lunedì 31 dicembre 2018

auguri

E' il 31 dicembre 2018 e io mi fermo un pò qui. Il mese che mi piace tanto è passato in un soffio, una corsa, dai primi giorni che ancora coglievamo le olive, poi mi sono un pò ammalata ma non mi son potuta fermare, ho fatto un paio di decorazioni di Natale e ho lavorato lavorato lavorato. Poi c'è stato un dente da devitalizzare e ancora di corsa avanti...è arrivata la mia figliola dal Galles...sono arrivata alla fine del mese senza aver riflettuto, passeggiato, senza essere più stata all'aperto, senza aver avuto modo di prendere qualche regalo per i miei, con una brutta sensazione di essere mangiata dalle cose che succedono, che il tempo mi scorresse fra le mani come la sabbia in riva al mare. Oggi mi fermo. E' stata una giornata fredda di sole invernale, breve e bellissima, di quelle che si vorrebbe non finissero mai. Saluto chi passa di qui. Sari, che mi ha già lasciato i suoi auguri. Abbiamo davvero bisogno di un nuovo anno che sia gentile, Sari... saluto Alberto, Gianni e tante persone che conosco dai commenti e che non conosco, che non lasciano traccia. Auguri ancora e sempre di un mondo migliore, anche se sembra di fare come il gambero, tre passi avanti e due indietro.  Bisogna crederci

mercoledì 19 dicembre 2018

Il cerchio dell'anno, la rinascita e il cane diventato proprietario

Come sempre, in questi giorni che per convenzione consideriamo finali, molto invece rinasce. L'anno a queste latitudini è un cerchio ininterrotto in cui, ora che fa freddo, la vita invece per alcune piante ricomincia: la morte e la fine erano prima, a fine ottobre, che era ancora estate e mancava l'acqua essenziale per ripartire, ma ora anche se gela tante piante sono rispuntate dalla terra con prepotenza, e sono molto belle.  Spuntano le iris olandesi, che sono le prime, insieme alle foglie verde cupo delle sternbergia e di certi bulbi che io chiamo gli scapoli, che non hanno mai fatto fiori, a memoria mia, e infittiscono ogni anno senza partecipare in alcun modo alle danze amorose. Gli acanti, assorbita la pioggia, sono abbondanti! I noccioli, che pochi giorni fa avevano ancora tutte le foglie, le hanno perse tutte insieme e lasciano filtrare  il bel sole di dicembre attraverso la trama dei rami già ornati dei pendolini dei fiori. La lonicera è puntuale all'appuntamento e apre i suoi fiorellini crema di cui ora non sento il profumo per il raffreddore, ma tanto fiorisce fino a marzo. Gli ellebori si preparano allo show. Insomma il giardino è più vivo ora che d'estate ed è un piacere starci in mezzo. 

Ho preparato la solita ghirlanda di abete, finto, per la mensola del camino. Bisogna farla finta perchè il calore che si sprigiona al di sotto seccherebbe e farebbe diventare grigio qualunque vegetale. Volevo aggiungere un elemento vivo e più "naturale", ho guardato fuori e ho pensato di usare i baccelli penduli del glicine, grandi, belli e coperti di peluria, ho fatto dei mazzetti e li appoggiati all'inizio e alla fine della ghirlanda. Giorni fa avevo avuto ospiti nel B&B e un bambino molto simpatico, Diego, aveva voluto che gli prendessi un paio di questi baccelli. Gli avevo raccontato, a lui e alla sorellina, che a febbraio, in certe giornate asciutte, i baccelli scoppiano con un rumore come un petardino, e lanciano via i semoni tondi e schiacciati contenuti all'interno. Non avevo pensato che il calore asciutto di casa avrebbe fatto lo stesso effetto. La sera al ritorno dal lavoro Mauro ha detto che i baccelli non avevano fatto altro che scoppiare tutta la sera e c'erano sul pavimento bucce arrotolate e semi!

Piccola storia di fine anno: Mauro va in giro con la Holly intorno e per il paese. La Holly sembra, ma sembra soltanto, un cane da combattimento, è molto buona con gli umani, ma poco amichevole con gli altri cani. Le piace andare in giro e passare davanti alle case dove ci sono i suoi simili, abbaia, li chiama e li sfida, sembra che li voglia mangiare tutti. Quando fa così bisogna tenerla forte, e solo Mauro riesce e trattenerla, ci vuole tanta forza, l'anno scorso a me che la tenevo un attimo mi fece cadere. I ciggianesi non l'apprezzano, a vederla passare qualcuno fa commenti poco piacevoli. Pazienza, il suo passaggio fra le case dura pochi minuti, dopo è in mezzo agli oliveti, e per lei quella passeggiata è così bella, che chiede a Mauro di farla ogni giorno, è il suo spazio di socialità, un pò berciato e aggressivo, ma bisogna avere i cani da tanti anni per capirlo, lei inoltre sarebbe, in teoria, una femmina alfa, in poche parole, un capo... C'è un cane libero in paese, che la veniva a trovare quando era in calore,  e lei allora era gentile, un cagnetto di media taglia, nero focato a pelo lungo, sempre sciolto. Pensavamo avesse un padrone e una casa, ma non è così. Si incontrava in giro, sempre cauto e remissivo, pronto a ritirarsi se c'era pericolo, dalla Holly lontana dal calore si teneva a opportuna distanza. A Ciggiano c'è un gruppo di persone che ama gli animali, una è la Sira, una signora molto gentile, che ha un cane che si chiama Leo. Queste persone, in questi giorni di gran freddo, anime buone per davvero, hanno predisposto una casetta, una cuccia protetta per il cagnolino libero accanto alla recinzione di Paolo, che ha la Neve, una maremmana bianca, un buon cane nemico giurato della Holly, in questa rete di relazioni canine minacciose che non coinvolgono gli umani. Mauro ha detto che il cagnolino sempre libero ha capito che quella cuccia è la sua casa. E una volta afferrato il concetto ha cambiato subito atteggiamento, quando passa la Holly anche lui si avventa e finge un'aggressione. E' diventato proprietario! Cioè, in termini più razionali, lui che era un vagabondo senza fissa dimora, ha identificato un territorio come proprio e lo difende!, ma certo fa ridere questo cambiamento quasi immediato, sembra un inquilino petulante di un alloggio in una schiera di case. Quanta gente fa così. Mi fa pensare per esempio a certi stranieri che sono venuti a vivere qui, hanno vissuto tutte le vicende del rifiuto degli italiani, dell'essere marginali, ma una volta integrati sono diventati i peggiori nemici dei nuovi immigrati.

domenica 16 dicembre 2018

Dicembre mi piace molto, come mese. E' il più fresco e spumeggiante, già il primo giorno è bello, 1 dicembre, pieno di promesse! Poi si vola fino al 6, San Nicola, uno dei Natali del nord, poi l'8, la Madonna, l'Immacolata Concezione, il 12 è il complenno di Mauro, che non abbiamo acora festeggiato per tante cose da fare, e via a Santa Lucia con gli occhi in mano, gli occhi con cui si vede la luce, la festa delle luci in Svezia, e qui strati su strati di significati e simboli che ci si può stare una settimana, il 20 arriverà mia figlia maggiore dal Galles dove lavora ora e basta un salto e siamo a Natale. Finisce novembre il cupo, ma questo novembre è stato bello per me, però dopo la sfacchinata delle olive mi sono ammalata, ma a lavorare, per vari motivi, bisogna andarci ugualmente, così la fatica continua con il supporto dei farmaci. La raccolta non sarebbe finita, restano alcuni olivi, ma un pò io malata, un pò Mauro stufo...vedremo, non è escluso che uno dei giorni prossimi di sole faccia una pazzia e vada a prendermi gli ultimi frutti, non per avidità, per ringraziare gli alberi che li hanno fatti, perchè non sia stato invano. C'è tanta gente che non coglie, li capisco, posso entrare nella loro ottica e per loro non conviene, ma per me sono gesti sacri...

Mercoledì scorso che ero libera sono stata a portare dei pensieri a due famiglie amiche, non avrei avuto altro momento per farlo. In una famiglia che era fatta di tre persone, madre anziana e figlie, è morta una sorella un anno fa, era stata  un'insegnante della mia figliola più piccola, e ha lasciato in lei un grande segno e determinato delle scelte. In casa il vuoto è una presenza e il dolore è ancora lì tutto intero, forse anche per la lunghezza e gli aspetti terribili della malattia. Anche dagli altri, che credevo sereni, ho trovato una perdita e sono rimasta senza parole, anche lì per il dolore presente, come un sapore amarissimo. Se ne è andata una donna che avevo conosciuto, un'altra mamma più o meno della mia età, e ha lasciato la propria famiglia d'origine  e quella formata col marito nel dolore e nella costernazione. I figli che lavorano in giro nel mondo li immagino, pensando a casa e che la mamma non c'è più e il babbo è solo ...non so che avranno nel cuore, due ragazzi speciali, che hanno studiato materie scientifiche con successo, quasi con genialità, e il loro paese li ha trattati così male, con stipendi bassi e contratti a termine, come se sempre dovessero mendicare un lavoro, mendicare per mettere a disposizione teste che altrove accettano con entusiasmo, che alla fine sono andati via. Storie ormai comuni, ma tristissime in un paese che si dice civile. Poi c'è la nonna, questa nonna che dice che se ne doveva andare lei, che una mamma non dovrebbe vedere i figlioli morire. Sono andata a trovarli perchè anche se ora siamo lontani non significa che non li porti ancora con me, che non abbia lo stesso affetto di qualche anno fa, ma è stato molto triste, e sono tornata a casa e pensavo, nel viaggio in auto lunghino che ho fatto, che non è vero che chi muore giace e chi vive si da pace, è vero invece che il vuoto dell'assenza resta grande e ognuno di noi occupa uno spazio del cuore ed è insostituibile, poi certo il dolore si attenuerà, perchè a tutto ci si abitua.

lunedì 10 dicembre 2018

le solite vecchie domande

Quando cogliamo le olive mi vengono tanti pensieri. Penso a come sia antieconomico questo lavoro dell'olio, nell'ottica attuale dell'economia.  Visti il lavoro necessario durante l'anno, il lavoro per raccogliere, gli imprevisti ormai prevedibili (gelate, alluvioni, siccità, grandine, parassiti, infezioni batteriche e fungine) e infine il costo della molinatura, fatti i conti questo olio che produciamo costa un'eresia. 10 euro al kg? Ma anche 13 o 15? Ridicolo. Eppure si fa. Dice la signora che fa i conti al frantoio: "si sa che la gente non considera il proprio lavoro come un costo, sennò quale dovrebbe essere il prezzo? Ma è bello farlo, l'olio è un prodotto speciale e poi è una tradizione" Se lo dicono perfino al frantoio, così chiaro...
Quando si fa questo lavoro vengono le domande: un litro d'olio 10 o 12 euro, un golf fatto dai cinesi 3 euro. Come fanno a convivere nello stesso mondo queste due cose? Sembra una stupidaggine, ma se ci si pensa un attimo il cervello, che in fondo è un computer molto raffinato, va in blocco. Arance a due euro al kg. Care! Sono state raccolte da uomini schiavi di colore, se vedessimo con i nostri occhi come vivono non potremmo sopportarlo e forse per un pò, finchè dura la memoria labile dei nostri tempi, non mangeremmo più agrumi. Possiamo mettere in fila tanti prodotti di questo tipo, forse tutti quelli che usiamo ogni giorno, e troveremmo in tutti dei gravi difetti, in alcuni un difetto di ingiustizia, in altri, per esempio la pasta, un difetto grave di inquinamento. La pasta italiana per esempio, prodotta con un grano canadese dove viene usato il glifosate, un erbicida tossico, come maturante. Ne restano tracce nel cibo, e pare sia questa una delle cause delle moderne intolleranze alimentari. Nei telefonini, egli elettrodomestici troveremmo un carico di ingiustizia così pesante da renderli intilizzabili. Se si mettono un pò di cose in fila finisce che l'olio è uno dei prodotti più onesti, con le dovute riserve, perché dipende sempre da come si fa. E tutte queste domande, se gli si va dietro, se si segue il filo, portano a una più grande, come fa a restare in piedi una società con tutte queste contraddizioni. Come facciamo noi che ci domandiamo queste cose a non perderci.

Mi chiedo anche: queste cose che mangiamo, e che usiamo tutti i giorni, che effetto ci fanno? Che effetto ci fa del cibo che contiene ingiustizia, e sfruttamento della terra? Non solo cibo maturato poco e male, spinto e protetto dalla chimica, conservato con la chimica. Parlo proprio di ingiustizia come ingrediente,  di avidità, come ingrediente. Forse l'effetto che fa è sotto gli occhi tutti i giorni. E forse è per lo stesso motivo, all'opposto, che questo olio nuovo ha un sapore sano, così speciale, come una medicina naturale, che non contiene ingiustizia ma prevalentemente lavoro, amicizia e rispetto. Mentre si mangiava in questi giorni e Mauro ripeteva come era buono mi è scappato di dirgli che era olio benedetto. "Benedetto, eh!, -ho specificato- non santo, che quello si da a chi sta per morire!" E qui ci sta, finalmente, una risata.

sabato 1 dicembre 2018

un novembre di meraviglie

Di solito il mese di novembre è il più triste, per me, con la luce solare che diminuisce, ma questo che si è concluso è uno dei più belli che ho vissuto negli ultimi anni. La faccenda delle olive è stata eccitante, quest'abbondanza straordinaria qui da noi ha un pò ubriacato tutti e in casa nostra sta ancora condizionando la vita quotidiana. Nei negozi, alla posta, in giro, dovunque ti fermi a comprare un pezzo di pane o la frutta nei magazzini lungo la via di Foiano, tutti parlano di olive. Molti fanno a gara per quante sono riuscite a coglierne ogni giorno. Un signore anziano, più di me, l'altro giorno quasi gridava, mostrando le grosse mani scurite, che da solo ne aveva colte 6 quintali al giorno. 
"Sì, ma quante foglie ho tirato giù!" e rideva. 
Bisogna dire che in due io e Mauro abbiamo colto anche 4 casse al giorno, che sono più o meno 80 kg. Le cogliamo a mano, aiutandoci con dei rastrellini, ma quando siamo sulle scale una mano serve anche a tenersi. Le cogliamo per 5 o 6 ore al giorno, di più io non posso, lavorando anche la sera in pizzeria. La mattina presto se gli olivi sono molto bagnati non si dovrebbero toccare. 


Da qualche anno ci sono in commercio delle macchinette per cogliere. Due tipi di macchine, uno fa più danno una meno. Gli uomini si inventano macchine per velocizzare i lavori, fare meno fatica, ma la macchine mica fanno tutto da sole. Uno di questi aggeggi è una specie di frullatore messo in cima a un'asta, elettrico o forse anche collegabile alla presa di forza del trattore, che deve essere sostenuto e mosso fra le fronde delle piante. Chi lo usa si stanca molto. Però coglie anche tanto, come diceva quel signore, e tira giù con le olive tantissime foglie. Considerando che l'olivo è un sempreverde e quindi non perde le foglie d'inverno questo non è un bene. In ogni modo si tratta di scelte, e anche di conti, se le piante producono poco e non hai denaro che ti avanza il frullino non lo compri. Per ora noi abbiamo fatto così e chissà, l'anno prossimo magari si cambia idea e il frullino si compra anche noi. Ultimamente la compagnia degli umani mi rimane ostica da digerire, gli omìni che colgono sei quintali di olive e tritano le piante, e sono bravi a fare tutto e sono sempre in gara col resto del mondo non li sopporto. 
Ne parlavo con Mauro, di questo omino dei 6 quintali al giorno e lui diceva che sono gli ultimi colpi in canna prima del cantuccio del focolare. Qui ci vorrebbe una faccina che ride. In ogni modo scommetto che sono gli stessi che mettono i lacci e i veleni per uccidere i selvatici e che hanno usato il veleno per la mosca dell'olivo anche quest'estate che proprio non c'era bisogno. 
Ho trovato questa raccolta dell'anno 2018 molto buona per me proprio per il contrario di quello che diceva quell'omino: per la lentezza, per la pace della campagna, per aver lavorato con Mauro. Quando si colgono le olive si sta molto zitti, soprattutto quando il sole cala e siamo ormai stanchi, ma anche si parla. Di tutto, della famiglia, di qualche progetto, del presente, delle raccolte di anni lontani, di gente con cui si coglieva che non c'è più, operai che venivano a lavorare in un altro podere, a cui eravamo affezionati come a gente di casa, di cosa avrebbero detto di fronte a questa straordinaria abbondanza, di come tutto è cambiato. Si parla molto di cose che ci fanno arrabbiare, di rancori che pure noi abbiamo, e dei politici, argomento sempre verde che fa venire il mal di stomaco. Si parla del fatto che quest'anno è unico, l'unico anno, per esempio, che abbiamo lavorato nel pulito. Non è piovuto fino alla fine di ottobre, le olive erano piccole e già annerivano, ma non c'era stato tempo per la mosca di iniziare un importante ciclo vitale, vista la siccità. Poi l'acqua ha fatto ingrossare le olive, non molto, un pò. Secondo me è andata così, tutto fermo per il grande calore e l'asciutto, poi l'acqua della fine di ottobre ed erano pronte e già cominciavano a cadere, e la resa in olio è stata molto bassa, perché non c'è stato un normale ciclo di maturazione. E' il cambiamento del clima. Al magazzino dei Tonioni dove mi sono fermata a comprare la frutta una delle ragazze che lavora lì diceva che il suo babbo aveva fatto quest'affermazione "Se rendono meno del 15 (il 15 % di olio per quintale di olive) m'ammazzo!" Al frantoio c'è andato il genero e le olive hanno reso il 13 e qualcosa. La ragazza, sua figlia, gli ha telefonato e gli ha annunciato "Babbo, preparati a ammazzarti!" L'ha raccontato ridendo, perché la storia delle olive e dell'olio in questa stagione da gioia a tutti.


Sono cadute tante olive ma erano talmente abbondanti che sulle piante restava comunque una quantità eccezionale di frutti, che stiamo ancora raccogliendo, quando la pioggia lo permette. Neanche l'erba e i rovi dopo la pioggia hanno fatto in tempo a ricrescere tanto da impicciare, e così cogliamo, eccezionalmente, nel pulito. Ancora qualche giorno e avremo finito, ancora una ventina di olivi, forse venticinque... In questi giorni, quasi un mese intero, comprese le giornate di pioggia in cui ovviamente ci si ferma, abbiamo visto il bosco intorno diventare sempre più giallo, e nelle giornate di sole la luce è bellissima. In qualche segreto modo ci si sente nutriti, come se la nostra anima non chiedesse che questo, essere immersi, per qualche ora al giorno, nella campagna, che ci parla, nonostante le nostre chiacchiere e la stanchezza, con una lingua segreta che fluisce in noi senza che ce ne accorgiamo e la sera, finito il lavoro, ci si sente in pace. Anni fa mi capitò di parlare con una donna che prima abitava in campagna, da queste parti, e era andata a stare in città, oltretutto lungo una strada di Arezzo in cui c'è traffico a qualunque ora. Diceva che a lei tutto quel movimento, tutte quelle auto che sfrecciavano sotto la sua terrazza, facevano bene, che invece svegliarsi la mattina in campagna con quel campo lavorato davanti, vuoto, le metteva un gran tristezza, fino all'angoscia...

...vedi come siamo diversi! Intanto io quel campo vuoto, se fosse stato mio, l'avrei trasformato in un giardino, o in un orto. Ho ancora delle cose da scrivere riguardo a questa storia delle olive, ma devo elaborarle perbene.

lunedì 26 novembre 2018

un centinaio di olivi





Abbiamo un centinaio di olivi. Non so se al momento abbiano un qualche valore economico, se gli viene attribuito credo sia puramente teorico, perchè, come ho detto tante volte, l'oliveto va mantenuto e questo ha un costo, soprattutto un oliveto come questo fatto di terrazze, il che complica la pulizia. L'olio, pur risultando caro rispetto ai prodotti che si trovano nella grande distribuzione, non ripaga neanche lontanamente le spese.




il moraiolo
E' uno strano periodo per tutti, non si sa cosa abbia valore, in cosa si possa riporre fiducia e cosa possa costituire un investimento per il futuro.

Gli olivi: ogni tanto vorrei tagliarli tutti al piede, e altrettante volte vorrei piantarne altri. Quelli che abbiamo sono sulla proda dei terrazzamenti, perchè in mezzo i contadini facevano il grano per il pane. Chissà chi li ha piantati, chissà quando. Messi così sono scomodi, una parte della pianta sporge sul campo di sotto ed è difficile da cogliere e da potare. Non li togliamo perchè sarebbe un costo anche quello e poi ci siamo affezionati, sono troppo belli, quando sono belli. Uno dei primi anni che eravamo qui, molto piovoso, persero tutte le foglie. La nostra è una posizione riparata e calda, ma poco ventosa e soggetta ai ristagni e alle nebbie, d'altra parte siamo in Val di Chiana, anche se in collina; e agli olivi piace il sole e l'asciutto. Gli piace, non si direbbe, il vento del nord che asciuga e qui quasi non arriva. L'anno che persero tutte le foglie potammo degli stecchi. Arrampicati sulle scale con forbici e seghetto ci si sforzava di immaginare l'albero verde. Ci volle coraggio e speranza. E' stato qui che abbiamo cominciato a usare i prodotti a base di rame per proteggere le piante, qui ci vuole. Ora, questo autunno, gli olivi sono bellissimi. Venne una mia cara amica qualche tempo fa e facemmo una passeggiata nell'oliveto e nel bosco. E' tedesca, guardandosi intorno ammirata disse "Ma è un paesaggio!" Sì, è un paesaggio, fatto dall'uomo, in cui si armonizzano i due aspetti, la natura più libera del bosco con l'ordine cercato nel frutteto,  e noi cerchiamo di conservarlo, quando ci riesce. Abbiamo più che altro morelli, o moraioli, poi alcune piante che danno frutto quasi sempre, e sono come dei grossi cespugli indomabili, con delle olive grasse e più chiare. Non so che varietà siano, so solo che a riprodurli ci sarebbe da tenere solo quelli, che sopportano meglio il freddo e sono tanto produttivi, anche se le potature durano dieci giorni, poi ributtano moltissimi succhioni e sembrano la testa di Einstein. 

Gli animali selvatici hanno pesantemente danneggiato i pendii, che chiamiamo greppi. Ci salgono per traverso e fanno crollare quello che resta dei muretti a secco. Raccogliendo le olive ho trovato tanti escrementi che non ho potuto fotografare, mi mancava il telefono. Avevo già notato la presenza dei coleotteri della cacca, in giardino, che smontavano le cacche della Holly. Qualche anno fa non c'erano. Ora mi viene da pensare che siano aumentati con l'aumento dei selvatici, trovano molto materiale. Ho trovato cacche numerose a forma di goccia, e altre che trovate qui .
 E anche qui, dove c'è una serie di foto che permettono di riconoscere gli escrementi che si trovano in giro. Mentre si lavora l'oliveto è silenzioso, un silenzio vitale di canti di uccelli, di voci umane, qualche volta un crepitio di fuoco, un decespugliatore...nel bosco fitto che delimita l'oliveto stanno gli animali che sono numerosissimi e non si fanno vedere, escono appena noi ce ne andiamo e la mattina troviamo arato. Mauro ha detto che voleva pagarli per il lavoro di rivoltamento delle zolle.

venerdì 23 novembre 2018

emergenza relativa

Per questo lavoro delle olive, per quanto faticoso, è chiaro che non c'è da compatirci. Non ce l'ha ordinato il dottore, abbiamo deciso di farlo e lo stiamo facendo. Oggi piove e non si coglie. 
Potremmo anche dire, come fa qualcuno, "l'olio per casa a questo punto ce l'ho, quelle che sono rimaste sugli alberi le lascio lì". Quando ero ragazzina sarebbe stato una bestemmia, e per me lo è ancora, ma il mondo è molto cambiato. C'è chi sta abbandonando gli oliveti. Ci sono persone che guadagnano, che ne so, 30 o 40 euro l'ora con la propria professione. Per loro dedicarsi agli olivi è  completamente sconveniente. Per quelli che guadagnano molto poco è ancora meno conveniente. Noi siamo fra i matti, ammalati degli olivi, che continuiamo a farlo. Ho un collega straniero al lavoro, trovo molto difficile spiegargli tutta la questione degli olivi e credo che lui, pur sembrando apprezzare l'olio nuovo, pensi che noi toscani in questa cosa siamo davvero un pò matti.

 Una volta deciso di fare un lavoro, bisogna farlo, e allora saltano tutte le consuetudini familiari. Non c'è stato tempo, in questi giorni, ormai una quindicina, di pulire la casa. Volevo scrivere pulire bene, ma lascio pulire. Non c'è stato tempo di lavare, stirare, ma anche lavarsi per bene. Parlo per me, Mauro è in pensione e lui si è lavato per intero, non a pezzi.


Quanto al cibo abbiamo mangiato nel campo due fette di pane con qualcosa di buono, poco, perché se mangi rallenti e ti prende freddo. Un giorno una frittata, un giorno gli ultimi pomodori dell'orto. Il cibo mangiato nel campo dava un vero ristoro dopo la fatica, sembrava riportare energie e anche un pò di consolazione alle membra stanche. E via si riparte finché c'è luce. Un piatto buono di pasta mangiato in casa al caldino, o una scodella di lenticchie calde, in certi giorni più freddi, sembravano un lusso e il sapore era specialmente buono.

 Così, in un'emergenza relativa, che nessuno ti ha ordinato di affrontare, ma che ti sei quasi imposto, ti ritrovi ad apprezzare le cose piccole, il cibo buono e caldo, il calore della casa, il sole che esce dalle nubi e ti scalda la schiena, il canto di un pettirosso che segue i lavori dalla ficaia. Rimettersi in pari con le pulizie è un miraggio, ma se un pò ti riesce ti senti subito meglio e apprezzi il valore della casa pulita e accogliente. 
Mi viene un pò da ridere. 
Per apprezzare i vantaggi della normalità bisogna stare un pò scomodi. 
E', come dire, qualche pezzetto di felicità che puoi procurarti semplicemente uscendo dai consueti binari. 
Tanta gente parla della felicità ma per me, in questo periodo della vita, è una cosa di pochi secondi, un'aria frizzante che mi passa sotto il naso, con sogni e progetti per il futuro, il calore della stufa quando rientro a fine serata irrigidita dal freddo, il panorama della campagna mentre lavoro, il fatto di lavorare con mio marito, stupirsi insieme di come sono cariche e belle le piante e cose del genere.

felicità
 Lessi un libro di uno dei primi psicoanalisti americani, molti anni fa. Faceva parte di un gruppo che aveva cominciato a lavorare sulla base delle idee di Freud, lui era ancora vivo, e lo invitarono in America per conoscerlo, scambiarsi esperienze e festeggiarlo. Durante la visita lo portarono per un fine settimana nei boschi, in una piccola vacanza simile ai campeggi estivi per ragazzi che vediamo descritti nei film. Case di tronchi senza elettricità, senza acqua corrente, con lavatoi all'aperto, con gabinetti che erano solo capanne con un buco scavato in terra. Freud, che era già avanti con l'età, era molto seccato di quella situazione scomoda, ma i suoi ospiti ne erano estasiati e pensavano di avergli offerto una vacanza non solo tipica, ma molto piacevole. Si divertivano un sacco e la sera cantavano intorno ai falò, stupiti di non riuscire a coinvolgerlo. Freud scrisse delle cose su questa esperienza, cercando di superare il fastidio che provava e cogliendo una volta di più l'occasione per un'osservazione approfondita dell'animo umano. Scrisse che negli americani si nasconde un pioniere, un bambino al quale piace giocare al campeggio anche da adulto, esporsi ad inutili difficoltà, che poi nella normale vita in città sono del tutto escluse. Bene, io sono proprio come quegli americani. Voglio dire che finchè le difficoltà sono queste, ben vengano. Penso alle zone dei nostri terremoti, alle alluvioni, rivolgo un pensiero affettuoso a quella gente e incrocio le dita.