domenica 26 gennaio 2014

Al Centro Puecher

Per chi ha letto il post precedente, soprattutto la mia amica Sari, che abbraccio, che partecipa con entusiasmo: venerdì intorno a mezzogiorno sono partita per Milano. Tempo orribile da noi, in via di miglioramento mentre il treno correva verso nord, ma ancora grigio e fradicio. Guardavo dal finestrino nei dintorni di Modena per vedere le tracce di tutto quel disastro che è successo, ma non ho visto niente di rilevante. Il giorno dopo, sabato, alle 10,30 ero già sul treno di ritorno con due nuovi libri con me, quello di Alberto Liguoro (Nola cronaca di un eccidio) a cui ho dato solo un'occhiata, me lo voglio leggere con più concentrazione a casa, e un altro comprato alla libreria Feltrinelli della stazione, che credevo puramente ricreativo, leggero. Veramente cercavo Farm City, per regalarlo, ma non ce l'ha più nessuno. Che brutta sorte i libri, anche se sono belli e pieni di vita il mercato li mette da parte quasi subito. Lo ordinerò via Internet. Al suo posto, guidata solo dal titolo, ho comprato "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" e non sono per niente delusa. Il tema del viaggio nel tempo è ormai sfruttato da telefilm e romanzi vari, ma dipende sempre da come si tratta e questo è molto bello, è una storia d'amore che percorre tutta la vita di Clare e Henry e va perfino oltre, perché l'Henry non ancora morto, può tornare, da questi strani tempi personali, a visitare sua moglie anche dopo la propria morte. Ma non l'ho letto tutto e non ve lo voglio sciupare, se mai decideste di leggerlo. Mi sono già persa.

Dunque, si diceva :Milano.
La mia amica Paola mi aveva detto che c'era uno sciopero dei mezzi ed era difficile che venisse gente al Centro Puecher. Non mi importava: bastava già rivedere il prof Deiana, persona piacevolissima, colto e  attivissimo, che ha fondato l'associazione Puecher, e conoscere sia Alberto Liguoro, a cui ho già accennato, che Elena Marini, una collega di Paola a cui lei aveva dato il libro, che si era prestata ad una piccola presentazione. Sono sempre curiosa di ciò che le persone pensano del mio/nostro lavoro. Vincenzo, Vincenzo Pezzella, compagno di Paola, ma soprattutto, l'Editore, ci ha messo fretta, e abbiamo fatto un viaggetto in taxi con un tassista simpatico milanese doc che voleva far sentire a Vincenzo Radio Maria. Siamo arrivati proprio precisi. 
Già all'arrivo c'erano un pò di persone, ma poi la sala, nonostante le difficoltà per arrivare, si è quasi riempita ed era una sala abbastanza grande! Bello. Bello quando c'è qualcuno che legge in profondità ciò che scrivi e comprende. Il mio libro si presta a parecchie letture e può suscitare interesse per diversi motivi, uno è che racconta cose lontane accadute nella seconda guerra mondiale, ma non le racconta di rimbalzo, come ricordi soltanto, anzi nel ricordo non esistono quasi più, mentre tutte due le protagoniste devono tornare indietro a cercare, perché non sono solo ricordi, ma la radice, forse, per una parte, di certi dolori e conflitti del presente. La storia con la esse minuscola, quella che è stata dimenticata perché giudicata da chi l'ha vissuta poco importante o molto personale e comunque dolorosa e Pericolosa, non degna di memoria e di osservazione, è tessuta nella Storia con la esse maiuscola, quella dei grossi libri e delle commemorazioni, e diventa carne delle persone. Deiana diceva: è stupefacente come Cecilia( una delle protagoniste), insegnante di lettere e STORIA, non si ponga domande sulla PROPRIA storia... e invece è successo così, questa storia dei piccoli posti è stata conservata in Santini, per chi crede, o figurine, come la figurina della zia Lida, un album di figurine familiari, cristallizzata l'immagine e fissata per sempre, ma la zia Lida era una persona vera, come gli altri martiri della Resistenza e c'era qualcun altro con lei quella notte che la presero, e poi i suoi parenti, a loro, che accadde? ... 

 Elena (Elena Marini) ha toccato il mio cuore con le sue parole e credo che le ritroverete presto sulla pagina Facebook che la Paola Magi, mio supremo Editore, ha creato a mio nome, che però finora gestisce lei divertendosi un mondo, oltretutto.  Elena, non so se capiterà qui a leggere, mi ha fatto sentire profondamente compresa e si è stabilito un immediato legame di empatia. I suoi studenti sono fortunati. Lo sanno?

Una serata molto bella che mi ricarica intimamente e mi consente di andare incontro con più forza ad un altro periodo di full immersion nel lavoro della pizzeria. Ringrazio qui tutti quelli che sono venuti per incontrarmi, il che mi sorprende sempre tanto, perché certo si tratta di ascoltare la presentazione di un libro, ma dietro il testo scritto c'è una persona. Ringrazio Maria Teresa Mosconi, mi piacerebbe abitare più vicino per vedersi, una donna generosa. Lascio qui la mia mail per chi volesse scrivermi le proprie impressioni o semplicemente fare amicizia. 

vitamina_magnum@yahoo.it

Si diceva con la Paola che ci sono persone che si sentono in soggezione di fronte a chi scrive un libro, ma ricordate che io sono prima di tutto un giardiniere che lavora come operaia in pizzeria e ha scritto un libro, uno solo. 

Al ritorno in treno leggevo. Il cielo era finalmente azzurro come oggi e tutto più sereno che nei giorni precedenti. Ad un certo punto ho alzato gli occhi e ho visto per un pò l'orizzonte. Che meraviglia ! Si vedeva tutta la linea spezzata dei monti dietro Milano ( fra cui c'è il Resegone, mi pare) coperti fino in basso di neve, la prima immagine invernale di questa stagione, così poco invernale, invece come un lungo autunno fradicio e nebbioso. Posso affermare che le Alpi si vedono fino a Reggio Emilia. Mi è venuta voglia di tornare indietro e camminare fino alle Alpi e salire. Poi ho pensato che giusto un anno fa è cominciata la storia avventura del libro, ci siamo presi per mano e abbiamo cominciato a camminare, ora andiamo insieme, io, lui e la mia famiglia, e la Paola e Vincenzo,  verso un orizzonte di monti innevati? Di mare aperto? 
Di città straniere? Chi lo sa? 

lunedì 20 gennaio 2014

Venerdì prossimo al Centro Puecher a Milano, alle 20,30 ci sarà un incontro di presentazione e di discussione sul mio libro. Ho chiesto un giorno di ferie in pizzeria e dopo un lungo periodo di lavoro da operaia e basta credo che sarà una boccata di ossigeno. Quindi se qualcuno che abita a Milano e dintorni vuol cogliere l'occasione...per una volta metto qui la locandina: 

www.associazionepuecher.it – www.centropuecher.it – info@associazionepuecher.it



CENTRO PUECHER

Spazio del sole e della luna

(ex Casa della Pace)



Via U. Dini 7 – 20141 Milano

(tram 3 e 15; MM2-capolinea piazza Abbiategrasso)





Venerdì 24 gennaio 2014, ore 20.45





 UN PERCORSO DELLA MEMORIA



Presentazione del libro di Lorenza Mori,

E’ il freddo di questa notte,

Archivio Dedalus Edizioni, Milano 2013



Modera

Giuseppe Deiana, presidente Associazione Puecher





Intervengono

Elena Marini, docente di letteratura italiana, Liceo Classico Parini di Milano

Alberto Liguoro, avvocato e giornalista

Lorenza Mori, autrice del romanzo


Mi è arrivata anche una recensione del libro scritta dalla giornalista Francesca De Carolis e metto qua il link, se vi va di leggerla.  


Ringrazio ancora Francesca per le sue parole.

domenica 19 gennaio 2014

il capitale umano

Siamo stati a vedere il Capitale umano di Paolo Virzì. Mi piacciono molto i suoi film, non li ho visti tutti, ma da "Caterina va in città" in poi mi è nata una passione e li rivedo e ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo, che significa che ci sono strati di significati, livelli di lettura, e non solo un piano che si esaurisce subito. 
Per questo film, che ho sentito definire un triller noir e anche in altri modi, io personalmente non ho una definizione. Immaginate di entrare in una storia, una delle tante storie di questi anni, che riguarda gente molto ricca e altra gente benestante e altra gente ancora che sopravvive e basta. Si pensa che tutta questa gente viva in contenitori stagni e non venga a contatto, come nelle società divise in classi separate dell'India della tradizione, ma non è così, fanno tutti parte della stessa società umana e si mescolano, soprattutto si mescolano i giovani delle varie famiglie, sono sempre i giovani a mescolarsi. Immaginate di entrare in questa storia ed essere subito irritati dai primi personaggi con cui avete a che fare, sono miseri e odiosi, prepotenti e striscianti... La storia ci viene raccontata dal punto di vista di tre di loro, Dino, che è Fabrizio Bentivoglio, titolare di un'agenzia immobiliare, Carla, che è Valeria Bruni Tedeschi, moglie di un finanziere ( il bravissimo Fabrizio Gifuni) ricchissimo e insopportabile (per me) e Serena, la figlia di Dino, ragazzina che si orienta male nel mondo intorno a lei in cui le è toccato in sorte di vivere, ma ci prova. Dall'inizio alla fine non sono riuscita a staccare gli occhi dallo schermo e sono arrivata alla fine trascinata dal racconto, ma anche dalle emozioni, non tutte nere, non tutte cattive, dei personaggi. Virzì è un genio, gli attori, forse perché guidati da lui, bravissimi. Di più. Il capitale umano è un film bellissimo, da cui si esce come da un tunnel veloce, un lungo scivolo in cui scorri e non ti riesce di soffermarti, eppure pensi moltissimo e partecipi moltissimo, senza identificarti in quel personaggio o in quell'altro, che, seguiti in certi momenti molto privati, rivelano debolezze che nessuno vorrebbe avere, ma nessuno, neanche il pescecane della finanza è del tutto pessimo. Sono umani, e te che guardi scorri dentro le loro storie e vedi il loro punto di vista e sai, alla luce dell'esperienza della tua vita, che è tutto vero, e poi ne esci, come sputato dal tunnel delle loro vite intrecciate e ti chiedi che ne sarà di Carla, e che ne sarà di Serena e di Luca e anche di Roberta. Degli altri ti importa poco. Niente è risolto, non c'è una morale definita, è la vita. Un pezzo di vita raccontato con grande maestria. Dicono che Virzì fa commedie, alla faccia delle commedie! Il cinema italiano è vivissimo e non ha niente da guardare al passato con rimpianto, questa gente è bravissima, tutta gli attori e il regista e gli sceneggiatori. Grazie.

martedì 14 gennaio 2014

POZZETTO SGRASSATORE 2

Vedo che questo pozzetto sgrassatore ha destato interesse! Mi ci sono imbattuta la prima volta in uno dei vari ristoranti che ho frequentato per lavoro. Il locale era stato risistemato da poco secondo criteri imposti dalla ASL, e c'era questo riquadro nel pavimento di cucina, evidentemente un coperchio di qualcosa, da cui, dopo qualche mese, cominciò ad uscire un odore molto sgradevole. Funziona così: i locali, negli anni delle liberalizzazioni berlusconiane, a cui però tutti aderirono convinti, furono trasformati da cantine e fondi in ristoranti, bar, birrerie tutti stipati uno accanto all'altro col risultato che nessuno lavora perbene e guadagna abbastanza. Mettiamoci anche il fatto che molti proprietari e gestori si riciclano in lavori che credono facili e di nessuna fatica... Le ASL imposero certi adempimenti, ma poi i gestori non sapevano neanche bene a che servivano, o meglio forse lo sapeva il primo di loro, che poi rapidamente cedette l'attività o la sua gestione e non si curò di dire a che serviva quel pozzetto in cucina o cosa copriva quel coperchio. Così ci trovammo davanti al pozzetto che esalava un odore veramente schifoso proprio in mezzo alla cucina e il titolare decise di guardarci dentro.  Fece bene perché all'apertura si vide una massa che sembrava ribollisse e stesse per esplodere di materiale grigiastro striato di giallo putridume, rosso e  verdastro palude come la "cosa venuta da un altro mondo", mentre non era altro che l'insieme di grasso, sporco e detersivo del lavaggio di tutto ciò che si deve lavare in cucina, e neanche tutto perché una buona parte, quella pesante come l'acqua, se ne era andata nelle fognature. La cosa più impressionante era certamente l'odore, anzi il fetore proveniente da quella roba, uguale a quello che proviene dagli allevamenti di maiali. I grassi alimentari, animali e non, che cominciano a fermentare e trasformarsi puzzano così. Orribile. Mentre a casa nostra, dove lo scarico si mischia con quello della lavatrice e poi non siamo un ristorante, l'odore è piuttosto diverso, meno aggressivo. Una componente è il "mercaptano", composto dello zolfo, odore di bottino, di fossa biologica, ma solo un pezzo di quell'odore, che d'altra parte è componente anche del profumo del tartufo, sì, proprio del meraviglioso tartufo, in cui il mercaptano si mescola con l'odore di terra pulita e con altre componenti e tutto insieme diventa a tutti gli effetti un profumo, che sveglia l'appetito. Puzzi e profumi, bello e brutto, buono e cattivo, c'è da riflettere... 
 Quella sera svuotammo il pozzetto della roba solida e lo richiudemmo, per un pezzo non sarebbe stato necessario ripetere l'operazione. 
Il pozzetto dei grassi nei ristoranti raccoglie moltissima robaccia e risparmia lavoro al depuratore, inoltre tutta quella roba tende a fermarsi e ad attaccarsi alle tubazioni chiudendole, avete presente un'arteria aterosclerotica? 
Insomma fa risparmiare anche di idraulico.  In ogni modo ogni tanto bisogna pulire il pozzetto e il materiale che si toglie, qui da noi, dove c'è un inceneritore, si manderà là, con la spazzatura indifferenziata, ma forse c'è ancora un modo di recuperare quella roba, chissà... ora non mi ci voglio addentrare. 
Il gestore del ristorante dovrebbe scriversi in agenda di ispezionare il pozzetto e pulirlo per esempio ogni 4/5 mesi. Tanto poi se non lo fa l'odore lo avvisa. Quell'operazione a cui avevo partecipato con grande interesse mi stimolò l'immaginazione fino a realizzare il pozzetto a casa nostra e scoprire che diventava obbligatorio farlo. In ogni modo è bello vedere che sfruttando le semplici proprietà dei materiali si può ottenere un oggetto tanto utile. Quando si apre, poi, e si vede quel ribollire si torna bambini, quella massa di robaccia sembra veramente infernale e in fondo è abbastanza innocua, ci fa fare esperienza del male senza incontrarlo davvero e comunque tenendolo sotto controllo.

domenica 12 gennaio 2014

POZZETTO SGRASSATORE

L'estate scorsa avevo fatto realizzare davanti al finestrone di cucina un pozzetto sgrassatore. E' un pozzetto in cui l'acqua di scarico del lavello di cucina , e forse in casa nostra anche della lavatrice, entra per un tubo con una curva verso il basso e poi esce di nuovo per un altro tubo anche quello curvo, che ha l'imboccatura più in basso. Il pozzetto, obbligando l'acqua a passare dalle due curve a diverso livello,  serve a trattenere grassi e residui dei detersivi che sono più leggeri dell'acqua e rimangono a galla. Comunque se non sono stata chiara e magari ho sbagliato qualcosa trovate spiegazioni in rete digitando pozzetto sgrassatore. Ce ne sono in vendita già pronti, noi l'abbiamo fatto più piccolo per questione di spazio. L'avevamo fatto su disegno di Italo, idraulico e amico, che era anche capitato a pranzo; insieme avevamo aperto il coperchio, ma ancora dentro non c'era quasi niente, solo acqua sporca. Mi ero prefissa di aprirlo di nuovo durante l'inverno, in una bella giornata, il grasso in inverno resta più solido ed è più facile rimuoverlo, perché il pozzetto sgrassatore ogni tanto va ispezionato e pulito. Perché fare un pozzetto sgrassatore? Intanto credo che stia diventando obbligatorio averlo in uscita dalle cucine, per le abitazioni come la nostra che sono isolate e non collegate alla fognature. Si dice in questi casi che gli scarichi sono "a dispersione", ma un muratore che era venuto a lavorare nella prima casa in cui abbiamo abitato, un certo Pipi, diceva che gli scarichi erano "a sperdizione", cosa che mi evocava immagini di dannati che bruciano nel fuoco infernale e ovviamente mi faceva morir dal ridere.  Dunque questi scarichi a dispersione o sperdizione che dir si voglia finiscono di solito in un fosso o direttamente nella terra, comunque nell'ambiente circostante l'abitazione, senza essere trattati e io cerco sempre di immettere meno sporco possibile, chimico e non, di quello che inevitabilmente produciamo. Il passo successivo, se mi riuscirà, sarà un piccolo fitodepuratore familiare, a cui penso spesso... 
Insomma oggi che è domenica,  l'aria è tiepida, e c'è perfino un pò di sole, abbiamo aperto il pozzetto e, meraviglia delle meraviglie, si era formato uno spesso strato puzzolente e quasi solido di ... robaccia, che non è stato difficile rimuovere con una paletta da giardinaggio. Questa roba qui la mando all'inceneritore, in gran parte sono grassi. Mio marito era piuttosto schifito, e abbastanza soddisfatto, ma io, che ultimamente non ho grandi soddisfazioni, mi sono sentita colma d'orgoglio. Il mio aggeggio era stato realizzato dal mio amico G. col mio aiuto (modesto in questo caso) e la mia supervisione, perché lui non aveva idea di come lavorasse e a che servisse, quindi lavorava abbastanza alla cieca. Oggi ho visto che FUNZIONA! 
Funziona e senza elettricità, senza nient'altro che un pozzetto e un paio di tubi, tecnologia minima che evita di spargere un bel pò di sporco nel campo dove c'è lo scarico.  Mi congratulo da sola e mi dico evviva, come dire che me la canto e me la suono tutta da sola. 

domenica 5 gennaio 2014

la Befana

La Befana

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda...tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda...ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?

Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda... tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti...

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila...
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

Giovanni Pascoli
(1855-1912)

A che serve Google? Per esempio, se ti ricordi un pezzettino di una poesia, perfino sbagliato, è capace di ritrovartela giusta e intera e scopri che l'ha scritta Giovanni Pascoli... La Befana abita in Casentino, in una casina sperduta, in cima al Pratomagno, in un posto che nessuno può vedere e anche se un camminatore arriva lì vicino con lo zaino in spalla non la può vedere, perché è nascosta da una magia. Potrebbe stare anche in cima ai Monti Rognosi, vicino ad Anghiari, o anche sui monti della Regina, o sull'Appennino Modenese e forse conosceva non tanto Francesco Guccini, ma il suo nonno, il Chicon, che faceva il mugnaio... Mi sa che il Chicon era intimo con la Befana. La Befana è mezza nonna (o vecchia fata) e mezza strega. Vola come le streghe a cavallo di una scopa, si vede che è parente. Non è così benevola come Babbo Natale e nelle calze che i bambini lasciano appese al camino, chi ce l'ha, un tempo lasciava anche del carbone. Ma il carbone non si usa più, i bambini non sanno che roba è. Aglio, ecco, portava anche aglio in segno di punizione, e quello lo usiamo ancora. Aglio e un pezzettino di carbone, fichi secchi, datteri e mandarini, nelle calze dei nostri genitori... e  nelle nostre tanti , troppi dolci, e stanotte ci apre la porta dell'anno nuovo.