martedì 29 marzo 2016

Harper Lee: Va', metti una sentinella

Per un lungo viaggio in treno avevo portato un libro "Va, metti una sentinella" di Harper Lee, che avevo già letto uno dei giorni scorsi. Ci ero caduta dentro, come succede quando un libro mi prende e non riesco a smettere di leggerlo, saltando a volte dei passaggi un pò dolorosi o appena noiosi. L'avevo ingoiato in un boccone solo e lo volevo rileggere perbene, avevo il dubbio di essermi persa qualcosa di importante; non c'era occasione migliore di questo viaggio, perché mi ero formata un'idea e volevo scriverci qualcosa. Avevo letto o sentito per radio dei commenti piuttosto negativi: dopo "Il buio oltre la siepe", della stessa autrice, questo qui, che in realtà pare che lei abbia scritto prima dell'altro, sembrava essere pessimista e esprimere una grande disillusione nei confronti del padre. Non ho proprio bisogno di leggere storie negative o piene di pessimismo, ma ho amato troppo Harper Lee per rinunciare a leggere un altro suo libro. Non so se sbaglio, ma credo che siano solo due, i suoi libri. Nonostante questo è considerata, con ragione, una grandissima scrittrice. Nel 2007 ricevette la più alta onorificenza degli Stati Uniti, la medaglia presidenziale della libertà. Questa la motivazione, scritta nella seconda pagina di copertina del libro: "Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio. E' stata un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre." 
Ci si riferisce a "Il buio oltre la siepe" che in inglese ha un altro titolo, tipo "uccidere un uccellino". Mi pare che questa motivazione dica già tutto. Se sulla mia tomba si potesse scrivere che sono stata un dono per il mondo intero, morirei in pace. Ma è improbabile che accada.
Questo "Va, metti una sentinella" è un altro libro della vita.  Contiene la complessità della vita, le sue sfaccettature che spesso sembrano inconciliabili, ed è un vero dono per questo momento che stiamo vivendo, fra milioni di persone che si spostano e si impongono alle nostre vite, e noi proviamo sentimenti contraddittori, paura e desiderio di accogliere e proteggere; e altre persone, di meno, che cercano di ucciderci in casa nostra, mentre anche noi andiamo a bombardare in casa loro. Ci sono scrittori che scrivono decine di libri, Harper Lee, per essere grandissima, ha dovuto scriverne solo due.
Questo pensiero, che questo libro sia un dono utile, mi si è formato, mentre lo leggevo, e mi ha commossa, ma non è facile spiegare il perché.
La mia impressione è che può essere riletto mille volte e ogni volta ci si troverà qualcosa di buono per noi, per quello che stiamo vivendo.

Jean Louise Finch torna a casa in vacanza, durante l'estate, nella cittadina di Maycomb, Alabama. Viaggia in treno, viene da New York, dove lavora durante tutto l'anno. Jean Louise, detta anche Scout, è la bambina del "Buio oltre la siepe" che è diventata grande, ha ventisei anni e, dopo un college per signorine, il suo babbo, l'avvocato Atticus Finch, l'ha spedita fuori di casa a cercarsi un lavoro, per essere sicuro che sarebbe stata indipendente anche senza di lui. Il viaggio in treno è bello, fra il panorama che si vede dai finestrini, il capotreno, e i ricordi che si affacciano alla memoria come vecchi amici, e soprattutto, come frammenti di un'identità molto forte. In questo libro Harper Lee vuole parlare di segregazione e razzismo, dell'Alabama e degli stati del sud negli anni cinquanta del '900,  ma vuole anche parlare di padri e figlie, di quel particolare padre e di quella particolare figlia, allevata "da un uomo bianco e da una negra", così dice lei stessa. Calpurnia, la negra, è la cuoca, ma di più è una madre supplente, perché Jean Louise la mamma non ce l'ha mai avuta, morta prestissimo nella sua infanzia, tanto che non ne ha mai sentito la mancanza. Ha assorbito la figura del padre, un uomo retto e saggio, da lei idealizzato, fatto diventare più grande, più alto, più forte di quello che è. Molti di noi fanno questo con le figure dei propri genitori, soprattutto del padre. Harper Lee vuole anche parlare della storia fra Jean Louise e Henry Clinton, amico di suo fratello e ora suo quasi fidanzato. Vuole parlare anche di quella volta, che, da bambini, lei, suo fratello Jem e il loro caro amico Dill, giocarono al "revival", un  rituale che vedevano celebrare alla scuola metodista, e si litigavano i ruoli: Jem, in virtù dell'essere il maggiore dei tre, faceva il pastore che tuona dal pulpito descrizioni dell'inferno, Dill faceva la questua e Jean Louise veniva battezzata. No, diceva Dill, sono io il battista (appartenente alla chiesa battista), quindi credo di essere io quello che deve essere battezzato.

Sentimi bene, (gli diceva Scout decisa), per tutta la mattina io non ho fatto un beato cavolo di niente.Tu hai recitato gli amen, tu hai cantato un assolo e tu hai fatto la questua. Ora tocca a me. 

Finirono a battezzarla dentro lo stagno della zia di Dill, e per di più arrivarono il babbo Atticus e perfino il pastore metodista, invitato a pranzo.
Queste storie sono esilaranti, e mi ricordano certi giochi che facevo da bambina. E certi altri giochi che facevano le mie bambine.
Ci sono tanti personaggi, Atticus, la zia Alexandra, Henry, detto Hank, Dill che nel presente non c'è, ma riemerge dal passato, Jem, che nel presente del libro è morto da un paio d'anni, Calpurnia, i suoi figli e parenti neri e tanti abitanti della cittadina di Maycomb. C'è un bagno notturno di Jean Louise e Hank, completamente vestiti, nelle acque del fiume Alabama, nel luogo che qui si chiama Finch's Landing, nella lingua originale, e nell'altro libro viene tradotto con "l'approdo dei Finch". Jean Louise ama molto l'Approdo dei Finch, che è stato la casa della famiglia, dove sono nati Atticus e i suoi fratelli, anche se ora tutti vivono altrove, e la proprietà è stata smembrata e venduta pezzo per pezzo.  La notte del bagno con i vestiti Jean Louise scopre che anche l'ultimo pezzo è andato e lei lì non è più in casa propria.

"Hanno  venduto l'ultimo lotto cinque mesi fa."dice Hank.
"A me non hanno detto una parola."
"Ma a te non importa, vero?"
"No...vorrei solo che me l'avessero detto."
"Il signor Finch è un giovanotto di settantadue anni e tu una vecchia di cento quando si tratta di una cosa come questa."
"Io non voglio semplicemente che il mio mondo venga messo a soqquadro senza preavviso."

Già, quando si vive a New York, o in qualunque altro posto lontano da casa, si vorrebbe, quando si torna, che tutto fosse rimasto intatto come ce lo ricordavamo. E le nostre proprietà sempre nostre, senza estranei in mezzo.

"Non so se posso dirtelo, carino. Quando abiti a New York hai spesso l'impressione che New York non sia il mondo. Voglio dire: ogni volta che torno a casa, io mi sento come se questo fosse il mondo, e quando lascio Maycomb è come lasciare questo mondo. E' stupido: non posso spiegarlo, e ciò che lo rende più stupido è che diventerei pazza furiosa se vivessi a Maycomb."

L'Alabama  bigotta e razzista è la casa amata e odiata di Scout, dove il mattino dopo il  bagno notturno, ci si premura di telefonare a casa Finch per dire che Jean Louise e Hank hanno fatto il bagno NUDI! Qualcuno li ha visti; forse è più esatto dire che qualcuno li ha spiati. In certi posti qualcuno vede SEMPRE, si fa sempre gli affari degli altri.

Intorno a pagina 100 Jean Louise trova in casa un opuscolo e lo legge. Resta allibita e chiede spiegazioni alla zia Alexandra.

"..in quell'opuscolo ci sono molte verità." disse la zia.
"Sì davvero.- disse sardonica Jean Louise-Mi è piaciuta in particolar modo la parte dove dice che i negri, poveri cari, non possono fare a meno di essere inferiori alla razza bianca perché il loro cranio è più spesso e la scatola cranica meno capace e dunque tutti dobbiamo essere molto gentili con loro e non permettere che si facciano del male e tenerli al loro posto. Buon Dio, zietta..."
Alexandra era rigida come se avesse ingoiato un palo.
"Allora?" disse.
"E' solo che non sapevo che ti piacesse la letteratura oscena, zietta."

Questo tipo di risposte mi ricordano me, da ragazza. Da qui in poi  Jean Louise compie un viaggio dentro di sé, difficile, che nel racconto viene compresso in un tempo abbastanza breve e nella vita richiede una più lunga elaborazione. Intanto, per prima cosa segue suo padre e Hank che sono andati ad un consiglio dei cittadini. Jean Louise assiste alla riunione dallo stesso posto, la galleria destinata alla gente di colore, da cui, bambina, andava a vedere i processi in cui il padre lavorava. E' uno shock vedere il padre e Hank, con cui dovrebbe sposarsi, seduti ad ascoltare O'Hanlon. 

Che aveva capelli color castano chiaro, occhi celesti, un viso caparbio, un'orribile cravatta, ed era in maniche di camicia. Si sbottonò il colletto, si allentò il nodo della cravatta, batté le palpebre, si passò una mano fra i capelli e venne al sodo. Era nato e cresciuto nel sud, era andato a scuola nel sud, aveva sposato una donna del sud e passato tutta la sua vita nel sud e oggi il suo principale interesse era sostenere il modo di vivere del sud e nessuna corte suprema avrebbe detto, a lui o a chiunque altro, cosa fare... quella razza di teste di legno..sostanziale inferiorità...zucche dai capelli crespi e lanosi...ancora sugli alberi... unti e puzzolenti... sposare le vostre figlie...imbastardire la razza..imbastardire.. imbastardire..salvare il sud... Lunedì nero...peggio degli scarafaggi... Dio ha creato le razze...nessuno sa il perché, ma Lui voleva che fossero discriminati...se non avesse voluto così ci avrebbe fatto tutti dello stesso colore...tornassero in Africa...

Jean Louise udì la voce di suo padre, una vocina che le parlava da un passato accogliente e cordiale. Signori, se a questo mondo c'è uno slogan in cui credo, è questo: uguali diritti per tutti, speciali privilegi per nessuno.

Fin qui tutto è abbastanza chiaro, il male e il bene sembrano ancora piuttosto ben divisi e separabili, la cosa inquietante, per Jean Louise e per noi che la seguiamo, è la presenza di Atticus e di Hank a quella sordida riunione. La ragazza si sente male, e vomita. La reazione fisica violenta ci dice molto sul suo stato d'animo.  Poi accadranno molte cose, il nipote di Calpurnia, figlio di Zeebo, investe un uomo bianco e lo uccide. Hank dapprima rifiuta di difenderlo, ma Atticus dice che lo faranno, assumeranno la difesa, per evitare che anche a Maycomb arrivino gli avvocati neri dell'Anpgc, un'associazione per il progresso della gente di colore. Jean Louise  va a parlare con lo zio Jack, fratello di Atticus, che cerca di spiegarle alcune cose sulla storia dall'Alabama; poi va a trovare Calpurnia, nel quartiere dei neri, e la trova cambiata, distante, non più la mamma affettuosa dell'infanzia. C'è anche una colazione con alcune vecchie amiche organizzata dalla zia Alexandra.

"Ti interessi di storia, Hester?"
"Oh no, stavo solo dicendo quello che dice il mio Bill.(Bill è suo marito)  E' un gran lettore, lui. Dice che i negri che dirigono la baracca su al Nord stanno cercando di fare come Gandhi, e sai cosa intendo."
"Temo di no. Cosa?"
"Comunismo."
Questa cosa che, in Alabama, negli anni cinquanta del secolo scorso, Gandhi fosse considerato un comunista, mi sembra molto divertente. La colazione delle pettegole in casa Finch, spostata una decina d'anni avanti, compare molto simile nel film "The Help".
Ma forse la parte più scottante del libro è il colloquio di Jean Louise col padre Atticus.

"Mettiamola così-disse suo padre- tu ammetti che la nostra popolazione negra è arretrata, no? Me lo concedi? Ti rendi conto di tutte le implicazioni della parola arretrato, vero?"
"Sì, certo."
"Riconosci che la grande maggioranza dei negri qui nel sud sono incapaci di condividere pienamente le responsabilità della cittadinanza , e perché?"
"Sì, certo."
"Però vuoi che ne abbiano tutti i privilegi."

"Ora rifletti su questo punto.Cosa succederebbe se a tutti i negri del sud venissero riconosciuti improvvisamente i diritti civili? Ti piacerebbe se il governo dello stato finisse in mano a persone incapaci di amministrare? Zeebo potrebbe diventare il sindaco di Maycomb.Vorresti che le finanze cittadine finissero nelle mani di un uomo con le capacità di Zeebo?"

E' evidente che corro il rischio di raccontare tutto il libro. Si capisce che mi è piaciuto molto? Moltissimo, direi. E' pieno di verità e non si vergogna di indagare su pensieri che sembrano meschini, ma che nell'Alabama degli anni cinquanta avevano un senso. Pensieri che anche io, (noi, credo) adesso mi trovo ad avere, qualche volta. Sostituendo ai neri americani degli anni cinquanta del novecento altre categorie di persone. Non mi vergogno di questi pensieri, li accetto, li considero parte di me, debolezze, ma li guardo e non li rifiuto, ci discuto. Se si hanno solo pensieri puri, molto elevati, se si crede ad una realtà ideale si sarà presto disillusi e si correrà il rischio di diventare cinici. Meglio una sana conoscenza e accettazione della natura umana, per quanto certe volte susciti perfino repulsione.
Spero di avervi fatto venire voglia di leggerlo.  Nel quale libro, negli anni intorno al 1955, la realtà si svela ad una ragazza bianca dell'Alabama, privilegiata, libera. Privilegiata, inutile negarlo, in quanto bianca e benestante, ma soprattutto in quanto figlia di un uomo saggio e intelligente, che l'ha amata tanto da renderla libera.
E noi che leggiamo? Noi possiamo vedere le ragioni degli altri, di quelli che certe volte ci sembrano arretrati e egoisti, e possiamo vedere come somiglino a quelle di tanta gente, ora. Possiamo vedere un pezzetto della strada lunga e difficile che ha portato gli Stati Uniti d'America da quel momento descritto nel libro ad eleggere, pochi anni fa, un presidente di colore. Ricordo che, quando venne eletto il presidente Obama, io mi commossi parecchio e ne parlai con la mia amica Antoinette, che viene dalla Costa d'Avorio e vive ancora, qui in Italia e nel tempo presente, il razzismo che resta nella trama della nostra società. Tutte e due eravamo felici di esserci, dopo aver visto nell'infanzia i neri essere trattati come inferiori,dopo aver visto Martin Luther King  e tutto il resto, ora c'era questo presidente di colore, che poi è stato a tutti gli effetti un grande presidente. E noi, ora, dove stiamo andando?







4 commenti:

  1. Mamma mia quante cose ci sarebbero da dire, provocate da questo tuo post e dalla splendida Harper Lee... vado di fretta ma tornerò.
    Grazie sai...

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  2. Mi piace la Scout che torna senza trovare quel che aveva lasciato (succede sempre, no?) e mi interessa sapere come affronterà la situazione e saprà fare pace con la realtà nuova che rileva. Niente è immutabile e quando si torna si deve fare i conti sia con i cambiamenti degli altri che nostri... cercando possibilmente un posto comodo (è crescita?) per ogni fatto o persona.
    "Noi, ora, dove stiamo andando"
    La società degli anni '50 descritti dalla brava Harper Lee, è sicuramente migliore della nostra, anni 2016, perchè quella si stava evolvendo, aprendosi ad un faticoso riconoscimento dei diritti... la nostra affronta dolorosamente il processo inverso e l'involuzione non è un processo ma un progetto.
    Proprio oggi, mentre stavo riflettendo su questo tuo post ritrovato, la radio trasmetteva l'interessante programma Wikiradio che oggi era dedicato a... Harper Lee! in occasione del suo compleanno.
    Al cane Momilla, accovacciata nel prato dopo la passeggiata, ho chiesto se credeva alle coincidenze. Mi ha guardata a lungo e poi ha socchiuso gli occhi. Chissà...
    Ricopio il link della trasmissione per il riascolto, se avrai mezz'ora di tempo da dedicare.
    http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2c508bf3-53f3-4fb6-b391-bc5b6125ba03.html
    Ciao e grazie!

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  3. Ciao Lorenza, ti auguro una splendida giornata di compleanno.
    Spero, a presto.

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  4. Tantissimi auguri, Lorenza cara.
    Un abbraccio.
    Un saluto anche a Loretta.

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