domenica 24 luglio 2011

GEOGRAFIA AFFETTIVA.

La diga di Montedoglio.
La Valtiberina e in fondo  il Monte Nerone.



Io e la Holly.


Mio marito è in ferie e sabato pomeriggio siamo andati a fare un giro a Poti. Poti è il "Monte di Arezzo". Arezzo è in una grande valle, circondata da monti e colline, ma il più vicino alla città è Poti, che raggiunge i 1000 metri di altitudine.
Tutti gli aretini vanno a Poti, è un luogo molto "praticato", per far tante cose, anche per appiccare incendi in estate, per esempio. Ora non più, sembra che la disgraziata abitudine di far queste cose sia limitata alle cicche gettate dal finestrino, infatti capita piuttosto di vedere zone bruciata ai margini delle strade.
Gli aretini vanno a Poti anche per fare cose salutari, come camminare e salire in bicicletta, per mangiare nelle piazzole attrezzate, per prendere il fresco.

Gli aretini sono affezionati al Monte di Poti e anche noi, che ora abitiamo lontano. Era un pò che mi era presa la nostalgia di tornarci ed ora che abbiamo finalmente messo un separatore che costringe la Holly nello spazio grande e arieggiato del portabagagli, siamo partiti con lei. Al valico dello Scopetone ( Scopetone, posto delle scope, o eriche, piante della brughiera con cui si fabbricano le scope da tempi antichissimi, i latini le chiamavano "calluna"), mi è tornato in mente un giorno che nevicava, quando avevo circa otto anni, e la mamma ci portò lì, allo Scopetone, per giocare con la neve. Ci si portò anche la tata, la donna di servizio, che allora viveva con noi ed era una specie di vicemamma, e il gatto Carota, per fargli vedere la neve. Carota però era spaventatissimo e mi graffiò il naso. Tutto questo potrebbe essere solo una fantasia, per quanto è lontano nel tempo, senonché ho sul naso una leggera cicatrice che me lo ricorda.


Eringio.

La Carlina!
Salendo per il Monte con Mauro abbiamo cominciato ad indicare i vari posti dove venivamo insieme a camminare - Ti ricordi ? Si passava di là e si faceva il giro della collina ..Qui ci trovai un sacco pieno di porcini ...- Cammina cammina, sempre in macchina, siamo arrivati davanti alla chiesina di San Severo, ci siamo venuti da poco a cena dai nostri amici, e poi ho scritto il post sui lupi, ma ci venivo anche da bambina, e rivedo il babbo sorridente, col cappotto, che, nell'aria invernale, scende dall'auto, e delle persone che abitavano lì, ma erano della provincia di Benevento, ed erano venuti anche allora per un'ondata di migrazione causata da uno dei tanti terremoti, neanche tanto grosso, che  aveva distrutto la  loro casa. Parlavano italiano come gli emigrati ora, non si capiva niente, ma si capivano benissimo i sorrisi, che non si spegnevano mai sui loro visi.Che bella domenica. Chissà dove sono finiti.







Siamo saliti un altro pò e invece la grande struttura dei religiosi è ancora attiva e fuori, su un prato secco e ingiallito, ma fresco per il vento che viene dalla valle, c'erano bambini e adulti a giocare, con un prete in mezzo a loro.  In cima gli orrendi ripetitori, delle radio, delle televisioni, che infestano la vetta del monte.
Noi siamo andati più in là, ancora ci sono le radure assolate, abitate da erbe dure e forti e battute estate e inverno dal vento. La Holly è scesa, curiosa, con la voglia di esplorare, ma una moto da cross è arrivata rumoreggiando, e c'erano delle auto ferme, quindi gente, non l'ho liberata dal guinzaglio, non subito, abbiamo camminato insieme, è utile camminare al guinzaglio, a casa è sempre libera, ma si annoia. Il guinzaglio, invece, diventa quasi uno strumento di libertà, per assurdo, in un mondo sempre più pieno di cani e di umani che hanno voglia di litigare. Il guinzaglio e la pratica di camminare vicino a me e al mio passo, con una certa tranquillità, sono l'unico sistema per vedere il mondo fuori del recinto di casa.

In cima a Poti è tutto molto abbandonato, le strade sono fatte dalle ruspe per la raccolta della legna e il passaggio di mezzi per gli incendi, mentre una volta erano sentieri fatti dagli uomini, con le falci e le roncole. La vegetazione è di piante chiamate pioniere, quelle che arrivano per prime e permettono al bosco di insediarsi, ma in  realtà sono le più ignoranti e spinose create dal Padreterno, rovi, prugnoli e biancospini. Crescono fitte e impraticabili. Mi sono accorta di esser diventata ancora più fifona con la Holly, non solo ho timore degli umani, di cui ho avuto sgradevole esperienza in passato, ma ieri mi immaginavo incontri ravvicinati con le vipere, abitanti naturali di questi territori montani, e non l'ho lasciata allontanare. Mi sono accorta di quanto sono cambiata. A terra , in questa giornata secca e ventilata di metà estate, ho trovato comunque dei fiori. 
Eringio blu, meraviglioso. Non te l'aspetti quel blu, sembra che sia passato un imbianchino con la pennellessa  e abbia bagnato la pianta con l'anilina azzurra: La pianta, lo vedete dalle foto, è secca  e dura, spinosa e offensiva, ma si colora tutta per attirare gli impollinatori, regalando quel colore di cielo ai prati rinsecchiti. 
Poi ho trovato una Carlina! Viene definita rara, eppure l'ho trovata sul camminamento, una pista da motocross. Ma più bello di tutto è il panorama: verso ovest c'è Arezzo, ma la conosciamo bene e le abbiamo voltato volentieri le spalle. Verso nord i monti, e lontano e alto, il Pratomagno. Verso est la Valtiberina, disegnata, bella, con molte montagne sul fondo, alcune gialle e pelate, fra cui, alto intorno ai 2000 metri, il Monte Nerone. Laggiù c'è San Giustino, per noi rappresenta il futuro, ci vive la famiglia del ragazzo di una delle nostre figlie, a cui subito ci siamo affezionati, a lui e alla famiglia , e abbiamo cercato il paese con lo sguardo, tentando di immaginare quale di quei paesini poteva essere . Più in là, sulla destra, sorprendente, lo specchio d'acqua della diga di Montedoglio, che forma un grande lago azzurro. Non c'era ancora le ultime volte che siamo venuti quassù. A sud i monti e in mezzo il paesino di Palazzo del Pero, ora violato dalla superstrada che ne ha sconvolto la geografia campagnola, ed era stato il posto di molti miei giorni felici di bambina, dove abitavano le cugine della mamma e le mie cugine Patrizia e Mariella e la mia amica Lalla. Più oltre il Molinnuovo, dove stavano i parenti della mia nonna materna, in un punto dove la Val Cerfone diventa stretta e selvaggia. Oltre ancora Le Ville e Monterchi, dove sta la Madonna del Parto.

Non finivo mai di guardare, e mentre camminavo con la Holly vicina, ormai calma e un pò stanca, pensavo a tutti i cani che mi avevano seguito in quella ed altre passeggiate, e li riunivo con affetto immenso in un abbraccio, che i cani non gradiscono, ma che sopportano con pazienza, perché capiscono che è il modo nostro, degli umani, di manifestare l'amore nei loro confronti. Camminando pensavo anche come è cambiato negli anni il mio modo di osservare il mondo, come ora mi interessa questa geografia dove ogni luogo è anche una persona, un ricordo, un sentimento. Una geografia affettiva.

20 commenti:

  1. Oh cara! Che piacevole post! ^_^

    un abbraccio

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  2. Mi ha messo calma e serenità questo racconto. Proprio bello ripercorrere insieme a te i tuoi ricordi.
    Un abbraccio
    Cinzia

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  3. Il tuo post mi ha donato quella passeggiata che oggi non ho potuto fare, bella la geografia affettiva, dolci i ricordi, bellissimi i luoghi, e con "presence" , come dicono i francesi , la tua immagine con Holly.
    Grazie.

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  4. Mi piace l'idea di una geografia affettiva, di ripercorrere nelle nostte passeggiate, camminando, tutte le passegiate che abbiamo fatto.
    Spero che nella tua geografia affettiva ci siano d'ora in poi anche i portici di Bologna
    Un grande grande abbraccio

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  5. Lorenza
    le tue descrizioni di luoghi, natura e stati d'animo sono bellissime e mi danno, purtroppo, la misura della pochezza dei luoghi e delle persone che mi circondano facendomi sentire un pesce fuor d'acqua.
    Costiere amalfitane e faraglioni sono solo bellezze in cartolina così lontane dalla realtà quotidiana e così irragiungibili se pur vicinissime come Km. a casa mia.
    Ci verrei volentieri a trascorrere l'andropausa da quelle parti. Alla fine è meglio morire morsi da una vipera che vedere la Santanchè in tv. Tanto i ripetitori sono su tutti i cucuzzoli delle montagne. E poi, si sa, in montagna il gusto ci guadagna!

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  6. Strega, un bacio!
    GRazia : anche a te , mi hai fatto vedere cose , a Bologna, di cui neanche immaginavo l'esistenza e penso sia stata la prima di molte volte prossime, magari anche con la Paola e altre amiche.
    Gianni, mi sa che sei posseduto da Mariolino , la battuta suula morte morsi da una vipera o vedendo la Santanchè potrebbe essere partorita da lui . Guarda che non scherzavo dicendo che puoi venire a trovarmi, ti porterei , famiglia nel portabagagli , a vedere cose meno aride.

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  7. Cavolo che bella zona! È incredibilmente simile alla nostra. Magari farò un post sui paesaggi nelle vicinanze...vedrai che sono proprio simili.

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  8. @pontos, hai visto l'eringio spontaneo?

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  9. Che bel post, Vitamina, e che luoghi incantevoli.
    Ma più delle foto, pur bellissime, mi è piaciuto il tuo racconto, la rievocazione del tuo babbo e di quella domenica con gli sfollati beneventini, la neve e il gatto Carota (mi piace il nome) e la tua cicatrice sul naso (ne ho una anch'io, anch'essa di origine felina, fattami dal bellissimo Paolino) e infine quel tuo parlare dell'abbracciare i cani, che mi ha fatto commuovere pensando a quanto questi animali sopportino per amore degli umani cui si accompagnano.
    Un saluto affettuoso da una fresca Firenze

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  10. Il contatto con la natura aiuta a restare un pò più in equilibrio con il nostro essere profondo anche se temo sia spesso una gita

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  11. Non c'è nulla di meglio che una passeggiata distensiva come avete interpretato,in certe giornate è come toccare il cielo.

    Su Anna Lisa,speriamo in un bel sorriso finale,se lo merita!

    Ciao

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  12. Bello, questo post mi ricorda il movimento bioregionalista,che stimolava le persone a tracciare delle mappe dei propri luoghi, sottolineando l'importanza di creare dei legami affettivi e di senso tra i luoghi in cui si vive.
    E anche il movimento ecologista ispirato dagli indiani d'america e dal movimento neopagano che riconosceva l'importanza di ritrovare il senso del sacro collegato alla natura...anche le mie montagne sono abbastanza simili alle tue,che in parte ho visitato nei miei viaggi a cavallo, anni fa...credo abbiamo parte della mappa in comune ;-)

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  13. http://www.youtube.com/watch?v=ZycGZ2oSidc

    Lettera di Capriolo Zoppo al presidente degli stati uniti

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  14. MI leggerò la lettera, ma devo dire che bioregionalista, ecologista , neopagana non so , ma tutto il resto credo di esserlo senza bisogno di sigle, se uno alla porta dei 60 anni non ama il posto dove vive che lo ha generato , non dimentichiamo che le molecole che ci formano vengono dalla terra e dall'aria, che vita ha fatto ?

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  15. Ciao si mi ha colpito subito quella pianta. Che sia l'Eringium alpinum? Qui è spontaneo in alta montagna ma raro. È una pianta affascinante!

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  16. Passo a darti il buon giorno, e nel rileggere quanto trovo reale e "acquietante", al passare del tempo che modifica le percezioni dei nostri occhi, aggiungo che trovo geniale il concetto di geografia affettiva.
    Un sorriso.

    Ps: vedo che hai cancellato il commento che avevo fatto affettuoso ed allegro a seguito del tuo, dove scrivevi che ti sarebbe piaciuto conoscermi personalmente.
    Non so se sono stata fraintesa, ma era un timido invito nella mia meravigliosa terra e ad esaudire il tuo desiderio. Mi scuso se sono stata invadente. Due sorrisi

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  17. Cara strega , ricordo il commento che devo aver cancellato per sbaglio, perchè non ricordo di averlo fatto, Attenta, che vengo davvero a trovarti !

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  18. hahaha attnta perchè? Se dico una cosa ne sono cosciente...e disposta ad andare anche incontro al pericolo.;-)

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  19. bello poti, non fosse ridotto a "casa chiusa" o meglio "monte aperto" a tutti gli utenti del sesso facile che sfruttano le numerosissime signorine che oramai invadono i boschi proprio lungo la strada dello scopetone, i nuovi visitatori del valico sono proprio tutti quei vecchi zozzoni che vanno in cerca di forti "emozioni" a prezzi stracciati da quelle povere ragazze di colore costrette ad asservirli in tutte le loro perversioni. momento di punta del "mercato" è alla domenica mattina quando tanti bravuomini dopo aver accompagnato la signora a messa vanno a farsi un giro per lo scopetone . .
    é proprio e forse solo quando fa una bella nevicata che gli aretini si riappropriano dell'alpe di poti, ma poi la neve si scioglie e lascia tornare tutto lo sporco che c'è sotto.

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  20. GUarda un pò è arrivato un aretino/a . Perchè non togli l'anonimato?

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