venerdì 21 gennaio 2011

Vivere con cento cose 3: su come possedere cose influisca sulla felicità.

Possedere cose è in rapporto con la felicità personale. Quelli della mia età lo sanno bene, figli del dopoguerra, per noi era un sogno possedere oggetti, la casa, gli elettrodomestici, l'auto, la pelliccia, i gioielli, dei bei mobili, bei tappeti, oggetti d'arte... un elenco infinito, se si vuole, secondo la cultura e le propensioni personali. Si veniva da periodi di povertà assoluta e possedere cose utili migliorava tanto la vita, pensiamo al frigorifero per conservare il cibo, alla lavatrice, alle coperte per i letti, alle scarpe! Al tempo dell'infanzia dei miei genitori tantissimi camminavano scalzi. Poi però gli oggetti sono diventati status symbol , e girava la testa a vedere, per esempio qui ad Arezzo, che gli orafi, adesso in declino, compravano per i loro bagni rubinetti d'oro e pietre dure. Non c'è fine all'ostentazione del lusso. Ma rende felici? No, non è certo che una persona molto ricca sia anche molto felice. Comunque anche quelli che non sono ricchi hanno visto aumentare nelle loro case il numero degli oggetti, abiti, scarpe, lascio a voi l'elenco.

Credo che si potrebbe usare una funzione matematica per descrivere questo rapporto fra il "benessere" e il "possedere cose" . Sarà una funzione che ha sull'asse delle ascisse (x) il numero delle cose in possesso e sull'asse delle ordinate(Y) il benessere . Si vedrebbe subito che all'inizio i due valori crescono in proporzione ma c'è un valore critico delle x superato il quale la y decresce quasi a picco. Mi diverte parlare così, ma credo di scocciare parecchi lettori, quindi traduco. Quando le cose possedute sono troppe non sono più gestibili, diventano solo fonte di lavoro e di preoccupazione. Per scendere terra terra per me è quasi impossibile gestire, per esempio, gli abiti di tutti i componenti della famiglia . Invito continuamente tutti a scartare le cose che non mettono. Il criterio di utilità di un oggetto è semplicissimo: se non lo usi, qualunque cosa sia, da più di due anni vuol dire che non ti serve più. Allora li invito a fare un primo passo, parliamone e vediamo cosa  farne . Se abbiamo posto possiamo metterlo via: ricordate le soffitte di una volta?  Ma ora avere una soffitta è un vero lusso. Comunque se la "soffitta" (che può essere una cantina asciutta o un ripostiglio o quello che vi pare) è già piena abbiamo un'altra scelta: dare l'oggetto a qualcuno che può ancora usarlo. Un negozio dell'usato , una raccolta di beneficenza, un parente che lo accetta volentieri .. Solo alla fine c'è il bidone della spazzatura. 

Tuttavia nelle case gli oggetti proliferano con velocità evidentemente maggiore di quella con cui vengono eliminati.C'è una resistenza , un'attaccamento profondo che impedisce di liberarsi del superfluo. Come se ci si identificasse con l'oggetto stesso , gli si affidasse una parte di sè , il che è quanto meno inquietante.  Potrei descrivervi la trama del film comico che si svolge in casa mia, e dirvi che mio marito ha, per fare un solo esempio, qualcosa come una trentacinquina di  paia di mutande  e a niente vale che io gli dica di astenersi dal comprarne di nuove, perché ce ne sono alcune che sicuramente non mette, l'elastico si imporrisce e si buttano via che sono state usate forse tre volte . E' chiarissimo che mio marito considera queste osservazioni  il parto di una mente nevrotica e comunque argomenti degni di nessuna attenzione, non così elevati da interessare la sua mente maschile. La sua mamma non ha mai fatto osservazioni del genere. Ma in casa sua era la sua mamma a comprare le mutande, solo quando servivano.Ho detto qualche volta che se arriverò a chiedere la separazione da mio marito e si andrà davanti al giudice, quando mi chiederà il perchè mi voglio separare dirò che è per via delle mutande.

Sicuramente qualcuno ride . Ma l'argomento è serio . In una situazione critica come l'attuale dovremmo riflettere su tutte queste cose :  in un negozio si evita di fare "magazzino" , perchè si tengono soldi fermi in forma di merce invenduta , perchè non si deve fare in una casa , dove oltretutto entra uno stipendio solo? Se si fosse meno compulsivi nell'acquisto si avrebbero semplicemente  più soldi a disposizione. La stessa cosa vale per i giornalini di fumetti , le scarpe di mia figlia, i CD dell'altra figlia ecc. Sono disposta a tenere quello che si usa . Per il resto chiedo perentoriamente che mi aiutino a trovare soluzioni . In fondo liberandosi di oggetti non usati si libera uno spazio , certamente prezioso in casa , e si rende disponibile una quota di felicità.

Gli oggetti non stanno solo lì. Se stanno lì il minimo che fanno è coprirsi di polvere e i CD, per esempio, non si riesce a spolverarli. Gli abiti invecchiano, devono essere comunque lavati e sistemati, altri tipi di oggetti devono essere tenuti in ordine ( es. : viti, chiodi , cacciaviti ecc.) altrimenti quando ti servono non li trovi e non li puoi usar . In casa mia ci sono moltissimi oggetti "tecnici", ma non sappiamo dove sono, così il più delle volte li compriamo nuovi . Ora tutto questo influisce sulla felicità, intesa come benessere . Sulla mia di sicuro, per me sarebbe molto semplice gestire meno cose, visto che tocca a me. Semplificare è essenziale perchè io riesca a svolgere tutti i compiti che mi vengono attribuiti, a maggior ragione ora che non ho un lavoro fuori casa e tutti pensano che debba far tutto io, tanto non lavoro. Ma un giorno riguarderà anche le mie figlie e chissà se ricorderanno queste cose che scrivo. Semplificare, possedere meno cose, non significa per niente impoverirsi. Anzi è un arricchimento in tempo (grande ricchezza) libertà mentale e miglioramento della qualità del lavoro. Il lavoro della casalinga , o del casalingo, merita una maggiore considerazione, non deve esser svolto come un'attività "tradizionale" immutabile, ma con senso critico e volontà di migliorarlo, da esso dipende una porzione grande della nostra vita.

Credo di aver sollevato un argomento comune a tante famiglie, che se correttamente affrontato renderebbe la vita migliore a tutti. E' uno sviluppo di "vivere con cento cose " e altri ce ne saranno, perché io non faccio che pensare alla storia della DECRESCITA FELICE e cerco nuove strade e soluzioni . 

7 commenti:

  1. Forse dovrei stamparmi questo post e attaccarlo bene in vista, prima di tutto per darmi modo di riflettere su ciò che possiedo. La mia famiglia al momento siamo io, il mio ragazzo e il piccolo Jacques, il nostro micio, ma riusciamo comunque ad avere una quarantina di paia di scarpe... tanto per fare un esempio. Libri e CD non si toccano, per noi sono entrambi strumenti di cultura e contemporaneamente oggetti emozionanti, ma i vestiti che non si mettono più prendono spazio nell'armadio e nascondono altri vestiti che invece metteremmo... insomma le tue parole sono veritiere ed intelligenti, vorrei essere a quel tuo grado di maturità e distacco dagli oggetti, che però continuano a darmi un senso di sicurezza non da poco.
    Per quanto riguarda il lavoro della casalinga o del casalingo sono ancor più d'accordo, perché laddove accumuliamo beni materiali poi io tento di organizzarli il più possibile proprio per riuscire a pulire come si deve anche stanze piene di mobili, cassettiere e soprammobili.

    Mi sono dilungata, chiacchierando con te, MA condivido anche la non secondaria questione delle mutande: farò bene a valutarne il peso prima di sposarmi :D

    RispondiElimina
  2. Condivido in pieno il commento di Des.
    Cara Lorenza, stai scrivendo davvero post molto pieni di saggezza.
    Credo che anch'io stamperò il tuo post e lo attaccherò in luogo bene visibile, non solo a me, ma a tutto il resto della famiglia.
    Ti abbraccio,
    Lara

    RispondiElimina
  3. Vi ringrazio tutt'e due . Questi "pensamenti" vengono dal fatto che non sto lavorando fuori casa e cerco di dare dignità e valore a ciò che faccio IN casa . Inoltre nei periodi in cui ho lavorato mi trovavo a scontrarmi , nel lavoro domestico che comunque mi toccava, con l'irrazionalità del metodo. Nella cucina dove lavoravo come cuoca cercavo di razionalizzare e ottimizzare (Parolacce alla moda ma una volta tanto le uso anch'io). In casa era il caos . Perchè? Comunque spero che queste "riflessioni sul metodo" servano alle ragazze , nei confronti delle quali ho speciale solidarietà.

    RispondiElimina
  4. Scopro il tuo blog in un momento della mia vita in cui l'argomento che affronti è un tema che in qualche modo fa parte anche della mia crisi di coppia. Con un compagno che improvvisamente e contrariamente a quanto abbiamo condiviso per molti anni sembra impazzito e non fa che acquistare "roba"...
    Anche se capisco l'origine di questa "smania", non è facile da accettare...
    Io ho fatto una cura forzata anti-consumismo... Con il divorzio, otto anni fa, sono passata da una casa di quasi 200 m2 a un appartamento di 100 m2 e 4 anni fa ho poi acquistato una casa tutta e solo mia di 60 m2!!! Ho dunque eliminato oggetti vari a tappe e ora quando mi viene voglia di comprare qualcosa mi chiedo dove potrei metterla e la questione è già risolta... Ho dovuto rinunciare anche a tanti miei libri e ora mi sono iscritta alla biblioteca cittadina che è fornitissima. Ci si abitua anche a non comprare e a non possedere...
    Grazie per queste riflessioni, sono molto utili.
    Cinzia

    RispondiElimina
  5. Ciao Cinzia! Questi uomini! Ce l'hanno anche loro le loro crisi , e sono molto più vanitosi di noi. Quello che mi fa arrabbiare è che non si confrontano con queste cose, le considerano affare delle donne. E queste son le loro mamme che hanno fatto il danno..Bisognerebbe trovarli più maturi.

    RispondiElimina
  6. La mia casa, in cui vivo con marito e figlia e gatta, è di 59 mq. Il dramma sono i libri: ne abbiamo una quantità grande, e che soprattutto tende a crescere. Per fortuna c'è la scatola magica: il computer. Da quando ho cominciato a scoprire i libri digitalizzati che si possono leggere on line, la mia prospettiva domestica è cambiata. Per adesso a dire la verità sono più che altro libri inglesi e francesi, di italiano non ho trovato granché, e così in aggiunta c'è anche il vantaggio di arricchire la conoscenza delle lingue straniere. A volte mi avventuro fra le pagine spagnole, che divertimento!

    Spero di riuscire a firmare come Paola, ma se risulto ancora vincenzopezzella sappiate che non è lui, sono io, Paola Magi.

    RispondiElimina
  7. l'ossessione di possedere oggetti è il risultato del nulla affettivo che colpisce sempre più le persone. viviamo nell'esaltazione dell'anestesia. e il vuoto interiore anestetizza. e illude... Il menestrello

    RispondiElimina