venerdì 19 gennaio 2018

il Composto

Il composto è una materia affascinante, adatta agli inizi dell'anno, quando, simbolicamente, le cose si formano e bisogna aiutarle a prendere la forma, organizzarle. Prepararlo è quasi un lavoro da Creatore. Quando mi avvicinavo agli argomenti dell'agricoltura biologica incontrai il Composto, per primo. All'epoca non volevo fare solo un giardino, nemmeno ora lo vorrei. Chi sta in campagna deve avere una relazione con il posto in cui vive, e il composto è una delle basi di questa relazione, è il recupero di tutto il materiale organico di scarto che si produce in azienda, o in casa e in giardino, nel pollaio se uno ha dei polli, nella stalla se ha animali da stalla. I primi tempi che abitavamo in campagna avevo degli interlocutori, contadini della mia età di ora, che io vedevo abbastanza anziani, che venivano per i lavori agricoli. Che bisogno c'è di fare una cosa complicata? Mi dicevano. Fa una buca, ce n'è già una nell'orto, e butta tutto lì, piano piano marcisce. Loro buttavano tutto nella concimaia, che per la presenza preponderante del letame, digeriva e faceva sparire quasi tutto in fretta. Ma io letame non ne avevo.
E' vero, la roba marcisce, appunto. Avevo trovato in giro, anche molto in giro, lontano, perché ad Arezzo di coltivazioni biologiche in quegi anni non fregava niente a nessuno, i primi libretti sull'orto biologico. Nel libretto sul composto dell'editrice antroposofica si diceva di sminuzzare il materiale, non metterlo a pezzi grossi, di fare un cumulo con una sezione trapezoidale, di stare attenti alla proporzione carbonio/azoto. Per la sezione c'erano dei disegni, per fortuna, ma sulla faccenda carbonio azoto ci persi un pò la testa, era chimica, per me una porta chiusa, finché non capii che era molto semplice, perché il carbonio è nella parte secca e legnosa dei vegetali, mentre l'azoto è in tutto ciò che è fresco e ricco d'acqua. Si trattava di fare strati o comunque mescolare le due componenti per avere una fermentazione corretta. Se c'è troppa parte umida il materiale marcisce con odori forti di acido e putrefazione, se c'è troppo secco succede poco e si sviluppano piuttosto funghi. Con una buona proporzione anche approssimativa il composto fermenta. Questa cosa mi affascinava veramente. Dicevano tutti, biodinamici e non, che la massa fermentando aumentava di temperatura raggiungendo anche i 90°! Non riuscivo a crederci. A 90° il materiale si sterilizza. Bisognava solo provare e era una cosa che potevo fare davvero, non c'era bisogno di tecnologie e arnesi speciali. Feci il primo cumulo nel giro di qualche giorno, misi anche l'erba tagliata del pratino e gli scarti di potature tritati sempre dal tagliaerba, al quale ho fatto sempre fare dei lavori impropri. Misi un palo dritto in mezzo al cumulo, serve per mettere i preparati biodinamici, ma io non ce li avevo, ma serve anche per arieggiare il composto. Dopo un paio di giorni misi una mano dentro e scottava! Ero molto orgogliosa come se avessi fatto qualcosa di speciale, ma avevo solo seguito una procedura e stavano avvenendo reazione chimiche del tutto naturali. Da lì sono seguiti moltissimi altri cumuli di composto, fino ad ora. 
L'ho fatto sempre all'ombra, come dicono i manuali, per evitare che si seccasse troppo, ho fatto anche un cumulo sotto l'abete, con l'idea di nutrire la pianta, e effettivamente sembra gli abbia fatto piacere. Ho lavorato in solitudine, leggendo ma anche formandomi idee non sempre corrette, e senza scambi rischio di continuare a pensare cose sbagliate. Un antigiardiniere solitario. Una volta, quando avevo quasi la metà dell'età di ora, uno molto informato mi disse "Ma tu sai quando cominciano a formarsi gli acidi umici nel composto?" Non lo sapevo. "Allora studia!" con tono di insegnante pignolo.
Non ho studiato chimica e penso che il composto si possa fare anche come si usa il telefonino, in modo intuitivo e facendo pratica. Non sarà perfetto, sarà sempre diverso, penso, perché una volta fa troppo caldo e poi troppo freddo, la fermentazione è lenta o rapidissima, oppure si secca perché non piove e il materiale che si usa non è tutto uguale, ma che ci interessa?  Maturerà la stagione successiva, quando finalmente pioverà. Sarà sempre un buon uso degli scarti, e i nostri naturali alleati, tutte le creature del terreno, ci aiuteranno a demolire ciò che resta e trasformarlo in humus. Loro non sanno la chimica ma riescono a fare cose eccellenti.
Nei miei vari cumuli le parti esterne restano non compostate, fanno da copertura, da buccia. Uso l'interno e con la buccia faccio nuovo compost. C'è chi gira il composto col forcone, io non faccio neanche quello. A volte do composto non del tutto maturo ai pomodori quando li pianto, gliene metto un secchiello alla base. I pomodori sono voraci e non schizzinosi.  Quando si prende terriccio dal cumulo ci si accorge che ci sono resti di insetti, anche moltissimi, come se all'interno un'intera colonia avesse vissuto e lavorato senza che io me ne accorgessi. Oppure ci si trovano i dormienti, che sono le larve dei maggiolini, diversi tipi di coleotteri che fanno le uova nel composto dove poi la larva troverà cibo per svilupparsi. Se si hanno delle galline i dormienti si possono portare a loro, ne sono ghiotte ed è come portargli una bistecca. Ero convinta che si dovessero togliere i dormienti dalla terra perché mangiano le radici delle piante. Poi poco tempo fa su Gardenia ho trovato un articolo di difesa dei dormienti, diceva della loro utilità e del ruolo benefico che hanno nel suolo. Questo mi ha riappacificato anche con loro e se qualcuno finisce nella terra dei vasi non mi preoccupo. 

Lombrichi rossi

Una cara amica anni fa mi diede dei lombrichi rossi. I famosi red worms. Erano gli anni in cui si scoprivano i lombrichi e si diceva che si sarebbe diventati ricchi allevandoli. 
La mia amica fece un piccolo allevamento, per avere buon concime per l'orto, che seguiva suo marito, lo teneva all'aperto e ci portava i rifiuti organici, come nel compost, e teneva tutto coperto con dei cartoni. Un giorno mi diede un barattolo con una manciata di red worms. Li portai a casa come un dono prezioso, emozionata! Li misi nel composto nella parte semimatura, pensando che le sostanze e il calore che si producono nella parte più attiva li avrebbero disturbati. Da allora i lombrichi hanno fatto la loro vita indipendentemente da noi, li troviamo in gran numero nel compost anche fresco, perché questi sono vermi del letame, veloci e guizzanti, attivi, e vanno anche nei materiali all'inizio della decomposizione, mentre i lenti lombrichi grigi di terra sono più delicati. Li troviamo anche dovunque abbiamo portato manciate di composto per nutrire la terra. Quando piove vengono in superficie. I lombrichi mangiano la terra e la digeriscono, ma non ci sono solo loro.

2 commenti:

  1. Ho letto con attenzione questo meraviglioso post, la semplicità con cui racconti sembra in simbiosi con la natura il lavoro i tuoi luoghi.Sono sempre stata affascinata dalla terra, dal lavoro dei giardini, ma in un altra mia vita, ero tanto "brava" da far appassire anche le piante di plastica. Quello che tu dici per me è arabo, ma mi hai fatto ricordare il mio soggiorno al Lama Tsong Kapa, a Pomaia, c'era una zona in cui si coltivavano i lombrichi, allora pensai che la cosa era dovuta alla loro religione. Sto diventando vecchietta e più vado avanti più mi rendo conto della mia grande ignoranza, eppure sono stata sempre curiosa...
    Un saluto affettuoso Vitamina, e un abbraccio.

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    1. Mi pare, Gingi, che tu abbia una vita molto più interessante e ricca di ciò che propongo io.

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