Bufo bufo

4 marzo 2012

Qualche volta penso che  mi son messa in questa mia storia personale, scegliendomela in vari passaggi cruciali della vita, fra camerieri napoletani, indiani del Kashmir, aretini purosangue e via di seguito ... per raccontarla.
   Una vita difficile, non più di altre, d'accordo, resa più difficile dalla vulnerabilità emotiva, che però mi porta a contatto con parti di me e degli altri sempre e ancora vere e sorprendenti. Nessuna maschera, solo la verità, che è bella anche quando è brutta. Lo spirito della tragedia greca, in qualche modo.

Vorrei dire grazie a tutti gli amici che hanno lasciato i loro commenti, mi sorprendo sempre trovando parole autentiche che mi commuovono, mi consolano e mi fanno sentire compresa.  Mi pare d'essere, a volte, uno di quei giornalisti che per documentare efficacemente certe situazioni ci si calano dentro, le vivono, si fanno assumere e fanno per un po' certi mestieri, per raccontarli, appunto. Solo che è la mia vita.

 Torno dal lavoro la notte tardi e non son capace di dormire subito, sono andata di corsa fino a quel momento nelle pulizie della cucina della pizzeria e devo far cessare piano piano quell'agitazione per indurre il sonno, guardo un po' di televisione o accendo il computer, ma questa seconda cosa richiede troppo pensiero vigile, è la televisione che fa dormire. Sarei stanchissima fisicamente, devo aspettare solo che la mente si prepari al riposo e certe sostanze chimiche non siano più in circolo, almeno per me pare che funzioni così.  Vado a letto dopo un'oretta.

La mattina mi sveglio tardi e perdo una parte della giornata , ma qui c'è bisogno di me, per tutti i lavori di casa e ora anche fuori. C'è moltissimo da fare ora che non fa più freddo e non c'è più la neve,  c'è anche da andare a vedere cosa esce dal terreno in giardino e cose fiorisce. Gli ellebori ad esempio e la lonicera fragrantissima che è in fiore da mesi e profuma che è una meraviglia. Anche le violette cominciano e i ciuffi di narcisi sono pieni di bocci.

Il mandorlo gonfia le gemme a fiore, la mia mamma, da piccola, mi mostrava le nuvole bianche dei mandorli, e quelli rosa che sono? chiedevo io. Peschi , i peschi fanno i fiori rosa, diceva lei. Ma qui abbiamo un mandorlo che fiorisce in rosa e fa mandorle che sono quasi tutte amare. Il mandorlo è fra i primi ad annunciare la primavera, qui da me è un ciclo continuo di fiori, io mi sforzo di trovare piante che non mi lascino mai sola, che accompagnino con le fioriture ogni stagione.

 La coltre di neve è stata gentile con le piante, gli ellebori acciaccati si sono rialzati e hanno ridisteso i fiori sgualciti, le insalate non sono gelate e l'orto è pieno di cose buone da mangiare, per quanto sia grande poco più di un fazzoletto, cavoli broccoli a spirale, verze piccole ma sode, broccoli verdi, radicchi rossi e scarola croccante .

Nella vasca pensavo che non ci fossero più rane, invece ne ho viste quattro e belle grandi, le ho anche sentite perché hanno cantato, nelle notti ancora fredde. Uno di questi giorni ho messo una mano nell'acqua per togliere una foglia ( le foglie, marcendo,  inacidiscono l'acqua della vasca ) ma ho tirato su una ranocchia per una zampa. Era magra e di un brutto colore, immagino per il freddo e il digiuno invernale. Ora sono lì che si accoppiano a tutto spiano, rane e rospi, incuranti della nostra presenza. C'è qualcosa di  disperato in questi accoppiamenti di animali ancora magri e infreddoliti. Il maschio dei rospi, poi, sta attaccato al collo di una femmina molto più grande, le sta proprio sulle spalle. Hanno già prodotto i loro tubi di gelatina pieni di uova e li hanno adagiati nella parte più esposta al sole della vasca.

Ricordo i bambini di un amico che ingrassava i vitelli da carne: era il suo mestiere, li prendeva piccoli e li teneva nella stalla fino a che non avevano raggiunto il peso adatto per la macellazione. Tutto questo nel cuore della Valdichiana, talmente inquinata che i suoi figlioli, intorno a casa, non avevano mai visto un rospo, pur vivendo in aperta campagna. Avevano anche un oliveto, sulle pendici del Monte di Lignano, e quello non era inquinato; lì videro a primavera, i primi rospi, due, che si stavano accoppiando, uno sopra l'altro. Pensarono che il rospo fosse per natura un animale doppio, con due teste, perché non avevano visto bene, e che per questo , sull'Enciclopedia, ci fosse scritto che si chiamava "bufo bufo" , al babbo venne da ridere, quando gli raccontarono le loro deduzioni.