martedì 2 novembre 2010

Recinti 2.


Molti anni fa vivevamo in una piccola casa di campagna in un podere di proprietà della mia famiglia, dove non c'era alcuna recinzione e anzi c'era una strada, tutta privata , che passava in mezzo su cui gravava una servitù di passo. Io ero giovane e avevo in testa molte idee che erano già nell'aria : agricoltura biologica ,tutela degli animali selvatici, vita naturale. Per questo mi scontravo continuamente con qualcuno. Per esempio, nel periodo della caccia , mi scontravo con i cacciatori che passavano nel nostro fondo col fucile in mano (non a spalla) con atteggiamento arrogante e appena girato l'angolo della casa sparavano ai nostri gatti . Sparavano vicinissimo alla casa , ci cadevano addosso piogge di pallini. Una volta spararono ad un uccellino che cadde dentro il piccolo recinto dei polli e allora entrarono anche lì. Erano autorizzati dalla legge e se volevano tirare dalla nocetta la mattina prestissimo tagliavano alberi e grossi arbusti della nostra vigna per costruirsi i ripari da cui sparare , nascosti, a qualunque uccellino . Mai chiesto il permesso.Mai esercitata la buona educazione. Nonostante loro la fauna selvatica continuava ad aumentare di numero e ad avvicinarsi di più alle case . Una notte andando con la mia bambina ad una riunione alla scuola materna per preparare tutti insieme lo spettacolino di fine anno , a duecento metri da casa incontrammo due cuccioloni di tasso . Incontro magico che non dimenticheremo mai. I giovani tassi sparirono in pochi giorni , pare che avessero scavato le patate del casiere di una villa . Non dimenticheremo il giorno che , fin dalla mattina , avevamo sentito un cucciolo piangere nel bosco vicino alla casa e alla fine , portando una cesta di vimini , una falce e i guanti ,io e Gaia , la mia bambina più piccola , ci eravamo avventurate nel fitto dei rovi e ne eravamo riemerse con un cucciolo di pochi giorni nero e focato , un bastardino da caccia . Era arrivata anche la donna che abitava lì nei pressi e ricordo che mi chiese che ne volevo fare, mica volevo prendere un altro cane !, e che lo dassi a lei che l'avrebbe ammazzato. Ricordo che le dissi "Con tutta la fatica che ha fatto per chiamare aiuto mi pare che si meriti di vivere." Ce lo portammo a casa e lo chiamammo Maciste e si fece largo fra i nostri cani che lo tolleravano come un bambino, finché non lo adottò un cacciatore anziano che pianse quando, due anni più tardi, fu ucciso con il veleno dalla stessa mentalità a cui l'avevamo sottratto. Dopo i cacciatori fu la volpe ad entrare nel recinto dei polli e si mangiò le mogli del nano muto. Qui chiamiamo nano il maschio dell'anatra .In seguito ad alcuni fatti sgradevoli, piccoli furti e uccisioni di gatti lasciati in vista lungo la stradina di casa, i rapporti con i vicini si ruppero definitivamente e allora ,di fronte ad una maggiore fermezza da parte nostra, per farci capire come funziona, "qualcuno " di cui avremmo potuto fare nome e cognome, ci avvelenò i cani , prima due cuccioli e dopo un paio di mesi la madre. E' terribile vedere un cane morire di veleno. Io chiedevo a mio padre di organizzarci per chiudere, recintare e quindi limitare questi episodi di vera e propria violenza , ma lui era un socialista e sosteneva che la proprietà privata doveva essere eliminata e che non si doveva limitare l'uso della campagna, che la gente doveva poter passeggiare e godere di un bene che non era solo nostro. Difatti venne a passeggiare un gruppo di signore, note in città, ex insegnanti e mogli di professionisti, solo che quando venivano facevano razzia , strappavano bracciate di rosmarino, coglievano chili di fichi e a me che ero arrabbiata dicevano di non sapere che quelle piante erano mie, eppure erano davanti alla porta di casa . Un inferno. Dopo alcuni anni di questo, per vari motivi di lì ce ne siamo andati . Siamo andati in affitto in una vecchia casa senza riscaldamento in un posto isolato, con dei vicini che abitavano abbastanza lontano, dei "vicini lontani", anche qui senza recinto . La mattina dalle finestre si vedevano le acrobazie degli scoiattoli sulle querce altissime e un giorno, accanto ai cani che stavano annusando in terra per fare la pipì con più soddisfazione, apparve un capriolo. Fu un attimo e via sparirono tutti , primo il capriolo e i cani dietro abbaiando forsennati . Tornarono solo dopo un bel pò , con la lingua a ciondoloni. In questo posto cacciatori non ne arrivavano se non di rado e i cercatori di funghi erano sempre gentili e piacevole la loro conversazione, per noi davvero una novità, ma furono i nostri cani a trasformarsi in cacciatori . Una mattina si sentì dire che avevano trovato un capriolo morto come se l'avessero ucciso dei lupi e ci venne il sospetto che loro due , nelle uscite serali , quando li scioglievamo , sicuri che non avrebbero disturbato i pollai, se ne andassero a caccia per conto loro. Una notte la Lilli tornò con un corno di capriolo in bocca. I caprioli perdono le corna, non l'aveva strappato ad un animale vivo, ma insomma...Un pomeriggio trovammo, rientrando a casa , il più lento e tonto dei gatti che si mangiava uno scoiattolo. Restammo stupidamente inorriditi. Poi ci fu una lepre, che alla fine di un'estate aveva preso l'abitudine di venire a mangiare al margine dell'orto e mio marito si scioglieva tutto per l'emozione. Una sera sentimmo una gran canizza : i cani l'avevano ammazzata. Nella prima casa avevo desiderato il recinto come protezione dalle minacce esterne, uomini per primi , ma anche selvatici che insidiavano i polli , le nane e i cani, ricordo quando la Bianca, una femmina bella e coraggiosa, tornava dalla passeggiata che le era concessa, breve per paura dei veleni, con aghi di istrice profondamente conficcati nel muso. Ora era tutto diverso, avevo la consapevolezza che noi e i nostri animali, in un luogo molto più selvaggio perché da tempo abbandonato, dove la presenza degli uomini, a parte noi, si riduceva a lavori agricoli poche volte l'anno fatti con le macchine , senza interesse , qui noi portavamo squilibrio e turbamento, noi che eravamo, in teoria, così attenti e amici dell'ambiente naturale. Questa consapevolezza, come succede quando viene dall'esperienza, era amara e indimenticabile.Poi 10 anni fa siamo stati in grado di comprare una casa. Non nascondo che, oltre alla bellezza del luogo e alle condizioni della casa, ci ha attratto la presenza di un recinto, per tenere i pericoli esterni fuori e noi, anche noi pericolosi, dentro. Trovo che il "recinto" sia utile, in questo territorio fatto di nuovo selvaggio . Si può fare un'orto, dentro, si può fare un giardino senza vederli devastare, si possono tenere dei cani che ci facciano compagnia senza temere per loro e a causa loro, si possono avere dei gatti, pochi, che terranno alla larga serpenti e topi e ci concederanno il loro affetto con parsimonia. In cambio noi ci prenderemo cura di loro, perchè se, molti anni fa, i gatti non si vaccinavano e riuscivano a guarire da ferite tremende quasi da soli, ora anche per loro sono arrivate leucemia felina, AIDS e altre malattie molto gravi . Sono ormai trent'anni che viviamo in campagna e sono cambiate tante cose, per esempio sono aumentati tantissimo i selvatici, tanto che ho un pò di timore ad andare da sola nei campi, in certi orari. Tanti anni fa vedere un cinghiale o un capriolo o un'istrice era un'avvenimento, stavano lontani, nei boschi dei monti come nelle illustrazioni dei libri ,e invece c'erano tanti uccellini , e molti merli, poi sono arrivate le cornacchie e poi le gazze, ora nel bosco vicino si sentono solo i loro gridi sgraziati . Ma ci sono anche tante civette . Sono aumentate anche le piogge terribile e le siccità e infine fare i contadini non ha più nessuna resa economica. E io sono qui, in questa campagna che mi fa felice e infelice , che vedo a volte bruciata da stagioni impossibili, a volte allagata e fradicia, a volte mite e bellissima, una campagna che non so più tenere come facevano gli antichi contadini, con la loro sapienza ed abilità, mi arrangio e basta, ma mi è entrata dentro e non saprei vedermi in un altro luogo.

1 commento:

  1. Questo tuo racconto mi ha fatto venire in mente la mia amica che abita in Toscana come te, che, non avendo recinti che delimitino la sua proprietà, si scontra senza successo coi pericolosi e arroganti cacciatori durante la stagione di caccia.
    I caprioli e le volpi le fanno visita regolarmente...

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