martedì 24 aprile 2018

polline di abete

Il lavoro di questi giorni sarebbe, a poterlo fare, togliere erba, praticamente tutto il giorno. Togliere, zappettare, portare l'erba al compost, ritrovare piante sommerse, accorgersi che ci sono troppi settembrini nati dove gli pare, che la caesalpinia ha dei rami interi morti dal freddo, che si aprono i piccoli deliziosi allium neapolitanum dai bulbilli che mi portò la Maura anno scorso, che il callistemon sembra del tutto morto e anche il nespolo del Giappone e due viti...In questi giorni ho fatto il boia. Ho segato alla base una grossa buddleia weyeriana (spighe di palline di fiori gialli) che avevo piantato accando al viburnum burkwodii per fargli ombra. Il viburno è cresciuto ed è bellissimo, ed è ora che la buddleia se ne vada, erano brutti insieme. Della buddleia aveva fatto talee e ho già tre piante nuove pronte. Per metterle dove? Chi lo sa....In giardino a un certo punto si deve sfoltire. Se le cose hanno funzionato anche solo discretamente qualcosa è diventato grande e bisogna fargli spazio. Questo viburno che mi vendettero col cartellino di Burkwodii ha un odore incredibile, lo stesso di un profumo che la mia mamma usava quando ero piccola, mi fa tornare indietro nel tempo. Usava questo profumo, di cui non ricordo più il nome, ma ne rimpiangeva uno che aveva usato da giovane e che si chiamava "Fleur de rocaille". Fior di roccia.
In tutta Italia è piovuta la terra del Sahara. Se ci si pensa fa impressione che i venti sollevino talmente tanta terra dai deserti da trasportarla di là dal mare e coprire tutto, a cominciare dalle auto, (di questo le persone si lamentano molto), ma penso anche alla biancheria stesa a asciugare, alle foglie delle ninfee che erano macchiate di rossiccio... un velo di terra rossa africana. Mi è tornato in mente il film Interstellar, per chi l'ha visto. Una mattina, dopo un'altra pioggia, ho visto a terra un velo giallo. Ho ripensato alla terra rossa, e intanto spazzavo il pavimento del piazzale qua fuori, ma questa roba non aveva il colore giusto, era tanta, finissima e gialla... certe volte mi sembra di fare Sherlock Holmes...ho capito. Era stato l'abete, che si è coperto in ritardo dei suoi fiorellini rossi e li ha aperti tutti insieme lasciando andare quantità grandi di polline. Polline giallo di abete a palettate sparso a terra, se scuotevo i rami cadeva giù come la farina, ho alzato gli occhi e mi sono accorta di quanto è diventato alto e forte da quando siamo qui, da provocare un fenomeno così ingente e visibile. Appena arrivati, nel 2000, era solo un alberello piantato su una discarica di macerie. Ora apre i nuovi germogli, che diventeranno rami e rametti, insieme al glicine che apre i fiori e al maggiociondolo che sciorina la pioggia d'oro, ma tutti avrebbero bisogno di nuovo di acqua. E' stata la spinta del calore, sempre africano, ad affrettare tutto. E' piovuto tanto, e hanno bisogno di acqua? Dice qualcuno. Non ne hanno avuto abbastanza? Eh sì, difficile spiegarlo a chi vive in città una vita quasi del tutto artificiale, non si chiede da dove viene l'acqua che esce dal rubinetto quando si apre e si incavola se ci sono problemi di erogazione.




martedì 17 aprile 2018

Pesciolini nuovi e storie di criceti

Diario di campagna. Abbiamo ricevuto dei pesciolini in regalo. Un giovane li aveva comprati per la sua compagna e li aveva in soggiorno in una grande boccia di vetro. Ha detto che erano diventati un pensiero, una preoccupazione, certe volte non tornavano a casa per niente e non potevano dar loro da mangiare. Si era pentito di averli presi, si prendono delle bestioline un pò come dei giocattoli, degli abbellimenti, e lo sono, belli! Ma poi ci si accorge che sono vivi e stare dentro una boccia con acqua sempre limpida, che imputridisce se non si cambia, che nessuno rende viva... è del tutto artificiale.  Chi se ne accorge manifesta in questo  una notevole sensibilità. 

Criceti

la Lorenza e il Topo Rosso
Anche a me capitò, da ragazzina, una cosa simile. Ebbi dei criceti e provai le stesse cose, questa consapevolezza di piccole vite che dipendono in tutto da noi e non sarebbero più possibili in natura. I criceti non sopravviverebbero nell'ambiente naturale. Era morto un gattino, in casa, abitavamo al sesto piano di un palazzo di una periferia che stava diventando rapidamente città ed era difficile tenere un gatto. Compatisco molto i gatti costretti a vivere in un appartamento. Ero così addolorata che la mamma per il compleanno mi portò a comprare due criceti, che chiamammo il topo Rosso e il topo Biondo. Il gattino era morto quando cercavamo di farlo abituare a uscire da solo, di consegnargli un pò di libertà, ma fu subito ucciso da un'auto che passava a velocità bassissima, e lui quasi si buttò sotto le ruote. Credo che la mamma pensasse, con due bestioline piccole, che se ne stavano in una gabbia, che non si sarebbe presentato il problema della loro libertà, della qualità della loro vita, e invece...

Quando li presi in mano la prima volta mi morsero! Ce li vendettero con una piccola gabbia con dentro una ruota e loro di sera si svegliavano e salivano su questa ruota e correvano senza andare in nessun posto, ma anche si arrampicavano e si spenzolavano appesi per le zampe al soffitto della gabbia. Dopo tre giorni che li guardavo in quelle condizioni tornai dal venditore e presi una gabbia molto più grande, enorme, non li potevo vedere in quello spazio angusto. Ogni sera pulivo la gabbia e li facevo uscire. Li facevo uscire perché a tutti piaceva di averli in giro, stare con loro, assistere alle loro gesta minime ma sempre memorabili che ci facevano ridere, e poi c'era questo fatto, che sentivo di dovergli permettere di fare una buona vita, divertente, piacevole, nei limiti del possibile.  Stavano in giro dopo cena, nel tinello con le porte chiuse perché non andassero a cacciarsi dove non saremmo riusciti a immaginare. I criceti sono attivi di notte. Il babbo stava seduto sul divano a guardare la televisione e il Rosso gli si arrampicava sui calzini e saliva finchè non trovava la pelle nuda. Ancora sento il mio babbo che ride: "Toglietemelo! Mi fa il solletico!" Si contorceva e rideva, ma non li prendeva in mano per paura di fargli male. Mi si arrampicavano addosso, mi salivano sulle spalle e in giro, avevano con me grande confidenza e credo si possa dire che mi volevano bene.
Come tutte le bestie compresi noi avevano due personalità differenti, espansivo e estroverso il Rosso, e introverso il Biondo, ma anche grande esploratore. Una sera, dopo un anno che era con noi, il topo Biondo salì molto in alto arrampicandosi in modo avventuroso. Poi si buttò di sotto come faceva nella gabbia, solo che era arrivato quasi a due metri  e restò paralizzato. Si riprese e ricominciò a camminare e muoversi, e però gli venivano degli attacchi epilettici. Mi maledissi per averli presi. Nonostante questo credo che abbiamo vissuto fra le migliori vite di criceti che gli potevano capitare e gli ho voluto tanto bene. La sera si riempivano le gote di cibo fino a scoppiare. Hanno delle sacche nelle gote, apposta per trasportare i semi di cui si nutrono in natura, e li portavano nella tana che avevo fatto per loro con una scatola di polisterolo di una torta gelato. Certe sere decidevano di pulire casa e portavano fuori tutto, poi di nuovo tutto dentro. Questa cosa la faceva anche un certo Luca con cui ho lavorato, la faceva con l'ufficio, tutto fuori e poi tutto dentro e io gli dicevo "Fai come il criceto!" Per quanto sia stato bello averli e per quanto sia stata probabilmente per loro una vita buona o passabile, non prenderei mai criceti per un bambino. Non mi piace tenere bestioline in questo stato innaturale di ...non so? Schiavitù? Non credo sia un buon insegnamento per un bambino. Morirono di vecchiaia, e fu una cosa molto triste che ora non voglio ricordare.

Pesciolini

Sono andata a prendere questi pesciolini che dicevo con un secchio con un pò d'acqua del laghetto e sono stati lì dentro tutta la notte. La mattina dopo, tardi, quando pensavo che l'acqua della vasca fosse più caldina, li ho fatti scivolare nel "grande mare", con tutti gli auguri del caso. Mi immagino: da una boccia bella grande, ma non più di trenta centimetri di diametro, sono arrivati in una vasca di due metri con piante e tante bestie, neanche io so di preciso chi c'è.  Rane e rospi, girini, sette pesci rossi, gambusie  in numero imprecisato, ditischi, che sono tipo degli scarafaggi acquatici con le pinne per nuotare, chiocciole d'acqua e fra poco, serpenti. Poi chi lo sa. I pesci rossi gli sembreranno dei giganti, sono grossi 4 o 5 volte uno di loro. Un vero choc, spero benefico. Due pesciolini hanno tre code e pance grosse, uno ha il corpo rosa e la testa rossa, e l'ultimo è un comune pesce rosso. Bellini! Non li ho più visti, ma Mauro ieri sera li ha avvistati, tutti in gruppo per farsi coraggio, prima che facesse buio, auguri!
Buone notizie: il pesce Lazzaro sta perdendo tutta la sua roba grigia e mettendo scaglie nuove, insomma pare che guarisca.

domenica 15 aprile 2018

Talpe, funghi quasi magici

 Diario di campagna. Il seguito della storia del pesce Lazzaro è che  non è finita per niente e non si sa ancora se è a lieto fine, come sempre nella vita: la pelle, o meglio le scaglie che erano rimaste esposte all'aria e si erano scurite, si sono ammalate. Hanno sviluppato una specie di muffa grigia molto brutta. Non sappiamo come aiutarlo. Nella foto si vede.



Ma il pesce mangia ed è molto vitale e passando il tempo sembra  che la zona infetta si riduca... informerò su come va a finire. 
In questi giorni ho liberato un passaggio di mattoni che attraversa il prato e collega il piazzalino pavimentato davanti alla casa con le scale esterne, e negli anni si era coperto di terra, uno di quei lavori pesi e scomodi che non faresti mai e invece poi sono belli anche a vedersi. In fondo alla scala avevo creato un fossetto con la palettina, perché di solito ci ristagna l'acqua e accumula materiale che scende con le piogge. L'altra mattina era di nuovo pieno di terra, appena smossa. Ho pensato che Mauro non aveva approvato e ci aveva riportato la terra per rifare il piano. Mi ha detto che non se lo sognava neanche. Sarà scesa con la pioggia, ha detto lui. Tutta questa roba? Ho detto io. Qualche volta succedono cose che non si capiscono. Ho ripreso la paletta e scavato ancora. Dopo pranzo mi ci è cascato l'occhio: era di nuovo pieno di terra. Ho ripreso la paletta e mentre la toglievo c'era qualcuno che la buttava fuori da sotto i mattoni, mi è venuto da ridere: una talpa! Oltretutto si sentiva un pigolio, tipo il rospo in amore, che non ho saputo a chi attribuire, perchè rospi non ne vedevo, ma c'è tanta erba e piante che non si vede granché. La mattina dopo la talpa era arrivata lontano, seguendo il vialetto, e c'era una buca aperta con la terra accumulata intorno, e la Cacciatrice ci metteva il naso dentro...piccole infinitesime storie di campagna, assai più rasserenanti del macrocosmo di Trump e Assad e Putin, che pure resta, rispetto alla storia umana, un microcosmo di miserie e crudeltà. 
Qui lo posso scrivere: una sera Mauro giù a valle ha visto un lupo, incontro magico, ma bisogna stare zitti, perché gli umani sono fatti con la stampo di Trump, per la maggior parte, e riempiranno ancora di più di trappole e veleni. Il lupo, fra gli animali medicina, è considerato il Maestro. Se si incontra c'è qualcosa da imparare...questo per trovare la magia che manca nel quotidiano. Per tornare qui a casa, dove veleni quasi non ci sono, ho trovato questo bel fungo in giardino, che avevo visto solo nei libri: spugnola, nome volgare, altrimenti Morchella. Ne ho trovati due sotto la siepe di lauroceraso che stavo tagliando e uno dove si fa l'orto, lontano. Non li vedi mai e all'improvviso ce ne sono tre. Può darsi che non ne vedrò mai più, dal vivo.


lunedì 9 aprile 2018

Pesce Lazzaro

Ieri ho lavorato un bel pò in giardino per ripulire la zona davanti all'ingresso superiore della casa. Quelli che, ormai molti anni fa, ristrutturarono, volevano trasformare la vecchia colonica in una villetta borghese, e ci avevano fatto anche la siepe di lauroceraso, con grandi foglie lucide, impenetrabile allo sguardo e comune in tutte le periferie urbane. A me non piace per niente il lauroceraso,  neanche le villette, o meglio, siccome le piante mi piacciono tutte, questo qui mi piace solo quando è tenuto in forma libera e fiorisce. Fa dei fiori a pannocchia bianco crema abbastanza belli e profumati, ma l'uso come siepe non lo fa fiorire, perché viene continuamente potato. E' una pianta dalla crescita veloce e tutto quello che va così veloce ed è sempreverde, ha bisogno di molta acqua e concime. Tipiche idee anni settanta e ottanta, tutto rapido, costoso in termini ambientali, pronto effetto. Qui da me le estati terribili ultime lo hanno sciupato molto e ora vorrei proprio toglierlo. Ieri ho iniziato a tagliare, ma toglierlo di terra non ci riesco, mi ci vorrebbe un piccolo escavatore. A me piace che la casa somigli alla sua storia passata il più possibile, e mi piace che abbia piuttosto una siepe mista, fiorita, che somiglia alla campagna intorno. Nella fila di laurocerasi si sono formati dei buchi e ci sono nati tre cercis siliquastrum, l'albero di Giuda, dai semi di quello che c'è dietro la casa. Li ho lasciati e gli ho fatto spazio. Diventeranno alberi veri e ci sarà il problema di potarli, ma forse sarò troppo vecchia o non ci sarò più quando succederà e ho deciso di fregarmene. Accanto c'è una photinia che sta per aprire i fiori, e una banksiae lutea dai fiorellini giallo zolfo. Più in là c'è un bi-tiglio. cioè un tiglio che mi regalarono quando arrivò la Holly da noi, e lei ci saltò sopra e lo ruppe. Ma la piantina aveva molta voglia di vivere e buone radici e è ripartita, e da un solo fusto iniziale ora ne ha due vicini, per questo un bitiglio. E' molto bella, elfica, ora che è giovane e apre i germogli. Poi c'è una lonicera fragrantissima, un sommacco a foglia rossa e un groviglio di lillà bianco, viburnum tinus nato da solo, e   oleandro che forse si è seccato per il gelo. Insomma un sacco di roba, oltre alla grande clematis Armandii che però quest'anno, fra la terribile estate e il forte inverno, ha praticamente saltato la fioritura. Non ci si pensa, si dimentica che l'estate scorsa è stata quasi impossibile e che l'inverno ha fatto vittime, ma dai giardini si vede. In fondo alla fila, a presidiare il cancello, c'è una quercia che quando arrivammo era piccola e ora è molto grande. Ho un piccolo progetto per questa zona e spero di avere le energie per realizzarlo.

Pesce Lazzaro
 
In questi giorni c'è stato un piccolo dramma.
Avevo liberato la vasca dalla pianta galleggiante che copriva la superficie e finalmente avevo potuto contare i pesci rossi. Sette: cinque rossi e due rosa. Anni fa erano molti di più, e so di sicuro che alcuni li ha mangiati un airone che veniva ogni tanto.  Una notte  è piovuto molto e la mattina dopo, che era giovedì scorso, sono andata a vedere, e li ho contati di nuovo, lo faccio sempre, è un'abitudine, loro vengono a vedere se porto del cibo e posso anche toccarli, e intanto mi assicuro che ci siano tutti. E' una cosa molto da vecchia signora, ma lo facevo anche da giovane, capisco che con quello che succede nel mondo i pesci rossi non sono una priorità, ma mentre su quello non posso farci niente, con i pesci rossi magari riesco meglio a combinare piccole cose buone. Erano sei, mancava uno dei pesci rosa. Mi si è stretto il cuore. Che sarà  successo, forse sarà stata la Sekmet, la micia grigia che sta sempre con le zampe nell'acqua? O la Cacciatrice, che si chiama così perché acchiappa tutto quello che si muove? O un altro uccello? 
Quando è tornato Mauro gliel'ho detto e lui era dispiaciuto come me e ha fatto una cosa che io non avevo fatto, un giro intorno alla vasca e il pesce rosa era dall'altra parte, subito fuori del punto in cui l'acqua tracima quando piove tanto. Sarà saltato fuori?  Sarà uscito col flusso dell'acqua nella pioggia forte? L'avrà davvero tirato fuori una delle gatte? Non importava, perché il pesce era stecchito. Ho avuto un flash: la sera prima, che ero a casa per il riposo settimanale, guardando la televisione e scarrellando, avevo visto la scena di un film in cui si rompe una boccia con un pesce rosso e una donna dice "lascia fare, lo prendiamo dopo, i pesci rossi resistono anche 24 ore fuori dall'acqua" Avevo cambiato canale infastidita perchè il pensiero del pesce che boccheggia sul pavimento mi disturbava. Che cosa strana, ho pensato, il film  e oggi il pesce morto...
Mauro ha preso il pesce per la coda e ha detto che si poteva provare, i pesci rossi, dai suoi ricordi di pescatore bambino, sono resistentissimi, e ha messo il pesce nell'acqua. Mi ha fatto impressione. Era morto e metterlo lì nell'acqua viva... ma le branchie hanno iniziato piano a muoversi. Il movimento era debole ma riusciva a mandare il pesce in giro in cerchio, sdraiato su un fianco a galla. Un morto che cammina, occhi sbarrati e pinne ferme, oltretutto sporco di terra che gli era rimasta attaccata addosso. Gli altri pesci si sono quasi fermati, anche se erano distanti. L'acqua doveva aver diffuso il messaggio che c'era uno quasi morto, uno di loro che stava per morire. Siamo stati a guardare. Il pesce girava e faceva davvero impressione questo moto insensato in cerchio. Mi sono ricordata quando, bambina, trovavo un insetto o un verme mezzo morto e provavo orrore, e l'impulso era di schiacciarlo, di finire di ucciderlo. Invece, pietosi, siamo stati a guardare. Ci chiedevamo se fosse stato danneggiato dall'esposizione all'aria, se avesse preso  una zampata da una gatta che aveva leso gli organi...Ha girato così per tanto tempo, poi ha avuto un guizzo. Un altro e un altro, ha tentato di mettersi dritto. Ha provato un pò di volte e è riuscito a immergersi perbene, senza più stare sulla superficie dell'acqua. Ora stava dritto e aveva recuperato l'equilibrio. Ha cercato di andare più a fondo, poi è tornato in giro, sembrava molto confuso quasi come un ubriaco. Il giorno dopo era debole ma mangiava insieme agli altri. Aveva avuto davvero una brutta avventura, e ne porta il segno nelle scaglie che sono state esposte all'aria e si sono scurite, magari più avanti le cambierà? E' stata una piccola esperienza sconvolgente, anche perché riguarda la morte e la vita, e non è di tutti i giorni vedere un essere vivente "risuscitare". Mi viene da chiamarlo pesce Lazzaro.