lunedì 27 maggio 2013

Bisogna crederci

Sono orgogliosa di me quando penso che all'inizio, quando arrivammo qui nel 2000, davanti alla casa c'era un boschetto di bambù che quasi impediva di entrare, che fu una gran fatica estirpare e dove ora c'è la vasca c'era una discarica di macerie lasciate dai muratori quando ristrutturarono.  Veniva gente a trovarci e vedere  dove ci eravamo trasferiti e tutti dicevano " Bel posto, eh! Ma avete tanto da lavorare!" Le prime volte dicevamo di sì, che ci aspettava un gran lavoro, dopo un pò quando gli ospiti se ne andavano Mauro sbuffava:
 "Ma perché non pensano per sé!-diceva- Ma pensi a lavorare a casa sua!"
Perché a Mauro vedersi prospettare un lavoro lungo e faticoso gli produce un'insofferenza profonda. Se vuoi ottenere qualcosa da lui devi stimolare il suo lato creativo, non la propensione all'impegno. Effettivamente vedersi davanti anni di lavoro fa venir voglia di fare le valigie, qualche volta.
Col tempo di cose ne sono state fatte tante e tantissime ancora resterebbero da fare, anche perché  si procede  piano piano, con molto lavoro manuale,  come la tartaruga, o la lumaca. Incredibile come siano veloci e attive le lumache, ne trovo dappertutto, e ora spesso anche in cima agli arbusti, con la pioggia che le incoraggia. Una lumaca riesce a percorrere distanze e mangiare quantità di cibo che per un umano sarebbero impensabili.  Purtroppo io e le lumache siamo diventate nemiche giurate.

Riguardo alle cose da fare c'è anche da dire che le persiane, ottimo esempio, le sistemi e le ridipingi, ma dopo due o tre anni lo devi fare un'altra volta...quindi non finisci mai. E questo forse è immagine della vita dell'uomo, che non finisce mai niente e lascia incompiuto. O semplicemente è un animale come gli altri che fa la sua casa pensando di fare qualcosa di eterno, ma non è così.

Trasformare una discarica di sassi in un angolo amato di giardino è una gran soddisfazione.  Se  dovessi rifare la vasca ora penso che cambierei qualcosa  e mi farei aiutare da qualcuno più bravo di me, perché per esempio il bordo non è tutto allo stesso livello e costringe ad un lavoro di mascheramento del telo nero. Aspetti tecnici su cui non occorre soffermarsi. In ogni modo, lo raccontai in un vecchio post, al terzo giorno che avevo messo un pò d'acqua per fare assestare il telo arrivarono le libellule. E' evidente che sentono "l'odore" o qualcos'altro che le attira da molto lontano. Non c'erano mai state libellule, il posto è asciutto, che ci venivano a fare? Ora la vasca è un vero piccolo Biotopo, e non so neanche quali e quante creature ci vivono dentro e intorno. Non ho una pompa per il ricircolo dell'acqua, ma con molte piante ripariali, e ossigenanti sotto la superficie, l'acqua è pulita. Questo della limpidezza è  un dato molto variabile, se sale la temperatura tutto cambia di nuovo, si formano più alghe e lo strato superficiale si riscalda molto, si formano perfino delle bolle di fermentazione e la vasca somiglia alla palude della Donna della Birra delle fiabe di Andersen. Ogni tanto tolgo erbe ossigenanti a manciate, come chi pesca in un'insalatiera, perché penso che i pesci  rossi abbiano più posto per nuotare. Alle gambusie invece piace stare sulla superficie fra le fronde felciose delle ossigenanti.

Mi pare che gli animali che vivono nel laghetto siano abbastanza a loro agio, se non felici. Per la felicità bisognerebbe chiederglielo. Quando ci avviciniamo sentiamo una serie di  Pluf Splash Plof di rane che si buttano in acqua, vediamo i loro tuffi acrobatici, e a volte i salti dei pesci. In passato abbiamo avuto anatre e polli, oltre ai cani e gatti, ed avere animali è sempre molto divertente, anche se a volte procura delle preoccupazioni in più. Perché, come dico sempre, gli animali  NON PARLANO! Sarebbe semplice se dicessero "Mi fa male qua, in questo posto preciso.. " Oppure "E'stata una vespa a pungermi e non una bruca!" come è successo alla Holly qualche giorno fa che aveva il muso gonfio da far paura e via siamo andati dal veterinario. A proposito di bruche, com'è che finché sono belli e colorati sono bruchi e quando sono devastanti e urticanti sono bruche? Nel linguaggio sta già la diffidenza nei confronti del genere femminile.

Ma torno alla vasca dei pesci e di tutti gli altri animali. Chi se lo immaginava che dopo aver scavato a lungo (quasi due anni) quella buca e spostato terra e tolto sassi, e aver fatto muretti anche solo per sistemare i sassi, la vasca dei pesci sarebbe diventata la casa di tanti animali e una piccola oasi di riproduzione delle libellule, fino ad essere il soggetto di tante foto di Mauro, che è poi mio marito? Insomma da una piccola opera vengono una serie di conseguenze a catena, tutte interessanti, che poi vengono documentate con una cura quasi da guardone..
Offrire una casa ad insetti meravigliosi e sempre minacciati da pesticidi e siccità è una piccola "opera di bene", non lo sapevo quando la feci.

Certo non è facile, senza mezzi economici importanti da dedicare, realizzare le cose. Bisogna crederci, credere che ci farà. E qui mi torna in mente G. 
G. era un pittore che aveva lo studio in città nei pressi del nostro primo negozio. Era un uomo piccolo e forte, che avevo visto tante volte ma che non conoscevo di persona. Ogni giorno passava davanti al negozio e salutava un altro commerciante che aveva lì un negozio da una vita. Io chiacchieravo con quest'altro signore e  così, senza ricordare come avvenne  di preciso, nacque un'amicizia.

Tutti e tre avevamo l'orto. La mattina io portavo il pomodoro più grosso raccolto il giorno prima, quando arrivava G. tenevo il pomodoro in mano, nascosto dietro la schiena, e poi glielo sparavo davanti. Lui rideva, anche lui ne aveva portato uno enorme e anche quell'altro signore, entravamo in negozio e sulla bilancia della frutta si pesavano tutti e tre i pomodori per vedere quale pesava di più. Si trattava dei pomodori "Bistecca" che cominciavano a diffondersi fra gli ortisti. G. rideva molto di queste gare, poi mi invitava a salire allo studio per vedere le ultime tele. Ci stavo pochissimo, perché intanto il negozio era aperto e non lo potevo lasciare e lui ogni volta mi raccontava un pezzettino della sua vita. Era quella la più importante opera d'arte.

Si dice che gli artisti siano estrosi e amanti della trasgressione. Chi vuol farsi artista spesso si impone uno stile di vita eccessivo che magari non gli appartiene per niente. G. aveva per natura una vita esagerata, che gli rimaneva naturale e necessaria, ma che  a volte lo disturbava, gli sarebbe piaciuto a momenti essere un uomo mite e tranquillo e non essere preda di passioni ed emozioni violente. Era piccolo e concentrato, mai vista tanta energia in un uomo solo. Le prime volte era anche piuttosto sgradevole, guardava di traverso, ma con le parole era sempre un pò galante, io non c'ero abituata e la cosa mi disturbava un pò, il fatto che venga prima l'essere maschio e femmina, in una relazione umana, di tutto il resto, mi disturba, ma G. era fatto così, una creatura dell'altro sesso la guardava sempre e l'approcciava come fanno i galletti mugellesi, con una danza che allude al sesso e al possibile possesso. Presto trovai la via per comunicare con G. in modo autentico, che significava soprattutto ascoltare. I suoi racconti erano spesso incredibili, proprio nel senso che non ci potevi credere, tanto erano strani e inconsueti. Non si possono ripetere, ma per dirne una pare che uno dei suoi cani, una volta, avesse ferito o ucciso un ladro penetrato nel recinto. Cose che possono sconvolgere la vita. Lui restava impressionato ma quasi non toccato, sopravviveva. Una sola esperienza di questo tipo può segnare la vita di un essere umano, lui ne aveva tante.

Dopo un pò mi venne il pensiero di scrivere la sua vita. Allora non scrivevo, non ne avevo assolutamente il tempo, e soprattutto non ero convinta di poterlo fare, ma mi sarebbe piaciuto, e glielo dissi , gli dissi che potevamo sederci nella sua casa di campagna, quando l'avesse terminata e io potevo scrivere la sua storia bellissima, colorata, violenta e appassionata e anche di quando andava a caccia in Sicilia, con l'odore dell'origano e del mirto che riempivano l'aria e  c'erano dei massi lavici con delle piccole cavità scavate apposta, ci mettevi dell'olio e un uovo e per il gran calore assorbito dalla pietra ti facevi un uovo affrittellato senza pentola. Da questo, alla politica, alle persone con cui aveva avuto a che fare, ai suoi figlioli, alla moglie, alle donne incontrate, agli animali, la vita di G. era un racconto bellissimo. Ma non l'abbiamo mai fatto di scriverla e mi dispiace immensamente perché un biografo che racconti solo i fatti si perde il senso e il sapore  ... Ascoltarlo era una fatica notevole, parlava quasi sottovoce, e molto come con se stesso, dando molte cose per scontate, come se tu le conoscessi, poi a volte tirava fuori una cosa così grossa che ti sorprendeva e ti ci voleva un attimo per accettarla, ma lui intanto era già avanti e ti eri perso un pezzo della storia.

Alcune persone sogghignavano parlando di lui e dicevano che era un ballista, uno che racconta grosse bugie. Gente mediocre che non sa riconoscere l'ECCEZIONE quando la incontra, perché neanche la concepisce...Questo fatto metteva fra lui e l'ascoltatore una barriera, lui capiva che quell'altro non gli credeva e si irritava. Io dapprincipio feci una specie di atto di fede, decisi di credergli,  se non altro di credere che quella che stavo ascoltando era la sua verità. Con gli anni verificai che era tutto vero. Da una conoscenza occasionale nacque in me un grande affetto per G:, un sentimento fatto di molte cose, simile a quello per un padre, molto diverso dal mio babbo e forse per quello complementare, simile anche a quello per un maestro. Avevamo interessi comuni, le piante, gli animali, con cui però lui aveva un approccio completamente diverso dal mio. Conosceva qualcosa di genetica e incrociava gli uccelli, ottenendo ibridi con caratteristiche che lo interessavano. Allevava lepri e tortore, polli e piccioni. Innestò un pesco su un salice e l'innesto funzionò. Fece delle pesche grosse e amare. Disse che l'aveva fatto per gioco, perché in estate veniva un amico con la moglie che gli mangiava sempre la frutta dagli alberi, e quella volta lui l'aveva incoraggiata a assaggiare quella pesca, sapendo che era amara, e infatti quella l'aveva sputata subito al primo boccone.... Mi figuravo il pesco salice e G. mi pareva un piccolo Dio rissoso, o un uomo che gioca  a fare Dio. Ma non mi scandalizzava affatto. I primi tempi che lo conoscevo gli misero un pacemaker. Dopo un pò che era tornato dall'ospedale mi disse che aveva tanto concime di pollo, ne volevo un pò? Potevo portarlo a casa con un carrellino da attaccare alla macchina, me lo poteva prestare, se volevo potevo andare  a caricarlo. Io ci andai con la mia bambina più grande che poteva avere cinque o sei anni. Lavorammo io e lui per qualche ora e riempimmo il rimorchio del trattore.  Lui salì sul trattore e disse che sentiva che non era aggiustato bene, che forse si ribaltava.

"Per carità- gli dissi- Controlli bene, con tutta la fatica che abbiamo fatto per caricarlo!"
" Ma no- disse lui- secondo me  va bene.." Partì e il rimorchio si ribaltò subito, tutto il concime finì in terra. Io ero fra  esterrefatta e annullata, tutto quel lavoro da rifare e  ormai era tardissimo, Mauro mi aspettava per cena e avevo la Fiamma, mia figlia, con me ed era stanca e affamata.  Se fossimo partite subito saremmo arrivate a casa ben oltre l'ora di cena. Mauro intanto poteva preoccuparsi. Anch'io ero stanchissima.
 "Vada a casa-mi disse- se ne riparla domani .."
La mattina dopo arrivò allo studio e gli chiesi come ci mettevamo d'accordo per ricaricare il rimorchio.
"Non c'è bisogno, l'ho già fatto io. "
"Ma è matto? -gli dissi- Quanto ha lavorato?"
" Sono tornato a casa a cena alle undici (di notte) . Diciamo che ho fatto il rodaggio al pacemaker." Sorrideva.
Era un pò matto,  ma passare una giornata di lavoro con lui era un divertimento. E' stato l'unico di cui è stato un pò geloso mio marito, diceva che gli facevo dei corni "psichici". Ridicolo. G. diceva che doveva trovare, da giovane, una donna come me, quante cose avremmo fatto insieme, quanti interessi avremmo condiviso.
Io gli dicevo "E quanto avremmo leticato! Lei non deve guardare adesso che siamo amici, deve pensare ad una convivenza, coi nostri caratteri ci saremmo scontrati continuamente! Abbiamo trovato le persone giuste, glielo dico io, io mio marito e lei sua moglie."
Mi pare di aver scritto anche troppo. Vi annoierò, ma sapete che scrivo anche per me, per fissare i ricordi e in questo caso dichiarare affetto a G. che non c'è più da alcuni anni, è ancora mio maestro e mi ha lasciato una menta forte e invadente che me lo ricorda....  Il seguito della storia nella prossima puntata.

7 commenti:

  1. Che fortunato quel signor G., o forse dovrei dire che ha avuto buon intuito perchè ha visto in te un orecchio formidabile, collegato con cuore e cervello.
    Il mio nome non comincia con la lettera G, non esagero in niente tranne il cioccolato e non so neppure dipingere... peccato. :)
    L'amore per il giardino e la terra ti appartengono e penso che tu e Mauro formiate una coppia formidabile, che sa accettarne la soddisfazione e la fatica.
    Ti si legge sempre bene, Lorenza... lo sguardo corre fra le righe e quando si finisce ci si sente quasi soli.
    Ancora...

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  2. Arfaccio la Sari, Lorenza Vitamina: ancora!

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  3. Un personaggio straordinario questo tuo amico. Anch'io avrei voluto conoscere il signor G., mi sarebbe sicuramente piaciuto.

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  4. Cone scrivi bene, Lorenza: leggerti qui o nel libro fa bene al cuore!

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  5. Che bel racconto... altro che noia. Avrei continuato a leggerti ancora per ore!!!
    Che bella conoscenza, che bella persona il sig. G... e anche quando parli del tuo laghetto, resto affascinata.
    Continua ad annoiarci in questo modo, ti prego!!!
    Un bacio
    Francesca

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  6. Che dirti! Farti i complimenti mi sembra inutile ma cos'altro posso fare?! Dire brava è riduttivo e allora cosa dico?
    Riconosco la tua sensibilità perché con presunzione la sento mia, solo che non ho mai provato ad esprimerla e non so neppure se sarei in grado di farlo. Posso dire che mi basti tu, ma mi sento qualcosa dentro che vorrebbe uscire come tu fai uscire ciò che hai. Un giorno proverò! Imma

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  7. Ah! Lorèè! Che ce fai aspettà?
    Quanto mi piace leggerti.
    Ciao

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