giovedì 27 aprile 2017

La sonda Cassini, Carl Sagan e il suo Pale blue dot, nuotare in mare aperto (o starsene sospesi nello spazio)

 Il  fatto: qualche giorno fa ho visto pubblicata su facebook una foto un pò speciale, su "Chi ha paura del buio". 
Speciale per parecchi motivi: si tratta di un'immagine presa dalla sonda Cassini, che si trova in questi giorni (terrestri) fra gli anelli di Saturno, infatti sopra si vede il pianeta con una parte degli anelli, e in mezzo due punti luminosi, uno più grande e uno appena visibile: la Terra e la sua Luna. Certo di foto così, prese dallo spazio, se ne vedono tante; eppure, chi lo sa, forse era il momento adatto, per me è stata una piccola rivelazione.

Mi sono sentita come quando andammo al mare all'Elba e facevamo il bagno nel piccolo golfo dell'Innamorata. Le bambine erano bambine, e la più piccola non sapeva ancora nuotare. Quella grande andava in giro coraggiosa e curiosa col babbo, con la maschera e le pinne, la piccola (quanti anni? forse 5) metteva un salvagente e la portavo con me lontano, abbastanza al largo, finché dalle due parti intorno a noi vedevo la terra, cioè le braccia accoglienti dell'isola che componevano il golfo. Oltre c'era il mare aperto e vedermi intorno solo acqua mi metteva paura. Mi piaceva tantissimo andarmene  in giro con mia figlia in acqua e spero che lei se lo ricordi. 
Ecco qua: vedere la Terra piccola e luminosa come una stellina, lontanissima da sembrare un punto, e sospesa nel niente mi ha fatto lo stesso effetto di nuotare in mare aperto, fuori del golfo dell'Innamorata. Cioè  un pochino di panico.

Il commento alla foto dice: siamo tutti lì, in quel puntino luminoso. Già. Siamo tutti lì e ci farebbe comodo vederci dal di fuori. Quella è la nostra casa e bisognerebbe tenerla bene, impegnarci tutti molto. Non c'è altro intorno. Anche se tutti gridassimo aiuto non verrebbe nessuno, a dispetto di tutti gli ufologi. Siamo sospesi nel niente e possiamo vederci così già solo dall'orbita di Saturno, che non è un posto tanto lontano. E' ancora nel sistema della stella che chiamiamo Sole. Più lontano non ci vede più nessuno, il nostro pianeta è polvere nello spazio. 
Eppure. 
Eppure questi esseri che abitano un frammento di roccia perso nel niente sono stati capaci di mandare una macchina, mica la prima del resto, a studiare e prendere foto lontanissimo, secondo le nostre misure, ma anche molto vicino, secondo misure galattiche. Se fosse vivo mio padre proverebbe la stessa meraviglia che provo io, lui che era un tecnico e amava l'astronomia e la fisica. Meraviglia e una punta di orgoglio.


Ieri sera ne parlavo al telefono con mia figlia grande che si trova in Scozia. Anche questa è una cosa incredibile, che si può fare ora e non si poteva solo pochi anni fa, di parlare seduta sul divano di casa con una figlia che sta a migliaia di chilometri senza spendere un patrimonio. Lei mi ha detto che Carl Sagan, (il fisico che ha scritto "Contact" da cui è stato tratto il film, e ha fatto tante altre cose che non so), ha scritto, partendo da un'immagine simile, presa nel 1990 dalla sonda Voyager 1, "Pale blue dot" , cioè un pallido punto azzurro. Gli venne l'idea, ora che la sonda era in viaggio e si trovava molto avanti nel sistema solare, di farla girare e prendere un'immagine del cammino fatto e della Terra. L'immagine è questa:



La Terra è quel punto luminoso, azzurro pallido, nella banda di colore rosato.  Scopro che le parole di Carl Sagan esprimono esattamente ciò che ho pensato e le riporto qui. Grazie Fiamma. (Fiamma è mia figlia.)

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. »


Queste parole sono... fantastiche? realistiche? forse la verità delle cose commuove? forse sembra ancora di più un miracolo la fioritura delle peonie rosa fucsia, la piccola rana perfetta che canta sulla foglia di ninfea, il viso delle mie ( e dei vostri) figlie (e figli), il giunglardino della Loretta?  
Bisognerebbe ricordare queste parole ogni giorno, e farle bene capire, come è successo a me, ai vari Trump e Kim non so cos'altro che si alternano, durando meno di un attimo, ma in quell'attimo capaci di distruggere molto,  sulla faccia del pianeta. 

martedì 11 aprile 2017

una data da ricordare

 5 aprile 2017.  E' una data che voglio ricordare, mia figlia grande ha avuto il primo colloquio per un lavoro che riguarda quello che lei ha studiato ed è andato bene. E' un colloquio avuto senza raccomandazioni e intrallazzi di nessun genere. Ha presentato il suo curriculum e l'hanno chiamata. Quindi, qualunque cosa lei scelga di fare, accettarlo o no, ma credo che lo accetterà, è per me, e per noi come famiglia, un punto di svolta da sottolineare, ricordare e festeggiare. Arriva dopo un lungo percorso di studi, ma arriva.  Aveva concluso alla fine dell'estate un master molto impegnativo durato un anno in Scozia. Alla fine di questo si era cercata, in Scozia, un lavoro che le permettesse di mantenersi e intanto cercarsene un altro nel suo campo di studi, ora forse ci siamo.  Questo post riguarda lei, ma soprattutto me. Mi ricordo quando lei aveva sette mesi e mise il primo dentino. Qualcuno mi disse che nelle famiglie contadine si festeggiava il primo dentino facendo un bel regalo alla mamma, di solito un anellino d'oro. Significava che, dopo la gravidanza, il parto e l'allattamento, la mamma aveva concluso una prima parte del suo compito, portando il bambino in salute al primo dente, che è lo strumento per mangiare da solo. Fra poco la bocca sarebbe stata piena di dentini e il piccolo si sarebbe affrancato dalla madre, avrebbe raggiunto una prima autonomia. Non sapevo nulla di questa tradizione, ma mi piacque molto questo riconoscimento. Piccoli rituali che scandiscono i passi della vita. In seguito di passi ne sono stati fatti tanti, con grande impegno e anche fatica. Dopo la laurea in Italia le si era prospettata, in modo molto vago, una collaborazione proprio con l' Università, ma la paga era da fame e c'era la prospettiva di lavorare tanto, restare comunque dipendenti dalla famiglia, non potersi costruire niente e magari vedersi passare avanti dei raccomandati. Quindi, con il nostro disappunto, aveva chiesto ancora il nostro aiuto per fare un altro anno di studi, questa volta in Scozia. Finito anche quello aveva trovato questo lavoro da cameriera, ed era là, a Glasgow, molto lontano, a fare una cosa per cui non è necessaria, alla fine, alcuna precisa specializzazione, che avrebbe potuto fare anche qui, ma forse qui non avrebbe trovato neanche quello.  Al ritorno dal lavoro, in piena notte, mi succede spesso di non riuscire ad addormentarmi, e la vita mi sembra un percorso insensato in cui niente  va come dovrebbe. Le notizie che arrivano dai media sono quasi sempre spaventose e la vita sembra una strada sempre in salita. Le tappe che una volta consideravamo immancabili non ci sono più. La fine degli studi dei figli non significa per forza che si rendano autonomi, né che si formino a loro volta una famiglia. Non parlo di sposarsi, quello ormai lo vogliono fare solo, con grande trasporto e desiderio, le coppie omosessuali. Parlo di amare un'altra persona e fare un progetto di vita insieme, che comprenda o meno dei figli. Per me, ho ritrovato lavoro a 56 anni e mi considero fortunata, ma non so davvero quanti vorrebbero questo mio lavoro, faticoso, svolto sei giorni su sette, senza mai un giorno di festa libero, e nelle ore notturne. Sono una donna ancora e sempre attiva, per forza e senza poter mollare mai; se voglio, oltre al resto, conservare anche il giardino e la terra, che mi danno gioia. Le figlie, penso di notte, sono ancora figlie, all'età in cui io avevo già loro ed ero madre. Essere figli ed essere madri, o padri, è una condizione diversa nella sostanza. Tutto sembra immobile. Ma ora c'è questa notizia, un vero lavoro, ottenuto dopo una lunga strada impegnativa e sembra che tutto riacquisti, per un pò, maggiore equilibrio.