mercoledì 26 novembre 2014

INTERSTELLAR

Nel mio giorno libero siamo andati a vedere Interstellar, il film di Christopher Nolan. A me, come sa chi frequenta Iris e libellule, piace la fantascienza. Soprattutto questa. Tutto avviene in un futuro prossimo in cui la Terra sta diventando non più abitabile a causa di terribili tempeste di sabbia  e di una malattia delle piante che distrugge i raccolti e viene chiamata la Piaga. In una fattoria di uno degli stati agricoli degli USA vive una piccola famiglia composta dal nonno, il babbo e due ragazzini, maschio e femmina. Il babbo è un ingegnere che alcuni anni prima era un pilota, e si è dovuto convertire all'agricoltura, perché la prima necessità è tornata ad essere il cibo. Tutte le capacità e tutta la creatività umana vengono concentrate sulle ricerche biologiche in campo agricolo per garantire cibo sufficiente, e le altre scienze vengono via via abbandonate e screditate, tanto è vero che l'opinione comune è che non siamo mai stati sulla Luna, con tutto il seguito delle teorie cosiddette complottiste. Il genere umano si sta richiudendo in se stesso e sta abbandonando la speranza nel tentativo di affrontare difficoltà troppo grandi per poter essere risolte. 

La bambina, che si chiama Murphy, detta Murph, ha un fantasma in camera, o almeno così dice. Cadono libri dagli scaffali, o si formano per terra, sulla polvere che si deposita durante le tempeste di sabbia, dei disegni regolari. Il babbo, che vuole tranquillizzarla, capisce che si tratta di messaggi scritti in codice binario, e precisamente coordinate di un luogo raggiungibile in auto. Così padre e figlia, che si è nascosta in macchina, arrivano in piena notte in un luogo isolato davanti a un cancello e, mentre tentano di forzarlo, questo si apre, si accendono delle luci forti e gli viene intimato di entrare. 
Questo l'inizio di Interstellar. 

Di là dal cancello c'è la Nasa, che è diventata un'attività segreta del governo, perché ormai spendere denaro e risorse in attività di esplorazione dello spazio sembra inutile e superfluo, in una società dominata dai bisogni primari. Ma è un bisogno primario anche quello di trovare per l'uomo un'altra casa, un altro pianeta e qualcuno sta aiutando gli uomini, qualcuno che non si sa chi sia, che si manifesta con dei segnali e con l'apertura, nei pressi di Saturno, del  passaggio verso un'altra galassia: uno  "wormhole".
Ecco cosa dice Wikipedia:


Ponte di Einstein-Rosen

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Rappresentazione bidimensionale di un wormhole
Un ponte di Einstein-Rosen o cunicolo spazio-temporale, detto anche wormhole(in italiano letteralmente "buco di verme", ma tradotto in modo poco attinente col termine galleria di tarlo o cunicolo di tarlo), è una ipotetica caratteristica topologica dello spaziotempo che è essenzialmente una "scorciatoia" da un punto dell'universo a un altro, che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale.
Il wormhole viene spesso detto galleria gravitazionale, mettendo in rilievo ladimensione gravitazionale strettamente interconnessa alle altre quattro dimensioni: spazio e tempo. Questa singolarità gravitazionale, e/o dello spazio-tempo che dir si voglia, possiede almeno due estremità, connesse ad un'unica galleria o cunicolo, potendo la materia viaggiare da un estremo all'altro passandovi attraverso.

Cooper è giunto esattamente dove doveva arrivare, e trova a capo della Nasa un suo vecchio insegnante, il professor Brand, e sua figlia Amelia. Il professore è convinto che se lui, esperto pilota, è giunto fino a loro guidato solo da segnali che sembrano paranormali vuol dire una cosa: che deve partire in ricognizione di tre spedizioni inviate anni prima e atterrate in tre pianeti in cui la vita umana sembra possibile. Per scrivere Interstellar Nolan ha scelto come consulente un fisico e il suo film ci offre uno sguardo sulla realtà alla luce della teoria della Relatività. Ci fa vedere come potrebbe presentarsi uno wormhole e  un buco nero.  Cooper parte sapendo che se e quando tornerà troverà i suoi figli adulti, e si sarà perso gran parte delle loro vite. Suoi compagni sono la dottoressa Brand e altri due scienziati, oltre a due robot che vengono rappresentati come grosse scatole scomponibili, simile ai monoliti di 2001 odissea nello spazio, dotati di senso dell'umorismo. Il viaggio fino all'orbita di Saturno dura due anni, trascorsi in gran parte dormendo, poi il passaggio attraverso lo wormhole li conduce nell'altra galassia, in prossimità di un buco nero, che è stato chiamato Gargantua, per la sua caratteristica di attrarre e divorare tutta la materia presente nelle vicinanze; in questo luogo anche il tempo, come se fosse un oggetto materiale e in particolare un tessuto elastico, viene stirato e si allunga. Poche ore trascorse in un pianeta prossimo al buco nero significano, sulla terra e sull'astronave che li attende in orbita, ventitre anni. Al ritorno dalla breve missione sul pianeta, in cui per lui e i suoi compagni sono trascorse poche ore, Cooper, sulla piccola astronave, vede i messaggi del figlio, arrivati attraverso la stessa strada percorsa da loro. Attraverso questi vede il  figlio che cresce, che diventa padre, mentre sulla terra le condizioni di vita continuano a peggiorare, e  infine il primo dei suoi bambini muore.  Gli ultimi messaggi sono di Murph, che annuncia la morte del professor Brand e rimprovera al padre di averli lasciati soli a soffocare e morire di fame. Murph, adulta, ha lavorato col professor Brand alla soluzione di certe equazioni che dovevano permettere agli uomini di lasciare la terra a bordo di una grande astronave, vincendo la gravità, ma il professore, prima di morire, le ha rivelato che l'equazione è risolta da anni, ma è inutilizzabile perché non si accorda con altre parti della teoria. Sarebbero necessarie altre informazioni, reperibili solo nelle vicinanze di un buco nero. Quindi lasciare la terra è impossibile e l'umanità è condannata. 

Il primo pianeta visitato, intanto, è risultato inadatto alla vita umana, coperto dall'acqua per intero, con grandi maree, e lì è rimasto ucciso uno dei membri dell'equipaggio. La navicella spaziale ha ormai quasi esaurito il carburante e il tempo a disposizione, e si deve scegliere su quale pianeta, fra i due restanti , atterrare. Amelia vorrebbe raggiungere uno scienziato che ama, senza la sicurezza di trovarlo vivo, ma Cooper, per motivi concreti, sceglie l'altro pianeta. Alla fine anche questa scelta si rivela disastrosa e Cooper e Amelia, rimasti gli unici membri della spedizione, ripartono verso l'ultima possibilità rimasta. Per far questo risparmiando carburante devono usare il campo gravitazionale del buco nero come una fionda e qui Cooper si sgancia dalla navicella per permettere ad Amelia di avere più chances di raggiungere il pianeta dove potrà depositare una specie di banca di embrioni che potranno far rinascere la razza umana. Ma, invece di essere ucciso dal campo gravitazionale,  Cooper viene trascinato insieme al robot in una specie di lungo tunnel alla fine del quale c'è un "non luogo", che viene chiamato "tesseratto", uno spazio al di fuori dallo spazio e dal tempo limitato da corde vibranti, che somiglia, nella rappresentazione visiva, ad un quadro di Escher. Guardando attraverso le "corde" ( chissà se sono riferite alla teorie delle stringhe?)  Cooper vede che dovunque si affacci c'è, al di là, la cameretta di sua figlia bambina, in tempi diversi. La vede entrare e uscire e prova ad attirare la sua attenzione: così fa cadere i libri dagli scaffali. Comincia a capire che i fenomeni che aveva visto nella camera di Murph era lui stesso a produrli, da quel luogo fuori dal tempo. Tenta in ogni modo di comunicare con lei, perché lei è di nuovo lì, adulta, disperata, tornata nell'unico posto in cui le pare di poter trovare una soluzione o almeno un'ispirazione per risolvere le sue equazioni e salvare il genere umano. C'è un orologio sullo scaffale, che il padre le aveva dato prima di partire, per calcolare il tempo fino al suo ritorno. L'orologio è fermo da anni, ma il padre, da quel posto fuori dallo spazio conosciuto e dal tempo, riesce a far funzionare la lancetta dei secondi e a trasmettere a sua figlia le informazioni vitali che il robot ha raccolto in prossimità del buco nero. La donna capisce e finalmente raccoglie i dati e riparte per elaborarli.  Cooper chiede a se stesso e al robot "Ha capito? Funzionerà?" "Funzionerà -dice il robot-  perché stanno smontando il tesseratto." Gli esseri che hanno creato il tesseratto sono gli uomini del futuro, che hanno imparato a vivere e lavorare oltre le quattro dimensioni. Cooper viene espulso nello spazio nell'orbita di Saturno e lì viene raccolto. Sulla terra sono passati ancora cinquant'anni. 
Si ritrova in un letto di ospedale e chiede all'infermiere cos'è questo posto. "Stazione spaziale Cooper, nell'orbita di Saturno, signore." Cooper si alza e guarda fuori dalla finestra: il panorama è costituito da un mondo artificiale, una specie di cilindro in cui la zona fruibile è la parete interna, curva, coltivata e abitata.  Cooper dice qualcosa tipo: sono lusingato che mi abbiate dedicato questa stazione, ma non dovevate..
"Ah, ma la stazione, la correggo, signore, non è intitolata a lei, ma alla Signora, la dottoressa Murphy Cooper." La voce è piena di rispetto, la dottoressa Cooper ha letteralmente salvato il genere umano. Poco dopo Cooper viene chiamato per incontrare sua figlia: è vicina alla morte e si è sottoposta al lungo sonno degli astronauti nella speranza di incontrare il padre prima di morire, sicura del suo ritorno. L'incontro fra i due, lui un uomo ancora giovane e prestante e lei ormai molto vecchia, è un paradosso e un momento molto commovente. La figlia lo invita a ripartire per soccorrere la dottoressa Brand, che è atterrata sul terzo pianeta, la nuova casa degli uomini. Murphy non resta sola: intorno a lei c'è la sua numerosa famiglia, che suo padre ha contribuito non solo a salvare, ma a creare.

Interstellar sembra un racconto di fantascienza, ma è anche un'epopea mitica sui valori fondamentali della vita, un pò la storia di Ulisse e  un pò quella di Orfeo, della famiglia umana e della sopravvivenza della specie.  Nel cinema, nonostante la lunghezza del film, c'è stato per tutta la durata silenzio completo, eravamo incollati alle sedie e ogni tanto qualcuno esclamava sottovoce, nei momenti più intensi e pericolosi. Un ragazzo accanto a me a un certo punto, quando la piccola astronave Endurance viene in parte distrutta, ha detto: "Porca miseria , e ora come cacchio fanno?" Mi ha fatto sorridere. Sono troppo stanca per dirvi ancora qualcosa. 
Se vi capita vedetelo, un film ambizioso, americano anomalo, dove la gente esibisce la propria faccia senza troppi abbellimenti,  la Murphy anziana è davvero vecchia e molto rugosa, e le astronavi sono piccole e fragili. Dice ad un certo punto il dottor Romilly durante il viaggio: "Sono terrorizzato all'idea che fra noi e lo spazio profondo (cioè la fine della nostra vita) ci siano solo pochi millimetri di alluminio"
Noi potremmo dire: "Sono terrorizzato all'idea che fra noi e la fine della vita (Freddo fino allo zero assoluto, niente da respirare) ci sia solo un sottile strato di gas chiamato atmosfera e stiamo facendo di tutto per distruggerla"











lunedì 10 novembre 2014

Phormium tenax o "della tenacia": un neozelandese in Toscana

Torno ad posare qui un pò dei miei pensieri. Ultimamente sono successe talmente tante cose, nella mia vita piccola come un guscio di noce, che anche i pensieri sono stati veloci, superficiali, dedicati alle cose pratiche, ma è chiaro che intanto se ne formano altri, che emergono dalle emozioni, e che restano a lungo come un magma impuro e ribollente, impossibile da esprimere con correttezza e chiarezza.  Ogni tanto vengo al computer, scorro i blog amici e mio marito mi dice "Scrivi!" perché sa che in qualche modo scrivere mi fa bene, ma poi, come ora, mi interpella per il recipiente da usare per portare l'olio alla suocera....E' un sistema sicuro per farti sentire che quello che stai facendo, anche niente, o solo pensare, è inutile e quel che è inutile è dannoso... mi rialzo dalla sedia e riparto nelle occupazioni casalinghe, che qui abbondano sempre, non so come mai. 

Il mio giardino è diventato adulto e mi da pochi pensieri. Richiede il mio lavoro e se gliene potessi dare assorbirebbe tanto del mio tempo, ma sopravvive e resta bello anche con meno cure. E' come un figlio grande, o un caro amico, che può aspettare che ti dedichi a lui quando puoi, perché ormai fa molto da solo. E' diventata bella, mio malgrado, anche la parte d'ingresso, che ho sempre curato poco. Me lo dicono i passanti, o i vicini, "Che bel giardino, signora!" e io dico "Se venite di sotto, nelle parti che non si vedono dalla strada, lì sì che è bello..,"
Ora all'ingresso c'è un semicerchio di pennisetum spettacolare e alcuni arbusti che stanno crescendo e sostituiscono il bambù. Coglievamo gli olivi e l'oliveto è ordinato, ma anche molto selvaggio, dappertutto le tracce degli animali selvatici, orme di cinghiali che, se fossero uomini, avrebbero il 46 di piede. Orme di caprioli, un pò diverse, e tante piante spontanee. In alcuni punti ora fiammeggiano gli evonimi, o fusaggine, o cappello del prete, con le bacche arancio/rosa, che, oltre agli olivi carichi, sono uno degli  spettacoli del periodo. 



Il canto di tanti uccellini ci ha accompagnato nel lavoro. Per pranzo si risaliva verso casa e l'ingresso in giardino dal cancello dei campi mi faceva sempre l'effetto (già descritto) di ritorno alla civiltà: erba tagliata, cespugli in forma, pergole, vasca dei pesci e delle rane...mi sento  a casa, la casa dell'anima, in un luogo non troppo curato, ma pieno di armonia. 
Alcune piante sono diventate molto grandi e belle. I due ceanothus, per esempio, di cui parlo sempre. Il miscanthus zebrinus. 
Ma anche il Phormium. 
Phormium tenax, pianta tenace, lo dice il nome, chiamato anche "lino della Nuova Zelanda", evidentemente usato come fibra tessile... Il Phormium è una pianta che il paesaggista John Brookes definisce "architettonica". E lo è. Comprai il Phormium alcuni anni fa ed era una pianta piccolina che è rimasta tale per almeno due anni.  Stavo arrivando alla conclusione che non era adatta a questo posto: le piante adatte si selezionano da sole. Le cambiai posto per farle godere un pò più di ombra. Il lungo periodo piovoso recente, durato ben più di un anno, l'ha fatta prosperare. 
Ora sembra che dica: che ti importa se qualcun altro è morto? Ci sono io che sto bene e sono bellissimo, guarda me!
E' un monumento vegetale in giardino, un ciuffone di foglie a spada verdi bordate di bianco, meraviglioso. Chissà se prossimamente fiorirà? Sono tanto curiosa dei suoi strani fiori. Credo che dovrò dividerlo e piazzarne una parte...dove?

Parentesi: 
Il phormium viene dalla Nuova Zelanda. Mi fa tornare in mente un giovane dentista, che aveva appena cominciato la professione. Aveva una fidanzata che lavorava come ricercatrice in una grande azienda farmaceutica. Lavoravano con le cavie, povere bestioline, per testare le medicine, e le chiamavano "New Zealand" perché forse sono animaletti che vengono dalla Nuova Zelanda. Un giorno che mi trovavo nel suo studio sotto  i ferri mi disse che anche lui, nei suoi pensieri, chiamava i suoi clienti "New Zealand". Ci considerava cavie, all'inizio. Mi disse anche che un giorno era arrivato un paziente/cliente e la sua assistente l'aveva annunciato così: "Dottore, c'è il generale .." con il cognome che non ricordo più. Lui si era voltato manifestando allarme e aveva risposto: "E' armato?" Difficile ridere con i ferri del dentista in bocca. Se per uno strano caso del destino passassi di qui, ciao, F.
Chiusa la parentesi.

Il giardino straripa di piante. Bisogna allargarsi. Mio marito dice che mi devo contenere, sto invecchiando, non devo aggiungere lavoro. Anche la mia mamma, tantissimi anni fa, guardando scoraggiata e infastidita i miei vasi pieni di piante, diceva che dovevo limitarmi e contenermi, ottenendo quasi sempre l'effetto contrario. Ma io, quando sto bene, immagino molto e invado nuovi spazi. I miei traffici in giardino sono un segno preciso del recupero della voglia di vivere e del buonumore. Poi magari me ne pento, perché le energie sono quelle che sono...ma cerco anche nuovi modi, più semplici, di manutenzione di tutta la faccenda. 
"La vita è sogno, soltanto un sogno, il sogno di un sogno..." si dice a un certo punto del film di Peter Weir "Picnic a Hanging Rock". Sì, sogniamo fino alla fine e fino alla fine immaginiamo di allargare il nostro "giardino", qualunque cosa esso sia.


Davanti alla porta nei tanti vasi che riempio continuamente le piante dell'estate sono ancora floride, forse al meglio della stagione: di solito a maggio compro un vasetto di incenso, che poi è una varietà molto odorosa di plectranthus, lo spezzetto e lo infilo qua e là nei vasi. Mette subito radici e in questa stagione ha ormai formato cuscini grandi e ricadenti di foglie bianche e verdi. Faccio lo stesso con due o tre piantine di coleus, dalle foglie molto colorate. Questa primavera ne ho trovato un tipo con le foglie color cioccolato, da associare a quelle dell'incenso, e ad una vecchia verbena rosa che è con me da anni . Queste composizioni sono ancora quasi perfette, salvo la pioggia esagerata di questi giorni e le lumache. E' anche il momento della fioritura della salvia elegans, col suo rosso bellissimo. E fra poco il Natale sarà annunciato dalle bacche della Nandina e da quelle del cotoneaster...




Phormium tenax, il ciuffone, un neozelandese in giardino





mercoledì 5 novembre 2014

mosca olearia e medaglie al valore

Oggi, per fare il punto, è il 5 novembre. E' passato un mese da quando ho pubblicato l'ultimo post ed è stato un tempo pieno di cose, alcune quotidiane, tipo far da mangiare, lavare piatti e casa, fare lavatrici, stirare panni, rifare lo stendipanni faidame, che avevo fatto anni fa recuperando i pezzi di uno stendipanni rotto.  Si erano rotti di nuovo i fili, ed è stata una soddisfazione averlo quasi nuovo, con il filo sostituito e tutto pulito! Una cosa importante di questo periodo è stata la laurea magistrale della mia figliola più grande, che è stata molto brava e si è guadagnata un 110. 
Altre cose che hanno riempito questo tempo sono cicliche, nel senso che una volta trascorso un periodo di tempo si ripetono, come RACCOGLIERE LE OLIVE. La raccolta delle olive dovrebbe essere un lavoro annuale, che si svolge in un periodo di tempo preciso fra l'inizio di novembre e i primi di gennaio. Dico che dovrebbe essere perché ci sono stati anni che non abbiamo avuto olive.
La lunghezza del periodo della raccolta dipende da alcuni fattori: quanti olivi avete, quante persone siete a lavorare, quant'è buono il tempo. Alcuni contadini anziani mi hanno detto che ai tempi loro si iniziava l'8 dicembre, per l'Immacolata. Noi, già trent'anni fa, abbiamo anticipato i tempi, perché abbiamo considerato la qualità dell'olio, che è migliore se le olive non sono completamente mature. Una volta si raccoglieva con i cestelli salendo sulle piante e si raccoglievano anche le olive cadute a terra. I cestai facevano apposta dei cestelli per quest'uso da mettersi a tracolla. Ora si usano dei grandi teli che si piazzano sotto le piante, la raccolta avviene a mano con l'ausilio di una specie di rastrellini o pettini che si passano sulle fronde, ma chi può si è dotato di una macchinetta, che somiglia ad un frullatore a immersione, che va a scuotere e far cadere le olive, almeno credo, perché non l'ho mai visto e ne ho sentito solo il rumore negli oliveti vicini al nostro. 
Nel podere che avevano i miei quando ero ragazzina, le olive raccolte si stendevano sui graticci sul pavimento di una stanza della casa e si aspettava di averne raccolte parecchie prima di portarle al mulino, potevano passare anche venti giorni. Era una pratica comune e nessuno ci faceva caso. Ora si raccoglie la quantità minima che il mulino accetta e si portano subito a macinare, cosa che anche questa migliora la qualità dell'olio. 

La raccolta delle olive è un lavoro che ci dice quanto è cambiato il clima. Penserete che sono una verde integralista, vado sempre a finire lì, ma ho ragione.

Quest'anno in particolare la lunga estate/non estate, piuttosto una primavera prolungata e umida, ha favorito il proliferare di un parassita, la mosca olearia, che qui non aveva mai trovato le condizioni ideali per svilupparsi. Ora ci sono.
Moltissimi qui hanno rinunciato a raccogliere le olive: certo che raccogliere, utilizzare tempo e fatica per avere un prodotto scadente è ... come dire?  Frustrante? In ogni modo fa girare parecchio le scatole. Ogni produttore di olio sostiene che il suo è il migliore di tutti, quest'anno non si sarebbe potuto dire e si è rinunciato a raccogliere. Ma c'è da chiedersi se l'olio che compreranno al supermercato sarà migliore di quello che avrebbero fatto.

La presenza della mosca olearia ha favorito l'espressione se non di una follia collettiva, almeno della mancanza di equilibrio. 
Ci sono racconti su blitz delle ASL nei frantoi per controllare le olive. O su editti che vietano la raccolta.
Magari è vero. A noi non è capitato. Un tipo mi ha detto che qualcuno ha fatto l'olio e l'ha buttato via dopo una settimana perché era andato a male. Bisogna essere stupidi per raccogliere dei frutti così sciupati che danno un olio talmente cattivo da buttarlo dopo una settimana. Queste storie sembrano piuttosto le esagerazioni che impazzano attualmente in televisione. 
Difficile sottrarsi al panico generale e non ascoltare le leggende metrocampagnole (invece che metropolitane).  

Dico cosa abbiamo fatto noi. Visto che le olive parevano maturare a vista d'occhio e cadevano, accertata la presenza della mosca che si vede bene, abbiamo raccolto molto velocemente le olive sane e verdi e altrettanto velocemente le abbiamo portate a macinare. Eravamo in due a lavorare, con l'aiuto saltuario della nostra figlia neo laureata. Per due settimane non abbiamo fatto che occuparci di olive, domenica compresa, fino al tramonto. Io la sera, non contenta, andavo anche a lavorare, il lavoro per la pagnotta. Avrei voluto fare delle foto per vedere quanto erano belli gli olivi carichi, ma non ce ne è stato il tempo. Una ventina di olivi, dove i frutti erano troppo maturi e sciupati, non li abbiamo raccolti. L'olio è risultato davvero buono e non diverso dal solito. Il tempo ci ha aiutato, salvo una giornata che abbiamo raccolto con la giacca a vento, tutte le altre il clima è stato perfino caldo, quasi estivo. E' finita che il primo novembre, per i Santi, quando gli altri anni non avevamo ancora cominciato, quest'anno avevamo concluso tutto il lavoro dell'olio.

Ma tutta questa storia mi ha lasciato uno strano sapore in bocca, che non dipende dall'olio, che come ho detto è ottimo, e chi vuol assaggiare venga a trovarmi.  E' lo strano gusto del cambiamento in atto, del timore del futuro, del non sapere che accadrà, non dico l'anno prossimo, ma domani, o fra due ore...ora piove e diluvia, e nella zona di Carrara sono di nuovo nei guai...E' la sensazione che la terra madre sia diventata matrigna, e che non sappia più darti il buon cibo che ti serve. 
Ma tanto, sembrano dire le persone con cui parlo, c'è il supermercato, c'è tutto l'olio che si vuole, e costa poco! E' noto che nei supermercati, nel retro, dove non si vede, c'è la fabbrica dell'olio, della frutta e anche della carne.

Certo, l'ho già detto altre volte, fare l'olio qui in Toscana, o in Liguria, è da matti, bisogna essere matti, malati per farlo. E anche eroi, certo, perché noi, senza fare convegni o chiacchiere, manteniamo un paesaggio e una cultura viva. Alla fine siamo troppo stanchi per partecipare anche ai convegni. Che li facciano i politici, i convegni. 
E siccome nessuno ci dice bravi oggi me lo dico da me, brava, e lo dico al mio compagno di vita, ritaglio due medaglie al valore di carta e ce le appuntiamo sul petto, alla faccia degli accordi  mai fatti sul cambiamento climatico. Abbraccio tutti i nostri olivi e dico loro che sono stati tanto bravi, che sembravano alberi di Natale, carichi di bellissimi frutti, gliel'ho detto per davvero, uno per uno, mentre li coglievo, ringraziandoli delle olive prodotte nonostante tutto, nonostante la grandine che li ha feriti e nonostante la rogna che si è insediata sulle ferite da grandine, e le cocciniglie di ogni tipo che ho trovato sulle foglie meno esposte alla luce.