domenica 10 agosto 2014

La quercia

 Ho un'amica, la Luisa, di cui ho parlato qui e qui. E' più grande di me, ha più di settant'anni, è stata un'insegnante e una volta in pensione ha fatto dei corsi con gli psicologi Bermolen, che le hanno insegnato alcune tecniche pedagogiche di aiuto. Qualche anno fa ogni tanto andavo da lei e mi diceva: vediamo come ti vanno le cose.
Mi dava un foglio e mi proponeva di disegnare qualcosa. La prima volta mi chiese di disegnare un albero. "Come vuoi, velocemente, non importa la tecnica, è l'immediatezza che conta." 
Il mio albero, però, non stava tutto dentro il foglio. 
Lei lo guardò e scosse la testa. "Vedi che non lo fai entrare nel foglio? Non va bene! Forza, ricomincia e come esercizio devi riuscire a disegnarlo tutto nei limiti!"
La Luisa è molto simpatica, ma anche autoritaria, a volte, sempre a fin di bene. Le sono molto affezionata. Ricominciavo e succedeva sempre la stessa cosa, disegnavo le radici, cercando di ridurle, e il tronco, cercando di stringerlo, ma arrivata alla chioma era una vera sofferenza costringerla dentro le linee che delimitano il foglio. Disegnavo l'ultima foglia come ripiegata nel margine, ma sapevo che  moltissimi altri rami fogliosi  non li avevo disegnati, ma C'ERANO!, e stavano fuori. 
Questa faccenda è successa più volte, anche se io le dissi, già la seconda volta, che ormai sapevo cosa significava l'albero, e non sarei stata più spontanea!  
L'albero ero io, secondo la sua interpretazione. Non che ci siano altre chances, l'albero non può essere un'altra cosa. Non importa, diceva lei perentoria, anche se lo sai  funziona lo stesso!E funzionava davvero perché l'albero, il mio albero, cercava sempre di scappare dai confini. Tutto questo per la potenza dei simboli, a cui non ci si può sottrarre.

Mi sentivo in imbarazzo e leggermente in colpa per questo. E mi chiedevo perché. Ora ho capito. 

Qualche giorno fa Grazia, che ha il blog "Senza dedica" ha pubblicato questo post che riguarda un dipinto di un pittore francese, Gustave Courbet, raffigurante una quercia. "La quercia di Flagey".

La quercia, dice Grazia, occupa, con la sua chioma verde, tutto lo spazio della tela e i rami, pieni di foglie, sembrano talmente vitali da oltrepassare i bordi della cornice. 

Quest'osservazione mi ha fulminato.
C'è voluta la Grazia e il suo post per accendermi il cervello, ma è anche vero che le cose che ci toccano in profondità fatichiamo a capirle. 


Un cirmolo! Neanche questo sta nei limiti...

Il mio albero è molto forte e insofferente dei limiti. Nella vita infatti metto in piedi diverse cose contemporaneamente, intraprendo diversi progetti e li lascio tutti aperti, chiaro che poi realizzarli è difficile, ma pare che io funzioni così, se non ho molte cose in mezzo non sto bene, seguirne una  sola mi annoia, peggio: mi fa sentire in gabbia! Questa cosa irrita moltissimo mio marito, che è placido come un mare calmo. A lui vengono delle idee subitanee, a volte, grandiose ed esagerate, che sviluppa con la fantasia in modi complicati, ma poi le abbandona volentieri, riconoscendo che sono sogni, lontani dalla realtà. Gli da fastidio che io sia irrequieta e sempre piena di progetti. "Lo capisci che tutte queste cose non le puoi fare?" Mi grida certe volte."Almeno pensane una per volta!"  E questa è una faccia della medaglia. 

D'altra parte l' esagramma  60 dell'I Ching è la DELIMITAZIONE.

Moderazione. E' necessario avere un comportamento rigoroso, limitarsi negli eccessi e nella  grandezza dei propositi poiché non ci si può espandere all'infinito. Occorre imparare a riconoscere i nostri limiti e non forzarli a tutti i costi, riuscire a stabilire quali siano i confini necessari per riuscire a vivere in maggiore armonia con noi stessi e col mondo, senza nemmeno eccedere nelle restrizioni.

Ho travato questa versione in un sito Internet. Ecco che la Luisa aveva ragione, si deve stare dentro i limiti del foglio, ma almeno, dopo le parole illuminanti della Grazia , ho le cose più chiare. Penso che si imparino cose su se stessi fino all'ultimo , prima di morire, se ancora si capisce qualcosa.

 

venerdì 8 agosto 2014

pieghe di Porfido

incantamento davanti alle pieghe di Porfido
Una vacanza può essere breve, ma vissuta intensamente. Così mi capita da qualche anno, pochi giorni, ma assaporati istante per instante e con tutti i sensi. Anche con la mente: il Trentino è molto adatto a questo, perché vedi, senti, annusi e percepisci tante cose, e potresti lasciarle lì come impressioni, ma se poi vai al Centro dei visitatori di Paneveggio entri in un percorso ( odio questa parola, ma mi tocca usarla) che permette di approfondire e emoziona. Oppure vai al museo geologico di Predazzo: non ci siamo stati, ma già leggere un depliant è stato utile, la prossima volta ci andremo. E d'altra parte dalla memoria riaffiora una passeggiata di tanti anni fa in Val Badia: la cartina con il percorso diceva che si trattava di una zona di fossili. In un tempo lontanissimo, alla fine non importa quanti milioni di anni fa tutto questo sia avvenuto, per noi che viviamo un istante rispetto ai tempi geologici, in quel tempo lontanissimo lì dove ci trovavamo c'era stato il MARE. Ancora si trovavano conchiglie e resti di animali diventati pietra, diceva il foglio scritto. Le bambine erano curiose, e noi anche, e anche le altre persone che erano con noi, due famiglie genovesi incontrate in vacanza. Arrivammo in un posto ai piedi di una discesa morenica, tanti sassi grandi e piccoli, il solito panorama che leva il fiato delle cime sopra di noi fatte appunto di questa roccia chiara che al sole del tramonto diventa rosa. Dove saranno i fossili? Ci si domandò. Bisognerà sapere dove cercare... non importa trovarli, è bello anche solo sapere che qui in alto, dove ora è tutto arido e duro, una volta non era in alto, ma in basso e in profondità, e poi la terra ha sollevato tutto e ha cambiato la natura del luogo fino a farlo diventare asciutto e freddo, casa di piantine che restano piccole e ancorate al suolo, con la forma di cuscini (pulvini)... Mentre aprivamo gli zaini per tirar fuori i panini i bambini si sparpagliarono per la discesa morenica. Guardavano i sassolini uno a uno, come fanno i bambini... le mie figlie tornarono subito: "Mamma, ma questo non è un fossile? E' una conchiglia.." L'entusiasmo li fece scatenare. Mi misi anch'io a cercare a sedere in su. Ogni sasso era un pezzo di fondo marino, e quasi su ognuno si potevano vedere conchigline tipo telline, come su un bagnasciuga dell'Adriatico, solo che questo era di milioni di anni fa. Ogni tanto trovavano anche delle conchigline a chiocciola. Che bella lezione di paleogeologia a cielo aperto!




Le Dolomiti sono un immenso museo geologico. La Val di Fiemme ha montagne scure di roccia porfirica, il porfido dei marciapiedi!, che una volta, 260 milioni di anni fa, era il fondo di un vulcano, alzato e portato alla luce dalla Terra che si muove perché è viva.
Le cime delle Pale di San Martino invece sono di dolomia chiara e la differenza è molto evidente, si vede salendo il passo Rolle dove questi due tipi di rocce si incontrano. 
I minerali erano la mia passione, insieme alle conchiglie, fino da piccola. Il mio babbo ogni tanto arrivava a casa con un"sasso", li chiamava così, minimizzava, e portava una pietra rivestita di cristalli trasparenti, o di cristalli regolari e scuri, di pirite. Io li mettevo sullo scaffale dei tesori. Se si va a vedere bene gli interessi, le passioni, la capacità di godere delle cose vengono sempre da lontano... noi li riceviamo dalle mani di chi ci vuol bene e ci precede e li consegniamo nelle manine avide di sapere di chi ci segue. Abbiamo fatto queste foto per la nostra figlia più grande, che è geologa. Quando andai la prima volta in montagna al ritorno scrissi una "poesia", diceva così:

Rovina torrente,
puro e freddo, 
sceso bambino dal ghiacciaio,
ora, tuoni il tuo chiasso improvviso 
sui massi grigi.
Sulla tua acqua rotta
color del cielo
è raccolta la mia vita assetata
 bevo con tutta l'anima
a queste montagne, 
specchio di Dio.

Si capisce, andavo da Don Sergio... ma l'emozione è identica, solo che questa signora di ora non è più capace di esprimersi così



plasticità delle rocce