lunedì 20 giugno 2011

Il lupo e l'uomo.

A proposito di lupi mi è tornata in mente una storia che mi raccontò una volta la moglie di un amico venuta a cena da noi . Da giovane abitava a Città di Castello con la famiglia e per un caso capitò in casa loro una lupacchiotta , probabilmente trovata da sola nel bosco. La allevarono in casa e crebbe come un animale docile e coccolato . Quando fu adulta si accoppiò con un grosso cane e partorì dei cuccioli . Qualche giorno dopo il parto la nonna che l'aveva allevata e le aveva sempre dato da mangiare si avvicinò ai cuccioli, ma un movimento brusco o il tono della voce più alto impaurirono la lupa, che aggredì l'anziana ferendola in modo grave. La lupa fu abbattuta. La famiglia pianse, ma non si poteva fare altro, liberarla era impossibile, si sarebbe sempre avvicinata senza paura alle persone, e oramai aveva aggredito la prima volta, non avrebbe dimenticato.

E' così che si concludono quasi sempre i rapporti stretti fra l'uomo e i selvatici. La tentazione di prendersi un cucciolo è troppo grande ed è bellissimo il periodo iniziale, quando il piccolo cresce e si piega alle abitudini, all'educazione, all'anima dell'uomo, sempre più forte della sua. Per i bambini avere un rapporto con un animale selvaggio dev'essere una grande esperienza, che però in genere  si conclude così, con la morte o gravi danni all'animale. Sono animali selvaggi e non possono adattarsi alla vita a contatto con noi; il cane, loro parente, è stato addomesticato nel corso di migliaia di anni, loro sono rimasti liberi. Il nostro rispetto nei loro confronti sta nello starne alla larga, essere cauti , non provocarli, osservarli da lontano, intervenire meno possibile, proteggerli con intelligenza, se ne siamo capaci, e infine, per chi vive a contatto con loro, difendersi con metodi non violenti, come dicevo, per esempio robusti recinti.

C'è un libro, di cui parlai una volta , "Il Totem del lupo " scritto da un cinese, da leggere assolutamente su questo argomento. Racconta una storia di uomini e lupi, gli uomini sono i Mongoli nomadi e il lupo è il loro totem, d'altra parte era anche un totem dei romani antichi, i loro progenitori mitici erano allevati proprio da una lupa. Il lupo ricorre come animale totem, in diverse culture , anche in Turchia, se non sbaglio. Questa storia spiega bene cosa sia un totem, il lupo è un antichissimo nemico, il più intelligente, il più saggio, quello che sa attendere, che sa lavorare in gruppo, che sembra sviluppi un'intelligenza collettiva insieme ad una propria dell'individuo. Nomadi e lupi mangiano le stesse cose, sono avversari nello stesso territorio, eppure l'uomo senza il lupo non può vivere, per motivi di equilibri ecologici. Questo i nomadi lo sanno dall'inizio e la scomparsa dei lupi, legata alla comparsa dei cinesi, significa chiaramente che anche i Mongoli spariranno, legati a doppio filo al loro antico nemico. Un legame ambientale, che è un legame di anima.

Anche noi abbiamo avuto i nostri lupi, dalla storia di Cappuccetto Rosso, a quella di San Francesco, alle Novelle del Casentino, alle minacce delle nonne, "Sta attento che arriva il Lupo!" Il linguaggio ricorda sempre l'altro ieri, quando i lupi minacciavano le pecore.

Una volta Grazia Francescato  , in un'assemblea dei Verdi a Chianciano.fece un discorso memorabile. Era l'anno in cui  , per la prima volta , ci fu una manifestazione, la prima no-global , in Canada, al WTO. Lei era presente, aveva dormito in albergo,e sentendo un rumore in strada si affacciò alla finestra. C'era un corteo di protesta  e all'improvviso  tutti nella strada, incalzati dalla polizia, si misero a correre e si aprirono delle grandi ali di farfalla, che dalla finestra della camera si vedevano benissimo, poi la strada fu ingombra da una balena blu messa di traverso, enorme . Raccontò che aveva provato una grande emozione. Disse anche che una volta , in una scuola dove era andata quando era presidente del WWF , un bambino, dopo che lei aveva parlato dell'estinzione delle specie animali, aveva alzato la mano e aveva chiesto "Ma allora, se muoiono le balene, non possiamo più raccontare Pinocchio!" Gli animali abitano la nostra anima, sono nostri compagni nel viaggio della vita, non solo di ognuno di noi, che forse qualcuno mai potrà vedere un lupo o un tasso o un capriolo vivo e libero, ma della nostra specie. Il loro ritorno nelle nostre campagne e nei boschi mi riempie di speranza e di felicità, come quello delle libellule sulla vasca dei pesci, anche loro preziose e minacciate. Lo spazio della mia piccola vasca è diventato, involontariamente, un luogo in cui possono vivere, lottare spesso e riprodursi, e questo mi fa un gran piacere. Come mi fa piacere  sapere che nel bosco, lontano lontano oppure più vicino, silenziosa, nascosta, è tornata a vivere una famigliola di lupi. Per loro non sarà facile, l'uomo non sembra cambiato una virgola, nella sua totalità, salvo eccezioni, e quando si sente minacciato anche in modo vago appresta subito difese esagerate, come quando si spara col cannone ad una mosca.

9 commenti:

  1. Mi hai commosso.È vero , profondamente vero quello che dici sul nostro rapporto con gli animali.Anch'io ho letto Il totem del lupo e , qualche anno fa, vidi un film , di cui non mi ricordo il titolo, sulla viita dei lupi: animale straordinario e magnifico. Siamo legati a doppio filo, uomini e lupi, bisogna rispettarsi a vicenda.

    Fuori tema :anche a me piacerebbe conoscerti extra blog.Il mio email di contatto è graago@ hotmail.be.Non trovo il tuo.Se vuoi ,mandamelo.
    Intanto un grande abbraccio

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  2. così bella e triste, questa cosa dei lupi, credo che siano il filo vicino al mio, insieme ad altri, tantissimi animali, nella trama della vita, li amo così tanto, che mi piange il cuore, per loro, per noi, per tutti. (per noi un pò meno, perchè ne siamo la causa,) dei buchi nella trama, Maria

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  3. I lupi sono maestri importanti in molte culture (almeno in quelle che hanno saputo sviluppare un rapporto armonico con la Natura)in particolare con le culture native che non sono state influenzate dalle religioni monoteiste, che si sono sviluppate proprio combattendo e spazzando via le culture definite "pagane" cioè contadine, naturali...per i cristiani il selvatico è quasi sinonimo di diavolo, che infatti viene rappresentato come un mostro con fattezze ibride di animali selvatici,travisando quelle che erano immagini mitologiche o sacre,anche positive, come Pan ed altre, nelle culture precedenti. Se per i pagani incontrare il selvatico dentro e fuori di sè era un atto sacro e fondamentale per la crescita dell'uomo ed il suo equilibrio mentale-spirituale, per i cristiani il selvatico è solo qualcosa da domare, tenere a distanza,eliminare, valorizzare,convertire...il mondo selvatico è simbolicamente visto come una bestia feroce che vuole distruggerci, il Nemico per eccellenza, il diavolo tentatore,e il nostro legame con la Natura viene negato, represso, sottomesso da mille leggi e regole, che hanno però il risultato di rendere più forte il lato ombra del selvatico nel nostro inconscio, come insegna anche la psicologia oggi...reprimere sentimenti,passioni, istinti, non imparasre a confrontarsi con loro in modo aperto, diretto ed equilibrato, crea le premesse per i peggiori orrori.
    Per i nativi americani i totem animali e il Lupo in particolare, sono grandi maestri, e protettori della comunità,spiriti amici e fratelli che ci parlano, con cui imparare a crescere insieme, in armonia, nel rispetto reciproco.
    Un lupo, anche se addomesticato da piccolo,rimane sempre un animale abbastanza selvatico e con istinti molto forti, in particolare l'istinto materno di protezione dei piccoli...quindi quella nonna probabilmente ha sbagliato qualcosa nell'avvicinarsi alla Lupa dopo il parto...ma non credo che la Lupa solo per il fatto di aver morso fosse diventata più pericolosa e probabilmente era possibile ristabilire un rapporto equilibrato tra loro...rapporto forse difficile e necessitava conoscenze, pazienza, capacità...che l'uomo spesso non ha.

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  4. Insomma prima o poi dovrò recintare. Una casa in mezzo a un bosco aperto non è più un posto raccomandabile.
    Non bisogna scambiare il livello mitico-simbolico con quello esistenziale-pragmatico. Quella lupa lo sapeva benissimo; i suoi allevatori no.

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  5. A livello pragmatico ti dico che puoi vivere tranquillamente, se non hai animali al pascolo anche di notte e i lupi probabilmente non li vedrai mai e di certo non sarai aggredita da loro...più pericolose sono le vipere e i calabroni...ma recintare quelli la vedo difficile

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  6. I calabroni una volta ci hanno fatto il nido nel camino, è bastata una bella fiammata per scoraggiarli dal ritentare.
    Le vipere ci sono, anche se per fortuna intorno a casa abbiamo trovato più che altro delle innocue bisce. L'importante è guardare dove si mettono i piedi, e sperare che non capiti un incontro ravvicinato del terzo tipo!
    I cinghiali sono ospiti stabili, in realtà la voglia di recintare ce l'hanno fatta venire loro, già da molto tempo. Ma i cinghiali sono tremendi, ci vogliono recinzioni molto robuste perché sono in grado di passare sotto le reti e di romperle. Quindi: o si mette in gioco un piccolo capitale o si sopportano le bestiacce.
    Per il resto, ode alla vita selvatica. I caprioli sono belli e fa piacere avvistarli nel folto.
    Per fortuna non alleviamo animali, per cui anche la presenza di volpi non ci danneggia anzi fa piacere.
    Scoiattoli e upupe sono parte del paesaggio quotidiano, una meraviglia.
    Che dire caro falconelvento (che bel nick) mi dovrò abituare all'idea che nel folto si acquattino anche famigliole di lupi. Ma l'idea non mi piace, nonostante le tue avvincenti e affascinanti perorazioni. Anche l'inconscio vuole la sua parte, il mio è di quelli all'antica, cresciuti a favole e "attenti al lupo":-)

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  7. MI fa molto piacere che usiate questo spazio virtuale per parlare di cose non secondarie come queste in modo civile. Vorrei dire a tutti che apprezzo molto i commenti e la presenza, anche se non rispondo ad ognuno . Falco, un commento quasi un trattato, fra antropologia e amore per la terra , molto bello . Quella nonna e la sua famiglia , al momento del racconto, mi fecero pena e rabbia , ma è solo una forma di ignoranza , diffusissima .Trovo che si dovrebbe evitare di interferire nella vita dei selvatici quasi sempre , non ne abbiamo la competenza.

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  8. Comunque, (tanto per commentare la nonnina sbranata dalla lupa domestica) in realtà la poveretta deve aver fatto lo stesso tipo di errore che a volte fanno i proprietari di quei cani che poi vengono detti "assassini", e che vengono in genere abbattuti per aver aggredito i loro umani, di solito bambini. Spesso si scopre che quegli incidenti sono avvenuti in situazioni analoghe, di cibo distribuito "scorrettamente" (secondo la visione canina della gerarchia) o cose simili.
    Bisogna conoscere le buone maniere dei nostri amici a quattro zampe, che sono diverse dai nostri cerimoniali di bon ton, ma che sono messaggi fondamentali per la convivenza. Figuriamoci quanto più valga tutto ciò per il cugino selvatico dei nostri amici pelosi.
    Credo che il sacro terrore per certe bestie sia in fondo abbastanza sano, è un segnale di allarme che ci dice: "codici comunicativi sconosciuti, diffidare". L'etologia ci ha insegnato che i comportamenti animali si possono decodificare, ma attenzione a non banalizzare e semplificare troppo: a meno che non si sia votati al rischio totale, come quel tipo del filmato (molto bello in verità, segnalato da falconelvento) che è diventato maschio alfa di un branco di lupi, e che prima o poi pagherà lo scotto che anche un lupo alfa deve pagare, quando diventa meno forte del suo più giovane e agguerrito rivale.

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  9. Che bella storia, bella e molto triste. Rimango sempre colpita e commossa dalla capacità dell'animale di adattarsi all'uomo: a parte pochi casi, se preso da piccolo, un animale tenderà comunque a sviluppare affetto e attaccamento per l'umano che vive insieme a lui, con generosità e slancio per noi mai pienamente comprensibili. Pure, la natura continua a vivergli dentro e questo noi umani non dovremmo mai dimenticarlo. Ricordo una frase di Magris, non riferita agli animali selvatici, che dice che quando si ama qualcuno davvero si diventa anche capaci di amare il suo mistero, il suo essere profondamente diverso da noi, il nostro non poterlo mai possedere davvero. L'amore vero rispetta la libertà e la natura dell'altro, anche se questo significa confrontarsi con la distanza, con la separazione, con l'impossibilità di essere insieme. Anche io penso, come falcone, che si sarebbe potuto evitare di uccidere la lupa: anche una gatta domestica può reagire in maniera inconsulta se crede siano minacciati i suoi piccoli. Gli istinti sono potenti, anche nell'animale abituato all'uomo. E io trovo sia giusto così.
    Saluti affettuosi

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