sabato 20 gennaio 2018

il suolo

A Paneveggio, vicino al ponte sul Travignolo, visitai un piccolo museo dedicato al suolo che mi commosse. Strano, no? , commuoversi per il suolo, eppure se sapessimo quante creature vivono e lavorano nel suolo che calpestiamo staremmo attenti perfino a dove mettiamo i piedi. Ci sono più esseri viventi che terreno inerte, sotto le nostre scarpe. Tutti vivono e lavorano per vivificare la terra, renderla fertile. Sotto di noi un universo di creature diversissime,  insetti, batteri, microrganismi, radici di piante piccolissime, ma anche di enormi alberi, che si muovono, esplorano e stanno in simbiosi con gli organi sotterranei dei funghi... si può solo dire che è meraviglioso. E' per questo che mettere le mani nella terra fa tanto bene? 
Da qualche anno i Comuni distribuiscono le compostiere per incoraggiare la pratica del recupero degli scarti, ma certo se la gente non sa bene come usarle servono a poco. Poi sembra che se non si ha una compostiera il composto non si può fare.  Io non l'ho voluta, faccio il composto fuori terra e tutto quello che mi serve è un pezzetto di campo che io stessa pulisco dalle erbacce, cosiddette erbacce, ma buone anche quelle. Qualcuno che si è informato riesce a far funzionare la compostiera. Una volta una signora che abitava nei dintorni mi chiese di dare un'occhiata alla sua compostiera per capire cosa non funzionava: aprì il coperchio e si alzò una nuvola di insetti, moscerini della frutta e mosche, mosconi di tutti i generi. E' questo che succede quando il materiale organico marcisce, si formano sostanze puzzolenti che attirano gli animali amici dei cadaveri. Dentro, uno spettacolo disarmante di roba buttata a infradiciare senza copertura. Mi misi a ridere: cos'era che non andava? Tutto. Provai a spiegare che se non metteva dentro anche qualcosa che assorbisse i liquidi, del materiale asciutto, non c'era possibilità di avere del buon composto. Ma la signora non mi ascoltò, mi sentì parlare ma non mi ascoltò. Qualche volta lo scambio, pur avendo tutti gli organi che servono perfettamente a posto, è impossibile. 
Molte persone, fra cui anche io parecchi anni fa, pensano che la natura sia abile e perfetta senza il nostro intervento, ma anche se osserviamo gli animali vediamo che praticano vere e proprie tecniche per migliorare certi processi utili alle loro esistenze. Anche loro, che ci sembrano più natura di noi, imparano a migliorare la natura.

I libri di biodinamica sono in gran parte dedicati a questo: la cura del suolo, del terreno. Sembra noioso, ma è basilare. Quando si cura il suolo, o si risana, se ne avvataggiano anche le creature che ci vivono. Una volta sentii una conferenza dell'associazione "Suolo e salute" (per l'appunto). Il relatore raccontava di una mandria di vacche ammalate, a cui mancavano certi minerali importanti per la salute. Avevano provato a inserirli nella dieta, ad aggiungerli ai foraggi, ma non riuscivano ad assimilarli. Dopo vari tentativi andati a vuoto a qualcuno era venuta l'idea di usare una concimazione per i pascoli che contenesse quei sali minerali. Le erbe li avevano assorbiti e elaborati, e le vacche avevano mangiato quelle erbe ed erano guarite, riuscendo a assimilare quello che serviva  per star bene.
 
Compostare, si può imparare a farlo anche con raffinatezza. Questo insegnava il libretto sul composto dell’editrice antroposofica, che non ho più, prestato a qualcuno e mai tornato indietro. Faceva parte dei quaderni di biodinamica. Lo devo ricomprare. Poi avevo, e ho ancora, un altro libro semplice che si intitola “l’orto e il giardino, come coltivarli con metodo biologico” ed è un libro americano, scritto dai redattori di una rivista che si chiama “organic gardening and farming”. Gli americani, si sa, sono pragmatici. Quando studiavo materie scientifiche il prof di analisi matematica diceva che nelle nostre università le dimostrazioni dei teoremi erano lunghe e non si saltava neanche un passaggio, così si poteva essere certi del risultato. Nelle università americane, invece, diceva lui, le dimostrazioni sono intuitive, i passaggi si saltano con disinvoltura. Questo libretto in questo senso è molto americano ed è adatto ad un primo approccio col biologico, e a un antigiardiniere. E’ da questo libretto che ho imparato a usare in modo non ortodosso il tagliaerba, e ho anche imparato che mettere nel composto materiali diversi lo arricchisce. Ogni materiale contiene qualche sostanza particolare. Per una pasticciona a cui piace recuperare era una scoperta, e dava, come dirlo altrimenti, il permesso, di pasticciare! Diceva che i capelli umani contengono moltissimo azoto e che se ben umificati si compostano bene, si può fare un accordo con un barbiere, per passare a ritirarli. Mi veniva da ridere! Mi immaginavo di ritirare sacchi di capelli dalla mia parrucchiera. E tutti quelli tinti, che è più roba chimica artificiale che altro? Meglio di no.
Parlava anche delle bucce di banana,  degli scarti della lavorazione del cacao e di accordi fatti con venditori e supermercati per poter ritirare grandi quantità di materiale organico. Sull’onda dell’entusiasmo feci una stupidaggine. Vicino al posto dove lavoravo c’era un supermercato che vendeva pesce fresco. Quando lo compravo vedevo che scartavano le interiora, le code, le teste, e buttavano tutto in dei sacchi azzurri. Gli scarti di pesce compostati sono ottimi per le piante. Un giorno intorno alle due andai a frugare in uno dei loro bidoni. Per fortuna in giro non c’era nessuno. Caricai in auto uno di questi sacchi puzzolenti pensando di trovarci un tesoro di scarti di pesce, ma c’era soprattutto carta. Quel poco lo aggiunsi comunque al composto. Non avevo pensato ai cani, i nostri cani. L’odore gli piacque moltissimo e ci si rotolarono sopra.
L’istinto del cane è di coprirsi di odori tremendi per confondere le prede e non far sentire il proprio, di odore. Il giorno dopo puzzavano come una pescheria andata a male. Mi sentii così stupida per non averci pensato. E se ci penso bene mio marito e le mie figlie hanno avuto una pazienza... per fortuna i cani dormivano fuori e poi li lavammo tutti. Gli esperimenti finirono lì e anche i sogni di procurarmi materiali gratuiti di scarto e fare enormi cumuli di magico compost che rendeva la terra fertilissima, come la scatolina con la manciata di terreno del bosco di Lorien che la fata Galadriel regalò a Sam Gangee nel Signore degli anelli. Darei non so cosa per quel cofanetto.

venerdì 19 gennaio 2018

il Composto

Il composto è una materia affascinante, adatta agli inizi dell'anno, quando, simbolicamente, le cose si formano e bisogna aiutarle a prendere la forma, organizzarle. Prepararlo è quasi un lavoro da Creatore. Quando mi avvicinavo agli argomenti dell'agricoltura biologica incontrai il Composto, per primo. All'epoca non volevo fare solo un giardino, nemmeno ora lo vorrei. Chi sta in campagna deve avere una relazione con il posto in cui vive, e il composto è una delle basi di questa relazione, è il recupero di tutto il materiale organico di scarto che si produce in azienda, o in casa e in giardino, nel pollaio se uno ha dei polli, nella stalla se ha animali da stalla. I primi tempi che abitavamo in campagna avevo degli interlocutori, contadini della mia età di ora, che io vedevo abbastanza anziani, che venivano per i lavori agricoli. Che bisogno c'è di fare una cosa complicata? Mi dicevano. Fa una buca, ce n'è già una nell'orto, e butta tutto lì, piano piano marcisce. Loro buttavano tutto nella concimaia, che per la presenza preponderante del letame, digeriva e faceva sparire quasi tutto in fretta. Ma io letame non ne avevo.
E' vero, la roba marcisce, appunto. Avevo trovato in giro, anche molto in giro, lontano, perché ad Arezzo di coltivazioni biologiche in quegi anni non fregava niente a nessuno, i primi libretti sull'orto biologico. Nel libretto sul composto dell'editrice antroposofica si diceva di sminuzzare il materiale, non metterlo a pezzi grossi, di fare un cumulo con una sezione trapezoidale, di stare attenti alla proporzione carbonio/azoto. Per la sezione c'erano dei disegni, per fortuna, ma sulla faccenda carbonio azoto ci persi un pò la testa, era chimica, per me una porta chiusa, finché non capii che era molto semplice, perché il carbonio è nella parte secca e legnosa dei vegetali, mentre l'azoto è in tutto ciò che è fresco e ricco d'acqua. Si trattava di fare strati o comunque mescolare le due componenti per avere una fermentazione corretta. Se c'è troppa parte umida il materiale marcisce con odori forti di acido e putrefazione, se c'è troppo secco succede poco e si sviluppano piuttosto funghi. Con una buona proporzione anche approssimativa il composto fermenta. Questa cosa mi affascinava veramente. Dicevano tutti, biodinamici e non, che la massa fermentando aumentava di temperatura raggiungendo anche i 90°! Non riuscivo a crederci. A 90° il materiale si sterilizza. Bisognava solo provare e era una cosa che potevo fare davvero, non c'era bisogno di tecnologie e arnesi speciali. Feci il primo cumulo nel giro di qualche giorno, misi anche l'erba tagliata del pratino e gli scarti di potature tritati sempre dal tagliaerba, al quale ho fatto sempre fare dei lavori impropri. Misi un palo dritto in mezzo al cumulo, serve per mettere i preparati biodinamici, ma io non ce li avevo, ma serve anche per arieggiare il composto. Dopo un paio di giorni misi una mano dentro e scottava! Ero molto orgogliosa come se avessi fatto qualcosa di speciale, ma avevo solo seguito una procedura e stavano avvenendo reazione chimiche del tutto naturali. Da lì sono seguiti moltissimi altri cumuli di composto, fino ad ora. 
L'ho fatto sempre all'ombra, come dicono i manuali, per evitare che si seccasse troppo, ho fatto anche un cumulo sotto l'abete, con l'idea di nutrire la pianta, e effettivamente sembra gli abbia fatto piacere. Ho lavorato in solitudine, leggendo ma anche formandomi idee non sempre corrette, e senza scambi rischio di continuare a pensare cose sbagliate. Un antigiardiniere solitario. Una volta, quando avevo quasi la metà dell'età di ora, uno molto informato mi disse "Ma tu sai quando cominciano a formarsi gli acidi umici nel composto?" Non lo sapevo. "Allora studia!" con tono di insegnante pignolo.
Non ho studiato chimica e penso che il composto si possa fare anche come si usa il telefonino, in modo intuitivo e facendo pratica. Non sarà perfetto, sarà sempre diverso, penso, perché una volta fa troppo caldo e poi troppo freddo, la fermentazione è lenta o rapidissima, oppure si secca perché non piove e il materiale che si usa non è tutto uguale, ma che ci interessa?  Maturerà la stagione successiva, quando finalmente pioverà. Sarà sempre un buon uso degli scarti, e i nostri naturali alleati, tutte le creature del terreno, ci aiuteranno a demolire ciò che resta e trasformarlo in humus. Loro non sanno la chimica ma riescono a fare cose eccellenti.
Nei miei vari cumuli le parti esterne restano non compostate, fanno da copertura, da buccia. Uso l'interno e con la buccia faccio nuovo compost. C'è chi gira il composto col forcone, io non faccio neanche quello. A volte do composto non del tutto maturo ai pomodori quando li pianto, gliene metto un secchiello alla base. I pomodori sono voraci e non schizzinosi.  Quando si prende terriccio dal cumulo ci si accorge che ci sono resti di insetti, anche moltissimi, come se all'interno un'intera colonia avesse vissuto e lavorato senza che io me ne accorgessi. Oppure ci si trovano i dormienti, che sono le larve dei maggiolini, diversi tipi di coleotteri che fanno le uova nel composto dove poi la larva troverà cibo per svilupparsi. Se si hanno delle galline i dormienti si possono portare a loro, ne sono ghiotte ed è come portargli una bistecca. Ero convinta che si dovessero togliere i dormienti dalla terra perché mangiano le radici delle piante. Poi poco tempo fa su Gardenia ho trovato un articolo di difesa dei dormienti, diceva della loro utilità e del ruolo benefico che hanno nel suolo. Questo mi ha riappacificato anche con loro e se qualcuno finisce nella terra dei vasi non mi preoccupo. 

Lombrichi rossi

Una cara amica anni fa mi diede dei lombrichi rossi. I famosi red worms. Erano gli anni in cui si scoprivano i lombrichi e si diceva che si sarebbe diventati ricchi allevandoli. 
La mia amica fece un piccolo allevamento, per avere buon concime per l'orto, che seguiva suo marito, lo teneva all'aperto e ci portava i rifiuti organici, come nel compost, e teneva tutto coperto con dei cartoni. Un giorno mi diede un barattolo con una manciata di red worms. Li portai a casa come un dono prezioso, emozionata! Li misi nel composto nella parte semimatura, pensando che le sostanze e il calore che si producono nella parte più attiva li avrebbero disturbati. Da allora i lombrichi hanno fatto la loro vita indipendentemente da noi, li troviamo in gran numero nel compost anche fresco, perché questi sono vermi del letame, veloci e guizzanti, attivi, e vanno anche nei materiali all'inizio della decomposizione, mentre i lenti lombrichi grigi di terra sono più delicati. Li troviamo anche dovunque abbiamo portato manciate di composto per nutrire la terra. Quando piove vengono in superficie. I lombrichi mangiano la terra e la digeriscono, ma non ci sono solo loro.

giovedì 11 gennaio 2018

Gennaio 2018


Ieri ho smontato gli addobbi del Natale. Fra un pò sono vecchia eppure amo moltissimo gli addobbi natalizi, ho una passione per le palline di vetro. Mentre li mettevo nelle scatole ben involtati nella carta mi veniva voglia di ricominciare daccapo e tirar tutto fuori...ma il bello è che questa cosa si fa una volta all'anno. Ora la casa sembra nuda. Dovrei rifare qualche decorazione per gennaio, adatta agli inizi. 

Non è vero che l'inverno è una stagione ferma. Il nocciolo che fino alla fine di novembre aveva ancora tutte le foglie, le ha perse tutte insieme e ora apre gli amenti, i suoi fiori che scendono e si allungano per liberare il polline. Sullo stesso rametto c'è un altro fiore rosso vivo piccolissimo, che riceve il polline. Credo. Insomma il nocciolo fa tutto da sé, sulla stessa pianta fiore maschile e femminile. I rami con questi ciondolini sono molto graziosi e arrivano pochi bombi e qualche rara ape. Si ricomincia. 

Ieri per la via del Molinuovo i noccioli giallini ravvivavano il cupo bosco invernale. Sono andata con mia figlia al Molinnuovo al funerale di una sua insegnante un pò più giovane di me. E' stata lei che l'ha interessata così tanto con le sue lezioni da motivarla a studiare filosofia, la materia in cui si è laureata. Alcuni mesi fa, pensando di dover morire disse a mia figlia che le sembrava che la sua vita non avesse avuto gran senso, e non fosse stata utile. Mia figlia le rispose che era stata la sua migliore insegnante e che a lei la vita gliel'aveva cambiata. Era una donna un pò strana e originale, con un'intelligenza veramente speciale. Mi dispiace di averla conosciuta tardi, forse da giovani ci saremmo scontrate, avremmo litigato, o ci saremmo guardate male da lontano, siamo state tutte e due molto rigide ognuna a modo suo. Forse la comunicazione era possibile solo ora, con la mediazione della mia figlia filosofa, che è anche lei una ragazza veramente specialissima, e sarebbe stata talmente interessante! Ne abbiamo avuto solo un piccolo assaggio, prima che fosse catturata del tutto dal suo male.

Torno in giardino. A terra si formano le sostanze nutritive per la stagione nuova, tutto ciò che si era solo seccato d'estate ora si scompone e diventa humus. In mezzo cominciano a uscire le foglie dei narcisi e di altre bulbose. Quelle delle iris olandesi sono fuori da tanto, e anche il latte di gallina, ornitogalum umbellatum, la Star of Bethlehem dei fiori di Bach, che qui è spontaneo e perfino invadente, è spuntato da un pezzo. I fiori arriveranno ad aprile. Qua e là si apre qualche viola mammola.

A ottobre ho fatto questa brutta caduta. Per un attimo ho tenuto la Holly al guinzaglio, durante una passeggiata, di solito la tiene Mauro, che è molto più forte di me, e lei si è lanciata contro un altro cane che passava... non so neanche che è successo, mi sono ritrovata a terra con tanto sangue addosso ma poco dolore.Il dolore è venuto dopo. Mi sembrava di essermi fatta niente, ma poi la dottoressa che ha l'ambulatorio in paese, gentilissima, che mi ha soccorso, spaventata dalla perdita di sangue e dalla ferita alla testa ha chiamato il 118 ed è stato piuttosto buffo. Perché se ti fai male alla testa c'è un protocollo che dice di chiamare il 118, poi i ragazzi del 118 devono legarti alla barella anche se non vuoi, sempre per la ferita alla testa, poi in ospedale ti fanno la TAC, e ti fanno levare i pantaloni, ma perché i pantaloni, ho detto io, mi fa male la spalla! 
"In radiologia glieli fanno comunque levare, quindi se li tolga ora." Ha detto un'infermiera sbrigativa del prontosoccorso. Ho fatto l'esperienza di entrare in un meccanismo in cui non decidevo più niente, decidevano altri in base a protocolli... diventi un protocollo anche te. Sembrava uno di quei sogni in cui non sei all'altezza della situazione, ti trovi nudo o poco vestito e ti senti in imbarazzo, ma sembra che nessuno se ne accorga o ti veda.
Ora mi fa male la spalla e la mano opposta con cui ho trattenuto saldamente il guinzaglio, impedendo che accadessero altri guai, e mi chiedo se sarò più in grado di lavorare in giardino con l'energia che questo richiede. Gennaio inizia così. 

Ieri pomeriggio io e mia figlia filosofa siamo state a casa di amici. Una bella casa di campagna abitata da artisti, una bella giornata di chiacchiere tè e pane fatto in casa e alla fine la componente più giovane della famiglia che mi mostra dei vasetti su un davanzale, con semi che germogliano alla poca luce di gennaio: aconito e meconopsis...quest'ultimo il sogno impossibile (alle nostre latitudini) dei veri appassionati. Il papavero blu dell' Himalaya...
Ecco la nuova generazione di giardinieri, bella, sensibile fino al dolore, sognante.

giovedì 4 gennaio 2018

il gelsomino di San Silvestro



Qualcuno chiama "umido" i rifiuti di cucina. Umido mi sembra un brutto nome che sa già di putredine.  Io lo chiamo organico, mi piace di più e proprio ieri sono stata a vuotare il secchio dell'organico sul cumulo del composto. In estate ho fatto il composto per la prima volta fuori del cancello, nel primo presello, o terrazza, dell'oliveto. E' già un gran cumulo, e credo che la zona più vecchia sia quasi pronta da spargere sotto gli olivi.  Nella parte non fermentata si vede che ci hanno frugato i cinghiali. Gli altri anni mettevo anche la cenere nel composto, in inverno ne produciamo parecchia, ma ho deciso di smettere. La cenere è una sostanza fortemente alcalina, buona per le piante da frutto e da fiore, non contiene più il carbonio del legno, che bruciando se ne va in CO2, ma restano molti sali minerali, calcio, magnesio, sodio e soprattutto potassio. Ne porto un pò ad ogni olivo, lo aiuterà a fiorire bene e produrre frutti, se la stagione sarà gentile. In tempi non lontani usavano la cenere per fare il bucato come principio attivo lavante, perchè scioglie i grassi. La mia mamma ricordava lenzuola bianchissime lavate e strizzate da due parti da donne forti e sciorinate al sole, un'illustrazione dei nostri libri di scuola delle elementari, ormai completamente obsoleta, dopo l'avvento delle lavatrici.
Uso il composto tale e quale per invasare le piante, a primavera, ma per qualche motivo non funziona bene, alcune piante manifestano la clorosi, cioè l'ingiallimento delle foglie, che è il segno dell'incapacità di assorbire il ferro dal terreno, e come succede negli umani con la carenza di ferro, che trasporta ossigeno nei tessuti, anche le piante crescono meno e male. Penso che possa essere colpa della cenere, che forse è troppa, quindi niente cenere nel composto, e vediamo come va. In questa terrazza dell'oliveto dove c'è il composto ho fatto un prolungamento del giardino, con un paio di alberi da frutto, un melino e un piccolo caco, e un pò di piante resistenti, perchè lì innaffiamo di rado e in estate è un forno. Ci hanno messo un pò per adattarsi, perché il terreno è pieno di gramigna e di molte altre erbe difficili da estirpare. Per prime misi le phlomis e le santoline, che sono fortissime e sopportano l'aridità e ce l'hanno fatta. Un teucrium fruticans, delle salvie comuni da cucina e un rosmarino. Misi anche garofanini e altre piantine che sono sparite presto, le condizioni erano troppo dure per loro. Infine misi il centranthus (la falsa valeriana) e due piantine di gelsomino di San Giuseppe che hanno faticato a partire. Il gelsomino di San Giuseppe si chiama in realtà Jasminum nudiflorum, perchè perde le foglie e fiorisce a marzo, quando ancora è inverno, sui rami nudi. Ieri però mi sono accorta che è già tutto fiorito. Altro che San Giuseppe, quest'anno è il gelsomino di San Silvestro!
Ho visto su FB che tante persone hanno avuto fioriture fuori tempo quest'anno, a causa dell'estate rovente che ha fatto pensare alle piante che sarebbero morte. Le piante fanno così: dopo i grandi calori e i grandi freddi fanno frutti per assicurare la sopravvivenza della specie, così come gli uomini fanno più figli durante e dopo le guerre.
Il mio gelsomino di San Silvestro non è ancora molto grande, quando lo diventerà sarà una vera cascata di fiorellini gialli, come l'avevo in un altro giardino quasi trent'anni fa. Questa pianta viene a sua volta dal giardino della Maxi, in Casentino. Con alcune amiche facevamo molti scambi, tempo fa.
Vale la pena avere un Jasminum nudiflorum in giardino, è una delle piante ad antesi invernale. Antesi è una parola difficile che usano i botanici per dire fioritura, viene dal greco, anthos significa appunto fiore. 
La fioritura nel colmo dell'inverno è per poche piante qui da noi, che osano sfidare il freddo. Chi mi segue sa che fioriscono ora certe lonicere arbustive, gli ellebori, il gelsomino di San Giuseppe, il chimonanthus praecox o calicanto d'inverno, il viburnum bodnatense, il viburnum tinus, il corbezzolo...qualcuno ha altri suggerimenti? Anche il rosmarino fiorisce nella stagione fredda, in autunno avanzato e oltre. Fa piacere vedere qualche fiore in giro e soprattutto sentire profumi. Ora è il tempo di odori stagnanti e pesanti, di marcio, di fumo, di funghi, e qualche profumo vero, come anche quello dei fiori di nespolo del Giappone, sembra pulire l'aria. Ma anche senza fiori basta un raggio di sole per perdersi nelle gocce d'acqua posate sulle foglie delle rose.




la lonicera in fiore



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