giovedì 13 febbraio 2014

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo

Mi capita, leggendo certi libri, di rimanere stupita e anche ammirata dalla capacità dell'autrice, in questo caso Audrey Niffenegger, di costruire un racconto introducendo un elemento inesistente nella vita come il viaggio nel tempo. Ci si complica molto la vita, come narratori, intendo. Il libro si intitola "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" (The time traveler's wife), comprato alla libreria Feltrinelli della stazione di Milano in occasione dell'ultimo incontro al Centro Puecher. Comprato come faccio qualche volta attratta dal titolo. 
Da bambina, io, più grande, dopo cena dagli zii, mentre le mie cuginine più piccole andavano a letto, ormai tutte e due in pigiama, chiedevo quale favola dovevo raccontare proponendo tre titoli, inventati lì per lì. Scelto il titolo, e anche quella era una faccenda divertente,  mi avventuravo nella storia e non sempre me la cavavo bene; qualche volta, quando mi ero impantanata nel racconto, venivo salvata dai miei genitori che mi chiamavano per andare a casa. Questo di comprare libri dal titolo è una variante di quell'altra storia di raccontare, a partire dal titolo, ma a volte, seguendo questo criterio "estetico", si può sbagliare del tutto l'acquisto. Questa volta no.

Si potrebbe pensare, per questa "moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", che si tratti di fantascienza, ma no, non direi. Si tratta di un  racconto di vita in cui è stato introdotto questo elemento disturbante, una malattia genetica che si presenta in un bambino, Henry De Tamble, che ogni tanto si trova scaraventato in un altro tempo e in un altro luogo, nudo, ovviamente, perché la malattia riguarda lui e non i suoi vestiti. Non va mai troppo lontano, non capita nella preistoria o in futuro lontanissimo, va in genere in luoghi e tempi familiari, come il posto/tempo dove muore la sua mamma e lui è bambino e si salva dall'incidente d'auto solo grazie ad un piccolo salto spaziotemporale. A questo incidente assisterà centinaia di volte, torturandosi, tenterà anche di modificare le cose, impedire che accada, e scoprirà che non è possibile. 
C'è quindi questa bella parte della storia in cui il bambino Henry, che potrebbe essere sopraffatto dalla malattia e dalle sue conseguenze, viene aiutato da un Henry più grande ed esperto che arriva dal futuro e che lui all'inizio non riconosce. Questo Henry grande gli fa vedere prima di tutto che non è così brutto "viaggiare", e gli mostra un meraviglioso libro, lui che, adulto, fa il bibliotecario proprio nella biblioteca in cui si trovano per la prima volta nel colmo della notte, rendendo questo  incontro indimenticabile. In seguito gli insegnerà parecchie cose che non si dovrebbero fare, come sfilare portafogli dalle tasche, procurarsi abiti, correre molto veloce, picchiare forte, ma che sono indispensabili se ci capita di arrivare nudi in un posto sconosciuto, o anche noto, ma in cui non ci si dovrebbe trovare per vari motivi. 
Poi c'è Clare Abshire, che incontra Henry nella radura vicino a casa da bambina, a sei anni, in un posticino nascosto dove ha l'abitudine di andare a giocare.  Henry è adulto ed ha una lista, che non ricordo come gli è arrivata, forse fa parte del suo disturbo (o forse è una libertà che si prende l'autrice per agevolare la narrazione); si tratta di un elenco di date del futuro di Clare in cui loro due si incontreranno di nuovo, che arriva fino ai diciotto anni di lei, dopodiché non si vedranno per due anni, e si incontreranno nella realtà di entrambi quando lei avrà 20 anni e Henry 28. In questa serie di date (in cui Henry andrà a trovare Clare bambina e poi ragazzina, mentre lui sarà adulto di età diverse, provenendo da punti diversi del futuro) lui la guarderà crescere, le insegnerà a giocare a scacchi,  l'aiuterà a fare i compiti e studiare le lingue, sapendo che poi, in un futuro reale condiviso, lei sarà sua moglie. In una di queste date accade qualcosa, quando Clare ha tredici anni, è giorno di caccia e il padre e il fratello di Clare sparano a qualcosa che si muove nell'erba alta, vanno a vedere e non c'è altro che una macchia di sangue. C'è anche Henry, che si ferma  a parlare con i due, Clare lo vede e lui le fa segno di tacere.
Quest'episodio misterioso risulterà importantissimo nella vita di entrambi. 
A vent'anni Clare incontra Henry nel presente di tutti e due, Henry che è ancora troppo giovane per conoscerla, mentre lei lo conosce perfettamente. D'altra parte lui gliel'aveva detto l'ultima volta che si erano visti, sii gentile con me, non dirmi tutto insieme, per favore. La storia scivola via come un normale rapporto a due molto movimentato da questa grossa complicazione del viaggio nel tempo, per esempio il giorno dello sposalizio non è l'Henry del presente a sposarsi con Clare, ma un altro Henry arrivato per fortuna dal futuro, perché  quello che doveva sposarsi è saltato nel tempo... lo sposo appare ai presenti improvvisamente invecchiato e più magro, ma solo un pò. Ci sono i tentativi di avere figli, abortiti perché i bambini saltano nel tempo già nella pancia della mamma. Si trova un medico e una cura e nasce Alba. 

Ho già raccontato troppo e da ora in poi chi vorrà procederà da solo, procurandosi il libro. La storia lascia la sensazione della circolarità del tempo, delle cose che all'inizio di un rapporto forse sono tutte già successe, come un vero e proprio destino già scritto. Una sensazione che si prova anche se non si hanno gravi malattie genetiche che ci sbalzano da un tempo all'altro. 
E' capitato, per me e per delle amiche, che trovassimo, da giovani, dei ragazzi con certe caratteristiche fisiche e di carattere, con cui però le cose non funzionavano e la storia finiva. Dopo un pò incontravano (incontravamo) un altro ragazzo simile, per certi tratti, a quello di prima, ma questo andava bene, era lui. Come se la prima volta ci fosse stato un tentativo di trovare la persona giusta avendo in mano un ritratto approssimativo, un identikit che somigliava molto a quello della persona "scritta", ma non era lei, poi quella giusta era arrivata. Nella "casa degli spiriti" Isabel Allende crea il personaggio di Clara (altra Clara) che è una sensitiva. Quando vede quello che sarà suo marito lo riconosce perché vede il futuro insieme, non è detto che sia la persona con cui si vivrà d'amore e d'accordo per sempre, ma è comunque la persona scritta per quella vita, con cui capiterà di tribolare parecchio, ma non ci si potrà sottrarre. Non so se mi sono spiegata.

E' un libro molto bello in cui si cade senza riuscire a smettere di leggere o di pensarci, con una conclusione non sorprendente, ma prevedibile e comunque molto commovente. Ho scritto questo post ieri, e ieri sera, per caso, ma non so se il caso esista, su RAI 2 c'era il film tratto da questo libro, a cui è stato dato un titolo insipido "un amore all'improvviso", perché di tutto si tratta fuorché di questo. Anzi come dicevo è un amore destinato a cui non è possibile sottrarsi. Ovviamente vedere il film non è leggere il libro, perché il libro è più completo, forse anche più bello del film. Una persona che lascia qui dei commenti ha scritto che la storia è una storia di attese, perché Clare è sempre in attesa che Henry torni. Storia anche di ansie, perché Henry può capitare dovunque, in mezzo al traffico, sul bordo di un precipizio... Questa che vedete qui sotto è Audrey Niffegger, nata nel 1963.  Che brave queste donne scrittrici, grazie! Ora Gianni si chiederà perché leggere anche questo libro: forse anche per me come per te la realtà è poco digeribile in questa fase, meglio evadere un pò col pensiero. E Mariolino, che fine ha fatto?

5 commenti:

  1. Sai, Lorenza, che mli è piaciuto più il tuo post del libro? Il libro l'ho trovato sdolcinato e indigesto come tre chili di cassata; La trama raccontata da te mi è sembrata più depurata e meno stucchevole. L'autrice dovrebbe darti una percentuale sulle future vendite!

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  2. DOVETE SAPERE CHE ANCHE IO VIAGGIAVO NEL.....TRENO....IL DI LEI 1/8(SCARSO),MAURO

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  3. Di Mariolino so che ha chiuso il blog (possono accedervi solo gli invitati). Altro non so.
    Non dev'esserci necessariamente un perché per leggere un libro o per fare qualsiasi altra cosa; quasi sempre è per un'empatia, un intuito o perché piace la copertina, il carattere tipografico o l'odore dell'inchiostro o il nome dell'autore etc. Tuttavia io mi assicuro almeno che tratti di argomenti per me interessanti e cerco di non leggere mai la prefazione e le note biografiche sull'autore. Raramente arrivo fino in fondo per mancanza di interesse tranne che per OSHO unico autore che riesco a leggere sinanche fino al prezzo stampato sul retro del libro. Mia madre leggeva diligentemente le pagine di giornale usate per incartare le cose al mercato sicché capitava che, scartando l'involucro e leggendo quel che c'era scritto, apprendesse ad esempio della morte del politico tizio o dell'attore caio dopo settimane o mesi se non addirittura anni dall'evento. Un pò come quel soldato soldato giapponese che combattè 30 anni nella giungla ... ignorando che la II Guerra Mondiale era finita da un pezzo.
    E pur vero che non possiamo sempre logorarci il fegato per le ruberie di letta, silvio, alfano, verdini, casini (da domani Renzi nuovo capo della banda bassotti), ma è difficile immergersi in una lettura astraendosi totalmente dal resto del mondo. Insomma è difficile raccontarsi barzellette quando c'è ancora il morto in casa.
    E, per quanto mi riguarda, vivere il quotidiano di questi tempi è un pò come avere il morto in casa. Soprattutto pensando al regalo che mi ha fatto la Fornero che mi costringerà ad andare in pensione da morto mentre ero lì lì per arrivare al traguardo.
    A li mortacci sua quella gran figlia de na
    Perdona lo sfogo.
    Ciao cara.

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