giovedì 21 dicembre 2017

solstizio d'inverno

Il giardino di dicembre è tranquillo, con pochi canti di uccelli. Alla fine di ottobre ancora era tutto secco, poi è piovuto e il giorno dopo sembrava arrivato finalmente l'autunno. Le querce che dopo l'estate ardente avevano conservato le foglie verdi, non molte, all'improvviso viravano al giallo. Con la pioggia il giallo si fa intenso e profondo e il grigio degli olivi diventa argento. Ora sembra tutto normale, i danni riparati, ma chissà che ci attende l'anno prossimo? Per la dolcezza di questa stagione intorno al solstizio vorrei che tutto restasse così, per qualche mese, calmo, addormentato, freddo, senza pericoli, senza catastrofi. Fa freddo, sì, di notte si va sotto zero eppure i germogli degli ellebori gonfiano e la lonicera fragrantissima fiorisce imperturbabile, spargendo quel suo profumo fresco e acido, agrumato, che guarisce il cuore.  La scorsa primavera ho tolto di terra il calicanto invernale. la posizione non gli si confaceva e appena faceva più caldo veniva divorato dalle lumache, a cui piace il sapore delle foglie, che sono anche quelle profumate di spezie. Non riusciva a far quasi niente, fra assalti di lumache e calore estivo, e l'ho tolto e spostato in una posizione più favorevole, pensavo, ma poi l'estate, nonostante le annaffiature, ha finito di ucciderlo. Mi dispiace tanto, dovrei riprendere un calicanto e pensare bene dove metterlo, i profumi e i fiori invernali sono pochi e molto preziosi intorno alla casa. Ora il giardino dorme, i bulbi e i rizomi si preparano in silenzio nella terra, il nocciolo fa scendere gli amenti e arriverà qualche raro bombo o ape infreddolita. Il grande abete sembra felice nella stagione che gli si adatta di più. Acquistano importanza il paesaggio e la luce del sole, che dura poco, ma è così bella...E' il tempo della luce, quando manca e mi accorgo di quanto è importante nella mia vita; il tempo dei sogni, che arrivano magici a segnare la strada, il tempo degli affetti, delle persone che tornano, delle bestiole che affollano le poltrone e i tappeti di casa...

1 commento:

  1. Un tuffo nel tuo grande giardino.
    Nella terza foto ho riconosciuto l'aspidistra, come vedi anch'io... ma no, so il nome di quella pianta che mia madre aveva trapiantata in un grandissimo vaso, per via di Orwell perchè lei la chiamava "millefoglie".

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