venerdì 9 agosto 2013

Partigia e Suite francese

 Siamo stati qualche giorno al mare in Abruzzo e io sono partita che avevo già cominciato a leggere "Partigia" di Sergio Luzzatto. Era stato così: ero andata ad una presentazione del mio libro a Milano e avevo parlato brevemente, ma non avevo citato la parte in cui racconto un paio di episodi della seconda guerra mondiale che si riaffacciano nella vita della protagonista con le loro lontane conseguenze. Non l'avevo fatto perché pensavo che ai presenti quel giorno interessasse poco e inoltre per non guastare l'effetto sorpresa della lettura. Il libro che ho scritto è "necessario" nel senso che non l'ho scritto progettandolo nei contenuti e nella struttura del racconto; si è imposto da sé, con temi eterogenei che sono quelli della vita ed ha aperto finestre su tante situazioni diverse di cui una riguarda questi episodi del "tempo di guerra", come si diceva qua: "...in tempo guerra successe..." e via iniziava un lunghissimo racconto. Alla presentazione era venuto un professore di origine sarda, Giuseppe  Deiana, che vive a Milano e lì ha creato un'associazione, il Centro comunitario Puecher.  Il prof Deiana  è uno storico e subito mi ha interrogato su quegli episodi, dicendo che, per quello che avevo scritto, forse mi si poteva mettere fra i revisionisti della Resistenza, quelli che cercano di sminuirla e anzi mostrarla come se fosse il contrario di quel che è stata. Mi son trovata a rispondere a una grande domanda, più grande di me, che mi collocava, come Cecilia, un mio personaggio, sul palcoscenico della Storia, a prendermi delle responsabilità per quel che avevo scritto, accecata dalla luce della Verità, e mi son ricordata che proprio in quel periodo Corrado Augias aveva ospitato Sergio Luzzatto col suo libro "Partigia" , che racconta un episodio della Resistenza in Val d'Aosta in cui si trovò coinvolto anche Primo Levi . Luzzatto è più giovane di me, allevato nel culto della Resistenza, la sua mamma leggeva ai figlioli le lettere dei condannati a morte da bambini, perché non dimenticassero. Lui racconta nel suo libro gli esordi della Resistenza, gente per lo più giovanissima che si aggrega per i motivi più diversi, che non riesce all'inizio a darsi un codice condiviso di comportamento, e alcuni si comportano da briganti, ma diversamente da quello che successe da noi, due di loro, che avevano rubato nei paeselli della valle, inimicandosi la popolazione già diffidente, vengono eliminati, uccisi con una mitragliata alle spalle, in "un'alba di neve", con metodo definito "sovietico". Luzzatto non giudica, narra e ricostruisce nel modo più fedele possibile, osserva, a distanza di anni, togliendo le patine agiografiche stese dal tempo e dalle convenienze e restituendo finalmente un'immagine reale, a cui si può credere. Quindi io ho comprato Partigia e sono partita per il mare con la lettura avviata di questo libro di storia molto bello e poi là ho trovato in un supermercato "Suite francese" di Irène Némirowsky, che in qualche modo si lega a Partigia, perché anche lei scrive di guerra e di ebrei, (era di famiglia ebrea ricchissima) e potrebbe essere accusata di revisionismo contro la sua stessa razza, se non fosse che scrive durante e prima che accadano certi fatti e li subisce fino alla morte, perché viene deportata ad Auschwitz dove muore quasi subito. Si sono aperti per me  altri due filoni , da una parte la lettura di altri due libri di Irène Némirowsky, "Il vino della solitudine " e "Due", e dall'altra Primo Levi di cui mi sono procurata "I sommersi e i salvati" e "Il sistema periodico" e ora , in questi pomeriggi afosi, nel fresco del soggiorno, prima di andare a lavorare leggo parecchio. E' un luogo comune quello di andare al mare con un libro, perché si vede che stare sotto l'ombrellone è noioso (che vacanze del cavolo!), ma io invece vado in vacanza con un libro con la fame di leggere, perché normalmente mi riesce difficile ricavare il tempo, e poi a volte leggo libri che non mi lasciano niente, di cui ricordo a malapena il titolo, dopo un pò, ma questi qui sono libri della vita, che uno si porterebbe nell'isola deserta e oltre la fine, per rileggerli nei pascoli del cielo.

2 commenti:

  1. Senza leggere, non so vivere.
    I libri arricchiscono la nostra anima.
    Buone letture e buone vacanze.
    Lena

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  2. Buondì Lorenza.
    A quel professore che nel parlarti ha messo tutta la sua passione per la storia, bisognerebbe dire che ognuno di noi narra la "sua" guerra, senza pretendere di emulare la Viganò o altri che hanno scritto per testimoniare. Cecilia/Flavia scrive per sè, per sapere, capire cos'era quella "terra di confine fra la vita e la morte" da cui sarebbe arrivata lei, l'ha fatto senza nessuna pretesa di documentare alcunchè. Quei racconti di guerra erano i suoi preziosi "rotoli di tela" tramandati e usati "prima che si guastino".
    Mio padre mi ha narrato molto del fascismo, della guerra e del periodo terribile che ne è seguito... mi raccontava di sè, del patito, dei suoi amici, della tensione, della paura. A me ha sempre fatto un grande effetto perchè la guerra, aldilà dei dati e della storia, è quel che produce nelle persone, nelle storie stravolte, finite o cominciate... qualcosa di cui dire, a pieno titolo il classico "prima e dopo".
    Ho riletto il tuo libro durante i giorni di calura e mi è rimasta nel cuore una storia come tante, resa viva e importante proprio per quei sentimenti che sono giustamente i protagonisti del libro. Quella era la vera storia ed è narrata dettagliatamente.
    Sei stata brava perchè non è facile districarsi, frugare, capire...
    Ciao.

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