sabato 28 gennaio 2012

Viaggio ad Auschwitz.

Tanti anni fa, forse il 1978 , a primavera, ci fu occasione di fare un viaggio di una settimana in Polonia e Ungheria,  di sette giorni, organizzato dall'allora Partito Comunista di Arezzo . Costava pochissimo, i miei genitori me lo pagarono, stavo ancora in casa con loro . Partimmo in un grosso autobus, eravamo un gruppone composito e molto assortito, dalle varie sezioni del partito erano arrivate persone di tutte le estrazioni sociali e alcuni simpatizzanti e aggregati . Io non ero comunista, facevo parte dei simpatizzanti  . Mi erano estranee certe forme dei rapporti umani, certi linguaggi che loro usavano fra di sè , e mi guardavano un pò storta , diffidenti, come sono  quelli che appartengono ad un gruppo più o meno chiuso con gli esterni . Fui assimilata velocemente. Nell'autobus circolavano storielle vere da morir dal ridere, come quella di uno che era andato col Partito in Russia, il viaggio della vita per un comunista i quei tempi, un pellegrinaggio. C'erano andati in aereo e quando l'apparecchio si era alzato da terra c'erano stati parecchi sobbalzi per i vuoti d'aria . Quest'uomo, che veniva dalla campagna della Val di Chiana , aveva esclamato " Dio bono, che via ghiavottolosa!" Intendendo che ci doveva essere di molta ghiaia in terra per far saltare così l'aereo, peccato che erano già per aria.
Viaggiammo in quell'autobus per una notte e un giorno intero, arrivammo la notte del giorno dopo, avevo preso la forma del seggiolino e non riuscivo quasi a camminare dritta . Ad aspettarci c'era una cena tardiva composta da un quarto di pollo (la coscia) che non si capiva come era stato cotto, se arrosto o lesso, freddo ma buono, del pane nero, ma proprio nero, di segale con  molti semi di lino e sesamo, e un dolce con una crema di burro. Un mangiare estraneo e frugale, per me interessante. Andammo a dormire in camerate con letti a castello di metallo e le coperte infilate in dei sacchi con un buco in mezzo,  un copripiumone molto semplice e spartano. I bagni , a parte il gabinetto, erano collettivi, ci si lavava davanti a tutti, separati i maschi dalle femmine. Quando arrivammo  fu chiesto di formare dei gruppi, con chi volevamo andare a dormire ? C'erano due ragazzi che si erano sposati da pochissimo, si chiamavano Ciofini e Padelli , la ragazza alzò la mano e gridò "Io col Ciofini ! Voglio andare a letto col Ciofini!" che era il suo marito.  Il Ciofini sorrideva felice e imbarazzato .Mi fece ridere tanto anche lei. Li ho rivisti:  il matrimonio ha funzionato bene, sono sempre sposati.

Eravamo a Cracovia. Di quel viaggio mi rimasero alcune cose , ma oggi, per brevità, che devo andare al lavoro, vorrei citarne due . La prima erano dei banchini al mercato poverissimo che si svolgeva la mattina nella piazza immensa della città, una delle più grandi del mondo, dicevano. Erano banchi che vendevano mazzolini di fiori incartati in carta marrone del tipo di quella usata dai macellai . I mazzolini erano incantevoli, composti di anemoni , trollius (come dei grossi botton d'oro ) bulbose, tutti fiori nei toni del giallo, tenue e acceso, e del bordeau . La cosa più bella vista a Cracovia in quei giorni che precedevano il Primo maggio .

La seconda cosa che mi è rimasta è la visita ad Auschwitz. Parlarne non è facile . Ad Auschwitz dovrebbero andarci tutti, almeno uno per famiglia, per raccontarlo . Il luogo è brutto e il cielo quel giorno era grigio, come dovrebbe essere sempre il cielo in un posto così . Penso che il cielo ad Auschwitz non dovrebbe essere azzurro, mai. La guida era un omone con un basco in testa, che parlava bene italiano. Una guida per l'inferno, per vederlo dopo che i diavoli erano andati via, c'era rimasto il fantasma . Ad Auschwitz ci sono delle stanze divise in due da grande vetri o separazioni d'altro genere, da una parte passano i visitatori, dall'altra ci sono delle cose in gran quantità, separate per generi . Una stanza contiene occhiali , un'altra stampelle e sussidi per camminare di vario tipo, un'altra scarpe .
Ho sentito l'intervista ad un ragazzo che aveva visitato il luogo in questi giorni e gli erano rimaste in mente le scarpe . Tante scarpe, per tanta gente che era morta lì . A me mi fecero impressione i capelli , una stanza piena di capelli . In realtà era tutto molto impressionante , e ti trovavi a piangere lacrime di pena infinita. Era scioccante ciò che sapevo già, che le persone venivano considerate numeri o oggetti, separate da tutto ciò che persone le rendeva, perfino i capelli . Tutto veniva ammucchiato e catalogato, senza più considerare il pianto e il dolore di chi aveva posseduto e usato quelle cose, tutto finiva in freddi registri e anonimi magazzini. Era scioccante anche la guida , che si era assunta il compito ingrato di passare molte volte al giorno, per quanti giorni al mese, per quanti giorni in un anno ? a ricordare numeri e dati ad un pubblico agghiacciato, senza commenti; tutto si commentava da solo .
L'uomo col basco lo ricorderò finché campo, lui e la sua opera di pietà così pesante , che lo portava in contatto col fantasma del demone orrendo che assedia il cuore degli uomini , perché non si dimentichi mai .

10 commenti:

  1. Atroce quanto male possa fare un folle alla guida di una nazione e la gente scorda facilmente e poi giustifica: ma in fondo...
    Basta vedere come ci comportiamo noi con chi viene in cerca di un tozzo di pane, ci siamo già scordati che pochi anni fa eravamo un popolo di emigranti, il fastidio che provo quando incontro gente che ancora negli anni settanta incontravo sui treni con la valigia di cartone di ritorno dalla Svizzera, oggi sono i più feroci leghisti.

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  2. Bello quello che scrivi, oggi ho dedicato un post a qualcosa di personale che lambisce il tuo scritto

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  3. No, non dovrebbe esserci il cielo grigio, in un posto così. In un posto così non dovrebbe esserci il cielo. E forse non c'è.
    Non aggiungo altre parole, se non un abbraccio.

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  4. Alle agghiaccianti stanzone di Auschwitz piene di capelli, scarpe, orrore si riesce a sopravvivere anche grazie all'incantevole, disarmante dichiarazione d'amore della giovane sposa che vuole dormire con il suo Ciofini.
    Saluti affettuosi

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    1. Hai capito benissimo perché ho cominciato scrivendo della via ghiavottolosa , della Padelli e del Ciofini. Scrivere solo di Auschwitz, per quanto la memoria sia , dopo tanti anni , evanescente, è troppo , sotto tutti gli aspetti.

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  5. Dobbiamo ricordare sempre quello che è avvenuto ad Auschvitz, ma perdonare no, anche perchè il perdono non è mai stato chiesto! Complimenti per il post, ciao ,Verbena

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  6. Purtroppo non c'è mai corrispondenza fra la bellezza del cielo e l'orrore che sotto quel cielo sanno perpetrare gli uomini.
    Siamo tutti un po' meteopatici, e confondiamo il riflesso del cielo nel nostro stato d'animo con una sorta di empatia fra noi e la natura. ma la natura in verità è del tutto indifferente alle nostre azioni. Fino a quando queste azioni non la coinvolgono direttamente.

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  7. Forse una delle più efficaci descrizioni di una visita ad Auschwitz letta.
    Riesci, elencandoli in fila, senza aggiungere nulla, a far parlare ciò che le "cose" sono: pezzi di vita che testimoniano la vita.
    Sopravissuti che parlano alla nostra consapevolezza per il solo esserci.
    Riesci a dire, senza dirlo, quanto non vi siano "cose" dell'uomo che non siamo l'Uomo stesso.
    Grazie, quindi.
    Mi è parso di vedere con i tuoi occhi e di sentir il freddo brivido che deve averti allora attraversato.
    Che mi ha oggi attraversato, leggendoti.

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  8. Un vero piacere leggerti, riesci a trasformare le parole in immagini. Non è da tutti.

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  9. Sai, non riesco a trovare parole, cosa strana per me. Mi limito a fare mie quelle di Sileno. Quando l'emozione per quelle atrocita' sara' meno immediata di adesso, forse diro' - altra volta - qualcosa della parte iniziale di quel tuo viaggio per come mi ha fatto tornare in mente racconti analoghi.

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