martedì 16 novembre 2010

La raccolta delle olive





Domenica scorsa, il 14 di novembre, abbiamo finito di raccogliere le olive e lunedì le abbiamo portate al frantoio e ottenuto l'ultimo olio, ancora più verde del primo. Un verde bottiglia intenso per capirsi , mai avuto un olio di questo colore, con un profumo tipico che ricorda il carciofo e l'erba tagliata , ma è più complesso . Non a caso fanno degli incontri di degustazione con una precisa tecnica , che serve proprio a scoprire e riconoscere le sensazioni e i profumi. Le ultime olive erano 145 kg e quando mio marito è arrivato a casa con il contenitore d'acciaio dell'olio la domanda è stata "Quanto ne è venuto? Quanto hanno reso?"

Per chi non lo sa le olive, spremute con spremitura meccanica che garantisce che non si superino, nel corso della lavorazione, certe temperature (spremitura a freddo), le olive , dicevo, non danno sempre la stessa quantità di olio. Anzi, la resa varia parecchio. Anni fa, nell'altro podere in cui abbiamo abitato , si superava spesso la resa del 20%. Qui, quest'anno, abbiamo realizzato la prima volta il 13,8% e la seconda l'11,8 . C'è tanta differenza rispetto al 20% di alcuni anni fa. Diversi kg di olio . Sinceramente, quando Mauro mi ha detto l'ultima resa , mi sono arrabbiata. E ora , a chi ha voglia di leggere, spiego perchè. Per macinare la quantità di olive che abbiamo prodotto abbiamo pagato circa 66 euro. Da qui comincia l'elenco delle spese. Cominciando da subito c'è da ripulire tutti i greppi dell'oliveto e zappare le piante. Fra un pò di tempo ci sarà la prima lavorazione del terreno, la concimazione e la potatura , poi una passata di solfato di rame per prevenire le malattie che qui, dato che siamo un pò bassi , causano la caduta delle foglie. In estate prossima, potendo, bisognerà passare di nuovo con il rame e lavorare ancora il terreno ,tenere a bada i rovi, poi di nuovo la raccolta . Il lavoro manuale lo svolgiamo tutto noi, per fortuna molti anni fa comprammo un trattore vecchissimo per essere indipendenti, ma ci sono comunque diverse spese vive, concime, nafta, molinatura .Gli olivi sono un centinaio. Poi ci dicono : "Quanto costa l'olio quest'anno?" 8 euro al kg ? 9 euro al kg? Poco , dovrebbe costare 50 euro al kg se si volesse ripagare tutto il lavoro e le spese . 50 euro al kg è probabilmente quello che costa a noi. Consideriamo anche che tutti gli anni c'è qualcosa che non va : una volta fioriscono troppo tardi e fa troppo cald , o troppo freddo, al momento dell'allegagione , e non conservano i fiori , oppure, quando le olive sono piccine, cadono , per gli stessi motivi di prima . E via di seguito, grandine d'estate, condizioni climatiche che impediscono la raccolta ecc ecc ecc. L'olio si vede solo alla fine , quando è dentro lo ziro . Però le riviste di giardinaggio , food ecc. celebrano l'olio, e danno un'immagine patinata , molto chic , di questo prodotto , che è davvero essenziale , irrinunciabile nella dieta sana . Nei negozi compaiono bottiglie costosissime di olio che è spremuto in Toscana , ma le olive che lingua parlavano? In queste cose sono davvero d'accordo con i "polemici ", gli articoli sull'olio su Gardenia, che pure ancora compro, li salto regolarmente , perchè mi fanno andare in bestia . Poi ogni tanto, nel periodo della raccolta , ci sono dei controlli per vedere chi lavora nei campi e fioccano multe , ma non a chi sfrutta in modo disonesto il lavoro , le multe vanno a chi aveva un amico o un parente ad aiutarlo, che avrebbe preso l'olio in pagamento , come si è sempre usato . Quel disgraziato che aveva trovato qualcuno che lo aiutava ora si vede solo a raccogliere, e di corsa, perchè intanto le olive cominciano a cadere, o minaccia di piovere , o addirittura di nevicare e i piccoli frutti si cuociono col freddo. Ora , vista la situazione, mi sembra che il "piccolo" agricoltore , non il grosso che ha schiere di professionisti pronti a rastrellare contributi e tutto quel che c'è , il piccolo coltivatore sia un eroe civile, dimenticato. Spero di esser stata chiara, non è tanto facile quando uno è arrabbiato e quest'anno la resa dell'olio è stata la goccia che fa traboccare il calice. Siamo, qui in Toscana, in una zona limite per la coltivazione dell'olivo. Pare che sia una storia antichissima , cominciata forse ai tempi degli Etruschi, di sicuro con i Romani , che imposero la coltivazione ai contadini recalcitranti. Non volevano coltivare una pianta così difficile, dalla resa così incerta , che era soggetta a gelate ricorrenti , che li costringevano a ricominciare quasi da zero. Eppure il prodotto ottenuto in queste zone era considerato anche a quei tempi davvero ottimo e particolare . In ogni modo nel novembre del 2010 siamo ancora vittime della malattia dell'olivo, nel senso che non riusciamo (per ora) ad abbandonare i nostri oliveti, che si mangiano le nostre ferie, ci fanno spendere soldi ed energie e ci ripagano con poco prodotto , benchè di elevatissima qualità. C'è una specie di" olivo dipendenza" , non so chiamarla diversamente , che a me, per esempio, mi fa sognare di piantare dei frantoiani, una varietà con lunghe fronde molto bella , che non abbiamo nel podere. Bisogna essere malati. Mentre colgo ci parlo e li ringrazio per averci dato tanti frutti o li brontolo per esser stati vagabondi e dico loro quanto sono belli, quanto è elegante il colore e la dimensione dei loro frutti ,belle le fronde cariche, e come ognuno di loro somigli ad una cattedrale, sono loro il nostro albero di Natale . Mi guardo intorno e vedo , sull'altro versante della collina , i filari di palle azzurrine , gli alberi di olivo, ordinati in mezzo al caos del bosco, una campagna fortemente antropizzata , ma non violentata .In questo post troverete delle foto che ha fatto mia figlia con le ultime olive raccolte , molto nere , che abbiamo messo in una ciotola verde anch'essa preziosa , fatta da una ceramista artista che vive qua vicino , a Terranuova Bracciolini. Si chiama Pascale Jabain. Nella prima foto si vedono i fiori di SolanumRantonettii, mentre la grigia è il nostro capogatto e si chiama Princia.

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