lunedì 19 dicembre 2016

il sentimento religioso

 Pare che il 90% della popolazione mondiale abbia una fede di riferimento, un qualche credo.  E' tipico dell'uomo un sentimento religioso, leggevo che ci sono parti del cervello deputate  a questo, ci sono state persone con tumori al cervello che hanno avuto periodi di intensa religiosità, che poi, una volta operati, si è come dissolta. Il tumore, la massa che si era creata dentro la testa, serviva da stimolo alla formazione di idee mistiche. Quindi il sentimento religioso ha sede in una parte precisa del cervello? E se facessimo una lobotomia in queste aree questo sentimento sparirebbe?
Mentre scrivo, il tg Leonardo spiega come una classe di funghi, gli xilocybe, quelli di Carlos Castaneda  ( a scuola dallo stregone), possono esaltare il sentimento mistico e aiutare gli ammalati ad affrontare l'esperienza dolorosa che li attende, infondendo fiducia e coraggio....
Dentro il sentimento religioso finiscono molte cose, la superstizione per esempio. La superstizione è una della facce, è  la faccia nera del sentimento religioso.
Tanti anni fa mi capitò una cosa: avevo un'amica che si era ammalata di cancro e si era spaventata moltissimo, ovviamente.
Mentre ci trovavamo insieme in un negozio arrivò una donna che conoscevamo bene tutte e due, che diceva di avere una gran fede e andava in chiesa tutti i giorni. Vide la mia amica, di cui sapeva che era ammalata, e le si illuminarono gli occhi: "Non è un caso, non è un caso, che ci siamo incontrate! Ho qui una cosa per lei, una cosa speciale, per caso ce l'ho in borsa, guardi..." Tirò fuori un pezzetto di un indumento che diceva essere appartenuto a Padre Pio, lavato stirato e messo sotto cellophan. Una specie di reliquia, a tutti gli effetti. "Lo tocchi, lo tocchi, lo prenda in mano!..." 
Non so dire ancora bene perché, ma mi venne un brivido dalla base della colonna vertebrale, cosa che mi è successa forse in tutto dieci volte nella vita, e dissi, piena di disgusto "Ma che fa? Questo è feticismo!"
La donna, allarmatissima, si ritirò e gridò "Non è vero, io non adoro nessuno, solo Gesù, solo Gesù!" e da quel giorno non mi ha più potuto vedere. La scena era stata quasi comica e da tutte e due le parti c'era stata una reazione emotiva e fisica molto forte: da parte mia ribrezzo e da parte della signora terrore. Tutte e due riguardavano il sentimento religioso. 
Il mio c'è anche se io non sono andata a cercarlo, e non ho ricevuto un'educazione religiosa.

 La mamma ci aveva insegnato un'unica preghiera, di sua invenzione, rivolta alla Madonna, che era praticamente una richiesta perentoria, quasi un ordine, di far stare bene la famiglia e farci crescere buoni e sani, noi bambini. Poi però, per motivi pratici, perché non ci trovassimo discriminati a scuola e con i nostri coetanei, ci aveva fatto frequentare la dottrina per fare la comunione e la cresima. 

Quindi io ho imparato l'Avemaria e il Padrenostro da grande, e le altre preghiere non le so.  Da piccola avevo una certa confusione in testa. Sono una cattolica marginale, come tanti, cattolica perché sono nata in Italia, ma in una famiglia di non credenti, che non avevano tutto il coraggio che ci voleva per sostenere la propria posizione, o forse non avevano voglia di discutere di questo tipo di cose. Sono stata battezzata in clinica, alla nascita, senza tante cerimonie, ma ho un forte sentimento religioso, che viene urtato e messo sottosopra quando succede una cosa come quella descritta prima, che vedo una donna offrire un oggetto appartenuto a un santo come strumento di guarigione. 

Un conto sarebbe essere toccati da un santo, quante volte nei Vangeli persone ammalate chiedono a Gesù di toccarle, certe che la sua mano le guarirà, e lui dice "La tua fede ti ha salvato."
Un altro conto è portarsi in giro un feticcio, come può un feticcio salvare qualcuno o svegliare la sua fede? Mi si accappona la pelle e provo ribrezzo.

Il sentimento religioso è quello che ti fa rimanere in risonanza estatica di fronte ai fenomeni naturali, per esempio davanti allo spettacolo del cielo, non ce n'è uno più grandioso, sulla terra. Il sentimento religioso è sentimento del sacro, che è complesso da descrivere, si avverte la sacralità dell'amore fra due persone, la sacralità del proprio corpo, della terra e delle creature che la abitano... provo queste cose con grande forza, e provo altrettanto sdegno con chi non rispetta se stesso, il mondo in cui vive, i rapporti fra le persone...

Il sentimento religioso si accende in questo periodo dell'anno, per la luce solare che diminuisce fino al solstizio, e poi aumenta di nuovo, per la sua qualità, nelle giornate luminose e pulite. E' Natale.  E' un sentimento pagano, forse, ma anche i pagani, e gli antichi e antichissimi uomini erano religiosi. Avevano fortissimo il senso del legame, della re-ligio, con l'ambiente naturale e ne percepivano la divinità e la sacralità.

Ma il sentimento religioso è anche una risposta alla paura, quella che cova nel fondo dell'anima di ognuno, di fronte alle grandi domande: chi siamo, dove andiamo, qual è, se c'è, un significato nella vita, un senso nel dolore che tutti dobbiamo prima o poi incontrare... si dice che ci siamo inventati molti dei, e poi un dio solo, per rispondere a questa paura. Siamo forse un'anomalia nel mondo animale con la nostra intelligenza, con la consapevolezza di noi stessi, della vita e della morte, e per questo, si dice, ci siamo dovuti creare una difesa, una promessa di vita dopo la morte, un dio, o molti dei.  Ora cito me stessa, non per autoreferenzialità, ma perché alcune cose le avevo già scritte in questo post sul bosone di Higgs.

 Le religioni possono fare, e fanno, molti danni, quando sono vissute in modo estremo, ma tutto ciò che è estremo fa danni. Tuttavia spesso sono un grande aiuto. Quando ero al liceo girava una frase che dicevano fosse di Ho Ci Min "pur con le gambe e i polsi strettamente legati sento il canto degli uccelli e il profumo dei fiori". Non è fede, questa? 
Penso a chi vive in brutti posti dove neanche il cielo si vede, è in prigione, o fa un brutto lavoro, o vive una vita di qualità scadente, o è malato, o è in uno scenario di guerra... rivolgersi all'interno e trovare una speranza, la luce che solo una fede ti da, perché la ragione intorno non vede che buio, è un grande aiuto. Una stampella, una zeppa nelle difficoltà. E in fondo, perché accanirsi a cercare di togliere anche questa stampella? Mi riferisco a certi post che appaiono su Facebook.. 

Quelli che credono sono in genere persone che non si drogano, non cercano altri surrogati e non hanno dipendenze. Hanno la fede, la fede li tiene in piedi e magari tenendo in piedi loro sta in piedi una famiglia intera, vogliamo togliere anche quella e magari dargli anche una martellata sulle ginocchia? Scherzo. Oppure si potrebbe  dire: signora, guardi che Gesù non è una figura storica, il Natale è un'antica festa pagana, e lei crede a un mucchio di stronzate da una vita, le tolgo tutto e in cambio, come stampella, che proprio le serve, le procuro una canna, cominci a drogarsi che le fa bene. Qui mi ci vorrebbe una faccetta che ride. In un certo senso invidio un pò chi riesce a guardare il mondo senza bisogno di una fede, e anche chi, all'opposto, ha una fede incrollabile. Io oscillo molto.

Tuttavia riconosco perfino ai drogati di qualunque roba si droghino la libertà di farlo, o almeno non mi intrometto, non avendo alcun potere di cambiare le cose in meglio; se potessi mi piacerebbe salvare le persone dal dolore, dalle dipendenze, figuriamoci se non lascio la libertà di fare il presepe e andare alla messa e pregare qualunque buon Dio uno voglia pregare, purché sia buono e non inciti alla violenza. D'accordo, certi libri della Bibbia in cui Dio stermina i nemici sono un pochino fuori da questi confini...qui mi ci vuole di nuovo quella faccetta che ride. 




5 commenti:

  1. La fede è un destino, sono certa (non avendola mai avuta e avendo desiderato averla) che si tratta di un fatto genetico. Purtroppo chi ha fede quasi mai riesce a capire la relatività di questa condizione spirituale: chi ha fede è più facilmente intollerante di chi non ce l'ha. C'è sempre un rovescio della medaglia, insomma.

    RispondiElimina
  2. Dovrebbe essere il contrario: chi ha fede sa, anche nel buio totale, che la realtà ha un senso ma che momentaneamente non è in grado di afferrarlo, e si affida all'amore di Dio, che resta sempre acceso, come una fiamma interiore, una vera luce. (Come la barzelletta del bambino ottimista: te la ricordi?)E' una condizione invidiabile, perchè non si è mai soli e si dovrebbe essere tolleranti nei confronti degli altri che non ce l'hanno, la fede.

    RispondiElimina
  3. Molto bello questo post, un argomento molto interessante quello sulla fede, io ho avuto un'infanzia cattolica, poi crescendo, mi sono allontanato sempre di più e ora guardo il mondo senza il bisogno di una fede che intermedia. Ti auguro per te e i tuoi cari, in questo periodo di feste varie, tanta serenità e un felice nuovo anno.

    RispondiElimina
  4. Ti sei imbattuta in un bel discorso complesso ma come sempre un bel post da leggere. Personalmente non so come sia la situazione nelle tue zone ma qui fa paura. I giovani non hanno più nessun valore e la cosa mi spaventa. Tanti poi tendono a dire che è sempre stato così ma non è vero, non a questi livelli. Vige un menefreghismo e una mancanza di qualsiasi rispetto verso qualsiasi cosa, nessun pensiero per il futuro, nessun progetto in testa e tutto questo mi spaventa. Mi chiedo come saremo messi tra vent'anni quando queste giovani generazioni vuote dentro saranno adulte.

    Ad ogni modo auguro a te e alla tua famiglia un Buon Natale e buone feste :)

    RispondiElimina
  5. Penso che il sentimento religioso appartenga a tutti... ci siamo nati e sentiamo il bisogno di posarlo su qualsiasi dio ci capiti di incontrare per primo.
    Ho seguito con interesse alcuni scrittori, che stimavo, nella loro ricerca di Dio e del tormento, o delusione, per non averlo trovato da nessuna parte. Secondo me, non l'avevano cercato nell'unico posto dove abita: dentro sè.
    Sono credente, praticante a tratti per incompatibilità con la struttura "chiesa" ma non amo nè statue, nè santi nè santini perchè non ne ho mai sentito il bisogno ma mi rendo conto che per tanti non è così, che debbono toccare, avere una prova tangibile dell'esistenza della divinità. Non mi hanno scandalizzata gli antichi che costruivano e adoravano idoli d'oro... non è forse la forma più semplice di un dio con sè?
    Chi siamo e dove andiamo... ah come vorrei averne una pur pallida idea... Ultimamente ho ascoltato Mauro Biglino e le sue teorie sulla nostra origine restandone affascinata. E' seccante essere all'oscuro di qualcosa che mi riguarda così da vicino ma quelle ipotesi non mi hanno convinta nè allontanata dalla fede cristiana, da questo Dio familiare, che sento mio anche se, in realtà, l'ho bevuto col latte materno.
    Buon Natale Lorenza, auguri anche a Mauro e tutti i tuoi cari.

    RispondiElimina