domenica 12 luglio 2020

15 giorni fa è morta la mamma di una mia amica. Era più o meno nelle condizioni della mia suocera, un po' peggio perché aveva anche il diabete. Mi ha telefonato per dirmelo, ci eravamo sentite qualche mese fa e ci eravamo dette come era difficile andare avanti. Per lei sicuramente più che per me, per tanti motivi che non posso raccontare. Uno lo posso dire, senza fare danni, ed è la mancanza di uno spazio esterno. Di un giardino, per piccolo che sia. Nel periodo di chiusura era murata viva con questa mamma che non capiva più niente e si faceva tutto addosso. Ora è finita, come finiscono queste cose qui, per inerzia, per usura del sistema. E' la vecchiaia degli anni duemila, che non ha più molto di naturale. 

Ha detto che ha paura di essere depressa. Che quando esce fa tutto di corsa, con la sensazione di dover rientrare subito per guardare la sua mamma, e invece è finita. Ma siccome ora lei è in pensione, da qualche mese, una pensione piccola di quelle che devi stare attento a come spendi i soldi perchè finiscono subito, tutto quel tempo che prima era occupato, ora è libero, ma non sa bene di che farsene. La sindrome del prigioniero che una volta scarcerato ha bisogno di rientrare la sera a dormire in cella.  Descritta molto bene nel film "Le ali della libertà" nel personaggio del detenuto anziano interpretato da Morgan Freeman. 

Queste cose fanno parte della vita, ma sono difficili. Le auguro di recuperare una visione più ampia, la voglia di camminare, intanto, che non costa niente e si può fare gratis. La sera quando rientro dal lavoro, intorno alle dieci, vedo gente che cammina, qui da noi, con i catarifrangenti addosso e delle piccole torce accese per non essere presi dalle macchine. Fa quasi buio e camminano e hanno un'aria serena.

martedì 9 giugno 2020

Da quasi due settimane sono tornata al lavoro. Solo due ore e mezzo la sera, dalle sette alle nove e mezzo, poi facilmente arrivo alle dieci. Sono soldi e continuano a farmi comodo. Qui a casa la mia suocera stacca la spina sempre più spesso e più a lungo. Certe volte è quasi impossibile svegliarla. L'altro giorno la accompagnavo al bagno col deambulatore, sono al massimo tre metri, e davanti alla porta è crollata. Ho gridato per chiamare mio marito e in due, più che altro lui, l'abbiamo messa a letto di peso. Nel pomeriggio si è svegliata. L'ho trovata seduta nel letto con tutte le coperte buttate all'aria. Che succede? Ho chiesto. 
"Ci sono queste bestie che mi son venute addosso, tante...da quel rio.." 
Questo rio è quello vicino alla casa dove abitava da piccina. 
" Davvero? Che bestie sono?" 
"Ma che ne so? Bianche, coi filini bianchi. Costì, l'ho lasciate costì, su codesta spalliera, guardaci..." 
" Io non vedo niente. Ma cosa sono? Conigli, polli, anatre?" 
"Ma io 'un lo so..bestie morte...ma 'un l'ho buttate via, tante volte le volevi mangiare.." 
Qui viene fuori la propensione al risparmio.
"Io? Gli vengono addosso delle bestie morte e le vuole far mangiare a me?"
"Noo.. mica a te..a quel citto.." 
"Ma quale citto?"
"Quel citto...quello lì.." 
Conversazioni strampalate al massimo, che io intrattengo, ma mi viene da ridere, e  è un bene, perché se io rido ride anche lei e l'eventuale angoscia che si nasconde dietro questa percezione alterata del mondo sparisce. Basta una risata. Mio marito si scoccia che io rida, gli sembra forse una mancanza di rispetto, come se la prendessi in giro. Ma non è così, è quasi come giocare un po' a nascondino con la malattia e la morte. C'era chi ci faceva delle partite a scacchi... io a giocare a scacchi non son capace, e sì che mi piacerebbe. Ma mi piace di più fare il giardino e il tempo si accorcia...nella prossima vita imparerò. In ogni modo, siccome si tratta della sua mamma, è difficile parlare con lui. La cosa migliore è tacere. Parlavamo molto, molti anni fa. Ora gli argomenti sono un campo minato, devo stare attenta a cosa dico e in quale spazio mentale mi avventuro. Poi c'è stata questa chiusura... Non si sa dove si va a finire. 
Dopo tutta questa attività la mia suocera stacca e è fuori uso per un paio di giorni. Mangia e fa i suoi bisogni e basta. 
Questo per dire che stare qualche ora a lavorare fuori casa non è male. L'orario ridotto mi fa sentire colpevole, come se stessi rubando qualcosa, o mi stessi approfittando...alla fine delle due ore e mezzo me ne vado sentendomi, pensa un po', in vacanza. Quanto sarò stupida?
Intanto l'orto è rigoglioso, molto verde e molto produttivo, ho potuto già mangiare e regalare bietole zucchine insalata e perfino qualche cetriolo in assoluto anticipo. In certi vasetti sto sperimentando talee di parecchie piante. Ho staccato dei piccoli polloni basali di olivo e li ho interrati. Sarebbe la prima volta che ottengo nuove piante di olivo da talea. Ho seminato nasturzi e cardiospermum, e tanti cosmos arancio, ma di questi ultimi ne sono nati pochi solo dove non avevo seminato e li tengo come l'oro. E' difficile trovare i semi.

lunedì 1 giugno 2020

Mentre tornavo dal lavoro ho sentito su radio 24 che gli industriali dell'auto e tutto il comparto protestano perchè il governo non ha dato loro la giusta attenzione, e attenzione significa misure di sostegno e soldi. Invece in Francia Macron sostiene l'auto e soprattutto la produzione di auto elettriche e ibride. Qui da noi però c'è stata sempre questa resistenza verso l'elettrico, accampando motivi come il costo delle batterie, tecnologie non ancora sviluppate, difficoltà di ricarica...so solo che per questo Covid il mondo scientifico ha fatto tutto in gran velocità e forse sarebbe il caso di accelerare anche per i motori elettrici. 

In Italia fra i veicoli circolanti ci sono tanti, troppi diesel, e questo perché moltissima gente compra usato, per evidenti motivi economici, e nell'usato trova moltissimi diesel. Non sono certo un'esperta né di auto né di economia. Però mi viene da chiedermi: se a questo punto è necessaria una svolta vera in campo ambientale da qualche si dovrà pur cominciare? Se ogni volta che c'è una possibilità di cambiare direzione si rimane lì dove si era prima è difficile invertire i processi. L'Italia è stata in mano agli industriali dell'auto per decenni, padroni occulti del paese, certo non gli unici; la famiglia Agnelli era quasi considerata e onorata come una famiglia reale. Il risultato è stato di avere tre o quattro auto per famiglia, qui da noi. Anche e soprattutto nelle famiglie di campagna i giovani lavoravano presto e l'auto serviva a quello, andare a lavorare, ognuno in un posto diverso. Il risultato è stato anche quello, però, di avere un inquinamento pesante in molte città, soprattutto Milano e Torino, e un funzionamento quasi ridicolo dei mezzi pubblici, che tanto servivano ai poveri. E alle donne. In autobus e nel trenino della Valdichiana, quando anni fa lo prendevo, trovavo donne, collboratrici familiari, operaie, che le famiglie lasciavano senza macchina e senza patente. 

Il maggior numero di casi di coronavirus è stato in pianura padana ed è dimostrato che è collegato con l'inquinamento. Adesso si riparla di biciclette, e perfino di monopattini. Tutto questo mi pare ancora molto confuso. Abito in un paesino distante una ventina di km dal posto in città dove lavoro, e siccome viaggio di notte non c'è un mezzo che mi garantisca di arrivarci, così vado in auto. Ma anche fosse di giorno sarebbe quasi lo stesso. Le mie figlie quando andavano a scuola non avevano garantito certamente nemmeno l'autobus. L'Italia non è fatta solo di città, ma moltissimo di paesini, anche molto piccoli e isolati, e è abitata da anziani. Non c'è un servizio pubblico decente per questa gente e ci si lamenta dell'abbandono dei paesi dell'Appennino... Chiacchiere, lamentazioni inutili. Non è ora di cambiare sistema sul serio? Questo governo qualche segnale, confuso, vago, lo dà. Ma subito insorgono i soliti, che però le tasse, se non erro, le pagano in Olanda.. Ma si difendono dicendo che fanno lavorare tanta gente. Molta meno di prima, le famiglie reali sono meno reali. 
Il servizio alla radio, quello da cui sono partita, finiva col dire che chi inquina davvero sono i riscaldamenti delle case, quelli sì! Non so, mi viene da pensare che radio 24 è di Confindustria. Sono solo io a pensare queste cose? 

sabato 30 maggio 2020

Fine di maggio 2020

Nel periodo che siamo stati chiusi in casa io sono stata fuori il più possibile. E' una contraddizione, lo so. Questa chiusura da Covid, per me personalmente ha significato, per certi aspetti, recuperare libertà. Ho ripulito tutto il giardino, ho sistemato certe cose in casa, ho messo a dimora tante piante che aspettavano in vaso, alcune da due anni. Ho cominciato a sistemare un pendio dove c'era un muro a secco che è caduto, ne sono rimasti solo due pezzi abbastanza a posto. Non è l'unico muro crollato, ma questo è dentro il recinto, nella zona che usiamo per l'orto. Pensavo sempre di farlo rifare da un muratore, prima o poi. Ora che ci aspetta un periodo di nuove ristrettezze economiche ho deciso di fare da me e ho cominciato.  Mi ci è voluto un gran coraggio. Il muro è franato, io tiro giù terra e sassi con la zappa, divido i sassi secondo la pezzatura, faccio uno scavo per sistemare i primi in basso. Tolgo gramigna e altre erbacce e radici. Costruisco un nuovo muro di contenimento, largo, in modo che stia in piedi, perchè non sono brava come quelli che costruiscono muri a secco. Qualche anno fa come regalo di compleanno avevo chiesto un setaccio, un vaglio, per vagliare la terra. Mio marito me ne aveva comprato uno che sembrava un giocattolo. Da piangere. Però in questi giorni per disperazione ho usato anche quello, ottenendo un terriccio fine come la farina, quasi. Mi ci voleva un vaglio da muratore o da vivaista e non so neanche se li vendano più. Ho pensato di fabbricarmene uno con della roba vecchia che abbiamo qua, ma mi ci vorrà un pezzo di rete apposta, che devo procurarmi. Insomma ho lavorato come una matta. Lavorare, mettere la testa in una cosa e cercare con tutta calma di farla, e vederla venir fuori, anche alla meglio, mi serve a tenermi un po' fuori dalla situazione che abbiamo in casa, perché è inutile ripeterlo, ma avere qui una donna molto anziana con l'Alzheimer è complicato. Come se ci fosse un buco nero aperto in casa, un vortice che attira e può tirarti dentro, e devi stare sempre a una certa distanza, fisica e soprattutto mentale. Devi stare per quanto possibile, da un'altra parte. Anni fa se avessi letto o sentito dire quello che ho scritto ora mi sarei scandalizzata. Come si fa a essere così cinici, così distanti? Mi sarei chiesta. Ora che mi ci trovo dentro con tutte e due i piedi non posso dire altro che questa è la mia soluzione, attualmente. Non è neanche troppo stabile, cambia. Insomma: è una cosa che va portata in fondo, un lavoro, e bisogna attrezzarsi come si riesce.

E' piovuto un po', quello che serve per farti desiderare davvero la pioggia. E' venuto freddo e una quantità d'acqua insignificante. Insignificante vuol dire che se scosti due centimetri con una zappetta sotto è asciutto. Di quest'acqua ne approfitta l'erba, che cresce abbastanza rigogliosa. Seguo certi gruppi facebook di giardinieri appassionati e vedo gente che come me aspetta che piova. Ieri uno di loro diceva che dalle sue parti, vicino a Roma, era piovuto proprio bene e si immaginava il giardino nei prossimi giorni, dopo aver bevuto l'acqua del cielo e essersi ripreso. I giardinieri si assomigliano!
Sono tornata al lavoro. Solo due ore e mezzo la sera, con la mascherina e gli igienizzanti. Qualche giono fa ho compiuto 65 anni e mi pare impossibile di dover ancora lavorare fuori casa, ma è così.

domenica 3 maggio 2020

stagni e laghetti, la mia esperienza

questo è il mio
Mi è stato chiesto di raccontare come si realizza una vasca per piante e animali acquatici. Premetto che in rete si trovano spiegazioni abbastanza chiare e sicuramente anche filmati. Quello che posso fare io, che non sono un'esperta (ne ho fatta solo una!) è raccontare cosa ho fatto e anche quelli che ora considero errori.

La prima cosa, se si vuole realizzare una vasca, è scavare, a meno che non si abbia già un contenitore naturale o artificiale, o un incavo del terreno da poter usare. Il primo stagno per molti è stato una vecchia vasca da bagno! 
La mia vasca ha una forma più o meno rotonda e un diametro di circa due metri. Penso sia una dimensione giusta per iniziare, bisogna considerare che può essere necessario pulirla o prendere qualcosa che ci è caduto dentro. Se la vasca è molto grande diventa un problema, anche perché camminarci dentro è difficile, il fondo è viscido e scivoloso. 
Punto primo: scavare una buca della dimensione e della forma desiderata. E' l'operazione più lunga e il materiale che si scava deve essere "gestito", cioè spostato o disperso intorno e può essere usato per modificare i dintorni della vasca, creando una collinetta, o un muretto se si trovano sassi di grosse dimensioni. 

Punto secondo: la profondità. 
La profondità della mia vasca al centro è di 60, 70 cm. Sarebbe meglio fosse anche un metro. Io ho realizzato un gradino per cui in una zona l'acqua è profonda 30 cm e al centro di più. Se l'acqua è troppo bassa in estate si riscalda molto, evapora presto e gli animali e le piante che ci vivono soffrono il caldo. Le vasche che non hanno profondità sufficiente sono trappole per gli animali che possono facilmente morire e diventano pozze putride. Non guardate le foto delle vasche nei giardini inglesi, tutto un altro clima. In inverno, se l'acqua è abbastanza profonda, i pesci continuano a muoversi in basso, dove è ancora liquida, in caso si sia formato del ghiaccio superficiale.  In estate quando fa molto caldo l'acqua in basso resta più fresca, soprattutto se è ombreggiata dalle foglie delle piante.

La mia vasca è molto semplice, ma si può prevedere per esempio un'illuminazione subacquea, o una pompa per ossigenazione e giochi d'acqua. Io non li ho fatti principalmente per motivi economici e se si vogliono fare consiglio di rivolgersi a un esperto. A Arezzo c'è il signor Fausto Barbagli che realizza stagni e biopiscine e vende animali e piante adatte. Andare a trovarlo e vedere i suoi stagni è un'esperienza.

Punto tre: i teli.
Una volta realizzato lo scavo bisogna assicurarsi che non ci siano spunzoni, legni o sassi appuntiti che potrebbero bucare il telo di rivestimento.  Ci sono filmati di stagni realizzati tutti in cemento, io lo farei solo se la vasca fosse un elemento strutturale del giardino, come in molti giardini formali. Ho messo delle foto di vasche rettangolari molto belle.  Prima del telo in ogni modo si stende dell'altro materiale, che si trova nei negozi di materiale edile ed è un feltro per evitare proprio che il telo di plastica si fori. A questo punto si stende il telo di plastica apposito, in rete si trova in vendita e ce l'hanno anche quelli che realizzano le piscine. Il telo deve essere molto più grande dello scavo, deve rivestirlo completamente e se il bordo si dissimula e finge una piccola spiaggetta o una ripa naturale deve essere coperto di sassi o altro materiale adatto. Per prendere le misure bisogna usare un metro a nastro e stenderlo su tutto lo scavo, aderendo alle pareti. Io, come si vede nelle foto della mia vasca, ho fatto un bordo netto e rialzato rispetto al giardino circostante, bordo che si vede e è brutto. Ma io mi accontento! Una volta che il telo è stato steso, che non è operazione semplice come si pensa, bisogna cominciare a mettere l'acqua. L'acqua spinge sulle pareti, stende e aggiusta il telo. Se ne mette all'inizio circa un terzo del totale e si continua a lavorare sui bordi.

Punto quattro, il colore.
Il colore migliore per il telo di plastica è il nero. Una volta che la vegetazione si è insediata il nero conferisce l'aspetto di uno stagno naturale. I colori chiari, anche se sono attraenti, fanno vedere tutte le alghe che si formano, la torbidità dell'acqua e lo sporco.  Il telo è sempre bene prenderlo robusto e di buona qualità, garantito per una ventina d'anni.


questo per me è molto bello
 Punto 5, i bordi. A questo punto bisogna sistemare i bordi della vasca, con pietre grandi posate o con sassi che imitino una spiaggetta naturale, o anche con un bordo rialzato in muratura. Il bordo rialzato va previsto prima, bisogna lavorare con un progetto chiaro, perché poi magari il telo risulterà scarso, o ci saranno altri inconvenienti. Si possono trovare moltissimi esempi e io consiglio di seguire i più semplici, per non mettersi in un'impresa che poi sarà difficile portare a termine. Poi comunque una volta che saranno inserite le piante l'effetto sarà così bello e rasserenante che gli errori passeranno quasi inosservati. 

Il laghetto può essere fatto in pieno sole, come il mio, o in mezz'ombra, per esempio se un edificio in certe ore ha funzione ombreggiante. Ci si può piantare accanto un albero, o si può costruire accanto ad un albero, ma si deve considerare che le foglie ci cadranno dentro e faranno imputridire o acidificare l'acqua. Durante l'anno ogni tanto tolgo materiale dal fondo, anche solo con una canna. Anche in natura gli stagni diventano paludi, si riempiono e si asciugano, e questo bisogna evitarlo. Ci sono alberi che amano stare vicino all'acqua, ma nel caso di un laghetto artificiale non avremo terreno inzuppato e quindi possiamo metterci quello che vogliamo, però stanno molto bene i salici, per esempio, soprattutto, secondo me, il salice contorto. Invece eviterei lavande e simili, che con l'acqua non c'entrano niente. Gli alberi vanno sempre piantati abbastanza distanti per evitare che le radici possano muovere il fondo della vasca o insinuarsi in modi imprevedibili. 

Punto 6: animali e piante. 
Dentro la vasca se ci piace metteremo dei pesci, e se l'acqua fosse corrente, se per esempio si potesse sfruttare un ruscello o una fonte, non ci sarebbe neanche bisogno di piante. Ma se l'acqua è ferma le piante sono necessarie. Io non ho messo ghiaia e sassi sul fondo, perchè poi se ci deve camminare si rischia di bucare il telo, e ho messo dei mastelli chiusi con le piante di ninfea. In acqua le piante si arrangiano molto di più che in terra e radici e nuovi germogli si ritroveranno velocemente al bordo opposto della vasca. Metto le piante distanti una dall'altra, per evitare un groviglio di radici che renda difficile estrarle se c'è bisogno. 
Bellissime sono le ninfee e i loti, anche se si deve sempre stare attenti alle dimensioni, perchè in acqua tutto cresce veloce, e un ciuffetto in una sola stagione è capace di riempire la vasca. Farsi consigliare e scegliere varietà più piccole per una vasca piccola. Tutte le piante "puliscono l'acqua" perché vivono al suo interno e si nutrono dei nutrienti disciolti. Anzi viene consigliato di nutrirle ulteriormente con dei composti a lenta cessione che non intossicano i pesci, ma io non lo faccio e mi sembra vivano e fioriscano bene lo stesso. Ci sono piante chiamate ossigenanti, perché vivono sotto la superficie dell'acqua e lì fanno il processo di fotosintesi liberando ossigeno che fa vivere bene i pesci, di queste ( miriophillum, ceratophillum) non si può fare a meno. Il mondo delle piante acquatiche e ripariali è appunto un mondo che si apre, viene voglia di averle tutte. Ma alcune sono da evitare. Io ho preso la azolla caroliniana che vive sulla superficie e forma uno spesso tappeto verde, estate e inverno, e ora non riesco a liberarmene. 

Sconsiglio anche di prendere le gambusie, i pesciolini scuri molto voraci che mangiano le larve di zanzara. Da quando ci sono loro i pesci rossi non si sono più riprodotti, penso che le gambusie gli mangino le uova. Da me i primi ospiti sono arrivati dall'aria: le libellule, appena messa l'acqua. Libellule di tutti i colori, anche solo per loro valeva la pena fare il lavoro. Con una porzione di ninfea che mi avevano regalato arrivarono i primi due pesci rossi, le rane e le chiocciole d'acqua, penso con le uova attaccate alle radici. Si crea un biotopo, un piccolo ecosistema, e arrivano visitatori più e meno desiderati, arrivano i ditischi, che sono come degli scarafaggi acquatici con le zampe posteriori dotate di una specie di pinne che gli permettono di nuotare. Arrivano rospi e rane a accoppiarsi e fare le uova. A febbraio si trovano tubi di gelatina pieni di uova e le gambusie le attaccano, ma mai tutte. La vasca si riempie di girini e poi di rane e rospi piccolissimi. Arrivano purtroppo anche le bisce a mangiare sopratutto le rane e gli aironi dal cielo a mangiare tutti, rane e pesci. Bisogna saperlo perchè potrebbe darci fastidio la presenza di certi animali, potrebbe renderci sgradevole stare in giardino e una volta fatta la vasca disfarla sarà impegnativo. I serpenti sono comunque molto discreti e non si fanno vedere volentieri, però possono capitare incontri ravvicinati. In una vasca non molto grande non bisogna farsi tentare dalle bellissime carpe koji, che diventano molto grosse e mangiano le piante presenti. Nemmeno dalle tartarughe d'acqua, che mangiano serpenti e pesci e diventano anche loro molto grandi. Mai immettere in natura gli animali allevati nelle vasche, a meno che non siano specie già presenti naturalmente nei nostri ecosistemi.

Intorno alla vasca, anche se il terreno non è zuppo perchè l'acqua è contenuta dal telo, c'è comunque uno speciale microclima, l'acqua evapora, l'aria è un po' più umida e di notte anche in estate si forma un po' di rugiada, per cui si possono coltivare piante che hanno bisogno di maggiore umidità. L'acqua in giardino crea un punto di attenzione speciale, riflette il cielo e il paesaggio circostante, permette di coltivare piante bellissime e di osservare la vita degli animali. Per i bambini è una scuola all'aperto, ma bisogna anche considerare che gatti e bambini possono caderci dentro e alcuni cani ci nuotano volentieri buttando tutto all'aria.. Una vasca anche semplice e senza ricircolo come la mia vive con pochissimi interventi. L'acqua non si toglie, è la stessa dall'inizio, con gli apporti della pioggia e le aggiunte in estate quando c'è molta evaporazione. Ultimo punto: ci vuole un po' perchè si crei un equilibrio e lo stagno sembri esser stato sempre lì. All'inizio l'acqua sarà torbida, e tornerà torbida ogni tanto, e si intorbidirà ogni volta che andiamo a frugare in basso. Ci vuole pazienza e non ci si deve scoraggiare, altrimenti si fa come una signora che conoscevo che fece costruire una vasca in muratura e ci mise le piante pensando che tutto si sarebbe aggiustato in pochi giorni, siccome non avvenne la fece vuotare. Col risultato di avere in giardino un elegante contenitore che si riempiva di foglie secche e erbacce. La pazienza è la prima e più importante virtù del giardiniere!

martedì 28 aprile 2020

L'albero di Giuda

Lavorando ho trovato nell'ultima fila di olivi vicino al bosco un serpe morto. Qualcuno, (un cinghiale, una volpe, un lupo?),  l'aveva azzannato alla testa e il buco si vedeva benissimo. Nei campi e nel bosco si svolgono drammi di cui vediamo solo le tracce. Quassù a casa invece è fiorito l'albero di Giuda. Ne abbiamo trovato uno qui quando siamo venuti a abitarci, dietro la casa, si vede dalla finestra del bagno. L'aveva piantato nel nostro terreno il vicino e io l'ho lasciato fare e crescere. Siccome è accanto alla stradina dopo qualche anno il vicino che l'aveva piantato voleva che lo tagliassimo come diceva lui. Diciamo che è stato motivo di qualche contrasto, appianato poi perchè la testa l'abbiamo abbassata noi. L'albero di Giuda intanto si era disseminato in giro. Un paio li ho trapiantati vicino al bosco e ormai sono autonomi. L'anno scorso da quelle parti ne ho piantati altri due piccolini che forse ce la faranno. Quali sono i nemici di un alberello vicino al bosco? Il primo è il calore e la siccità di queste estati infernali. Bisogna portargli l'acqua con l'annaffiatoio, che non è semplice, trovandosi lontani da casa. Il secondo nemico importante sono gli animali che mangiano i germogli e strusciano le corna sui tronchi, tanto è vero che alcuni alberelli ho dovuto avvolgerli con una rete metallica. Tre alberelli di Giuda sono cresciuti lungo la recinzione in giardino e li ho lasciati fare, saranno a breve motivo di discussione col vicino, quando i rami arriveranno alla strada. Sono bellissimi e ogni anno mentre li ammiro mi ricordo della leggenda di Giuda che, pentito del tradimento, restituì i trenta denari e si impiccò ad uno di questi alberi. Ogni anno la mia mente rifà lo stesso giro: perchè mai, mi chiedo, legare questo albero così bello a Giuda che fece uccidere Gesù? Mi rispondo che Giuda col suo tradimento in un certo senso compì la storia di Gesù e con essa, per chi crede, l'intera storia della salvezza. Ogni anno ripercorro gli stessi pensieri e alla fine c'è sempre lo stupore, mi pare una storia molto bella, un racconto anche pieno di simboli, in cui il traditore però non è cristallizzato, ma è una figura complessa, che infatti è stata indagata parecchio, dalla letteratura e dal cinema. A me piaceva tanto il Giuda nero di Jesu Christ Superstar. Su facebook un caro amico mi bacchetta: la storia raccontata così è letteraria, anche se Giuda avesse scelto diversamente Gesù sarebbe stato catturato, ucciso e risorto lo stesso.
Capisco che mi avventuro in un terreno minato. Dopo aver frequentato la chiesa da giovane ora ne sono lontana da tempo. Mi sono sentita come una che, proprio perché da tempo lontana, quasi rinnegata, non ha titolo per parlare di certe cose. E mi sono ritirata. Ma questa storia appartiene anche a me, mi parla, a me come a tutti quelli che ne sentono il richiamo. La fede, la storia della cristianità, è una grande Narrazione e secondo me appartiene a tutti gli uomini, non solo ai praticanti. Altrimenti a che servirebbe? 
Metto qui un link al blog di Enzo Bianchi, sulle narrazioni e sui numeri, i numeri del Covid 19, dietro i quali ci sono facce e storie, e il grande racconto della Salvezza, che io ora chiamo piuttosto narrazione dell'Umanizzazione. In questo racconto, nella mia visione personale, Giuda è decisivo, senza di lui, (o se non fosse stato lui ci sarebbe stato un altro con un altro nome), la storia non si sarebbe compiuta, perché ci voleva un traditore, uno che in buona o in mala fede, non era convinto e si sporcava le mani, compiva il male. Il male e il bene si intrecciano sempre nelle storie umane e si prendono per mano, collaborano, per far risorgere Gesù.

mercoledì 22 aprile 2020

Clausura

Non ho contato i giorni. So che l'8 marzo è stato per me l'ultimo giorno di lavoro e forse non ci tornerò più. I miei datori di lavoro stanno valutando se riaprire al pubblico. Per ora fanno solo pizze da asporto. Tutti e due sono in età di pensione, o quasi, e fare gli investimenti richiesti non so nemmeno io se abbia senso. Divisori di plexiglass per i tavoli..? Arrivavano spesso famiglie e che senso avrebbero i divisori se vivono insieme? E i bambini piccoli che scappavano da tutte le parti? Poi, per forza, nel locale, che da pieno contiene 90 persone, sarebbero costretti a mettercene meno della metà per volta. E c'è la questione dell'igienizzazione molto più importante di prima...non so veramente come potranno fare.

Io sono qua in attesa. Come ho già scritto mi occupo della mia suocera, con  mio marito. Lui è l'unico figlio maschio e non se la sente di pulirla, quindi tocca a me. In questo lungo periodo è capitato che ha avuto delle giornate fuori di testa completamente. Un pomeriggio mio marito, che si sente anche un po' in colpa di tenerla sempre in casa, l'ha portata fuori. Sperava che all'aperto si calmasse e smettesse di gridare. Ci sono tre gradini per arrivare in giardino e in qualche modo li ha fatti. Cammina poco e male, col deambulatore e una persona che la tiene. Una volta lì, a tre metri dalla porta, seduta sulla sedia a rotelle si è "spenta". Come se avesse staccato la spina, uno stato quasi catatonico. Forse aveva esaurito le energie, dopo essersi tanto agitata. Mauro mi ha chiamata per aiutarlo, la voleva riportare in casa. Mi ha detto di tenerla perché non cadesse, mentre spalancava il finestrone. Io l'ho scrollata un po' e le ho detto di svegliarsi. Ha riso piano piano, come se capisse qualcosa. Le ho detto, scherzando a voce alta: "Ma che fa, ci prende in giro? " allora si è un po' svegliata e siamo riusciti a riportarla dentro. Dopo tre giorni è successa di nuovo la stessa cosa. Grida e proteste perchè doveva andare a comprare il pane ( il pane è un'ossessione) e fare da mangiare al suo marito che è morto da dieci anni quasi. Maledizioni al letto con le sbarre e discorsi completamente senza senso, compreso il "Quando toccherà a voi" e cose del genere. Così Mauro l'ha riportata fuori e c'è stato un altro spegnimento, questo più intenso. Per farle fare i tre gradini l'abbiamo portata di peso, e fino al letto, io per le gambe e lui per le braccia, una fatica esagerata e ci scappava fra le mani. Col rischio che ci cadesse per terra. Dopo è stata praticamente fuori gioco per un giorno e mezzo. Credo possano anche piccole ischemie, onostante la calciparina. Ora spero che Mauro abbia imparato perché la prossima volta la porta in casa da solo. Per quanto ci si tenga distanti mentalmente è una cosa veramente straniante. L'immagine che mi suscita è questa: un buco nero aperto dentro casa che attira, che gira come un vortice e devi stare molto attento a non avvicinarti troppo. 

Finalmente è piovuto. La campagna ringrazia con un verde più intenso e il turgore della vegetazione. Ho lavorato fuori fino a sfinirmi. 
Qualche volta sono uscita in paese o più lontano per la spesa e mi accorgo che finchè sto a casa mi sembra ancora tutto abbastanza normale, ma se vado fuori subito la pesantezza di questi giorni mi schiaccia, con la gente che ti sta lontana  giustamente, ma anche con questa paura del contagio e di te che puoi farle del male. Vorrei fare qualcosa di utile, più di quello che sto facendo, quasi quasi vorrei essere in ospedale a dare una mano, perchè almeno ci si sente vivi e reattivi. Sono molto preoccupata del dopo, anche se non serve.

Qui a casa molte cose sono sospese. Dovrei togliere di mezzo il divano vecchio che è rimasto in soggiorno e impiccia. Si dovettero spostare diversi mobili per fare posto alla roba, compreso il letto con le sbarre e il materasso speciale, che serviva alla mia suocera. Ora mi viene il pensiero se sia sensato buttare via quel dicavo che ha più di trent'anni, potremo ricomprarne uno nuovo? Faremo senza. Fuori avevamo aperto uno scavo per i tubi della fossa biologica nuova e doveva venire l'idraulico, ma poi all'improvviso tutto si è fermato, lo scavo è rimasto aperto e ci impedisce di andare a prendere la legna, bisogna fare un giro pesca. L'idraulico chissà quando verrà. La legna per un po' non ci è servita, col caldo che ha fatto, ma sono un paio di sere che sul tardi riaccendiamo.  Ah sì, si è anche rotta la camera d'aria della ruota della carretta, così che portare la legna su dai campi, che lo volevo fare da mesi, è una fatica bestiale, capisco i buoi o i somari di una volta. Normali sono rimasti gli animali. La gatta più anziana mi pare abbia un po' di demenza anche lei, ma è un gatto e si arrangia. La Holly, il cane,  ogni tanto fa un giro nella stanza della mia suocera e porta tranquillità, come se volesse incoraggiare e consolare. Come si dice? Fa la pet therapy, tanto per usare uno di quei termini che mi fanno venire il nervoso. 
Sera e mattina faccio un po' di meditazione, che aiuta. Cucino, faccio il pane, ma senza esagerare, perché sono anche giardiniere e ortolano. Mio marito è completamente assorbito dalla radio, che fa "da remoto". Aspetto, con la sensazione che stia per esplodere qualcosa.