lunedì 14 novembre 2011

FIDUCIA.

Fiducia ... Giorni fa, mentre mi preparavo qualcosa da mangiare, intorno all'una, ascoltavo Corrado Augias e Ilvo Diamanti (sociologo e politologo all'Università di Urbino) che parlavano della fiducia partendo dal libro che il prof. Diamanti ha scritto di recente. Parlavano del concetto di fiducia, affidarsi, fidarsi, in senso del tutto generale, e di come questo fidarsi sia un sentimento sociale e condiviso. Dove c'è fiducia nella popolazione questa si vede, si manifesta per esempio nella capacità di associarsi per fare delle cose per il bene comune, fare i volontari nella protezione civile, fare volontariato in ospedale, ma anche andare a far delle cose insieme, che siano passeggiate o viaggi o feste di paese. Quindi il sentimento diffuso di fiducia produce positive conseguenze di vitalità sociale. Il prof. Diamanti, che è un sociologo, va oltre e verifica con un grafico che la fiducia è più presente al Nord dell'Italia, un pò meno al centro, meno ancora al Sud e corrisponde alla vitalità sociale in generale, anche ai movimenti di denaro e alla voglia di scambi.

La fiducia, alla fine, diventa, per passaggi ripetuti, ricchezza. Semplifico, ovviamente, e semplificava anche Diamanti, per cui penso che leggendo il suo libro si trovi un'analisi veramente profonda e interessante. Il ragionamento mi ha colpito e mi ha indotto degli altri pensieri, mi piace  quando i pensieri degli altri si collegano ai miei e mi servono , li posso usare per me.

Pensavo che in casa mia non c'è un gran sentimento di fiducia. Ci siamo trovati in due, io e mio marito, che veniamo da due famiglie in cui di fiducia ce n'è stata poca o  pochissima, intesa come descritto sopra. Si dice  "chi s'assomiglia si piglia " e c'è un proverbio locale che cita due località del Casentino e dice così "Da Montelupo si vede Capraia, Cristo fa le genti e poi le appaia." Tutto per dire che quando due persone si mettono insieme hanno molto in comune, soprattutto cose che che  non si vedono ad una prima occhiata.

In casa di mio marito non so individuare le cause, so solo che la mia suocera aveva una frase che ripeteva sempre " 'Un ve fidate" Non vi fidate. Tutto un programma. Le parole non sono neutre e, per quanto di buona indole, uno che cresce sentendosi ripetere di non fidarsi sarà difficile che si fidi. E' il potere di creazione e trasformazione delle parole quotidiane, non sono Vangelo, ma ripetute tutti i momenti creano eccome! D'altra parte è chiaro che se uno suggerisce di fidarsi ma non ci crede, la sua sfiducia sarà manifesta dai gesti e dal comportamento. Il mio suocero ha dovuto fidarsi perché ha avuto fin da giovane problemi di salute e credo che una cosa che ha vissuto con difficoltà sia stata il doversi forzatamente affidare ai medici.

 In casa mia, nella casa dei miei genitori, non ci avevo mai pensato sotto quest'aspetto, ma non c'era sentimento di fiducia, né ci poteva essere. La mia mamma custodiva dei suoi segreti,  è stata una vita intera a custodirli, ha allontanato da noi tutti quelli che potevano ricordare e dire ciò che era accaduto, l'ha fatto così bene che io ho scoperto queste cose, e non tutto quello che era accaduto, solo negli ultimi anni. Piano piano questo è diventato un vizio così profondo che alla fine la sua vita era fatta di lei, del suo segreto, e dei soldi, tutto il resto cancellato o in ombra completa. Come faceva ad essere fiduciosa? Pensava di proteggersi così, non fidandosi.

In casa nostra  siamo pessimisti, razionali, analitic , ipercritici . Questo è utile, ma è anche un blocco, perché se non ci si affida non si fa mai niente. La sfiducia diventa paura e rigidità. Queste cose insieme fanno diventare vecchi, perché la mancanza della capacità di affidarsi chiude le porte all'esterno e al futuro. Mi infastidisce a volte mio marito, quando analizza la situazione politica ed economica, quando vede dappertutto tranelli e imbrogli . Mi infastidisce perché vedo me stessa, quello che non è in me non mi da fastidio quando lo vedo negli altri, mi fa ridere, mi stupisce, ma non mi irrita . Mi irrita sempre ciò che non va anche in me, ed è un bel campanello per l'attenzione.

Giorni fa Lara , blog "Estate incantata" ha pubblicato un post con un pezzo di Aldo Carotenuto, un famoso psicoanalista. Mi ha fatto così impressione che non sono riuscita a lasciare un commento . Parla della impossibilità di entrare in totale comunicazione con l'altro. C'è sempre il limite costituito da noi stessi, dalla nostra natura e dalla nostra storia. Ascoltiamo l'altro, e già è tanto , ma diamo sicuramente un significato diverso alle parole, un colore, un odore diverso al racconto che sentiamo. Questo è molto triste. Ognuno è un mondo che gira solo nell'Universo. Ma poi si va un pò oltre e si pensa all'arte, che riesce, pur col limite della percezione personale, a entrare dentro di noi , a sfondare delle barriere e arrivare dritta al cuore ...Anche questo è in relazione col concetto di fiducia. A volte penso a come sarebbe se fossimo telepati, allora non saremmo soli e potremmo fidarci .

La fiducia è, per estensione, la fede religiosa, e si dice che è un dono. Un dono grande, perché chi ha fede non è mai solo .

Ci sarà da lavorarci su questa faccenda della fiducia .

12 commenti:

  1. Il ragionamento di Diamanti è molto acuto e condivisibile, ma applicarlo in concreto nel senso di diventare fiduciosi nei confronti di tutti gli altri indistintamente sarebbe pericolosissimo: farebbe di noi degli ingenui, dei polli e delle vittime.
    Il non poter "capire" totalmente gli altri, poi, tramite telepatia, penso sia una salvezza: se ogni pensiero diventasse manifesto fuggiremmo inorriditi, persino da noi stessi.
    Purtroppo viviamo in una jungla: la mia indole mite e gentile e ingenua mi porterebbe a voler bene a tutti, a essere disponibile, ma la vita mi ha anche insegnato a diffidare di tutti fino a prova contraria, e me lo ha insegnato a suon di ferite, delusioni, imbrogli, tradimenti, calci e bastonate...

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  2. Hai ragione , sono pensieri che ho avuto anch'io, e anch'io , poi , sono delle categoria polli da spennare perché non ho l'abitudine dell'esercizio alla fiducia , che non può essere coglionaggine . Io sono stata troppo spesso cogliona ! Ma si fa per ragionare , si trovano spunti e oltre tutto questi ragionamenti non devono costruire un mondo perfetto . Hai presente quella cosa odiosa che dicono tutti "Senza se e senza ma" invece per me è con tanti se e ma .Un mondo imperfetto in divenire .

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  3. Hai ragione: evviva i Se, evviva i Ma... :)

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  4. Allora Vitamina, come la mettiamo?
    Io non posso continuare a leggerti e poi sentirmi
    sempre coinvolta.
    Uffa! Uno stress il pensiero di poter pensare sempre di migliorare senza mai riuscirci.( Parlo per me ).
    Un abbraccio

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  5. Cara Loretta, mi sa che rompo proprio le scatole .

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  6. Sono due diversi i temi fondamentali del tuo post, anche se correlati.
    L'uno è la fiducia verso l'esterno, che nasce però da un dato caratteriale, almeno in parte. Personalmente tendo a fidarmi sempre degli altri, nonostante che, a causa di questo "ottimismo" di batoste ne abbia prese tante sul lavoro e nei rapporti interpersonali.
    L'altro tema è quello della difficoltà di comunicazione. Del discorso dell'altro recepiamo quello che siamo in grado di recepire. Così negativo non mi sembra, si può chiarire, interfacciarsi, discuterne. Quello che invece accade molto molto spesso è che non siamo capaci di ascoltare l'altro. Mentre lui parla stiamo già pensando alla risposta o peggio troviamo a tutti i costi un'associazione a qualcosa che ci riguarda, interrompiamo e parliamo noi al posto suo.

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  7. La fiducia è una cosa complessa, non può essere a senso unico, ma deve essere fra i valori fondamentali di un gruppo umano. La fiducia ha un necessario motore e corrispettivo nell'onestà: dunque la cosa importante da dedurre dalle parole di Diamanti è che l'onestà porta ricchezza. Questa è la vera piccola e grande rivoluzione cui l'Italia deve mirare.

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  8. Onestà? Che roba è? Scherzo , ce la siamo dimenticata quella vera , anche se la nominavano in tutti i dibattiti, l'onestà intellettuale, così tanto da privarla di senso , come tutto. Berlusconi o della perdita di senso. Invece è così, fiducia va con onestà, va con comunicazione , va con empatia, va con affetto...

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  9. Guarda, prima di tutto l'onestà è: non evadere le tasse, non fare la cresta sul peso, non imbrogliare, non fare il furbo. Questa è l'onestà che genera ricchezza. Il cliente non torna dopo essere stato imbrogliato; evadere le tasse ci rende tutti più poveri, ce ne stiamo accorgendo; a furia di inganni si cade anche dalla poltrona più alta, stiamo vedendo. L'onestà non paga nel breve termine, ma nel lungo sì, eccome. L'onestà perciò è sorella gemella di unìaltra virtù poco diffusa nel nostro paese, la lungimiranza.

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  10. L'onestà quella vera, come dici tu, non ce la siamo dimenticata: in verità non ce l'abbiamo mai avuta. L'Italia è da tempi immemorabili un paese dove la furbizia è considerata un valore. Quindi ritengo che quella dell'onestà come valore vitale e primario sia una rivoluzione da iscrivere tutta nel futuro. Occorre fiducia :-)

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  11. Comunque, cara Vitamina, dopo averti letto ieri e riletto oggi, non posso negare che era proprio questo tuo il mio pensiero, citando Carotenuto.
    E ancora mi commuovo quando trovo certe affinità.
    E qui da te ne trovo spesso.
    Grazie di cuore!
    Lara

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  12. Secondo me avere fiducia negli altri significa anche concedersi, concedere i propri segreti, aspirazioni, emozioni, ecc.. Tanto che ciò che si prova quando la fiducia viene tradita, ci lacera profondamente.... fin dentro l'anima.

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