martedì 6 aprile 2021

"Ritorno alla vita" di Wim Wenders

Ho visto un film di Wim Wenders, su tv 2000. Tanti anni fa vidi il suo "Paris Texas"  e mi commosse tanto. Questo film si intitola, in italiano, " ritorno alla vita", e è del 2015. 

In un gruppo di scrittori, o aspiranti scrittori, su facebook qualcuno chiedeva: considerate più importante la trama o lo stile di un romanzo?  Per me avrei risposto che le storie son tutte già raccontate. Il mito le contiene tutte. Il libro dell'I Ching le contiene tutte, fra esagrammi e linee mutanti. Le trame son sempre le stesse. Alla fine ognuno nasce, poi per qualche motivo, diverso per ognuno, affronta delle difficoltà e alla fine muore. Viste da una certa distanza le vite si somigliano tutte. Guardarle da vicino, accostarsi, fa capire la specialità, perfino l'unicità. E il modo di raccontare fa la differenza. Questo film lo dimostra. Succedono poche cose. 

Questa la trama raccontata su Wikipedia: Tomas è uno scrittore  in piena crisi creativa. La sua relazione con Sara, innamorata ma con aspettative diverse, gli crea dei problemi. Tutti i suoi rapporti sono problematici: quello con l'editrice Ann con cui va a vivere e sua figlia Mina; con il padre, scienziato in pensione; il tormento della scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale; il legame misterioso e indissolubile con l'illustratrice Kate, giovane madre di due bambini che vive negli spazi sconfinati del lago Ontario. 

Vedete che anche Wikipedia dice pochissimo. Un uomo, Tomas, in una giornata gelida, in uno degli stati del nord America, in un paesaggio innevato, per caso, con l'auto investe uno slittino. E' un incidente, e accade senza che lui ne abbia colpa. Si ferma, c'è un bambino piccolo, spaventato, che non gli risponde, ma sta bene, non s'è fatto niente, e c'è un cane. L'uomo prova a interrogare il bambino, poi lo accompagna alla casa più vicina, l'unica, che si vede dalla strada. Gli apre la mamma, Kate, che chiede dov'è l'altro fratello. L'uomo capisce che c'era un altro bambino e tutti e due corrono verso la strada. Queste sono le prime scene. Il secondo bambino è morto. Il regista non ce lo fa vedere ma sarà presente in tutta la storia. E' stato un incidente e nessuno è responsabile, ma il bambino sopravvissuto è scioccato e anche Tomas. Nella scena successiva si capisce che l'uomo ha tentato il suicidio. Vive con una donna, Sara, che lo rimprovera, di aver preso male tutta la vicenda, di non aver rispetto per lei, di non essere capace neanche di suicidarsi. Si capisce che non glielo dice per cattiveria, ma solo perché Tomas si è chiuso e non le è possibile avvicinarlo, è impenetrabile. Vorrebbe fare una famiglia, avere dei figli, ma Tomas non può e non vuole. I due restano insieme perché lui non riesce a staccarsi, gli sembra di essere un ingrato a farlo. Riprende lentamente a vivere. E' uno scrittore, che ha già pubblicato due libri. 

In uno spezzone successivo il suo editore, turbato e commosso, gli dice che i tre capitoli del nuovo libro sono  davvero buoni, scritti dopo il tentato suicidio. L'esperienza ti ha cambiato, gli dice, lavora con calma, prenditi tutto il tempo che tiserve, questo libro è molto buono, migliore degli altri due, che pure avevano avuto successo. Uscendo dalla casa editrice Tomas nell'ascensore incontra una donna con una bambina, la donna si chiama Ann, lavora anche lei per l'editore, cura la collana per bambini. La telecamera si sofferma sul viso della bambina un po' più del solito. Quella bambina è importante, è un personaggio della storia. 

Tomas va a trovare la mamma dei bambini dell'incidente, trascorrono insieme un pomeriggio e la notte successiva in un'atmosfera sospesa, come un sogno. Kate ha accettato molto meglio di lui la morte del figlio, ma tutti e due hanno bisogno di questo incontro. 

Tomas ha anche un padre anziano a cui vuole molto bene, sempre in questo modo un po' difficile.

Ogni spezzone del film è annunciato da una scritta che dà un riferimento temporale. Due anni dopo, un anno dopo, 4 anni dopo. Wenders ci racconta un lungo pezzo di vita attraverso cose quotidiane, la cui importanza sembra marginale. Un giorno a teatro incontra Sara, che è venuta apposta per vederlo. Sono separati da tempo. Parlano e lei gli dà due schiaffi, che lui incassa senza reagire. E' come il prezzo delle cose accadute in passato. 

Pensavo di come succeda di far soffrire altre persone. Succede perché siamo sofferenti anche noi e chiusi, non riusciamo a evitare di far del male agli altri e più sono vicini più stanno male. Ho provocato anch'io sofferenze simili. Lasciai un fidanzatino della mia gioventù in uno di questi periodi di malessere,  e molti anni dopo mi venne a chiedere perché. Chi viene abbandonato sta molto male e per tanto tempo si chiede se è stata colpa sua, se c'è in lui, o lei, qualcosa che non va, se ha fatto degli errori, ma spesso tutto quello che non va è in chi abbandona, e non è sempre possibile spiegarlo. Può succedere di provocare un notevole casino e un grande dolore senza poterlo evitare e chiedere scusa è difficile e insufficiente. Restano questi spazi di vita bruciati, e le parole giuste non si trovano. Wim Wenders le ha trovate. Forse non parole, ma immagini e emozioni.

Passano altri anni e Tomas ora vive con Ann e Mina, la bambina dell'ascensore. L'ha adottata, ora è sua figlia, e sembra che riesca a essere un buon genitore. Il padre di Tomas, che era uno scienziato e un uomo vigoroso e attivo, è invecchiato e soffre di demenza senile, c'è una scena molto bella in riva a un lago, in cui si vedono le loro sagome scure in mezzo agli alberi nella luce accecante e dolce del sole, riflessa dall'acqua. Certe volte non ci vuole molto per raccontare...

Alla fine del film Tomas riceve una lettera da Kate, la madre dei bambini dell'inizio. Il bambino superstite, diventato grande, lo vuole vedere, e Tomas d'altra parte aveva promesso di fare qualcosa per lui, può accettare di incontrarlo? L'incontro avviene in un locale bello e solitario, parlano ma non si capisce cosa vuole il ragazzo. Dice che vuole fare lo scrittore anche lui. Dice anche che non capisce perché a Tomas le cose sono andate così bene, è diventato famoso, fa conferenze, guadagna bene. Tutto dopo la morte del fratellino. Invece sua madre non ha avuto la stessa fortuna. Sembra che gliene faccia una colpa. Tomas un po' si difende, gli dice che questa esperienza che hanno vissuto è misteriosa e dolorosa e li segnerà per tutta la vita. 

Passa altro tempo e una sera, di ritorno da una premiazione, andando a dormire, Tomas si accorge che i cuscini e il letto sono bagnati di pipì. Qualcuno è entrato in casa. Dopo lo sconcerto e anche la paura, Ann  e Mina vanno a dormire dai nonni e Tomas resta solo a casa. Spegne le luci e nel giardino buio vede una persona, è il ragazzo. Lo fa entrare e lo rimprovera un po', che gli è saltato in mente di andare a pisciare sui letti in casa d'altri? Bevono una birra e trascorrono insieme il resto della notte parlando. La mattina all'alba il ragazzo se ne va con la bicicletta, ma prima aiuta Tomas a portare fuori il materasso sporco. E' un dettaglio, ma dice che bisogna rimediare ai propri errori, almeno un po'. Si abbracciano, sono tutti e due finalmente in pace. Sono passati 14 anni dal giorno della morte del fratellino e Tomas torna a vivere. Non torna a vivere in questo momento, ma si compie un processo iniziato anni prima e durato tutto questo tempo.

Un film lento, con pochi fatti, ma denso di emozioni rarefatte e preziose. Lento, ma è impossibile staccarsi, quando finisce lascia un po' di rimpianto e una sensazione di pace. 14 anni raccontati nel modo di questo intellettuale che è rimasto sé stesso nel vortice del nostro tempo. Ci vuole così tanto per tornare a vivere? Secondo me sì, i tempi dell'anima sono lunghi e molto diversi da quello che questa società della comunicazione vuol far credere. Un film forte, delicato e prezioso.

 

Sono le quattro di mattina del 7 aprile e le ultime notti sono state turbolente, ho pensato molto. Questa volta penso ma anche scrivo, metto a posto i pensieri, quelli che posso, così domani notte penserò un po' meno e dormirò, magari. La sera del primo aprile  verso le 10 la mia suocera è morta. Si rimane sempre sorpresi alla fine. Sembrava non arrivare mai, e invece come per tutti è arrivata in un momento dei pochi che non ci stavamo pensando. 

Mio padre mi spiegava certe categorie di numeri, in matematica. Mi diceva che ogni spazio, anche molto piccolo, può essere a sua volta diviso in spazi più piccoli, infiniti spazi. Fra il numero uno e il numero due c'è un intervallo che può essere diviso in infiniti intervalli, i decimali, centesimali, millesimali... Mi faceva l'esempio della lepre e della tartaruga che fecero una gara di corsa. La lepre, sicura di vincere, diede alla tartaruga un vantaggio e la tartaruga partì, ma poi non riusciva a raggiungerla, perchè la tartaruga faceva un passettino in più e anche per un intervallo minimo, sempre più piccolo, le stava davanti. Naturalmente è un paradosso, ma è quello che mi sembrava succedesse in questi giorni. Un corpo devastato che non moriva più. Una cosa spaventosa da film dell'orrore nella stanza accanto. E l'anima dov'è, che fa?

Ho perso il filo del tempo. Dunque: doveva tornare lunedì, ma ancora una volta hanno rimandato e l'hanno portata il giorno successivo, che era il 30 marzo. Come un bue a cui hanno tolto il giogo e glielo devono rimettere, mi sentivo così, riluttante a quello che ci aspettava. Poi è arrivata e era stabile, ma in condizioni peggiori di quando l'avevano portata via. C'era da aspettarselo, naturalmente. L'avevano rimandata a morire qui, perché si potesse salutare. Un Ecce Homo, con un camice leggerissimo di tessuto non tessuto sotto le coperte, in posizione fetale, rigida, intera, col catetere per la pipì, le piaghe fasciate, una gamba nera, un braccio avvolto in una traversa, gonfio, che perdeva liquidi. Però chiamata dava cenno di sentire, qualche volta rispondeva e apriva la bocca per deglutire. Dal 30 marzo è morta il primo aprile. Quando è arrivata vedendola ho pensato che bisognava fare qualcosa, la sedazione finale, non si poteva lasciare un essere umano in quelle condizioni, e ho scambiato dei messaggi con una cara amica che è medico. Mi ha detto di parlare col medico di famiglia, che avrebbe valutato le condizioni, ma se era cosciente non gliel'avrebbero fatta. E lei rispondeva a chiamarla anche se poi non sempre si capiva cosa diceva. E' venuta la signora che ci ha aiutato in questi mesi anche se non c'era granché da fare. La mattina dopo sono venute le infermiere e abbiamo assistito alla medicazione. Un disastro. E' stata presente anche mia figlia che in questi giorni è con noi. Hanno fasciato con grande pietà il braccio gonfio, il resto del corpo scheletrico, piagato, con delle parti molto scure, le hanno un po' cambiato posizione, le hanno messo una flebo. Quando sono andate via avevo rinunciato, dentro di me, all'idea della sedazione, aveva un cerotto di morfina e sembrava non soffrisse, e ero meno spaventata. Veniva qualcuno che poteva verificare le condizioni sue, e nostre, forse, e non eravamo più soli come per tutti quei mesi. Apriva la bocca per mangiare e inghiottire, ma poi ruttava, comunque mangiava qualcosa. A un certo punto mio marito dice che ha ringraziato tutti. Se sentiva la voce della mia figliola diceva la parola "mangiare" e lei pensa che volesse dire "che ti faccio da mangiare?" , una cosa che diceva sempre negli ultimi anni anche se non le faceva più da mangiare da tanto. Per il resto non dava nessun segno di vita se non il respiro e il calore del corpo. E' morta verso le dieci del primo aprile. Mauro nonostante tutto è rimasto sorpreso. Abbiamo chiamato il medico per accertare la morte, poi le pompe funebri. Mauro ha deciso di farla tumulare in un cimitero di campagna dove c'è il mio suocero, vicino a dove vivevano da giovani. Un posto bello da dove si vede, in basso, la Valdichiana, e intorno boschi e oliveti. Ha chiesto a me e a Gaia se eravamo d'accordo, e io ho detto che facesse la cosa che lo faceva sentire più tranquillo e a posto. Non ho capito bene perchè, ma ha lasciato il corpo in casa. Ho sentito rumore, cose smosse che sbattevano. Sono andata a vedere: avevano smontato il letto con le sbarre e messo la bara con il corpo con due lumini organizzando una camera mortuaria improvvisata. Per il Covid, hanno detto. Ho pensato che dovevamo aspettare ancora un po' per liberare la stanza, ne sentivo il bisogno, ma mio marito aveva i suoi tempi, e la mattina dopo nonostante le finestre aperte c'era un bruttissimo odore, forse per le piaghe. Questa cosa penso che si poteva evitare, ma evidentemente non ce la faceva o gli sembrava naturale. E' stata qui fino a sabato quando l'abbiamo tumulata. Tumulata non è la parola adatta, e nemmeno seppellita, la bara è andata in un loculo nella parete in alto. Non c'è stata la Messa, abbiamo pensato di farla celebrare quando la nostra zona non sarà più rossa e potrà venire qualcuno. Nessuno dei suoi parenti è religioso, però la Messa resta la celebrazione del commiato a cui siamo abituati e forse è necessaria. Eravamo pochissimi. Sono venute delle nipoti da parte del mio suocero, che poverette stanno tutte male ma sono venute lo stesso. Invece da parte della mia suocera non è venuto nessuno, né il fratello, né i nipoti. Ci abbiamo ragionato un po' sopra, forse non erano stati d'accordo su come abbiamo gestito le cose durante questo lungo periodo, e comunque hanno detto che non stavano bene, ma io ne ho abbastanza così e neanche mi interessa. Questioni tribali dell'anno 2021 in cui evito di farmi coinvolgere, finché posso.

Invece è venuto un amico di Mauro e la Dora, cara amica di mia figlia, con un mazzolino del suo giardino di fiori bellissimi e rari. Camelie rosse, fritillarie, agli bianchi, narcisi. Una meraviglia, che poi è stata provvidenziale perché abbiamo messo quella nel vaso provvisorio che ci hanno fornito. Quelli delle pompe funebri hanno detto che se avessimo messo la composizione che avevo fatto fare sul ripiano in alto poteva cadere in testa a qualcuno e ne saremmo stati responsabili. Dio ce ne scampi! Avevo ordinato una composizione di primavera al fioraio. Le altre volte, per il mio suocero e per la mia mamma e il mio babbo, non avevo avuto voce in capitolo e c'erano fiori da morto, spatiphillum verdastri, calle, gigli...questa volta ho fatto come mi sembrava più bello. Alla fine questa composizione l'abbiamo messa al mio suocero, dove non c'è possibilità che qualcuno si faccia male. Nei giorni seguenti ho provato comunque una grande malinconia per come tutto si era svolto. Ma anche un gran desiderio di nuovo e voglia di fare le cose fin qui impossibili, soprattutto passeggiate senza un orario prefissato, che con la zona rossa è il lusso che ci si può permettere. Ma tranquilli non si può stare e mentre questa storia si chiude  emergono altre difficoltà grandi che erano state oscurate per alcuni anni dalla vecchiaia della mia suocera. Ho cominciato a sgombrare per riportare la casa alla normalità, e nei prossimi giorni voglio informarmi assolutamente per fare il testamento biologico.

 

 Volevo solo dire grazie a Giorgio, a Sari, a Eliette, a tutti quelli che ancora una volta hanno lasciato una parola o un pensiero. La mia suocera è tornata qui dall'ospedale il 30 marzo e è morta il primo aprile verso le 22. Volevo dirlo per tranquillizzare chi mi ha pensato. Siamo qui, ce l'abbiamo fatta.

sabato 27 marzo 2021

voler morire

 Sono giornate difficili. Per qualche giorno ho tolto l'ultimo post. Avevo un po' di preoccupazione che passasse di qui mio marito, o una delle mie figlie, o un parente, e si sollevasse un polverone. Ora lo pubblico di nuovo. La mamma di mio marito è ancora in ospedale, lunedì saranno 15 giorni. 

 Una mattina ha chiamato un geriatra dal reparto dove è ricoverata per parlare delle dimissioni. Mauro non c'era e ci ho parlato io. Ha detto che la signora è "all'ultimo chilometro", che una volta a casa avremmo dovuto tenerla qui, senza cedere alla tentazione di chiamare l'ambulanza se la vedevamo peggiorare, perché non ha più senso intervenire. Lo capisco bene, perché era qui e la vedevo. Mauro e io abbiamo parlato, poi ha parlato coi medici e coi suoi parenti e ora è molto più sereno. Sa di aver fatto quello che poteva, di aver perfino superato i propri limiti e  mi sembra tranquillo. Io lo sono di meno. Sto facendo un muretto e penso, da sola. Mi condanno e mi assolvo, a intermittenza. Poi è pur sempre una morte, una persona che c'è e non ci sarà più, un altro pezzo di vita che si conclude. Ieri era il giorno previsto del rientro, ma dall'ospedale hanno detto che si era molto gonfiata e l'avrebbero tenuta lì, perché noi sicuramente vedendola in quel modo non avremmo sopportato di non poter fare niente e avremmo chiamato di nuovo l'ambulanza. Ora aspettiamo lunedì.

Hanno rimandato il rientro più di una volta. Per prepararlo ci hanno portato a casa un grosso materasso nuovo a aria. Mauro è stato convocato da una nutrizionista in ospedale, che gli ha dato delle confezioni di alimenti supernutrienti, un addensante per l'acqua, perchè la sua mamma non riesce più a deglutire bene, e ha scritto delle raccomandazioni. Possiamo darle da mangiare anche cibi dolci, panna cotta, mascarpone, finora quasi vietati. Anche frutta, e omogeneizzati e creme di cereali, parmigiano, uova. Ma io non credo che mangerà tutte queste cose, se tornerà mangerà poco, come ha fatto negli ultimi tempi, e non si riuscirà a nutrirla come si dovrebbe. Ma poi come si dovrebbe per cosa?

In tutto questo la mia parte razionale ascolta, osserva e trova grandi contraddizioni. Il geriatra dice che questa donna è alla fine. Che almeno non soffre perchè le hanno messo un cerotto di morfina. Che se peggiora non si deve intervenire, ma chiamare la dottoressa e forse solo verificare che il dolore non sia aumentato. Però ci raccomandano di nutrirla molto e spesso, con cibi supernutrienti. Da una parte si lascia andare dall'altra si trattiene. Mia figlia ha detto che è assurdo che non riesca a morire, lei che aveva visto una sorella nelle stesse condizioni e si augurava che non le succedesse. Si sente impotente, mia figlia, molto affezionata alla nonna, le sembra impossibile non poterla aiutare. Dà la colpa alle medicine che allungano artificialmente la vita. Io proprio non so. Mi pare una faccenda molto misteriosa, vedo giovani morire presto e con facilità e vecchi struggersi con questa lentezza estenuante, per sé e per chi ci vive insieme.  Mi torna in mente una cosa che scrisse Karen Blixen ne "La mia Africa". Nella lingua swahili non c'è la parola morire, ma solo voler morire. Il morire presuppone una volontà, un'adesione, forse. E magari finché questa non c'è non si riesce. 

L'anno scorso è morto il marito della mia amica Antoinette. Aveva il Parkinson e altri problemi e era spesso in ospedale. La famiglia è stata seguita e hanno partecipato a degli incontri, che lei ha trovato molto utili. Nel corso dei quali si parlava della lunghezza di queste malattie, di come logorino i famigliari, di come non si deve sentirsi in colpa, ma concedersi degli spazi di recupero. Noi, per il Covid e altro, non abbiamo potuto usufruire di niente del genere, però abbiamo fatto dei colloqui con gli psicologi. Ne usciamo comunque abbastanza acciaccati. Se c'è una cosa che queste situazioni riescono a fare molto bene è portare alla luce tutti i problemi e le difficoltà che non abbiamo voluto o potuto affrontare o non ne siamo stati capaci.

domenica 21 marzo 2021

terminale

 Non torno qui dal 12 febbraio. In questo momento la mia suocera, 92 anni compiuti, con demenza senile o Alzheimer, non fa differenza, a letto dall'ottobre del 2019, è ricoverata in ospedale. Sola, perchè con la recrudescenza del Covid i parenti non possono essere presenti. Mi dispiace se qualcuno che passa di qui fraintende. Nonostante questo ho bisogno di lasciare una memoria fresca di questi giorni, per quanto possa essere difficile e dolorosa. Per ritrovarla quando sarà finita, per ricordare attraverso cosa siamo passati. Niente di speciale, una situazione terminale. La cosa che ho capito meglio, in questi mesi ultimi, è che in certi frangenti sarebbe meglio arrendersi. Accettare tutto. Soprattutto noi stessi, la capacità e l'incapacità di fare le cose, il limite, perché molta difficoltà proviene da lì. E' stato molto difficile ma abbiamo avuto un buon aiuto, una signora che fa questo come lavoro.  Le ultime volte non avevo scritto niente di questo perché mi pareva poco dignitoso e impietoso. E sinceramente pensavo che finisse da un momento all'altro.

 A aprile saranno 20 mesi che è con noi. L'abbiamo portata qui perché a casa sua aveva bruciato padelle e caffettiere e dimenticato il gas acceso diverse volte. Erano dieci anni, da quando è morto il marito, che era stato accertato il degrado mentale. Quando il mio suocero stava per morire una mattina mi disse che voleva fare le polpette. Le dissi che non c'era problema, perché me lo chiedeva? Mi rispose che non si ricordava come si fanno. Mi venne un brivido di paura pensando a quello che sarebbe arrivato. Le ricordai con calma, per farle tornare la memoria, come si fanno le polpette, sia quelle fritte che quelle al pomodoro. Così iniziarono le visite dal neurologo e una volta dalla psichiatra. Il degrado è stato lento e costante. 

Quando è arrivata qui, nell'agosto del 2019, già trascorreva buona parte delle giornate dormendo. Non leggeva, non l'ha mai fatto, e alla televisione le piaceva "chi l'ha visto", guardava la tv con mio marito, la sera, mentre io ero al lavoro. 

A fine ottobre 2019 si è rotta il femore e è stata in ospedale più di un mese. Dopo che è tornata è stata quasi sempre a letto, quello con le sbarre col materasso a aria. La facevamo alzare per fare i suoi bisogni, e faceva qualche giro della stanza col deambulatore, ma vista la confusione mentale non si poteva rischiare di lasciarla sola e d'altra parte molto dormiva. Abbiamo cominciato a sentirci carcerieri e carcerati. A marzo 2020 sono rimasta a casa dal lavoro e ho dovuto occuparmi di lei da sola per più di un mese. Per me, lo riconosco, è stato molto difficile. E' stato allora che ho capito che faceva la pipì in piedi e per quello in bagno non si toglieva l'odore. Ho combattuto per farla sedere sul water, cosa che forse non aveva mai fatto in vita sua. Poi è tornata la signora che veniva anche prima, per fortuna. Una volta al giorno continuavo a fare da sola.  Mio marito arrivava dopo il passaggio al bagno, per farle compagnia mentre mangiava. Ci sono stati gli episodi che, portata fuori in giardino, staccava e andava in catalessi e toccava riportarla dentro di peso col rischio che ci cadesse. Ci sono state le urla perchè vedeva animali in camera e insetti camminare sul soffitto. Ci sono state le visite dei parenti morti. Mio marito ci si innervosiva, io cercavo di prenderla sul ridere, se la buttavi sul ridere si confondeva e si dimenticava gli incubi e le visioni. Giusto in questi giorni ho sentito alla trasmissione di Mirabella che è la tattica giusta: inutile pretendere che tornino negli schemi "razionali", meglio seguire i loro o offrire una variante "allegra" della realtà che hanno istantaneamente creato. Ogni volta ho pensato che, vista la situazione, c'era poco da aspettare, che sarebbe morta presto. Poi mio marito le faceva fare le analisi del sangue e erano meglio delle nostre, meglio la pressione e l'ossigenazione. Ogni tanto è venuta la dottoressa. Non c'era molto da dire, indietro nel tempo non si torna e la situazione era quella che era. Aggiustava qualche farmaco, dava qualche consiglio.

I mesi passavano e lei a un certo punto non si è potuta più alzare. Una volta al giorno, all'ora di pranzo, ero io a portarla al bagno col deambulatore, e sveniva rischiando di cadere in terra. E' rimasta a letto definitivamente e la signora la cambiava lì. Io ho mollato, lasciando che se ne occupasse completamente lei. Le preparavo i pasti, lavavo la biancheria, ero presente, ma mi sono ritirata. Mio marito mi diceva che peggiorava e io mi stringevo nelle spalle, cosa si poteva fare di più? Hanno cominciato a venirle piccole piaghe, però curate e sotto controllo. Ha preso la posizione fetale, con le gambe rattrappite e non si riusciva più a fargliele stendere. Ogni tanto perdeva coscienza, poi però a volte urlava e le grida si sentivano da fuori di casa. Tutta l'energia finiva in quelle urla. Continuava a mangiare, come una cosa che le importava molto. Non tanto, ma mangiava. 

Una decina di giorni fa c'è stato un peggioramento grande, Mauro le aveva fatto fare altre analisi e questa volta non erano tanto buone, le piaghe erano peggiorate tutto insieme. E' venuta la dottoressa e ha mandato le infermiere per le piaghe, perchè le analisi cattive dipendevano anche da questo. Sono venute in due, la mattina, poco dopo che era andata via l'altra signora. Lei, nonostante fosse stata cambiata da meno di un'ora, era piena di cacca, perché ormai gli sfinteri non funzionano più. Nella stanza un odore pesante, greve, di escrementi che non si riesce a mandar via. Mio marito mi ha chiamato. Ti dispiace andare te a pulirla? La signora non c'è e le infermiere queste cose non le fanno. Mi dispiace, sì, avrei voluto dire con una improvvisa e inattesa ribellione. Perché non ne posso più di cattivi odori e sporco e di avere in casa una persona che muore. Ma sono andata e mi sono presa anche una specie di rimprovero malcelato che evidentemente non avevano pensato di fare a lui. E' un uomo, e gli uomini non si occupano di queste cose, ci si rivolge alla donna di casa, soprattutto in campagna. Come dire: come avete fatto a ridurla così? Non andava bene niente, il materasso non funzionava più bene, o forse non aveva mai funzionato? ma a noi l'hanno consegnato senza spiegazioni, dicendo che era semplicissimo usarlo e abbiamo fatto da soli, ricordando anche la volta che era toccato al mio suocero e mi pareva uguale. Non mi entravano i guanti perché avevo le mani umide e mi si sono rotti mentre la pulivo. Era in evidente stato di denutrizione e mi hanno chiesto se le davo da mangiare. Se le davo proteine e parmigiano. Ma il parmigiano glielo dà? E la carne? Come se l'avessimo affamata. Capisco che non è un bello spettacolo trovarsi di fronte a una persona terminale, ma sono molti mesi che è a letto e ha mangiato, quando aveva fame. Però stando ferma i muscoli si atrofizzano, il corpo piano piano cede, diventa scheletrico. Gli ultimi tempi le facevo soprattutto minestre, anche per idratarla, con molto parmigiano, o il formaggino dei bambini, olio, verdure e a volte carne, ma la carne non le piace e la rifiutava. Allora abbiamo preso gli omogeneizzati dei neonati. A un certo punto ci si arrende, di fronte a un essere umano che non parla quasi più, non capisce più niente, ha preso la posizione fetale e non stende più le gambe, vive immerso nei propri escrementi. Si cerca di mantenere una dignità, per quanto possibile, si nutre, si pulisce, si tiene pulito l'ambiente, e si aspetta che questa cosa finisca. Ma non finisce e arriva anche qualcuno che si impressiona e si scandalizza e ti fa sentire una merda anche a te, perchè...non so cosa si doveva fare ancora. Forse si sarebbe potuto fare altro, ma avrebbe significato non vivere per niente più noi. 

Non ho neanche provato a giustificarmi. Le capivo, perché è scioccante trovarsi di fronte a certe cose. Sembra una persona abbandonata, e i parenti dei torturatori, probabilmente. Ho raccontato un po' come era andata, e i mesi trascorsi, e il fatto che un mese prima mangiava con gusto la pastasciutta al ragù. Alla fine sembrava avessero capito un po' di più, erano più disponibili. Hanno detto di non toccare le medicazioni e che sarebbero tornate loro a rifarle il lunedì. Era venerdì. Io ci sono rimasta molto male, avevano fatto riemergere sensi di colpa giustificati e non, di quest'occasione e di altre che non c'entrano niente col presente, e ho dovuto raccontarmi questa storia che scrivo diverse volte daccapo per arrivare a dirmi che dovevo accettare di aver fatto quello che mi era riuscito, forse non abbastanza, ma comunque dentro dei limiti che non riesco a superare, una volta di più. Intanto le davamo gli antibiotici. Lunedì mattina non si riusciva a svegliarla. Era molto calda. Penso che fosse in coma. Mio marito ha chiamato il 112 e l'hanno portata in ospedale. 

Qualche giorno prima avevo parlato con una cara amica infermiera che ha la mamma della stessa età della mia suocera, però ancora attiva. Va in bagno da sola, si prepara qualcosa da mangiare, hanno un pezzo di terra e va a trafficare con le galline, fa un po' di orto. Uno di questi giorni non riusciva a parlare bene e la mia amica si è accorta che aveva in corso un piccolo ictus. TIA, attacco ischemico transitorio, che si è risolto piano piano. La mia amica ha pensato: se l'avesse portata in ospedale sarebbe rimasta sola, a fare tante analisi e controlli che poi non avrebbero cambiato la situazione nella sostanza, confondendola ancora di più, e ha deciso di tenerla a casa. Noi non saremmo stati in grado di prendere una decisione simile. Che sarebbe stata la più sensata, probabilmente. Non siamo né medici né paramedici. Quindi da una settimana la mia suocera è ricoverata. Una vota al giorno ci danno notizie. Le analisi sono migliorate, ha ripreso i sensi, è tornata in catalessi, si è svegliata di nuovo...Un pomeriggio hanno chiamato mio marito. Tre volte. Io ero nell'oliveto. Gli hanno chiesto se era d'accordo di farle una o due trasfusioni. Lui ha detto subito di sì. Di fare tutto quello che si poteva per tenerla in vita. Poi è venuto a dirmelo e io mi sono arrabbiata parecchio. Gli ho detto che chiamano per queste cose per sentirsi dire di no. SE poi chiamano tre volte dovrebbe essere evidente. Perché la trasfusione è un'ipotesi, e se non te la proponessero potrebbero avere delle conseguenze anche penali, potrebbero essere denunciati, ci sono parenti che tengono molto alla pensione e cercano di allungare i ricoveri, di non tenerli a casa, ma fanno di tutto per tenere in vita i congiunti. Ma fare una trasfusione a un paziente terminale non ha alcun senso, la vita si prolunga, ma di quanti giorni, e in che condizioni? Non ha già sofferto abbastanza? Forse la cosa che si doveva fare era tenerla a casa e lasciarla morire qui. Abbiamo litigato, lui ha detto che non se la sentiva di essere lui a ucciderla, di premere il pulsante. Io gli ho detto che era una cosa molto drammatica e teatrale, ma del tutto falsa, che si trattava solo di lasciare che le cose facessero il loro corso, che era accanimento terapeutico, ne aveva mai parlato sentito parlare? Sì, moltissime volte, ma non aveva voluto ascoltare. 

Poi mi son fatta passare l'arrabbiatura, che dipendeva anche dal fatto che sono esasperata, da questa cosa lunghissima che sembra infinita e dal resto che esaspera tutto il mondo in questo momento. E mio marito mi fa pena, perché questa donna è la sua mamma, e non la mia, e vederla in queste condizioni è disturbante, ma forse se anche una volta sola l'avesse pulita lui, avrebbe capito meglio e sarebbe stato capace di prendere decisioni dure ma necessarie.  Adesso dall'ospedale prospettano di rimandarla a casa. Se sopravvive, ma con le trasfusioni e le cure forse tornerà. Avrà il catatere per la pipì. Almeno starà asciutta e si avrà a che fare solo con la cacca e i sacchetti di pipì da svuotare, però possono venire infezioni urinarie. Credo avrà una flebo fissa perché non si riusciva più a idratarla solo con cibo e bevande. Prospettano un materasso ancora più speciale. E le infermiere per le medicazioni delle piaghe, Andrà girata ogni due ore. Per quanti giorni non so. Uno, due, o due settimane, tre mesi...un altro anno? 

Mi sembra di essere caduta in un incubo da cui non si riesce a svegliarsi. Questi giorni che non è qui invece di riposarmi mi hanno fatto pensare, cosa che facevo poco finché era presente. Pensavo poco, scrivevo poco, guardavo stronzate in televisione per mettere la testa da qualche parte che fosse innocua, ma niente è innocuo e poi la sensazione di vuoto fa un po' paura. La cosa utile è stata come sempre lavorare all'aperto. Stanotte non ho dormito quasi niente. Mi trovo meno preparata di 20 mesi fa, ma fin qui ci siamo arrivati e arriveremo in fondo.

venerdì 12 febbraio 2021

L'indice di fiducia e il cittadino medio

 Del sentimento di fiducia ne ho già parlato qui. Scusate se mi cito, non voglio sembrare autorefenziale, ma questo è il mio ripostiglio dei pensieri e  mi serve ricucirne alcuni che ho seminato lungo la strada e ricomporre un quadro omogeneo. La fiducia è un indice psicologico, se seguite un po' vi accorgete che oscilla influenzato da avvenimenti anche molto lontani da noi, le dichiarazioni prima di Trump, e ora di Biden, terremoti, catastrofi, carestie, decisioni di governi di paesi all'altro capo del mondo e, qui da noi, la situazione politica. Basta poco, una piccola buona notizia, o anche una notizia cattiva che dà idea di concretezza, per farlo balzare in alto. Il sentimento di fiducia, però, è anche un indice economico. Se la gente si fida fa cose, investe, crea attività. Le trasmissioni di economia lo citano continuamente, il cittadino medio deve avere fiducia, la stabilità dipende da questo, la fiducia sale e scende spesso. Se la fiducia fosse stabile il mercato  lo sarebbe anche lui e le cose procederebbero meglio. Ma come fa a avere fiducia il comune cittadino, povero Cristo? 

  L'economia sul pianeta è un'unica rete, come la diffusione dei virus, ce ne siamo accorti con la crisi del 2008 2009, quella dei mutui subprime. Ascoltavo radio 24 andando al lavoro in quegli anni e Barisoni parlava di questa crisi nata in America e dei titoli Lehman Brothers e diceva che si stava osservando, ma no, non arriverà da noi, non può arrivare, noi non c'entriamo niente. E invece le banche avevano distribuito i titoli spazzatura, mascherati, spezzettati, travestiti, nell'economia mondiale.  La crisi è arrivata come una grande onda  che attraversa l'oceano.

Quanto a Draghi è il massimo per ispirare fiducia, nella crisi durata anni, che avevamo appena attraversato ci aveva tutelato, era stato come un baluardo a difesa dell'Europa e dell'Italia. Come non fidarsi?  

Oggi ho trovato riproposta una notizia del 3 gennaio scorso. Draghi ha una casa a Città della Pieve e i suoi concittadini avevano notato in quel periodo dopo Natale un gran viavai di politici fra cui Renzi. Il 3 gennaio si decideva già tutto? 

L'ho detto nel post precedente, del fastidio che provo io e altri nel vedere che le cose sono state decise sopra la nostra testa, allestendo anche uno spettacolo di un paio di settimane, spettacolo pubblico che paghiamo noi cittadini ignari e manipolati. Funziona davvero così la democrazia, il governo del popolo?

Mi ero riaffacciata alla politica dopo un tempo di letargo. Letargo tanto per dire, facevo e pensavo altre cose. In questi giorni sentivo nominare tale Casalino. Non sapevo chi fosse il portavoce di Conte. Poi vedo che arriva dritto dal primo Grande fratello. Nel link trovate delle notizie sconcertanti che non conoscevo perché non frequesto le tv di mediaset da anni e evito le trasmissioni tossiche. Così capisco un po' alcune mie amiche che vedono Draghi come salvatore: almeno gente come questo Casalino momentaneamente si eclissa. 

Ho discusso con queste amiche, in chat, riguardo queste cose. Ho trovato in loro un'avversione nei confronti di Conte e dei 5 stelle, e anche del partito democratico. Un paio sospetto diano il voto alla destra di Berlusconi, pur essendo Berlusconi quello che fa venire alla luce talenti politici come questo tale Casalino. (E' ironico.) Voglio troppo bene a queste amiche e ho trppo bisogno di loro per intestardirmi in queste discussioni .Dopo aver sostenuto con energia che, per aver a che fare con Renzi Boschi e compagni, ci vuole molta fortuna e le mutande di latta, mi ritrovo stanca, spenta e priva di fiducia.  Penso che anche il cittadino medio lo sia vedendo un panorama così desolante. 

Post scriptum: abbiamo il nuovo governo Draghi. Ha pescato nel sacco chiuso del Parlamento e nei sacchi ancora più piccoli dei partiti. La sensazione di festa e novità si affloscia. Le grandi manovre di Renzi, che parla di sé come di un grande statista, stratega e salvatore del paese, hanno partorito un topo vecchio e zoppo. Per fortuna lasciano al loro posto 7 del governo precedente, che si vede non era poi così male, fra cui la ministra Lamorgese, e soprattutto Speranza. I cosiddetti tecnici, che sono politici senza tessera di partito, vedremo le loro prestazioni più avanti. Torna invece la Gelmini, che era convinta che ci fosse un tunnel scavato sotto tutta l'Italia che collegava Ginevra coi laboratori del Gran Sasso. La sua affermazione compare nei libri di testo per la scuola, ma non come esempio di ignoranza da capre, come verità. Ahinoi.


 

lunedì 8 febbraio 2021

Arriva il Drago bianco.

 Arriva il Drago bianco. 

Potremmo dire così. In questi ultimi giorni mi sono parecchio irritata. Quando ci si innervosisce la mente si annebbia, e mantenere la lucidità necessaria a una spiegazione razionale è complicato. Era tanto che non mi innervosivo. Dunque: abbiamo avuto una crisi di governo costruita a tavolino da Renzi, che del governo nemmeno faceva parte, e dai suoi fidi ministri, di cui due "uome", come ha scritto Lidia Ravera su facebook riferendosi a questa categoria di donne. 

Quando fecero entrare nel governo la ministra Bellanova qualcuno fece notare il vestito indossato alla cerimonia di insediamento, considerato brutto o poco adatto, e ci montarono un caso. Criticata per l'abito fu difesa a spada tratta, "una sindacalista, si disse, una che lavora sul campo e conosce i problemi; come vi permettete di criticarla?" Io pure mi faccio suggestionare  e sono pronta a esprimere solidarietà a una donna attaccata per "futili motivi", e lo feci. Dopo un po' mi accorsi che ogni volta che la ministra Bellanova faceva una dichiarazione pubblica sembrava parlasse come esponente dell'opposizione. Diceva sempre "io", o "noi", e per noi intendeva il suo partitino;  e "voi", intendendo gli altri esponenti del governo, mettendo una barriera fra se stessa e il resto della coalizione a cui apparteneva. Che io ricordi ha fatto qualcosa contro il caporalato e qualcosa di meno buono dando un via libera agli OGM in agricoltura, che è una cosa che a me continua a non piacere. Vengo dai negozi e dall'agricoltura bio. 

A un certo punto Renzi ha cominciato a dare segnali di insofferenza. "E a me non mi volete ascoltare, e avete fatto un piano di uso del Recovery Plan che non va bene, eccetera".  L'hanno riscritto meglio, il documento del Recovery plan. Il prof. Domenico De Masi, il sociologo, che l'ha letto, ha detto che era buono, suscettibile di altri miglioramenti, ma per esempio molto migliore di quello presentato da Forza Italia. Io non l'ho letto come credo la stragrande maggioranza della popolazione, ma quelli di Italia Viva sembrava lo conoscessero accuratamente. Vero? Falso? Non si poteva neanche indagare, non conoscendolo. Secondo me era un bluff. O hanno incaricato un giovane appena uscito dall'università che l'ha esaminato e poi gli ha dato qualche dritta. Si è aperta una crisi ufficiale e si è andati di nuovo a sentire cosa voleva questo Renzi, che, dopo che gli sono state offerte diverse cose, ha cominciato a parlare del ponte sullo stretto, (d'altra parte lo chiamano il "bomba"), e poi, dopo aver dichiarato che non era interessato alle poltrone, ne voleva tre, poi voleva le presidenza di vari istituti, INPS e altro e infine non gli stava più bene la persona a cui Conte aveva dato la delega ai servizi segreti, bisognava sostituirlo. Poi all'improvviso, non gli stava più bene niente, non voleva più niente, era questione di qualità, perché loro tre gatti di italia viva sono gli unici in Italia a sapere qualcosa di Qualità, benché forse la tour Eiffel nel giardino di casa sua l'avrebbe accettata volentieri, e la statua della Libertà nella piazza centrale di Reggello intitolata a lui da vivo, anche, tutte e due originali, non copie, s'intende.

Devo ricordarmi di non divagare. 

Faccio qualche passo indietro, all'inizio della pandemia, anno scorso più o meno di questi tempi. Parlo dal mio punto di vista perché, come disse la Mirella, mi è difficile spostarmi da me stessa. Non ero riuscita a appassionarmi al governo Conte. Come tanti l'avevo subìto, che si può fare se la realtà ci piace poco? Si tenta di accettarla. Trovavo i 5 stelle approssimativi, confusi, senza identità, palloni gonfiati con la mania di essere solo loro onesti. Iniziata la pandemia sono rimasta a casa perché la pizzeria era chiusa e ho iniziato a seguire le trasmissioni informative . Ho scritto qualche post:  questo, poi questo, e questo . E anche questo. 

Il governo, spiazzato dalla pandemia di cui siamo stati le prime vittime insieme alla Cina, ha reagito piuttosto bene. Hanno cominciato a emergere alcune personalità, sempre dal mio punto di vista. Conte, prima di tutto, che se ne è andato in Europa a discutere con educazione ( vi ricordate i modi di Salvini?) e fermezza e ha ottenuto grandi risultati. Poi il ministro Speranza e il vice Sileri, la sottosegreteria Zampa, il ministro Gualtieri, il ministro Costa e la ministra dell'interno Lamorgese. Franceschini mi convinceva anche da prima, ma obbiettivamente poteva far poco e forse ha fatto meno...Tirati per la giacca da tutte le parti, con le regioni del nord che insistevano per far ripartire l'economia, anche giustamente, e i casi che aumentavano proprio lì..be', è stato un periodo difficilissimo, in cui la squadra di governo forse non ha brillato ma è riuscita a dare fiducia a una parte consistente della popolazione. Non a tutti. Ne abbiamo viste di tutti i colori, si è perfino dovuto inventare la parola "negazionisti". Un governo che ha funzionato meglio di quelli precedenti, che ha anche dato abbastanza un esempio di coesione e rispetto reciproco, di gente che lavorando insieme faceva gruppo compatto e si creavano relazioni se non di amicizia, almeno di stima. 

Poi è arrivato Renzi e ha fatto saltare per aria tutto. 

1) trovo intollerabile il modo in cui si è comportato: come hanno detto molti osservatori, è stato come se giocasse d'azzardo per piegare, attenti!, non un consiglio di amministrazione di una società privata, ma il governo di un'intera nazione, a un suo disegno preciso. 

Avrebbe potuto dire con chiarezza che non gli piaceva più niente, e che voleva Draghi alla presidenza del consiglio, ma ha dovuto allestire uno spettacolo vergognoso a spese nostre. Il narcisismo al potere. da scriverci libri interi. Manovrando le sue ministre come burattini. E anche loro...meglio tacere. La forma in queste cose è sostanza, il rispetto dell'elettorato è essenziale e  lui ha calpestato tutto il popolo italiano. Questo evidentemente gli viene dagli anni di Berlusconi, suo interlocutore e mentore, e ho dei post vecchi in cui prevedevo quanto lungo sarebbe stato l'elenco dei danni del ventennio berlusconiano, che in qualche modo continua con le sue televisioni spazzatura. 

2) Stavamo facendo la democrazia, per la prima volta dopo tanti anni, e questo personaggio, evito di scrivere parolacce, ce l'ha scippata. Tolta di mano. Via, ora si fa sul serio, si chiama uno a cui nessuno può dire di no, scansatevi. Come aveva fatto con Letta a suo tempo e con Ignazio Marino a Roma. Nessuno può essere scontento, ora arriva uno bravo, che non scherza, che sa dove mettere le mani. Certo che in questo paese il bisogno dell'uomo forte che ti scodella la minestra non è passato mai ed è una cosa che fa vergogna e un po' paura. Abbiamo di nuovo un tutore,come un popolo di incapaci di intendere e volere, nella figura di quest'uomo che certo, ha dei meriti esagerati, ma forse per quello doveva stare in disparte  e agire magari come nume tutelare .. invece gli tocca mettere le mani nella cacca. No, io mi permetto di non allinearmi e non sono per niente contenta. Tanto uno vale uno e quello che penso io conta pochissimo. Poi la manderò giù, come ho mandato giù i 5 stelle improvvisati e confusi e le loro mille anime. Non ho mica finito.

3) Mi fa una gran rabbia che tutto questo sia avvenuto dopo che Conte personalmente ha procurato i soldi del recovery Fund. Li ha guadagnati lui e glieli tolgono di mano, ma questa in fondo sarebbe una piccola cosa. Ce n'è una più inquietante. Se davvero il governo era inabile come vogliono far sembrare, perchè tutto questo casino non è scoppiato con la gestione della pandemia, all'inizio? La gestione dei soldi per Renzi e chi gli sta dietro è molto più importante della vita della gente, questa è la verità, e sono i fatti a parlare. 

4) Nei troppi passaggi su facebook ho incontrato un vecchio "amico" che ha ricoperto cariche anche importanti localmente come esponente del PD. 

Il succo del suo commento è che non importa come ci si è arrivati, i metodi non contano, l'importante è che ora c'è Draghi e per fortuna che c'è Renzi. Devo veramente essere ingenua perché sono rimasta disgustata. Perchè come dicevo la forma è sostanza. Se non riesci a comportarti in modo civile e rispettoso dell'avversario, che comunque è quello con cui la forza politica a cui appartieni è alleata, mi devi spiegare che differenza c'è fra te e la Meloni o Forza Nuova. La violenza comincia da comportamenti come quelli di Renzi. 

Poi nel PD abbiamo gente che ancora ricopre cariche pubbliche con lauti stipendi che si permette di apprezzare comportamenti antidemocratici, o che sono proprio al limite, rispettosi solo delle regoline, ma non dei principi fondanti. 

Sapete che c'è? Emigrerei tanto volentieri, ma mi adatterò, come avevo fatto con i 5 stelle, e perfino con Salvini prima. Tornerò a occuparmi del giardino e restringere il campo dell'attenzione, o allargarlo alle cose che restano, quelle poche importanti; ma certo provo un gran disgusto per il leccamento di culo generale, per il correre tutti alla mangiatoia. Ho fatto una battuta: per avere Draghi sia alla presidenza del consiglio che a quella della Repubblica, allo Spallanzani stanno tentando di clonarlo, Intanto gli hanno comprato il vestito da Superman. Mi piacerebbe andare davvero su Marte.