sabato 24 marzo 2012

Il libro dell'estate



Una di queste ultime notti non riuscivo a dormire , mi ero già svegliata parecchie volte e mio marito, alle 4 , era già partito per andare al lavoro a Firenze, così ho acceso la luce e ho aperto uno dei libri che leggo quando posso , " il giardino come spazio interiore" di Ruth Amman , suggeritomi nei commenti al blog da un'amica .A proposito: grazie, è molto bello!
 Non avevo lasciato un segno , così ho aperto a caso, pensando che la lettura mi avrebbe rasserenato e mi avrebbe ricondotto dolcemente al sonno . Nella pagina l'autrice, che si occupa di giardini e di psicoanalisi , raccontava il sogno di una sua paziente, dove c'era un sentiero nel bosco , fiancheggiato da una parte e alle sue spalle da una forra in cui scorreva un torrente tumultuoso e scuro, davanti invece il bosco era chiaro, luminoso e piano . Una voce nel sogno le diceva "Adesso vai avanti , lascia tutto questo alle spalle ."
Una di quelle cose curiose che a volte succedono e io penso che mai potrebbero succedere a me : la mattina dopo dovevo andare dal notaio a definire con mio fratello le ultime formalità riguardanti l'eredità della mia mamma , e questo mi pesava terribilmente sul cuore. Il messaggio del libro diceva che anche per me, come per la sognatrice, era venuta l'ora ed avevo il permesso di andare per la mia via , ora più piana, e lasciare tutto quello alle spalle.

Questa signora con la faccia buffa è Tove Jansson 
Aggiungo anche questa foto perché è troppo buffa .
Oggi vorrei parlarvi , per prendere le cose da lontano , con un giro di parole che permetta di conservare la serenità , di un altro libro letto tanti anni fa e comprato perché aveva una bella copertina . Succede anche a voi di comprare libri per la copertina? A me spesso , ed è lo stesso meccanismo per cui non riesco a comprare le cose nei negozi molto brutti e a fare la spesa nei discount . Comunque : questo libro si chiama "Il libro dell'estate ", di Tove Janssson , una scrittrice finlandese,  casa editrice Iperborea , in copertina c'è un acquarello del 1908 di C. Larsson, "L'estate di San Martino", con dei gigli e altri fiori in primo piano e dietro una bambina che rema  in una barchetta su un lago in compagnia di un cane . Molto bello  e sereno . Potete vederlo anche voi dall'immagine trovata su Internet . Bellissimo anche il libro , una serie di racconti su una piccola famiglia, papà, nonna e Sofia, la nipotina,  che vivono  in un'isola della Finlandia . Uno di questi racconti narra di una notte gelata e di una stufa rovente . Ma il racconto che conservo con più affetto è quello di quando cercarono di creare un giardino sull'isola , nel terreno torboso . La storia mi piace perché l'ho vissuta pari pari, sembra che parli di me e di tutti gli altri appassionati  , a partire dalla lettura dei cataloghi di bulbi e sementi , alla predisposizione del terreno adatto, saltando l'impianto di irrigazione che non ho mai avuto . Però, guarda un pò, proprio quella primavera  sull'arcipelago non voleva piovere . E sì che le piante appena sistemate e seguite con tanto entusiasmo avevano un bisogno estremo di acqua. Così il papà si decide ad andare a prendere l' acqua per riempire la cisterna per annaffiare . Porta l'acqua dentro un salsiccione di plastica attaccato alla barca in un viaggio per mare abbastanza complicato, difatti il racconto si intitola "Il salsiccione di plastica". Mentre stanno per arrivare sull'isola si sente rombare in cielo ed esplodere il primo tuono , poi via via altri .Ecco la conclusione della storia :

"Tutta l'insenatura era increspata di piccole onde rabbiose , in mezzo alle quali il salsiccione di plastica luccicava come un'arancia del Paradiso.Il babbo issava e tirava e infine il salsiccione di plastica girò verso il cielo il suo grosso ventre con l'ombelico di ottone: i tubi furono collegati e la pompa entrò in azione, e un potente getto di fango e sabbia si levò in aria! E dopo il getto uno zampillo d'acqua dolce partì dritto verso la roccia e fece fumare il muschio. Acqua ! Acqua! gridò Sofia tutta inzuppata e quasi isterica e abbracciò il tubo pulsante e sentì come esso pompava l'acqua per Clematis Nelly Moser e Fresia, Fritillaria Othello e Madame Droutschky , per Rhododendron e Forsithia Spectabilis . Vide il getto potente curvarsi ad arco, precipitarsi sull'isola e infilarsi dritto dritto nella cisterna asciutta .Acqua ! Urlò Sofia , poi corse verso il pioppo e vide quello che si era aspettata di vedere , un virgulto verdissimo. E in quell'istante cominciò a cadere la pioggia , tiepida e violenta , e l'isola fu doppiamente benedetta . La nonna, che aveva dovuto risparmiare tutta la vita, aveva un debole per lo spreco . Vide la palude e le cisterne e ogni minima fenditura della roccia colmarsi d'acqua che traboccava dagli orli. Guardò i materassi che erano fuori a prendere aria e le stoviglie che si lavavano da sole. Tirò un sospiro di felicità e , immersa nei propri pensieri  riempì una tazzina tuffandola nel recipiente dell'acqua potabile e la vuotò sopra una margherita. "

Questa stessa felicità ho provato spesso quando ha piovuto , piovuto e non affogato tutto, certamente , e spero di provarla presto di nuovo .

sabato 17 marzo 2012

Il pozzo

C'è un esagramma dell'I ching , il numero 49, composto da due trigrammi, il vento di sotto, che spinge in alto l'acqua, che sta sopra  e questa è  l'immagine del Pozzo.  Dice il commento: una città può essere trasferita, ma non il pozzo che la alimenta, l'acqua nel pozzo non scompare mai, serviva quelli che venivano prima, servirà coloro che verranno poi .

 Avevo 14 anni, era il 1969, quando i miei genitori andarono a vedere un podere sulle colline immediatamente intorno alla città, per comprarlo. L'acquistarono per una cifra piuttosto piccola, del tutto ragionevole per l'epoca, che era il periodo che l'agricoltura non rendeva più niente, o per lo meno come era stata fatta in quei terreni ripidi e terrazzati, definiti ora "marginali". Non era ancora il momento delle seconde case ristrutturate, o cominciava appena. Da lì si godeva un meraviglioso panorama. C'era una casa cadente e un piccolo fienile, non c'era acqua corrente, ma una grande cisterna per l'acqua piovana che però non veniva più usata. La campagna mi era sempre piaciuta e non conoscevo affatto la durezza della vita che i contadini di allora sopportavano, mi piacevano i fiori di primavera, i numerosi anemoni campestri color malva, che crescevano sui greppi dappertutto per un breve periodo, gli agli selvatici, in estate . Per l'acqua andavamo con la mezzina ad un pozzo di uso condiviso, al confine fra il nostro podere e quello adiacente, un pozzo in muratura, con un coperchio in ferro, buttavamo giù questo contenitore in rame zincato , molto bello, attaccato per il manico ad una fune, e lo tiravamo su pieno di acqua fresca e buona da bere. Dopo un pò il babbo decise di far realizzare un pozzo artesiano. Per questo chiamò un avvocato, l'avvocato Dini. Un avvocato?- dirà chi legge. Che c'entra un avvocato con i pozzi? C'entrava, c'entrava.

fiori di linaria vulgaris, indicatrice della presenza d'acqua nel  sottosuolo.

L'avvocato Dini era un tipo sui generis che piaceva molto al mio babbo. Faceva l'avvocato per una quindicina di giorni al mese, per campare, per il resto viveva come un contadino in una casa molto affumicata per la via del Casentino, forse non aveva neanche la macchina, perché io e la mamma l'andammo a prendere un pomeriggio con la nostra auto e io vidi la casa con le mura annerite, il camino con la trave scura, le pareti dell'ingresso  con appese spighe di mais di moltissimi colori diversi, perfino blu. Vidi anche la moglie, una donna semplice ma molto sveglia, con abiti lontani anni luce dalle mode e dalle riviste. Era uno che si divertiva molto a fare il contadino, aveva trovato il modo di praticare la campagna nei suoi aspetti più creativi. Fra le altre cose era un rabdomante, per questo il babbo gli aveva chiesto di dare un'occhiata nei campi intorno alla casa che avevamo da poco comprato. Non ricordo moltissimo, avevo 14 anni e benché fossi tanto interessata non capivo neanche del tutto cosa faceva. Prese un ramo da un acero campestre, detto anche da noi testucchio o albero della vite, un ramo biforcuto che sarebbe stato adatto per ricavare una fionda. In effetti con un coltello che aveva in tasca ricavò una forma come una fionda, con i bracci più lunghi per poterli impugnare. Si guardò intorno e disse che acqua nel sottosuolo c'era, vedi quei fiori gialli? Quando ci sono quelli sotto c'è una vena d'acqua. Fiori di linaria,  presenti all'inizio dell'autunno quando piove, quindi la stagione doveva essere quella. Impugnò con forza la forcella e cominciò a camminare per il campo. La forcella in certi punti si abbassava parecchio, tirata giù da una forza invisibile. Si fermò e tirò fuori un pendolo di metallo, un blocco e un lapis. Con questi strumenti prese delle misure e disse che c'erano alcune vene d'acqua, segnalò con precisione il posto, la profondità della vena e la portata. Trovò altri posti dove c'era l'acqua e alla fine mi fece impugnare la forcella e camminare, anche nella mia presa che resisteva la forcella si abbassava con forza, me la sentivo scappare dalle mani. Fu una serata bellissima. L'avvocato Dini disse che, purtroppo, sarebbe stato difficile che si potessero usare le informazioni che ci aveva dato, perché le ditte che trivellavano i pozzi rifiutavano i suggerimenti dei rabdomanti. Fu esattamente così. Il pozzo fu scavato, ma non in uno dei posti indicati da lui , comunque ebbe acqua abbondante e potabile, benché un pò calcarea,  per tutti gli anni che abbiamo avuto quella casa. Ovviamente l'avvocato Dini, contadino e rabdomante, non lo dimenticherò mai.

Pensavo in questi giorni che nel corso della mia vita, neanche tanto lunga, ho visto prima  i poderi senza acqua perché non c'erano pozzi, solo quelli tradizionali scavati a mano.  Negli orti i contadini delle zone povere e marginali coltivavano solo poche verdure, quelle che vivevano con le piogge stagionali, difatti quando la mamma fece un orto annaffiato con l'acqua del pozzo artesiano e coltivò piselli, cetrioli e zucchine, subito vennero animali a due zampe, diceva lei, a rubare. Dovette recintare l'orto.  Ora vedo i poderi senza acqua perché le vene si prosciugano, come qui a casa mia  dove si è seccato il pozzo artesiano e non sappiamo che fare, il giardino e l'orto sono impossibili senza acqua . D'altra parte scavare un pozzo nuovo costa intorno ai 10000 euro. Nel corso della  mia generazione l'acqua è diventata già rara, costosa e di qualità scadente, a causa dell'abuso e dei cambiamenti climatici. Ci sono vivaisti lungimiranti, tipo Didier Berruyer di Lucca, che già da anni si occupano di selezionare piante per giardini aridi.

Ho sentito le dichiarazioni di voto di alcuni deputati o senatori su una legge che riguarda l'ambiente, su cui il governo aveva chiesto la fiducia, e mi sono arrabbiata parecchio a sentire gli stessi che anni fa definivano i verdi come visionari portasfiga che ora parlano di tutela dell'ambiente per i " nostri figli", si sciacquassero bene la bocca prima di parlare e anzi stessero proprio zitti sarebbe parecchio meglio.
Una bella dichiarazione di voto sarebbe questa:
Siccome ai problemi ambientali non ci abbiano mai creduto e non ci hanno mai interessato, ci sembra ora opportuno e più dignitoso tacere e non criticare chi sta cercando di affrontarli, perché non abbiamo, su questa questione come su altre, nessuna credibilità, e anzi ci pare un segnale di rinnovamento e serietà da parte nostra, che comunque pagheremo il conto della nostra ignavia, malafede e inettitudine davanti a noi stessi e alle nostre famiglie, quello di rassegnare le dimissioni da parlamentari e smettere di vivere alle spalle di coloro i cui interessi dovremmo rappresentare.
Si capisce che sono abbastanza arrabbiata .

domenica 4 marzo 2012

Chiacchiere ...

Qualche volta penso che  mi son messa in questa mia storia personale , scegliendomela in vari passaggi cruciali della vita , fra camerieri napoletani , indiani del Kashmir , aretini purosangue e via di seguito ... per raccontarla .
   Una vita difficile, non più di altre, d'accordo, resa più difficile dalla vulnerabilità emotiva, che però mi porta a contatto con parti di me e degli altri sempre e ancora vere e sorprendenti . Nessuna maschera, solo la verità, che è bella anche quando è brutta . Lo spirito della tragedia greca, in qualche modo.

Vorrei dire grazie a tutti gli amici che hanno lasciato i loro commenti, mi sorprendo sempre trovando parole autentiche che mi commuovono, mi consolano e mi fanno sentire compresa.  Mi pare d'essere, a volte , uno di quei giornalisti che per documentare efficacemente certe situazioni ci si calano dentro , le vivono , si fanno assumere e fanno per un pò certi mestieri , per raccontarli , appunto . Solo che è la mia vita .

 Torno dal lavoro la notte tardi e non son capace di dormire subito, sono andata di corsa fino a quel momento nelle pulizie della cucina della pizzeria e devo far cessare piano piano quell'agitazione per indurre il sonno, guardo un pò di televisione o accendo il computer, ma questa seconda cosa richiede troppo pensiero vigile , è la televisione che fa dormire .Sarei stanchissima fisicamente, devo aspettare solo che la mente si prepari al riposo e certe sostanze chimiche non siano più in circolo . Almeno per me pare che funzioni così.  Vado a letto dopo un'oretta.

La mattina mi sveglio tardi e perdo una parte della giornata , solo che qui c'è bisogno di me, per tutti i lavori di casa e ora anche fuori . C'è moltissimo da fare ora che non fa più freddo e non c'è più la neve,  c'è anche da andare a vedere cosa esce dal terreno in giardino e cose fiorisce. Gli ellebori ad esempio e la lonicera fragrantissima che è in fiore da mesi e profuma che è una meraviglia. Anche le violette cominciano e i ciuffi di narcisi sono pieni di bocci .

Il mandorlo gonfia le gemme a fiore, la mia mamma, da piccola, mi mostrava le nuvole bianche dei mandorli , e quelli rosa che sono ? Chiedevo io . Peschi , i peschi fanno i fiori rosa , diceva lei. Ma qui abbiamo un mandorlo che fiorisce in rosa e fa mandorle che sono spesso amare . Il mandorlo è fra i primi ad annunciare la primavera , qui da me è un ciclo continuo di fiori , io mi sforzo di trovare piante che non mi lascino mai sola, che accompagnino con le fioriture ogni stagione .

 La coltre di neve è stata gentile con le piante , gli ellebori acciaccati si sono rialzati e hanno ridisteso i fiori sgualciti , le insalate non sono gelate e l'orto è pieno di cose buone da mangiare, per quanto sia grande poco più di un fazzoletto, cavoli broccoli a spirale , verze piccole ma sode , broccoli verdi, radicchi rossi e scarola croccante .

Nella vasca pensavo che non ci fossero più rane , invece ne ho viste quattro e belle grandi , le ho anche sentite perché hanno cantato , nelle notti ancora fredde . Uno di questi giorni ho messo una mano nell'acqua per togliere una foglia ( le foglie, marcendo,  inacidiscono l'acqua della vasca )ma ho tirato su una ranocchia per una zampa. Era magra e di un brutto colore , immagino per il freddo e il digiuno invernale . Ora sono lì che si accoppiano a tutto spiano, incuranti della nostra presenza . C'è qualcosa di  disperato in questi accoppiamenti di animali ancora magri e infreddoliti . Il maschio poi, sta attaccato al collo di una femmina molto più grande , le sta proprio sulle spalle . Hanno già prodotto i loro tubi di gelatina pieni di uova e li hanno adagiati nella parte più esposta al sole della vasca .

Ricordo i bambini di un amico che ingrassava i vitelli da carne: era il suo mestiere , li prendeva piccoli e li teneva nella stalla fino a che non avevano raggiunto il peso adatto per la macellazione. Tutto questo nel cuore della Valdichiana , talmente inquinata che i suoi figlioli , intorno a casa , non avevano mai visto un rospo, pur vivendo in aperta campagna. Avevano anche un oliveto, sulle pendici del Monte di Lignano, e quello non era inquinato ; lì videro a primavera, i primi rospi , due , che si stavano accoppiando, uno sopra l'altro . Pensarono che il rospo fosse per natura un animale doppio, con due teste, perché non avevano visto bene, e che per questo , sull'Enciclopedia, ci fosse scritto che si chiamava "bufo bufo" , al babbo venne da ridere , quando gli raccontarono le loro deduzioni.