Fare il sapone in casa. Come lavarsi per tre anni a costo zero.

Domenica scorsa sono stata a trovare la L. in campagna dove ha un'annesso agricolo, in cui lei e il marito si arrangiano a dormire e a vivere molto semplicemente nei fine settimana. Questa mia amica è più grande di me, ha settant'anni, ci siamo conosciute perché lei è stata una cliente  del mio negozio, tanto tempo fa, e parlando di volta in volta abbiamo scoperto delle affinità e una storia simile. E' un'altra donna originale, vulcanica, con un cuore grande e sperimentatrice! 
Ormai è in pensione da tanto e si occupa delle cose che la interessano, dopo gli anni in cui ha accudito la madre malata. Quando la madre è morta lei ha rivoltato la sua vita come un calzino, ha venduto una casa, ne ha comprata un'altra, ha cambiato città, si è portata dietro marito e figlioli, che ogni tanto vengono quasi travolti dalle sue decisioni. Si sentiva finalmente libera e ha ricominciato a studiare e frequentare corsi per pedagogisti, ha imparato la tecnica  di due coniugi argentini, i Bermolen, che viene usata anche nei corsi estivi organizzati dai gesuiti di San Fedele di Milano per i giovani.  Si è riempita di libri sulla medicina omeopatica, antroposofica, fiori di Bach, agricoltura naturale, psicologia .. e tanta altra roba. Capitano da lei delle persone per un aiuto; si mette a disposizione con tutta la sua energia, che sia per un consiglio sulla salute, (ha un elenco lungo di nomi di medici, sperimentati da lei o da amici), che sia per tentare di sboccare situazioni col metodo Bermolen, o che sia per ascoltare semplicemente.
Ogni tanto le parte un treno nuovo, ora che sono andata a trovarla aveva fatto il sapone. Aveva avuto ospite un'amica che non conosco che aveva portato dell'olio di oliva molto vecchio, inutilizzabile per la cucina. Questa signora è arrivata con una damigiana d'olio in macchina, ha detto che voleva fare il sapone. Le interessava fare il sapone? Ovviamente sì! Con entusiasmo!
Si dice: provo  a fare il sapone, ne faccio un pochino, per prova, appunto. Ne hanno fatto un secchio da 20 litri almeno, roba da lavarsi per tre anni. L'amica se n'è andata lasciandole il sapone a indurire nel secchio. "Quando è abbastanza solido, le ha detto, lo rovesci e lo tagli con quest'aggeggio..." qualcosa tipo un filo per tagliare la polenta. La L., a sapone indurito, ha tentato di estrarlo dal secchio ma non c'è riuscita, e ha dovuto coinvolgere il marito e rompere il secchio, per tirarlo fuori. A quel punto avevano un blocco enorme molto duro, hanno  dovuto lottarci parecchio, l'aggeggio col filo si è rivelato totalmente inutile e si è rotto subito. Sono riusciti a tagliare il sapone  in blocchetti piuttosto irregolari (vorrei vedere) con una sega per la legna e sudando molto. Sono arrivata io dopo qualche giorno e ho trovato nella stanza due catini di plastica pieni di pezzi irregolari di qualcosa che non riuscivo a identificare. 
Ho detto: "Guarda un po'?! Cos'è? Strutto? Burro?" 
"No! -ha detto la L.- Cosa vuoi che sia, sapone, naturalmente!"
 Lo so che sembrano favole, ma è vero, la mia vita è piccola e semplice, ma con queste amicizie non ti puoi annoiare. Racconterò altre cose della L., ma questa del sapone volevo scriverla subito, prima di dimenticarla. Ora ho un vassoio di sapone artigianale che mi ha regalato, che deve stare in giro per la casa (e dove sennò) a stagionare per due mesi. Altro che supermercato!