martedì 5 novembre 2013

continente galleggiante di plastica

Perché no? Perché non possiamo sognare di eliminare quella enorme isola di plastica nell'oceano? Sognare  è il primo passo per fare, quando una cosa ti si insinua nella testa cominci a pensare, che serve a poco, ma una bella mattina ti svegli con un'idea, o forse si sveglia con un'idea buona un ragazzo o una ragazza che sta molto lontano da te, ma ha letto un post, forse non il tuo, un altro, di qualcuno che ha fatto rimbalzare il tuo sogno, tuo e di molti altri,  molto lontano. Questo ragazzo o ragazza ha un'idea che riguarda forse una nave filtro, una grande nave che filtra la plastica dall'acqua e forse tratta questa plastica con quel nuovo tipo di batteri di cui sentiamo a volte parlare che sono in grado di mangiare e "smontare" le materie plastiche ... In fondo pare che abbiamo rimediato il famoso "buco nell'Orzoro", perché non provarci con il continente flottante di spazzatura? Poi però c'è la sfida più ardua, non farlo riformare. Dovrei raccontare certe recenti esperienze sulla raccolta differenziata, inquietanti e disarmanti, ma mi astengo per non sollevare polveroni. Posso dire, per parlare solo di me stessa, (e quindi poter essere citata per danni solo da me, cosa che non farò), che sono convinta di fare un'ottima separazione dei rifiuti, che non mi sfugga niente, eppure se voglio ritrovare i cucchiaini da caffè devo andare a frugare nel compost. Quello che ho fatto io, con le mie manine.

3 commenti:

  1. Anche io a volte mi chiedo perchè questo continente fluttuante di plastica non venga eliminato. Ci sarà pur il modo, no?
    Sono talmente tanti anni che faccio la differenziata che non riuscirei più a non farla, mi sentirei un mostro!
    Quando vado dai miei suoceri, che la differenziata non la fanno, e vedo tutti quei sacchetti di spazzatura che producono al giorno (noi in quattro non riusciamo nemmeno a fare un sacchetto alla settimana di indifferenziata!!!), mi sento mancare. E pensare che un tempo facevamo tutti così!!!
    Ti abbraccio forte
    Francesca

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  2. Cosa s'intende con il termine generico di "plastica"? Sì, perchè non tutto quello che chiamiamo con quel nome è riciclabile allo stesso modo e sappiamo ormai che una raccolta non corretta può danneggiare il riciclo.
    Perchè non si costringono i produttori a inserire una sigla che dichiari di cosa è fatto il suo prodotto? Sarebbe facile, esattamentecome lo è per gli additivi alimentari. La risposta sta negli interessi monetari che nulla hannno a che fare con l'economia del riciclo. Ahimè.
    Cambio discorso e metto qua un interessante link per te, cara scrittrice.
    Ciao.
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2013/11/06/avvelenata-con-doppia-citazione/

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  3. Quel che è fatto, è fatto. Ora si tratta di non perseverare. Quindi sarebbe opportuno iniziare a fare prevenzione e formazione. Ovvero non creare altre isole di plastica. Una direi che basta....
    La raccolta differenziata inizia nelle scuole. È li che bisogna lavorare per educare almeno le future generazioni.
    Da quel lato, qui in Svizzera siamo messi abbastanza bene. Ma in molti comuni c'è la tassa sul sacco della spazzatura. Che vuol dire che i sacchi li devi comprare in comune e li paghi tipo due euro l'uno. E se trovano un sacco diverso, sono capaci di aprirlo in cerca delle tracce del colpevole... Ma in generale funziona. Perché siamo tutti sensibilizzati da decenni!
    Baci
    Cinzia

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