venerdì 30 marzo 2018

macrobiotica

La notizia è di qualche giorno fa. Il testo che segue è preso da "La Stampa":

 Mario Pianesi, il guru dell’alimentazione macrobiotica, fondatore di un impero fatto di corsi, ristoranti, punti vendita e aziende agricole, è indagato nell’ambito di un’indagine condotta dalla polizia di Stato di Ancona e coordinata dalla Dda, che contesta a lui e ad altre quattro persone i reati di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti, lesioni aggravate ed evasione fiscale. Secondo gli inquirenti manipolava i seguaci della sua dieta, spesso in condizioni di fragilità psicologica, fino a gestirne l’intera vita e a pretendere da loro donazioni di denaro. Una «psico-setta» attiva tra le Marche e l’Emilia-Romagna che propagandava l’alimentazione alternativa come terapia contro malattie altrimenti incurabili
Pianesi, considerato il precursore della macrobiotica in Italia, era nato a Tirana. Non aveva studiato medicina, si era fermato alla terza media, vantava una laurea ad honorem in Medicina conseguita all’Accademia delle scienze della Mongolia. Il suo movimento conta 90mila associati in Italia e una catena di oltre cento punti vendita e ristoranti, che l’associazione Upm, Un punto macrobiotico, riforniva in modo esclusivo di alimenti, saponi, senza dichiarare nulla al Fisco.

Secondo l’accusa plasmava un «asservimento totale delle vittime» attraverso un «rigido stile di vita, attraverso le cosiddette diete Ma.Pi (dal suo nome), in numero di cinque (gradualmente sempre più ristrette e severe) e le lunghe conferenze da lui tenute, durante le quali si parlava per ore della forza salvifica della sua dottrina alimentare». Tutta la vita degli adepti «era gestita dal maestro, che si avvaleva dei suoi collaboratori prescelti, facenti parte della “segreteria”, che attraverso i cosiddetti “capizona” e “capicentri” in varie parti d’Italia, all’interno dei Punti Macrobiotici, riusciva a manovrare a suo piacimento l’intero settore macrobiotico». 
Adepti indotti a lasciare il lavoro, una giovane costretta a dimagrire di 23 kg.
Gli adepti, come emerso dalle indagini, venivano convinti ad abbandonare il loro lavoro e in genere ad abiurare la precedente vita e a «lavorare» per l’associazione quale ringraziamento per il messaggio salvifico ricevuto; di fatto si trattava di sfruttamento, costretti a lavorare per molte ore e, nella migliore delle ipotesi, sottopagati. Una vittima della setta era arrivata a pesare 35 chili dopo essersi sottoposta al ferreo regime alimentare imposto dalle diete Ma.Pi. Secondo quanto si è appreso, la giovane quando ha deciso di intraprendere la dieta non aveva problemi di peso ma è stata comunque sottoposta ad un dieta da fame giungendo ad essere sottopeso.

Le indagini erano state avviate nel 2013 dopo la denuncia di una ragazza, in passato vittima della setta e che ha raccontato di aver creduto ai racconti sui benefici «miracolosi» della dieta. All’operazione hanno collaborato le Squadre mobili di Ancona e Forlì, supportate dalla Squadra Anti Sette del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.

Quando ho sentito questa notizia ho pensato che molti anni fa, quando avevo il negozio del biologico che si chiamava "L'erba salvia", non ci avevo visto male. Avevamo aperto circa da un anno. Il locale era molto piccolo, in centro città. Per aprirlo avevamo faticato parecchio, per tutti i soliti intoppi e lungaggini della burocrazia. Ad un certo punto avevano cominciato a venire alcune persone molto critiche e severe. Si guardavano intorno con lo sguardo di chi disapprova, ma come, avevamo i latticini nel frigo? I latticini sono veleno, fanno malissimo! Ma come, non avevamo il nigari, utilissimo nella macrobiotica? Io la macrobiotica la sentivo nominare ora. Conoscevo un pò di cose sull'agricoltura naturale e biologica, ero partita da lì. La macrobiotica era una delle tante salvifiche vie dell'alimentazione per restare sani e vivere a lungo. In negozio arrivava un giornale che si chiama Aam Terranuova e ci trovavo informazioni, e anche in certi libri che vendevamo. Era proprio l'inizio e se volevamo vendere e diffondere una nuova sensibilità per un'agricoltura più rispettosa dell'ambiente e della salute dovevamo per forza continuamente informare e informarci. Ma naturalmente informare non vuol dire inculcare e condizionare, questo ce l'avevo abbastanza chiaro, anche se il rischio di fare proseliti, di diventare piccoli maestri, si corre sempre e io me ne accorgevo, a volte, di come certe persone mi ascoltassero come se proclamassi il Verbo incarnato, e mi sentivo a disagio.

C'erano questi macrobiotici che venivano quasi come se trasgredissero una regola, venivano perchè non c'era nessun altro che vendeva quel genere di cose, ma non approvavano. Quando non ti senti approvato e senti che c'è dell'aggressività, del malanimo, verso di te e quello che fai, in qualche modo ti difendi e non escludo di aver fatto qualche smusata a clienti poco gentili. In ogni modo i clienti non erano tutti macrobiotici, anzi, per fortuna parecchi erano persone serene. Dopo un pò aprì anche ad Arezzo "Un punto macrobiotico" e tutti questi migrarono lì. Era ristorante, ma vendeva anche alimenti, e detersivi. Era un'associazione culturale. Noi aprendo non avevamo voluto fare un'associazione culturale. I negozi tipo il nostro in tutta Italia erano quasi tutti associazioni culturali, perché avevano una serie di vantaggi, e l'unico svantaggio era di far fare una tessera ai clienti. In certi posti neanche te lo dicevano, ti facevano la tessera al primo acquisto senza spiegare niente. Ma c'era la possibilità che la finanza mettesse gli occhi anche sulle associazioni culturali, che in fondo mascheravano vere e proprie attività commerciali. Facemmo un normale negozio, con tutte le regole del caso, e le infinite rogne. Un negozio, lo ricordo, sta nel mercato, paga dipendenti, se li ha, paga l'INPS, paga tasse se guadagna, paga comunque le imposte locali, ha bisogno di un commercialista e paga anche lui, salato, e corre il rischio, con questo tecnico di cui si avvale, che non sia serio, che faccia dei casini, e non ha le competenze per accorgersene, sennò non avrebbe bisogno di un commercialista. 

Il Punto macrobiotico faceva per i pranzi prezzi bassissimi, per favorire l'approccio alla macrobiotica. Molte persone ci andavano perché pranzavano con 5000 lire, una cifra irrisoria. Mangiavano piatti di cereali integrali, legumi e verdure, con scarso condimento. Il condimento fa male! Ma in cucina il personale non veniva pagato, risultava lavoro volontario di associati, che però a volte capitavano da noi e si sfogavano dicendo che gli era stato promesso di assumerli, o almeno pagarli, ma ormai erano passati sei mesi o un anno, e non ce la facevano più a lavorare gratis. Erano piuttosto arrabbiati, e anche umiliati, perchè questo tipo di cose fa sentire che non vali come persona, e poi non hai denaro per campare, semplicemente. 

Questo meccanismo, lo ricordo, distorce l'economia locale, anche se in piccolo, anche se in una zona ristretta, perché i ristoranti veri non possono tenere personale non pagato, anche alcuni che vorrebbero, a chi non piacerebbe non pagare la manodopera?, e hanno dei costi normali di gestione. Una cosa del genere fanno le mafie quando immettono denaro sporco nel ciclo, più o meno pulito dell'economia, col risultato che nei periodi di magra come quello appena passato alcuni locali aperti con tanto personale erano da indagare perché di sicuro c'era dietro del marcio.Questa cosa si chiama concorrenza sleale, per lo meno.

Nel punto macrobiotico invece il gioco era quello descritto non da me, ma dal giornalista della Stampa. Un gioco di convincimento,  di condizionamento. Ogni tanto qualcuno mi raccontava cose che venivano insegnate nei corsi, per fortuna tante le ho dimenticate: fumare fa male, ma solo alle donne. Agli uomini no, perché fa allargare la cassa toracica, ed è un bene. Questa cavolata mi è rimasta nella memoria. 

Una serie lunghissima di regole insensate, tipo quella che ora è comparsa sui giornali, per cui la mattina bisogna scendere dal letto col piede sinistro. In generale le regole erano condivisibili e in comune con altre linee, e con quello che dice l'Organizzazione mondiale della sanità : mangiare integrale, molta verdura, ma secondo i macrobiotici poca frutta perché dolce. Lo zucchero, anche quello della frutta, fa male. Molti legumi e quasi niente carne, poco pesce. L'olio buono è quello di sesamo. E l'olio di oliva, che è nostro ed è una medicina? No, secondo loro meglio l'olio di sesamo. Ne parlavo a volte con un'amica che ritenevo un'autorità, perché aveva lavorato in uno di questi ristoranti di una città del nord.  Mi diceva: certo che la macrobiotica prevede che si mangi pesce! Per esempio alle donne incinta che hanno bisogno di integrare con proteine animali si consiglia di mangiare la carpa. La carpa: avete mai visto carpe in vendita nei supermercati? Io mai. E mio marito che da ragazzo andava a pescare col suo babbo, diceva  che le carpe si possono mangiare, ma sanno molto di fondo, di fango. Di solito si ributtano in acqua. 

Poi c'era la questione delle verdure: le solanacee fanno male. Le solanacee sono le patate, i pomodori, le melanzane e i peperoni. Fanno male perché contengono solanina che è tossica. (In realtà pare che la solanina non ci sia più dopo la cottura e diminuisca fino a sparire con la maturazione degli ortaggi) 
E poi, dicevano, sono verdure americane, importate al tempo della conquista dell'America, e non sono nostrane, non ci appartengono. Non si devono mangiare. Anche su questo c'è da dire che i pomodori importati, i primi, erano piccole bacche gialle, e tutta la selezione dei frutti, del tutto naturale, è stata fatta in Europa, quindi il pomodoro che mangiamo oggi  si può dire che è nato qui.
Pensate a quanta roba della cucina italiana si esclude escludendo le solanacee, quanti piatti tipici del sud e del nord. C'erano persone che, ormai convintissime, non facevano mangiare ai bambini la pasta col pomodoro. Li rallevavano a riso integrale bollito con la cavolella, e quasi scondito, col rischio di gravi carenze nutritive. C'era una nonna che di nascosto dava ai nipotini la pasta col pomodoro e la carne e altre cose, vietate in casa del figlio, col risultato che finivano per litigare di brutto. Questo, non è sano.

Un'altra cosa che mi pareva comune ai macrobiotici che conoscevo era l'avarizia. Ho visto persone prendere in mano un cavolo quattro volte di seguito incerti se comprarlo o no, me lo facevano pesare, chiedevano il prezzo, con la faccia tormentata e alla fine rinunciavano. Un cavolo non costa una fortuna. E si trattava di gente senza problemi economici!

Ci si può chiedere come si arriva a un tale punto di rimbambimento. Ci si arriva piano piano, perché si ha paura di ammalarsi, si ha paura di tutte le malattie nuove e vecchie e dell'inquinamento. Si trova questa risposta, così rigida, così assoluta, questa verità, che è da accettare come una fede, perché non puoi davvero pensare correttamente col cervello acceso e credere che siano vere certe scempiaggini, quindi a un certo punto il pensiero lo spengi e ti fai dire come vivere. Qualcuno che non ha alcuna autorità e competenza per farlo ( e comunque nessuno dovrebbe dirti come vivere, a un certo punto dovresti essere capace di scegliere da te, per quanto riconosco sia difficile) ti assegna una griglia rassicurante, una scatola mentale in cui ti chiudi e ti senti più calmo, temporaneamente placate le tue angosce. Hai contatto prevalentemente con gente che la pensa come te, frequenti queste persone e vi appoggiate gli uni agli altri, vi fate forti insieme. Siccome quelli che non la pensano come te ti mettono in crisi e tu tieni più a questo stato di sicurezza che hai raggiunto che alla loro compagnia, li lasci perdere.

Penso che siano modi distorti di affrontare la paura di vivere. La vita non è una passeggiata e richiede la capacità di farsi domande complesse e darsi risposte complesse e certe volte sgradevolissime o riconoscere che in molti casi risposte e soluzioni non ce ne sono e ci si assume soltanto, ormai che siamo qui, il rischio di vivere una vita che avrà con sicurezza assoluta le sue serie difficoltà.

I primi anni pensavo che la macrobiotica fosse una cosa conosciuta in tutto il mondo. Alimentazione giapponese, o orientale. Ma poi ho letto che il famoso George Osawa che l'aveva diffusa in America era naturalizzato americano e forse in Giappone non ci era neanche nato, e che se uno in quegli anni andava in Giappone e chiedeva della macrobiotica, nessuno sapeva di che parlasse. La macrobiotica è in realtà un'invenzione dell'Occidente. Ora, passato tanto tempo, può darsi che ci siano ristoranti macrobiotici anche in Giappone, arrivati dall'America.

Una mattina la mia amica un pò fanatica capitò in negozio con il viso stravolto. Che è successo? Le chiesi sinceramente allarmata. 
Mi raccontò che aveva saputo che la moglie e la figlia di Michio Kushi, un altro grande vecchio della macrobiotica, si erano ammalate di cancro. Loro, che da una vita mangiavano macrobiotico. Questo l'aveva precipitata in una profonda disperazione. Se si erano ammalate loro, si poteva ammalare anche lei, non c'era salvezza. Capite bene a che punto si può arrivare con la dipendenza. Questa donna è dotata di grande e vivace intelligenza e spirito critico, attivissimo per ciò che riguarda la politica, la cultura, l'arte... ma in questa cosa particolare era come se disattivasse la funzione.

Un'altra volta capitò in negozio uno che lavorava col Punto macrobiotico e mi portò un volantino da esporre, di un'iniziativa speciale. Avevano organizzato un incontro con un capo Maya, che girava l'Europa per far conoscere la cultura delle popolazioni dell'America centrale. Mi magnificò l'iniziativa e risposi con entusiasmo, perché conoscevo un pò di cose per via di certe letture che avevo fatto di testi tipo "la grande strada del Sole", pubblicato da Einaudi, e altri simili. Dissi dei riti in cui si ferivano per offrire il proprio sangue agli dei e delle guerre rituali e dei sacrifici umani. Mi guardò a bocca spalancata: non ne sapeva niente. Aveva organizzato l'iniziativa con tanta energia, ma senza avere idea di chi gli sarebbe arrivato in casa.

L'Erba salvia è stata chiusa nel 99, sono quasi vent'anni e non avevo più avuto contatti con queste cose. Ma il punto macrobiotico ha continuato a esistere e forse crescere e credo che dopo tanto che i negozi e i ristoranti facevano vita a parte dentro lo stato italiano senza esserne sottoposti alle leggi, dopo tanto che questi "maestri" continuavano a condizionare persone senza che nessuno ci mettesse il naso, probabile che avessero sviluppato una convinzione di onnipotenza, di essere intoccabili.

Tutto sommato ciò che tuttora continua a stupirmi è come fanno persone che hanno studiato, che hanno una preparazione anche solida, a mettere da parte tutto per affidarsi a qualcuno, come questo Pianesi, ma anche altri, perché l'Italia e il mondo sono pieni di questi gruppi giustamente definiti sette, che hanno la terza media, o nessun titolo di studio, e raccontano una quantità di fesserie. Il punto macrobiotico ha tuttora 90000 tesserati o adepti. Mica uno scherzo. Un nostro amico che ci va a mangiare a Sansepolcro o Città di Castello dice che lì è tutto tranquillo, non è cambiato niente, l'affluenza è la solita, e la notizia è che tutto questo è stato messo in piedi dalle Multinazionali. Evviva.

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