martedì 13 agosto 2013

Femminicidio e emulazione

 E' una vera strage: ogni giorno in Italia c'è almeno un nuovo omicidio di donna da parte del marito o del compagno, ma ci sono anche tanti casi di omicidi nell'ambito della famiglia. Si tentano analisi, per lo più scontate e piene di luoghi comuni, si sottolinea la contrapposizione fra uomo e donna, come se fossero nemici, le donne sono presentate come vittime e certamente lo sono, ma spesso sono anche loro, nell'ambito della coppia, delle torturatrici raffinate... Dovremmo ricordarci le figure archetipiche femminili, Lilith, la Madre Terribile, la donna ricattatrice, lagnosa, esigente, che si contrappone all'uomo autoritario, insensibile, padrone... Forse sarebbe bene allontanarsi, fare un passo indietro e osservare questo fenomeno da una maggiore distanza,  come se fossimo, per lontanissima ipotesi, degli extraterrestri in visita che analizzano l'animale uomo come specie, e magari loro, gli extraterrestri , sono creature che funzionano come un alveare, così non possono, con il proprio coinvolgimento, inquinare l'osservazione. Si vedrebbe facilmente che l'uccisione della femmina della specie non danneggia il genere femminile, ma la specie umana per intero, ed è senza dubbio un segno di forti problemi e grandi cambiamenti, anche fisici. C'è tutta la discussione su cosa sia Amore,  che è legata secondo me al livello culturale, e non mi riferisco al titolo di studio, che non rappresenta più niente, ma alla formazione personale più in generale, e soprattutto quella ricevuta in questi anni di berlusconismo, in cui le donne venivano considerate in base alla misura di reggiseno e poco più.  E questo forse lo sappiamo. Poi c'è l'aspetto dell'emulazione. La televisione  e i mezzi d'informazione diffondono le notizie e i particolari degli omicidi e a me viene da pensare che sarebbe meglio che sorvolassero, che dessero informazioni più stringate e asciutte, perché è evidente che molte persone prendono idee e suggerimenti. Nel caso più favorevole restano solo suggestionati.
Da ragazza per un certo tempo io e un'amica andavamo, il pomeriggio della domenica, nel locali della parrocchia dove si proiettavano dei film rivolti soprattutto ai ragazzi, per lo più quelli con Terence Hill e Bud Spencer, che in sostanza  se le davano e picchiavano dall'inizio alla fine. Noi avevamo un compito vago di custodia, stare attente che i ragazzini non si facessero male, e rispondere ai bisogni elementari. Erano dei filmetti scherzosi e all'apparenza innocui, ma ci accorgemmo presto che non era per niente così, perché nell'intervallo del film i ragazzi, appena accese le luci, cominciavano a picchiarsi imitando i gesti che avevano appena visto e per cui si erano entusiasmati, tirando anche dei gran calci in aria, stile karate. Roba che se uno si trovava nella traiettoria finiva steso. Pericoloso e molto buffo. Cercavamo di bloccarli, ma era difficile e ci si ritrovava a ridere e intanto tentare di far star buoni tutti quei ragazzini invasati. Chissà, sarà un'estensione del fenomeno dei neuroni specchio, pensavo ricordando quei pomeriggi al cinema parrocchiale, e ora penso la stessa cosa per questi omicidi, più se ne parla e più si alimenta il fenomeno, invece di diminuirlo. Forse ci vorrebbe una squadra di bravi antropologi per studiare questi comportamenti e bisogna anche ricordarsi di una cosa: che l'uomo come specie, con comportamenti  complessi, difficili da analizzare, resta comunque una bestia, per alcuni aspetti la peggiore apparsa sul pianeta fino ad ora.

PS è chiaro che in questo post c'è un pò di ironia, amara, ma c'è. Almeno io ce la volevo mettere.

domenica 11 agosto 2013

cicche in spiaggia

Il mare d'Abruzzo è molto bello, nella zona di Ortona in tutte le spiagge c'è la bandiera blu e si vede, l'acqua è abbastanza pulita e trasparente e c'è molta vita, pesciolini che nuotano con noi, conchiglie abitate, cozze su tutti gli scogli , granchi e perfino un gambero (vivo!).  Tutti segni ottimi per lo stato delle acque. Tanti uomini, solo maschi, arrivavano in spiaggia  e subito indossavano la muta da sub, poi se ne andavano agli scogli , le barriere poste davanti alla costa contro la corrosione della spiaggia, e tornavano con enormi buste piene di cozze.Cozze grandi, buone da mangiare! Un giorno io e Mauro siamo arrivati a nuoto agli scogli e ci siamo saliti sopra; subito dalla riva un bagnino col megafono ci ha richiamato, vietato salire sugli scogli! Vietatissimo! Dev'essere stata l'unica cosa vietata, perché tutto quel raccogliere cozze era invece permesso, che da noi sarebbe stato vietatissimo anche quello. Siamo scesi prontamente, d'altra parte forse il divieto dipende dal fatto che si scivola molto e se uno si fa male là sopra è un problemino andarlo a soccorrere.
C'è la bandiera blu ma le spiagge, di sabbia o di ciottoli molto belli, sono  fittamente cosparse di mozziconi di sigaretta e di plastica. Io non fumo, ma anche se fumassi mi farebbe schifo lo stesso sdraiarmi fra le cicche, sinceramente. Un giorno ho detto che volevo portarmi dietro un sacchetto per raccattare la spazzatura, ma Mauro ha detto di lasciar perdere, di non fare sempre l'esagerata, di non farmi riconoscere. Ho desistito. Ma la prossima volta lo farò, a rischio di passare per fanatica. Non mi pare un'azione da verde komeinista, solo da persona civile, pulire la spiaggia. Mi avrebbe fatto piacere trovare un gruppo di quelli che puliscono le spiagge ( tipo volontari ambientalisti)  e confondermi fra loro, così Mauro non si sarebbe vergognato di avere una moglie fanatica e io avrei soddisfatto il mio impulso.
Siamo andati nelle spiagge libere, dove non si paga, con un brutto ombrellone comprato alla Coop, ma stendendo l'asciugamano si deve stare attenti a scansare lo sporco e ci si sdraia in mezzo ignorandolo. Perché? Mi vien da chiedermi. Perché se in ospedale gli infermieri si mettono i guanti per fare qualunque cosa, se in casa si pulisce in continuazione, ci si deve rassegnare a sdraiarsi fra le cicche e far finta di essere contenti? Ma questa gente che fuma non potrebbe essere responsabile dei propri rifiuti e portarsi un sacchettino per le cicche? E anche quelli che mangiano e si spalmano la crema solare potrebbero, una volta finito, portarsi via le cartacce e i vuoti? Per piacere?
NON SIETE SOLI!
DOPO DI VOI VIENE QUALCUN ALTRO QUA E ANCHE AI GRANCHI E AI PESCI NON  FA PIACERE TROVARE TUTTO QUEL SUDICIO! CHIARO?
Ecco. Non so perché ma sono perseguitata dal pensiero di quell'isola di plastica sminuzzata fine fine in mezzo all'Oceano Pacifico grande come il Texas. Sono sola a pensarci?
Voglio proporla come petizione ad Avaaz, pulire l'oceano con una nave filtro per non lasciare l'isola di plastica alle generazione future.
Vogliamo continuare così?
Ora voglio chiedere scusa agli abruzzesi, perché non si pensi che le loro spiagge sono le uniche ad essere sporche, niente affatto, dappertutto è uguale. Gli abruzzesi anzi li abbiamo trovati specialmente cordiali e accoglienti e ci vorrei tornare a vedere le montagne. La Maiella e il Gran Sasso. Diciamo sempre che vogliamo andarci ma poi il mare resta un'attrazione troppo grande nonostante le cicche.

venerdì 9 agosto 2013

Partigia e Suite francese

 Siamo stati qualche giorno al mare in Abruzzo e io sono partita che avevo già cominciato a leggere "Partigia" di Sergio Luzzatto. Era stato così: ero andata ad una presentazione del mio libro a Milano e avevo parlato brevemente, ma non avevo citato la parte in cui racconto un paio di episodi della seconda guerra mondiale che si riaffacciano nella vita della protagonista con le loro lontane conseguenze. Non l'avevo fatto perché pensavo che ai presenti quel giorno interessasse poco e inoltre per non guastare l'effetto sorpresa della lettura. Il libro che ho scritto è "necessario" nel senso che non l'ho scritto progettandolo nei contenuti e nella struttura del racconto; si è imposto da sé, con temi eterogenei che sono quelli della vita ed ha aperto finestre su tante situazioni diverse di cui una riguarda questi episodi del "tempo di guerra", come si diceva qua: "...in tempo guerra successe..." e via iniziava un lunghissimo racconto. Alla presentazione era venuto un professore di origine sarda, Giuseppe  Deiana, che vive a Milano e lì ha creato un'associazione, il Centro comunitario Puecher.  Il prof Deiana  è uno storico e subito mi ha interrogato su quegli episodi, dicendo che, per quello che avevo scritto, forse mi si poteva mettere fra i revisionisti della Resistenza, quelli che cercano di sminuirla e anzi mostrarla come se fosse il contrario di quel che è stata. Mi son trovata a rispondere a una grande domanda, più grande di me, che mi collocava, come Cecilia, un mio personaggio, sul palcoscenico della Storia, a prendermi delle responsabilità per quel che avevo scritto, accecata dalla luce della Verità, e mi son ricordata che proprio in quel periodo Corrado Augias aveva ospitato Sergio Luzzatto col suo libro "Partigia" , che racconta un episodio della Resistenza in Val d'Aosta in cui si trovò coinvolto anche Primo Levi . Luzzatto è più giovane di me, allevato nel culto della Resistenza, la sua mamma leggeva ai figlioli le lettere dei condannati a morte da bambini, perché non dimenticassero. Lui racconta nel suo libro gli esordi della Resistenza, gente per lo più giovanissima che si aggrega per i motivi più diversi, che non riesce all'inizio a darsi un codice condiviso di comportamento, e alcuni si comportano da briganti, ma diversamente da quello che successe da noi, due di loro, che avevano rubato nei paeselli della valle, inimicandosi la popolazione già diffidente, vengono eliminati, uccisi con una mitragliata alle spalle, in "un'alba di neve", con metodo definito "sovietico". Luzzatto non giudica, narra e ricostruisce nel modo più fedele possibile, osserva, a distanza di anni, togliendo le patine agiografiche stese dal tempo e dalle convenienze e restituendo finalmente un'immagine reale, a cui si può credere. Quindi io ho comprato Partigia e sono partita per il mare con la lettura avviata di questo libro di storia molto bello e poi là ho trovato in un supermercato "Suite francese" di Irène Némirowsky, che in qualche modo si lega a Partigia, perché anche lei scrive di guerra e di ebrei, (era di famiglia ebrea ricchissima) e potrebbe essere accusata di revisionismo contro la sua stessa razza, se non fosse che scrive durante e prima che accadano certi fatti e li subisce fino alla morte, perché viene deportata ad Auschwitz dove muore quasi subito. Si sono aperti per me  altri due filoni , da una parte la lettura di altri due libri di Irène Némirowsky, "Il vino della solitudine " e "Due", e dall'altra Primo Levi di cui mi sono procurata "I sommersi e i salvati" e "Il sistema periodico" e ora , in questi pomeriggi afosi, nel fresco del soggiorno, prima di andare a lavorare leggo parecchio. E' un luogo comune quello di andare al mare con un libro, perché si vede che stare sotto l'ombrellone è noioso (che vacanze del cavolo!), ma io invece vado in vacanza con un libro con la fame di leggere, perché normalmente mi riesce difficile ricavare il tempo, e poi a volte leggo libri che non mi lasciano niente, di cui ricordo a malapena il titolo, dopo un pò, ma questi qui sono libri della vita, che uno si porterebbe nell'isola deserta e oltre la fine, per rileggerli nei pascoli del cielo.

giovedì 1 agosto 2013

Civetta in visita







In questi giorni caldi è più facile lavorare all'aperto la mattina presto, quando fa fresco e le zanzare non si sono ancora svegliate. Erano già le undici, io e Mauro eravamo ancora fuori, io molto sporca e sudata, e  dopo aver tagliato l'erba e rimesso un pò a posto il giardino stavo facendo l'elenco delle cose da fare, tipo quella verniciatura delle persiane il cui pensiero mi perseguita, e altre faccende del genere. Quando mi lancio in questi elenchi di solito Mauro cambia argomento e anche quella mattina l'ha fatto e mi ha detto: "Ma quello che è?" indicando un punto del pavimento accanto ad una scatola di roba da portare alla discarica. Ho guardato e ho visto, rincantucciata e mimetizzata, questa civettina che tentava di nascondersi appiattendosi nell'angolino che occupava. L' ho presa in mano delicatamente e in silenzio, non fosse mai che la vedessero i gatti o la Holly!
Mauro ha fatto queste foto della creaturina, alta circa 15 cm., deliziosa, tutta nuova e perfetta come un neonato, anche se forse, per la sua età di civetta, si poteva piuttosto paragonare a un'adolescente. E' stata con noi un giorno e una notte, nel corso dei quali ho cercato di comunicare con qualcuno che mi sapesse dire cosa era opportuno fare. La notte l'ha passata in bagno.
La mattina del giorno dopo ho raggiunto al telefono un certo signor Peruzzi, gentilissimo, che mi ha informato sul fatto che le civette non bevono ( le avevo dato da bere per paura che si disidratasse), che mangiano carne cruda con scarto, cioè coniglio con ossa e pelliccia, pollo con penne eccetera. Dopo mangiato rigurgitano dal becco una pallina (bolo) con gli scarti del cibo ingerito. Questa cosa del bolo la sapevo già. Senza ossa e penne o pelo la digestione per loro si fa difficile e gli viene la diarrea. Per cui allevarle è veramente un'impresa. Quella mattina ero la quarta persona che lo contattava per una civetta appena volata dal nido, ma non ancora autonoma.
"Probabilmente all'autonomia manca una settimana o forse meno, ma molti animali muoiono, è da considerarsi una selezione naturale, anche se li mangia il gatto."
Ci si deve rassegnare, e io lo so bene, ma è difficile farlo quando ti trovi in mano una creaturina così inerme e deliziosa. Ti senti responsabile come con un neonato. La cosa migliore da fare, mi ha detto, era rimetterla sul tetto, da dove probabilmente proveniva, e sperare che i suoi parenti, nella notte, tornassero a cercarla.
"Perché la civetta ha una sua vita sociale, signora!"
"Immagino." ho detto io, e ho pensato che forse la sua vita sociale era più vivace della mia in questo momento.
Le avevo dato da mangiare della carne macinata aprendole il becco con uno stecchino, con delicatezza, ma mi pare sempre una piccola violenza. L'avevo carezzata con l'indice sulla testa, e lei aveva chiuso con grazia la palpebra.

Sono andata al lavoro e all'imbrunire Mauro è salito sul tetto e ha sistemato la civettina lassù, con tutti i nostri auguri e benedizioni. Nel colmo della notte siamo stati svegliati dal forte richiamo, di lei?, di un suo parente?, proveniente dal tetto. Non sapremo mai come è andata a finire, speriamo che si sia potuta ricongiungere con i genitori e che fra i richiami che sentiamo ogni notte uno sia il suo. E' stato un vero piacere conoscerla. Posata sulla mia mano se la spostavo in alto o in basso il corpo si muoveva con essa, ma la testa restava lì fino alla massima estensione del collo, un'estensione notevole. Una cosa molto buffa. Per tutto il tempo che è stata con noi non ha mai tentato di beccarmi e non ha emesso suono, ma mi teneva d'occhio continuamente e mi seguiva con gli occhi bellissimi. Non avevo mai avuto fra le mani una civettina prima d'ora. La civetta rappresenta la saggezza, era l'animale della dea Atena, e c'è da sperare, per la storia degli animali totem, che significhi qualcosa di buono, magari un pò più di sale in zucca, la mia.