sabato 28 dicembre 2013

fra Natale e Capodanno

Questi giorni fra Natale e Capodanno  mi piacciono molto. Stanno fra una festa che ti rimette tutto in discussione e un'altra che fa la stessa cosa, ma da un altro punto di vista. Natale è festa religiosa anche per i laici, nel senso di re-ligio, le cose che legano, i legami essenziali, sacri, che pensiamo dovrebbero essere perfetti, puliti e quando arriva il Natale ne vediamo tutti i limiti, perché siamo noi ad essere limitati e reali e le nostre famiglie sono come noi, le abbiamo fatte noi, chi ci precede e chi ci segue, e magari ognuno ha fatto il proprio meglio, ma non è bastato.  Il Capodanno è una festa perfino trasgressiva, pagana, con tutte le previsioni degli oroscopi, i tentativi di sapere ciò che accadrà, di evitare il male e di acchiappare la fortuna. E anche lei ti fa guardare un'altra parte della vita, che sembra separata dall'altra ma non lo è: sei stato abbastanza bravo, hai avuto abbastanza successo, o soldi?...Questi giorni stanno nel mezzo, sono come una tregua, contengono comunque un pò di magia,  siamo sempre nelle dodici notti sante, e  con calma e senza obbligo invitano a farsi tante domande. Te le puoi fare oggi, tutte le domande scomode, senza avvertirle troppo pressanti, in fondo è il 28 dicembre, l'anno non è ancora finito e sei in questo clima come quello indotto dal Coefferalgan ieri sera: una leggera ubriacatura, per niente spiacevole, e un senso di isolamento, come se tutto arrivasse ovattato e meno fastidioso del solito. Una nevicata interiore. La prima volta che ho preso il Coefferalgan, una ventina di giorni fa, sono arrivata in pizzeria con le gambe molli e la sensazione di essere drogata, senza dolori addosso, spariti tutti insieme. In effetti l'avevo preso perché stavo male... Ieri sera lo stesso, avevo anche la febbre, ma non potevo dire all'ultimo momento che non andavo a lavorare, non sanno come sostituirmi, e ho ripreso la mia droga. Sono filata leggera e un pò ubriaca tutta la sera, senza sentire febbre e dolori. Queste giornate sono così, intermedie, interlocutorie, ti permettono di pensare senza sentirne il tragico peso e l'obbligo. Le mie figliole dicono che ho la tendenza a prendere sul tragico ogni cosa, e forse è vero, e che sono "autosvalutante". E anche questo è vero. Sono arrivata a quel punto della vita che non posso far altro che prender nota di quanto molte cose che non riuscivo a riconoscere siano vere e mi riguardino. Non che mi interessi farmi il ritratto, serve soprattutto a fare meno guai nei rapporti con tutti gli altri. Questo anno passato è servito a questo, credevo di conoscere ormai i miei limiti ed ecco che ne appaiono di nuovi e che quelli vecchi sono ancora lì irrisolti. Vanno bene quasi sessant'anni per crescere o sono in ritardo? No, credo che ci si evolva tutta la vita, come mi ha fatto notare un'amica di recente. 
"Non dire crescere, basta crescere, crescere non si può più. Ma evolvere sì. " Anche lei aveva qualcosa da correggermi, evidentemente. Eccoci tutti in strada di nuovo e sempre sul cammino dell'eroe, che si crede tanto lontano dalle nostre vite e invece tutti siamo su questa via accidentata, anche nel senso che si mandano tanti accidenti. 





Auguri da Arezzo e da me. Vedete com'è bella , nelle foto di Mauro. Auguri per l'anno nuovo, che si immagina sempre migliore di quelli passati e ci impegneremo per farlo essere così.

martedì 24 dicembre 2013

Bella torna a casa

Qualche giorno prima di Natale una ragazza ( alta, imbacuccata e incappucciata per il freddo, molto carina) si trovava ad Arezzo in piazza della stazione quando vide fra le auto un cagnolino. Spaventatissimo, rischiava ogni tre per due di essere schiacciato, schizzava di sotto le ruote di una macchina solo per infilarsi  quasi sotto quelle di un'altra...Lo stette a guardare per un pò, sperando che qualche umano  lo venisse a cercare, ma non arrivava nessuno e il cagnolino sempre più agitato e confuso  non riusciva a togliersi dal traffico. La ragazza lo andò a prendere, lo prese in braccio e se lo portò a casa. Non era la prima volta che raccoglieva una bestiola dalla strada. Era successo anni prima col gatto Sandro, e  quando era piccola col cane Maciste, e anche qualche altra volta...
Arrivata a casa telefonò alla sua mamma e la avvisò della cosa. La madre disse che non aveva nessuna intenzione di impelagarsi con un altro cane, che non le saltasse in mente di rifilarlo a lei che poi si sarebbe affezionata e in questo momento nella sua vita c'era già abbastanza da fare. La ragazza si procurò un guinzaglio, un collare e del cibo per cani; la cagnolina, che si era rivelata di sesso femminile, per parte sua  pareva molto contenta di essere stata prelevata dalla strada. La mattina dopo salutò con una bella leccata di faccia la sua salvatrice e sua sorella, al risveglio. La ragazza portò in giro la cagnolina per tutto il giorno con sé e si rivolse ad un'associazione cinofila. Si vide che aveva un microchip e si risalì ai proprietari. La ragazza riportò la cagnolina ai suoi umani. Si trattava di due giovani rumeni che erano piuttosto disperati di aver perso il cane e abbracciarono commossi sia lei che la bestiola parecchie volte. "C'erano due barboni bulgari, ubriachi, per la strada, e avevano questo cucciolo dentro un sacchetto di plastica. Ho detto "Ti do venti euro, dammi quel cane." L'ho portata a casa con me. Non posso vivere senza di lei! " Disse il giovane rumeno. Per tutto questo chiedo a chi legge di immaginare la voce e l'accento rumeno, ne verrà fuori un racconto piuttosto buffo e colorito. Erano molto felici di averla ritrovata. Alla ragazza la cagnolina era sembrata molto brutta, simpaticissima, ma brutta, aveva detto alla sua mamma "Mai visto un canino brutto così, mamma, occhi sporgenti, una salsiccia, ma a loro sembrava una meraviglia, l'hanno chiamata Bella! " 
"Oh, io ero molto preoccupata-aveva detto la proprietaria-  sicuro chi prendeva lei la voleva tenere, perché lei è moolto bella!" L'amore è cieco! 
Devo dire che la famiglia della ragazza in questione, dopo l'iniziale diffidenza di qualche anno fa, intrattiene rapporti (saltuari e anche stabili) piuttosto gradevoli, fino a molto affettuosi con famiglie di nazionalità rumena.

Per una volta una piccola storia a lieto fine, accaduta in questi giorni ad una ragazza moolto vicina a me. Se  i telegiornali riportassero queste storie ci sentiremmo tutti meglio, come l'altra vicenda che ha reso orgoglioso il mio collega filippino: una giovane donna filippina disoccupata per strada ha trovato il portafoglio pieno zeppo di soldini di un'anziana donna italiana che aveva appena riscosso la pensione e l'ha restituito. Il giorno dopo la giovane filippina ha ritrovato il lavoro. Secondo il mio collega in qualche modo Dio in persona si è mosso vedendo la buona azione. E forse è così, almeno per questa volta. Storie piccole, quotidiane e positive o piacevoli, ma probabilmente, se le riportasse il telegiornale, diremmo "Ma che cavolo ci vengono a raccontare?"

sabato 30 novembre 2013

Oggi 30 novembre qui a Ciggiano giornata meravigliosa, un pò freddina, ma non come i giorni scorsi. Mi devo scusare, i post precedenti sono con evidenza una specie di sfogo causato dal sentimento di impotenza e frustrazione che provo ogni volta che si verificano vere e proprie catastrofi con molte vittime, come quella avvenuta in Sardegna. 17 morti sono troppi, anche uno è troppo se muore perché piove! Ecco che poi cerco di rifare il punto e forse scrivo qualcosa di non del tutto corretto, e cerco di proteggermi, me e il futuro delle mie figlie e dei figli di tutti, con la ragione...




il fotografo
arriva la tempesta








giovedì 28 novembre 2013

Dopo l'alluvione in Sardegna 3

Fin qui pare che io sia una verde entusiasta e non è così. 
Certe cose sono diventate parte della vita. Chiedono: lo fai ancora l'orto biologico? E come lo devo fare l'orto e il giardino, avvelenato? Coltivo poche cose per noi e le devo avvelenare, col rischio di far del male alle mie bestioline di casa e mangiare roba peggio di quella dei supermercati? Chi me lo fa fare? Inoltre odio pensare che dei veleni escano dal recinto di casa e la mia impronta sulla terra sia questa. Capisco che molta gente si sente perfettamente in pace usando ogni genere di schifezze, ma io, sarò una nevrotica, considero questi atti come una dichiarazione di guerra al pianeta. 
E sì, se devo imbiancare o verniciare uso vernici eco, ma non per finta, sul serio. Uso quel prodotto a base di terpeni di agrumi al posto dell'acquaragia, per esempio...
Ora su quasi tutte le vernici c'è scritto ECO, ma poi bisogna vedere la composizione. E  faccio anche molte altre cose che potrebbero essere considerate verdi, ma sono ormai talmente normali che non me ne accorgo più.

 All'inizio ero molto attratta dalle medicine alternative, conosco un pò di erboristeria, anche se non la uso "fai da me", perché si tratta di principi attivi potenti e potrei fare dei pasticci. Ma se sono triste e ho freddo mi faccio una tisana di melissa e cedrina, che colgo fuori dal finestrone, non costa niente ed è più buona e rallegrante del tè. Le medicine alternative mi hanno respinto per la presenza di alcuni ciarlatani incontrati negli anni, che se avevi bisogno di far due chiacchiere andavano benino, o almeno non facevano troppi danni, ma se avevi un problema serio non levavano un ragno dal buco. Resta sempre in me e in molti altri il desiderio di praticare una medicina che si rivolga all'uomo per intero, anima e corpo, (olistica), che ci consideri  esseri umani e non, volta per volta, una gola infiammata, un naso che cola, un intestino pigro, un cuore che perde colpi , un'anima malinconica o aggressiva, senza vedere che tutte queste stanno insieme e forse dipendono l'una dall'altra. E soprattutto una medicina, che, vedendo tutto questo, sappia trovare una via di guarigione, altrimenti a che serve? 
Ho potuto sperimentare su me stessa l'efficacia dello yoga, grazie alla Daniela, insegnante e amica,  sul corpo e sulla mente, tant'è vero che ora che non riesco ad andare ai corsi mi sento abbastanza male. Ma trovo difficile praticarlo da sola in casa.  

L'entusiasmo dei primi tempi, in generale, si è alquanto ridimensionato. Soprattutto a contatto con alcune persone che rappresentavano i verdi pubblicamente, che spesso ci hanno amaramente deluso. Poi i verdi sono spariti dal Parlamento e dal panorama generale, quindi quanto detto fin qua non sarà preso come uno spot elettorale. Ma per quanto riguarda le previsioni scientifiche, e i rimedi per i mali che si vedevano arrivare, ahimè, non c'è stata delusione. Come dice il prof. Beard in "Solar": 
"Tranquillo amico, è davvero una catastrofe."

Mi dispiace tanto di aver fatto parte delle "Cassandre ambientaliste" e di aver avuto ragione. Le cose previste si stanno verificando su scala planetaria: cambiamenti climatici, diffusione di malattie e calamità tropicali in zone che tropicali non sono, desertificazione, ovviamente migrazioni gigantesche da luoghi dove vivere diventa sempre più complicato, anche a causa di guerre e conflitti dovuti al tentativo riuscito di sottrarre alle popolazioni locali materie prime preziose (vedi Koltan, ma anche diamanti, oro) a bassissimo prezzo. I cinesi comprano pezzi enormi d'Africa, e noi stiamo a guardare. Ho l'impressione che gli italiani si estingueranno, nel prossimo secolo.
Ci vuol poco a capire che ambiente economia e guerra sono argomenti legati e interdipendenti. Tutto è ormai interdipendente, il pianeta è diventato piccolo per certi aspetti e la cultura verde invita proprio a osservare questi rapporti e a intervenire su più piani per essere efficaci. Diceva la regina di Giordania, che non mi pare una leader dei verdi, che se si vuole far progredire un popolo bisogna mandare a scuola le bambine. Non i bambini, cioè, poverini, anche loro!, ma le BAMBINE. La riflessione profonda a voi. 

Per quanto riguarda le catastrofi ambientali ci sono vari piani di osservazione. Il primo è planetario. Se non si inverte tutti la tendenza a produrre CO2 e di conseguenza riscaldare l'atmosfera, le catastrofi saranno sempre più frequenti e violente. Parte di ciò che è accaduto in Sardegna dipende da una tendenza globale, non dalle amministrazioni locali e quindi non poteva essere evitato. Poi c'è il livello nazionale, della tutela e messa in sicurezza del territorio. Brr che brutto usare le parole abusate dei media!  (tutela e messa in sicurezza del territorio) Poi c'è una responsabilità locale, dei piccoli amministratori dei piccoli comuni, che pure dovrebbero svegliarsi e non dare licenze edilizie dovunque e in genere fare il loro lavoro. Dove questo viene fatto si vede la differenza. Poi c'è il singolo, per niente secondario, che non può pretendere di essere ripagato se è stato lui stesso a chiedere di fare una casa proprio lì dove era sconsigliabile.  Non ci si può sparare da soli e poi dar la colpa agli altri. Quanto tempo perso e soldi  a cercare responsabili di cose di cui la colpa è anche delle vittime. Ma agli italiani piace molto questa cosa. 

Ci sono molte cose da fare su tutti i piani, e c'è lavoro per tutti. In generale si può dire che i verdi, molti anni fa, e molta gente che ha sviluppato questo tipo di idee e di previsioni, avevano ragione. Esprimevano un paio di cose: ALLARME per la perdita (di specie animali, di panorami, di clima, di modo di vivere, e metteteci quello che credete nell'elenco) dunque in qualche modo erano dei conservatori, nel senso del desiderio e del bisogno di conservarsi le cose essenziali per permetterci di vivere, come specie umana. 
La seconda cosa che esprimevano era l'AMORE per il mondo e per tutte queste cose che si andavano perdendo, e rifate un elenco vostro fra cui metterei le estati senza zanzare, io personalmente.

 I verdi sono anche pacifisti. E il concetto di pace non è solo quello di assenza di guerra, ma di educazione permanente alla pace, alla solidarietà, alla pazienza alla mitezza, nei confronti di simili (umani) e dissimili ( animali, piante, rocce, ecosistemi...) I verdi, nel loro pensiero, somigliano un pò agli hobbit.  Vedete un pò come nel nostro paese Italia, guardando la politica berlusconiana, si sia coltivata la pace. Forse il contrario?


Comunque ho fatto caso che ogni volta che ci si mette a tutelare qualcosa (specie animali per prime, olio d'oliva, territorio, sentimento di fiducia, immagine positiva della donna) significa che lo stiamo perdendo. O che l'abbiamo già perso e non ce ne siamo accorti. FINE

martedì 26 novembre 2013

Dopo l'alluvione in Sardegna 2

Quando nacquero i verdi e misero al centro della loro visione politica la questione ambientale furono guardati con disprezzo dai politici storici. I democristiani, che ancora esistevano, non li presero neanche in considerazione, considerandoli un fenomeno transitorio, e invece dopo tanto tempo che governavano si dimostrò che erano loro transitori, loro e tutte le loro trame fatte all'ombra dello scudo con la Croce. Quelli di sinistra, poi Ulivo, poi partito Democratico,  considerarono i verdi gente senza storia e senza radicamento culturale. Pensarono che mettere al centro l'ambiente, la casa di tutti, fosse riduttivo, al centro ci dovevano stare le grandi questioni dell'economia e del lavoro, come era sempre stato dopo Marx. I socialisti pensavano che essere verdi era un BUSINESS, come il  negozio di prodotti bio che avevamo aperto con due socie, me lo disse un socialista introdottissimo supermassone vestito di lusso in un incontro pubblico, strizzandomi l'occhio, come a dire che anch'io stavo facendo i miei bei soldi... avessi avuto gli attributi mi sarebbero caduti in terra, perché io e le mie colleghe i soldi del cosiddetto business non si vedevano neanche col cannocchiale. 

 I verdi avevano cambiato prospettiva, mettendo in mezzo l'ambiente/pianeta/casa di tutti, perché c'era un'urgenza temporanea di affrontare questa faccenda, per non rimanere del tutto senza casa o rischiare seriamente l'estinzione. I verdi non volevano essere un partito, ma un movimento, uno strumento temporaneo con cui intervenire per un periodo, finché le cose non fossero un pò sistemate, per indirizzare la società umana al meglio e farle superare l'evidente emergenza ambientale. Che ancora non si manifestava con tutta la sua violenza, c'erano piuttosto dei casi sporadici. Sembrava che i verdi fossero dei fanatici fissati con alcune tematiche prevalenti e che riunissero le donnine anzianotte amanti dei gatti e dei cani(come potrei essere considerata io ora), gli zoologi sognatori che piangevano all'idea dell'estinzione del baco violetto della Groenlandia ( me ne invento uno), i flippati New Age (flippati è una parola che usa mia figlia grande, grazie per il prestito), e un'altra serie di categorie di persone varie, strampalate e neanche omogenee. Comunque visto l'interesse pian pianino tutti i partiti si dettero una verniciatina di verde, in caso si guadagnasse qualche voto.

Intanto però il lavorio di pensiero dei verdi non si fermava. Cioè, a parte il fatto non secondario dell'impossibilità di dare il voto ad una formazione che in Italia ancora non esisteva in Parlamento, si andava formando un pensiero verde, come una pianta che cresce a partire dall'idea semplice di mettere al centro il pianeta. C'era stato uno scienziato, James Lovelock, che aveva elaborato una teoria curiosa e affascinante: aveva ipotizzato che la Terra fosse un unico organismo vivente , e l'aveva chiamata Gaia, col suo nome in greco antico. Noi  genere umano siamo esseri simbionti di Gaia, suoi figli , ma se turbiamo il suo equilibrio generale, dinamico e sempre in trasformazione, può essere che lei ci scrolli di dosso, come delle pulci...( Una conseguenza di questa teoria fu che molti verdi, entusiasti della faccenda, chiamarono le loro bambine Gaia, e che il nome divenne di moda anche fra gli altri che non avevano alcuna idea del significato. Mia figlia Gaia ancora me lo rimprovera. )

Palla al centro. Io purtroppo divago moltissimo. 
Mettendo al centro la casa di tutti, la Terra, venivano fuori cose davvero sorprendenti. Per esempio ci si accorgeva che per ASCOLTARE la voce della Terra e rispettare i suoi ritmi vitali era meglio essere miti ( beati i miti perché erediteranno la terra?) e la mitezza era un valore e non una debolezza, e anche la lentezza era un valore.... Ad essere miti, gentili, collaborativi, si impara da piccoli e venivano fuori e venivano recuperati importanti lavori sull'educazione e si riparlava di educazione PERMANENTE, cioè la possibilità e la necessità di educare ed educarsi fino da vecchi. Si parlava anche del modo di nascere, di parto DOLCE: io mi trascinai dietro mio marito che non era tanto convinto, in quest'avventura del parto dolce, e lui ricorda ancora la notte che, fra tuoni e fulmini, mi accompagnò all'ospedale di Figline Valdarno,  dove la mattina dopo nacque la nostra prima figlia, lui tagliò il cordone ombelicale poi rischiò di svenire fra l'emozione e la stanchezza...  pensare da verdi diventava vita, diventava modo di nascere, di fare le cose quotidiane, di fare l'orto recuperando tutto il materiale organico di scarto in un grande cumulo....Diventò per noi anche il negozio di alimenti bio. Infatti che te ne fai delle idee se non le puoi usare? Alla fine te le dimentichi, le fai sbiadire. 

Comunque si vedeva bene che pensare come verdi, anche se non votavi per loro, era una filosofia vera e propria che si spandeva in tutti i campi di vita, come una griglia che si pone sulla realtà per ordinarla, come un metodo di lettura e interpretazione del mondo. I verdi cominciavano ad avere opinioni verdi su tutto e a volte queste opinioni non andavano d'accordo fra loro, ma ci si provava... era una specie di laboratorio permanente. Non si poteva più dire che fossero degli ignoranti venuti dal nulla: c'erano fior di scienziati fra loro e anche umanisti e personaggi pieni di carisma. Che pensare di Vandana Shiva? O di Alexander Langer? Poi i Verdi approdarono alla politica ufficiale. In Parlamento ci arrivarono anche degli scienziati verdi come Massimo Scalia e Gianni Mattioli. Io che a quel punto votavo verde ed ero iscritta, ricevevo a scadenza fissa un giornale con cui mi si informava di quello che i verdi stavano facendo in parlamento. Erano pochi, a contatto con quel magma fagocitante e rallentante che vediamo agire anche ora. Ma si davano tanto da fare. Per esempio il prof. Scalia faceva parte di una commissione che studiò l'interramento dei rifiuti nel napoletano. Giorni fa è stato intervistato e gli hanno chiesto perché all'epoca non aveva fatto niente, non aveva denunciato il fenomeno. "Ho fatto molto con i miei colleghi, abbiamo denunciato più volte, abbiamo fatto degli esposti, ma nessuno ci ha preso in considerazione." 

Giornalista: Dice che una parte di responsabilità è dei cittadini?
Prof Scalia :C'è stato troppo silenzio da parte degli abitanti delle terre dei fuochi. Nella graduatoria delle cose che non hanno funzionato, naturalmente al primo posto darei la colpa alla criminalità organizzata e in seconda battuta allo Stato. Ma ricordo bene che quando mi riunivo con i comitati, questo non aveva certo un seguito popolare.

Ora sta a vedere che la colpa dell'interramento dei rifiuti finisce per essere anche quella dei verdi e non di chi l'ha fatto o di chi ha visto ed è stato zitto, o di chi ha visto e ha pensato che fossero bruscolini. Certamente allora i tempi non erano maturi, questo si può verificare, non erano maturi per il mio negozio ad Arezzo (Bravi! Ma è troppo presto!") non erano maturi per gli abitanti della "terra dei fuochi" che non si chiamava così, che allora pensavano che non ci fosse nulla di pericoloso e di male nel sotterrare rifiuti tossici. E' tragico che ci si debba ammalare e morire per imparare qualcosa.

fine della seconda puntata.


lunedì 25 novembre 2013

Dopo l'alluvione in Sardegna 1

Qualche volta ho tentato di spiegare perché votavo per i verdi. E' una cosa complicata, perché al solito, per come io vivo le cose, ed è impossibile per me viverle in un altro modo, essendo quella che sono, tutto si mescola e le opinioni politiche sono espressione delle mie convinzioni profondissime sull'esistenza. Dentro la politica, che riesco a concepire solo come l'insieme delle questioni che riguardano la vita degli esseri umani, ci va a finire di tutto, la salute, i rapporti fra le persone, l'arte...Così ciò che altri esprimerebbero in tre parole in croce per me diventa un fiume quasi ingestibile. 

Dunque: ero una ragazza che stava iniziando a spogliarsi dei primi orpelli, si era da poco sposata con un giovane che amava, viveva in campagna, aveva una certa quantità di tempo libero e ascoltava volentieri ciò che accadeva intorno a sé, sforzandosi di afferrare la lingua della natura che non siamo abituati ad ascoltare: non siamo indiani americani, né aborigeni australiani, ci insegnano più a studiare le leggi naturali che a porsi all'ascolto del mondo, che pure parla con una certa chiarezza. 

Mi torna in mente un racconto di Mary Poppins. E'  nata da poco l'ultima dei bambini Banks e dalla culla è in grado di capire perfettamente lo storno che le parla dal davanzale della finestra. L'uccello le dice che fra pochissimo non lo capirà più, non sarà più in condizione di parlare con lui e non ricorderà nemmeno di averlo fatto. Impossibile! ride lei. E' appena arrivata dalla fabbrica di tutte le cose e comprende tutto con una sapienza innata, che le arriva dalle profondità dell'eterno da cui proviene. Noi siamo come la piccola Banks dopo qualche giorno dalla nascita: ignoranti e incapaci di comprendere il mondo naturale di cui facciamo parte. Profondamente sepolti dentro di noi ci sono ancora, ci sono sempre stati, gli strumenti che ci permettono di capire e di orientarci, ma non li sappiamo usare e non vogliamo ritrovarli. Chiusa la parentesi. 

La ragazza di cui parlavo aveva già fatto un bel pò di strada, da sola, con suo marito, e in parte in compagnia di una guida, che tutti chiamavano il professore. In effetti era un professore veramente. Un giorno lesse su un giornale un'intervista fatta a un certo Daniel Cohn Bendit, di madre francese e padre tedesco, entrambi ebrei, uno che aveva fatto il sessantotto sulle barricate, a Parigi, negli anni che lei era ancora alle scuole medie. Se lo ricordava in modo vago ma con una certa simpatia. Si soffermò a leggere l'intervista: era diventato un leader dei neonati Grunen tedeschi, i Verdi. Verdi. Che bel nome, pensò lei, e lesse. Mentre leggeva si riconosceva e pensava che questo qui, che viveva in Germania, stava mettendo insieme le stesse idee che elaborava lei in solitudine, nella campagna toscana. Che succede, pensò col batticuore, ci sono altri come me, come noi, nel mondo? C'è un'onda di pensiero che attraversa la società?

Vivendo in modo semplice e a contatto con la terra, ma anche con le varie notizie che arrivavano sull'inquinamento dovuto alle grandi fabbriche, a processi di produzione pericolosi per chi lavora e per chi ci vive vicino, si era fatta delle idee. Bisognerebbe provare, si disse, a mettere al centro del pensiero l'ambiente. Parola ormai abusata che ha perso quasi tutto il suo senso, ma la parola ambiente si può sostituire con l'altra parola, "casa", a cui è difficile sottrarre significato. La propria casa, il luogo in cui si vive, poi la campagna e comunque il terreno su cui è cresciuta la propria città, quello intorno ad essa e per esteso il Pianeta. E forse anche tutto lo spazio immediatamente intorno al pianeta, che l'uomo ha già cominciato a" sporcare". Scoprì che la parola eco-logia era infatti composta da oikos (casa) e logos (più o meno discorso). Provò, nei suoi pensieri, a mettere al centro il pianeta, cioè il luogo in cui tutti noi come specie viviamo. Scoprì che facendo questa semplice operazione di spostamento tutti gli altri pensieri anche loro dovevano cambiare posto, peso e qualità  ed adeguarsi. 


Qualcun altro aveva fatto una cosa simile nei secoli precedenti. Quando per esempio si era stabilito che non era la Terra al centro del sistema dei corpi celesti, (né tantomeno dell'Universo!), ma il Sole. Allora tanto più in là del Sole non si indagava, non ce n'erano gli strumenti, agli uomini di quel tempo sarebbe presa una terribile crisi di identità a scoprire che perfino il Sole non è al centro di niente ma al lontano margine di una galassia neanche tanto grande. Questo aveva comportato un grande aggiustamento di pensieri che tutti avevano dovuto cambiare posto per adattarsi alla nuova visione eliocentrica. Un'altra grande crisi c'era stata con la teoria della relatività di Einstein...

Bene.  Prima di mettere al centro la casa/ambiente è forse il caso di chiedersi perché. E in fondo il motivo è semplice: questa casa/pianeta è l'unica che abbiamo ed è anche l'unico posto in cui per noi come specie la vita è possibile.  In passato si diceva: non esageriamo: la terra è tanto grande! Adesso ci rendiamo conto che la terra è grande ma gli uomini su di essa sono tanti, troppi e consumano troppe risorse di quelle che non si riformano, come il petrolio ed altre materie prime, emettendo contemporaneamente gas che riscaldano l'atmosfera, fra cui la famosa CO2. 

 Che succede se al centro si mette la casa/ambiente? 
Per esempio... che quando si concepisce un'opera si deve pensare a quali effetti avrà sull'ambiente sia la sua realizzazione che la sua esistenza. Pensiamo ad una grande strada o ad una ferrovia...
Per comodità si sceglie di solito un tracciato piuttosto diritto e anche con pochi dislivelli, si sbancano interi pezzi di montagna, si bucano i monti.. gente che lavorava in questi posti e faceva l'agricoltore potrebbe non poter più lavorare, per esempio perché il terreno risulterebbe inquinato dai gas di scarico delle auto, ricaduta importante nel caso di strade ad alta percorrenza. I terreni agricoli verrebbero abbandonati e la zona risulterebbe complessivamente più povera e forse tornerebbe boscosa... Se poi si buca la montagna cosa si trova nelle rocce? Per esempio uranio, come in Val di Susa. Chi vorrebbe abitare in un posto dove si produce una polvere in grande quantità che contiene uranio radioattivo?  Poi con questo materiale estratto cosa ci si fa? Dove si mette perché non faccia ammalare territorio e popolazione?

Oppure semplicemente bucando la roccia ci si trova a deviare falde acquifere e si lasciano interi territori senz'acqua, come è successo nel Mugello nei lavori per la direttissima. La presenza umana in quei luoghi è resa difficilissima e tutta la gestione del territorio  cambia, fino a cambiare, pensa un pò?,  il panorama. Chi ci va a pensare che possa cambiare il panorama? Quello stesso che, in Italia, si considera un patrimonio comune e attrae tanti turisti?

Tutte queste domande vengono fuori se si mette l'ambiente al centro, ma anche di più, per esempio ci si accorge che spesso ciò che è conveniente a breve termine non lo è affatto nel lungo periodo. Come per esempio è risultato conveniente per qualcuno nell'immediato, interrare rifiuti tossici nel terreno nei comuni del napoletano, perché c'è chi ha pagato per farlo e gente che si è arricchita all'improvviso, ma poi si è visto che a lungo termine i costi veri e propri, nei termini di salute, di spese sanitarie, di inquinamento della terra sono molto grandi, superiori al guadagno immediato ...Una popolazione intera che si ammala di cancro, con tutti i costi delle cure e quelli, che non si possono tradurre in soldi, del dolore. Una terra che produce frutti avvelenati. Non ci avevano pensato, ma forse lo avrebbero fatto lo stesso, l'uomo come bestia ha un pensiero che per certe cose, non vede nel futuro a distanza maggiore di un anno, raramente raggiunge i cinque anni.

Queste cose che scrivo qui  le pensavo io senza ancora riuscire a formularle perbene, le pensava Daniel Cohn Bendit in Germania, le pensavano molti altri perché non sono difficili da pensare neanche la prima volta, e qualcuno le ha tradotte in concetti che ora fanno parte della cultura, tipo per esempio la sostenibilità ambientale; questo è un concetto bellino che ha alle sue spalle una frase famosa: "La terra non è nostra, l'abbiamo in uso dalle generazioni future." Chi l'ha formulata per primo è un genio. Non è stato Papa Francesco, lui l'ha solo ripetuta.

Invece da quello che dicevo all'inizio, cioè il fatto che prima di fare una qualunque cosa si deve valutarne le conseguenze, è venuta fuori la VIA, valutazione d'impatto ambientale. Che grandissima rottura di palle! Dicevano i  funzionari e gli impiegati dei comuni italiani e sbuffavano. Non avevano capito nulla, chiaro. Credevano che si trattasse di un'ennesimo adempimento burocratico e questo tentavano di farlo diventare, perché se uno non ha capito a che serva la VIA non sarà in grado di compilarla, e forse neanche chi la deve valutare sa di che si tratta, così si continuerà a costruire nei letti asciutti dei fiumi, sulle terre mobili soggette a frane e poi ci si lamenterà tanto quando le case saranno portate via dall'acqua. Ma il lamento non sarebbe niente se poi non morissero tante persone.  

So che annoio, so che è un discorso lungo e lo leggerà solo chi ha voglia  e tenacia e interesse a sufficienza. Intanto serve a me per mettere perbene alcuni pensieri suscitati da quello che è successo in Sardegna, che non è più un evento straordinario  e succede e succederà sempre più spesso perché determinato da una volontà diffusa purtroppo su scala planetaria, vedi conferenza di Varsavia. 

lunedì 18 novembre 2013

Devo fare ancora un annuncio: mercoledì prossimo alla libreria Feltrinelli di Arezzo, alle 18,  ci sarà ancora una presentazione del mio libro, spero di incontrare tante persone che non hanno potuto venire la volta scorsa e che sia una serata bella come quell'altra. Ieri è venuta a trovarci l'amica che nella scorsa presentazione ha letto i brani dal libro. Da noi vengono poche persone, troppo poche, non sono mai in grado di avere la casa abbastanza in ordine, il pranzo abbastanza buono e tutto quello che mi pare necessario ad accogliere i miei simili. Ieri mi sono impegnata e la visita della Letizia mi ha ripagato ampiamente. Si capisce che se si chiede ad un'amica di leggere si pensa di averci una certa sintonia. La Letizia è stata moglie di un amico che è morto molti anni fa. Ha vissuto la terribile malattia del marito con grande forza e generosità e poi ha guidato se stessa e i figlioli fuori dalle conseguenze. Certe malattie sono devastanti non solo per chi poi soccombe, ma anche per chi sopravvive. Lei è piena di vita, molto allegra e sempre molto colorata, i capelli quasi rossi, tanti e molto riccioli, un bel viso, e  abiti che addosso a lei sono una sinfonia di colori. Non so come dire, ma un blu addosso a lei è sempre più di un blu, è un blu con un nome, oltremare, o cielo notturno, perché ci mette insieme dei verdi, o degli ocra, e crea un insieme armonioso e sorprendente. Ha reso la nostra domenica pomeriggio, prima di andare al lavoro, un tempo pieno di calore.
Metto qua alcune foto di stagione, prese dall'interno, a parte la bella cleome che continua a fiorire. 







lunedì 11 novembre 2013

la figlia dell'ebreo errante

 Queste cose che scrivo su Irène Némirovsky sono riflessioni che scaturiscono in modo spontaneo dalla lettura, non hanno per niente la pretesa di essere recensioni. Il fatto è che si tratta di libri, almeno per me, che continuano per giorni e giorni a lavorare dentro... Irène Némirovsky, si capisce a leggerla, è la figlia dell'ebreo errante. Qualcuno ha letto da ragazzo la storia di Ivanhoe? C'era anche Isacco, l'Ebreo Errante, fra i suoi personaggi, e sua figlia Rebecca. L'Ebreo viaggia, non ha casa, non lo vuole nessuno, e la figlia ne subisce la sorte. Nelle storie di Irène c'è il viaggio come fuga dalla miseria estrema, dal dolore, verso una salvezza sognata prima che progettata, desiderata talmente che il desiderio diventa una febbre e una perpetua inquietudine. Il giovane ebreo incontrato da David Golder in nave prima di morire è irrequieto e divorato dal desiderio di vita e di denaro. E' in viaggio verso queste cose. Le troverà, perché gli ebrei, nella mente di Irène, sono capaci di creare fortune dal nulla. Iniziano come venditori di carbone, di stracci, di torrone, di tappeti, li ritrovi dopo dieci anni, ricchissimi, con i propri nomi e quelli delle mogli cambiati, irriconoscibili, ai vertici della finanza. Non hanno scrupoli di alcun genere, la prima legge è salvarsi e arricchirsi, dopo viene tutto il resto.
David Golder, colpito da un attacco di cuore, è allo stremo, disteso sul letto. La moglie Gloria arriva a reclamare i suoi diritti, non ha pensato a lei, vuole che le lasci del denaro, vuole essere tutelata perché sa che lui morirà. L'uomo grida con tutta la voce che ha, cosa vuoi ancora? Sei più ricca di me, ti ho coperto di gioielli, hai un patrimonio addosso e non ti basta? Solo quelle perle che hai al collo valgono un milione! Non ricordi quando eravamo poveri? Allora non ti chiamavi Gloria, eh? Havkè, Havkè! le grida il suo nome ebraico. Il suono sembra un grido rauco di corvo. Havkè è diventato Gloria, nome adatto alla moglie di un uomo ricco e potente. Havkè è un intero mondo, dimenticato, cancellato, sul quale si è stratificata la fortuna di David Golder.
 Tutti i personaggi, anche quelli ricchi, scappano continuamente da qualcosa, fosse solo la noia. D'altra parte la vita di Irène è segnata da due viaggi precoci, quello per fuggire dalla Russia in Finlandia, poi a Stoccolma, sotto la minaccia dei pogrom, lontano dalla rivoluzione russa, e l'altro per raggiungere la Francia. Si sentirà francese, scriverà in francese, avrà padronanza di molte lingue, ma resterà un'ebrea che appartiene solo in parte al luogo in cui vive, che pure ama. Con "i tratti di chi non è del luogo"( Il signore delle anime). Questo viaggio della vita finirà ad Auschwitz. 
Pensavo che c'è di che essere arrabbiati con quelli che l'hanno arrestata perché ebrea, deportata e uccisa. Era stata per breve tempo una scrittrice famosa, poi tutto è stato dimenticato finché le figlie non si sono impegnate di nuovo a farla conoscere, a riscoprirla. Mi chiedo come sarebbe stato se avessimo potuto leggerla presto, da ragazzi, così come abbiamo letto Natalia Ginzburg o Primo Levi, se ora potessimo leggere il resto di Suite francese, lasciato incompiuto.  Le camere a gas ci hanno rubato moltissime cose, hanno sottratto moltissimo al mondo.

Viaggiatore perpetuo è anche il padre banchiere, sempre assente per "affari" , viaggi lunghissimi in paesi lontani che lo rendono immancabilmente ricco.
Irène inserisce nelle sue storie  lo schema primario della sua famiglia: un padre assente ricchissimo che guadagna e perde soldi con la stessa facilità, perché gioca, una madre anaffettiva che resta sola e ha costantemente un amante, mantenuto con indifferenza dal marito, che ne tollera la presenza in casa fingendo di non sapere quello che è, ( l'amante è parte dello schema familiare) e infine una figura materna sostitutiva, quella della governante affettuosa da cui impara il francese. Questo schema è presente nel Vino della solitudine, che racconta l'infanzia, ma poi si ripete negli altri libri, a volte solo un pezzo, a volte per intero. C'è un amante della madre nel Vino della solitudine, ed è un giovane parente tollerato dal padre, c'è un amante in David Golder, quasi un altro marito, e Gloria, mentre David sta quasi per morire, non troverà di meglio che rivelargli che neanche la figlia è sua, ma dell'amante. Vive da 25 anni con quest'uomo, mantenuti entrambi in modo sfarzoso da Golder. Sembrano situazioni estreme inventate, eppure mi è capitato di ascoltare storie simili. A volte passa una donna per strada, una donna qualunque, e nasconde una storia come questa,  una volta mi capitò di conoscere una maestra, e seppi da una che la conosceva che aveva relazioni focose con uomini sposati, era sposata anche lei, senza figli, ma poi ne ebbe e mi chiedo sempre come si fa a mantenere in piedi situazioni di questo tipo, cosa passa di tutto questo ai figli. Nelle storie di Irène le cose non sono molto nascoste, sono piuttosto esplicite, note, appena velate da un perbenismo che non vuol sapere...Non c'è giudizio, si tratta di una società senza religione, quasi senza morale, non c'è né la religione ebraica, anche se ci sono gli ebrei, né tutto l'apparato  filosofico della chiesa cattolica, con tutte le catene di sensi di colpa, che siamo abituati a sottintendere. Però lo sguardo della bambina Irène e poi della donna è uno sguardo etico, che si astiene dal giudizio, ma osserva impietoso. In David Golder la figlia Joyce è in viaggio col suo giovane amante, sono in un piccolo albergo e stanno mangiando, lei dice "Sei capace di affettare il pane?" "No. " Risponde lui. "Allora chiamiamo la cameriera." Non c'è bisogno di dire altro, questa gente ricchissima, che vive senza regole seguendo solo il proprio piacere è inetta, incapace perfino di tagliarsi il pane, diversa dalla generazione famelica che l'ha messa al mondo. 

martedì 5 novembre 2013

continente galleggiante di plastica

Perché no? Perché non possiamo sognare di eliminare quella enorme isola di plastica nell'oceano? Sognare  è il primo passo per fare, quando una cosa ti si insinua nella testa cominci a pensare, che serve a poco, ma una bella mattina ti svegli con un'idea, o forse si sveglia con un'idea buona un ragazzo o una ragazza che sta molto lontano da te, ma ha letto un post, forse non il tuo, un altro, di qualcuno che ha fatto rimbalzare il tuo sogno, tuo e di molti altri,  molto lontano. Questo ragazzo o ragazza ha un'idea che riguarda forse una nave filtro, una grande nave che filtra la plastica dall'acqua e forse tratta questa plastica con quel nuovo tipo di batteri di cui sentiamo a volte parlare che sono in grado di mangiare e "smontare" le materie plastiche ... In fondo pare che abbiamo rimediato il famoso "buco nell'Orzoro", perché non provarci con il continente flottante di spazzatura? Poi però c'è la sfida più ardua, non farlo riformare. Dovrei raccontare certe recenti esperienze sulla raccolta differenziata, inquietanti e disarmanti, ma mi astengo per non sollevare polveroni. Posso dire, per parlare solo di me stessa, (e quindi poter essere citata per danni solo da me, cosa che non farò), che sono convinta di fare un'ottima separazione dei rifiuti, che non mi sfugga niente, eppure se voglio ritrovare i cucchiaini da caffè devo andare a frugare nel compost. Quello che ho fatto io, con le mie manine.

lunedì 4 novembre 2013

Il signore delle anime

Piano piano sto leggendo l'opera di Irène Némirovsky.  In estate  trovai "Suite francese" in un supermercato al mare ed iniziò un interesse bruciante...  Il primo libro scritto da Irène a 23 anni fu "David Golder". Lo inviò ad un editore e questo signore lo lesse in un tempo brevissimo, come ho fatto io, lo divorò e poi cercò l'autrice per accordarsi sulla pubblicazione. Quando vide la giovanissima donna sorridente rimase sorpreso, perché David Golder non è un libro sorridente, i suoi argomenti sono il denaro, il potere e la morte. Il  protagonista è un uomo di sessantotto anni, malato, ebreo. Sembra impossibile che una ragazza tanto giovane sappia qualcosa della condizione di un uomo così.
Ho già letto alcuni suoi libri e mi viene in mente una cosa detta da Jung, che a volte sembra che l'anima conosca il proprio destino e sapendo che la vita sarà breve si impegni a realizzare con grande forza cose che altri distenderebbero in un tempo molto più lungo. Questa riflessione la fece con me il "professore", parlando della vita di Mozart, anche lui morto giovane. 

I libri di Irène Némirovsky sono pieni di immagini,  di città, campagne, case, interni, facce di persone, sentimenti ed emozioni ... La realtà che descrive è qualche volta disgustosa eppure non si riesce a distogliere lo sguardo dalla pagina . Maria Nadotti che scrive un breve saggio che compare nelle edizioni economiche Newton Compton,  dice che lei torna continuamente sugli stessi temi, il rapporto con la madre, il padre assente, l'ebraismo... come se ne fosse ossessionata. Capisco bene di che si tratta, sono i temi della sua vita, ma subito oltre questo primo forte impatto c'è un mondo intero che si affaccia. 
Nel "signore delle anime" all'inizio racconta del protagonista, un "levantino" che fugge dal paese dove è nato. Levantino è una parola che dice tutto e niente, non da indicazioni precise sull'origine, potrebbe essere nordafricano, o  di un qualsiasi paese che si affaccia sul Mediterraneo, quest'uomo in particolare  è di origine mista, italiano e greco, nato in Crimea, e ha l'aspetto affilato di un lupo. I tratti di chi non è del luogo, dice l'autrice con un'espressione terribile. Di quale luogo? Uno qualunque, la faccia di un non-appartenente. Nella prima parte, sarà per la coincidenza della lettura con gli sbarchi in massa sulle nostre coste, ci sono delle osservazioni che  fanno capire cosa pensa uno che si imbarca per un viaggio disperato alla ricerca di una vita migliore. Solo questa parte varrebbe la lettura.

Poi l'autrice si inoltra in un altro argomento, a lei molto caro: quello della sopravvivenza. Il dottor Dario Asfar, levantino, medico, nonostante che lavori non riesce a far uscire la propria piccola famiglia dall'indigenza. Per lo più cura disgraziati, poveri che non lo possono pagare. Dice di sé: avrei dovuto essere un venditore di torrone o di tappeti, ho voluto elevarmi, ma non riesco, sono melma, e melma rimarrò...

Riesce ad agganciare dei clienti ricchi  grazie ad un primo atto scorretto: viene chiamato a fare un aborto e lo fa in cambio di un prestito di denaro, necessario a far sopravvivere la sua famiglia per un anno. Ad un certo punto deve scegliere se fare il medico con correttezza o diventare qualcos'altro.... un ciarlatano, un curatore di anime, cosa per cui non ha una vera competenza.  Questa cosa lo renderà finalmente ricco e devo dire che come lettrice ho tirato un sospiro di sollievo a vederlo uscire dalla povertà. anche se poi la sua strada sarà ancora più cupa e nebulosa di prima. La descrizione del ciarlatano è attualissima: in questi tempi difficili moltissimi si propongono come guru e salvatori, portatori di salvezza personale e collettiva, in realtà abituati a far soldi sulle illusioni degli altri, sui loro sogni più intimi, io poi quando ho avuto il negozio ne ho visti a bizzeffe di questi "salvatori" e io stessa ne ho subito l'influenza. Ogni tanto saliva alla ribalta un nuovo nome: la dottoressa Tale? Oh sì, omeopata, esperta in cristalli, in iridologia,  test energetici, lettura dell'aura.... Bravissima! Ti cura in modo sorprendente! Quanto costa? 150 euro, senza ricevuta.  Pensavi: non me lo posso permettere, ma se potessi forse mi curerebbe l'anima, troverebbe un rimedio per la mia schiena, o la mia pancia, o la mia frigidità, o il mio mal di testa, perché siamo un tutt'uno corpo e mente e l'antiinffiammatorio mi fa solo male ... Nel "signore delle anime" le donne ricche di Parigi sono ammalate soprattutto di questo: frigidità, non sentono più niente, non si rassegnano, a cinquant'anni. 
Il dottor Asfar le cura, e le tiene legate a sé, sono una miniera di denaro finché sono legate a lui, finché lui è di moda. Ho avuto spessissimo la sensazione di essere in presenza di un ciarlatano, in parte in buona fede, ma molto legato al denaro. Anch'io avrei potuto sfruttare quest'ascendente: ricordo che in un negozio una persona vedendomi lavorare mi disse, con gli occhi che luccicavano: " Gli potresti vendere tutto il negozio, se solo volessi, a questa gente..." Sì, avrei potuto, avrei potuto sfruttare l'empatia che sentivo verso queste persone sofferenti che venivano a cercare un modo di alimentarsi più sano e salutare  per vender loro qualunque cosa, e invece  mi mettevo nei loro panni e suggerivo cose che pensavo davvero utili e giuste per le loro tasche, perché se avessi fatto diversamente avrei venduto anche me stessa. Credo di aver smesso di lavorare in questo campo perché diventava sempre più vendere illusioni. Altrettanto si può dire per i superalimenti che promettono la salute totale, o le pratiche di salvezza, come la macrobiotica.  Il dottor Asfar finisce per vendere se stesso, ma si mette al sicuro, come una bestia selvaggia che ha una prima legge assoluta, mettersi in salvo. Benché sia un personaggio torbido e inquieto non sono riuscita a trovarlo odioso, ho provato  tanta pena per la sua disperata e devastata umanità.  Insomma avete capito che adoro, sì, adoro, e non dico mai queste cose, Irène Némirovsky, anche se è una lettura di non facile digestione.

domenica 3 novembre 2013

rossi di stagione

Metto qua un pò di foto di questi giorni, capisco che su da Cinzia faccia già freddo e sia autunno inoltrato, ma qui è stato caldo e le foglie cominciano solo ora ad arrossire. Naturalmente le foto non fanno vedere il brutto e il marcio dovuto alla tanta pioggia, però è vero che nell'orto che ormai si sta sfacendo ci sono ancora frutti rossi sui pomodori, (molti ammuffiti) e melanzane, perfino qualche zucchina!
















venerdì 1 novembre 2013

Pensa un pò





Pensa un pò, i Marines di Quantico usano "Il gioco di Ender" per insegnare ai ragazzi qualcosa di importante sulla leadership... Prendono un libro di fantascienza per farlo. Qui da noi sarebbe impossibile. Gli americani sono fatti in questo modo, non guardano dove si trova quello che interessa o serve, non disdegnano nulla, e non si fanno problemi ad usare cose o pensieri o idee che provengono da zone all'apparenza marginali della cultura... certo che bisogna intendersi su cosa è cultura. In Italia mi pare che spesso siamo molto schizzinosi e selettivi; prima decidiamo cosa è Cultura, poi con la punta delle dita selezioniamo all'interno di questi spazi angusti che abbiamo ritagliato quello che forse potrà servirci. Tutto il resto è scarto, a priori inutilizzabile. 

Un ragazzo italiano a cui era stato chiesto di citare un intellettuale aveva nominato con reverenza il "mago". Si riferiva a Steve Jobbs. Un professore della nostra Università ha detto che Jobbs non era da considerarsi un intellettuale, ma un capitalista dedito al proprio guadagno in modo principale. Ecco qua una visione ristretta della cultura, un brodo talmente ristretto che finisce, come si diceva in campagna, per diventare ranno, cioè non saper più di niente e non contenere più niente. Vale per Steve Jobbs, ma anche per molte altre persone ed esperienze, bisogna cercare fuori dei luoghi istituzionali, o non cercare e lasciare che le cose arrivino da sole all'attenzione, o avere quello sguardo marginale, utile per esempio nell'osservazione degli oggetti celesti. Dicono gli astrofili che non si deve fissare l'oggetto, ma osservare nelle vicinanze e lasciare che l'immagine si formi al margine del nostro campo d'osservazione per VEDERE. Mi viene in mente un uomo, Eugenio Barba, andato a vivere in Norvegia, un qualunque emigrato che ha fondato una scuola di teatro conosciuta a livello internazionale. Un uomo semplice, non banale, SEMPLICE, che è diverso, e molto profondo, che in Italia forse non avrebbe potuto realizzare  niente. 

Tornando agli americani: certo non hanno quella stratificazione di secoli di pensieri che abbiamo noi, camminano più leggeri. Lo diceva anche Freud o Jung, non ricordo più, che se tornavano alle radici avrebbero trovato, per il luogo a cui avevano deciso di appartenere, gli indiani d'America, più primitivi e più legati al mondo naturale di noi, anche più essenziali. 
Anche gli australiani bianchi sono così, i loro film sono infarciti di magie, contaminati dalla cultura primordiale rifiutata e emarginata degli aborigeni, che pure riemerge sempre. 
Quando all'inizio studiavo all'Università (una facoltà scientifica)  ricordo le dimostrazioni dei teoremi: il professore faceva una dimostrazione lunga e dettagliata, senza saltare nessun passaggio, poi ne faceva un'altra, intuitiva, in cui molti passaggi si davano per scontati ed era molto più breve. Questo è come fanno nelle Università americane, diceva. Mi son sempre chiesta se con il secondo metodo si potesse essere certi del risultato. 

D'altra parte un altro ragazzo, alla domanda su chi secondo lui potesse essere considerato un intellettuale, ha detto Jerry Scotti. 
Ahi che male! Con tutto il rispetto per Jerry Scotti, come paghiamo caro il ventennio di Berlusconi!
Tutto questo rimuginare non è inutile: pensiamo all'effetto che faceva all'inizio Pasolini alle menti allevate nella Cultura dell'epoca, dovevano considerarlo spazzatura, ed ora lo valutiamo uno dei massimi intellettuali nazionali.

giovedì 31 ottobre 2013

Ender's game

"Il gioco di Ender" è un romanzo di fantascienza scritto all'inizio degli anni ottanta da Orson Scott Card, americano, mormone. Tutte e due le cose non sono indifferenti, né essere americano né essere mormone. Se andate a vedere su Wikipedia ci trovate lui, con una bella faccia tonda e positiva, e il riassunto della storia. Le sue storie sono sempre molto complicate, a volte anche contorte, ma hanno spunti geniali. Mauro portò a casa questo libro i primi anni che eravamo sposati, aveva vinto un premio Nebula per la fantascienza, lui si ricorda che lo demmo da leggere anche al mio babbo perché ci era piaciuto molto a tutti e due. Evidentemente è amato anche dalla  mia figliola grande, che se lo teneva in camera nella sua libreria. L'avevo riletto di recente, non proprio tutto, alcune parti.. Ora scopro che parecchie scuole nel mondo lo usano come testo di lettura obbligatorio e anche l'Università dei Marines  di Quantico, in Virginia, lo utilizza come testo base per studiare la psicologia della leadership. Orson Scott Card sarà contento per l'aspetto economico, ma non tanto per l'uso che ne fanno i militari, anche se forse poi, per come va  a  finire, possono trarne un insegnamento ...Ieri sera siamo andati a vedere al cinema il film tratto dal libro.  Ho sempre il timore di trovare una trasposizione inefficace e stravolta del testo, ma questa volta non è così, la sola cosa cambiata, che mi stonava, è il nome degli alieni, presenti nel film da subito, nel libro li chiama, nella versione italiana, gli Scorpioni, nel film i Formic. Per il resto la storia del piccolo Ender Wiggin è molto ben rappresentata e tiene l'attenzione desta, come il libro, dall'inizio alla fine. Ovviamente alcune cose sono per forza contratte e ridotte sennò il film durerebbe sei ore. Bello e per chi ha letto "Il gioco di Ender" per niente deludente. Se vi capita andate a vederlo, anche se siete di quelli, come me, che preferiscono i film italiani o europei . Orson Scott Card è un tipo originale, di lui abbiamo letto altri libri, oltre alla trilogia di Ender anche "Il profeta dalla pelle rossa" (interessante!) e soprattutto, io , "Abissi". La storia di questo libro è curiosa. Prima di essere un romanzo è stato un film, è nato come film. Il regista è James Cameron, e questo film su Wikipedia è considerato la sua opera migliore, che significa migliore di Terminator e di Titanic , ma anche di Avatar, e qui non sono d'accordo. Anche "Abyss" è da vedere, Cameron l'ha scritto poi ha chiamato Orson Scott Card, gliel'ha fatto vedere e gli ha detto se gli riusciva di scriverci un libro. Un libro tirato fuori da un film, il contrario di quello che succede di solito. Secondo me l'ha fatto benissimo. Dopo aver visto il film trovai il libro in una bancarella di libri usati davanti alla stazione di Arezzo. Avevo bisogno di un aiuto, di un posto dove fissare la mente per un difficilissimo viaggio in treno e lo comprai . Lo lessi quasi per intero nei viaggi di andata e ritorno e siccome è un libro pieno di speranza e di meraviglie, mi fece  un'ottimo servizio e una gran compagnia. Quindi oggi due libri e due film.

martedì 29 ottobre 2013

ragnatele



















Ragnatele. Non solo ora che siamo vicini alla notte di Ognissanti , ma per tutta l'estate uscendo di casa, sono rimasta impigliata  in ragnatele tese dappertutto. Tante ragnatele cioè  tanti ragni costruttori, cosa voglia dire non so, forse che c'è abbondanza di prede, e se diminuiscono le api magari c'è qualcuno che le sostituisce  e occupa subito la nicchia ecologica senza lasciare spazio vuoto... Le ragnatele sono fatte di un materiale studiato da gruppi di scienziati, se lo avessimo a disposizione o ne conoscessimo i segreti potremmo costruire case antisismiche senza metallo, o abitazioni sospese nell'aria. Bello! Intanto io spero che i ragni sappiano occuparsi con efficienza delle zanzare, che a oggi 29 ottobre sono presenti e moleste quasi come d'estate. I fili trasparenti e invisibili sono tesi in ogni passaggio, a volte sono lunghissimi e solitari, non si sa come abbia fatto il ragno, forse come Tarzan, si è lanciato nel vuoto e flup!, ha lasciato dietro si sé la sua liana autoprodotta. Le ragnatele sono comunque oggetti affascinanti e Mauro è andato in caccia, in una di queste mattine umide di rugiada che le rende visibili.

Siamo dalle parti di Ognissanti e si può parlare di cose schifose, come per esempio la cacca della Holly. C'era qualcosa di molto chiaro nella sua cacca, uno di questi giorni, e capita che le cacche siano come calcinate, dipende da cosa mangia il cane. Infatti aveva preso dal sacco della spazzatura un contenitore di polistirolo di quelli in cui viene confezionata la carne al supermercato, che si zuppa di succhi, l'aveva mangiato e poi rifatto. Quando si dice la catena alimentare: ecco un esempio lampante, pezzetti di polistirolo digerito. Ora devo mettere i guanti e andare a togliere pezzettino per pezzettino. Saremo mai capaci di occuparci dei nostri rifiuti? Per ora non mi pare. E con ciò si arriva all'isola di plastica nell'oceano di cui parlava la Paola in un commento. Ma oggi non mi riesce di entrare nell'argomento. Troppo angoscioso.

venerdì 25 ottobre 2013

Operazione pesci rossi

Blub. In questi ultimi giorni siamo stati abbastanza sott'acqua, soprattutto lunedì scorso. Abbiamo passato la mattinata a fare i lavori di casa, ma soprattutto a guardare dalle finestre se i fossi riuscivano a recepire tutta l'acqua che cadeva dal cielo, mentre tuonava e lampeggiava senza smettere un attimo. Poi la televisione ha parlato della bomba d'acqua che si è abbattuta sulla Toscana. Siamo sopravvissuti e il temporale non ci ha portato via la casa. Per questa  volta è andata. Il giorno dopo mi ha telefonato l'Antoinette: "Come va? Siete affogati?"  "No, siamo ancora vivi. E da te?"
"Da me sono usciti i pesci dal laghetto. " Sono rimasta sorpresa, i miei pesci non se ne vanno in giro quando piove tanto, almeno i pesci rossi; quelli neri piccoli, le gambusie, non saprei, sono talmente tanti che non posso contarli e se li perdo non me ne accorgo. Intorno alla vasca dell'Antoinette c'è un fossetto che ha scavato lei, per far sgrondare l'acqua quando piove, Passato il temporale è andata a vedere e ha trovato i pesci nel fossetto pieno d'acqua, che ancora scorreva forte. I pesci nuotavano controcorrente per non essere trascinati via, vispi come non mai. Lei allora si è sentita in dovere di salvarli, si è messa gli stivali, è entrata nel fosso per recuperare i pesciolini, ma subito ha intorbidato l'acqua alzando l'argilla del fondo.
"Non vedevo più niente! I pesci rossi li ho recuperati, ma quelli piccini, mi è dispiaciuto tanto, non li vedevo più!"
Abbiamo detto un'orazione funebre per i pesci esploratori finiti nel prato, poi abbiamo riso a pensare a quelli che nuotavano controcorrente. Ora tutto è MOLTO bagnato. Le piante di pomodori sono in piedi , ormai annerite e coperte di pomodori verdi e rossi che portiamo in casa un pò per volta. Dappertutto ci sono ragnatele che intrappolano gocce d'acqua , insetti di grandi dimensioni, mantidi sorprese dal temporale, cavallette, coccinelle in gran numero posate sulle zanzariere, moscerini che si alzano malefici dall'uva marcita... eh sì, Halloween è alle porte.

giovedì 17 ottobre 2013

Cronaca di un pomeriggio perfetto.

Cronaca di un pomeriggio perfetto (vero!). Mercoledì 16 ottobre alle 17 c'era la presentazione del mio libro in Biblioteca in città. La biblioteca in cui tutti noi aretini siamo andati a studiare, in un antico palazzo con la facciata coperta di stemmi di pietra delle famiglie nobili. Ero molto intimorita, era proprio come rendere conto del proprio lavoro alla città madre.  Una mamma severa, che esibisce intorno al grande portone i segni del proprio potere. Verso le 15  mi sono vestita, per benino, perché pare che di solito io sia un pò sciatta (è la giardinite che fa diventare un pochino sciatti, perché ci interessa solo del giardino), mi sono fatta un righino nero sugli occhi, mi sono messa perfino un pò di profumo e una collanina d'ambra. Perché d'ambra? Ma perché l'ambra è una resina, non una pietra, e mi rassicura molto avere addosso cose vegetali, anche se sono state vegetali e vive  mille o più anni fa. E poi stava benissimo col viola copiativo della camicia. Prima di uscire ho raccomandato a Mauro di portare parecchie copie del libro, quando veniva, e di metterle nella borsa che mi ha regalato la Loretta del Roseto, che portava bene di sicuro. Meglio di così non si poteva fare, obbiettivamente. Sono passata a prendere la Letizia, che doveva leggere i brani che avevamo scelto. Senza dirsi niente la Letizia, che ha un occhio speciale per i colori, aveva messo una camicetta viola e una giacca bellina viola più scuro e verde oliva, un accostamento proprio bello e intonato con me. Evidentemente eravamo già in sintonia perfetta. Siamo andate in Biblioteca. Abbiamo sistemato un rotolo di tela tessuta a mano della dote della mia nonna, tutto srotolato,  sul tavolo, e un vaso con i fiori del giardino (dettagli per la Loretta). La Letizia ha detto che quelle dalie bordeau esprimevano bene l'intensità e i turbamenti del libro.  E' arrivata l'Alice, che è stata relatrice della tesi della mia figliola più piccola e che avrebbe parlato per dire qualcosa sul libro e ci siamo messe a controllare i brani scelti.  Scusate, io uso l'articolo davanti ai nomi femminili, come si fa qui da noi, e non posso farne a meno. Togliere l'articolo sarebbe più formale e neutro, ma eravamo ad Arezzo e qui si dice così.  Dopo poco sono arrivate la Patrizia,  la Carla, la mia cugina di Firenze con la Federica, la Lucia e un'altra signora che non conoscevo, e poi la Candida, una nostra compagna di scuola , e poi la zia Mirella, la mia cugina Teresa e suo marito, e l'Adriana e la Maria Luisa ... E' arrivata la Rossana e mi si è aperto il cuore , presentavo tutti a tutti e tutti chiacchieravano, sembrava di essere in un salotto, abbracci e baci , e la sala in quattro e quattrotto era piena! C'era un sacco di gente! Mauro è arrivato un pò tardi e io ho detto alla Carla di far valere la sua autorità di consigliere della Biblioteca e finalmente tutto è iniziato. E'stato bellissimo. Guardavo davanti e vedevo solo volti di amici. C'erano le mie figlie, lì davanti e non dico che effetto fa. Poi sono arrivati la Mirella e Italo che vengono da lontano e proprio non pensavo che venissero, è stato un regalo. Devo  ringraziare Claudio Repek, amico e giornalista che ha fatto circolare ovunque la notizia, e Roberto Francini, altro amico giornalista, per il passaggio a Teletruria, e di nuovo tutte le persone che sono venute, e soprattutto la Carla (Carla Nassini, insegnante e compagna di scuola del liceo che non rivedevo da tanti anni) che ha presentato il libro, che evidentemente le è piaciuto, in modo intenso, profondo e affettuoso, collegandolo al suo lavoro storico sulle donne sopravvissute alle stragi nazifasciste della seconda guerra mondiale. Una presentazione bellissima. E poi l'Alice, (dottoressa Alice Gonzi) che anche lei ha detto delle cose  per me commoventi, perché il lavoro che abbiamo fatto con la Paola è stato valorizzato e compreso... l'ho detto che ero commossa ! E intanto la sala piena di amici e parenti stava in silenzio, e attenta e sembrava che si fosse creata, per il tempo che è durata la presentazione, un'anima collettiva e tutti sorridevano! Sapete che io sono una pessimista rompipalle, se lo dico io che è stata una serata meravigliosa è così per davvero. Alla fine ho detto qualcosa io sul libro, ma soprattutto ho nominato alcune donne che stanno producendo cose belle e interessanti, libri e altro e le posso citare anche qui: la Paola e la Carla che erano sedute accanto a me, l'Alice, la Maxi che è un'artista dei fiori, l'Adriana che fa calligrafia cinese, la Cristina Bigazzi che ha scritto un libro su un infanticidio avvenuto ad Arezzo nel 1924, la Letizia che fa teatro ... E' stata una formidabile condivisione e una cosa molto bella, alla fine qualcuna aveva i lacrimoni, la Paola che vive a Milano aveva dovuto prendere un permesso a scuola, ma  ha detto che non se la sarebbe persa per niente al mondo. Sono arrivate le sette e mezzo senza che ce ne accorgessimo e ci hanno dovuto spingere fuori dalla sala! Oggi giornata normale,  siamo ricaduti nelle cose prosaiche di tutti i giorni, ma forse è meglio così, perché anche le emozioni positive scuotono parecchio. Ho fatto fatica ad addormentarmi! Ogni tanto però ci vuole una cosa così.




lunedì 14 ottobre 2013

Il funerale di Priebke

Ascoltando la radio stamani  i sono resa conto di non essere affatto originale, perché anch'io, in questi giorni, ho pensato a questa faccenda del funerale di Priebke, come fare, dove seppellirlo eccetera. Cosa avrebbe voluto LUI. Il suo avvocato dice che è stato costretto a vivere in Italia negli ultimi anni , che lui non ci voleva stare. Non si ricorda questo qui, che pure è un avvocato, di chi è questo tale Priebke? Non si ricorda che  fu il boia delle Fosse Ardeatine?  Che c'è stato un processo e lui è stato condannato? Che nonostante questo non si è mai pentito? Che il reato commesso fa vergogna all'Umanità intera? E allora!
Stamani a Melog ( Gianluca Nicoletti, Radio 24) parecchie persone dicevano la loro su questo argomento. Condividevo alcune soluzioni, si vede che siamo in tanti a pensarla allo stesso modo. Ho sentito che nessuno lo vuole, non lo vuole neanche il sindaco di Pomezia, dove c'è un cimitero di guerra, che sarebbe il luogo più normale dove metterlo. Ha detto, questo sindaco, che quelli come Priebke vanno dimenticati. Quando si parla di cose come queste le persone aprono la bocca e danno fiato, senza tanto pensare. Io sono convinta che invece bisogna pensare e motivare bene e soprattutto non dimenticare mai..
Per me, per me che non conto niente e non ho potere di decidere ci sono due possibilità:
1) bruciare il corpo e gettare le ceneri in una discarica di rifiuti tossici e nocivi comunicando l'avvenuta operazione solo a cose fatte. Questo implica che si considera ciò che resta dell'individuo come un rifiuto tossico e si tratta come tale, senza dargli ulteriore importanza. Con ciò si toglie importanza e modo di mettersi in mostra ai neonazisti che lo vedono , ahinoi!, come un eroe e aspettano l'occasione per farsi vedere. 
2) bruciare il corpo ( il fuoco purifica) e mettere le ceneri in un contenitore di piombo, perché il piombo è in grado di contenere perfino le radiazioni ionizzanti emesse dalle sostanze radioattive, e questo ha un valore simbolico. Poi, senza un funerale, con un discorso che non è un funerale, affidare tutto ad un museo all'incontrario, a futura memoria. Un museo bianco, perché il bianco respinge e il nero attira e qui si deve conservare, ma non attirare energie e attenzione.

Dimenticare Priebke e quelli come lui è pericolosissimo, cito me stessa in una cosa non pubblicata che avevo scritto per il mio libro, che è questa: quando si rammenta il passato e non ci si fanno i conti, cioè non si  "metabolizza" e non si capisce bene cosa è successo, il passato diventa comunque un terreno per crescere, la nostra radice. Succede allora come quando si usano i rifiuti tossici per pavimentare strade, cortili, scuole(!) , luoghi pubblici, considerandoli "inerti". Ma non sono inerti per niente, continuano a esalare tossicità e diventano campi del male. Male psichico. Per questo ricordare è essenziale, anche perché cose del genere delle stragi naziste continuano a succedere e nessuno può pensare che dimenticando un vecchio crudele certe cose non accadranno più. Il male è all'opera tutti i giorni ed è dentro l'uomo, che può opporgli solo la propria consapevolezza e guardarlo in faccia.  C'è chi ha detto che si deve mandare il corpo in Germania, dalla Merkel, che se la veda lei. Questo mi sembra comprensibile per chi visse quel periodo, ma estremamente sgradevole adesso, se penso agli amici tedeschi che ho, che ancora si sentono colpevoli per quell'ormai antico crimine. Il male non ha carta d'identità e passaporto e ciò che fece Priebke allora lo condivisero molti italiani di varie parti politiche. Il vecchio Priebke, mai pentito, arrivato a cent'anni, mi ricorda una poesia di Kunert , una delle poche che ricordo a memoria. Questa:

Chi non ode tutto ciò che accade,
non vede tutto ciò che tutto intorno a lui si fa,
non dice tutto ciò che sa,
costui solo diventa vecchissimo. 
Certo questo comportamento ha un presupposto indispensabile:
essere di pietra fino in fondo al cuore.

giovedì 10 ottobre 2013

Libellule di ottobre

Siamo già quasi a metà ottobre e non me ne sono accorta. Sulla vasca in giardino ogni giorno c'è una libellula, ora ce n'è una con l'addome allungato a strisce di colori fra il verde l'azzurro e il turchese, molto grande. Gira sull'acqua e perlustra i dintorni, quando arrivo io mi viene intorno, mi mette in guardia,  venendomi molto vicina, poi mi segue nell'orto, come una bestiola domestica, e quando rientro viene al finestrone di cucina. Per quel che ne sappiamo potrebbe essere sempre la stessa, ma a volte ci accorgiamo che è più grande o più piccola di quella del giorno prima. Mi minaccia, mi devo comportare bene nel suo regno, ma lei non sa che sono io l'artefice del piccolo stagno pieno di vita su cui vola ronzando, e che se fosse venuta qualche anno fa avrebbe trovato una discarica di sassi e niente di interessante... Lo stagno ora è molto bello, ho tolto manciate di erbe ossigenanti e i pesci mi vengono incontro nell'acqua chiara perché sanno che porto il cibo. Ho tolto anche una pontederia diventata enorme e l'ho messa in un catino da muratore: le radici avevano formato una matassa molto grossa di un viola cangiante! In una vasca piccola come la mia ogni tanto si deve togliere qualcosa per evitare che diventi solo una palude. Dopo le piogge abbondanti il giardino è gonfio d'acqua, finalmente, e le forze sembrano tornate al loro posto: è l'inizio dell'autunno da tutti i punti di vista, le foglie non sono ancora colorate, ci sono molti fiori e frutti maturi e una grande dolcezza nell'aria. Ho raccolto una quantità esagerata d'uva dalla pergola davanti alla cucina e ci ho fatto tante bottiglie di succo. La mia figliola dice che è pieno di antiossidanti: lo so anch'io, ho avuto un negozio di alimenti bio, sono informata, ma sentirlo dire da lei mi fa piacere, mi sembra una notizia nuova!



il mio cactus ciccione
Lama fulmine (nome della gattina)
savia elegans o rutilans, insomma quella che sa di ananas
natura molto morta, quasi marcia, di Caravaggio/Mauro Giovacchini
I melograni hanno fatto tante melagrane, belle e buone, ma non so che farci, questa è una stagione che si dovrebbe stare sempre a fare: fare marmellate di fichi, fare succhi, fare da mangiare cose buone con le ultime verdure estive... ma io ho solo voglia di stare al'aperto a godermi tutto prima che faccia freddo,




ora che le zanzare sono meno moleste. Solo un pò meno. Maledette.  

martedì 8 ottobre 2013

Annuncio e ceramiche

Il 16 ottobre prossimo, di mercoledì ovviamente, che è il mio giorno libero, in Biblioteca ad Arezzo, in via dei Pileati, alle 17 ci sarà la presentazione del mio libro. So che ultimamente uso il blog quasi solo per questo tipo di annunci, abbiate pazienza, ma certamente per me presentare il mio libro alla mia città, alle persone che conosco e mi conoscono, è impegnativo . In quest'occasione spero di conoscere Imma , se le riuscirà di essere presente. Vi invito tutti: presenterà il libro una mia compagna di scuola, Carla Nassini, che a sua volta ha scritto un bellissimo saggio sulle donne nelle stragi nazifasciste della seconda guerra mondiale, con un'attenzione particolare ai fatti avvenuti dalle nostre parti.Si intitola "tra donne sole, la ricostruzione del paese da parte delle donne dopo il secondo conflitto mondiale". Per dire come è bello me lo sono letto tutto d'un fiato nel viaggio a Firenze in treno, ieri.


il banco di Pascale


Umi Amanuma, ceramista giapponese che vive a Firenze

 Ho chiesto alla Letizia Nocentini, amica mia da tanti anni e moglie di un amico scomparso da tempo, Enzo, di leggere alcune parti del mio libro. Quel giorno sarà come se fossero presenti Enzo, Luca Caleri, che se n'è andato un anno fa, e Carlo Pini, che ci ha lasciato il febbraio scorso. 
Ripeterò quest'annuncio, romperò un po le scatole.
Intanto, come dicevo, sono andata a Firenze per la
Christiane Perrochon
 Fierucola dei ceramisti. Ci sono andata da sola, in corsa, per stare lì un paio d'ore, perché amo molto le ceramiche e per questa manifestazione vengono scelti a partecipare ceramisti molto bravi da tutta Europa. La fiera non è grande, occupa tutta Piazza della Santissima Annunziata, e visto che non ho fatto foto metto qua dei link con le opere di Paola Staccioli, artista della ceramica di Scandicci, e anche dell'associazione Cobalto di Fiesole, dove c'è una mostra permanente di alcune ceramiste sperimentatrici bravissime. 
Paola Staccioli è una delle mie preferite, i suoi uccellini con riflessi d'oro, le foglioline dipinte che sembrano appena cadute in autunno e ancora fresche. Andando alla Fierucola ho iniziato ad apprezzare la ceramica, che già mi piaceva, come forma d'arte/sperimentazione: molti anni fa ho avuto la fortuna di conoscere un'artista che vive da queste parti e ormai è affermatissima, Christiane Perrochon, i cui lavori compaiono in riviste d'arredamento di tutto il mondo. Di lei comprai, trent'anni fa, un piccolo vaso da fiori in gres verde. Non so spiegare cosa renda perfetto quel vasino e come si accordi con esattezza con il colore di qualunque fiore. Ma è così. Inoltre il gres è opaco e liscio al tatto, molto più caldo della porcellana. I lavori della signora Perrochon sono ormai  inaccessibili per i prezzi, ma quelli della Fierucola, altrettanto belli ( penso alle cose colorate di Pascale Jabain, per esempio) si possono ancora comprare. 
Qui vedete quanti colori e forme semplici e quasi primitive, realizzate con uno spessore di argilla molto sottile....

Un altro che mi piace molto è Giorgio Ricciardi di Città di Castello.
Le ceramiche, o porcellane, o grès , secondo il tipo di terra usata che richiede temperature diverse per la cottura, si prestano con gli smalti a tantissime combinazioni. Le immagini dicono qualcosa del colore, ma bisogna averle fra le mani, toccarle, per emozionarsi. E allora per l'urgenza di poter "avere" per sé quel particolare punto di marrone cacao si compra magari una tazzina molto piccola.. come ho fatto io. 


Pascale Jabain