lunedì 11 luglio 2011

Antoinette's garden : al sole.




Cara Sari , è vero che il giardino ci somiglia, anzi il giardino siamo noi , timidi o estroversi, manipolatori o nostalgici, ah!, saper leggere il giardino come una mappa dell'anima!! 
Dicevo ieri a Mauro che dobbiamo curare di più la parte davanti al cancello , lo dicevo a lui per dirlo a me , perchè è strano che io la lasci sempre più abbandonata e curi molto la parte che possiamo vedere solo noi . E' proprio un'espressione della scarsa volontà di  comunicare con l'esterno. Paola , la prossima volta che vieni si va dall'Antoinette , a vedere la perfezione , apparentemente spontanea, ma sai che se ne sta alla televisione a vedere il maestro giardiniere Pagani su SKY? Impara un sacco di trucchi.

Ecco qua la zona al sole. Quest'anno lo potremmo chiamare il giardino delle gaillardie , questa meravigliose margherite bicolori di cui, modestamente , ho acchiappato l'effetto della luce delle 6 di sera , caldo e pieno di energia. Molto altro , gigli, penstemon , centranthus .. mille altre cose, lei è specializzata nelle tappezzanti piccolissime, che le piacciono molto.Credo che in questo giardino lei, africana e colorata, si esprima pienamente , nella parte luminosa piena di colori e allegra , e nell'altra ombrosa , acquatica e malinconica, che è anche questa una parte di lei .Questa donna di colore è la seconda donna africana con cui ho un rapporto più profondo, la prima fu una ragazza con cui lavorai in un ristorante . Antoinette vive qui e sembra non avere problemi di razzismo , ma qualcosa trapela , a volte. Per esempio quando andiamo a far la spesa la supermercato c'è un cassiere, davvero rozzo, che a me da del lei e a lei del tu . Lascio a voi il commento. Antoinette viene da un paese, la Costa d'Avorio, dove non ci sono stagioni. Noi siamo abituati ad assolutizzare , a dire per esempio che tutto il mondo celebra il solstizio d'estate , ma non è così , ci sono luoghi diversi sulla Terra, che non hanno stagioni, o ne hanno solo due .. L' Antoinette viene da un posto così. Mi ha detto una volta che però , nonostante il lungo inverno, le piace il risveglio del corpo e del giardino a primavera , ha imparato ad apprezzare questo ritmo terrestre del luogo dove è finita a vivere .

10 commenti:

  1. Bello anche al sole, non vedo l'ora di conoscere questa tua amica così interessante.
    Tante volte ho notato come sia comune abitudine di moltissime persone apostrofare col tu tutti quelli che hanno l'aria da extracomunitari. Lo trovo assolutamente incivile. Da anni continuo a dare del lei al ragazzo (ormai veramente è un uomo e papà di una bella bimbetta) filippino che viene ad aiutarmi con le faccende di casa. Sarei passata anche al tu, ma siccome lui non osa darmi del tu a sua volta, lascio perdere e continuo così.

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  2. E' vero che il giardino è un ritratto di noi.E questo dell'Antoinette con la sua parte in luce e quella in ombra mi sembra un esempio perfetto. Anche il tuo con tutte le cure e le attenzioni dedicate alla parte più familiare, più intima rivela molto di te.Mi sa che prima o poi verro' a vederli tutt'e due.
    A presto

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  3. Hai letto di Hesse "ore nell'orto" ? é bellissimo anche se parla di giardino solo in parte. Grazie per il solidale commento, quando vuoi li facciamo conoscere e noi fuggiamo in Finlandia

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  4. Che bello, coltivare un giardino è una delle cose più belle che si possano fare
    Giulia

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  5. La prima volta che vidi una persona di colore, ero giovanissima e lui un uomo di colore che lavorava come domestico in casa di una famiglia con due bimbi piccoli. Rimasi spiacevolmente stupita dal fatto che a questa persona fossero affidati sconsideratamente i due piccoli e impiegai anni per capire che il colore della pelle non conta, che contano invece la cultura e il senso di giustizia. A quel tempo ero ignorante come e peggio di quell'africano.
    Non credo, invece, d'essere stata come quel cassiere che usa un pronome per distinguersi e, ahimè, come mezzo per sentirsi superiore.

    Gran bel giardino quello di Antoinette... e brava la fotografa/scrittrice che ci fa innamorare anche d'una sconosciuta.

    Sari

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  6. Non so se stato caso o fortuna, ma sono ritornata a leggerti, e la strega è stata stregata dal tuo blog che trovo semplice, naturale, come l'odore del buon pane appena sfornato... sono anni che vorrei anche io fare un cammino... chissà se questo sogno si potrà avverare.
    Un sorriso in cammino

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  7. gli "stranieri" diventano "locali" nella misura in cui noi (che eventualmente li accompagniamo) li supportiamo.
    La storia del tu e del lei è vecchia come il cucù e anche se alcune settimane fa ho scritto al giornale cittadino sulla questione, me ne sono dato una ragione. Comunicare con il tu è più semplice. Parlare ad uno che non parla la tua lingua e dirgli "lei" magari si gira per guardarsi attorno per capire dove è lei e non lui.
    Ho assunto una badante per mio padre, viene dal Marocco. E' sempre in difficoltà con la burocrazia, crede che tutti gli italiani ce l'abbiano con lei. Quando l'accompagno io le cose (magari non al primo colpo) si accomodano. Quando va lei gira come una trottola e non ne viene a capo di nulla. la burocrazia italiana è fatta per maratoneti se uno non c'è abituato crede che lo prendano per il baule.
    Una volta sono andato a parlare con il responsabile cittadino di una sigla sindacale perchè una sua dipendente mi faceva diventar matto con la gestione dello stipendio della "dipendente" sempre sbagliato. Questo a me dava del lei e alla signora che era con me (30 anni e minutina) del tu. Lei ha imparato a dare del lei a tutti e a non fraternizzare troppo con tutti, anche se io la invito sempre a socializzare il più possibile in tutte le situazioni.
    Il dirigente sindacale continuava con il tu e io visto che non smetteva gli chiesi se si conoscessero e gli chiesi perchè a me dava del lei e alla signora del tu.
    Quello si incazzò con me, ma si scusò con lei, qualora si fosse sentita offesa. Tu non hai idea di quante donne lì presenti (comprese quelle lavoranti a quel piano che sentirono la discussione) stessero ridendo sotto i baffi (dopo i 30 anni le donne hanno tutte i baffi). Confesso di essere rimasto un po' deluso, mi aspettavo l'applauso che nessuna fece. Alla signora dico che lei è badante come io elettricista (senza entrare troppo nello specifico) e pur avendola mandata ad un corso per assistente famigliare io le continuo a dire che la sua professione è badante, perchè con assistente famigliare nessuno qui capirebbe che lavoro possa essere il suo.
    Normalmente quando la porto per uffici io le insegno a farsi rispettare e a non passare mai sopra a nulla per quieto vivere ... azz! dopo due anni è peggio di una sindacalista femminista.
    Che poi a casa sua ci siano 2 o tre stagioni o si vada meglio con l'asino quello è un qualcosa che nulla ha a che vedere con la persona.
    Adesso devo scrivere al comune, perchè alla pagina dell'ufficio stranieri, hanno messo come volto di una straniera una nera con un sacco in testa e una collana di ossicini al collo e non per esempio Naomi Campbell o Anna Kurnikova.

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  8. Strega bugiarda@: verrò a trovarti e vedere che magie fai .
    Mariooo!!!@L'Antoinette parla italiano molto bene , parla francese e inglese , ogni tanto mi condisce la frase con un 'espressione francese casalinga, come un nostro proverbio, che mi piace un sacco, anche perchè quello , il francese, lo capisco . Sì devi stare attento a non dare troppi strumenti alla badante, sennò ti ritrovi le barricate in casa e il tuo babbo messo di traverso insieme ai materassi , che strepita per la posizione scomoda.

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  9. Lorenzaaaaaaaaaaaaaaa!!! Ma Fatiha (la badante) parla e legge l'italiano, e il francese lo ha fatto come lingua ufficiale del Marocco e si arrangia anche in inglese.
    Mica perchè in Italia fa la badante in Marocco non e stata alle sue giuste scuole.
    Stai attenta te a non dare troppi strumenti a l'Antoinette, altrimenti ti mette trappole per cinghiale per tutto il giardino.

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  10. Rileggo questi commenti il 9 febbraio del 2016 e rido. E' già passato tanto tempo. Chissà Mariolino. Ciao Mario.

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