giovedì 31 dicembre 2015

la Banca

E' tanto che non scrivo, ma leggo i vostri post e sopravvivo al Natale e alle cattive notizie. L'anno scorso, qui, scrissi un post in cui compariva la Banca Popolare dell'Etruria, che era, ai tempi della nostra infanzia, Banca Popolare Aretina. Le banche sono un'istituzione molto antica; quando studiavo giurisprudenza diedi l'esame di diritto commerciale, in cui si narrava l'invenzione della cambiale e dell'assegno, cioè del denaro che, da merce che era all'inizio, diventò solo simbolo di essa e si trasformò in altri oggetti che consentivano di portarselo dietro in lunghi viaggi e situazioni difficili: è una storia meravigliosa, quella del denaro e degli strumenti finanziari, una storia della capacità immaginifica dell'uomo. Pensate ai tempi dei grandi mercanti di spezie, di Marco Polo. Le banche nascono lì. Queste nostre piccole banche popolari, invece, credo che siano nate nel dopoguerra, potrei andare a vedere in Internet, ma riporto solo i miei ricordi: la Banca nascendo ce l'avevo trovata, e i miei genitori ne parlavano con un certo rispetto, perché il denaro duramente guadagnato dal babbo finiva lì, custodito e incrementato. La Banca Popolare Aretina,(all'inizio si chiamava così) era una vera istituzione in città, e aveva, ed ha ancora, una sua sede molto bella, con un salone che ora si vede spesso in televisione, con un soffitto di vetro colorato e le pareti affrescate, e intorno una specie di porticato interno con gli sportelli degli impiegati. Un gradevole monumento al denaro. Quando da grande ho rivisto il film Disney di Mary Poppins ho notato che tutta la storia della Banca, di cui il signor Banks era dipendente, somigliava molto a quella della nostra banca di città, compresi i salvadanai in cui venivamo incoraggiati a mettere da parte i soldini.

Per i giovani di molte generazioni è stato un sogno, quello di entrare a lavorare in banca, era un posto sicuro, e molte persone l'hanno fatto, spessissimo raccomandate.
Credo che chi ci lavora sia quasi sempre raccomandato, d'altra parte è un'istituzione privata e credo che i criteri di accesso non debbano essere per forza quelli delle istituzioni pubbliche. Ora si salvaguardano i posti di questi lavoratori. Non c'è qualcosa di stonato? 
Molte persone che avevano affidato i risparmi alla banca sono state truffate: qualcuno, ai vertici della banca, ha fatto operazioni azzardate, che sono state sostenute col denaro buono messo da parte dai risparmiatori, che sono stati indotti a comprare obbligazioni che finanziavano proprio quelle operazioni, ma quali siano state in concreto quelle operazioni non l'ho capito.
In ogni modo: denaro sano in cambio di carta straccia. Una piccola operazione sporca che è la miniatura dei "mutui subprime" che hanno causato la crisi finanziaria internazionale in cui siamo ancora impaludati.
Gli antichi mercanti che inventarono la cambiale non lavoravano così, anche se le truffe esistevano anche allora, ma erano punite molto duramente. A volte si tagliavano le mani del colpevole, o la lingua.
La mia famiglia non è cliente della Banchetruria ma negli anni dal 1998 in poi ho dovuto averci a che fare e ho incontrato sempre comportamenti al limite della legalità. 
Nel 1998 un'impiegata, forse la direttrice, di un'agenzia di città, rifiutò di farmi vedere le documentazioni riguardanti i conti del mio babbo, dopo la sua morte, anche se avevo le carte che dimostravano la mia posizione di erede legittima. Fui trattata molto male, a voce alta, in mezzo alla sala, davanti agli altri clienti, e mi fu detto che se volevo vedere qualcosa dovevo tornare con una lettera di un avvocato. Quasi come se volessi commettere un atto illecito. Potete immaginare il mio imbarazzo. Non ci si immagina di dover andare in un posto del genere, in fondo un luogo pubblico, accompagnati da testimoni, per tutelarsi.
La volta successiva fu nel 2012, quando il direttore della stessa agenzia tentò di indurmi a rinunciare all'eredità legittima della mia mamma dopo la sua morte. Se non avessi avuto quelle cognizioni di diritto che ancora conservo ci sarebbe riuscito.  In seguito, sempre per una questione legale, mi rivolsi ad alcuni studi di avvocati della città. Una volta saputo che, per difendermi, sarebbero state necessarie indagini presso la banca, tutti gli avvocati si rifiutarono di farlo, dicendomi che sarebbero stati in imbarazzo, in quanto tutti loro facevano affari con la banca. Capii che se volevo intraprendere quella causa dovevo trovare un avvocato in un'altra città e abbastanza coraggioso e forte da fronteggiare la banca. Non ne feci nulla, tanto più che comunque non era proprio quella la mia intenzione. 
Mi capitò di parlarne con qualche amico: qualcuno non mi ha creduto, qualcuno ha dato per scontato questo comportamento e mi ha trattato come una persona ingenua. Certo io sono un'aretina puro sangue, ma sui generis, vivo praticamente isolata, casa e lavoro e pochi amici, ho una mia visione personale, e certe volte mi illudo che si possa ottenere giustizia in modo lineare. Non è così. 
Di solito tengo per me queste cose brutte che mi capitano, ne parlo solo con qualche amico, appunto. Non reagisco, mi sento a volte umiliata, provo senso di frustrazione, ma lascio perdere. Per esperienza so che, se non si hanno santi in paradiso, è meglio soccombere alla prepotenza. In questo caso racconto questi episodi, non per fare la vittima, e neanche perché mi consideri il centro del mondo, ma insomma dei comportamenti scorretti ripetuti saranno pure segno di qualcosa che non va, di un controllo insufficiente, di una disinvoltura colpevole. Si può capire che non ho grande simpatia per la Banca Etruria. E' un vecchio rancore legato  alla morte del mio padrino, che ho raccontato nel post citato all'inizio. L'impressione è che l'istituzione si sia degradata col degradarsi della città. C'è qualcosa di stonato e sgradevole anche nelle persone che si rivolgono al Papa per veder difesi i propri risparmi.   E' legittimo e giusto chiedere che i propri diritti siano difesi, ma di fronte ai problemi enormi che il mondo si trova ad affrontare risulta stonato rivolgersi ad un'autorità religiosa. Ad un giudice sì, non al Papa. Ma in Italia c'è la brutta abitudine di mescolare i piani e dare sempre la colpa allo Stato, e tutto finisce in una nuvola di polvere, o di nebbia. 
Non so come andrà a finire. Sarebbe bello che, per una volta, chi ha sbagliato pagasse di tasca propria e non dovessimo pagare un soldino per uno gli errori di altri, che francamente, di questo siamo stanchi. La parola errori è sbagliata: dai miei studi di giurisprudenza, si tratta di dolo, e non di negligenza. 

martedì 15 dicembre 2015

Memoria olfattiva, dove ti porta un sedano rapa

Ieri ho cucinato un sedano rapa. Strano ma vero, l'avevo comprato qui a Ciggiano, nell'unico negozio che abbiamo, che, dopo la chiusura del gruppo Despar, si è dato un nome: la Bottega. Prima c'era scritto Despar, ma la Despar è fallita, e questo nome io lo interpreto così: che si esiste, come attività commerciale, indipendentemente dalle varie catene, che si ha una propria dignità e soprattutto una propria clientela affezionata.
E' una bottega dove c'è dentro di tutto, uno specie di spaccio del Far West, l'ultimo avamposto della civiltà qui da noi, gestito da una famiglia intera, babbo e mamma e due figliole grandi gemelle: una delle due ha avuto due gemelle anche lei  e le bambine, che avranno forse 4 o 5 anni, sono spesso in negozio, cosa che da una sana idea di continuità della vita. Oltre alla bottega a Ciggiano c'è una farmacia e parecchi anni fa c'era un bar. Nei locali del bar ora hanno aperto un ambulatorio medico. Anche Ciggiano è un paesino con tanti vecchi. Il figliolo dell'Antoinette ha osservato : "Dove c'era il bar c'è il dottore: s'ha a andar bene!"
Insomma ho comprato un bel sedano rapa. E' strano trovare un sedano rapa a Ciggiano, parecchia gente non sa neanche cos'è, figuriamoci se lo mangia! 
Quando li vedo non resisto, ma non perché mi piacciano alla follia. Mi ricordano cose del passato, quando, i primi anni che avevamo aperto l'Erba Salvia, arrivavano questi vegetali  bio sconosciuti: sedano rapa, daikon, cavolo rapa, cavolo cappuccio rosso, cavolo cinese, pomodori canestrini, mele di tante varietà, carciofi sardi spinosissimi, questi ultimi vere armi, che era difficile maneggiare. Il quel buco di negozio arrivava una gamma di verdure e frutta ( le prime carambole, o babaco, le abbiamo avute noi) che Arezzo non aveva mai visto neanche col binocolo, venivano da tutta Italia, e perfino da tutto il mondo, raccolte da Biofrutti, poi da Farnia e poi da Ecor, e commercializzate. Assaggiavamo tutto, perché se volevamo vendere vegetali sconosciuti dovevamo saper consigliare un modo per cucinarli.
Erano tempi non facili, ma le bambine erano piccole ed eravamo abbastanza felici.
Non resisto al sedano rapa. Ne abbiamo mangiato un pò grattato nell'insalata, il resto l'ho lessato a grossi pezzi. Mentre si cuoceva si spargeva in cucina e fuori il suo odore, che è, sì, odore di sedano, ma più acuto e penetrante, perfino un pò fastidioso, un odore che ti arriva diretto alla testa, e quando è cotto, si sente di meno.

Quest'odore mi ha di nuovo riportato indietro, risucchiato al 1990, almeno credo, o forse 1991. Avevano organizzato una delle prime assemblee dei Verdi a Cortona. Una delle mie socie era la Fulvia, una donna trentina con ascendenti slavi più grande di me di 11 anni, con i capelli corti rosso henné, magra, col fisico di un felino, maschile, brusca, e in certi momenti dolcissima,  sempre dolce la voce, con quell'accento gentile. La Fulvia ci metteva un pò soggezione, a me e all'altra ragazza, perché era più grande e perché aveva lavorato in un negozio del biologico a Firenze, un negozio che stava in un seminterrato e per arrivarci bisognava scendere una piccola scala a chiocciola, nell'androne di un grande palazzo dell'800, ed era scomodissimo. Quando noi aprimmo era gestito da persone che avevano ancora meno di noi una vocazione commerciale e quando servivano i clienti sembrava pensassero sempre ad altro, persi nell'empireo. Nonostante questo il negozio era sempre pieno.
Ma certo, era Firenze, e non Arezzo. 
La Fulvia aveva esperienza, e conosceva tutti, nel settore, in Toscana, e anche molti in Italia. Era un ambiente, quello del biologico di quegli anni, di poche persone e poche aziende agricole, ma quasi tutte mitiche.
 Telefonò da Firenze Giannozzo Pucci, un leader storico dei Verdi toscani, quello che ha fondato la Fierucola, per intendersi , che è stato uno dei primi mercati del biologico, dell'artigianato, dei lavori ecosostenibili in generale.
La Fulvia dava del tu a Giannozzo, che le chiese se potevamo presenziare all'assemblea dei Verdi che si teneva al teatro Signorelli di Cortona, con un banchino all'ingresso. Anche se avevamo aperto da poco eravamo, alla fine, il negozio bio più vicino. Non saremmo stati soli, ci sarebbero stati con noi anche altri, con artigianato e altre cose, ma ora che è passato tanto tempo mi ricordo solo la Lucia con suo marito, che giravano i mercati facendo i Necci, una specie di crepes di farina di castagne che si mangiano così o ripieni di di ricotta, caldi,  e sono buonissimi. La Lucia veniva da un paesino della montagna pistoiese e io la conoscevo già, avevamo fatto insieme un altro mercato a Vallombrosa, un anno prima, per tutti i fine settimana dell'estate. 
Organizzammo questo banchino e la Fulvia era il leader incontestato della faccenda: per quel fine settimana restammo al freddo, un vero freddo penetrante e insidioso del mese di febbraio, se la memoria non m'inganna. Il banchino il venerdì ebbe uno scarso successo, era più una testimonianza che altro, senonché il sabato telefonò di nuovo Giannozzo Pucci chiedendo se era possibile organizzare una specie di pranzo per la domenica. La domenica infatti i partecipanti all'assemblea avrebbero dovuto votare e non potevano allontanarsi troppo per mangiare: gli si poteva offrire noi un pranzo bio a costo molto contenuto, magari vegetariano?
Ma certo che sì, disse la Fulvia. La Fulvia era difficile che dicesse di no, le difficoltà erano tutte, per lei, superabili.  Così organizzammo anche quel pranzo, con delle pentole a pressione, col coperchio ermetico, piene di fagioli, e altre piene di riso integrale, che venivano, almeno due, dalla cucina di casa mia, mentre la Fulvia portò appunto anche del sedano rapa lessato a fette. Avevamo una cassa si sedano rapa difficile da smerciare. Ecco perché il sedano rapa.
Mi ricordo che faceva un freddo cane e la Lucia ci aveva prestato il fornello dei necci con la bombola del gas per scaldare le pentole, e noi servivamo, per una cifra irrisoria, dei gran piatti di riso, fagioli e fette di sedano rapa con olio extravergine. Imbacuccate per il vento gelido, in piedi, in mezzo alla strada, (ora sarebbero venuti i vigili sanitari e ci avrebbero portate via di forza), offrivamo un mangiare, a ben guardare, che neanche il padre guardiano della Verna avrebbe consumato con tanta gioia, ma siccome i delegati non si potevano allontanare finimmo quasi tutto. Quello che avanzò si mangiò noi, probabilmente, perché il sapore del sedano rapa mi riporta sempre lì, a quelle giornate fredde e ventose, ma belle. Questo tipo di mangiare era comune fra gli ecologisti, allora. C'era un delirio di integrale, fatto a mano, macrobiotico, senza grassi animali, una specie di nuova religione del cibo che m'inquietava un pò, di cui ho parlato altre volte, a cui io non ho mai aderito, ma ci sono rimasta invischiata lo stesso.
Ad un certo punto entrai nel teatro, in cui speravo si parlasse di cose essenziali per il nostro futuro di abitanti del pianeta Terra, e c'erano giovani, soprattutto giovani come noi, di tutti i tipi, colorati, vestiti in modo approssimativo, che discutevano animatamente e con grande fervore: ci doveva essere, fra loro, Alexander Langer, e Grazia Francescato e tanti altri. Uno salì a parlare, con un golf tipo tirolese e una sciarpetta ed era molto determinato, mi sembrò un pò diverso dagli altri, si chiamava Alfonso Pecoraro Scanio.
Che nome! Pensai io. Un nome da avvocato, o da nobile decaduto. 
Tornai al nostro banchino. Loro dentro a parlare e noi a lavorare in uno dei mestieri verdi. Quando tornai a casa, la sera, e mi potei scaldare bene, guardando la mia piccola famiglia ebbi la sensazione di aver partecipato ad una cosa utile per tutti noi. In che modo utile non lo sapevo dire, ma era per quel genere di cose che si modificava in meglio il futuro.

Ho incontrato la Lucia dei necci ad una fiera un paio d'anni fa. L'ho salutata con affetto e ho visto che non mi riconosceva. Le ho detto che avevamo fatto dei mercati insieme tanti anni prima. "Sai, mi dispiace, ma ne ho fatti tanti, di fiere e mercati, che non mi ricordo più di tutti."
I suoi Necci sono ancora buonissimi.
La Fulvia se ne è andata l'anno scorso. Abbiamo lavorato insieme cinque anni in un rapporto non sempre facile, (io con le donne non avevo rapporti facili, ero molto condizionata da quello con la mia mamma, che tendevo a ripetere, ora va meglio), ma le ho voluto tanto bene. L'ho sognata tante volte, ultimamente.

domenica 13 dicembre 2015

So che qualcuno sarà curioso di sapere com'è andata la laurea della mia figliola: molto bene, 110. La sua tesi è molto bella. Non ce l'aveva fatta leggere prima, e ora, scorrendola velocemente, pare che contenga molto di lei, della sua vita negli ultimi anni, delle sue scoperte sul mondo e su stessa. E questo è molto più importante di uno studio asettico e distaccato, almeno io la penso così. E' un libro corposo che contiene anche alcune sue foto, molto evocative, e dei suoi disegni. Non so come esprimere quello che provo, ma forse è un senso di ricchezza, un regalo di Natale. 
Questa buona notizia si somma a quella dell'avvenuto accordo sul clima, a Parigi. So che molti saranno delusi e che ci sono molti punti, ( tipo quelli sul controllo, che ogni paese eserciterà da solo) che sono deludenti e fonte di preoccupazione, ma è comunque un grande passo fatto da tutti i paesi del mondo. Per questa volta voglio vedere le metà piena del bicchiere e in ogni modo, anche sdentata o col bastone, sarò presente con la mia voce e la mia vita fino alla fine, per quel poco che è in mio potere fare, a difesa della Terra.

giovedì 10 dicembre 2015

Due parole all'inizio di questa lunga giornata. Oggi si laurea la mia figlia più piccola. Ieri sera mi ha detto che aveva ordinato la corona di alloro da un fioraio, perché io: 
1) ne feci una bella per il ragazzo dell'altra figlia più grande e mi ricordai di portarla, poi si sono lasciati. 
2)Ne feci una per la laurea triennale della stessa figlia e quella volta mi pare che andò tutto bene, ma non ne sono sicura. 
3)Mi dimenticai di farla per la triennale della più piccola e feci una corsa per andarla a prendere da un fioraio. 
4)Ne feci una e la dimenticai a casa per la laurea magistrale della più grande. 
Ora la più piccola voleva essere sicura di averla, questa corona, oggi.
Non ce la facevo a pensare di preparare la cena qui da me, di pulire  e tutto il resto, quindi andremo a mangiare fuori in pizzeria dove lavoro, per una volta, anche se la cosa mi inquieta un pò. Mi chiedeva la mia amica Sari, che non ho mai visto, ma sento spesso vicina come se ci conoscessimo di persona, cosa penso che le mie figlie conserveranno di me. Non so, non so davvero se saranno cose belle. Forse il riassunto è questa storia della corona di alloro, ma ora non è questo importante, è la laurea e la tesi, fatta su Bettelheim, "il mondo incantato", su Marie Luise Von Franz e altri, il femminile nelle fiabe. Andrà benissimo, me lo sento. 

martedì 8 dicembre 2015


E'  l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata Concezione, in cui si ricorda l'angelo di Dio che andò dalla giovane e sconosciuta Maria di Nazareth e le disse che le sarebbe nato un bambino piuttosto speciale. Abbiamo un meraviglioso dipinto del beato Angelico che rappresenta l'Annunciazione al Museo Diocesano di Cortona, questo qui sopra. Vedete come l'Angelo, col suo bellissimo vestito e le sue ali colorate, stia parlando e le parole scritte escano dalla sua bocca. Quando vidi questo dipinto ero molto piccola, ci portò a vederlo il babbo, come tutte le cose che riguardavano l'arte, e quando tornai a casa ne disegnai uno (quasi) uguale. Il 10 prossimo, dopodomani, la mia figlia piccola fa la laurea magistrale in filosofia. Come sempre qualcosa si conclude e qualcos'altro inizia, spero e auguro che sia qualcosa di bello e coinvolgente, non sempre facile né lineare, ma qualcosa a cui lei possa aderire con tutta se stessa. Mi tornano in mente certi disegni che lei faceva da bambina, che piacevano tanto al nonno, il mio babbo, questo che ricordavo a proposito del Beato Angelico: disegnava delle donnine con enormi cappelli pieni di roba, come se dalle teste nascessero mille cose, una fontana. Uno di questi giorni le ho ricordato questi disegni, alcuni dei quali abbiamo conservato: erano tutte le mie idee, tutte le cose che mi nascevano in testa! Ha detto lei.

Mentre arriva Natale

Sto leggendo e rileggendo un libro di Bruno Bettelheim "un genitore quasi perfetto". Mi sono formata in un periodo, quello degli anni sessanta e settanta, in cui si contestava tutto, cercando di trovare nuovi significati da sostituire a quelli vecchi. Ora che divento ufficialmente vecchia trovo questo autore che mi aiuta ad indagare le vecchie cose, che avevo quasi scartato o quanto meno criticato aspramente, e i loro significati profondi.
Bettelheim scrive molte cose riguardo alle feste ( per esempio il Natale che sta arrivando). Ecco qua, da "Un genitore quasi perfetto",  e quando Bettelheim parla del bambino, mettiamo al suo posto il bambino che siamo stati noi, ciò che è diventato quel bambino e i bambini con cui abbiamo a che fare. 

Le feste di famiglia celebrate attorno alla tavola riccamente imbandita servono a vincere le più grandi angosce del bambino, sia sul piano di realtà, sia, di gran lunga più importante, a livello simbolico. Vedere riunito tutto il parentado rassicura il bambino di non dover fare affidamento, per proteggersi dall'abbandono, soltanto sui suoi genitori, perché esistono tante altre persone alle quali fare ricorso nei momenti di crisi. Alla stessa stregua il pranzo abbondante garantisce, sul piano di realtà e a livello simbolico, dal pericolo di morire di fame. Le feste familiari costituiscono, sia a livello di coscienza sia per l'inconscio, una delle esperienze più rassicuranti che il bambino possa fare in relazione alle sue angosce più brucianti, e sono dunque fra le esperienze più costruttive che i genitori possono fornire ai propri figli per rafforzare il loro senso di sicurezza.

Tutte le ricorrenze più importanti commemorano una nascita o una rinascita, e la speranza insita in un tale significato simbolico continua, che ne siamo coscienti o meno, a rimandare la sua eco dentro di noi. 

Lungo la storia dell'umanità, i rituali e i sentimenti positivi ad essi associati sono sopravvissuti all'idea o all'evento che avevano dato origine alla festa, mentre l'idea si è modificata nel tempo. Per esempio il Natale all'inizio era un rito pagano, che celebrava la rinascita del Sole e della natura, e solo molto tardi vi fu associata la nascita del Cristo. Allo stesso modo i riti più antichi, portatori dei significati più profondi inconsci ed emotivi, ricompaiono in forma diversa, a volte dopo secoli . (Ecco perché mi ha tanto colpito la figura di dicembre= Saturno= Babbo Natale, l'iconografia è quasi identica!)
Così gli enormi falò accesi sulle montagne più alte la notte del solstizio d'inverno per invitare il sole  a fermarsi più a lungo nel cielo, sono ricomparsi sotto forma di candele che illuminano l'albero di Natale.. Sono riti troppo importanti per essere abbandonati, perché soddisfano bisogni molto profondi, di solito inconsci, dell'uomo.
La cosa straordinaria della magia buona dei giorni di festa è il suo potere di conferire sicurezza per tutto l'anno, quando più se ne ha bisogno, nelle situazioni più buie. I bambini lo sanno e, lasciati a se stessi, ricorrono alla forza simbolica che emana lo spirito delle festività per ricevere sostegno morale nei momenti di disperazione.

Quando i nazisti occuparono la Norvegia, la psicanalista svedese Stefi Pedersen fece da guida ad un gruppo di profughi, fra cui molti ragazzini, attraverso le alte montagne che dividono la Norvegia dalla Svezia. Poiché la scalata era difficile ed era vitale compierla in  fretta, tutti avevano dovuto limitare il bagaglio a ciò che erano in grado di portarsi in un piccolo zaino.... Consumate le poche provviste alimentari negli zaini dei bambini era rimasto ben poco.  Guardando per caso nel sacco di uno di loro, Stefi Pedersen vide che tra le poche povere cose che vi erano contenute c'era una stellina d'argento, di quelle che si appendono all'albero di Natale. La prese in mano sorpresa, ma subito sentì su di sé lo sguardo imbarazzato del bambino, come se avesse tradito un suo prezioso segreto. Senza una parola, rimise la stellina nel sacco. Poiché i bambini sarebbero stati affidati a lei una volta arrivati a destinazione, in Svezia, e poiché le interessava capire come dare loro la sicurezza necessaria in quei tragici frangenti, decise di scoprire quali altri oggetti i bambini avessero scelto di portare con sé nella fuga. Trovò in tutti gli zaini decorazioni natalizie da pochi soldi, stelle e campane di cartone coperte di carta argentata. Erano quelle le cose che i bambini avevano scelto di portare con sé nel loro viaggio, a preferenza di qualunque altro bene, per il resto avevano soltanto i vestiti che avevano indosso. Si trattava di bambini ebrei assimilati, che celebravano il Natale non come un evento religioso, ma come una festa della famiglia e dei bambini. Stefi Pedersen concluse che si erano portato via quei simboli di un passato felice perché essi soltanto avrebbero potuto irradiare una luce di speranza dentro la buia angoscia di un viaggio verso l'ignoto. 



  

mercoledì 2 dicembre 2015

Domenica in piazza per Avaaz

Domenica in tanti posti, in tutto il mondo, ci sono state manifestazioni contro il riscaldamento globale, organizzate da Avaaz che servono a dire ai potenti riuniti a Parigi che la gente non subisce le loro scelte passivamente, ma ha una propria opinione. Più siamo, più questa opinione pesa, questione di numeri. C'era una cosa anche ad Arezzo e io ci sono andata, per fare numero, superando la fatica e quel pizzico di disillusione che provo. Non c'è molto altro che si può fare, dopo l'orto e il giardino biologico, dopo il compost, dopo aver modificato alcuni comportamenti personali, dopo essere noi stessi e testimoniare con la nostra vita. Dovevo esser lì alle tre di pomeriggio, ma siccome poi dovevo stare tutta la sera fino a notte tarda in piedi al lavoro, ci sono andata mezz'ora più tardi. Che strana impressione! Mi sono trovata proiettata indietro nel tempo, fra persone che venticinque anni fa erano clienti del mio negozio di alimenti bio,( l"erba Salvia" , si chiamava), però ovviamente tutti invecchiati come me. C'erano anche tanti giovani, anche se nel complesso c'erano poche persone, forse un centinaio, a esagerare. 
Io credo che questa faccenda del clima interessi molta più gente, anche qui ad Arezzo. Ormai è una cosa macroscopica, ogni volta che piove ci sono frane e alluvioni, e trombe d'aria. Io non ricordo di aver mai visto trombe d'aria, da piccola. Le alluvioni erano sporadiche, avvenivano molto di rado. La prima tromba d'aria l'abbiamo vista passando sul golfo di Genova forse vent'anni fa, un filo scuro che ballava sulla superficie del mare, e non ci sembrava vero. Ora le trombe d'aria, le tempeste elettriche, le bombe d'acqua, sono frequentissime. Una notte, qualche tempo fa, che tornavo a casa dal lavoro, il cielo era talmente lampeggiante di fulmini che mi pareva di andare verso l'inferno. 
Non so se qualcuno abbia ancora bisogno di farsi convincere che il clima è cambiato e continua a cambiare con risultati disastrosi, nel senso che si producono proprio disastri.
Ormai anche i potenti della Terra hanno capito, metterci mano superando gli immediati interessi economici è difficile, anche se è molto chiaro che l'interesse economico di lungo periodo  è di agire subito. Si rischia di non aver più un'economia. I cambiamenti non vengono mai da soli, sembra che cambi una sola piccola cosa, lontana da noi, poi ci si accorge che, passettino per passettino, il cambiamento duro da accettare è arrivato fino a te, magari distruggendoti la casa o impedendoti di coltivare il tuo campo. 
Inutile che continui, i mezzi d'informazione sono pieni di notizie su questo, adesso, per i quindici giorni della COP 21. Dopo non si sa.
Insomma domenica sono andata in piazza. Non c'erano politici di nessuno schieramento, loro hanno l'arroganza di "sapere" cosa va fatto, e infatti si vede. Ognuno nel proprio pollaio.
C'era tanta gente diversa e qualcuno imbarazzato di trovarsi insieme a persone tanto diverse da lui. Un mio vecchio amico ha detto: "E' una testimonianza, peggio non sarà, semmai sarà meglio..." 
Mi sono guardata intorno: ogni persona ha fatto un lungo tratto di strada, dall'ultima volta che l'ho vista, uno ha vissuto per un lungo periodo a Findhorn, una è diventata un'artista della calligrafia cinese, una ha scritto un libro... a raccontarle tutte non ci si crede, che queste persone abbiano seguito tutte la propria stella. Buona fortuna e vento a favore, a tutti, a tutto il mondo, buona fortuna e buona vita, per questo Natale e il tempo che verrà, ai nostri figli, ai figli di tutti, a quelli che hanno una casa e a quelli che ne cercano una nuova e sono per strada, a cercare un posto pacifico per vivere.

martedì 1 dicembre 2015

Ignorare il Natale

Dunque: in questi giorni, ad un preside di un paese del Nord Italia, è venuta l'idea di ignorare il Natale nella sua scuola. Non voglio fare polemica, voglio ragionare. Quest'uomo, visto tutto questo casino dell'Isis e delle varie guerre e la presenza massiccia di immigrati e dei loro figli nella scuola, ha pensato di fare la sua parte eliminando quella che, secondo lui, può essere una causa di emarginazione, separazione, polemiche e alla fine, odio. Ignoriamo il Natale e facciamo una bella festa d'Inverno, però lontana dalle festività. E' venuto fuori un casino quasi internazionale, io seguo i notiziari e hanno ripetuto e fomentato la scintillina iniziale fino a creare un vero incendio, finché alla fine il preside, che sicuramente è una bravissima persona, si è sentito in dovere di dimettersi. Perché dico che, quasi di sicuro, è una brava persona? Perché si è posto il problema del rispetto, diversamente dalla maggioranza. E anche perché si è dimesso, chi è che si dimette, qui da noi? Solo le persone perbene, quegli altri hanno la colla al sedere, una colla speciale che si attiva quando trovano un posticino redditizio. 
Però io non sono d'accordo con lui. E' un discorso lungo, comincia da lontano, da quando i nostri antenati vedevano, in questo periodo dell'anno e alle nostre latitudini, diminuire la luce solare, e si spaventavano, sarebbe mai tornato a crescere, il Sole? Si sarebbero di nuovo allungate, le giornate, e la vita avrebbe di nuovo preso il sopravvento sul freddo e lungo inverno? Lo sapevano bene che sarebbe successo, ma quando fa freddo e buio non si sa mai, è meglio celebrare la luce, per essere quasi certi che torni in tutto il suo splendore! 
Ed ecco le feste d'inverno, che i romani celebravano come Saturnali, andate a vedere il post di Grazia di questo mese, blog "senza dedica". In queste feste che, svolgendosi fra il 17 e il 21 dicembre, precedevano il nostro periodo di Natale, che allora non esisteva, si "liberava Saturno", Dio pericoloso e inquieto, che stava tutto l'anno legato per i piedi, e si lasciava che si sbizzarrisse sulla terra. Poi c'erano i riti di Mitra del Sol invictus, le celebrazioni dei Celti e su tutto questo, arrivato il Cristianesimo, si è innestato il Natale cristiano, stabilendo che la nascita del Cristo fosse avvenuta proprio intorno al solstizio d'Inverno e saldando la rinascita del Sole all'Avvento della luce spirituale.
Il Natale, cancellando tutto il baraccone commerciale, è questa stratificazione di significati che ci accompagnano da millenni. Veramente pensiamo di cancellarli o ignorarli? Impossibile.  Tutti sentono il Natale, anche quelli che lo soffrono perché li obbliga, come festa della famiglia e degli affetti, luce delle nostre vite, a rivedere i propri comportamenti. Il Natale può essere vissuto anche solo con qualche candela, ornamenti naturali e non costosi, e offerto a chi è diverso da noi come un piccolo o grande dono, magari poi celebrando con bambini e adulti di altre tradizioni le loro credenze e festività. Questa è l'unica via per andare d'accordo, così penso io.

Invece abbiamo scelto di litigare anche per Natale, è arrivato Salvini col presepio a cavalcare la tigre di Natale, senza dimenticare che la tigre per Natale non c'è, c'è l'asino, e il bue. Lascio sospesi i significati. Ed è arrivato un signore a cui piace litigare facendo finta di voler bene a tutti, che ha distribuito ai bambini fuori della scuola, gratis, s'intende, cappellini da Babbo Natale, senza sapere che quella è piuttosto una pubblicità della Coca Cola... se io fossi stata lì come mamma l'avrei mandato dove si può immaginare, lui e i suoi cappucci rossi. E' meglio che io stia sola a Ciggiano, dappertutto troverei da leticare.