affacciò nella piccola camera e sobbalzò nel vedere che la piccola dormiva profondamente circondata da un alone luminoso che pulsava al ritmo del suo respiro, o del suo cuore. Aveva buttato via le coperte e sembrava non sentisse freddo. Resisté all'impulso di scrollarla e svegliarla di colpo, chiamò Nanni e lo fece venire a vedere: tutti e due respiravano piano sopra la piccola immersa nel sonno, le loro teste si toccavano. 
"Che sarà, secondo te?" 
"E' la cosa di stanotte." 
"Dio mio." 
"Dorme così bene. Chiama Paolo."
Paolo era il pediatra della piccola Gaia, amico fin da ragazzo dei genitori di Sara. In ospedale Paolo esaminò Gaia in modo approfondito.
Non c'è niente che non vada, la bambina sta bene.” disse accarezzandola. 
“Ma certo è almeno curioso.”
Cosa è curioso ?” Chiese Gaia.
“Il luccichio, il luccichio è curioso.” disse Paolo.
Ma vi dico che sono le fatine !” Esclamò la piccola.
“Proverò a prendere un campione ed esaminarlo. “Disse Paolo.
Sara lo prese da parte. “Dovrai farle male?”
Ma no ! Provo a strofinare la pelle con un cotton fioc, aspetta, lo facciamo subito. E le facciamo un prelievo di sangue per sicurezza”

 Altrove nella notte un'auto si era fermata davanti alla casa della vecchia signora, poi era arrivata un'ambulanza. I due, medico e paramedico, erano sconvolti. Avevano trovato il bosco spoglio intorno alla casa ancora vagamente luminoso. Ma ciò che li aveva terrorizzati era la donna, a terra, raggomitolata sul pavimento dell'ingresso, coperta di una specie di sottile corazza dura e calda che lasciava a malapena aperti gli orifizi del naso. Sotto questa corazza di un materiale come terra e luce che la teneva incollata al pavimento la donna era quasi in animazione sospesa, respirava ad intervalli assolutamente impossibili ed era ancora tiepida. I due erano sinceramente spaventati. Quando arrivò l'ambulanza parlarono tutti insieme di ciò che si doveva fare. 
“Intanto facciamo delle foto col telefonino.” 
“Ce l'hai il flash?” 
“I guanti, mi raccomando, non sappiamo cosa sia questa roba.” “Chiamate il pronto soccorso, allertateli su questa.. questa cosa.” 
 La caricarono sulla barella e sull'ambulanza. I guanti si coprirono di polvere luminosa. In ambulanza la corazza cambiò sotto i loro occhi, adattandosi alla barella e ricomponendosi sulla pelle della donna. I due che stavano con lei erano eccitati e spaventati a morte. 
“Fai altre foto, svelto!” 
La corazza crebbe e sembrò attirare la polvere presente nell'abitacolo, si gonfiò e prese la forma quasi della pelle di un rettile, poi improvvisamente tutto si disfece sotto i loro occhi, si alzò una nuvola di polvere luccicante e non restò nulla, nulla neanche del corpo della donna, solo un sottile strato di cenere che segnava il posto occupato dal corpo sulla barella. 
Fu impossibile non respirare la polvere all'interno dell'abitacolo anche se si coprirono il viso. Nel momento che respirarono la polvere uno dei due, il paramedico, seppe cosa aveva vissuto l'anziana signora e rivisse in un attimo i minuti prima della sua morte. Quando scesero dall'ambulanza trovarono difficile raccontare l'esperienza appena vissuta. Il paramedico, un ragazzo di 23 anni che si chiamava Marco, disse che c'era un gatto con la donna, un gatto nero che si chiamava Nino. 
“Come fai a saperlo?”
Sinceramente non so.” disse lui. Si guardò le mani, avevano cominciato a luccicare debolmente come se avesse maneggiato della porporina.

Nel reparto di pediatria dello stesso ospedale intanto Paolo aveva preso un cotton fioc e una lente d'ingrandimento. Dolcemente passò il bastoncino sulla pelle di Gaia. Gli sembrò che qualche particella luminosa fosse passata sul cotone. Bagnò un altro bastoncino e lo passò di nuovo sul dorso della manina della bimba. Questa volta il bastoncino restò macchiato e lasciò una traccia su un vetrino da microscopio. Poi ne prese un altro e lo passò sulla mucosa della bocca della bimba.
E' proprio curioso...anche la mucosa brilla ..”
Ed è preoccupante, vero? “ disse Sara con la voce piena d'ansia.
Davvero non so che dirti, ma la bimba sta benissimo ed è inutile allarmarsi, ora chiamo il laboratorio di analisi, ci dovrebbe essere di turno il dottor Disegni … aspetta..”
Prese il telefonino dalla giacca, cercò il numero e parlò col collega.
Sì, sono Paolo. Ti mando un paio di campioni da analizzare, ma devi farmi un piacere, non deve risultare niente, per ora, ho bisogno di assoluta discrezione … sì, certo, appena fatto sali da me per piacere, se possibile... no, non scrivere niente ...ci vediamo dopo. “
Gaia era insolitamente tranquilla e guardava fuori dalla finestra come se non avesse mai visto il mondo fuori.
Andiamo a fare una passeggiata?”chiese alla mamma.
Ma se non vuoi mai uscire in questi giorni? Ora che ti prende?”
E' una giornata proprio bellissima, mammina!”
Paolo aveva chiamato un'infermiera e aveva chiuso la porta.
“Venga Marina, dobbiamo fare un prelievo a questa signorina, ti facciamo un buchino piccolissimo, sentirai un pizzico, ma tu sei una bambina coraggiosa, no? La mamma mi ha detto che stanotte sei uscita da sola in giardino ...”
Sì, perché arrivavano le fatine e io le ho sentite..”
“Le fatine?”
Sì e ora sono con me. “
Con te dove?”
Qui con me, ora. “
Ma io non le vedo queste fatine.”
“Sono nella mia testa, mi parlano. Ora forse vanno anche dalla mamma e dal babbo, e anche da te. “
L'infermiera aveva guardato con sorpresa la bambina che sembrava coperta, sulle manine e sul viso, di un fondotinta luccicante, ma alle sue parole sorrise e strofinò un batuffolo di cotone imbevuto d'alcol sulla pelle dell'incavo del gomito della bimba.
“Mi fai il solletico!” Rise lei. 
Sotto gli occhi degli adulti la pellicola luminosa si era ritratta. L'infermiera si bloccò incredula. Il medico disse,  attento: 
“Continui, con cautela. “
 L'infermiera accostò l'ago alla pelle e subito la pellicola si allontanò, poi si riavvicinò rapidamente all'ago e lo serrò in una morsa. 
“Dottore, non mi fa entrare !”
Dio mio!” Mormorò Sara.
Calma, restiamo calmi, disse Paolo. Per favore, provi ancora.”
L'infermiera provò di nuovo. La pellicola di luce risalì rapidissima l'ago in superficie, superò il guanto e arrivò al polso dell'infermiera, poi lasciò la presa e lei poté fare il prelievo.
Ma che sta succedendo?” mormorò Nanni .
Sono le fatine. -Dichiarò di nuovo Gaia.- Vogliono essere sicure che non mi facciate male.“ Nanni guardò la figlia stupefatto.

Nell'astanteria al piano di sotto un gruppo di persone stentava a rendersi conto di quanto era successo. Ciò che era meno comprensibile di tutta la faccenda era la dissoluzione del corpo della signora anziana che erano andati a soccorrere, perché, per il resto, poteva forse spiegarsi come un'allucinazione collettiva, chissà cosa si erano fumati quelli la notte di Capodanno, si chiedeva il medico del pronto soccorso, anche se avevano spergiurato di non essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Fra le varie spiegazioni, di fronte ad un fatto inspiegabile, è sempre quella più probabile ad essere vera. Lui non aveva mai visto un corpo dissolversi, ma di giovani strafatti ne aveva visti parecchi. Poi c'era il ragazzo che diceva di avere sentito le emozioni della vecchia signora prima che morisse, quello era proprio scemo.
Fatemi le analisi, disse il ragazzo, vedrete che non ho preso niente, che sono assolutamente sobrio.”
Gli fecero un prelievo del sangue e anche sulla sua pelle la pellicola intorno all'ago si ritirò, ma il prelievo poté essere effettuato regolarmente. “Chiamate il dottor Disegni, assoluta precedenza di questa analisi, e portategli anche un campione della ...cenere.. direi, che è rimasta del corpo della signora. Infermiera, chiami malattie infettive, abbiamo bisogno di un paio di stanze per isolare un po' di gente, faccia venire chi è di servizio oggi, medico e caposala, ci trasferiamo tutti là, e chiamate tutti i reparti, se hanno qualcuno che presenta questa specie di membrana luminosa, svelti!”
La notizia rapidamente si diffuse in tutto l'ospedale. Paolo guardava i due giovani che si erano rivolti a lui, spaventati ma fiduciosi. Prese una decisione. 
“Tornate a casa con la bambina, di corsa e non uscite in paese, non la portate fuori, non fatela vedere a nessuno... Dio buono, Sara, cominci a luccicare anche tu ... Ah, non so che fare! Ma se restate qui per forza sottoporranno Gaia a mille analisi, possiamo aspettare per questo. Però state attenti, sapete che le persone si trasformano in mostri quando hanno paura.”
Dottore, ma se fosse contagioso?” disse Marina.
Contagioso lo è di sicuro, non vede che anche la madre luccica?”
Gli scappò un risolino nervoso.
Bhè, diciamo che mi prendo la responsabilità io, benché non so se faccio bene.. ma Gaia l'ho vista nascere e anche Sara ho visto nascere, andate a casa, ragazzi, e che Dio ci aiuti, ci serve il suo aiuto, adesso!” 

Il dottor Disegni, in laboratorio, aveva ricevuto campioni da analizzare riferiti a due situazioni diverse. Aveva due campioni di sangue, uno di Gaia l'altro del paramedico, due campioni di polvere presa dalla pelle, uno di cenere. I due campioni di polvere erano palesemente uguali. Un suo collaboratore li esaminò al microscopio . “Scaglie, dottore. Tutte uguali o quasi. Come scaglie luminose, penso che sia in gran parte silicio, però, dottore, se avvicino la mano si muovono... non vorrei mi fraintendesse, ma sembrano vive, o rispondere alla presenza di vita vicino a loro..”

Nanni e Sara si avviarono nel corridoio tenendo la bambina involtata in una copertina, lei rideva e si divertiva come se fosse un gioco, ma loro erano entrambi molto preoccupati. All'uscita dell'ascensore trovarono l'infermiera Marina, con due persone della sicurezza. 
“Mi dispiace tanto, ma è impossibile farvi uscire... in casi del genere, con una epidemia di origine sconosciuta, capite...”
Sara la guardò con odio. 
“Seguitemi per piacere, per di qua, se vuol dare a me la bambina..”
Neanche per sogno!” disse Sara. 
“Eppure dovrà farlo, signora, dobbiamo farle delle analisi più approfondite.- fece un risolino- Proprio come le ha detto il dottor Giusti.” Tese le braccia e tentò di strappare la bimba alla madre, ma lei gridò e quando l'infermiera la toccò gridò anche lei perché la piccola “pungeva”. Sembrava impossibile toccarla, tutta la superficie esposta del corpo, abiti compresi, era coperta di aghi minuscoli che ferirono le mani di Marina. “Ma che diavolo...!”Gridò lei. 
“E' peggio di quanto pensassi, per di qua , per favore. Lui no.” disse indicando Nanni. 
“Io no? Si vedrà se potete dividerci!” La piccola Gaia ora piangeva e Sara le disse di controllarsi, stava facendo male anche a lei. 
“Scusa mammina, ma ora ho tanta paura.”
 

4 commenti:

  1. Non ti agitare, non vorrei che tu perdessi il filo del racconto........
    Mangio!

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  2. Ormai sono iriselibelluledipendente! Fai presto...

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  3. Anch'io come Grazia.
    Fai presto, Vitamina!!!
    Ciao,
    Lara

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