venerdì 8 agosto 2014

pieghe di Porfido

incantamento davanti alle pieghe di Porfido
Una vacanza può essere breve, ma vissuta intensamente. Così mi capita da qualche anno, pochi giorni, ma assaporati istante per instante e con tutti i sensi. Anche con la mente: il Trentino è molto adatto a questo, perché vedi, senti, annusi e percepisci tante cose, e potresti lasciarle lì come impressioni, ma se poi vai al Centro dei visitatori di Paneveggio entri in un percorso ( odio questa parola, ma mi tocca usarla) che permette di approfondire e emoziona. Oppure vai al museo geologico di Predazzo: non ci siamo stati, ma già leggere un depliant è stato utile, la prossima volta ci andremo. E d'altra parte dalla memoria riaffiora una passeggiata di tanti anni fa in Val Badia: la cartina con il percorso diceva che si trattava di una zona di fossili. In un tempo lontanissimo, alla fine non importa quanti milioni di anni fa tutto questo sia avvenuto, per noi che viviamo un istante rispetto ai tempi geologici, in quel tempo lontanissimo lì dove ci trovavamo c'era stato il MARE. Ancora si trovavano conchiglie e resti di animali diventati pietra, diceva il foglio scritto. Le bambine erano curiose, e noi anche, e anche le altre persone che erano con noi, due famiglie genovesi incontrate in vacanza. Arrivammo in un posto ai piedi di una discesa morenica, tanti sassi grandi e piccoli, il solito panorama che leva il fiato delle cime sopra di noi fatte appunto di questa roccia chiara che al sole del tramonto diventa rosa. Dove saranno i fossili? Ci si domandò. Bisognerà sapere dove cercare... non importa trovarli, è bello anche solo sapere che qui in alto, dove ora è tutto arido e duro, una volta non era in alto, ma in basso e in profondità, e poi la terra ha sollevato tutto e ha cambiato la natura del luogo fino a farlo diventare asciutto e freddo, casa di piantine che restano piccole e ancorate al suolo, con la forma di cuscini (pulvini)... Mentre aprivamo gli zaini per tirar fuori i panini i bambini si sparpagliarono per la discesa morenica. Guardavano i sassolini uno a uno, come fanno i bambini... le mie figlie tornarono subito: "Mamma, ma questo non è un fossile? E' una conchiglia.." L'entusiasmo li fece scatenare. Mi misi anch'io a cercare a sedere in su. Ogni sasso era un pezzo di fondo marino, e quasi su ognuno si potevano vedere conchigline tipo telline, come su un bagnasciuga dell'Adriatico, solo che questo era di milioni di anni fa. Ogni tanto trovavano anche delle conchigline a chiocciola. Che bella lezione di paleogeologia a cielo aperto!




Le Dolomiti sono un immenso museo geologico. La Val di Fiemme ha montagne scure di roccia porfirica, il porfido dei marciapiedi!, che una volta, 260 milioni di anni fa, era il fondo di un vulcano, alzato e portato alla luce dalla Terra che si muove perché è viva.
Le cime delle Pale di San Martino invece sono di dolomia chiara e la differenza è molto evidente, si vede salendo il passo Rolle dove questi due tipi di rocce si incontrano. 
I minerali erano la mia passione, insieme alle conchiglie, fino da piccola. Il mio babbo ogni tanto arrivava a casa con un"sasso", li chiamava così, minimizzava, e portava una pietra rivestita di cristalli trasparenti, o di cristalli regolari e scuri, di pirite. Io li mettevo sullo scaffale dei tesori. Se si va a vedere bene gli interessi, le passioni, la capacità di godere delle cose vengono sempre da lontano... noi li riceviamo dalle mani di chi ci vuol bene e ci precede e li consegniamo nelle manine avide di sapere di chi ci segue. Abbiamo fatto queste foto per la nostra figlia più grande, che è geologa. Quando andai la prima volta in montagna al ritorno scrissi una "poesia", diceva così:

Rovina torrente,
puro e freddo, 
sceso bambino dal ghiacciaio,
ora, tuoni il tuo chiasso improvviso 
sui massi grigi.
Sulla tua acqua rotta
color del cielo
è raccolta la mia vita assetata
 bevo con tutta l'anima
a queste montagne, 
specchio di Dio.

Si capisce, andavo da Don Sergio... ma l'emozione è identica, solo che questa signora di ora non è più capace di esprimersi così



plasticità delle rocce

4 commenti:

  1. Ti esprime sempre benissimo e i tuoi racconti fanno bene all'anima!

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  2. Che foto... un grazie a Mauro e a te. La prima dà valore a tutte le altre perchè rappresenta il finito (l'essere umano) davanti all'infinito. Il finito sente tutta la grandiosità che ha davanti e non è detto che l'infinito non provi meraviglia per quel finito che in quel momento non lo è.
    Un abbraccio, sempre grata di quel che condividi così generosamente.

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  3. Cara Vitamina, ecco il frammento di una lettera di James Clerk Maxwell (tratta dalla biografia che sto traducendo: te lo offro come una primizia): Murchison non sapeva nulla di geologia quando si è sposato, ma sua moglie ne sapeva un po’. Accadde poi che una scogliera franò, un mattino; la sua governante la avvisò e lei volle alzarsi, per cui Murchison si alzò a sua volta. C’erano le ossa di un ittiosauro nella scogliera spezzata, ne fu interessato e da allora si dedicò alla geo-logia. Prima di allora era solo un pigro giovane ufficiale.

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