giovedì 15 febbraio 2018

Incontro

In questi giorni mi è successa una cosa. Dovevo ritirare del denaro da un conto corrente che non uso e dove di solito c'è solo il necessario per la sopravvivenza del conto stesso. Mi serviva per una visita medica. Ero un pò in ansia, la mia vita si è talmente ristretta, fatta sempre di meno cose, che ogni uscita dal mio personale labirinto per cavie umane mi mette in agitazione. Avevo recuperato il PIN, di cui non ero certa di ricordarmi, e invece il mio cervellino l'aveva custodito correttamente, e sono andata a fare l'operazione al bancomat. Tutto è andato bene fino al momento di prendere fisicamente il denaro, allora la macchina ha scritto che dovevo ritirare subito la carta, e l'ho fatto, e intanto aspettavo di vedere un qualche segnale su dove ritirare anche le banconote, che apparisse un pezzettino di carta da qualche parte. Pochi secondi e è apparsa un'altra scritta, avevo aspettato troppo e il denaro veniva trattenuto. 

Vedi che avevo ragione a essere in ansia? All'interno della banca, chiusa, un cassiere mi ha visto e mi ha fatto entrare, un pochino scocciato, anche a lui non piacevano le deviazioni dal labirinto per cavie umane, ma poi, mosso da pietà a vedermi tanto mortificata, mi ha sorriso e ha detto che succede, perché non è chiaro dove escono i soldi, c'è più di una feritoia, e ci si può sbagliare, inoltre si deve essere rapidissimi...ma ora bisognava fare tutta una procedura, e dovevo aspettare e firmare alcuni fogli, e i miei soldi che un minuto fa erano disponibili li avrei riavuti dopo una settimana, se avessi fornito l'IBAN, che ho dovuto cercare a casa e che anche quello non era indicato troppo chiaramente. Dovevo nascere nel 1800, mi sono detta. Con carrozze e cavalli e muli, e senza bancomat. Abbiamo concordato con questo signore che sarei tornata a ritirare e qualcuno mi avrebbe assistito perchè non mi sbagliassi di nuovo. Ieri sono tornata e il cassiere dell'altra volta mi ha detto che era impegnato e che chiamava qualcun'altro per aiutarmi. E' arrivato un uomo giovane e molto grande, dall'aspetto di un gigante buono. Mi ha preceduto davanti al bancomat e lì mi ha detto "Ma non sei te la Lorenza Mori?"
"Sì, sono io..." Ero stupita, quel ragazzo non lo conoscevo.
"E io sono..." Mi ha detto nome e cognome. E' il figlio di due signori che abitavano sopra di noi, all'ultimo piano del palazzo, quando io stavo con i miei genitori, per moltissimi anni. Ci abitano ancora. Quando mi sono sposata lui aveva 8 o 9 anni. Sono fisionomista, ha detto. Io lo ero, ma ricordare un bambino e vedere un uomo...Non so come dire, quest'incontro mi ha reso felice e mi ha illuminato la giornata. Per la simpatia, per l'affetto, per due chiacchiere fatte insieme, per il modo di vedere le cose...per essere stata vista e riconosciuta. Essere riconosciuti da la certezza di esistere e nei propri labirinti spesso questa sensazione si perde. Ho avuto l'impressione che tutta la rottura del bancomat avesse un senso, quello di farmi incontrare questo giovane, che un pizzico di caos avesse generato una luce. Come un piccolo scherzo della sorte, vedi? , ti faccio arrabbiare, ti imbroglio, ma intanto ti sto portando da qualche parte, in un posto che ti farà piacere... Ma siccome ultimamente ho infiniti dubbi sul senso di tutta la faccenda, intendo la realtà, mi limiterò a dire che è stato un bell'incontro. Metto qui anche "L'incontro" di Guccini, da ascoltare fino alla fine quando dice:


...e pensavo dondolato dal vagone
cara amica il tempo prende il tempo da
noi corriamo sempre in una direzione
ma quale sia che senso abbia chi lo sa
restano i sogni senza tempo
le impressioni di un momento, le luci nel buio 
di case intraviste da un treno
siamo qualcosa che non resta
frasi vuote nella testa 
 e un cuore di simboli pieno



venerdì 9 febbraio 2018

aerobico anaerobico gas puzzi odori

Il compostaggio può avvenire in presenza di aria, e quindi di ossigeno, o anche senza. Certe aziende compostano scarti organici in assenza d'aria e raccolgono i gas che si formano, soprattutto metano, e lo riutilizzano come si usa il metano, per far funzionare caldaie e simili, ma naturalmente si tratta di processi quasi industriali. Nel composto familiare si cerca di privilegiare la compostazione aerobica, questo raccomandano i sacri testi, ma io non la faccio tanto lunga, stratifico e si formano anche strati compatti dove ossigeno non entra: pazienza! Quindi aerobico e anaerobico insieme, poi arrivano i lombrichi e entrano nelle parti più compatte e ci pensano loro a arieggiare. Quando tolgo il composto a primavera per spargerlo alle piante trovo strati densi e perfino burrosi, se non fosse che sono marrone scuro. Sembra cibo! E' cibo per piante.
Una volta che si parlava del compostaggio, prima che fosse usato in larga scala per i rifiuti delle famiglie, un tipo di Legambiente mi disse: "Ma tu sai cosa fa la materia organica quando marcisce? Puzza tremendamente! Compostare non è cosa semplice!" Certo che lo sapevo, ma facevo già il composto e sapevo che se fatto anche solo discretamente non puzza. Il problema di questi grandi esperti di ecologia è che spesso non hanno fatto niente con le mani. Tutta teoria.
 Il composto ha un odore, che somiglia un pò a un gradevole odore di stalla pulita e di fieno, certo mi rendo conto che molti adesso non hanno idea di che odore abbia una stalla pulita o il fieno...fidatevi, è buono. Se i materiali sono coperti e stratificati non puzza. E' un odore e non un puzzo. Credo che anche nel nostro composto familiare si liberi un pò di metano, e anche molto azoto, che torna in atmosfera, che è composta per la maggior parte di azoto. E' visitato da tanti animali: il serpente che diceva Loretta nel commento al post precedente che ha per titolo Il suolo. I ricci, a cui piace per il caldino e la presenza di lombrichi e larve.  A proposito di lombrichi Mauro conosceva un signore che era convinto che la parola fosse "ombrico" , l'ombrico, e quindi al plurale diceva gli ombrichi. 
 Anche ai rospi piace il composto. Ne trovai uno qualche anno fa che doveva esser lì  a svernare e si era legato con una radice di gramigna. Lo liberai io, aveva degli occhi arancio molto belli. 

Cosa si mette nel composto? Si è già detto: scarti organici, tutti quelli di cucina, evitando la carne per non attirare animali. Potature di piante, erba tagliata, tutto tagliato in pezzetti piccoli, ci sono allo scopo anche delle macchine chiamate biotrituratori, che io non ho mai usato. Guscio d'uovo: per i biodinamici si tratta di sostanza quasi magica, dato il ruolo di protezione che ha per la macrocellula del pulcino, si consiglia di macinarli e metterne un pizzico nella buca d'impianto delle piantine dell'orto. Anche se non fosse vero che proteggono le piantine è bello pensarlo. 

Nel compost si mette anche la carta, ma bisogna che sia carta non troppo, o per niente, trattata con sostanze tossiche, e non plastificata, ma questo è scontato. Non carta stampata, in ogni modo. Ci si può mettere la segatura, ma anche qui bisogna guardare che non provenga da truciolati in cui il legno è mischiato alle colle, o da legni coperti da una pellicola di plastica, tipo formica.  Se non si è sicuri meglio lasciar perdere, vogliamo fare un buon composto sano. 
In una tv locale una sera facevano vedere il capannone dove avevano stipato l'organico proveniente dalla raccolta differenziata prima di trattarlo, qui ad Arezzo. Uno spettacolo di materiale marcescente in qui si individuavano bene CD,  cassette da registrazione e perfino radioline. Il giornalista si mise a ridere: ma che organico é? chiese. 
No comment. Per onestà bisogna dire che in certi posti hanno delle macchine capaci di ripulire l'organico... meraviglia!
Tuttavia per esperienza personale bisogna fare attenzione a cosa si butta nell'"umido", perché è facile mettere cose inappropriate. Nonostante faccia attenzione trovo spesso, nel compost che faccio io, pellicole di plastica, e soprattutto posate. I nostri cucchiaini da caffè sono passati dal composto quasi tutti. Togliere il composto è un metodo sicuro per ridimensionare il mio ego, se ce ne fosse bisogno: sono convinta di farlo molto bene e che non mi sfugga niente, e invece mi accorgo che mi ci finisce dentro un sacco di porcherie.  Soprattutto plastiche: la plastica in tutte le sue composizioni è diventata così pervasiva, invasiva, direi, che è dappertutto, in frammenti minuscoli che non si riesce più a separare. Per esempio mettono il polistirolo espanso nei terricci per alleggerirli, considerandolo un "inerte". Bah!
 Ora però vedo che questa è diventata, grazie al tam tam di Facebook, un'ossessione comune, che dopo aver nevrotizzato milioni di persone forse servirà a risolvere qualcosa.
Per ora siamo concentrati sui sacchetti e sulle pellicole, ma c'è un sacco di roba fatta di plastica. Nella terra dei campi trovo spesso vecchie suole di gomma. Gomma? materiale naturale, cioè destinato a disfarsi senza fare danni, o pericoloso anche quello? Io in ogni caso lo porto in casa e lo metto nell'indifferenziato. Pare che gli abitanti di questo posto considerassero la terra dei campi una vera discarica, da quando ci abito non faccio che drenare porcherie dalla terra. La terra mi piace pulita, sarà perchè sono nata sotto un segno di terra, la considero sacra, la madre di tutti. 

Per molti anni abbiamo abitato in un altro posto, e qualche volta portavo le bambine a scuola passando da una stradina dei campi, dove poteva passare una sola auto. C'era un campo recintato e dentro una capannina con un orto, un piccolo frutteto, dei vasi fioriti, un tavolo con un'incerata sopra e delle sedie, e tutto perfettamente in ordine e pulito. Davanti al cancello sempre chiuso a chiave, c'era un fosso. E lungo il fosso il pulitissimo abitante della capannina ammucchiava i suoi rifiuti e poi li bruciava, grandi cumuli di plastica dei sacchi del concime, e rami secchi e erba tagliata. La plastica si scioglie col calore ma non brucia tutta, occorrono le temperature alte di un inceneritore, si formano composti nuovi e tossici, le temute diossine, e il fumo puzza tremendamente. Quando pioveva tutto il liquame finiva nell'acqua del fosso. E' opinione comune in campagna che il fuoco sia purificatore e la plastica, dal momento che non si vede più, sia andata, come la carta. Tutto lo sporco fuori e dentro pulito, questo è stato il concetto di molti anni di gestione delle cose, qui da noi. E' così facile, rifiuti portati in giro in paesi che li accettavano in cambio di denaro, in fondo come paradigma basta prendere il mio omino di allora e la sua capannina linda. Senza considerare che questo pianeta è un sistema chiuso, e quella roba ce la saremmo ritrovata prima o poi nel piatto, nell'aria che si respira, e infine nel sangue.

domenica 4 febbraio 2018

La Paisible Award

LA PAISIBLE AWARD, premio Audrey Hepburn




Pare che la mia amica Sari mi abbia consegnato un premio! Un premio dedicato all'eleganza...benchè io non sia mai stata elegante e le mie figlie dicano che mi vesto completamente a caso, lo accetto comunque volentieri perché so che Sari mi vuole bene. Il premio parte da qui. E' giusto citare la fonte. 


Si tratta ora di riconsegnarlo e come non pensare ad una signora che ha vissuto immersa nell'eleganza e nel mondo della moda e dell'arte fin da giovanissima?  Poi però, siccome per me l'eleganza è legata per forza all'autenticità, lo assegno ad altri due blogger. Qui di seguito il mio piccolo elenco, piccolo e prezioso. Consegno il Paisible Award, con affetto, a 

Strega Bugiarda

Un roseto in via Cerreto

Agricoltore anacronistico 

venerdì 2 febbraio 2018

Francesco Guccini, l'ultima volta

Era il 1970, o 71. Avevo perciò 15 o 16 anni. Santo Dio, 48 anni fa. La mamma annunciò che avevamo un invito a cena a casa dell'ingegnere che ha sempre avuto lo studio in comune col mio babbo, un rapporto non tanto profondo, ma che è durato un tempo lunghissimo, fra due persone che più diverse è difficile immaginare, che forse l'unica cosa che avevano in comune era l'essere ingegneri tutti e due. Io, e credo anche mio fratello, ci andavamo volentieri perchè c'erano 4 ragazzi, i figli, con cui potevamo chiacchierare. La Paola, la maggiore, di qualche anno più grande di me, mi disse "Vieni, ti faccio sentire una cosa..." Mise un disco "E' un ragazzo che viene a Lippiano, d'estate, dove vado in vacanza dalla mia nonna..ha fatto un disco che mi piace, ascolta, si chiama Francesco..." Lippiano è in Val Tiberina, vicino a Monterchi, dove c'è la Madonna del Parto. Era fenomenale che un ragazzo che lei conosceva avesse fatto un disco! Mi fece sentire alcune canzoni, molto orecchiabili, di quelle che si chiamano ballate, che non ho mai più dimenticato. Una era questa: Vedi cara

Era la prima volta che ascoltavo Francesco Guccini. Non era ancora tanto conosciuto, forse un pò di più a Bologna. La Paola disse "un ragazzo", ma era abbastanza più grande di noi, è nato nel 1940. Quando risento Vedi cara riprovo, come succede, le emozioni e le attese di quegli anni. Nel tempo l'ho più o meno seguito e al lavoro canticchio una canzone sua che mi piace tantissimo e si chiama "L'incontro", e anche "l'avvelenata" e la Genesi dell'Opera Buffa.

Ma poi una di queste sere ho sentito, sempre sul terzo della rai alla radio, che è il mio ascolto di quando vado a lavorare, una sua canzone dall'"Ultima Thule", che non conoscevo. Mi è sembrata così dolce e così precisamente corrispondente a certe cose che sento ora. L'ultima volta, si intitola così. Sono alcune ultime volte: l'ultima volta che Francesco indossa i sandali che i suoi gli compravano per l'estate, ed è l'addio all'infanzia, ai giochi. L'ultima volta che vede una ragazza, un amore giovanile, breve e bruciante, poi dimenticato. Un'immagine della sua famiglia, la mamma che canta, e il babbo che fuma, mentre lui legge il giornale prima di tornare a studiare. E poi c'è un'ultima volta che deve ancora arrivare, dell'ultimo giorno della vita, l'ultimo in cui si vedrà il sole nascere, e si sentirà il vento o la pioggia, e semplicemente, finirà il respiro. Negli ultimi tempi sono morte diverse persone che in vario modo avevo conosciuto e avevano fatto parte di me. Ogni persona che se ne va mi pare si perda un pezzetto della mia identità, ognuno si porta via qualcosa. Questa canzone mi ha commosso e mi ha fatto piangere. Più vado avanti e più mi pare che la vita sia un grande mistero, e non mi spiego perché certe vite siano così difficili e e in salita, e tuttavia bellissime, e quale sia il senso, ma resto in attonito e incantato silenzio con tutte le mie domande. Non immaginavo che avrei avuto tante domande, da anziana, pensavo che avrei avuto molte risposte, e invece forse ho solo un pò accettato il mistero in cui siamo immersi.

Non è male piangere, qualcosa si scioglie e un nodo si disfa. Ma alla mia età penso che sia bene farlo in solitudine, una donna di una certa età che piange fa pena e non è dignitosa. Eppure ne avevo bisogno, avevo accumulato una certa quantità di dolore che non ero riuscita a esprimere, e malinconia e nostalgia. Ho passato qualche giornata a fare un piantino ogni tanto, è una cosa di famiglia, una delle mie figlie da piccola veniva con le lacrime agli occhi e mi diceva, come se potessi porci rimedio, "Mamma questa musica mi fa piangere..." Oggi  regalo questa canzone, e le altre che trovate nei link, a chi passa di qui, e ringrazio Francesco Guccini per tutti gli anni che l'ho ascoltato, da quella prima volta a casa della Paola.

                               L'ultima volta