sabato 25 febbraio 2017

La Luna, asfalto, Margherita Hack, muschio, Trappist1, terraformazione.

La Luna.
In un'intervista Margherita Hack disse una volta che la Luna, oggetto delle fantasie umane e di tante composizioni poetiche, è in realtà una palla di roccia, color asfalto. Se si fosse lì si vedrebbe che è sterile e per niente poetica, così in effetti si vede dalle foto degli astronauti. Il color asfalto diventa, colpito dalla luce del sole e osservato dalla Terra, un bel colore bianco giallino, tipo una forma di  formaggio pecorino. A me piace, anche se qualche volta, nelle limpide notti di luna piena, mi sembra che la luce lunare sia fredda e inquietante. Una mia cara amica dice che le fa paura.

Asfalto.
 Per arrivare a casa nostra c'è un tratto di strada che fino ad una ventina di anni fa era bianca, sterrata, poi il nostro vicino la fece asfaltare, prima che venissimo a abitare qui. Per tanto tempo è stata solo di asfalto. Ora in mezzo alla stradina, per cui può passare solo un'auto, è cresciuta una striscia di muschio. C'è cresciuta piano piano, avrete visto anche voi come fa il muschio, crea piccole isole che poi si allargano, come cuscini vellutati.

Muschio.
Non so quasi niente del muschio, credo sia una delle forme di vita vegetale più antiche, insieme ai licheni, che se non sbaglio sono una simbiosi di muschi e alghe. So, del muschio, che ad un certo punto mette fuori piccole palmette, o filamenti con sopra una pallina o altre cosine graziose che sono i suoi organi riproduttori. Gli studiosi hanno chiamato queste cosine graziose "Archegoni" e "Anteridi", pensate un po' che esagerazione per una piantina primitiva che qualcuno nota solo a Natale, quando ancora i nostalgici saccheggiano il muschio per fare il presepe. Ogni cuscino è un microcosmo in cui passeggiano insetti che non sembrano mai, quando sono sul muschio, sporchi o pericolosi. Sono a casa loro. Il muschio, una volta insediato, dopo il primo agglomerato di filini, fa tutto da solo, si crea un substrato fatto delle sue parti morte, e cresce ancora sopra di esso, nutrendosi solo dell'acqua che cade dall'alto o si condensa di notte. Cresce e si allarga e fa humus per altre piante che verranno dopo. Produce terra buona anche sopra l'asfalto, crea le condizioni perché altri possano vivere, è il primo pioniere sulle rocce, purché ci sia un po' d'acqua. Così ha fatto sulla nostra stradina e la striscia di muschio si è allargata fino a dove passano le ruote delle auto, lì non ci è cresciuto niente. Mi era venuto in mente di togliere quel muschio, perché alla fine non ci sarebbe stata più la strada. Il ghiaccio di quest'inverno ha fatto scoppiare il muschio, credo che l'acqua trattenuta come da una spugna si sia espansa in forma di ghiaccio e poi è tornata liquida e ha spezzato il muschio in tanti frammenti che sono saltati come le mattonelle quando ghiaccia, e che ora potrò rastrellare. Credo che però siano ancora vivi, anche in estate il muschio sembra morto, sotto il sole forte , ma poi in autunno torna bello verde e fitto. Ieri ho provato a togliere le parti che erano rimaste intere: è venuta via una zolla che ho arrotolato come fosse moquette. Un tappeto di roba viva e humus. Sotto di esso ancora l'asfalto sterile.

Trappist 1
Ho pensato ai sette pianeti (forse di più) appena scoperti intorno alla stellina rossa Trappist 1 della costellazione dell'Acquario. Non sanno ancora se su alcuni di essi ci sia vita. Probabile di sì, anche se un "astrobiologo" di Arcetri diceva che se c'è vita la cosa più probabile è che siano batteri, cioè gli organismi più primitivi. Qui sulla Terra abbiamo avuto per moltissimo tempo quasi solo batteri, e poi, in un intervallo brevissimo, è esplosa tutta la varietà di vita che si vede oggi, compresi noi. Se si portasse qualche spora di muschio sui pianeti di Trappist 1 e si lasciasse lì, se c'è acqua, probabile che tornandoci fra un certo numero di anni, magari centomila o di più, ci si ritrovi una foresta, e forse degli animali. Animali e piante diversi da quelli che conosciamo, perché Trappist 1 non è il Sole e, per esempio, la luce che emette è rossa. La terraformazione a partire dal muschio...senti che mi è venuto in mente oggi. La terraformazione è una cosa nominata nei romanzi di fantascienza che leggevo da piccola e ora se ne parla seriamente, per esempio riguardo a Marte. Come rendere un luogo completamente inospitale adatto alla vita dell'uomo. Noi si sta facendo il contrario.

Aggiungo una cosa in ritardo, mi è venuta in mente al lavoro.
La pelle di muschio si stende a coprire tutti gli spazi liberi, nei boschi, e ha una funzione importantissima nel ciclo dell'acqua. La pelle di muschio sembra proprio una pelle, ma, se guardiamo tutto da lontano, vediamo che tutta la copertura boscosa è una pelle, un mantello per la terra. La terra, gli antichi greci la chiamavano Gaia, e così io ho chiamato mia figlia più piccola. Lei ha studiato il mito di Gaia, la Terra, che non si chiamava così quando era nuda e rocciosa, si chiamava Ctonie. (Ctonie, sotterranea, nascosta) Prese quest'altro nome quando il padre , o lo sposo (seondo diverse versioni) le regalò il mantello verde di vita. Non è bellissimo?

venerdì 10 febbraio 2017

"Arrival" e la mia amica Adriana

Questo post  è per persone che hanno già visto il film "Arrival". Gli altri si perderebbero la sorpresa. 

Quando ho visto il trailer,( lo dico in italiano, l'anteprima), ho pensato subito ad una mia amica che studia da molti anni calligrafia cinese.  I segni degli alieni di Arrival sono cerchi "arricchiti", come tracciati dal pennello di un calligrafo cinese, e mi hanno ricordato subito uno dei primi lavori dell'Adriana. Trovate nel link molte foto dei suoi lavori, che però non le rendono giustizia.  
Conosco l'Adriana da moltissimo tempo, alcuni anni fa seppi che c'era una sua mostra nella foresteria del convento di Camaldoli. Rimasi molto sorpresa, si trattava di calligrafia cinese, non sapevo che l'Adriana si occupasse di questo e sinceramente pensai "chissà che palle", ma poi andai a vedere. Se  una persona amica fa una cosa del genere ci vado, eccome.
La mostra mi stupì parecchio e mi entusiasmò, anche se io so quasi niente di calligrafia cinese. Le opere erano vive e bellissime, anche se io non avevo strumenti per capire bene, ma "arrivavano" lo stesso. Mi ha regalato un suo lavoro, la trascrizione di un ideogramma che significa "madre". E' potente. E' appeso alla parete dietro al computer, lo vedo alzando gli occhi ogni volta che mi siedo qui. Ho provato a metterci un altro quadro,  di un pittore amico di famiglia a cui sono affezionatissima, ma ho dovuto rimettere la "madre", perché è vivo e dinamico, attivo per me, non so come altro spiegarlo. 

"Arrival" (l'arrivo) è un film di fantascienza di Denis Villeneuve, un regista canadese. Ho sentito per caso una recensione del film, il critico diceva che è un film di fantascienza in cui non succede niente. Certo non ci sono inseguimenti in auto,  né auto bruciate e neanche combattimenti di quelli che se succedesse nella vita al primo cazzotto saresti steso e nei film invece se ne danno centinaia e si rialzano sempre. 
Arrival comincia con poche immagini di una donna che ha una figlia, una bambina che si ammala e muore. Sono immagini spezzate, come sogni o ricordi. La stessa donna delle prime immagini è una linguista molto famosa, la dottoressa Louise Banks, che insegna in un'Università americana. Durante una lezione, che viene interrotta, apprende la notizia dell'arrivo, nei cieli di dodici località del mondo, di altrettante navi spaziali che restano sospese nell'aria.
Sono strani oggetti, enormi, che somigliano  a semi, o a granelli di polline, e nel film vengono chiamate "gusci". Sono color ardesia, fatte di un materiale sconosciuto che sembra roccia. La dottoressa Banks riceve la visita di un militare che le chiede di lavorare per l'esercito per trovare il modo di comunicare con gli alieni, e accetta. Insieme a lei viene convocato un fisico teorico, il dottor Gary Donnelly. L'astronave/seme è sospesa sopra un grande campo, in un paesaggio rurale, nel Montana, e i due, accompagnati da alcuni soldati e dal militare (dev'essere un colonnello, ma non ho memoria per queste cose) che ha preso contatto con loro, vestiti con tute ingombranti antiradiazioni, vanno sotto la nave. Ogni 18 ore si apre in basso un portellone e possono entrare. Vanno con un mezzo di quelli che hanno un piano che si può alzare, un oggetto comune, di quelli che si usano nei lavori edili, per lavorare in alto. Una volta arrivati dentro la nave c'è sopra di loro una galleria verticale, e devono fare un salto sulle pareti laterali perché non sia più verticale, in pratica cambia la gravità, e si può stare in piedi sulla parete, aderenti come sulla superficie del pianeta, vedendo la terra e la gente che ci cammina sopra attraverso la galleria, di fianco...non si sa più cosa sia il sotto e il sopra.
Percorrendo questo tunnel si trovano in una sala divisa da una barriera trasparente, di là c'è molto gas che impedisce in parte la vista e attraverso questo mezzo arrivano i due extraterrestri, due "polipi" enormi, chiamati, per il numero dei tentacoli, eptapodi. Questo è un film in cui non si dicono tante cose, le informazioni arrivano dai dialoghi, che sono abbastanza scarni e realistici, e anche le musiche evocano solo il mistero e la meraviglia. Bisogna stare attenti a quello che viene detto e si lascia molto spazio all'intuizione e all'immaginazione. In altri film e racconti di questo tipo il primo contatto con gli alieni avviene attraverso la scienza, in "Contact", per esempio, torna dallo spazio un messaggio lanciato  dagli uomini all'epoca del nazismo, la prima trasmissione televisiva con Hitler che parla, che viene rispedito indietro, come una scatola con un nuovo contenuto, con tutte le informazioni utili per instaurare un dialogo su basi scientifiche,  una specie di alfabeto, e anche con il progetto per costruire la macchina che porterà la dottoressa Arroway nel lontanissimo luogo d'incontro con gli alieni.

In questo film invece si privilegia il linguaggio. La dottoressa Banks, ascoltando le incomprensibili voci degli alieni, non si fa intimorire e prova con la scrittura, "è più veloce, si fa prima" dice, scrivendo il proprio nome su una lavagnetta e spogliandosi della tuta. E' un atto di coraggio e di fiducia, devono vedermi, dice. Ottiene in risposta una parola anch'essa scritta, il nome della creatura dall'altra parte della barriera. E' scritta con l'inchiostro emesso dalla creatura ed è un cerchio, mi viene da dire arricchito. Tutto viene espresso dagli eptapodi attraverso cerchi come quelli che vedete nelle immagini.
Louise comincia a analizzare questo linguaggio, aiutata dal suo collega fisico  e da una squadra di studiosi, e attraverso questi segni alieni entra profondamente in contatto con gli eptapodi. Studiando altre lingue in effetti si approccia un altro modo di vedere il mondo, di percepirlo e di esprimerlo.

All'inizio, quando il colonnello va a trovare Louise, parlando di un collega linguista, lei dice"Gli chieda la sua traduzione della parola sanscrita per dire guerra:". 
Quando lui torna per ingaggiarla dice "Il suo collega ha tradotto con "litigio", lei come traduce?"
"Desiderare altre mucche." Lì per lì questo dialogo sembra strambo, ma se ne capisce il senso quando Louise parla dei linguaggi, di come appunto impararli sia entrare nelle menti che li hanno creati. Le antichissime popolazioni dell'India che hanno creato il sanscrito si facevano guerra perché desideravano "più mucche" e nelle parole scritte resta , come dire, il pensiero che le ha originate. 

Louise comincia anche ad avere dei flash, delle visioni di se stessa con una figlia che non è ancora nata, le stesse con cui inizia il film. Sono visioni che la turbano, ma lo stesso va avanti col lavoro, forse proprio perché è così profondamente coinvolta. Il viaggio nella lingua aliena è anche un viaggio di contatto con le creature e con se stessa. Ma naturalmente c'è fin dall'inizio uno scopo nel suo lavoro: i militari, i governanti del mondo vogliono sapere tante cose, perché sono venuti gli alieni? Cosa vogliono? Hanno intenzioni bellicose? Il mondo intero è turbato dalla presenza delle astronavi, e in ogni sito in cui le navi spaziali sono comparse si tenta un approccio, in Cina e in Russia ci si prepara ad un attacco, ma anche negli Usa alcuni soldati, di propria iniziativa, introducono una bomba nella galleria antigravità, mentre sono presenti Louise e il suo collega, che sono salvati dagli alieni, mentre uno dei due eptapodi muore. Alla fine è Louise a risolvere la cosa, attraverso questa sua nuova facoltà di vedere certe cose del futuro. Vede il libro che scriverà, dal titolo "tradurre l'Eptapodo, la lingua unversale". C'è  un momento in cui il futuro e il presente si toccano e dal futuro le arrivano le informazioni che servono per superare la crisi. 
L'alieno superstite le rivela che sono venuti a portare in dono proprio la loro lingua, (la lingua "strumento")  e che fra tremila anni gli alieni avranno bisogno, non dice come e perché, dell'aiuto della specie umana. Mentre le grandi astronavi si dissolvono, in partenza, nel cielo della Terra, Louise e Gary si accorgono di amarsi, ma lei lo sa già, l'ha visto, e lui le chiede di avere un figlio. Lei dice di sì, pur sapendo tutto quello che sarebbe accaduto, la nascita della bambina, ma anche la sua malattia incurabile. Dice sì a tutto, a tutti gli aspetti della vita che arriva, alla gioia e alla sofferenza. Dice sì, accetta e aderisce alla propria vita.

 Arrival è un bellissimo film, che non cura troppo l'estetica ma trasmette lo stesso un'idea di bellezza. E' un film che non si capisce tutto in una volta sola, almeno io avrei bisogno di rivederlo, e ha tanti contenuti e livelli di lettura , come tutte le cose buone. Introduce all'importanza del linguaggio, una delle più importanti e belle creazioni dell'umanità. Suggerisce la possibilità di un linguaggio universale.
Suggerisce anche la circolarità del tempo, una cosa che qualche volta nel corso della vita ci pare di sperimentare, che tutte le cose siano come già accadute e noi le conosciamo, anche se sono davanti a noi nella linea temporale. Ho parlato di questo con mia figlia e lei, con poche parole, mi ha fatto capire di più. La circolarità del pensiero è un concetto delle filosofie orientali. Non è tanto vedere il futuro, quanto che tutto è presente. E' una cosa in cui ci si perde. Forse una parte di noi è davvero fuori da questa dimensione. La circolarità è nelle parole/ideogrammi degli eptapodi, e nel nome della bambina, Hannah, un palindromo, che è uguale letto in un senso e al contrario. La storia di Arrival è minima, sappiamo che Louise verrà premiata, o celebrato il suo lavoro. Allo spettatore è lasciata molta libertà di immaginare colmando i vuoti, se vuole. Forse, dato che l'eptapodo è stato tradotto, si può pensare che ci siano nel futuro dei rapporti stabili e pacifici fra le due specie. Forse, per me che ho bisogno di rassicurazioni, ci sarà un altro momento in cui futuro e presente si toccano, e arriveranno dal futuro informazioni che permetteranno di salvare la bambina, così alla fine il tempo non è tanto circolare, ma piuttosto una spirale in cui le cose possono sempre cambiare ed evolversi e niente è scritto.