lunedì 11 novembre 2013

la figlia dell'ebreo errante

 Queste cose che scrivo su Irène Némirovsky sono riflessioni che scaturiscono in modo spontaneo dalla lettura, non hanno per niente la pretesa di essere recensioni. Il fatto è che si tratta di libri, almeno per me, che continuano per giorni e giorni a lavorare dentro... Irène Némirovsky, si capisce a leggerla, è la figlia dell'ebreo errante. Qualcuno ha letto da ragazzo la storia di Ivanhoe? C'era anche Isacco, l'Ebreo Errante, fra i suoi personaggi, e sua figlia Rebecca. L'Ebreo viaggia, non ha casa, non lo vuole nessuno, e la figlia ne subisce la sorte. Nelle storie di Irène c'è il viaggio come fuga dalla miseria estrema, dal dolore, verso una salvezza sognata prima che progettata, desiderata talmente che il desiderio diventa una febbre e una perpetua inquietudine. Il giovane ebreo incontrato da David Golder in nave prima di morire è irrequieto e divorato dal desiderio di vita e di denaro. E' in viaggio verso queste cose. Le troverà, perché gli ebrei, nella mente di Irène, sono capaci di creare fortune dal nulla. Iniziano come venditori di carbone, di stracci, di torrone, di tappeti, li ritrovi dopo dieci anni, ricchissimi, con i propri nomi e quelli delle mogli cambiati, irriconoscibili, ai vertici della finanza. Non hanno scrupoli di alcun genere, la prima legge è salvarsi e arricchirsi, dopo viene tutto il resto.
David Golder, colpito da un attacco di cuore, è allo stremo, disteso sul letto. La moglie Gloria arriva a reclamare i suoi diritti, non ha pensato a lei, vuole che le lasci del denaro, vuole essere tutelata perché sa che lui morirà. L'uomo grida con tutta la voce che ha, cosa vuoi ancora? Sei più ricca di me, ti ho coperto di gioielli, hai un patrimonio addosso e non ti basta? Solo quelle perle che hai al collo valgono un milione! Non ricordi quando eravamo poveri? Allora non ti chiamavi Gloria, eh? Havkè, Havkè! le grida il suo nome ebraico. Il suono sembra un grido rauco di corvo. Havkè è diventato Gloria, nome adatto alla moglie di un uomo ricco e potente. Havkè è un intero mondo, dimenticato, cancellato, sul quale si è stratificata la fortuna di David Golder.
 Tutti i personaggi, anche quelli ricchi, scappano continuamente da qualcosa, fosse solo la noia. D'altra parte la vita di Irène è segnata da due viaggi precoci, quello per fuggire dalla Russia in Finlandia, poi a Stoccolma, sotto la minaccia dei pogrom, lontano dalla rivoluzione russa, e l'altro per raggiungere la Francia. Si sentirà francese, scriverà in francese, avrà padronanza di molte lingue, ma resterà un'ebrea che appartiene solo in parte al luogo in cui vive, che pure ama. Con "i tratti di chi non è del luogo"( Il signore delle anime). Questo viaggio della vita finirà ad Auschwitz. 
Pensavo che c'è di che essere arrabbiati con quelli che l'hanno arrestata perché ebrea, deportata e uccisa. Era stata per breve tempo una scrittrice famosa, poi tutto è stato dimenticato finché le figlie non si sono impegnate di nuovo a farla conoscere, a riscoprirla. Mi chiedo come sarebbe stato se avessimo potuto leggerla presto, da ragazzi, così come abbiamo letto Natalia Ginzburg o Primo Levi, se ora potessimo leggere il resto di Suite francese, lasciato incompiuto.  Le camere a gas ci hanno rubato moltissime cose, hanno sottratto moltissimo al mondo.

Viaggiatore perpetuo è anche il padre banchiere, sempre assente per "affari" , viaggi lunghissimi in paesi lontani che lo rendono immancabilmente ricco.
Irène inserisce nelle sue storie  lo schema primario della sua famiglia: un padre assente ricchissimo che guadagna e perde soldi con la stessa facilità, perché gioca, una madre anaffettiva che resta sola e ha costantemente un amante, mantenuto con indifferenza dal marito, che ne tollera la presenza in casa fingendo di non sapere quello che è, ( l'amante è parte dello schema familiare) e infine una figura materna sostitutiva, quella della governante affettuosa da cui impara il francese. Questo schema è presente nel Vino della solitudine, che racconta l'infanzia, ma poi si ripete negli altri libri, a volte solo un pezzo, a volte per intero. C'è un amante della madre nel Vino della solitudine, ed è un giovane parente tollerato dal padre, c'è un amante in David Golder, quasi un altro marito, e Gloria, mentre David sta quasi per morire, non troverà di meglio che rivelargli che neanche la figlia è sua, ma dell'amante. Vive da 25 anni con quest'uomo, mantenuti entrambi in modo sfarzoso da Golder. Sembrano situazioni estreme inventate, eppure mi è capitato di ascoltare storie simili. A volte passa una donna per strada, una donna qualunque, e nasconde una storia come questa,  una volta mi capitò di conoscere una maestra, e seppi da una che la conosceva che aveva relazioni focose con uomini sposati, era sposata anche lei, senza figli, ma poi ne ebbe e mi chiedo sempre come si fa a mantenere in piedi situazioni di questo tipo, cosa passa di tutto questo ai figli. Nelle storie di Irène le cose non sono molto nascoste, sono piuttosto esplicite, note, appena velate da un perbenismo che non vuol sapere...Non c'è giudizio, si tratta di una società senza religione, quasi senza morale, non c'è né la religione ebraica, anche se ci sono gli ebrei, né tutto l'apparato  filosofico della chiesa cattolica, con tutte le catene di sensi di colpa, che siamo abituati a sottintendere. Però lo sguardo della bambina Irène e poi della donna è uno sguardo etico, che si astiene dal giudizio, ma osserva impietoso. In David Golder la figlia Joyce è in viaggio col suo giovane amante, sono in un piccolo albergo e stanno mangiando, lei dice "Sei capace di affettare il pane?" "No. " Risponde lui. "Allora chiamiamo la cameriera." Non c'è bisogno di dire altro, questa gente ricchissima, che vive senza regole seguendo solo il proprio piacere è inetta, incapace perfino di tagliarsi il pane, diversa dalla generazione famelica che l'ha messa al mondo. 

1 commento:

  1. Non ho letto nulla di Irène Némirovsky, ma credo che lo farò presto. Le tue riflessioni sono talmente introspettive che non si può fare a meno di avere la curiosità di conoscerla.
    I campi di sterminio hanno ucciso delle menti e delle intelligenze indispensabili a tutti noi.
    Le storie di doppia vita come hai descritto possono danneggiare i figli per anaffettivita o per eccesso di amore.
    Con la prima il figlio resta solo con se stesso e il ricordo di una madre non presente.
    Con la seconda la madre è anche troppo presente e cerca di annullare i sensi di colpa coprendo i figli con un eccesso di amore che non lascia i figli soli ma che probabilmente li danneggia perché il legame diventa troppo forte!
    I figli in questo caso devono avere una personalità alquanto decisa per potersi staccare, altrimenti rimarranno in quel caldo nido accuditi ma comunque alla fine soli coperti da un amore troppo forte... Imma

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