sabato 5 marzo 2011

Dietro le quinte del ristorante.

 Siamo stati ciechi , sordi e muti per un pò di giorni, perchè è saltata la centralina della Telecom che ci permette di collegarsi ad Internet. Mi sento un pò scema a dirlo, ma mi siete mancati. Io, qui, nell'eremo, sono abituata a rinunciare e pratico volentieri un pò di rinuncia in più, per vedere se sto bene lo tesso. Dice la mia amica che di mestiere fa il medico degli alcolisti che, per capire se siamo dipendenti dall'alcool, si deve stare senza consumarne neanche un sorso  per almeno due settimane, se non si soffre vuol dire che non ne siamo schiavi. Sarà lo stesso per Internet .
Ora in ogni modo era il momento di ricominciare, chissà quanto mi ci vuole per venire nei vostri blog e vedere le novità. Per continuare a dimostrare che non sono dipendente lo farò dopo cena. Adesso credo che mi tocchi di andare a potare gli olivi.  Avevo un post pronto e ve lo lascio, così fate due risate .

Si diceva con Cinzia (Ai piedi di un bosco di betulle) che sarebbe meglio far finta di non essere italiani. Soprattutto se si va all'estero e si vuol evitare di suscitare l'ilarità degli altri e il nostro imbarazzo .
Qualche anno fa lavoravo in una cucina dove di italiani ce n'erano pochi. Quando avevamo grosse prenotazioni arrivavano rinforzi da fuori e fra i camerieri mercenari arrivava  la Irma, con cui sentivo, vista la comune cittadinanza italiana, una speciale solidarietà. Con la Marcella, rumena,  ci lavoravo tutti i giorni, c'era una sintonia a momenti quasi imbarazzante, con la Irma c'era simpatia reciproca. Aveva 42 o 43 anni, un lavoro saltuario, figli grandi e  si arrangiava con questi lavori massacranti a chiamata. Quando la vedevo ero contenta,  e la chiamavo a voce alta , facendo un pò di teatro. La Irma era magra, capelli scuri , si lamentava sempre abbastanza, per la penuria di soldi, per i figlioli un pò vagabondi, per i lavori che le toccava fare che non corrispondevano a quello che aveva immaginato neanche di lontano. Nonostante la lamentosità da vecchina, aveva un certo sprint, nel curarsi di sé e nel fare delle lunghe girate con la mountain bike tutta vestita da ciclista, che mi è  sempre sembrato ridicolo. Nella borsa aveva dei trucchi che si metteva in faccia, pratica e veloce, prima del servizio.  Andava nel nostro bagno e usciva con i capelli un pò cotonati in cima alla testa. Di solito entrava in cucina che già rideva, si aspettava l'accoglienza. Una sera , qualche minuto prima dell'inizio del servizio, la Dorota, polacca , le offrì un cioccolatino. La Dorota aveva un forte accento straniero.
"Buono, disse la Irma , o dove l'hai trovato buono così?"
"Da Polonia . " disse la Dorota scandendo bene la parola .
" Bologna? O che c'è bisogno di andare a Bologna per comprare i cioccolatini?"
"No , no , da Po-lo-nia !"
"Che ? Capolona? Ma ci sto io a Capolona, un negozio di cioccolata non l'ho mai visto!"
A quel punto noi tutti che si seguiva la conversazione,  rumeni e italiani, tutti insieme esclamammo :
"Polonia, Irma, Polonia !"
 "Oddio, già , Polonia, che figura, sta a vedere che oltre che cieca divento anche sorda."  Me li conservo come pezzi di teatro, tante volte, che se ne sa, mi toccasse di scrivere una commedia.

In un altro ristorante che era anche locanda arrivavano ogni tanto coppie clandestine per passare il fine settimana. Una  volta arrivarono due signori, marito e moglie, che rimasero per un pò, dopo qualche settimana telefonò la signora per prenotare un weekend. "Ma , se non le dispiace, non verrò con mio marito, ma con un amico..."
La signora della locanda le disse che poteva venire con chi le pareva, intendendo fra parentesi diverse cose.
Arrivò con un ragazzo nero, bello, alto e prestante, molto giovane, molto più di lei, che doveva essere uno studente africano. La proprietaria della locanda li fece entrare in cucina, dove c'era il soffitto di travi e piane, diverso da quello delle altre stanze. Il giovane alzò gli occhi e approvò con lo sguardo, poi disse " Bello ! Ogni quanto tempo voi cambia questo legno?"
La risposta sarebbe stata  : "Ogni 400 anni ."

Chiesero se c'erano dei posti dove andare per rilassarsi e la signora consigliò le Terme di Rapolano .
Quando tornarono la sera si informò se si erano trovati bene . "Benissimo!" , disse l'altra signora .
E il ragazzo : " Bello , solo io non capito dove essere pentola . "
La pentola grande abbastanza per scaldare tutta l'acqua delle piscine .

In un altro posto la sera veniva spesso a cena una signora sui 40 anni, abbondantemente rifatta, con un seno che sfidava la forza di gravità che neanche una quindicenne e il sedere lo stesso. Veniva accompagnata da uomini sempre diversi e parlava  a voce alta, coinvolgendo quelli degli altri tavoli . I camerieri non potevano fare a meno di sentire e tornavano in cucina a raccontarmi. Una sera la signora disse che, visti i tempi che corrono, era meglio non fidarsi. Meglio essere prudenti quando si va a letto con qualcuno, non si sa mai . Se si deve intraprendere una relazione che duri almeno un pò è meglio chiedere le analisi del sangue al compagno. La ragazzina che la serviv , che era bellina e fresca come un boccio di rosa, commmentò, in cucina, :"Allora il reparto di analisi dell'ospedale deve essere impegnato a tempo pieno . "

Alla locanda , che aveva un parco grande e ombroso , facevamo spesso rinfreschi e pranzi per cerimonie. Una domenica di primavera alla fine del pranzo tutti gli ospiti  di una Comunione  uscirono prima che fosse servito il dolce, attirati dal clima piacevole e dal cielo azzurro. La proprietaria li seguì fuori e chiese al signore che aveva prenotato, e avrebbe pagato il conto, se preferiva, visto che erano ormai tutti fuori nel prato, che lo spumante venisse servito allìaperto nelle flutes o nei bicchieri di carta. Il signore,  gioviale e soddisfatto, rispose sorridente:" Per me vanno benissimo i bicchieri di carta, perchè io, 'ste flutes , non so manco che sono!".

4 commenti:

  1. Finalmente Vitamina sei tornata!
    Spero anche che tu abbia finito di potare gli olivi, a quest'ora. Mi ero preoccupata della tua assenza, e sicuramente non solo io.
    Rientri alla grande con questo post, veramente allegro e comico. Me lo sono assaporato con gran piacere.
    Grazie e un caro saluto.
    Lara

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  2. Strappare molti sorrisi e qualche sana risata, di questi tempi, è un'opera molto, molto meritoria, insomma una vera Vitamina per lo spirito...
    Un grazie sincero, dunque.

    Ribatto solo su un paio di argomenti.

    Credo che al secondo giorno di impossibilità di connessione, personalmente sarei già da Pronto Soccorso. Che dici, consigli un po' di eremo anche a me?
    A parte gli scherzi, ritengo l'assuefazione un inevitabile scotto da pagare alle grandiose possibilità comunicative, espressive, informative, politiche che ci dà Internet.

    Quanto ai cioccolatini, a Bologna, senza bisogno di andare fino a Varsavia, c'è un'antica azienda di qualità, la Majani.
    Ma forse anche a Capolona si possono fare buoni acquisti...

    Salutone di buona domenica.

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  3. Bentornata e grazie per l'ilarità che ci hai regalato...

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  4. Cara Lara , di potare gli olivi finirò , ai miei ritmi , fra 20 giorni almeno e sarà un bene per la forma fisica e la testa . Sono contenta di risentirvi , Lara , Pia , Franz, Cinzia e tutti ... Quanto all'eremo:ieri a ginnastica si diceva che se non riesco a sciogliere quelle due o tre vertebre lombari non riuscirò ad alzarmi da terra senza aiutarmi con le mani ... la mia insegnante diceva anche di indagare sul davanti , sull'addome , su cosa trattengo o mi nego nella sfera sessuale . Sono scoppiata a ridere . Dopo un pò ci ha chiesto di immaginare i nostri muscoli dell'addome e dei fianchi come un corsetto di pizzo . Ho detto :"Un cilicio va bene lo stesso ?" Ultime dall'eremo.

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