venerdì 7 giugno 2013

La zia

Avevo detto che non volevo fare un blog di lapidi. Ma continuano a morire persone care. Questa volta sono andata al funerale, in un piccolo paese dove venivo spesso in estate durante l'infanzia, perché ci vivevano alcuni parenti della mamma. Si chiama con un nome che mi è sempre sembrato buffo, Palazzo del Pero.
Non so dove fosse il Palazzo e il Pero credo che sia secco da quel dì. Mi difendo dalla morte, è difficile che pianga. E per questa zia non ho pianto, e quasi nessuno piangeva, a parte sua figlia, e tutti erano sollevati che se ne fosse andata, dopo esser rimasta più di quattro mesi in coma. Ci si chiede"Quanti anni aveva?" "Settantacinque." "Giovane!"
Perché le strade sono piene di anziani molto più anziani accompagnati dalle badanti e non è un bel vedere, quando vedi di più questo che bambini che corrono in bicicletta o mamme con i passeggini.   Ma io mi ricordo di lei e la cullo nel cuore, quando aveva trent'anni, ed era leggera, magrolina e occhialuta, e lei e le altre avevano vestitini alla moda, stretti in vita, anni sessanta, ed erano belline, fresche e innamorate, perché una cosa va detta, che da loro abbiamo avuto l'esempio di matrimoni felici, di coppie unite per amore. Si vedeva che lo amava quel giovane magro e fine, che arrossiva e si arrabbiava facilmente, che aveva un buon lavoro ed era affidabile come lei.
Mi raccontò una volta, dopo che il marito morì e lei non riusciva ad accettarlo, che lui non voleva che lei lavorasse, voleva tenerla a casa, erano ancora i tempi che il marito si sentiva diminuito a permettere alla moglie di lavorare, non era abbastanza quello che guadagnava lui? Non le bastava, non la teneva abbastanza bene, lei e la bambina?
Ma lei era decisa, prima glielo spiegò gentilmente e lui era duro più di lei, poi fece il concorso per maestra di nascosto, lo superò e lui si dovette arrendere. I primi tempi le assegnarono una scuola lontana dal paese, ma lei ci andò lo stesso e lui era scontento, era l'unico motivo di disaccordo, gli unici litigi li ebbero per il suo lavoro, e dire che non era una femminista, ma voleva  avere uno spazio suo, un suo lavoro con sue soddisfazioni, suoi soldini e un'indipendenza anche se forse non ha mai avuto un conto corrente personale. Poi lui ebbe un infarto e lei s'impaurì tanto, non lo voleva perdere e non voleva più che si arrabbiasse, che alzasse la voce e diventasse rosso, ed era sempre in pena per lui. Lo amava molto, e la  bambina? Quella era una meraviglia, bionda e ricciolina, gli occhi azzurri e niente occhiali, quelli con le lenti spesse che aveva sempre dovuto portare lei, anche se poi, appena possibile, mise le lenti a contatto. La rincorreva per il paesino, fino al bar di sua sorella, dove l'adoravano e quando arrivava sulla porta sembrava arrivasse il sole.

Io venivo di pomeriggio con la mamma, qualche volta, e in estate stavo per una settimana al Palazzo a casa di una vecchia zia, oppure di un'altra zia più giovane. Vi ho voluto talmente bene! Mi piaceva tanto stare con tutte voi e la sera correre alla Pista, accanto al bar, dove avevano ballato tanti anni prima e ora ballavamo noi bambini con un mangiadischi che suonava a ripetizione "siamo la coppia più bella del mondo". Noi giocavamo e ballavamo e voi  mamme giovani (più della mia) sedute sui gradini o a un tavolino a fumare e chiacchierare, fresche e fiduciose in un futuro che, ormai lontana la guerra, sembrava tutto rosa. Una delle mie cugine più piccole in quel periodo amava, al mondo, due cose sopra tutte le altre: Palazzo del Pero e il mare, ma quando in estate andavano al mare le dispiaceva lasciare il Palazzo, così chiese al suo babbo se non si poteva avere anche il mare. Lo zio, anche lui scomparso da poco, le disse che sì, forse avrebbe fatto arrivare il mare dalle Ville Monterchi e una mattina ci si sarebbe ritrovati che si poteva andare in spiaggia proprio lì dove c'era il fiume...
Lo zio Piero che porta il mare al Palazzo è per me impareggiabile, ma chi sa che non succeda davvero, con questi cambiamenti del clima?
Questa zia che se n'è andata ora aveva avuto per madrina la mia mamma  che l'aveva portata in braccio sul ponte del Palazzo verso la Chiesa per il Battesimo, ma a metà ponte s'era fermata e aveva fatto il verso di buttarla nell'acqua del torrente. Lo zio, il babbo della piccolina,  l'aveva sgridata e lei aveva detto che la buttava di sotto: tanto lui era buono a far solo femmine! Questo era stato il primo passaggio del ponte, che decretava l'ingresso ufficiale nella comunità umana . Il viaggio è stato rifatto, col funerale, al contrario, passando sul ponte, dalla chiesa, al cimitero del paese. Ma tu non sei più lì, in quelle spoglie vuote, e dovunque tu sia ti mando un bacio.

9 commenti:

  1. Sarà che le tue pagine commemorative sono dei veri atti d'amore verso le persone che ci hanno lasciato, io credo che sarebbe un peccato se tu non scrivessi questi bellissimi post a loro dedicati.
    Hai un dono meraviglioso che è quello di scrivere e di rendere con le tue parole, accettabile anche la morte.
    Un abbraccio.
    ( Sono felice per la tua giornata di Milano ).
    Ciao

    RispondiElimina
  2. Lorenza cara che dono meraviglioso che hai. Secondo me attorno alla tua culla ci dovevano essere quelle tre buone fate della fiaba, che si sono messe d'impegno per darti il dono di trasformare tutto quello che dici in oro - no anzi, che l'oro è freddo a toccarlo: ma in fiori e cose vive.

    RispondiElimina
  3. Pare di leggere il continuo del tuo libro.....spero proprio che ieri a Milano sia stato per te un giorno speciale, uscire dalla propria vita per entrare in un mondo che non ti appartiene ma che grazie a te e alle tue capacità, sensibilità, intelligenza adesso lo è diventato un poco anche tuo, deve essere davvero appagante!!! Speciale, specialissimo! I tuoi racconti avvolgono la mia persona e mi cullano nella nostalgia di "ieri"... Imma

    RispondiElimina
  4. Dirti ancora che scrivi bene, che i tuoi ricordi diventano i miei ricordi, i tuoi affetti diventano i miei affetti a questo punto potrebbe sembrare un'inutile ripetizione. Ma sono parole che mi vengono dal cuore.
    Un grandissimo e grato abbraccio

    RispondiElimina
  5. questo tuo post esprime il senso del nostro stare e del ricordo che possiamo lasciare, unico modo per essere immortaliu

    RispondiElimina
  6. Quel tuo tono pacato nelle tue rievocazioni, così dolce e amabile, ti immerge nel racconto come se si svolgesse qui, davanti ai tuoi occhi, in questo istante divenendo episodio concreto della vita del lettore.

    RispondiElimina
  7. Ritratto - ritratti - di famiglia, intensi e coinvolgenti come non mai!

    RispondiElimina
  8. Grazie, un bellissimo regalo. grazie di cuore. Mariella

    RispondiElimina